venerdì 30 aprile 2021

Le campane che Gianni Rodari non suonò

Da qualche tempo si trova in rete una poesia intitolata "Campane di Pasqua" che molti siti attribuiscono a Gianni Rodari. Leggiamola:

Campane di Pasqua festose

che a gloria quest’oggi cantate,

oh voci vicine e lontane

che Cristo risorto annunciate,

ci dite con voci serene:

Fratelli, vogliatevi bene!

Tendete la mano al fratello,

aprite la braccia al perdono;

nel giorno del Cristo risorto

ognuno risorga più buono!

E sopra la terra fiorita,

cantate, oh campane sonore,

ch’è bella, ch’è buona la vita,

se schiude la porta all’amore".

A chi abbia letto anche un solo libro delle filastrocche di Rodari l'attribuzione appare subito stonata, per diversi motivi. Lo stile, certo, ma soprattutto una certa aura confessionale, quasi di ammaestramento tra catechismo e dogma (Cristo risorto, aprite le braccia al perdono), che da essa traspare e anche per il vocabolario, qua e là aulico, un po' di maniera. Elementi che paiono del tutto estranei al Rodari che conosciamo, i cui toni, a proposito di ingiustizia e riscatto, di uguaglianza e speranza sono sempre molto concreti, storici e umani, come, per fare un solo esempio, ne "Il pellirossa nel presepe" o in "Don Chisciotte". Quale può essere allora il significato dell'attribuzione di queste campane a Rodari? Lo immagina Pino Boero, in un suo post, apparso su facebook il 20 aprile 2019: - il nome di Gianni Rodari "tira" e quindi "tirarlo" per la giacchetta da tutte le parti anche attribuendogli vecchie poesie può diventare garanzia di modernità -. A chi va restituita la paternità o la maternità di questi versi, dunque? Alcuni siti, in genere di maestre che con Rodari hanno più dimestichezza di quanta ne abbiano i comuni mortali, li firmano così: anonimo, Nerina Ghirotti, Dina Mc Arthur Rebucci. 

Se dell'anonimo non so dir nulla, grazie alla preziosa collaborazione dei bibliotecari delle biblioteche "Sormani" di Milano, "Bertoliana" di Vicenza, Civica di Bassano del Grappa e dell'Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Modena, ho appreso alcuni elementi utili sia sulla Ghirotti che sulla Rebucci. Nerina Ghirotti, poetessa vicentina, ha pubblicato un solo libro di poesie, "Stagioni" (1985), ma tutte le sue liriche sono in dialetto. La produzione letteraria di Dina Mc Arthur Rebucci, invece, è ampia (quarantuno sue opere, edite tra il 1941-1994, sono presenti nell'OPAC SBN). La Rebucci ha scritto racconti e poesie sia per adulti che per bambini e ha tradotto in italiano Rousseau, Emily Dickinson, Florence Montgomery, Charles Dickens. Anche tra le sue raccolte poetiche una si intitola "Stagioni" e mi pareva promettente, dal punto di vista delle nostre campane non rodariane. Ma non è stato così.

Qui finiscono i dati che sono sinora riuscita a raccogliere da lontano. La ricerca tuttavia non è terminata, anche se pare di dover escludere, allo stato delle cose, che l'autrice della nostra poesia sia Nerina Ghirotti. Quanto a Dina Mc Arthur Rebucci, la pista che rinviava alla sua opera sembrava promettente. Anche se nessuna delle sue raccolte attualmente presenti nell'OPAC SBN contiene le nostre campane, dato che la Rebucci collaborò a lungo con l'Editrice La Scuola potrebbe questo suo semplice testo potrebbe essere stato scritto appositamente per un libro scolastico, un "libro di lettura" per le scuole elementari. A questo punto, se la ricerca non termina, si fa però più lunga e difficile. 

P.S. Il sito "Campanari bergamaschi" riporta i primi quattro versi di "Campane di Pasqua" attribuendoli a C. Gasparini, che ha scritto diverse poesie sulle ricorrenze dell'anno, presenti in diversi siti e tra le quali ne figura una sulle campane di Pasqua. Ma neppure questa è quella che andiamo cercando.

sabato 17 aprile 2021

Voci femminili della poesia del Novecento, di Pietro Civitareale

Nella collana Biblioteca di Capoverso, "rivista di scritture poetiche"esce ora la seconda edizione del saggio critico-antologico dedicato alle "voci femminili" nella poesia italiana del Novecento e oltre. A cura di Pietro Civitareale, poeta, narratore, traduttore e critico di riconosciuto acume, il saggio si propone di "dedicare alla poesia femminile un discorso critico autonomo, un'attenzione specifica". Operazione delicata, tanto che l'autore avverte nella premessa che il suo lavoro intende restituire alla poesia femminile la posizione che merita come poesia tout court, tenuto conto anche del fatto che, in passato, più di un lettore professionale di poesia e più di un antologista sembra non essersi dimostrato imparziale "e di giuste vedute nei confronti della poesia femminile, come se essa fosse una forma d'arte di secondaria importanza" nota ancora Civitareale. Il saggio procede in ordine cronologico a partire dai primi trent'anni del Novecento, periodo in cui operano ancora poetesse nate  nel secolo precedente, come Ada Negri e Sibilla Aleramo, fino a giungere alle protagoniste della scrittura poetica nate negli anni Cinquanta e oltre. Per ogni decennio preso in considerazione una breve introduzione relativa alle caratteristiche di quel periodo storico letterario nel suo complesso, lascia poi spazio alla trattazione dell'opera di ogni singola poetessa, a proposito della quale si riportano titoli e date delle raccolte pubblicate e una essenziale, ma acuta e motivata, scheda critica che delinea caratteristiche, motivazioni, stile, "colori" del suo fare poesia. Accanto al nome una piccola fotografia ne completa il ritratto. Al termine un utilissimo indice dei nomi aiuta la ricerca, sia del curioso che dello studioso, così come la bibliografia essenziale. 

Pietro Civitareale, Voci femminili della POESIA del Novecento, Edizioni Alimena-Orizzonti Meridionali 2021 (seconda edizione).
 


venerdì 16 aprile 2021

La bambina e il nazista, di Franco Forte e Scilla Bonfiglioli

Nella tranquilla cittadina di Osnabrüc in Germania corre l'anno 1943 e Hans Heigel, ufficiale di complemento delle SS, destinato ad attività d'ufficio, non comprendendo la ferocia delle truppe hitleriane, si ritiene fortunato ad essere lontano dal fronte e dai lager e di potersi vivere giorni tranquilli con la sua famigliola composta dalla moglie Ingrid e dalla figlioletta Hanne. Ma le difficoltà della Germania in guerra aumentano e tutti gli uomini, anche quelli considerati meno brillanti come Hans, vengono chiamati al servizio attivo: il campo di sterminio di Sobibór sarà la nuova sede del nostro ufficiale. Il dolore della separazione dalla moglie si somma alla recente perdita della figlioletta, alla quale il Reich ha negato un medicinale che avrebbe potuto salvarla: tutte le risorse, gli è stato risposto, vanno riservate a chi sta combattendo, le altre vite non contano. Nel lager Hans assiste all'arrivo di tanti e tanti prigionieri, alcuni destinati a non vivere più di un giorno o di una notte. Tra loro c'è Leah, una bambina ebrea identica ad Hanne. In quell'inferno disumano ora il nostro uomo ha una missione: salvare dalla morte quella bimba, come avrebbe voluto fare con la sua figlioletta. Esponendo al pericolo la sua stessa vita, Hans trova scuse di ogni tipo, si inventa lavoretti da affidare alla piccola, falsifica documenti pur di proteggerla, le trova un angolo sicuro nel campo, tutto nell'intento di sottrarla alla camera a gas. La vicenda narrata nel libro viene riferita da diversi recensori sul web come emblematica, ma totalmente di pura invenzione. In realtà Franco Forte, facendo una ricerca tra le carte del processo di Norimberga, si è imbattuto in un documento di poche righe in cui si parla della testimonianza di una bambina ebrea a favore di un soldato nazista, che l'aveva protetta e salvata in ben due campi di sterminio. Il fatto, rielaborato e accresciuto dagli autori in forma di romanzo, ha dunque radice in un evento storicamente accertato, come avverte a pag. 303 un post scriptum.

mercoledì 14 aprile 2021

L'air est les yeux, di Bernard Noël

L'air est les yeux ( à Jean-Pierre Sintive)

On pose quatre mots
un piège

le monde tourne le dos

silence
silence et rumeur

la nuit en plein jour
les yeux partis loin

la tête à l'envers

et plus bas que tout
le ciel sous les pieds

tout à coup trop
de voix dans la main

la main aérée

et moi l'embrumé
me voilà hors je

alors couché là
le blanc de soi-même

et là-haut debout

et soi de soi
l'aube

puis tout projeté
pour combler l'espace

tout vers l'un tout vers l'autre

et l'empreinte d'air
tombant sur la page


L'aria è gli occhi (a Jean Pierre Sintive)

Posiamo quattro parole

una trappola

il mondo ci dà le spalle

silenzio

silenzio e rumore

la notte in pieno giorno

gli occhi andati lontano

la testa al contrario

e più in basso di ogni cosa

il cielo sotto i piedi

all'improvviso troppa

voce in mano

la mano aerea

e io frastornato

eccomi escluso io

allora disteso là

il bianco di sé

e là in alto in piedi

e il sé del sé

l'alba

poi tutto progettato

poi riempire lo spazio

tutto verso uno tutto verso l'altro

e l'impronta d'aria

che cade sulla pagina

(traduzione di Eleonora Bellini)


Bernard Noël (19 novembre 1930 - 13 aprile 2021) è stato poeta, saggista, romanziere, drammaturgo, traduttore e critico d'arte. Tutta la sua opera si volge all'indagine di ciò che lega pensiero e creazione artistica e letteraria, parola e ricerca di senso. Noël elabora il concetto di "sensure", cioè di privazione di senso, parola omologa di "censure", cioè privazione della parola. In L’Outrage aux mots (L'oltraggio alle parole, 1992) egli nota che "le pouvoir bourgeois fonde son libéralisme sur l’absence de censure, mais il a constamment recours à l’abus de langage [...] L’abus de langage est lui à l’origine de la sensure, puisqu’il violente [la langue] en la dénaturant". Questa operazione di eccesso, di accumulazione esorbitante di parole, che toglie loro profondità e significato, è la "sensure": là dove la censura toglieva e cancellava ora la sensura esibisce e sovraespone. Il risultato sulle coscienze è il medesimo. 

Di Noël è recentemente uscito in Italia Il poema dei morti nella traduzione di Fabio Scotto, con testo a fronte (Book Editore 2020). Scrive Scotto nella prefazione: "proporre oggi al pubblico italiano una raccolta come Il poema dei morti [...] significa ricondursi alle ragioni profonde e originarie della poesia di questo autore, oggi ritenuto uno dei maggiori del nostro tempo, non solo per l'ampiezza e la qualità della sua opera, ma anche per la fedeltà mai venuta meno a un coerente percorso di ricerca..." Confidiamo che presto altri libri di Noël possano essere messi a disposizione dei lettori italiani. 

lunedì 5 aprile 2021

Amrita, di Banana Yoshimoto

Sakumi ha poco più di vent'anni ed è soddisfatta della sua famiglia, strana ma serena. Nella stessa casa vivono lei, la mamma, una giovane cugina studentessa universitaria, la migliore amica della mamma e, unico maschio, il fratellino Yoshio: "E' una strana combinazione, ma ci siamo adattate bene a questa specie di gineceo, e tutto sommato il nostro ménage mi piace. E poi la presenza di un bambino piccolo, come un cucciolo in giro per casa, ci raddolcisce e ci tiene più unite". Così riflette la ragazza, convinta che, anche se non ci sono legami di sangue, gli individui che vivono sotto lo stesso tetto finiscono per diventare una vera famiglia perfino più affiatata di alcune tra le famiglie fondate sui legami di sangue. La forte e rassicurante personalità della mamma funge da fattore di equilibrio per tutti e aiuta Sakumi a superare il trauma per la tragica morte della sorella Mayu, attrice bellissima che il successo non ha reso felice. A sua volta Sakumi diviene amica, confidente e sostegno per il fratellino Yoshio, bimbo di elevata sensibilità, forse dotato di poteri paranormali che si sente emarginato dai compagni e per questo rifiuta la scuola. Dopo una caduta dalle scale apparentemente banale, ma che le fa a lungo mancare la memoria, la ragazza impara a considerare il mondo attorno a lei con sguardo nuovo, a conoscere, riconoscere e accettare emozioni sconosciute o negate, prima fra tutte l'amore per Ryūichirō, scrittore, viaggiatore ed ex compagno della sorella. Una lunga vacanza a Saipan, la maggiore delle Isole Marianne Settentrionali, insieme a Ryūichirō e la conoscenza con Saseko e Kozumi, una coppia di amici che ha scelto di lasciare il Giappone per vivere nell'isola, contribuisce alla nascita in Sakumi di una consapevolezza nuova, fatta di apertura verso gli altri, di fiducia in se stessa e nel futuro, senza tuttavia farsi troppe domande sulla vita che, solo apparentemente uguale e monotona, continua a scorrere giorno dopo giorno, regalandole una convinzione tenera e inedita: "che l'uomo abbia dentro di sé qualche cosa di piccolo, fragile, tremante, che ogni tanto ha bisogno di un po' di cura, di un po' di lacrime".


Banana Yosimoto, Amrita, Feltrinelli UE 1999.

mercoledì 31 marzo 2021

Un'estate con la strega dell'Ovest, di Kaho Nashiki

Mai ha tredici anni e da qualche tempo la scuola le è divenuta insopportabile perché le compagne l'hanno ferita ed esclusa e la sua asma è peggiorata. I genitori pensano che le farà bene, sia al corpo che allo spirito, trascorrere qualche mese a casa della nonna materna, una signora inglese trasferita in Giappone per amore. La nonna vive in una piccola casa di campagna al limitare dei monti. La sua vita è regolare e serena, la sua arguzia e la sua saggezza si rivelano subito un toccasana per la nipotina, che, per ringraziarla le dice spesso: "Ti voglio bene, nonna". E l'anziana signora le risponde con un sorriso d'intesa: "I know". Mai impara dalla nonna a organizzare con saggezza il proprio tempo: non si alzerà più di pomeriggio per poi andare a letto alle tre di notte, collaborerà alle mansioni di casa e del giardino, farà lunghe passeggiate tra campi e boschi, fino a scoprire un posto che sente solo suo, un posto speciale, un regalo della natura. La ragazzina si apre con fiducia alla nonna, non teme di deluderla, come invece talvolta le accadeva con la mamma. Un pomeriggio l'oggetto di conversazione sono le streghe, non quelle che volano sulle scope di saggina, ma tutte le donne che nel tempo acquisirono la conoscenza delle erbe e dei rimedi naturali, che si rivelarono capaci, con saggezza e lungimiranza, di evitare o di superare problemi e calamità di ogni genere. "Gli antichi erano più esperti degli uomini moderni, quanto a saggezza e conoscenze intime, profonde" racconta la nonna, aggiungendo che alcune persone possono possedere capacità extrasensoriali in modo più sviluppato della media. Mai è affascinata da queste considerazioni e si propone di diventare una strega, senza scopa e cappellaccio, ma in saggezza e chiaroveggenza, secondo il modello presente nelle storie della nonna che, a suo avviso, è proprio una di quelle streghe saggie, coraggiose, consapevoli. Non per nulla la ragazzina e la sua mamma, quando parlano della nonna tra loro, si riferiscono a lei come alla "Strega dell'Ovest". La nonna indica dunque a Mai un serio percorso di addestramento grazie al quale potrà diventare una strega. Si tratta di un addestramento fatto di cose semplici, anche noiose, di metodo, di attenzione a ciò che la circonda, alle erbe dell'orto e a quelle selvatiche, alle fragoline di bosco, alle ninfee, al fungo fantasma. Quando giunge il momento di lasciare la casa della nonna e di tornare a vivere insieme ai genitori in una nuova città e in una nuova scuola, Mai parte portando con sé il regalo prezioso di una consapevolezza nuova, grazie alla quale sarà capace di lasciarsi avvolgere, in ogni circostanza, dall'amore della nonna, chiaro e visibile, sempre, "come un fascio di luce".

Il romanzo ha conosciuto un grande successo in Giappone e nel 2008 ne è stato tratto il film omonimo con la regia di Shunichi Nagasaki.




Kaho Nashiki, Un'estate con la strega dell'Ovest, Feltrinelli 2019

martedì 23 marzo 2021

Libri di scuola 4: Senza frontiere, di Vincenzo Bonomo, Maria Fontana, Sergio Russo con la direzione di Aldo Visalberghi

Stampato nel 1971 a Milano per la CETEM, Casa Editrice Testi Elementari, Senza frontiere, "corso di letture per il secondo ciclo della scuola elementare", fin dal titolo promette ampie prospettive ed aperture a una realtà che possa spaziare di Paese in Paese, di cultura in cultura. "Voci dal mondo" è la rubrica di poesia che scandisce ogni stagione e propone ai bambini versi della grande letteratura universale. Poetesse e poeti giapponesi, cinesi, americani, francesi, spagnoli, tedeschi, oltre, naturalmente agli italiani. Qualche nome? Apollinaire, Roland, Kuronushi, Brecht, Garcia Lorca, Drouet, Pezzani, Valeri, Mistral, Salonji, Po Chu I, Bessa Victor, Novaro, Saba, Rodari, Pascoli, Moretti, Tagore, Senghor, per citarne soltanto alcuni dal volume dedicato alla terza classe. E quando oggi troviamo giovani laureate e laureati in materie umanistiche di argentea spocchia, ma che ignorano l'esistenza di Senghor, per fare un solo esempio, ci viene da pensare che, se avessero avuto a scuola questo libro, avrebbero almeno potuto ricordarne il nome e una bella poesia sulla pace. Valicando le frontiere in aereo o in nave, per andarsene in giro a prendere il sole sulle diverse spiagge del mondo primo, secondo, terzo e quarto, è bello poter ricordare una fiaba, un verso, un nome che in questo o quel mondo sono nate, prima di rinchiudersi, anche là "così lontano" tra cibi, bevande e residenze omologate sullo stile di vita del turista occidentale. Anche le prose seguono coerentemente l'assunto universale e propongono miti, leggende, fiabe e storie realistiche nate in ogni continente. Il tema della pace e della comprensione tra i popoli è presente in ciascuno dei tre volumi nei quali occupa un posto secondo solo ai testi dedicati alla salvaguardia della natura. Gli autori antologizzati, oltre ai "grandi maestri della scuola italiana" come Rodari e Manzi, sono Verga, Malaparte, Alcide Cervi, Mino Milani, Piero Calamandrei, Eva Curie, Cronin, Calvino, Richard Wright, Saroyan, Zavattini, Kipling e diversi altri.

Visalberghi, pedagogista e docente universitario, direttore e supervisore di questo corso di letture per bambini, fu ferito nella difesa di Roma contro i Tedeschi a Porta S. Paolo nel settembre 1943 e partecipò poi alla Resistenza in Piemonte. Fu tra i principali studiosi e diffusori in Italia del pensiero di J. Dewey e tra i più convinti sostenitori della scuola di stato, d'ispirazione laica e democratica. Questo spirito si trova nei tre libri di lettura, nei quali si avverte la piena e convinta percezione, da parte di tutto il team degli autori, della necessità di grande rispetto nei confronti di bambine e bambini, in ossequio alla loro diffusa capacità di comprendere ogni idea e concetto, anche e soprattutto quelli difficili.


lunedì 15 marzo 2021

Trattati di scrittura di Francesco Tornielli e di Ludovico Degli Arrighi

Nella collana «La scrittura nel Cinquecento» di Salerno Editrice, diretta da Antonio Ciaralli e Paolo Procaccioli, sono uscite nel 2019, raccolte in un unico volume, due edizioni anastatiche commentate: Opera del modo de fare le littere maiuscole antique, con mesura de circino, et resone de penna di Francesco Torniello, curata dagli stessi Ciaralli e Procaccioli, e Operina da imparare di scrivere littera cancellarescha di Ludovico degli Arrighi, a cura di Claudia Catalano, Martina Pazzi e Danilo Romei.

A "ciaschuno amator de uirtu:& auidissimo del polito scriuere", cioè ai virtuosi della scrittura regolata rispettosa dei modelli antichi, si rivolge Francesco Tornielli da Novara, "scrittore professo" cioè esperto calligrafo, del quale nessuna notizia certa è rimasta, se non questo breve trattato che riguarda il modo di tracciare le "lettere maiuscole antiche". L'opera persegue la bellezza della scrittura, quella bellezza che, secondo i canoni classici, è costituita da armonia e proporzione, perfettamente calcolabili e riproducibili, e si rivolge espressamente agli addetti del mestiere. Il Tornielli applica ai suoi modelli regole matematiche, ispirandosi al canone vitruviano applicato all'alfabeto. Ciascuna lettera si inserisce in un quadrato perfetto nel quale si trova "la rasone di tutte le lettere. Ma sapia che quando se dira uno puncto; se intendera la nona parte de tutto lo quadro". Una lettera dopo l'altra, Francesco Tornielli mostra e insegna ai professionisti della scrittura le regole della perfezione calligrafica. Purtroppo di lui, oltre a quest'opera che vide la luce a Milano nel 1517 per Gottardo Da Ponte, non conosciamo nulla, come notano i curatori del libro, dopo avere effettuato numerose ricerche nelle raccolte archivistiche e bibliotecarie novaresi nelle quali, al momento, non sono reperibili sicure tracce identificative del calligrafo Francesco.

Ben più ampia fu la fama di Ludovico Degli Arrighi, copista ed editore, del quale sono ampiamente note attività e biografia. Nato intorno al 1490 a Cornedo Vicentino, Ludovico pubblicò il primo prontuario di calligrafia nel 1522 a Roma, dove fu scrittore di brevi apostolici almeno dal 1520 al 1523. L'opuscoletto riprodotto nel nostro volume è composto di 16 carte e si rivolge a un pubblico di non professionisti, che desidera imparare a “scrivere littera corsiva, o sia cancellaresca”.

Le due opere ebbero fortune editoriali molto differenti. L'opera del Tornielli conobbe solo la stampa del 1517, quella del Degli Arrighi, invece, fu spesso ripresa e studiata, come notano i curatori nella Premessa, a proposito dei diversi destini dei due autori studiati: "... quello dell'oscuro novarese Francesco Torniello, autore unius libri e presto sconosciuto ai suoi stessi concittadini, e quello del vicentino Ludovico Degli Arrighi, che nella Roma dei papi Medici fu un campione celebrato dell'arte della scrittura, tanto nella sua realizzazione manuale che in quella a stampa".

I due brevi trattati e i relativi commenti potranno riscuotere l'interesse non solo degli studiosi o dei curiosi della storia della paleografia, della calligrafia e della stampa, ma anche di tutti coloro che desiderano comprendere ogni aspetto dell'orizzonte culturale in cui si mossero il pensiero e la pratica del Rinascimento.


Trattati di scrittura, Salerno Editrice 2019

venerdì 12 marzo 2021

A testa alta, di Giuseppe Altamore

Il saggio racconta la vita di Massimo Tosti, il Capitano dei Carabinieri "che salvò 4000 ebrei", avvalendosi di un cospicuo carteggio emerso dopo la sua morte. Tosti si spense nel 1976 senza avere mai narrato ai familiari le vicende che avevano condotto lui e altri commilitoni ad adoperarsi per salvare numerosi ebrei quando erano di stanza, come truppe d'occupazione, al Sud della Francia. E questo a dispetto delle leggi razziali e dei diktat nazisti. Il nucleo principale e più avvincente della vicenda si dipana tra il novembre 1942 e il settembre 1943, quando la Francia passò interamente sotto il comando tedesco, mentre la Provenza e la Costa Azzurra furono occupate dalla IV Armata. Gli ebrei furono concentrati in alcune località a ridosso delle Alpi e furono sempre difesi dagli italiani fino all’8 settembre 1943: in questo l'operato del Capitano Tosti fu determinante. Nella vasta zona che si estende dal Rodano alle Alpi si creò la possibilità per gli ebrei di trovare un rifugio sicuro grazie a una rete di salvataggio guidata dal banchiere italo-francese Angelo Donati, dal cappuccino Pierre-Marie Benoît e dai Carabinieri italiani. Tra questi si distinse particolarmente il nostro Massimo Tosti che si adoperò a facilitare il passaggio dei rifugiati, anche a rischio delle propria vita. Proseguì poi clandestinamente la propria attività anche dopo l'8 settembre nella zona di Imperia. L'autore della biografia, giornalista e saggista impegnato, tra l'altro, nel dialogo ebraico-cristiano, ha affermato in una recente intervista:

"A 75 anni dall’orrore di Auschwitz, i negazionisti in Italia crescono come funghi: in circa 15 anni chi non crede alla Shoah è passato dal 2,7 al 15,6 per cento e un 16 per cento che addirittura afferma che la persecuzione sistematica degli ebrei “non ha fatto così tanti morti”. Sembrano percentuali asettiche, ma parliamo di milioni di italiani. Numeri agghiaccianti, che emergono da una recente ricerca dell’Eurispes sulla diffusione e le caratteristiche dell’antisemitismo. Tutto ciò non è che la punta dell’iceberg di un fenomeno molto diffuso che infetta il mondo intero e crea profondo sconcerto in chi credeva che dopo Auschwitz l’antisemitismo non avrebbe più potuto avere un seguito. Purtroppo, non è così". E' dunque importante che fatti e comportamenti esemplari, come quelli narrati nel libro, siano il più possibile portati alla conoscenza di tutti e, naturalmente, meditati. Intervista integrale al link Massimo Tosti, carabiniere che salvò 400 ebrei in un libro di Altamore (santalessandro.org)


Giuseppe Altamore, A testa alta. Massimo Tosti, il carabiniere che salvò 4.000 ebrei, Edizioni San Paolo 2020

mercoledì 3 marzo 2021

Little Boy, di Lawrence Ferlinghetti

 "Little Boy si sentiva completamente perso. Non sapeva chi fosse né da dove venisse. Era con zia Emilie, che amava moltissimo. Lei lo aveva preso ancora in fasce dalla madre, che aveva già quattro figli e non poteva occuparsi di un quinto, nato pochi mesi dopo che il padre era morto d'infarto". Storia di un orfano sballottato tra famiglie francesi e americane, studente a Parigi alla Sorbona, tornato in America, fondatore di City Lights a San Francisco, poeta di successo. Un libro che inizia come un'autobiografia e poi si perde nel mare dei ricordi e nei viaggi immaginari della mente, un libro lungo cento anni di vita intensa, fatta di letteratura e di incredibili incontri. Non siamo di fronte qui a un’autobiografia né a un romanzo, ma siamo condotti a immergerci (e a perderci) in una sequela di narrazioni reali e fantastiche, a entrare non solo e non tanto nella vita di Ferlinghetti, ma di tutti i suoi libri, quelli letti e quelli della sua libreria, unica e viva. Si tratta di un libro visionario, vorticoso, seducente, confuso, da godere e da interpretare, come lo sono i sogni. La lettura non è sempre semplice per chi lo ha aperto attendendosi un'autobiografia tout court. Ma vale la pena di farsi prendere, a poco a poco, dal vortice e dal fantastico coro delle pagine.


L. Ferlinghetti, Little Boy, Edizioni Clichy 2019. Traduzione di Giada Diano.