domenica 26 novembre 2017

Le dee e gli dei dell'antica Europa, di Marija Gimbutas

Questo studio, originale, innovatore e molto documentato, determinò la notorietà della sua autrice, Marija Gimbutas, archeologa lituana rifugiata negli Stati Uniti alla fine degli anni Quaranta del Novecento.  Marija Gimbutas, infatti, tra il 1967 e il 1980 diresse numerosi scavi relativi allo studio del neolitico nell'Europa sud-orientale, durante i quali fu scoperta una gran quantità di manufatti artistici e di uso quotidiano risalenti a un periodo precedente a quello che si riteneva allora l'inizio del neolitico. La civiltà europea, fiorita tra il 6.500 e il 3.500 a. C., affermò la Gimbutas, non fu un riflesso delle culture orientali coeve, ma, in modo del tutto originale, elaborò un proprio immaginario mitico completo. L'archeologa evidenziò, attraverso lo studio dei ritrovamenti, un'Europa antica dal carattere pacifico, dalla struttura sociale egualitaria nella quale era fondamentale l'importanza del ruolo femminile. Una cultura matriarcale testimoniata dall'abbondanza di statuine antropomorfe femminili e dalla scarsità di sculture a soggetto maschile e guerresco suggerisce infatti l'importanza e la preminenza del ruolo delle donne all'interno di queste comunità preistoriche.
La prima stesura del libro, inizialmente intitolato Gli dei e le dee dell'antica Europa, risaliva al 1974. Successivamente si rese disponibile molto nuovo materiale, raccolto in questa successiva edizione nella quale il titolo è stato modificato anteponendo "le dee" agli "dei", in modo da ottenere la percezione immediata dei caratteri di questa cultura matrilineare, sedentaria, agricola e pacifica, molto diversa dalla successiva proto europea, a noi più nota, che era patriarcale, nomade e pastorale nonché orientata in senso bellico.

Il saggio comprende dieci capitoli, ampiamente illustrati, che trattano i seguenti argomenti: Definizione di "Civiltà dell'antica Europa"; Sculture; Costumi rituali; La Maschera; Luoghi di culto e ruolo delle statuine; Immagini cosmogoniche e cosmologiche; Le signore delle acque: dea serpente e dea uccello; La grande dea di vita, morte e rinascita; La dea gravida della vegetazione; Il dio dell'anno. Nell'ultimo capitolo, "Il bimbo divino", si tratta del ciclo del dio dell'anno, che inizia con la nascita del fanciullo divino, che rappresenta qui il risveglio dello spirito neonato della vegetazione e che ci riporta al mito greco di Erittonio e poi al fanciullo virgiliano destinato a portare nel mondo l'età dell'oro e poi, su su, fino al nostro bambino Gesù di Natale. Un inno risalente al secondo o terzo secolo a. C. e ritrovato su una stele di pietra a Creta ci trasmette suggestioni e similitudini profonde:
" [...] le nutrici protettrici ti hanno preso, bambino immortale, togliendoti a Rea [...] e sono andate a nasconderti. Ti saluto, grande Kouros (fanciullo). Balza per noi affinché gli orci siano pieni e affinché le greggi siano villose e affinché i frutteti e le arnie possano moltiplicarsi..."
I concetti mitici dell'antica Europa sono dunque sopravvissuti fino a noi, in un substrato dello spirito che, silenzioso e nascosto, non cessa di arricchire la psiche contemporanea.

Marija Gimbutas, Le dee e gli dei dell'antica Europa, traduzione e cura di Mariagrazia Pelaia, Stampa Alternativa 2016

lunedì 30 ottobre 2017

Fondare biblioteche

"Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire." Così scriveva Marguerite Yourcenar ne Le memorie di Adriano. Come tutti i grandi vedeva oltre, oltre le mode, oltre le contingenze. Avvertiva il futuro. Sì, perché l'inverno dello spirito  può essere individuale e abitare nel cuore del singolo ma diviene particolarmente gelido e minaccioso quando è l'inverno di una società, di una nazione, di un'epoca. E l'inverno della cultura, tanto più gelido e oscuro quanto più viene negato, pare proprio incombere sul nostro tempo. Però ci sono le eccezioni, a volte mirabili. Una ne ho incontrata, felicemente e inaspettatamente, proprio due giorni fa, a Torre Orsaia, piccolo borgo del Cilento, nel quale ha preso vita l'estate scorsa, nell'antico palazzo Vassalli, una biblioteca esemplare per più di un motivo. Innanzitutto per la sede, rinnovata, ampia, funzionale, bene illuminata ed accessibile a tutti, grazie a spazi per bambini e giovani, stanze riservate alle associazioni culturali - prima fra tutte L'Università Popolare del Cilento -  e ad attività per gruppi di anziani, un'ampia sala per convegni. La ricca dotazione libraria è stata catalogata on line (OPAC SBN), elemento fondamentale affinché un fondo librario possa essere conosciuto e consultato (I dati della biblioteca nell'anagrafe delle biblioteche italiane), l'orario di apertura è ampio, considerato il fatto che si tratta di un comune che conta poco più di 2.000 abitanti e che la struttura vive grazie al volontariato. Non pensate, però, a volontarie passive, che si limitano ad aprire le porte in attesa degli eventuali utenti. Le volontarie di Torre Orsaia sono informate, determinate, molto attive e ben formate avendo frequentato corsi su libri, cataloghi, letture. Grazie a tutto questo, hanno potuto elaborare un ricco programma per far vivere la biblioteca in tutte le sue potenzialità, fortemente sostenute dal sindaco Pietro Vicini che, convito, afferma: "La biblioteca è uno spazio che certamente diventerà il punto di ritrovo e il fulcro della vita sociale fino a costituire un volano per l’arricchimento della comunità.’

Concludendo, dunque, possiamo affermare con Isaac Asimov: "Auguri per la nuova biblioteca, perché non si tratta semplicemente di una raccolta di libri. Si tratta di una nave spaziale che porterà fino agli estremi confini dell’universo, di una macchina del tempo che porterà in un remoto passato e in un futuro lontano, di un insegnante che ne sa più di ogni essere umano, di un amico che divertirà e consolerà  e, soprattutto, di un ponte verso una vita migliore, più felice e più utile".

lunedì 23 ottobre 2017

Poesia in musica 2

Sogno

"Mare di sabbia e poi mare nero
un filo di luna guida la barca
conduce a terra, disvela il vero:
che il sogno s'infrange quando si sbarca"

L'uomo nero vestito d'amaro
cercava riposo, cercava riparo.

Quando raggiunse la stazione
non una panca, non un cartone.

L'uomo nero andò alla fontana,
carezzò l'acqua, si lavò il viso
e la donna di pietra gli fece un sorriso.

L'uomo nero alla gran cattedrale
Su questi gradini non dormirò male”
disse e si stese sul marmo bianco:
carezze di luna lungo il suo fianco.

Col miele in bocca si aperse il mattino.
Si alzò l'uomo nero e riprese a fuggire,
camminò strade e stretti sentieri,
leggero il fardello dei suoi pensieri.
Ritornò indietro, alla riva del mare,
entrò nell'onda sereno e leggero.

La bianca spuma brillò perle al suo nero.

Fu così che ai piedi del faro mai spento
salpò l'uomo nero col favore del vento.


Questo è il testo di una filastrocca (di speranza e nostalgia, di solitudine e meraviglia), nata nel 2012, che divenne due volte canzone nel corso degli anni.
La prima, in sordina e con il titolo assai descrittivo "L'uomo nero", ad opera di Royston Vince, musicista inglese cultore della lingua italiana, che ci lavorò nel 2015 in forma privata  e solo quest'anno l'ha ripresa e pubblicata sul web; la trovate qui, decorata da una mia foto di circa quindici anni fa: You tube.
La seconda, che ha portato anche all'edizione di un CD e di un video, è dovuta al coinvolgente entusiasmo di Stefano Panzarasa, che, in una sola estate, l'ha musicata e diffusa. Il video delle versione acustica è su You Tube (SOGNO), ma non è il solo: sempre su you tube potete ascoltare anche una bella versione arrangiata con i contributi preziosi di Dario Stabile e di Roberto D'Ambrosio, che hanno interpretato a fondo, attraverso inserti musicali, il vissuto del protagonista del nostro sogno. Per farlo, cliccate qui Sogno, con arrangiamenti .
Infine, del CD vedete le caratteristiche nell'immagine.


Che altro? Una considerazione sul Caso, che non sempre vive di intrecci crudeli, ma offre anche qualche serena radura, come nel caso di questo lavoro, incontro e invenzione di più creativi intorno a un progetto ri-scoperto quasi per caso e subito condiviso.

© Tutti i diritti riservati a Eleonora Bellini, Stefano Panzarasa, Dario Stabile, Roberto D'Ambrosio e Silvia Caligari

sabato 7 ottobre 2017

Mario Lodi. Pratiche di libertà nel paese sbagliato


La graphic novel, scritta da Alessio Surian e Diego Di Masi, disegnata da Silvio Boselli, racconta la storia di Mario Lodi, valoroso esponente di tutta una generazione di maestri del dopoguerra della quale fecero parte, tra gli altri, Gianni Rodari, Fiorenzo Alfieri, Albino Bernardini, Bruno Ciari e Alberto Manzi, insieme a una nutrita schiera di maestre e maestri "ignoti", che furono i fondatori e i costruttori della scuola, libera ed egualitaria, della nascente Repubblica italiana.
Ispirato dal metodo di Célestin Freinet, Lodi fu tra i fondatori del Movimento di Cooperazione Educativa (MCE) che contò, nei suoi anni migliori, oltre seimila iscritti. La sua attività didattica è stata documentata da libri fondamentali come C'è speranza se questo accade al Vho, Il paese sbagliato (vincitore del premio Viareggio), e dall'impresa, curata e realizzata insieme ad altri educatori, della Biblioteca di lavoro, serie di quaderni didattici (ben 127), editi da Manzuoli di Firenze. Ma come non citare Cipì, che uscì in prima edizione nel 1961, avendo come autori "Mario Lodi e i suoi ragazzi"?
"Oggi è difficile educare - notò Lodi in un suo intervento - perché il nostro impegno di formare a scuola il cittadino che collabora, che antepone il bene comune a quello egoista, che rispetta e aiuta gli altri, è quotidianamente vanificato dai modelli proposti da chi possiede i mezzi per illudere che la felicità è nel denaro, nel potere, nell'emergere con tutti i mezzi, compresa la violenza. A questa forza perversa noi dobbiamo contrapporre l'educazione dei sentimenti: parlare di amore a chi crede nella violenza, parlare di pace preventiva a chi vuole la guerra". Un messaggio sempre di attualità e che, provenendo da chi operò in anni difficili ma pervasi di speranza e di fervore, ben diversi dagli attuali contraddistinti dal crollo di ogni utopia e dall'amarezza della disillusione, ha il sapore perfino della chiaroveggenza. 
Nel 1989 Mario Lodi fondò la Casa delle Arti e del Gioco, eccezionale centro di documentazione sull'arte e il pensiero infantile, e ne divenne presidente. 

Autunno, M. Lodi e i suoi scolari, 4B

I bambini osservano il mondo e lo leggono, lo indagano e lo interpretano, divengono essi stessi protagonisti di pensiero e di cultura, di ricerche e di scoperte, insieme al maestro che li guida e li sostiene: "Ci mettevamo in cerchio per poterci guardare in faccia... Nasceva così la base della democrazia". Il rispetto fondamentale per i più piccoli coincide nella scuola di Piadena con la consapevolezza delle loro potenzialità intellettuali e con la volontà di costruire una società nella quale nessuno sia escluso. 
Questo libro, nell'accativante forma di graphic novel, offre a tutti coloro che hanno vissuti gli anni mitici del primo dopoguerra fino alla metà dei Settanta, il piacevole sapore del ricordo e la nostalgia dell'impegno, agli altri, i giovani, il piacere della scoperta di una figura di educatore imprescindibile nella storia del Novencento italiano.

A. Suriani/ D. Di Masi/ S. Roselli, Mario Lodi, Becco Giallo 2015

giovedì 5 ottobre 2017

Kazuo Ishiguro, Premio Nobel per la Letteratura 2017


Il Premio Nobel per la letteratura 2017 è stato assegnato a Kazuo Ishiguro, scrittore inglese di origine giapponese. Giunto in Gran Bretagna bambino di sei anni, vi ha studiato letteratura e filosofia e, dopo aver desiderato per qualche tempo di tornare nel natio Giappone, ha abbandonato del tutto l'idea quando ha conosciuto la moglie, di origine scozzese. Con lei e la figlia vive attualmente a Londra. E' dunque uno scrittore britannico a tutti gli effetti.
La motivazione del Nobel ha rilevato che in Ishiguro "i temi della narrazione più frequenti sono il ricordo, il tempo, la disillusione. Attraverso romanzi di estrema potenza emozionale lo scrittore svela l'abisso nascosto sotto l'illusorio senso di benessere del mondo". 
"E' un incommensurabile onore, principalmente perché questo premio significa che sto seguendo le orme dei più grandi autori del passato", ha dichiarato lo scrittore alla BBC nel momento in cui ha ricevuto la notizia.
Tra i suoi personaggi uno particolarmente ci è scolpito nella memoria: chi non ricorda il maggiordomo Stevens di Quel che resta del giorno, la sua estrema dignità, il suo penetrante senso del dovere? E chi non ha condiviso almeno per un attimo la sua nostalgia per quello che nella sua propria vita sarebbe potuto essere e non è stato?
"Il fatto è che io ho dato a lord Darlington tutto ciò che avevo di meglio. Gli ho dato assolutamente tutto ciò che avevo di meglio e adesso, eh, adesso mi accordo che non mi resta più tanto da donare" riflette il vecchio Stevens e conclude "Gli anni che mi restano da vivere si stendono davanti a me come un immenso deserto". 

martedì 12 settembre 2017

José Ortega, di Nicola Cobucci


José Ortega nasce ad Arroba de los Montes, piccolo paese della Castiglia del Sud nel 1921. A quindici anni, al momento dello scoppio della guerra civile spagnola, a soli 15 anni, ha già le idee chiare e si schiera dalla parte della libertà contro i miliziani di Francisco Franco che terrà sotto il suo giogo la Spagna fino al 1975. Oppositore del regime, José sconta diversi anni di carcere. Grazie a una borsa di studio del governo francese frequenta prestigiose scuole d'arte a Parigi. Trascorre un periodo di esilio in Francia, mentre le sue opere cominciano a essere apprezzate in diversi Paesi d'Europa, tra cui l'Italia. A partire dalla prima metà degli anni Sessanta, vive a Roma, a Matera e scopre infine, nel 1969, Bosco, piccolo paese del Cilento, posto su una collina tra il monte Bulgheria e il mare e vi stabilisce la sua principale dimora.
"Sto bene con voi perché qui ho trovato un'angoscia e una miseria esistenziale che sono quelle della mia gente. Perché i colori sono quelli della mia terra. Sono rimasto perché la pelle dei braccianti è scura e secca come quella dei contadini spagnoli" scrisse ai suoi concittadini cilentani.
Ora Nicola Cobucci, medico pediatra di Bosco e fraterno amico di Ortega, ricorda l'artista con un libro, denso di testi e ricco di immagini, ma soprattutto prezioso per la sua testimonianza di vita e di affetti. "Uno della sua gente" scrive Cobucci nella Prefazione "sente il dovere di ricordare l'uomo che volle farci compagnia qui nel Cilento per un lungo periodo della sua vita di esiliato politico". 
Il paese di Bosco fu protagonista dei Moti Cilentani del 1828 e fu per questo distrutto e incendiato dalla truppe borboniche. Anche per questo Ortega lo amò, perché avvertiva tra quella gente e quelle mura la comune fratellanza che contraddistingue e unisce che difende la libertà sotto ogni cielo e in ogni tempo. 
Il libro di Cobucci, dopo aver inserito la vicenda dell'uomo Ortega nel contesto storico, dedica un significativo, inedito spazio, al ricordo dei momenti vissuti insieme all'artista, spazio non superfluo perché fondamentale per raccontare l'umanità e la profondità di una personalità complessa e affascinante. Seguono un'antologia degli scritti dell'artista stesso e poi, corredata da un ampio catalogo di immagini, un'antologia storico critica dei principali testi critici dedicati all'opera di Ortega, ormai sparsi qua e là e quasi irreperibili. Un prezioso capitolo è dedicato alla poesia, quella dell'artista stesso e quella degli amici poeti, Lorca, Machado, Neruda, Alberti, Celaya con il quale concludiamo: "José Ortega, distintos, mas por igual sufriendo,/ los hombres de tus cuadros, el cuadro de mi España/...

Presentazione del libro a Bosco, 24 agosto 2017





José Ortega. Pittore e incisore, nel ricordo di Nicola Cobucci, M2 Industrie Grafiche 2017

giovedì 17 agosto 2017

Poesia in musica 1

Inauguro in questo penultimo scorcio d'estate una piccola rubrica dedicata a mie poesie musicate. Per cominciare propongo due liriche ("Brezza" e "Aria") tratte da RADICI, raccolta di liriche ispirate agli antichi quattro elementi costitutivi del mondo: fuoco, aria, terra, acqua. La rivisitazione avviene in chiave contemporanea e si muove tra filosofia e vivere quotidiano, spazi non così lontani come potrebbe apparire a prima vista. 

BREZZA

La brezza s'infrange sulla selva
d'antenne dei tetti di Roma, langue
sulle tegole arse, nel cavo dei terrazzi.
Ma stormi di storni la ridestano, 
prendono il largo, volano compatti,
scendono, divagando alti sugli umani
richiami e sugli ingorghi del traffico.

Il vecchio che alza il capo
ricorda stagioni verdi e chiare,
stacca dal geranio qualche foglia,
la pone tra le pagine del libro che abbandona
sul davanzale, inerme,
le carte scompigliate.

"Brezza", musicata e cantata da Royston Vince, si può  ascoltare qui: https://www.youtube.com/watch?v=KTQxEhOgXH0&feature=youtu.be

ARIA

Pesci d'aria nell'elemento
invisibile nuotano, li vedi?
Parola di breve radice
amica di vento, luce, cielo,
celeste nei graffiti bambini
soffio di lettere nelle antiche
lingue indoeuropee.
Aria annientata dai gas
opaca cortina, nuvola bassa e ritornello
di polvere. E' ancora
aria questa che ci avvolge maligna
e che ci stringe?
                          Lavora
come rete a strascico, impietosa.
Aria.

Royston Vince, londinese, è musicista e docente di musica.

J. Brueghel, Aria, 1613 c.a.

Eleonora Bellini, ριζώματα radici, 2014 (edizione a tiratura limitata, numerata e firmata dall'autrice)

venerdì 21 luglio 2017

Arrestati, di Can Dündar

Direttore del quotidiano turco laico e indipendente Cumhuriyet, Dündar fu arrestato il 26 novembre 2015 con l'accusa di spionaggio e divulgazione di informazioni segrete. Il suo giornale aveva svelato il coinvolgimento diretto della Turchia nella questione siriana, pubblicando immagini tratte da un video che mostrava un tir dei servizi segreti turchi intento a trasportare in Siria un carico d'armi pesanti nascosto sotto casse di medicinali, armi verosimilmente destinate alle forze del radicalismo islamico, al-Qaida e Isis. La notizia imbarazzò il governo di Ankara e il presidente Erdoğan in persona minacciò pubblicamente i responsabili della diffusione della notizia. Con Can viene interrogato e arrestato anche Erdem Gül, capo redattore della sede di Cumhuriyet ad Ankara. Le accuse sono infondate, ma l'arresto si inscrive perfettamente nella diffusa politica di respressione degli intellettuali "non omologati" che il governo turco persegue. Imprigionato nel carcere di Silivri, cittadella di reclusione per gli oppositori politici voluta da Erdoğan dopo la sua ascesa al potere, Can trascorre tre mesi, di cui quaranta giorni in isolamento, combattendo due battaglie: la prima per non soccombere all'ingiustizia, per non lasciarsi andare allo sconforto; la seconda di resistenza attiva, di rivendicazione inesausta del diritto alla libertà di stampa. Arrestati racconta i giorni del carcere, con minuzia, con attenzione al quotidiano, perfino con un poco di ironia. Can ed Erdem furono poi liberati il 26 febbraio 2016 in seguito al pronunciamento della Corte costituzionale. Al processo di primo grado Dündar è stato condannato a cinque anni e dieci mesi. Attualmente vive in esilio in Germania, dove ha fondato il portale d'informazione turco-tedesco Özgürüz. 
Arrestati reca nell'edizione italiana un capitolo finale "Dopo", che aggiorna sulla vicenda fino all'aprile 2017. L'autore, fra l'altro, vi scrive, inserendo la sua personale vicenda nel quadro generale della storia e del futuro europeo che tutti ci riguarda e coinvolge: "Presentando Arrestati ai lettori italiani voglio fare un appello non solo in qualità di giornalista che combatte per la libertà di stampa, ma anche di cittadino di una nazione che cerca di tenere in vita la propria democrazia che oscilla pericolosamente tra la caserma e la moschea: siate di supporto alla lotta per l'esistenza delle forze democratiche in Turchia. Questo aiuto è tanto indispensabile alla Turchia quanto all'Europa. [...] Convincere la Turchia che l'Europa non è un club della cristianità, ma un consorzio di principi contemporanei; e l'Europa, aprendo le braccia all'unica democrazia laica del mondo musulmano, sconfigga l'islamofobia dilagante. Solo in questo modo potremo arrestare la sporca guerra macchiata di terrorismo in nome dell'Islam e la scalata di nazionalismo che ne è conseguenza in Occidente". 


Can Dündar, Arrestati,  Nutrimenti Editore 2017; trad. Giulia Ansaldo

lunedì 26 giugno 2017

Il prezzo dei soldi, di Petros Markaris

Anche questa volta - è la decima - l'indagine del commissario Kostas Charitos non ci offre semplicemente un razionale e teso percorso nel farsi della soluzione di un delitto, ma soprattutto lo spaccato di una precisa reltà storica e sociale, in Grecia e non solo. Tre delitti si avvicendano in pochi giorni e sono tutti commessi ai danni di persone influenti: un funzionario dell'ente del turismo, un armatore, un giornalista d'inchiesta. I presunti colpevoli degli omicidi vengono presto individuati, quasi per caso o coincidenza fortunata, e sono offerti a Charitos su un piatto d'argento. A patto che l'indagine sia presto chiusa e che il commissario non vada oltre, smettendo di indagare per rispondere alle numerose domande che rimangono aperte e che gli assillano la mente. Ma il nostro non è tipo né da resa, né da obbedienza cieca e la sua ostinazione rischia addirittura di fargli perdere il posto...
Nella Grecia del romanzo ci sono segnali di ripresa economica e lo si vede dai cambiamenti nella vita quotidiana: le auto hanno ripreso a circolare; Adriana, la moglie di Kostas, ha ripreso a  cucinare i ghemistà; al governo è salita una coalizione trasversale, né di sinistra né di destra come usa oggi, ma dedita al "fare". E pare proprio che il denaro abbia ripreso a circolare. La gente spende di più perché gli stipendi sono aumentati e addirittura gli armatori, tutti fuggiti a Londra o nei paradisi fiscali per evadere le tasse, pian piano fanno ritorno in patria. Ma da dove vengono queste potenti iniezioni di soldi a ravvivare il corpo di un Paese fiaccato ed esangue? Charitos medita, raccoglie informazioni e le collega, ricerca fino a scoprire con certezza che gli investimenti costituiscono una sorta di pulizia del denaro sporco, pulizia che sarebbe illegale se non godesse il muto beneplacito del governo e perfino delle istituzioni europee. Potrà rendere noto questo meccanismo malato ed ingiusto additando i colpevoli e ristabilendo almeno un poco le ragioni dell'onestà e della giustizia il nostro Kostas, un uomo solo?
Lo scoprirete solo leggendo il romanzo, che consiglio con convinzione.

Petros Markaris, Il prezzo dei soldi, La nave di Teseo

venerdì 9 giugno 2017

Lago d'arte e di poesia, di Vincenzo Guarracino

"E' in te primavera perenne/ mentre ti ammanti di verdi gemme/  mentre vinci il gelo è in te primavera perenne" scriveva Paolo Diacono (720-799) contemplando le acque del Lario dei tempi suoi lontani. E poi Ugo Foscolo: "più gaio Euro provoca/ su l'alba il queto Lario..." e poi ancora Gadda, Cardarelli, Marinetti, Montale, Pasolini, Stendhal dedicarono a queste acque parole ed affetti. Sono oltre trecento i poeti, gli scrittori, i pensatori che incontriamo in questo libro, splendidamente curato e commentato da Vincezo Guarracino, e tutti pronti ad accompagnarci sulle rive del lago di Como. Non solo di manzoniana memoria, com'è noto ai più, dunque, è questo specchio d'acqua che si sdoppia sinuoso tra i monti verdazzurri e le prealpi affacendate. Grazie alla fortunata intuizione dell'autore e dell'editore, abbiamo tra le mani un'antologia nuova e originale, perché alla memoria letteraria affianca un itinerario turistico preciso e intenso, sulle rive di un lago tra i più amati, nel tempo, da artisti, musicisti, intellettuali e letterati. L'opera, memore della lezione di Carlo Dionisotti, traccia una minuziosa e appassionata mappa intrecciando versi, prose, memorie, scorci di paesaggio, riferimenti geografici antichi e nuovi: il volto - anzi i molteplici volti - del Lario contemplato, narrato e cantato lungo i secoli.
Vincenzo Guarracino, poeta e critico, ci offre dunque, con questa sua ennesima fatica un libro che è, insieme, antologia letteraria, guida di viaggio, memoria storica, sostegno alla riflessione e al pensiero. Un grande regalo per i nostri frenetici, smemorati giorni.



Vincenzo Guarracino, Lago d'arte e di poesia. In gita sul Lario in compagnia di artisti e scrittori, Carlo Pozzoni fotoeditore 2016