mercoledì 30 settembre 2026

Gli abbracci della nonna e del nonno, di Lara Bryan/ Anna Milbourne/ Åsa Gilland

“In compagnia dei nonni regna sempre il buonumore / ogni nostro abbraccio sa scaldare il loro cuore!”. Così comincia questa avventura in rima di nonni e nipotini. Un nonno ha i capelli neri neri e tutti ricci, l’altro ha i capelli bianchi e lisci lisci, entrambi sono maestri di giochi allegri e di buffe smorfie ed entrambi portano gli occhiali. Alla pagina seguente un altro nonno sta leggendo il giornale, ma per poco, perché all’arrivo della nipotina e del nipotino si interrompe e li solleva tra le braccia ridendo. Con lui ridono i bambini e ride anche il gatto di casa. Quando si sta con i nonni, racconta uno dei piccoli protagonisti, si può anche fare insieme i birichini, in questo modo i nonni si sentono ancora un po’ bambini e possono addirittura mascherarsi da pirati.

“Insieme alla nonna tutto è migliore / perché i suoi abbracci sono pieni d’amore”. L’albo si apre con questi brevi versi e con le immagini di due nonne, diverse nell’aspetto ma uguali nel cuore, raffigurate mentre dedicano del tempo alle nipotine leggendo per loro un libro. Un’altra nonna, invece, ritorna dopo qualche giorno di assenza e i bambini abbandonano subito i giochi per correre ad abbracciarla. Alla pagina seguente, una nonna è in cucina con la nipotina; insieme stanno preparando degli invitanti biscotti a forma di cuore. L’abbraccio tra loro non può che essere bianco di farina, mentre il gatto di casa approfitta di quel momento di affettuosa distrazione per curiosare nella teglia. Segue il ritratto di un’altra nonna che propone ai bimbi uno dei giochi più antichi del mondo, il nascondino: chi indovina avrà in premio una coccola speciale!

Questi albi cartonati teneri e allegri, sono molto indicati per essere letti insieme ai nonni o, quando questi sono lontani, per ricordare il tempo trascorso accanto a loro. Sono adatti anche a bambini piccoli, poco oltre l’anno di età, perché le pagine rigide e spesse permettono anche alle loro minuscole mani di sfogliarle, sviluppando così, ci avvisano gli esperti, “la motricità fine”. Alcune pagine interne, opportunamente sagomate, invitano a mimare gli abbracci e a scoprire gli ambienti in cui avvengono le storie. Il testo breve e in rima è adatto a essere letto e riletto più volte, come amano fare i bambini piccoli. Essendo in stampatello maiuscolo, gli albi favoriranno nei più grandicelli le prime esperienze di lettura.  

Le recensioni complete dei due albi si leggono su Mangialibri ai link:

Gli abbracci della nonna | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Gli abbracci del nonno | Mangialibri dal 2005 mai una dieta


Gli abbracci della nonna e del nonno 
Usborne Editore 2026

mercoledì 23 settembre 2026

Borgomaggio, di Lia Celi

La vicenda è ambientata a Borgomaggio, piccolo paese collinare della Romagna, nella primavera del 1946. La guerra è finita da un anno, la vita è ripresa secondo le consuetudini, tutti gli uomini del borgo arruolati come soldati sono tornati a casa, tranne uno, Guglielmo Fabbroni. Da quando Guglielmo è partito, anni prima, nessuna notizia di lui è mai arrivata alla famiglia. C’è di che scoraggiarsi e abbandonare ogni speranza sembra ragionevole. Ma due persone non si arrendono all’idea che l’uomo potrebbe non tornare mai più alla sua casa e ai suoi affetti: Elisa, la figlia ragazzina, che la guerra ha costretto a crescere in fretta e Assunta, nonna di Elisa e madre di Guglielmo, che rifiuta categoricamente l’idea della morte del figlio. Con loro spera e fantastica Massimo, il fratellino di Elisa, tanto piccolo da non ricordare nemmeno il momento in cui il papà è partito. Anche la moglie, Anita, oppressa dalle privazioni e dalle fatiche, coltiva in silenzio la speranza che, forse, il marito un giorno tornerà a casa. La più energica e determinata della famigliola è comunque Elisa che non vuole assolutamente abbandonare la speranza del ritorno del papà, specialmente adesso, nell’imminenza del 2 giugno, una data importante che segna un avvenimento per cui tutti sono in fermento, il Referendum. Una votazione a cui tutti quanti, anche le donne, parteciperanno, per scegliere la forma dello Stato: Monarchia o Repubblica?

Lia Celi, scrittrice, giornalista, umorista, autrice e conduttrice televisiva, conferma anche questa volta la propria la capacità di raccontare la storia italiana attraverso le vicende semplici e umili della gente comune. In questo romanzo per ragazzi - ambientato in uno degli anni più decisivi del Novecento italiano, il 1946, l’anno del referendum istituzionale che avrebbe sancito la nascita della Repubblica - si uniscono temi diversi, dalle memorie familiari, alla crescita della consapevolezza personale, all’impegno per la ricostruzione nazionale. Un piccolo paese diviene così lo specchio di tutta la penisola, desiderosa di abbandonare lutti e distruzioni e di riprendersi in mano il futuro.

La recensione completa si legge su Mangialibri, al link Borgomaggio | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Lia Celi, Borgomaggio, De Agostini 2026

mercoledì 16 settembre 2026

Scaffale locale 22: Un partigiano in Paradiso. Dedicato a Vittorio Beltrami

Vittorio Beltrami, partigiano e, dopo la Liberazione, consigliere regionale, presidente della Giunta Regionale del Piemonte, fondatore della Casa della Resistenza di Fondotoce a Verbania, è stato un deciso e inflessibile custode dei valori antifascisti. Dai modi miti e garbati, aperto al dialogo, attento al bene comune, tanto rigoroso nel perseguimento dei propri ideali quanto rispettoso di quelli altrui, Beltrami era nato a Omegna il 6 giugno del 1926. Figlio di un operaio della Cobianchi e di un'operaia tessile alla De Angeli Frua, fin da ragazzo aderì all’ Azione Cattolica e a diciotto anni si unì ad Alfredo di Dio della divisione partigiana Valtoce.

Beltrami scrive nella sua memoria partigiana "Un'avventura etica" (qui alle pagine 11-24) parole estremamente attuali: "Ricordare Alfredo Di Dio in questo tempo di calcolo, di arrivismo, di superficialità e di pressapochismo, ristora e rianima; dà pace e sembra di cogliere il riaprirsi di una porta verso giornate più trasparenti, più pulite".

Militante nella Democrazia Cristiana, cessato l'impegno politico e istituzionale diretto, fondò la Casa della Resistenza di Verbania Fondotoce, da lui fortemente voluta con la legge regionale istitutiva che lo vide primo firmatario.

La Casa della Resistenza è un monumento vivo alla memoria di Vittorio Beltrami e una testimonianza assoluta di libertà e di democrazia, riassunta in estrema sintesi in queste sue parole: “Siamo ad oltre 60 anni dalla fine della guerra e il tempo continua nella sua azione di spegnimento dei fuochi del risentimento e promuove la rimonta di quei valori che hanno sorretto la guerra di Liberazione. Sono i valori della libertà, della democrazia, della fraternità. Non può essere scordato che la Resistenza è stata l’espressione concreta, unitaria e univoca della ribellione della coscienza umana contro la barbarie neopagana per la riconquista dei diritti umani primordiali. Sono valori che non mutano col scendere della sera e col cambiare delle stagioni tanto politiche, quanto atmosferiche. Si conservano, crescono e maturano contro ogni dissennata forma di populismo. Questi valori sono supportati da un incontenibile bisogno di PACE” (Nuova Resistenza Unita, n. 4, 2009).

Un partigiano in paradiso che, oltre agli scritti di Beltrami, contiene testimonianze, articoli di stampa, ricordi e attestazioni di stima di amici e collaboratori, è stato stampato nel 2013 a cura della Casa della Resistenza e riproposto in occasione di un convegno che il 6 giugno di questo anno 2026 ne ha commemorato il centenario della nascita.

Di Vittorio Beltrami serbo diversi ricordi, sia inerenti alcuni incontri istituzionali in Regione nell'ambito dei miei doveri relativi alla direzione della Fondazione Marazza, sia privati e personali. Tra questi ultimi mi permetto di ricordare innanzitutto il suo intervento - tanto generoso quanto imprevisto e gratificante - in occasione della presentazione a Borgo Ticino del libro Borgo Ticino e Divignano. Storie di gente scorci di memoria, da me scritto insieme a Diego Tessari, nell'estate del 1996. E poi un altro momento che, non fosse vero, potrebbe essere uno sketch. C'era un treno che, partito da Domodossola, andava filato a Torino passando da Arona, Novara, Vercelli ecc. senza cambi. Lo usavano costantemente funzionari regionali e il presidente della Regione e occasionalmente vi salivano persone dirette a vario titolo a Torino per riunioni, incontri, conferenze. Tra questi un giorno d'autunno c'ero anch'io, diretta a un convegno in piazza Castello, dove c'era allora la sede della presidenza e degli uffici regionali. Mi trovai casualmente seduta accanto al presidente, che mi riconobbe, e, scesi dal treno, percorremmo la stessa strada. Entrati ci ritrovammo al bancone del bar dove ciascuno aveva ordinato il suo caffè. "Spetta a me offrire il caffè stamattina a lei che arriva a Torino per incombenze straordinarie di lavoro" mi disse il presidente. Ne fui contenta, naturalmente, perfino un poco lusingata. Sentii, però, di dover aggiungere: "La ringrazio, davvero, presidente. Le sono grata, tanto più che io non ho mai votato per il Suo partito". E finalmente bevemmo il caffè, Beltrami sorridendo e io "con la coscienza a posto". Ah, benedetta gioventù!

domenica 13 settembre 2026

La sfolgorante luce di due stelle rosse, di Davide Morosinotto

Leningrado, giugno 1941. Viktor e Nadya, fratello e sorella gemelli di tredici anni, vivono con i genitori, conservatori del Museo dell'Ermitage. Sono i giorni del solstizio d'estate e in città c'è un sereno clima di festa. Ma, inattesa e improvvisa, si compie la tragedia: la Germania nazista rompe il patto di non aggressione precedentemente sottoscritto e invade l'Unione Sovietica. Dal Nord le truppe naziste avanzano attraverso i Paesi Baltici puntando su Leningrado. La vita dei cittadini è sconvolta. Anche Viktor e Nadya lo sono, perché il papà deve arruolarsi, mentre la mamma è impegnata giorno e notte, insieme al resto del personale del Museo, a mettere in salvo i capolavori in esso custoditi.

Mentre gli adulti si preparano a resistere agli invasori in ogni modo possibile, viene elaborato un piano per mettere in salvo i bambini, mandandoli su lunghi, affollatissimi e scomodissimi treni - "i treni dei bambini" - lontano dal fronte e dai territori coinvolti nelle operazioni militari. Viktor promette alla mamma, e soprattutto al papà, che non abbandonerà mai la sorella e che la terrà sempre accanto a sé. Saperli in salvo, lontani dal teatro dei combattimenti, è di sollievo ai genitori, impegnati nel loro difficili compiti per la salvezza della patria.

I gemelli, che durante la loro vita non si sono mai separati l'uno dall'altra e nemmeno sono mai usciti dalla loro città, vengono fatti salire su due treni diversi. Un caso fortuito. Ma adesso, oltre ai traumi della guerra e della lontananza da casa, si abbatte su di loro anche quello di una dolorosa e inspiegabile separazione. Dotati di una mirabile forza di carattere e legati da un filo invisibile, intuizione o telepatia che sia, che permette all'uno di avvertire la situazione in cui si trova l'altra e viceversa, Nadya e Viktor cercheranno in ogni modo di riunirsi, sia per non tradire la promessa fatta al papà, sia per quella consuetudine di vicinanza che è stata ed è per loro una necessità vitale, un fondamentale presupposto di salvezza.

Leggiamo le loro storie sui rispettivi diari, che, insieme, compongono la coinvolgente vicenda del romanzo la cui veste grafica è organizzata in modo da dare al lettore l'idea tangibile dei due distinti quaderni: inchiostro rosso per Viktor, che non ama scrivere, ma vuole ad ogni costo tener fede alla parola data ed essere un bravo comunista come gli è stato insegnato; inchiostro nero tradizionale per quello di Nadya, che ama mettere per iscritto con forza e acume tutto ciò che le succede. Mappe, cartine, fotografie arricchiscono i testi, offrendo ai lettori l'idea concreta del teatro delle diverse vicende narrate dall'uno o dall'altra dei due gemelli. Ma non solo, perché intervengono, a commento dei diversi capitoli, anche le osservazioni del colonnello Valery Gavrilovich Smirnov del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni che, un po' stupito di quanto legge nei diari e molto burocrate, commenta e cataloga, dal punto di vista delle norme vigenti in tempo di guerra, le azioni dei ragazzi e del gruppo di amici che condividono con loro i tempi lunghi e difficili dell'assedio della loro amata città e del conflitto che affama e uccide grandi e piccini.

Uscito solo un anno dopo Il rinomato Catalogo Walker & Dawn (2016), La sfolgorante luce di due stelle rosse ha confermato fin da subito l'abilità e l'efficacia della scrittura di Davide Morosinotto, che qui narra l'epopea dell’Unione Sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale, le atrocità del conflitto e lo spirito di resistenza della popolazione. La ricostruzione storica è precisa, le vicende dei due protagonisti sono di fantasia, ma assolutamente realistiche e verosimili. Il romanzo condanna fortemente la guerra, mostro che coinvolge tutti, tanto da far sì, come intuisce tristemente Nadya, che anche persone comuni possano trovarsi coinvolte in operazioni crudeli e violente, perdendo ogni sentimento di umanità. Il libro diffonde inoltre un forte e deciso messaggio di pace e giustizia, che l'autore dichiara ispirato anche alle vicende familiari dei suoi nonni. Scrive infatti nella nota finale: "Io sono italiano e durante la Seconda Guerra Mondiale l'Italia combatté a fianco della Germania contro l'Unione Sovietica. Durante la guerra entrambi i miei nonni furono costretti ad arruolarsi e uno dei due finì proprio nell'Armata Italiana di Russia, l'ARMIR, formata da 230.000 uomini. Alla fine della guerra tornarono a casa solo in poche migliaia".

D. Morosinotto, La sfolgorante luce di due stelle rosse, Mondadori 2017

martedì 8 settembre 2026

Ugly girls - L'incendio, di Lisa Bjärbo Johanna Lindbäck Sara Ohlsson

Lisa Bjärbo, Johanna Lindbäck e Sara Ohlsson costituiscono un terzetto di grande successo nella letteratura svedese contemporanea per ragazzi e giovani adulti. Il loro sodalizio è nato attorno a storie incentrate sul bullismo online, sulla dignità femminile, sugli stereotipi sociali e sessuali. 

Inserito nella collana Beisler “materie prime”, che propone storie dedicate alla nascita dei sentimenti e delle emozioni e all’incapacità di comprenderli e di dominarli, L’incendio è il secondo volume del progetto Ugly Girls. Nel primo, di grande successo, si narrava di un episodio di cyberbullismo causato da un profilo Instagram che metteva alla berlina le ragazze “brutte” della scuola. La tenacia, l’acume e la solidarietà femminile di Tilde, Jasmine ed Eleni, le tre protagoniste della vicenda, aveva permesso allora di individuare il responsabile dell’indegno account. Ora ci troviamo di fronte a un nuovo giallo, che, a seguito di un incendio doloso scoppiato nel centro sportivo della scuola, coinvolge tutta la città e che affronta, oltre al caso da risolvere, anche il tema del rispetto e dell’ascolto delle “femmine”, della loro autonomia e libertà di scelta. Si sottolinea, inoltre, il fatto che il rispetto è un costante diritto delle ragazze e non un’occasionale concessione. Le amiche decidono innanzitutto di non tollerare più i comportamenti inaccettabili dei compagni, si adoperano per evitare che Eleni diventi il facile capro espiatorio di una vicenda oscura, si uniscono per arrivare alla verità smascherando le false accuse. Sullo sfondo, come nel primo romanzo, ci sono i social, le opportunità che offrono, ma anche i pericoli che celano quando si accaniscono con astio e superficialità contro le persone, diffondendo notizie false e infondate alla facile ricerca di un bersaglio su cui scaricare pettegolezzi e frustrazioni.

La recensione completa si legge su Mangialibri al link Ugly Girls – L’incendio | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Bjärbo/ Lindbäck/ Ohlsson, Ugly girls - L'incendio, Beisler 2026

mercoledì 2 settembre 2026

Luci e eclissi, di Alessandro Fo

La luce e l'ombra si definiscono a vicenda. Sempre e anche nella magistrale raccolta di Alessandro Fo, "Luci e eclissi", che, suddivisa in tre parti - Nascere, Vivere, Eclissarsi - percorre la parabola della vita umana. In questi versi classico e quotidiano convivono in armonia, rivelando tutta la poesia "che è nelle cose".

Luci e eclissi ha ricevuto il 27 giugno 2026 il Premio Lerici Pea, uno dei più riconosciuti e rappresentativi nella valorizzazione della poesia contemporanea. La motivazione lo definisce giustamente “libro felicemente affollato di nomi di luoghi, strade, autori antichi e moderni, persone variamente legate agli incontri della propria vita, ma non mancano i cupi contesti dell’attualità. C’è evidentemente la tenacia di una memoria che vuole affidare al lettore quanto al meglio custodisce nella partita di nascere, vivere ed eclissarsi, in cui il libro è scandito. L’eclisse può essere un termine lenitivo per morire, pienamente giustificato dal possibile di una riapparizione per lo meno nella trafila della memoria e della sua parola. Il tutto è declinato in un mirabile tessuto testuale che ben annoda mini racconti, dialoghi e sigilli lirici”. La motivazione coglie la tenacia e il valore dei ricordi, il respiro e la consolazione dei versi, gli squarci lirici e i “cupi contesti” del presente, e, infine, quel declinare della vita che immaginiamo possa non essere definitivo (forse) grazie alla parola e alla poesia. Scrive Antonio Pane (in “Diacritica”, n. 59, 25 febbraio 2026): “Lungi dall’introdurre fratture o dissonanze, il motivo del “futuro passato” (l’«avvenire dietro le spalle» di Flaiano, e di Gassman, che si fa a sua volta motore di splendide variazioni sul relativo disincanto) partecipa della «profonda fedeltà all’umano» [...] (sulla scorta, è da credere, del proverbiale humani nihil a me alienum puto di Terenzio), parla di un “sistema” che si alimenta della “calda vita” (il «caldo sapore di vita» evocato in “Attimi di Natale”), dovunque si trovi: in persone e fatti incontrati, in una fotografia, in una frase colta per strada, in un dialogo estemporaneo, in un documento burocratico, in un brano letterario, in una notizia del tg, nel personaggio di un film. I versi di oggi continuano a sperimentare il pensiero che la poesia, prima che in noi, è nelle cose, e che il poeta deve farsene in primo luogo filologo, onorarne al suo meglio il testo”. Professore emerito di Letteratura Latina all’Università di Siena, Alessandro Fo è noto per le traduzioni de Il ritorno di Rutilio Namaziano, de Le metamorfosi e La favola di Amore e Psiche di Apuleio, delle Poesie di Catullo e dell’Eneide di Virgilio. È autore di diverse fortunate sillogi di versi, tra le quali ricordiamo Otto febbraio (1995), Corpuscoli (2004), Mancanze (2014), Filo spinato (2021).

Chi vuole, può trovare la mia recensione completa su Mangialibri, qui: Luci e eclissi | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

A. Fo, Luci e eclissi, Einaudi 2026