venerdì 22 gennaio 2021

I Cariolanti, di Sacha Naspini

Maremma toscana, 1918. Aldo è un disertore della Prima guerra mondiale, che, per non farsi trovare e punire, scava una buca sotterranea in mezzo a un bosco. E lì vive con la moglie e il figlio Bastiano di nove anni. La fame, una fame atroce e crudele, è la compagna di ogni giorno e, quando Aldo torna a mani vuote dalle incursioni clandestine che compie all'esterno per cacciare, non resta che scavare la terra umida per cercare qualche verme, una radice oppure vincere la ripugnanza e mangiare carne umana. Buio e paura per Bastiano, perché se non mangia tutto ''poi arrivano i Cariolanti, un uomo e una donna sporchi di sangue e di terra'' e ''se a cena qualche ragazzino viziato non mangia tutto, di notte arrivano loro, ti prendono e ti portano via per mangiarti vivo nella loro tana''. La guerra finisce e la famiglia si trasferisce a vivere in una casupola fuori paese, non nascosta stavolta, ma comunque emarginata e guardata con diffidenza dai compaesani. Il padre e Bastiano lavorano e la madre trascina le sue giornate priva di forza, malata nel corpo e nell'animo. Bastiano è diventato un ragazzo molto bello, ma conserva nel suo agire tratti selvatici e quasi ferini, quelli da cui è stato segnato durante il tempo oscuro e sotterraneo dell'infanzia, osserva attorno persone e cose, non parla quasi mai. Si trova a suo agio tra boschi e animali, impacciato in paese e tra la gente. Quando conosce Sara, una sedicenne figlia dei suoi datori di lavoro costretta alla semi immobilità avendo una gamba più corta dell'altra, con lei potrebbe sperimentare l'amore, ma, dopo averla trascinata in una remota grotta del bosco dove trovare insieme un poco di intimità, finisce per ucciderla.

È Bastiano che narra in prima persona le vicende della sua vita, una vita che non conosce il confine tra il bene e il male, nemmeno quando si affida alle suppliche alla Madonna, tanto superstiziose e ingenue quanto amorali, ripetendo meccanicamente un rito appreso dalla mamma da bambino. Capace di turbarsi per la morte di un animale, Bastiano si rivela assolutamente indifferente alle sofferenze dei suoi simili, che non esita a sopprimere ogni volta che li ritiene una minaccia per sé o per vendicare a suo modo le ingiustizie subite da bambino. Carcerato, arruolato nella legione straniera, rinchiuso in un campo di concentramento, Bastiano se la caverà sempre grazie al suo istinto di sopravvivenza, quasi un sesto senso di animale avvezzo alla fuga, non scevro da crudeltà e privo di ogni rimorso. La lettura del romanzo avvince, travolge e non abbandona il lettore, trascinandolo dentro il vortice e il ritmo incalzante con il quale si sdipana la vita di Bastiano, col suo corteo di morti muti, al di fuori di ogni contratto sociale e di ogni senso della giustizia. Bastiano è sia vittima, per le condizioni della sua nascita, che giustiziere e vendicatore in un crescendo di crudeltà cieca che non risparmierà nemmeno chi non gli ha fatto nulla di male, come la ritrovata ignara sorella ''ceduta'' dai genitori a una famiglia benestante e colpevole soltanto di non avere fatto, come lui, la fame. La voce di Bastiano che racconta di sé, dei luoghi in cui è vissuto, delle persone che ha incontrato rende concreta e reale l'atmosfera di profonda e ferina ignoranza nella quale incredibilmente vissero gli emarginati di alcune zone rurali tra le due guerre del secolo scorso. Atmosfera che preferiremmo potesse essere solo frutto delle fantasie più cruente e paurose delle storie d'invenzione da raccontarsi prima di notte, davanti al camino.




martedì 19 gennaio 2021

I "Quaderni" del Premio Nazionale di Poesia e Traduzione Poetica Achille Marazza

Il Premio Nazionale di Poesia e Traduzione poetica "Achille Marazza" nacque per ricordare la figura e l’opera di Achille Marazza, antifascista, membro del CLN Alta Italia e della Costituente. Egli fu anche persona di spiccata e non comune sensibilità culturale, attenta al mondo dei libri, dell’editoria e delle biblioteche, nonché cultore di letteratura e arte.

Quale modo migliore per ricordarlo dell’affidarsi alla limpidezza della parola poetica? Il premio a lui dedicato nacque dunque nel 1986, con una sezione per poesie inedite, anche dialettali, e una per libri di poesia. Dopo una parentesi di qualche anno, dovuta a motivi contingenti, il premio rinacque nel 1996, con formula nuova e inedita, unica in Italia: una sezione dedicata ai libri di poesia e un'altra riservata alla traduzione poetica.

Grazie a questi requisiti, al prestigio della giuria e all'eccellenza degli stessi concorrenti, elementi a cui sarà dedicato un altro post, il concorso letterario si impose subito all’attenzione sia per la composizione della giuria, sia per l’entità del premio, sia per la qualità e l’autorevolezza degli autori partecipanti. Venne anche inserito fra gli eventi di TORINO CAPITALE DELLA CULTURA e ottenne nel 2017, in occasione della sua ventunesima edizione, il patrocinio del Ministero per i Beni Culturali.

Quaderni nacquero nel 1996, insieme con la seconda, più illustre e fruttuosa stagione del concorso letterario. Ogni anno, in occasione della cerimonia di premiazione, uno dei componenti della Giuria tenne una conferenza su un tema legato all'oggetto del concorso. Testo della conferenza, verbale e motivazioni della giuria vennero poi pubblicate, a cura della segretaria del concorso e direttrice della Fondazione Marazza, Eleonora Bellini. Si diede così inizio a una piccola, originale, collana che vide la luce fino al 2018. Dall'anno seguente e fino a oggi il concorso letterario non è stato bandito. La motivazione di questa scelta non è stata resa nota. 

Di seguito i titoli e gli autori di ciascun Quaderno:

1997. I dialetti dall'archeologia dei ricordi alle nuove frontiere letterarie, di Ernesto Ferrero

1998. Clemente Rebora e la poesia religiosa, di Sergio Pautasso

1999. Torna a fiorir la rima, di Giorgio Calcagno

2000. La città nella poesia latina, di Carlo Carena

2001. Sinigaglia, Montale e il sabià, di Franco Contorbia

2002. Roberto Fertonani: etica e filologia, di Giorgio Cusatelli

2003. Fuori di casa. Gli scrittori di viaggio, di Lorenzo Mondo

2004. Dire sempre una cosa diversa, di Tim Parks

2005. Giorgio Calcagno, i sentieri di un giornalista, di Carena/ Ferrero/ Mondo

2007. Mario Bonfantini e la poesia, di Massimo Bonfantini

2008. La lezione civile di Achille Marazza, di G. Cerutti

2009. Per una teoria della traduzione letteraria, di Franco Buffoni

2011. Omnia vincit amor, di Salvatore Ussia

2012. Il senso della poesia oggi, di Franco Buffoni

2013. La poesia esiste, di Fabio Pusterla

2014. Scrivere e tradurre poesia, di Fabio Scotto

2016. Achille Marazza nelle due guerre mondiali, di G. Cerutti

2017. Lingua, traduzione e conoscenza, di Franco Buffoni

2018. Un premio per Achille Marazza, di Fabio Pusterla e Andrea Filippo Saba

La relazione tenuta da Fabio Scotto in occasione della cerimonia di premiazione 2019, anno del mio definitivo pensionamento (n.d.r), pur pronta per la stampa, non fu mai pubblicata. Avrebbe dovuto esserlo per l'edizione del Premio dell'anno successivo 2020. Ma il Premio, nella sua originale formula d'eccellenza, fu assassinato prima e quel Quaderno non vide mai la luce.

                                                   22 maggio 2019: Tinivella, Scotto, Buffoni, Pusterla

lunedì 11 gennaio 2021

Treno di notte per Lisbona, di Pascal Mercier (Peter Bieri)

Una donna dal vestito rosso che getta un foglio nell'Aar, il suo affanno che sembra possa far presagire una tragedia o un atto estremo e l'esistenza di Raimond Gregorius, Mundus per allievi e colleghi, professore di filologia classica in un liceo di Berna è sconvolta o, meglio, muta radicalmente. La donna parla in portoghese e la musica di questa lingua risuona tanto imperiosamente nella mente di Gregorius da condurlo a partire per Lisbona all'improvviso. Un libro accompagna il professore dalla vita fin troppo metodica e prevedibile: si intitola Um ourives das palavras (Un orafo delle parole) ed è opera di Amadeu Inácio de Almeida Prado, medico antifascista e multiforme genio scomparso un anno prima della Rivoluzione dei garofani, che riportò la libertà nel suo Paese. Gregorius ripercorre la vita di Prado tra le vie della città in cui viveva e nel diruto liceo che aveva frequentato brillantemente da ragazzo, ne incontra le sorelle, l'amata compagna e confidente Maria João, l'amico Jorge, João Eça il vecchio oppositore di Salazar che gli era stato amico, Estefânia Espinhosa la ragazza che lavorava per la resistenza ed era innamorata di lui. Libro alla mano, Gregorius insegue la vita di Amadeu e insieme scopre qualcosa della propria e di quella di tutti, di quanto (poco) viviamo e di quanto immaginiamo di vivere. Le parole del passato, quelle delle antiche lingue classiche che Gregorius padroneggia profondamente fin nel proprio intimo, e le parole del presente, quelle scritte da Amadeu, insieme ai dialoghi e ai silenzi di chi lo ha conosciuto, suggeriscono immagini, rimpianti, speranze al professore. Stupiscono e consolano, sia Gregorius che noi lettori della sua storia e della sua ricerca. Perché, come ebbe a dire una volta Amadeu all'amico Jorge: "Sai, il pensiero è la seconda cosa più bella al mondo. La più bella in assoluto è la poesia. Se esistesse un pensiero poetante e una poesia di pensiero, quello sarebbe il paradiso".

Dal romanzo è stato tratto il film omonimo diretto da Bille August, regista danese.



Pascal Mercier, Treno di notte per Lisbona, traduzione di Elena Broseghini, Mondadori, 2008

mercoledì 6 gennaio 2021

Il giardiniere tenace, di John Le Carré

Tessa è la giovane moglie di Justin, un diplomatico britannico in Kenya. E' idealista, lucida e decisa, convinta che l'indagine sulle ingiustizie del mondo e il loro svelamento, potrà condurre a un miglioramento delle condizioni di vita dei diseredati, in Africa e non solo. Insieme ad Arnold, medico che lavora per una ONG belga, Tessa scopre che un farmaco propagandato come miracoloso per la guarigione della tubercolosi - e di tubercolosi in Kenia ce n'è molta, spesso associata all'AIDS - ha effetti collaterali potenzialmente letali. Le prove raccolte sono tante, ben documentate, e vengono inviate per via diplomatica al governo britannico affinché possa far leva su quello keniota e sulla multinazionale farmaceutica che detiene il brevetto del medicinale, in modo che il farmaco venga sottoposto a più rigorosi controlli clinici. Il dossier scotta, Tessa non riceve risposta, anzi, viene barbaramente uccisa sulle rive del lago Turkana, durante un viaggio di lavoro. Arnold sembra essere scomparso e all'inizio voci maligne ipotizzano un delitto passionale, di cui proprio lui si sarebbe macchiato. Il mite Justin, giardiniere tenace e gentile nel tempo libero, non crede a questa versione e comincia a indagare sulla morte della moglie e soprattutto sull'oggetto delle di lei ricerche. Indaga da solo, in segreto, spostandosi di Paese in Paese e di continente in continente. Scopre, svelando e collegando un tassello dopo l'altro, come dello strapotere di una multinazionale del farmaco siano vittime le ignare popolazioni africane, considerate non pazienti da curare, ma cavie al servizio di un profitto smodato e di presunzioni disumane: "che importa se il medicinale può avere effetti collaterali tanto pericolosi da condurre chi l'assume alla morte? quella è gente che morirebbe lo stesso, di violenza o di fame", affermano coloro che preferiscono insabbiare il caso.  

I fatti narrati potrebbero essere liberamente ispirati a uno scandalo che coinvolse la Pfizer, nota multinazionale, a proposito della sperimentazione illegale di un proprio farmaco. Il caso venne a suo tempo sollevato dal Washington Post. Ma Le Carré avverte i lettori nella nota finale al romanzo: "Nessun personaggio, ente o società di questo romanzo si ispira a persone o società reali..."

Dal libro è stato tratto il film The constant Gardener - La cospirazione diretto da Fernando Meirelles.

J. Le Carré, Il giardiniere tenace, Mondadori 2001.


giovedì 24 dicembre 2020

Babbo Natale (filastrocca), di Eleonora Bellini


Babbo Natale al mese di luglio

cercò refrigerio sotto un cespuglio,

si addormentò su un fresco cuscino

fatto di fiori di gelsomino.


Babbo Natale è babbo di neve

che tanto dona e tanto riceve.


Babbo Natale al mese d'agosto

nel folto del bosco si era nascosto.

Lo vide un cerbiatto, lo vide un coniglio,

nessuno svelò il suo nascondiglio.


Babbo Natale guardava le stelle

cadere accese come fiammelle.


Ora che autunno accende le foglie

Babbo Natale i colori ne coglie,

li porta al Polo, dipinge i doni

che scenderanno per mille camini,

faranno sorridere mille bambini.


Doni di babbo, sogno bambino

Babbo Natale ritorna piccino.


Gelido inverno, tetti a cappuccio,

Babbo Natale lascia il calduccio,

i campanelli lega alla slitta,

volan le renne a tutta dritta,

volano e fanno il giro del mondo,

intorno al globo, gran girotondo.


Volo di Babbo, strada di stelle,

Babbo Natale e le renne monelle.



Da Ninna nanna, ti racconto una favola (Antologia di Apollo Edizioni 2020)


sabato 5 dicembre 2020

Libri di scuola 3: Parole e cose, di Francesca Occhipinti e Mariarosa Vismara

Parole e cose reca come sottotitolo materiali di lettura e di lavoro e si compone di 3 volumi per il secondo ciclo della scuola elementare (oggi primaria). Finito di stampare nel 1976, appare oggi, a oltre quarant'anni di distanza, ben più che un libro di testo. Si tratta di un progetto ricco e completo che contiene informazione, creatività, poesia, narrativa, storia, giornalismo e teatro, dedicato a bambine e bambini tra otto e undici anni, senza bamboleggiamenti, senza sottovalutazione delle loro capacità di analizzare e comprendere e con tanto rispetto. Si tratta anche di uno specimen di biblioteca ideale e universale destinata a chi vive l'età della crescita, della formazione e dei primi sguardi, anche critici, sul mondo, per proseguire poi, con quei libri, fino all'età adulta. Basta dare un'occhiata agli autori antologizzati, per esempio nel volume destinato alla classe terza: Piaget, Garcia Marquez, Arpino, Rodari, Calvino, Petter, Gianini Belotti, D. Thomas, Malcom X, Frassineti, Machado, S. Liberovici, Gramsci, Scabia, Arguedas, Morante, Neruda, Bulgakov, S. Saviane. I centri di interesse sono, per questa classe: le parole, le parole per descrivere, la fantasia, i gesti, i segnali, il gioco, il teatro, le immagini, i suoni, gli animali. Tutti i sensi e tutta l'esperienza di vita propri dell'infanzia entrano in gioco, anche con il teatro, la musica e l'arte, non certo elementi secondari nella crescita e nella possibilità di esprimersi. Per esemplificare che nulla è impossibile da imparare per nessuno, viene dato spazio a molti testi di scolare e scolari delle scuole elementari di diverse città italiane. In questa prima fase del percorso si propone a docenti e discenti un centro di interesse fondato sulla comunicazione e sui vari tipi di linguaggio: realtà, fantasia, gesti e gioco, immagini e suoni.

Il volume destinato alla quarta classe procede approfondendo il vissuto di ogni persona umana: i sentimenti, il sentimento religioso, i rapporti familiari, i rapporti di amicizia, la scuola, il lavoro sono i centri di interesse. Le scrittrici e gli scrittori anotologizzati sono gli stessi presenti nel precedente volume, a cui si aggiungono E. L. Master, S. Esenin, J.R. Jiménez, Ginsberg, Sanguineti per la poesia, ma anche Pavese, Vittorini, T. Moro, Voltaire per il sentimento religioso; e poi ancora Tostoj, Fenoglio, Lodi, Dolci per la narrativa. In questo volume viene analizzata la realtà individuale e sociale in cui l'esperienza dei bambini si svolge e si plasma: gioie, paure, affetti, famiglia, scuola, lavoro e società sono presenti nei testi antologizzati e negli spazi proposti per l'espressione individuale di ciascuna bambina o bambino che leggono.

Il terzo volume, quello per la quinta classe, approfondisce ulteriormente il discorso mostrando come, talvolta, la parola possa esprimere una realtà distorta, oppure possa manipolare, condizionare, opprimere. Narrano qui, tra gli altri, B. Brecht e Andersen, Gramsci ed Eco, Borges e Dickens, Montale e Buzzati, D. Fo e Volponi. I centri di interesse sono complessi e adatti a porre le fondamenta di un solido osservatorio sul mondo e la storia, come sono e come potrebbero essere: parole che nascondono cose, scienza non neutrale, dalla parte delle donne, dalla parte degli oppressi, alienazione, forme di oppressione, violenza di tutti i giorni, lotta di liberazione, trasformare la realtà.

I libri citati nella bibliografia costituiscono, a volerli radunare anche in età adulta e più matura, una biblioteca contemporanea essenziale e imprescindibile, seria e attraente, insieme. Parafrasando Rodari, è sicuramente "difficile fare le cose difficili", ma non impossibile. Si può (poteva) farlo, quotidianamente, a scuola con entusiasmo, creatività, curiosità e anche rigore, consapevoli del fatto la strada della vita e del sapere si trova e si intraprende da piccoli e che ciò si presenta come difficile può essere anche bello. Se questo percorso si poteva trovare, allora, nei libri di scuola per le elementari perché oggi non lo si trova più o emerge raramente? Perché oggi i mentori di un percorso di letture sono spesso improbabili gnomi o grigie streghette, strambi animaletti antropomorfi o mostriciattoli "umanizzati"? Qualcuno me lo saprebbe spiegare?

Parole e cose, Nicola Milano Editore 1976, voll.3


martedì 1 dicembre 2020

Il violoncello di Amir, di Fuad Aziz

Amid suona il violoncello del suo maestro e ne è fiero. Suona bene e con grande passione, mentre il maestro lo ascolta in silenzio. Ma a un tratto alcuni militari entrano, sprezzanti di quella musica e del suo armonioso messaggio, e arrestano l'uomo. Salutandolo, il  maestro di musica affida il violoncello al ragazzo: "Non separartene mai!". Quando, tempo dopo, anche Amir è costretto, insieme a tante altre persone, a lasciare il suo Paese, il violoncello si imbarca con lui verso la libertà. Quello, però, non è un viaggio di piacere e succede che Amir e il suo prezioso strumento, a un certo punto del difficile ed estenuante percorso, vengano separati. Riuscirà il ragazzo a ritrovarlo e a fare musica in libertà? 

Questo albo illustrato narra la storia di una tra le numerosissime persone costrette a fuggire dalla propria terra sia in cerca di libertà che per salvare la propria vita da guerre, soprusi, carestie. Narra attraverso un testo semplice ed essenziale e attraverso splendide illustrazioni che rendono magistralmente non solo l'aspetto esteriore del giovane protagonista, ma anche il profondo del suo animo: sentimenti, paure, tristezze, speranze, sollievo e, infine, gioia. 

Scrive l'autore nella nota finale: "Oltre al musicista Amir, negli ultimi anni c'è purtroppo un numero incredibile di persone costrette a fuggire dalla fame e soprattutto dalla mancanza di libertà". Nella storia di Amir c'è quella di tutti loro. 

L'albo, un piccolo oggetto d'arte, non è adatto solo ai bambini ma a tutti, specialmente in questo momento storico e in questo mese dell'anno in cui ricordiamo la nascita di un bambino che, 2020 anni fa, fu costretto a fuggire con suoi genitori dalla nativa Palestina all'Egitto. E che continua a farlo insieme a tutti gli oppressi. 

Fuad Aziz, Il violoncello di Amir, Matilda Editrice 2018


venerdì 6 novembre 2020

Amelia Rosselli, di Alessandro Baldacci

Il saggio percorre le strade della critica e delle diverse letture effettuate delle poesie di Amelia Rosselli. Elemento centrale dell'opera, dunque, non è la biografia della poetessa, traduttrice e musicologa, ma l'originalissimo crescere e addensarsi sotto la penna e nel tempo delle sue tormentate eppure lucidissime liriche, in un incessante andare e tornare su di sé e nel mondo dentro una mirabile spirale di lingue e di parole. I Primi scritti, la cui origine possiamo rintracciare negli anni 1965-1966 e che la Rosselli definì all'inizio come semplici esercizi di ricerca stilistica, in qualche modo sminuendoli (ma alla cui revisione e riproposizione lavorò a lungo), costituiscono un chiaro esempio dell'uso, canoro e bruciante, delle tre lingue del suo infantile e adolescenziale esilio, bruciante cicatrice ancora viva in età matura. Ne è chiaro esempio il Diario in tre lingue, francese, inglese e italiano presenti contemporaneamente sulla pagina. Scrive Baldacci che esso "a una sperimentazione creativa che erompe dall'interno del materiale linguistico accosta un'osservazione esterna, uno sguardo critico-filologico che compara le caratteristiche foniche delle varie lingue, che riporta versi montaliani per studiarne poi le potenzialità sonore e le dinamiche ritmiche". Un affascinante, profondo, tormentato "babelare commosso", come lo definì la poetessa stessa.

Baldacci, infine, dà notizia degli interventi critici, anche in rivista, apparsi sulla poesia della Rosselli fino al momento della sua pubblicazione (Laterza, 2007). Notizie interessanti (Emanuela Tandello che "mostra come il gioco di parole nella Rosselli sia sempre marcato da un peso inquietante, e si sviluppi sulla scia delle parole portemanteau di Carrol"); stimolanti (Siriana Sgravicchia che "sottolinea come la musica nella ricerca rosselliana degli anni Cinquanta, oltre a mostrare affinità con l'estetica compositiva di John Cage per un comune dialogo con l'I Ching, tende a recuperare una dimensione originaria, quasi prenatale, del ritmo"); pretestuose e incongrue (Giuliano Ladolfi che "riconduce l'autrice all'interno di un lirismo autoreferenziale, di un linguaggio limitato al privato, di un manierismo che non crea ordine, sistema").

“La lingua in cui scrivo di volta in volta è una sola, mentre la mia esperienza sonora logica associativa è certamente quella di molti popoli…. Tutte le migrazioni cui sono stata costretta hanno prodotto una dissociazione linguistica e di permanente inconsistenza. La lingua riflette tale situazione” disse di sé Amelia Rosselli e questo saggio, che ne esplora opera  e critica, ne dà conto.


Alessandro Baldacci, Amelia Rosselli, Laterza 2007.

Qui Watch | Facebook e qui Facebook Watch due mie brevi conversazioni sulla Rosselli, a cura di Britalialive 

lunedì 26 ottobre 2020

Casa Rosselli, di Giuseppe Fiori

Il 9 giugno del 1937, alle 19.30, su una strada di Normandia i fratelli Carlo e Nello Rosselli, lucidi intellettuali e generosi militanti antifascisti, vennero barbaramente trucidati da militanti della Cagoule, organizzazione francese di estrema destra. 

Nello e Carlo nel 1934 a Juan les Pins con Silvia,
prima nata di Nello, e John primogenito di Carlo
Jean Filliol spara, Fernand Ladislav Jakubiez sgozza e pugnala. "Un'orrende mattanza, il sangue zampilla impiastricciando anche gli assalitori. A terra, spenti e sfigurati, Carlo a trentotto anni e Nello a trentasette, tredici anni esatti dopo l'assassinio di Matteotti e sei settimane dopo la morte di Antonio Gramsci per "lento assassinio" scrive Fiori nel penultimo capitolo di questo saggio molto documentato e appassionante quanto e più di un romanzo. Mandanti dell'omicidio, spacciato in Italia dalla menzognera stampa di regime come regolamento di conti tra antifascisti di opposte convinzioni politiche, furono direttamente gli apparati del regime: il tenente colonnello dei Carabinieri e capo della sezione controspionaggio, Santo Emanuele; il generale Mario Roatta (futuro Capo di stato maggiore dell’esercito e criminale di guerra in Jugoslavia, rifugiatosi dopo la Liberazione nella Spagna franchista); il colonnello Paolo Angioy e il maggiore Roberto Navale; Filippo Anfuso, capo di gabinetto del Ministro degli esteri Galeazzo Ciano; lo stesso Ciano e il capo del governo Mussolini. Tragico epilogo di due vite e due destini spesi tutti ed eroicamente per l'Italia. Giuseppe Fiori ci racconta la famiglia fin dai genitori di Carlo e Nello, Amelia Pincherle Moravia, la mamma, drammaturga e scrittrice di fama, e Joe Rosselli, il padre, rampollo di una ricca famiglia ebrea livornese. Amelia crescerà da sola i figli, i suoi "uccellini" dopo la separazione, dolorosissima, da Joe e da sola affronterà gioie e dolori. I ragazzi Rosselli, Aldo il primogenito e i due piccoli Carlo e Nello, vanno a scuola, suonano il piano, si ammalano e guariscono, crescono. Aldo, iscritto a medicina, a diciannove anni andrà volontario nella Prima Guerra mondiale, non certo per "fare il pappino" nelle retrovie mentre migliaia di giovani meno fortunati "che nulla sanno di Trento e Trieste sono mandati al fronte". Dopo l'accademia di Modena, nel dicembre 1915, il giovane raggiunge il suo reggimento a Tolmezzo, in Carnia. Col grado di sottotenente partecipa alla battaglia di Pal Piccolo del marzo 2016 e lì si chiude la sua vita. Carlo, "eretico del socialismo", fonda il movimento Giustizia e Libertà, affronta il confino a Lipari e l'esilio in Francia, finanzia la fuga all'estero di tanti perseguitati dal fascismo, combatte nella guerra di Spagna. Nello si dedica meno alla politica attiva e più agli studi di ricerca storica, che il fratello aveva dovuto mettere da parte negli anni della lotta antifascista.  Incontriamo nel libro tanti protagonisti della storia del Novecento, illustri militanti della Resistenza e padri della Repubblica come Emilio Lussu, Piero Calamandrei e Sandro Pertini, per non citarne che tre; intellettuali come Gaetano Salvemini e Giulio Einaudi; spie e infiltrati come Pitigrilli. Incontriamo Alberto Moravia, cugino dei Rosselli, critico nei confronti delle "illusioni dell'antifascismo", silente rispetto ai crimini del regime, dimentico di zia Amelia che da ragazzo gli aveva salvato vita e salute. Fiori si avvale per la sua narrazione del Memoriale di Amelia, degli epistolari familiari, di interviste ai figli dei due martiri: bambini che in tenerissima età furono raminghi tra un Paese e l'altro d'Europa, anche se l'agiatezza familiare permise loro di non dover mai conoscere indigenza e privazioni. Bambini costretti all'esilio insieme alle loro mamme Marion e Maria, bambini che aspettavano il ritorno babbo e i doni della Befana, che scrivevano lettere costellate di bacini. Bambini di guerra, innocenti. Come scrisse Amelia, secondogenita di Carlo, detta da piccola Melina,: "... siamo figli della seconda guerra mondiale. Cosmopolita è chi sceglie di esserlo. Noi non eravamo dei cosmopoliti; eravamo dei rifugiati". Di lei, musicista e poetessa, ci occuperemo anche qui.

Giuseppe Fiori, Casa Rosselli. Vita di Carlo e Nello, Amelia, Marion e Maria, Einaudi, 1999.


martedì 20 ottobre 2020

Rodari in biblioteca 7: un anno (scolastico) nella casa della fantasia, parte seconda da marzo a giugno

 

Marzo è il mese in cui ogni anno si apre la nuova primavera ed è il mese in cui si celebra la giornata mondiale della poesia. Le classi che partecipano ai laboratori ascoltano la lettura delle poesie "Promemoria" e "Dopo la pioggia" di Gianni Rodari, che alcuni ragazzini già conoscono. Sono poi invitati a riflettere e a raccontare che cosa significhi il termine pace per ciascuno di loro, quali immagini susciti e infine a scrivere il proprio messaggio, in versi liberi o in acrostici. Come sempre, i testi che ci regalano, dei quali, per forza di cose, riportiamo a titolo di esempio una parte minima, sono molto coinvolgenti:

Penso al futuro
Alla pace che nel mondo regnerà
Come una colomba libera
Ecco la pace arriverà

scrive Simone. E Stefano aggiunge

Piace al mondo intero
Amare, sorridere e giocare
Col sole dell'armonia nulla è nero
E la gioia riempie ogni cuore

Nicole così esprime il suo pensiero:

Mamma, cos'è la guerra?
La guerra è un'oscurità 
che scoppia sulla terra
senza nessuna carità.
Mamma, cos'è la pace?
La pace è un bambino sorridente
che nel suo lettino giace
senza avere paura di niente.
Mamma, la guerra è brutta,
la pace è bella.
Diciamolo alla gente,
ma proprio a tutta!


La riflessione prosegue poi, nel mese che segue, sempre partendo dalle due poesie di Rodari, ma concentrando la riflessione sulle guerre trascorse e su quelle ancora accese qua e là nel mondo.  Simone si immedesima nei bambini di guerra e scrive:

La guerra è arrivata,
è una tragedia.
La notte è paurosa
e pericolosa. Le bombe
fanno un rumore assordante
e costante. 
Io mi nascondo,
ma non per molto.
La mia casa è distrutta 
e la guerra è brutta.

A maggio i laboratori si concentrano sulla narrazione in prosa, specialmente sulle storie di fantasia, che i bambini molto spesso, abbracciando senza saperlo la tradizione della fiaba classica, apparentano alle storie di paura. Scrivono di incubi e di streghe, di solai oscuri e minacciosi. Ogni tremore e ogni brivido sono sempre riscattati, com'è giusto, dal lieto fine. 
Giugno viene dedicato al tema "Dentro i libri", gli amici che non ci abbandonano mai e che, in biblioteca, offrono pagine aperte e colorate ai piccoli, curiosi, lettori. "Tante storie per giocare" di Rodari offre l'occasione di poter scegliere un finale tra i tre proposti  proposti dallo scrittore per ogni racconto, di conoscere successivamente quale sia il preferito di quest'ultimo e di elaborare nuovi, propri finali, liberamente. Perché "l'immaginazione del bambino, stimolata a inventare parole, applicherà i suoi strumenti a tutti i tratti dell'esperienza che sfideranno il suo intervento creativo. Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all'utopia, all'impegno politico: insomma, all'uomo intero, e non solo al fantasticatore", scrive Gianni Rodari nella "Grammatica della Fantasia" e noi facciamo in modo di poter mettere in pratica questo principio.
Lasciamo infine qualche pagina bianca in fondo al quaderno (il quinto della Sezione Ragazzi) affinché ogni bambina e ogni bambino che ha partecipato ai laboratori con la sua classe a cui una copia del libretto viene donata abbia spazio per scrivere le sue parole e i suoi pensieri belli sempre.


(C) Eleonora Bellini