Giulia Spizzichino, definita affettuosamente da un amico la farfalla impazzita per non aver mai saputo dimenticare la deportazione e la morte dei suoi familiari e di conseguenza per non aver mai trovato pace durante tutta la sua vita, scrisse, insieme al generale dei Carabinieri Roberto Riccardi, un libro autobiografico, uscito nel 2013. Ad esso ispirato, seguì poi nel 2025 uno sceneggiato di Rai Fiction.
Giulia, la prima di cinque bambini, era una ragazzina timida che, in quanto primogenita, si sentiva obbligata a crescere troppo in fretta. A parte questo, la sua vita scorreva tranquilla, tra la scuola, gli affetti e le grandi feste da vivere tutti insieme, grandi e piccini, in una numerosa famiglia ebraica del quartiere romano del Testaccio. Quando, nel 1938, entrarono in vigore le leggi razziali contro gli Ebrei, Giulia, undicenne iscritta al primo anno dell'Avviamento Commerciale, per la prima volta prese coscienza del suo essere ebrea, quasi fosse una colpa che la rendeva diversa ed estranea nella stessa sua città.
Racconta Giulia: «Ero brava a scuola, non capivo perché mi avesse convocata il preside. Ma non mi spiegò nulla, solo mi disse che il mattino dopo sarei dovuta tornare a scuola accompagnata da un genitore». Così, il giorno seguente, insieme alla sua mamma, la ragazzina seppe che una circolare del regime fascista aveva stabilito che gli alunni di origine ebraica non avrebbero più potuto frequentare le scuole statali, riservate agli ariani. Dolore e umiliazione iniziarono da quel momento e ad essi, ben presto, seguì la tragedia: sette familiari di Giulia furono assassinati alle Fosse Ardeatine e più tardi altri diciotto suoi parenti, tra i quali il cuginetto Giovanni di soli due mesi, furono deportati ad Auschwitz. Non tornarono mai più.
Soltanto molti anni dopo Sam Donaldson, giornalista dell’emittente americana ABC, avendo saputo che Priebke, responsabile con Kappler dell'eccidio delle Ardeatine, viveva in Argentina a San Carlos de Bariloche, si mise in contatto con Giulia affinché con il suo appoggio venisse chiesta nella forma dovuta l’estradizione del criminale nazista per crimini contro l'umanità. Giulia sostenne in ogni modo la richiesta, recandosi personalmente in Argentina. Se il primo tentativo di estradizione fallì, il secondo, nel 1995, andò a buon fine. Il libro è corredato da un'appendice che riporta le generalità di tutte le vittime della famiglia di Giulia e una commovente documentazione fotografica.
"Ora chissà dove riposano i Di Consiglio, che non avevano fatto del male a nessuno. Di certo sono in pace. Giulia però se li vede sfilare accanto in silenzio ogni notte. Ogni singola notte della sua vita" scrive Roberto Riccardi nella prefazione al libro dedicato alla vita di una donna tormentata e coraggiosa, custode di affetti e memorie.
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| G. Spizzichino/R. Riccardi, La farfalla impazzita, Giuntina 2013 |

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