mercoledì 22 maggio 2019

Il mio orecchio sul tuo cuore, di Hanif Kureishi

"Perché milioni di persone comuni - come quelle che vivevano nella nostra strada, come noi - commettevano i peggiori crimini immaginabili? La domanda successiva era: quando succederà di nuovo? Il fatto che una razza avesse tentato, letteralmente, di sterminare fisicamente un'altra razza era una verità scioccante, non tollerabile rispetto alle cose che ci piace credere di noi stessi [...] E quindi con l'Olocausto così vicino nella memoria (il barbiere che mi tagliava i capelli una volta mi mostrò il numero tatuato sul braccio) emerse una nuova forma di razzismo, questa volta diretto contro coloro che si trovavano nel vecchio Impero [...] Quel tipo di razzismo capace di farti perdere fiducia nella razionalità e nella giustizia del sistema politico britannico, che richiedeva immigrati e allo stesso tempo collaborava alla loro persecuzione". 

Hanif Kureishi, nato in Inghilterra nel 1954 da padre pakistano e madre inglese, in questo romanzo autobiografico ripercorre la storia della sua famiglia, in particolare riscoprendo suo padre. Dopo la sua morte, il figlio trova un suo dattiloscritto, un romanzo mai pubblicato, la cui lettura dà avvio a un viaggio nella memoria e nella consapevolezza di sé. Un’adolescenza indiana, così si intitola lo scritto inedito del padre di Hanif, narra la sua vita in India ai tempi del colonialismo britannico fino all'arrivo a Londra dove egli diviene impiegato all’ambasciata indiana e costruisce la sua nuova vita e la sua famiglia. Il sogno dell'uomo è quello di poter diventare uno scrittore le cui opere siano pubblicate, sogno che non si avvererà per l'uomo, ma sarà realizzato, con successo, dal figlio. La passione per la letteratura unisce padre e figlio, anche al di là della morte, sembra essere il significato ultimo de Il mio orecchio sul tuo cuore: "Non riesco a dire abbastanza che piacere sia stato questa vita di scrittura e come mi abbia sostenuto e abbia creato il me stesso che sono. E' da lì che sono partito, ed è lì che ancora ritorno. Forse facendo questo gli ho restituito qualcosa. Forse il debito è saldato". Il libro è interessantissimo anche per le acute e profonde note psicologiche e di costume che riguardano la vita di un ragazzo prima e di un giovane immigrato poi nella capitale britannica dagli anni Cinquanta agli anni Settanta del Novecento.  

Hanif Kureishi, Il mio orecchio sul tuo cuore, Bompiani 2004 

domenica 14 aprile 2019

Il nazismo e l'Antichita', di Johann Chapoutot

L'antichita' greca e romana occupo' un posto di primo piano nell'immaginario nazista e, per fondare la ''razza ariana'' negli splendori esemplari di Grecia e Roma, furono compiuti numerosi falsi storici, ricostruiti argomenti, capovolte realta', esercitata la piu' ampia propaganda. L'argomentazione posta alla base di tutto questo ''pensiero capovolto'' sosteneva che i Greci erano Uomini del Nord. Un sillogismo, abbastanza diffuso e abbastanza accettato nel XIX secolo, recitava: la civilta' viene dal nord. Per questo i Greci che fondarono la civilta' piu' illustre ed esemplare non possono che essere nordici, si affermo'. Chapoutot indaga e riferisce con linguaggio chiaro ed argomentazioni esaurienti tutti gli aspetti della strumentalizzazione e della deformazione della storia e della civita' antica che i nazisti operarono. Un esempio e' nel capitolo dedicato all'esaltazione della perfezione del corpo, basata sull'idea che i Greci avessero coltivato uno spirito agonistico pari ed uguale a quello dei Tedeschi, idea che sfocia nella consacrazione delle Olimpiadi del 1936, quando la fiamma olimpica arriva nella Berlino hitleriana. Queste Olimpiadi, oltre a celebrare il regime, assurgono a dimostrazione scientifica della derivazione dei Tedeschi ariani dai Greci antichi. Stupefacente e' anche scoprire come un folto stuolo di dotti ed accademici convalidarono con il crisma del loro status culturale queste teorie razziste ''La ragione accademica abdica ad ogni etica della verita' e diventa la docile serva di un'ideologia che le ordina di convertire il mito in verita' scientifica'' scrive l'autore. Per ottenere la perfetta deformazione della realta' storica i nazisti dovettero lottare contro il ''clan degli archeologi'', che si ostinavano a estrarre dai boschi della Germania delle rozze e sgraziate brocche, come ebbe ad affermare, lagnadosene, Hitler stesso. Chapoutot, che esplora tutti gli aspetti della strumentalizzazione e della falsificazione nazista della storia antica, ricostruita secondo criteri razziali (e razzisti), con un'espressione felice definisce i nazisti ''ladri di storia''.
L'autore osserva che ''Nel caso specifico del nazionalsocialismo siamo in presenza di una menzogna elevata a potenza'' e cita Hannah Arendt secondo la quale questa menzogna ''tradisce il fine ultimo della conquista del mondo, perche' soltanto in un mondo interamente controllato il dittatore totalitario puo' realizzare le sue menzogne e far avverare le sue profezie''.
Vi dice niente quest'ultima affermazione?

J. Chapoutot, Il nazismo e l'antichita', Einaudi 2017

mercoledì 3 aprile 2019

La doppia madre, di Michel Bussi

Malone ha tre anni e non si separa mai dal suo pupazzetto Guti. Guti gli racconta ogni sera una storia, di nascosto da Mamma-da, però. Perché mai? Perchè Malone deve ricordare tutto, deve imprimersi bene nella memoria tutte le storie, i luoghi e i fatti che la "mamma di prima" gli ha narrato e che gli ha raccomandato di non scordare mai. La memoria dei bambini piccoli è labile, si sa, per questo la "mamma di prima" gli ha fatto tante raccomandazioni. E Malone, che è un bambino obbediente e molto più maturo dei suoi tre anni e mezzo, le obbedisce in segreto. Ora Malone vive con Mamma-da e Papà-da, ai quali vuole bene, ma non ha nessuna intenzione di dimenticare la sua "mamma di prima". Così racconta e disegna per lo psicologo della scuola, Vasil Dragonman, la sua vita precedente, il castello con quattro torri, il bosco degli orchi, il mare e la nave. E gli confida che i suoi genitori non sono i suoi veri genitori. Vasil ritiene giusto contattare la polizia e prende appuntamento con la comandante Marianne Augresse, che però è impegnata nell'indagine su una rapina e sembra sottovalutare il suo racconto e l'urgenza di appurare se quanto il bimbo, che lo psicologo ritiene superdotato e molto affidabile, racconta di sé sia vero. Ma l'urgenza esiste, perché "per sostenere che la madre non è sua madre il bambino si aggrappa a frammenti di ricordi, ma tra qualche giorrno, tra qualche settimana, via via che crescerà, imparerà cose nuove, si riempirà la testa di nomi di animali, fiori, lettere e del mondo infinito che lo circonda, e i suoi ricordi più vecchi si cancelleranno. E, molto semplicemente, l'altra madre di cui ancora si ricorda, e la vita di prima di cui mi parla ogni volta che ci vediamo, per lui non saranno mai esistite!", sostiene Vasil.
Una trama intelligente, che si snoda tra costante suspence, approfondite notazioni psicologiche ed esistenziali, non priva di cenni alle contraddizioni sociali che caratterizzano i nostri giorni, appassiona e sostiene fino in fondo la lettura di questo romanzo di quasi cinquecento pagine. Bussi si conferma narratore elegante e intelligente, capace di trame profonde e, insieme, di notazioni ironiche e di costume. Il finale, poi, nelle sue storie è sempre una sorpresa.


Michel Bussi, La doppia madre, E/O 2018. Traduzione di Alberto Bracci Testasecca


venerdì 22 marzo 2019

Karl Marx, di Marcello Musto

A duecento anni dalla sua nascita, questo interessante saggio ripropone vita e pensiero di Karl Marx, filosofo, economista e umanista di vastissima cultura, restituendoci spazi di lettura e riflessione su elementi nuovi o trascurati delle sue opere, nonché su altri che la vulgata successiva alla caduta del muro di Berlino ha erroneamente etichettato come morti. Marcello Musto, invece, presenta Marx mettendo in rilievo, con argomentazioni approfondite, ma esposte con stile semplice e piacevole, elementi sinora trascurati dagli studiosi e dai divulgatori del filosofo tedesco. Un esempio è costituito dall'attenzione di Marx agli eventi e alla storia delle società extraeuropee. Citiamo solo la sua attenzione per la guerra di secessione americana, di cui Marx scrisse in diverse occasioni, notando come quella guerra non fosse tanto un conflitto di potere tra Nord e Sud degli States (questo aveva ritenuto Garibaldi, rifiutando l'invito del governo nordista ad assumere un posto di comando nel suo esercito), ma che la questione fondamentale di quel conflitto e la eventuale vittoria (o sconfitta) sarebbe stata o meno l'abolizione della schiavitù. Scriveva. infatti, in un articolo per il New-York Tribune "i popoli d'Europa sanno che una battaglia per la continuazione dell'Unione è una battaglia contro la prosecuzione del potere fondato sulla schiavitù - che in questo contesto la più alta forma di autogoverno popolare, realizzata fino a ora, sta dando battaglia alla più abbietta e vergognosa forma di schiavitù umana mai registrata negli annali della storia". Porre gli interessi dell'enorme massa di bianchi poveri del Nord al servizio dell'oligarchia schiavista sollecitando il loro desiderio di nuovi territori da colonizzare e prospettando che, grazie a questo, un giorno sarebbero diventati anche loro schiavisti, avrebbe prodotto, alla fine, una povertà e una schiavitù estreme della più ampia massa della popolazione. Lincoln, al contrario, mirava all'estinzione  della schiavitù (o almeno a un contenimento della stessa che, secondo le leggi economiche, ne avrebbe decretato l'estinzione). E Marx aveva ben compreso e spiegato questo elemento. E' superfluo sottolineare qui l'attualità di questa interpretazione e delle sue conseguenze pratiche.  
Nel libro si trovano molti altri elementi, tra i quali lo studio rivolto dal filosofo alle caratteristiche della proprietà comune nelle società precapitalistiche, la sua attenzione per l'antropologia e le scienze naturali, la stima che nutrì per le teorie di Darwin, lo studio dei cambiamenti in atto in Russia dopo l'abolizione della servitù della gleba, l'amore per i classici latini e greci che leggeva in originale, la letteratura e la poesia, la matematica che considerava passatempo e consolazione nei momenti difficili. Incontriamo, inoltre, in queste pagine, fatti della vita quotidiana della famiglia Marx, gli affetti, i lutti, la povertà, le amicizie e le antipatie, le malattie che tanto spesso colpirono i suoi familiari, l'amico Engels e lo stesso Karl, senza tuttavia mai minarne l'acume intellettuale e la forza morale. 
Musto sottolinea nella Prefazione che: "...determinante, al fine di una reinterpretazione complessiva dell'opera di Marx, è stata la pubblicazione della Marx-Engel- Gesamtausgabe, edizione storico critica completa delle loro opere. [...] Il nuovo scenario politico, seguito all'implosione dell'Unione Sovietica, ha anch'esso concorso a rinnovare la percezione di Marx. La fine del marxismo-leninismo lo ha liberato, infatti, dalle catene di un'ideologia sideralmente lontana dalla sua concezione di società".

Marcello Musto, Karl Marx. Biografia intellettuale e politica 1857-1883, Einaudi 2018.

domenica 17 marzo 2019

Khalil, di Yasmina Khadra

Quattro giovani kamikaze di Bruxelles sono votati a trasformare un pomeriggio di giubilo allo Stade de France di Parigi in lutto planetario. Khalil e' tra loro. La sua missione e' quella di farsi esplodere sulla RER stipata di tifosi dopo la partita. Ma qualcosa non funziona, la cintura esplosiva e' mal confezionata e l'esplosione non ha luogo. Il ragazzo si salva e, con lui, i viaggiatori. 
Yasmina Khadra anche in questo romanzo, come nei precedenti, propone una storia immaginaria profondamente ispirata alla realta'. Racconta con la voce di Khalil, si cala nella sua mente, gli offre parole e frasi, rivela a noi attraverso quali inesplorati meandri si snodi il fluire delle motivazioni e dei pensieri di un giovane terrorista europeo di origine maghrebina, educato e cresciuto in Belgio. Offre al ragazzo, attraverso il fallimento della sua missione di morte, l'occasione per ripensare alle proprie motivazioni, ripensamento difficile, costantemente negato, inquieto e disperato. Nonostante abbia perso nell'attentato alla metropolitana di Bruxelles la sorella gemella, la persona a lui piu' cara al mondo, Khalil oscilla tra la devozione ai ''fratelli'' e il dubbio sulla bonta' della sua causa, che la reazione di condanna del terrorismo da parte di Rayan, l'amico del cuore, e dei suoi stessi familiari gli insinuano nella mente. Senza piu' nessuna speranza e provato a fondo dal dolore per la perdita della sorella, il giovane accetta di essere arruolato per un attentato in Marocco, suo Paese d'origine. Qui opera finalmente la sua scelta, non senza tormento, ma in autonomia e accettandone lucidamente le conseguenze. 
Questo nuovo romanzo di Khadra induce alla riflessione sulla nostra epoca, sospesa tra la proclamazione e la presa di coscienza dei diritti e le insostenibili violenze delle guerre, quelle combattute su lontani campi di battaglia e di sterminio e quelle portate nel cuore di citta' e Paesi da giovani kamikaze ai quali morire provocando altre vittime innocenti sembra un atto di grande fede e di coraggio estremo.
Yasmina Khadra, Khalil, Sellerio 2018

martedì 12 marzo 2019

Nina e Teo, di Antonio Ventura e Alejandra Estrada

Nina, la bambina, legge e Teo, il gatto, la ascolta. I due amano lo stesso libro, come tutti coloro che si intendono alla perfezione e hanno molte cose in comune. Nina mostra un disegno al gatto e lui lo tocca con la zampa, leggermente, per non graffiare la pagina. Pare quasi voglia intrufolarsi nel libro, Teo, e infatti, a un certo punto, scompare. Poco dopo a Nina sembra che dalle pagine esca un miagolio. ''Non e' possibile!'' pensa la bambina. Eppure c'e' un gatto che corre tra le casse di pesce del mercato disegnato proprio sulla pagina seguente...
I disegni che raffigurano i protagonisti della storia con un solo colore per ciascuno, verde per la bimba e rosso per il gatto, colpiscono per la loro essenzialita' e per la loro raffinatezza insieme. Vivono sulla pagina bianca di carta uso mano e danno al lettore, per un attimo, la stessa emozione che gli trasmetterebbe sfogliare l'illustrazione originale.
Il libro e' un omaggio a Gabrielle Vincent, autrice delle famosissime storie di Ernest e Celestine, un pacifico orso e una topolina aspirante artista, che fanno incontrare due mondi diversissimi l'uno dall'altro.  

A. Ventura e A. Estrada, Nina e Teo, Kalandraka 2018 (trad. Elena Cannelli)

La casa in riva al mare di Eleonora Bellini illustrato da Cristina Picciolini



Questa storia in rima tra il deserto e il mare racconta di un papà che parte e va lontano lontano. Fino a quando la porta di una piccola casa in riva al mare si apre per lui e lo accolgono un lupo che non è un vero lupo e due gatti, uno bianco e uno nero.
I loro occhi sorridono al nuovo arrivato, la stanza si illumina, il cuore trova conforto e vola verso un finale felice, come in una fiaba.
Questo albo si propone di parlare ai piccoli di un tema grande, quello delle migrazioni, attraverso versi semplici e armoniosi e immagini calde e luminose.
Non per rendere semplice ciò che è complesso e nemmeno per nascondere ciò che è difficile, triste, a volte doloroso, ma per aprire una finestra sul mondo, quello lontano e quello vicino insieme, e soprattutto per dare forza al cuore e alla ragione. Quella forza che, come nelle fiabe classiche, consente di superare ostacoli e barriere e di vedere riconosciuti spazi e affetti; qui con la complicità solidale e rasserenante di un vecchio, solitario lupo di mare e di due gatti dagli opposti colori che vivono in pace, l’uno accanto all’altro.

Autore: Eleonora Bellini
Illustrato da: Cristina Picciolini
Editore: Fabbrica dei Segni Editore
Collana: Orizzonte scalzo
Anno: 2019
Numero di pagine: 26
Età: da 3 anni
Tematica: accoglienza, affetto, migrazione
https://fabbricadeisegni.it/prodotto/la-casa-in-riva-al-mare/

mercoledì 6 marzo 2019

I sette peccati capitali dell'economia italiana, di Carlo Cottarelli

I sette peccati capitali di cui si macchia l'economia italiana, descritti da Carlo Cottarelli in questo libro, sono l’evasione fiscale, la corruzione, la soffocante burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, il divario tra Nord e Sud e la difficoltà a convivere con l’euro. A ciascuno è dedicato un capitolo. Facendo tesoro delle sue molteplici esperienze internazionali, Cottarelli spiega con chiarezza in che cosa consistano i vizi e quali potrebbero essere i rimedi per ricondurre il nostro Paese alla virtu'. 
L'evasione fiscale pesa in Italia molto piu' che negli Stati Uniti (60% circa contro 40%) ed e' dovuta ovviamente ai lavoratori autonomi. Alla gravita' morale in se' del fenomeno si aggiunge anche il fatto che nel nostro Paese i lavoratori autonomi sono in misura molto piu' alta che all'estero, quindi il danno erariale, in proporzione, e' maggiore. Evasione e corruzione possono inoltre autoalimentarsi a vicenda, anche perche' condoni fiscali ricorrenti, pur se proposti successivamente sotto nomi sempre diversi, risultano diseducativi per i cittadini, ingiusti nei confronti degli onesti, incentivo ai disonesti. La severita' delle pene, da sola, non sempre ottiene i risultati sperati.
Un concetto che viene troppo spesso trascurato quando si parla di futuro economico e di benessere della nazione, sostiene Cottarelli, e' quello di capitale sociale. Il capitale sociale consiste nell'esercizio consapevole, da parte dei cittadini, di quell'insieme di comportamenti e di rispetto delle regole di convivenza che induce a comportarsi in modo corretto e responsabile, nell'osservanza delle leggi e nella capacita' di identificarsi nell'altro per perseguire i bene comune. Si tratta di tutto cio' che serve a interiorizzare gli effetti del proprio comportamento individuale sulla società tutta. Il capitale sociale puo' essere insegnato attraverso l'educazione e l'apprendimento scolastico, ma poi deve essere interiorizzato. Riusciranno a farlo gli italiani, che troppo spesso amano ''fare i furbi''?
Nel libro, infine, si svela l'infondatezza di tanti discorsi correnti e perfino di tante ''bufale'', soprattutto nel caso del rifiuto dell'euro e dell'Unione Europea. 
''Come non bastano le antiche glorie a darci la grandezza presente, così non bastano i presenti difetti a toglierci la grandezza futura, se sappiamo volere, se vogliamo sinceramente rinnovarci''. Questa citazione di Piero Gobetti, posta in esergo al libro, ne sintetizza bene il contenuto e insieme indica una prospettiva e una esortazione all'azione. Perche' il tempo per salvare l'Italia non e' piu' molto. Numerose nuvole torneranno presto a oscurare di nuovo l'orizzonte.

 Carlo Cottarelli, I sette peccati capitali dell'economia italiana, Feltrinelli 2018.

martedì 5 marzo 2019

Ottocento in collezione. Dai Macchiaioli a Segantini, il catalogo

La mostra “Ottocento in collezione. Dai Macchiaioli a Segantini“, da poco conclusa al castello di Novara, ha proposto al pubblico un interessantissimo percorso, in 74 dipinti e 6 sculture,  attraverso l'arte dall’Unità d’Italia fino ai primi del Novecento. Le otto sezioni tematiche proposte ai visitatori: Il Risorgimento nazionale tra epica e cronaca; L’Italia delle regioni: scene di città ed episodi quotidiani; La varietà del paesaggio italiano; Il quotidiano famigliare della nuova borghesia; Uno sguardo oltre il confine: gli italiani a Parigi e la Maison Goupil; Suggestioni dall’esotico; Il lavoro e la nuova sensibilità ai risvolti sociali; Oltre il confine, hanno dispiegato dinanzi agli occhi e alla mente di chi si aggirava tra le sale, ammaliato nella meraviglia delle tele, scorci di arte e di rara bellezza.
Rimane il Catalogo, a testimonianza e memoria, dell'evento. Ma non solo. Si tratta di un volume di grande formato, di ben 383 pagine, che ripropone non solo il percorso della mostra, ma illustra attraverso due saggi dei curatori della mostra, Elisabetta Staudacher e Sergio Rebora, l'evoluzione del mercato dell'arte in Italia nel'Ottocento e le tipologie di costituzione delle raccolte private insieme al ruolo che ebbe, anche in questo campo, la nascente borghesia imprenditoriale. Un documentato Regesto degli artisti in mostra, naturalmente presenti nel catalogo, chiude l'opera. Vi troviamo: Gerolamo e Domenico Induno, Gioacchino Toma, Luigi Nono, Sebastiano De Albertis, Giovanni Fattori, Mose' Bianchi, Telemaco Signorini, Filippo Palizzi, Antonio Fontanesi, Gugliemo Ciardi, Filippo Carcano, Eugenio Gignous, Ettore Tito, Carlo Fornara, Angelo Morbelli, Silvestro Lega, Emilio Longoni, Odoardo Borrani, Giuseppe Sciuti, Giacomo Favretto, Tranquillo Cremona, Giuseppe Grandi, Daniele Ranzoni, Vittorio Matteo Corcos, Eugenio Pellini, Paolo Troubetzkoy, Giuseppe De Nittis, Giovanni Boldini, Federico Zandomeneghi, Francesco Paolo Michetti, Antonio Mancini, Vincenzo Gemito, Federico Faruffini, Alberto Pasini, Domenico Morell, Medardo Rosso, Plinio Nomellini, Giovanni Pellizza Da Volpedo, Giovanni Segantini, Cesare Maggi, Gaetano Previati. 


Ottocento in collezione. Dai Macchiaioli a Segantini, METS 2018

domenica 27 gennaio 2019

Dora Bruder, di Patrick Modiano

«Scrivendo questo libro, ho lanciato degli appelli, come fari che purtroppo dubito possano rischiarare la notte. Ma spero sempre». Al principio degli anni Novanta del Novecento, Patrick Modiano si imbatte per caso in un ritaglio di giornale del 31 dicembre 1941, che riporta l'avviso di ricerca di una ragazzina di 15 anni, Dora Bruder, m. 1.55, volto ovale, occhi castano grigi, cappotto sportivo grigio, pullover bordeaux, gonna e cappello blu marina, scarpe sportive color marrone. Inizia a ricercarne le tracce a partire dal quartiere di Boulevard Ornano, che conosce bene, perche' lo frequentava da bambino insieme alla sua mamma. I ricordi dell'infanzia si avvicendano nella narrazione ai tasselli, sempre troppo pochi e fuggevoli, che la ricerca permette di ordinare l'uno accanto all'altro. Modiano insegue le tracce della ragazza, ebrea ma non dichiarata come tale all'anagrafe dal padre, attraverso la citta' e attraverso gli archivi, quelli almeno che non sono stati distrutti per nascondere l'infamia della connivenza assoluta col nazismo del governo di Vichy. Con determinazione, quasi si trattasse di una sfida o di un'ineludibile missione, lo scrittore persegue il suo intento, per restituire qualche brandello di giustizia alla storia e per sottrarre la ragazza, sepolta, come innumerevoli altri, nelle tenebre dell'oblio. Segue Dora che fugge da casa una domenica sera di dicembre, quando sarebbe dovuta rientrare nel collegio di suore a cui era iscritta. Le sue tracce si perdono poi per lunghi mesi, fino a quando un rapporto di polizia segnala che la ragazza e' rientrata a casa, da sua madre. Poi, di nuovo, una traccia riappare e sappiamo che Dora il 13 agosto 1941 viene internata nel campo di Drancy e che, prima ancora, era rinchiusa nel centro di internamento delle Tourelles. Sicuramente era stata arrestata per strada, ipotizza Modiano, convinto che la ragazza si fosse fatta prendere proprio in quel lugubre e gelido mese di febbraio, quando la Polizia delle questioni ebraiche si appostava nei corridoi del metro, all'ingresso dei cinema o all'uscita dei teatri. Ed e' proprio la banalita' e l'anonimato di questa adolescente, che si muove in un mondo quotidiano normale e senza scosse, fino a quando una tragedia epocale non la porta a fondo, a impegnare lo scrittore affinche' possa esserle restituita una fisionomia, una molecola di memoria. Modiano recupera pochi documenti, descrive un paio di vecchie foto di Dora bambina vestita di bianco e, cosi' facendo, senza enfasi, ma con la semplicita' del cronista delinea tutto lo spessore della tragedia dell'olocausto e tutta la vergogna delle autorita' francesi conniventi con la barbarie nazista, quelle che Ti convocano. Ti internano. E a te piacerebbe capire il perche'. Queste tre frasi secche e lapidarie trasmettono in modo perfino piu' efficace di lunghe orazioni tutto l'orrore dello stermino. Di ogni sterminio, quello nazista e quelli che, innanzando muri e deliberando leggi ingiuste, ancora minacciano e incombono.
Il primo giugno 2015 a Parigi, nel XVIII arrondissement, lo scrittore ha inaugurato la promenade Dora Bruder. Contro la volonta' dei nazisti, che avrebbero voluto seppellire nell'oblio, cancellandone perfino il nome, Dora e tutte le altre migliaia di bambini e adolescenti strappati a Parigi per farli morire ad Auschwitz. 
A Patrick Modiano e' stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura 2014.

Patrick Modiano, Dora Bruder, Guanda 1997