lunedì 30 dicembre 2019

La lirica moderna, di Hugo Friedrich


La prima edizione di questo fondamentale saggio sulla poesia moderna vide la luce nel 1958 nella collana ''Saper tutto" di Garzanti Editore. Il libro, come afferma lo stesso autore, ''è il frutto di anni di riflessioni sulla lirica moderna''. Riflessioni il cui inizio risale agli anni Venti del Novecento quando Friedrich era ancora studente liceale. Gli autori presi in esame in dettaglio, con un capitolo dedicato a ciascuno, sono Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé. Seguono la trattazione della lirica europea del XX secolo e una breve antologia dei testi degli autori citati, quelli di Apollinaire, Valéry, Éluard, Saint John Perse, Prévert, Garcia Lorca, Alberti, Diego, Guillén, Eliot, Benn, Krolow Kaschinitz, Ungaretti, Montale.
Nel capitolo conclusivo di quest'opera approfondita e complessa, Friedrich esprime un suggestivo concetto: ''La lirica moderna è come una grande favola, mai ancora sentita, solitaria; nel suo giardino vi sono anche fiori, ma anche pietre e colori chimici frutti, ma anche droghe pericolose. Vivere nelle sue notti e alle sue temperature estreme, è faticoso. Chi è capace di udire, avverte in questa lirica un amore duro, che vuole restare intatto e preferisce perciò parlare alla confusione o magari al vuoto piuttosto che a noi. La realtà smembrata o stracciata dalla violenza della fantasia, giace nella poesia come un campo di macerie. Sopra di essa si levano irrealtà forzate. Ma macerie e irrealtà portano il mistero, ed è per questo che i poeti lirici compongono''.

Dall'antologia trascriviamo due liriche forse poco note ai lettori italiani.

K. KROLOW
POESIA D'AMORE

A mezza voce ti parlo:
mi ascolterai
dietro l'amaro volto d'erbe della luna
che si dissolve?

Sotto la bellezza celeste dell'aria,
quando fa giorno,
il mattino è un pesce rossiccio con pinne tremanti?

Tu sei bella,
fresca e asciutta è la tua pelle.
Il tuo sguardo – dolce e sicuro come quello di un uccello.
Io lo dico al vento che ondeggia.
La tua nuca – mi ascolti – è di aria,
che come una colomba guizza tra le maglie del fogliame azzurro.

Tu sollevi il tuo volto.
Sul muro di mattoni esso appare ancora una volta come ombra.
Bella tu sei. Tu sei bella.
Fresco come l'acqua era il tuo sonno al mio fianco.
A mezza voce ti parlo.
E la notte si spezza come soda, nera e blu.
 
 
F. GARCIA LORCA
QUESTO E' IL PROLOGO
...
Un libro di poesie
è l'autunno morto:
i versi son le foglie
nere su terre bianche.
...
Il poeta comprende
tutto l'incomprensibile
e cose che si odiano,
lui, le chiama amiche


mercoledì 11 dicembre 2019

Tralummescuro, di Francesco Guccini

''Ballata per un paese al tramonto'' è il sottotitolo di questo nuovo libro di Guccini. Tralummescuro significa infatti tra luce e buio, tra l'ultima luce del tramonto e la notte che arriva. La notte è metafora della morte della vecchia cultura contadina dell'Appennino, tra Emilia e Toscana. Guccini torna alle sue radici, alla ricerca di una Pàvana perduta. Persone, abitudini, ritmi e riti di giornate povere ma sapide, speranze e ideali, paure e perfino qualche preconcetto sono morti, insieme alle persone ''andate via'', per lasciare il posto a un omologato vivere quotidiano privo di spirito e di sale. Spirito e sale, in questo libro, l'autore li trova ed esprime anche con il continuo uso del dialetto, quel dialetto speciale del paese della sua infanzia sul quale i linguisti hanno a lungo discusso se fosse ''un toscano influenzato dall'emiliano, o viceversa''. Ora, invece, nota Guccini ''la vecchia cultura contadina di una volta non c’è più, appare rarefatta in sottilissimi e lontanissimi strati, ma è scomparsa e affogata, nessuno parla più il dialetto, molti non l’hanno mai parlato, e non c’è una cultura altra a sostituire quella vecchia. Ha fatto il suo ingresso trionfante quella della televisione, delle trasmissioni più trucide che formano le opinioni e le coscienze, col senso della paura e delle aggressioni, furti, violenze che le stesse televisioni instillano''.
Libro che narra il passato con nostalgia e lo rende vivo e affascinante.



 Francesco Guccini, Tralummescuro, Giunti 2019

martedì 10 dicembre 2019

Dostoevskij, di Leonid P. Grossman

Grossman (1888-1965), docente e critico letterario russo, si occupò a lungo, nella sua attività, di Dostoevskij. In questo corposo volume riunisce e fonde l'uno con l'altro numerosissimi suoi saggi. Ne risulta un'opera che traccia il ritratto dello scrittore, del giornalista, del pensatore, del critico, ma anche dell'uomo. Continua è la connessione tra la biografia di Dostoevskij e la sua opera. Scrive la curatrice Antonella D'Amelia nella nota introduttiva: "L'impostazione organicamente ordinata del materiali biografico cristallizza i singoli momenti della vita dello scrittore, allinea il susseguirsi delle sue concezioni politiche, dilata tutte le minuzie della struttura formativa dei suoi romanzi".
Grossman nella chiusa del libro, di 630 pagine più una bibliografia e un ricco indice dei nomi, osserva che il cammino di Dostoevskij fu complesso e contraddittorio. Se pure nei sui romanzi talvolta espresse posizioni reazionarie, queste furono riscattae dal "geniale impulso dell'artista e dalla sua profonda compassione per la sofferenza umana". Dalle sue opere, prosegue infatti, emerge una profonda solidarietà con le vittime del regime zarista che, tuttavia, nei suoi ultimi anni, difese: gli ergastolani in Siberia, gli studenti, i mendicanti, gli alcoolizzati, gli impiegati alla fame, le fanciulle perdute "tutti i perseguitati e respinti dall'inesorabile corso dello sviluppo dello stato capitalistico" conclude Grossman.  


L. P. Grossman, Dostoevskij, Samonà e Savelli, 1968

mercoledì 27 novembre 2019

Rodari in biblioteca. Esperienza e breve storia

Ripercorro brevemente il percorso rodariano attuato durante gli anni della mia direzione della biblioteca della Fondazione Marazza di Borgomanero (NO), dotata di ampia e costantemente aggiornata sezione ragazzi. Trentanove anni volati via: bambini ora già adulti, nuovi bambini che si avvicendano tra gli scaffali, pagine sorridenti e copertine colorate sempre ad attenderli.

Nel 1981 la biblioteca si apre alle scuole anche in orario antimeridiano, oltre l'ordinaria apertura solo pomeridiana dal martedì al sabato. Direzione, bibliotecarie e alcune insegnanti realizzano un programma di lavoro comune all'insegna della creatività, nel ricordo di Rodari, ma soprattutto nello spirito di Rodari: rendere i bambini protagonisti, ascoltarli con disponibilità e serietà. Lo spunto viene dato dalla mostra Leggere Rodari, realizzata dalla provincia di Pavia. E si prosegue poi aderendo all'Indagine sulla fantasia, promossa da Mario Lodi. Si scrivono e illustrano racconti e poesie scritti dalle bambine e dai bambini sui temi proposti dallo stesso maestro del Vhò: l'amore, il gioco, la guerra, la pace.

L'anno seguente, 1982, le attività di scrittura e fantasia proseguono, la biblioteca raccoglie oltre settecento scritti di bambini dai sei agli undici anni. La mostra viene intitolata La parola ai bambini, è accompagnata da un diasonor e viene esposta accanto all'esposizione istituzionale Leggere Rodari. Durante l'apertura al pubblico delle due mostre congiunte arrivano nella periferica e provinciale Borgomanero personalità note per il loro impegno, profondo, sincero, innovativo, nel campo della lettura, della letteratura e della psicologia infantili. Sono Roberto Denti, Guido Petter, Marcello Argilli, Mario Lodi, che incontrano insegnanti, bibliotecari, genitori e anche bambini e ragazzi. Questi ultimi incontreranno anche, in momenti diversi, Domenico Volpi e Bianca Pitzorno.

Si prosegue per la medesima strada, quella dell'ordinario creativo, durante i tre anni seguenti, quindi, nel 1986, in seguito all'apertura del Sistema Bibliotecario del Medio Novarese, finanziato dalla Regione Piemonte e con sede nella stessa Fondazione Marazza, si organizza una nuova iniziativa, I bambini e la poesia. Laboratori rodariani in biblioteca. I laboratori poetici, a cura di chi scrive, si tengono più volte alla settimana durante l'anno scolastico. Al termine, con il sostegno dell'Assessorato alla Cultura del Comune, viene stampato e distribuito gratuitamente il quaderno I bambini e la Poesia, redatto a cura di chi scrive e che, oltre a una selezione dei componimenti poetici dei bambini, reca scritti di Ernesto Lomaglio, Mario Lodi, Roberto Denti, illustrati da Mauro Maulini.

Nel 1989, oltre ai laboratori di poesia e scrittura che sono ormai diventati un'attività di routine in biblioteca, con gli scritti delle bambine e dei bambini partecipiamo alla terza e quarta edizione del Premio alla Fantasia, indetto dal Centro Studi Gianni Rodari di Orvieto. I testi di alcuni dei nostri bambini vengono pubblicati sul volume Fantastica...mente, che documenta l'iniziativa orvietana. Partecipiamo con successo anche all'iniziativa Fantasilandia, concorso sulla creatività ispirato a Gianni Rodari promosso da Gerardo Leo dell'Associazione culturale La ginestra di Siano.

Confortati da questa crescita esponenziale di consapevolezza e creatività diffuse, verificatasi in soli otto anni, continuiamo dando vita a una serie di attività rodariane, in collaborazione con la Provincia di Novara e rivolgendoci a settori di pubblico differenziati. Nascono così: la mostra di Mauro Maulini Laboratorio per Rodari. Progetti per l'allestimento scenico di "Gelsomino nel paese dei bugiardi" e "C'era due volte il barone Lamberto" al Teatro Colla di Milano; il Convegno Laboratorio per Rodari con Carlo Carena, Eros Bellinelli, Roberto Leydi. L'insieme delle iniziative viene documentato da due pubblicazioni, Laboratorio per Rodari, con riguardo alla mostra e agli atti del Convegno, e Laboratorio per Rodari. Il laboratorio della cicala, che raccoglie le filastrocche dei bambini protagonisti dei laboratori in biblioteca.

Tra il 1993 e il 1997 partecipiamo di nuovo al Premio alla Fantasia di Orvieto. Anche il quotidiano La stampa si accorge di quanto sia importante dare la parola ai bambini e parla di noi.

Segue nel 1998 un nuovo convegno Il barone e il ragioniere. Omaggio a Gianni Rodari con Pino Boero, Eugenio Borgna, Roberto Cicala, Anna Lavatelli, Walter Fochesato. Viene presentato il libro Il ragioniere pesce del Cusio di Gianni Rodari e proiettato il film Il lago di Rodari, il lago d'Orta o Cusio, tra fiaba e realtà come l'impoverimento dei paesi collinari e l'inquinamento delle acque.

In seguito, e fino al 2012, grazie ai contributi regionali per il Sistema, ogni anno viene pubblicato un quaderno della sezione ragazzi, che contiene selezioni dei testi scritti durante i laboratori tenuti in biblioteca. Negli anni i laboratori si sono differenziati e arricchiti di altre proposte oltre alla poesia, alle filastrocche e ai racconti; sono state introdotti testi interculturali nella lingua originale, riferita a comunità presenti nella città o nel territorio del sistema (albanese, georgiano, cinese, spagnolo), e tradotti in italiano, contemporaneamente a questo si tengono numerosi laboratori tenuti da immigrati o da animatori interculturali (il debito dell'ispirazione per questi incontri è, tra l'altro, dovuto anche al racconto di Rodari, Uno e cinque); e, infine, la proposta di creazione di libri pop up. In questo periodo, la collaborazione, all'interno del sistema bibliotecario, con il Comune di Borgo Ticino ci porta alla partecipazione e alla cura della pubblicazione Parole colorate. Omaggio a Gianni Rodari.

Nel 2010, a seguito della mostra Dialogo a colori. Rodari e Maulini in biblioteca, esce la pubblicazione omonima, con testi di Walter Fochesato, Paolo Bignoli e di chi scrive. Il libretto contiene anche alcune lettere inedite di Rodari, scritte, durante la preparazione del romanzo C'era due volte il barone Lamberto, a Luigi Alberti, parte del cui archivio si conserva nella biblioteca Marazza.

Un costante omaggio a Rodari, alla sua opera e alle sue intuizioni feconde è il Premio La casa della Fantasia, di narrativa, poesia e illustrazione per l'infanzia inedite, istituito nel 2003 e che ha visto la partecipazione di numerosi autori e illustratori italiani. Il premio consiste nella pubblicazione dell'opera, donata alle scuole o letta e animata durante i laboratori in biblioteca.

TRE ANNI DI STORIA D’ITALIA, mostra storico documentaria tratta da “Il Pioniere”, giornalino diretto da Gianni Rodari e Dina Rinaldi, in collaborazione con l’Associazione Casa della Resistenza di Fondotoce e l’Istituto Pedagogico della Resistenza di Milano fu esposta dal 18 gennaio al 2 febbraio 2013. L'esposizione riproduceva una piccola parte delle tante pagine che dal 1951 al 1962 il giornalino diretto da Rodari dedicò alla lotta partigiana e di liberazione nazionale contro il fascismo e il nazismo. L'esposizione si proponeva di offrire a ragazze e ragazzi dei nostri giorni una lettura e una documentazione d’epoca, affinché potessero comprendere con quali lotte, con quali sacrifici e per quali ragioni sono sorte in Italia la Repubblica, la Costituzione, la Democrazia.

Purtroppo, da quello stesso anno 2013 alcune contingenze economiche hanno impedito la pubblicazione dei Quaderni della Sezione Ragazzi, ma i laboratori sono continuati, nel più ampio e concreto spirito rodariano, fino al 2018.
La conclusione ideale di questo percorso si può collocare nell'incontro pubblico con adulti e bambini, tenuto nel febbraio 2018 da Stefano Panzarasa, che evidenziò come il "favoloso Gianni" non abbia perso di attualità, anzi! Stefano Panzarasa, geologo, musicista, versatile animatore culturale, nonché responsabile del Servizio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili (RM) ha ideato e realizzato attività, laboratori, libri, a partire dalle poesie e filastrocche di Rodari.
(C) Eleonora Bellini

giovedì 21 novembre 2019

Vergogna, di John Maxwell Coetzee

Il professor David Lurie insegna Scienza della Comunicazione alla Cape Town University. Tiene le sue lezioni senza passione e senza convinzione, ma con diligenza. Secondo un copione che potrebbe apparire scontato, si innamora di una giovane allieva che, dopo aver intrattenuto con lui una breve relazione, istigata dal fidanzato e dai familiari, lo denuncia per violenza sessuale. Lurie deve lasciare insegnamento e università. Triste e pervaso da un profondo senso di solitudine, si reca dalla figlia Lucy, che vive in una fattoria della campagna profonda. Il soggiorno si prolunga piu' del previsto e David viene brutalmente in contatto con la difficile condizione di un Sudafrica in cui bianchi e neri, dopo l'odissea carceraria e la vittoria di Mandela, si sforzano di muovere i primi passi verso la conciliazione, con grande fatica. Le tensioni, infatti, sono ancora profonde e la dignità umana dei neri risente ancora della violenza subita e delle profonde ferite del passato di apartheid. Nella fattoria povera e isolata, durante un furto, Lucy viene stuprata, David viene colpito con violenza incendiaria inaudita. Il professore, miracolosamente scampato all'aggressione come la figlia, vorrebbe comportarsi come farebbe in città, andando alla polizia e sporgendo denuncia. Lucy, invece, si rifuta di raccontare ai poliziotti tutta la verità. Preferisce offrire una versione dei fatti molto reticente. Ritiene forse di dover pagare per colpe non sue, per tutte le violenze che i neri hanno dovuto subire nel passato razzista. David torna a Cape Town, scoprendo che la città non è più per lui, anzi, gli è fonte di disagio. Torna nella campagna profonda, sceglie di vivere in una sua dimora indipendente nella cittadina poco lontana dalla fattoria di Lucy, incinta in seguito allo stupro subito, e prende a lavorare in una povera e improvvisata clinica per cani malati, aiutandoli a morire. Qualche volta gli torna alla mente il progetto dell'opera dedicata a Byron e al suo amore per Teresa Guiccioli, opera musicale e unico suo interesse intellettuale, che avrebbe voluto completare e pubblicare. ''Si porta alla clinica il fornelletto per farsi il the o per scaldarsi il cibo in scatola, spaghetti e polpette, barracuda e cipolle. Due volte al giorno dà da mangiare agli animali, pulisce le gabbie e di tanto in tanto parla con loro. Per il resto legge o sonnecchia, oppure, quando non c'è nessun altro in giro, strimpella sul banjo di Lucy la musica che sara' di Teresa Guiccioli. Fino a quando non nascerà il bambino, vivrà cosi'.''

J. M. Coetzee, Vergogna, Einaudi 2000, trad. G. Bona

mercoledì 6 novembre 2019

Aspettando i barbari, di John Maxwell Coetzee

"Mi dica, signore, in confidenza: di che cosa si lamentano questi barbari? Che vogliono da noi?"
" Vogliono che finiscano gli stanziamenti nella loro terra. Insomma, vogliono riprendersela, la loro terra. Vogliono essere liberi di muoversi come una volta, di muoversi con le greggi da un pascolo all'altro. Non dirò niente delle ultime incursioni contro di loro, del tutto immotivate, e seguite da atti di spaventosa crudeltà, poiché era in pericolo la sicurezza dell'Impero, così mi si dice. Ci vorranno anni per riparare ai danni fatti in quei pochi giorni". 
Chi parla è il magistrato che amministra la città edificata ai margini dell’Impero e la sua pacifica, sonnolenta comunità. Un giorno piomba in città l’esercito. Che succede? I barbari oltre confine si stanno organizzando contro l’Impero, così afferma il colonnello Joll. Con la sua truppa compie razzie e violentissime rappresaglie contro le pacifiche popolazioni nomadi che vivono sui monti e oltre il fiume. Fa prigionieri e li tortura fino alla morte. 
Il magistrato deve rinunciare alla sua tranquilla quotidianità, fatta di letture, di ricerche archeologiche, di intimità con una donna. Palesa la sua contrarietà alle azioni violente contro le popolazioni indigene e diviene egli stesso imputato, pericoloso nemico, prigioniero da vessare e umiliare.
Aspettando i barbari è un romanzo sull'attesa del pericolo, e anche sull'invenzione e sull'enfatizzazione di un pericolo più immaginato che imminente o possibile o reale. E quei barbari, quei nemici che non arrivano e non arriveranno mai ci portano alla memoria un altro romanzo, Il deserto dei tartari di Dino Buzzati, nel quale prevale il senso dell'attesa, mentre qui appare spietata l'ingiustizia del crimine, quel crimine che il potere consuma crudele e indifferente, perché "il crimine è in noi".


John Maxwell Coetzee, Aspettando i barbari, Einaudi 2000

domenica 27 ottobre 2019

Leggere lo sport, comunicazione di Eleonora Bellini al Convegno SPORT E NUOVA COMUNICAZIONE, WOW! Busto Arsizio, 27 settembre 2019

''Dicono che i francesi non si intendono di geografia: la loro geografia non è quella dei libri ma quella del Tour. Ogni anno, grazie ad esso, i francesi scoprono la lunghezza delle loro coste e l'altezza delle loro montagne...'', scriveva Roland Barthes nella sceneggiatura del film Lo sport e gli uomini (1961). La citazione ci suggerisce una importante considerazione, e cioè che conoscere l'ambiente in cui si vive e la sua storia, conoscere gli altri vicini e lontani, conoscere se stessi, il proprio corpo, la propria mente e i propri limiti sono obiettivi che tutti noi, e in particolare gli educatori, i genitori, gli allenatori, possiamo attribuire sia alla lettura che allo sport.
Lettura e sport, studio, svago e attività fisica non appaiono piu' oggi attività in contrasto l'una con l'altra, come forse era potuto avvenire in passato a causa di una vulgata piuttosto superficiale, ma sono intese come attività positivamente complementari e ugualmente indispensabili per favorire la crescita armoniosa di bambine e bambini, di ragazze e ragazzi.
Ma quanto e dove si incontra lo sport nelle letture per loro? E in che modo lo sport viene raccontato nelle pagine scritte per bambini e ragazzi?
Una brevissima, sintetica rassegna tra passato e presente di periodici e libri ce ne darà conto.
Innanzitutto i giornalini, che e' utile distinguere dagli albi a fumetti. Questi ultimi sono caratterizzati dalla presenza pressoché esclusiva di storie a fumetti e i protagonisti sono sempre gli stessi. I giornalini invece presentano un'ampia gamma di rubriche e di centri di interesse quali narrazioni sia a fumetti che in prosa, giochi, umorismo, rubriche a carattere divulgativo (attualita', scienze, geografia...), sport eccetera. Vi sono presentati personaggi diversi e molteplici, gli stili della scrittura e dell'illustrazione sono vari. La bilancia dovrebbe dunque pendere a favore dei giornalini, portatori, tra l'altro, di uno specifico progetto educativo, invece, da oltre un decennio, questi ultimi sono quasi scomparsi in edicola a favore di pubblicazioni monotematiche o assai semplificate, legate molto spesso a serie televisive delle quali ripropongono personaggi e storie, in forma purtroppo priva della verve che l'animazione conferisce loro.
Tra i giornalini storici del nostro Paese spiccano Il corriere dei piccoli, poi divenuto, dopo l'inizio di una crisi di vendite, Il corriere dei ragazzi. Il Corriere dei piccoli, che uscì per la prima volta nel 1908 come inserto del Corriere della sera, trasformandosi successivamente in giornalino autonomo per poi rimanere in vita per quasi 90 anni (ha cessato le pubblicazioni nel 1995) dedicava spazio allo sport, specialmente al calcio, o a indiscussi campioni di discipline diverse tra le piu' popolari e in occasione di grandi eventi sportivi.
Altro esempio storico, ma ancora vivo, è quello de Il Giornalino, nato nel 1924, pubblicato dalle edizioni San Paolo ora in una veste molto più semplice che in passato e che pare adatta a bambini più piccoli rispetto alle edizioni precedenti. Importante e' citare altri due periodici interessanti, acquisibili pero' solo su abbonamento, Mondo Erre e Piemme e, infine, ma non ultimo, il notissimo e quasi mitico Topolino, che resiste in edicola dal 1932 e che appartiene, però, quasi integralmente al mondo del fumetto, salvo alcune rubriche costantemente presenti.
Sfogliando qualche pagina di queste pubblicazioni in quale modo ci potremmo imbattere in temi inerenti lo sport?
E partiamo da Topolino, diffuso in ogni edicola sia di paese che di città, le cui narrazioni a fumetti si ispirano, per dirla con Antonio Faeti, a una ''quotidianità'' ilare e fiera. Tra i personaggi, un certo successo, qui da noi e nell'edizione francese, ma non negli Stati Uniti, ha avuto Sport Goofy, atleta che sa praticare ogni tipo di sport, anche se, da bambino, era negato per ogni attivita' sportiva. Tuttavia, dopo aver iniziato a giocare a miniBasket grazie all'incontro con alcuni ragazzini, divenne ottimo atleta, ben integrato tra i coetanei. Una biografia esemplare, incoraggiante e nemmeno troppo di fantasia, quella di Sport Goofy! Tra le rubriche di Topolino, ne troviamo attualmente una, breve, affidata a un giornalista de La gazzetta dello sport. Calcio, automobilismo e altre specialita' vi sono presenti. Si legge di vittorie e sconfitte, campionesse e campioni, risultati ottenuti in ottica sia nazionale che internazionale. Pagine per appassionati o tifosi potremmo dire, ma comunque in grado di stimolare anche curiosità e impegno in molti.
Il giornalino, nella veste attuale nata nel settembre 2013, quando la copertina fu dedicata a Tennis Academy, fumetto scritto da Demetrio Bargellini e disegnato da Angela Allegretti. e che reca come sottotitolo, a partire da questa data, ''La settimana dei lettori curiosi'', ha una rubrica fissa intitolata ''Dentro lo Sport''. Oltre agli aspetti tecnici dei diversi sport, la rubrica, di una pagina, dedica spazio agli aspetti educativi, psicologici e di relazione interpersonale che ogni disciplina pone a chi la pratica. In un recente numero, dedicato alla ripresa autunnale degli allenamenti, leggiamo: ''La stagione dipenderà da voi, da quanto sarete capaci di non farvi ingannare dai successi o deprimere dalle sconfitte... Primo obiettivo divertirsi. Poi, se si vince, meglio ancora''. Nella stessa pagina, incorniciato, spicca il consiglio di allenarsi bene e con impegno, rispettando i compagni di squadra, gli avversari, l'arbitro e l'allenatore. Tutto questo e non la ricerca della notorieta' e del successo ''costi quel costi'' costituirà ''un passettino in avanti'' verso il sogno di poter diventare un giorno professionisti nell'una o nell'altra disciplina sportiva, continua il breve articolo. E' evidente che qui lo sguardo pare puntare in alto, oltre l'effimero di una singola vittoria o di una singola sconfitta.
Per quanto riguarda Il giornalino ''storico'', che merita un cenno, anche se non credo sia reperibile ormai se non in antiquariato o in alcune biblioteche dotate di spazi consoni e che meriterebbe un progetto di digitalizzazione, possiamo ricordare che nel 2004 dedicò alle Olimpiadi un'ampia trattazione delle caratteristiche di ogni singola disciplina in gara, e due storie a fumetti, inserite nell'inserto Conoscere insieme. Il primo fumetto, ''Storia delle olimpiadi antiche'' aveva testi di Ottavio De Angelis e immagini di Leo Cimpellin. Il secondo ''Le Olimpiadi moderne'', sempre di De Angelis quanto al testo era disegnato da Nicola Genzianella. Il periodico infatti, oltre a valersi della collaborazione di buoni autori o illustratori, riservava ampio spazio a eventi sportivi di portata europea o mondiale, delineandone anche gli aspetti storici e umani, tratteggiandone, di volta in volta, se necessario, l'ambientazione geografica. Pari attenzione era presente anche nei confronti degli sport ''minori'' o ''femminili''.
PM (abbreviazione di Piccolo Missionario), giornalino pubblicato a Verona dai missionari comboniani, adatto a lettrici e lettori dagli 8 ai 15 anni circa, affronta il tema dello sport in modo originale attraverso la rubrica ''Io pedalo'', a cura di Paolo Pigozzi, medico e nutrizionista. Più che di una rubrica sul ciclismo si tratta di una serie di trattazioni e proposte sull'uso della bicicletta nella vita quotidiana, nei viaggi, nelle gite. Il suo scopo sembra essere quello di offrire a tutti l'invito a muoversi in modo sostenibile nella vita quotidiana e nei momenti di svago, evitando abitudini troppo sedentarie. Viene proposta inoltre, occasionalmente, la biografia di atleti esemplari per i loro risultati sportivi, ma anche e soprattutto per aver raggiunto eccellenti risultati, pur partendo da situazioni di grande svantaggio, grazie al loro impegno e al sostegno di chi ne comprese le doti. Un esempio e' dato dall'articolo dedicato a Klaudio Ndoja che, raggiunto l'hinterland milanese dopo numerose peripezie atraverso l'Italia insieme alla sua famiglia immigrata dall'Albania, in una cittadina brianzola incontra il parroco, che lo incoraggia a giocare a basket, aprendogli cuore e porte a una carriera da campione.
MONDO ERRE, stampato dalla Editrice Elledicì, ha purtroppo chiuso per carenza di abbonamenti pochi mesi fa. Nella lettera di congedo del direttore si legge l'amara constatazione: ''Ogni volta che un cellulare si accende, una Stella in cielo si spegne''. In rete si trovano l'ultimo numero e alcuni articoli. Il periodico, rivolto a una fascia di eta' dai 10 ai 15 anni circa, si distingueva per l'attenzione a tutti gli sport, anche a quelli considerati minori, e per la prospettiva ampia, non esclusa la dimensione interculturale, in cui ogni avventura sportiva, sia individuale che di gruppo, veniva inquadrata.
Ora il progetto educativo dei giornalini in crisi viene in parte proseguito da alcune monografie e collezioni librarie, alle quali accenno senza pretesa di completezza.
E' il caso di Luigi Garlando, giornalista sportivo e scrittore, con le sue fortunatissime serie GOL! e SUPER GOL! che presentano il calcio vissuto da un gruppo di ragazzini, i loro sogni e il loro spirito di gruppo. Le avventure del calcio qui si intrecciano con i momenti della vita quotidiana e perfino con qualche giallo da risolvere. La produzione di Garlando, molto vasta, comprende anche libri che coniugano sport e temi sociali. Tra questi, degno di nota è 'O Mae' - Storia di Judo e di camorra, breve romanzo nel quale un ragazzino si trova a scegliere tra entrare nella palestra di judo oppure continuare a fare il palo per il clan camorrista emergente.
Scrittori di Classe  è un concorso letterario nazionale, che coinvolge le scuole primarie e secondarie di primo grado ed è organizzato da una società cooperativa di grande distribuzione. Nel 2018 il tema del concorso fu ''Cronisti di sport'' e venne trattato in collaborazione con otto giornalisti della Gazzetta dello Sport e otto famosi campioni delle discipline più amate da grandi e piccoli: Marco Belinelli (pallacanestro), Martín Castrogiovanni (rugby), Gennaro Gattuso (calcio), Vincenzo Nibali (ciclismo), Federica Pellegrini (nuoto), Flavia Pennetta (tennis), Gianmarco Tamberi (atletica) e Ivan Zaytsev (pallavolo). Le classi concorrenti vennero sollecitate ad approfondire i grandi valori dello sport. Ne è nata una serie di libri narrativi che raccontano storie originali, fondate su una trama ideata proprio dagli allievi delle classi iscritte al concorso, poi rielaborata dal giornalista autore e corredata infine da un'intervista all'atleta testimone di ciascuna specialità. Le storie vincitrici sono state pubblicate in una serie di 8 piu' uno gradevoli libretti e ampiamente distribuite e diffuse.
Un cenno infine meritano le pubblicazioni che accostano lo sport al tema della multiculturalità, dell'integrazione, dell'interculturalità perché, proprio a partire da uno ''sport per gioco'' o da uno sport amato e praticato ''a tempo perso'' o come veicolo di riscatto, possono essere tracciati percorsi di conoscenza storica e sociale, di condivisione, emancipazione e fratellanza. A solo titolo di esempio ricordo: Pesi massimi di Federico Appel, una graphic novel che racconta le imprese di sportivi, pugili, tennisti, calciatori, ciclisti, corridori (Muhammad Alì, Jessie Owens, Gino Bartali, John Carlos per citarne alcuni). Storie profondamente umane di vittorie ma anche di sconfitte, di trionfi e di ostacoli, di ascese e di discese, sotto ogni cielo e in ogni tempo; Il pugile, graphic novel di Reinhard Kleist narra di Hertzko Haft, costretto, nei lager di Auschwitz-Birkenau, di Jaworzno e di Flossenbuerg a disputare incontri di boxe estremamente crudeli per divertire i gerarchi nazisti, assecondandone la sete di violenza e sangue e naturalmente per cercare con ogni mezzo di aver salva la vita. Una storia crudele e non certo esemplare ma utile, in negativo, a comprendere, calandosi nella vicenda di un singolo, quali meccanismi negativi si possano instaurare nella mente e nell'azione se si assecondano gli altrui moti di razzismo, crudeltà, sadismo; il romanzo Champion di Christophe Léon illustra,  tra l'altro ciò che lo sport non deve essere: competizione e vittoria ad ogni costo, anche a scapito 
dell'onestà;  Abbiamo toccato le stelle, di Riccardo Gazzaniga, infine, è un libro rasserenante sull’uguaglianza tra tutti e la passione di molti, che racconta le vicende di venti campionesse e campioni sportivi, donne e uomini di ogni Paese, divisi da maglie e nazionalità diverse, ma uniti da quella condizione di umanità il cui tratto comune è saper coniugare armoniosamente la storia singola con la storia di tutti. Un obiettivo e un impegno comuni sia allo sport che al mondo delle parole scritte. Grazie.
(C) Eleonora Bellini

mercoledì 21 agosto 2019

Nel cuore di Yamato, di Aki Shimazaki


Yamato è uno dei tanti nomi con cui si puo' chiamare il Giappone.  Poi c’è Nihon, il più recente e diffuso, ma Giappone può anche dirsi Wa, o Akitsu Tonbo, letteralmente libellula, dall’immagine che l’imperatore Jinmu aveva pensato paragonando la forma del Paese a due libellule che si accoppiano. Questi nomi ritornano nella trama del romanzo che, attraverso le vicende dei suoi personaggi, che si intrecciano alla storia del Paese, ci permette di entrare nel cuore di una cultura e di una visione del mondo tradizionale che vanta, tra i suoi aspetti essenziali il rispetto per la natura e quello per la i concittadini. Sono cinque i personaggi che danno vita alla trama di Nel Cuore di Yamato, narrata tra passato e presente. L'arco temporale della storia va, infatti, dalla fine della seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri. 
Le vicende dei diversi personaggi si intersecano a volte le une con le altre. Vi spiccano l'amore sacrificato alla professione ma tuttavia profondo, i matrimoni combinati, spesso i piu' solidi e duraturi, l'etica del lavoro e del sacrificio, le cerimonie e le arti tradizionali. Tutto offre al lettore una discesa nel Giappone vero e vissuto, nel fascino delle sue tradizoni e anche nello spessore delle sue contraddizioni, nell'attenzione alle piccole cose belle, i fiori, le libellule, la musica fino ai grandi obiettivi di rinascita del Paese, prostrato dalla guerra, e agli eroici sforzi dei suo popolo. L'autrice vive in Canada da molti anni e nella sua scrittura si avvertono amore, nostalgia e ammirazione per il suo Giappone lontano, forse un poco idealizzato cosi' come il suo cielo blu il cui fascino arriva fino a noi attraverso alcuni versi di una canzone infantile accennata nel capitolo Tonbo. 
Gli occhiali delle libellule sono blu perche' sono volate nel cielo blu... Gli occhiali delle libellule sono splendenti perche' guardano il sole...
Storia di un Paese che lavora per diventare grande senza dimenticare di fermarsi un attimo nel ricordo e nella contemplazione delle piccole cose.


Aki Shimazaki, Nel cuore di Yamato, Feltrinelli 2019, trad. Cinzia Poli

venerdì 16 agosto 2019

Il pianista di Yarmouk, di Aeham Ahmad

Aeham Ahmad è un musicista nato nel 1988 a Damasco e, prima di riuscire ad emigrare felicemente in Germania, ha vissuto sempre nel campo di Yarmouk, campo destinato ad ospitare la minoranza palestinese in Siria. Come tutti coloro che fin dalla nascita vivono in una data situazione, il campo costituì per Aeham la normalità di una condizione di vita per lunghi anni. Il suo nonno era uno dei settecentomila palestinesi che nel 1948 vennero cacciati dalla loro patria dagli israeliani e, convinto che l'esilio sarebbe durato poco, aveva abbandonato tutti i suoi bene in Palestina. In Siria si ritrovò in condizione di grave povertà, tanto che il suo bambino di otto anni, che sarebbe poi stato il padre del nostro Aeham, non avendo potuto trovare cure adeguate per un virus che gli aveva colpito gli occhi, rimase cieco. Successivamente, per un fortunato caso, alcune infermiere, impegnate in una campagna di vaccini, favorirono l'ingresso del bambino in una scuola per non vedenti, nella quale, fra l'altro, egli imparò la musica, divenendo un bravo violinista. Con questo valoroso padre musicista, la mamma insegnante elementare di musica e il fratellino Ala, Aeham visse la sua infanzia nel campo, sorto nel 1954, tra i giochi con gli amici e lo studio del pianoforte, fortemente voluto da suo padre e, nei primi anni, per lui, bambino amante dei giochi, del movimento e delle corse come tutti i bambini, faticosissimo, perfino noioso. Un'infanzia difficile, diremmo noi, un triste destino. E invece, scrive il nostro autore: ''E' incredibile. Ogni volta che ripenso alla mia infanzia c'è sempre il sole. Non ricordo un solo giorno di pioggia. Ricordo il profumo del gelsomino, l'odore della saponetta all'olio di oliva con cui mi lavavo la faccia ogni mattino''. La Siria era ancora in pace a quei tempi. Poi giunsero la guerra e la distruzione, la paura e la ricerca di salvezza. Come protestare contro la guerra, come salvare un briciolo di umanità nel quartiere distrutto, come consolare i morti e i loro familiari, sopravvissuti nel corpo ma annientati nell'anima, come preservare l'innocenza nei bambini? Con la musica e con il canto, decidono Aeham e i suoi amici. Così il pianoforte esce nelle strade bombardate e sulle rovine si innalza la musica, protesta e lenitivo insieme.


Molti tentano di mettersi in salvo per raggiungere l'Europa e anche il nostro pianista affronta il viaggio, lungo e pericoloso. Dapprima via terra, poi attraverso il Mediterraneo, tra insidie e inganni, respingimenti, fino al superamento dei pericoli della rotta balcanica e del gioco del Caso, che sceglie le sue vittime, o le risparmia, con cecità assoluta. Come accade sempre nella Natura e nella Storia e come noi fatichiamo a credere. La storia di Aeham, narrata in prima persona, ha colpito molti in tutto il mondo, ma non abbastanza. La sua musica si ascolta facilmente su you tube e ha commosso molti, ma non abbastanza. per questo, vi proponiamo qui il brano I forgot my name, di tragica bellezza, di grande dolore ma anche di esemplare compostezza (potete ascoltarlo cliccando sul titolo)Vi invitiamo, inoltre,, quando sentite i media o i cinici agitatori delle folle riferire i casi dei migranti in balia delle onde del mare o del gelo dei monti in termini di numeri (40 sbarcati, 100 annegati, 10 assiderati) a ricordare che si tratta di persone, con le loro storie i loro affetti e i lori talenti, e a riflettere sul fatto che non sappiamo quanti artisti, scrittori, musicisti o anche quanti maestri, infermieri, ingegneri, interpreti, madri, padri, fratelli e sorelle giacciano negli abissi del Mediterraneo o nelle foreste dell'Est. Vi invitiamo inoltre a riflettere sulla storia di alcune regioni del nostro mondo e su quanto le radici di alcune drammatiche condizioni odierne, che causano povertà', migrazioni, esodi, conflitti, vengano da lontano e quanto l'Occidente, il nostro Occidente, ne sia coinvolto Nessuno di noi può chiamarsi fuori, nessuno può ritenersi indenne e lontano dalla tragedia, nessuno può dirsi totalmente innocente.

Aheam Ahmad, Il pianista di Yarmouk, La nave di Teseo 2018, traduzione di Lucia Ferrantini


sabato 6 luglio 2019

Animali nel buio, di Camilla Grebe


Malin, poliziotta nemmeno troppo brillante e portatrice di molti pregiudizi nei confronti degli immigrati, torna al paesello natale, Ormberg, per partecipare a un'indagine. Si tratta di un cold case che riguarda il cadaverino di una bimba mai identificata. Accanto a lei Peter e Hanna, criminologi di vaglia, capaci e brillanti, anche se la memoria della donna e' sempre piu' vacillante. L'indagine non e' semplice, dato che gli elementi in possesso degli investigatori sono pochissimi e che gli abitanti di Ormberg si chiudono in un mutismo astioso. Il paesello ormai langue, la fabbrica che dava lavoro a tutti e consentiva un discreto benessere, quel limitato benessere che coincide con il poter consumare e spendere nel fine settimana, ha chiuso i battenti. L'economia langue e l'astio cresce. Astio contro il governo e contro gli immigrati, dei quali peraltro in paese non si vede ombra. 
Il caso viene risolto alla fine in modo quasi fortuito, forse prevedibile, grazie anche a un diario segreto e a due ragazzini, Jake e Saga, paurosi, curiosi, determinati. Ma la vera svolta del libro avviene in relazione a Malin, la detective che ''non sono razzista ma, mentre noi svedesi siamo qui a languire senza lavoro, gli immigrati da anni, gia' da quando arrivavano dell'Est, hanno case e aiuti, senza far nulla, senza avere meritato nulla''. A niente valgono le osservazioni del collega che cerca di farla riflettere. Varra' la vita, pero', che le riserva, oltre che motivi di riflessione, anche un discreto shock. Malin, infatti, scoprira' che le sue origini non sono cosi' svedesi come credeva, anzi! Lo ''straniero'' e' in lei, nel profondo delle suo essere, nel suo DNA.
Un secondo motivo di interesse del giallo risiede nel racconto della malattia di Hanna, dolce creatura dall'intelligenza acuta, perfettamente consapevole del buio che si sta infiltrando nella sua mente, dei ricordi che svaniscono, dei collegamenti che si spappolano. E tuttavia ancora capace di resistere e di contribuire alla soluzione del caso.


Camilla Grebe, Animali nel buio, Einaudi 2018, trad. Sara Culeddu

venerdì 21 giugno 2019

Temi e variazioni, poesie di Boris Pasternak


Nella mia via, primavera, il pioppo allibisce,
l'orizzonte trema, paventa il crollo la casa, 
e come il fagotto di panni del paziente
dimesso dalla clinica azzurreggia l'aria.

La sera laggiu' e' vacua come un brano

che una stella lasci sospeso a mezz'aria,
per lo stupore dei mille occhi assordanti,
privi d'ogni espressione, in cui ti perdi.
(1918)


Temi e variazioni raccoglie poesie scritte da Pasternak tra il 1917 e il 1918, pubblicate poi nel 1923. Queste liriche dalla forte connotazione musicale furono composte dopo che l'addio alla professione di pianista era gia' stato definitivamente pronunciato dal poeta, che qui pare suonare un suo nuovo, originale spartito fatto di parole e versi. ''Raccolta tra le piu' criptiche, questa quarta pasternakiana, costellata di doppi dell'io lirico e fitta di rimandi intertestuali (...) da parte di un poeta che con una mano addita la soluzione dei suoi enignmi, e con l'altra cancella le sue tracce, mescolando le carte'', scrive nella introduzione Paola Ferretti, curatrice e traduttrice dell'opera, che per questo suo notevole lavoro ha pienamente meritato il Premio ''Achille Marazza'' per la traduzione poetica 2019.

Temi e variazioni, poesie di Boris Pasternak a cura di Paola Ferretti, Passigli 2018


mercoledì 22 maggio 2019

Il mio orecchio sul tuo cuore, di Hanif Kureishi

"Perché milioni di persone comuni - come quelle che vivevano nella nostra strada, come noi - commettevano i peggiori crimini immaginabili? La domanda successiva era: quando succederà di nuovo? Il fatto che una razza avesse tentato, letteralmente, di sterminare fisicamente un'altra razza era una verità scioccante, non tollerabile rispetto alle cose che ci piace credere di noi stessi [...] E quindi con l'Olocausto così vicino nella memoria (il barbiere che mi tagliava i capelli una volta mi mostrò il numero tatuato sul braccio) emerse una nuova forma di razzismo, questa volta diretto contro coloro che si trovavano nel vecchio Impero [...] Quel tipo di razzismo capace di farti perdere fiducia nella razionalità e nella giustizia del sistema politico britannico, che richiedeva immigrati e allo stesso tempo collaborava alla loro persecuzione". 

Hanif Kureishi, nato in Inghilterra nel 1954 da padre pakistano e madre inglese, in questo romanzo autobiografico ripercorre la storia della sua famiglia, in particolare riscoprendo suo padre. Dopo la sua morte, il figlio trova un suo dattiloscritto, un romanzo mai pubblicato, la cui lettura dà avvio a un viaggio nella memoria e nella consapevolezza di sé. Un’adolescenza indiana, così si intitola lo scritto inedito del padre di Hanif, narra la sua vita in India ai tempi del colonialismo britannico fino all'arrivo a Londra dove egli diviene impiegato all’ambasciata indiana e costruisce la sua nuova vita e la sua famiglia. Il sogno dell'uomo è quello di poter diventare uno scrittore le cui opere siano pubblicate, sogno che non si avvererà per l'uomo, ma sarà realizzato, con successo, dal figlio. La passione per la letteratura unisce padre e figlio, anche al di là della morte, sembra essere il significato ultimo de Il mio orecchio sul tuo cuore: "Non riesco a dire abbastanza che piacere sia stato questa vita di scrittura e come mi abbia sostenuto e abbia creato il me stesso che sono. E' da lì che sono partito, ed è lì che ancora ritorno. Forse facendo questo gli ho restituito qualcosa. Forse il debito è saldato". Il libro è interessantissimo anche per le acute e profonde note psicologiche e di costume che riguardano la vita di un ragazzo prima e di un giovane immigrato poi nella capitale britannica dagli anni Cinquanta agli anni Settanta del Novecento.  

Hanif Kureishi, Il mio orecchio sul tuo cuore, Bompiani 2004