Prima del 1860 nessuno a Palermo conosceva la “burla del pesce d’aprile” e nessuno ne aveva mai scritto sulle locali gazzette, afferma Giuseppe Pitrè all’inizio del suo saggio dedicato all’allegorico pesce all’origine di scherzi che in breve si radicarono tra le “alte e medie sfere sociali, senza scendere mai al popolino propriamente detto” del capoluogo siciliano. L’uso di fare scherzi al primo d’aprile risultava essere diffuso in Francia, a Ginevra, a Genova e a Bologna, città dalle quali aveva potuto diffondersi in altre località della penisola fino in Sicilia. Narra ancora Pitrè che, secondo Friedrich Nicolai, che scriveva nel 1787, l’usanza del pesce di aprile era già attestata in Firenze, Modena, Milano, Torino, città nelle quali lo scherzo consisteva spesso nell’inviare un messaggero con lettere urgenti che poi, una volta aperte dai destinatari, rivelavano nient’altro che un foglio sul quale era disegnato un pesce. L’usanza, però, sembra aver avuto la sua prima origine in Francia, dove l’espressione “regalare un pesce d’aprile” significa imbrogliare, trarre in inganno, beffare qualcuno. A Parigi numerosi scherzi si fanno ai fanciulli che vengono spediti a sbrigare commissioni assurde come andare ad acquistare del sale dissalato, o un uovo di gallo, o una corda per legare il vento...
Giuseppe Pitrè nel suo scritto - stampato nel 1886 in una prima, limitata, edizione - dopo avere passato in rassegna usanze, proverbi, cantilene dedicate ai pesci d’aprile in diverse città e nazioni di ogni parte d’Europa, confida ai suoi lettori di non poter dare loro certezze, perché, pur dopo tante ricerche “è difficile trovare nel campo delle tradizioni popolari un uso la cui origine sia tanto oscura e controversa quanto questo”.

Giuseppe Pitré, Breve storia del pesce d'aprile, Graphe.it 2023
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