lunedì 22 maggio 2023

Alessandro Manzoni in una biblioteca privata fra Ottocento e Novecento

Ricorre in questo 2023 il centocinquantesimo anniversario della morte di Alessandro Manzoni, avvenuta a Milano il 22 maggio 1873. La fama, e soprattutto il mito di Manzoni, nonché la diffusione della conoscenza del suo romanzo - la "cantafavola" come egli stesso ebbe a definirla - tra persone di ogni età e di ogni ceto, è ispiratrice di questo breve articolo (parte di un più approfondito contributo destinato a essere pubblicato in rivista) dedicato al posto occupato dal gran lombardo in una biblioteca di famiglia rappresentativa della società dell'epoca.

Nella biblioteca Bonola-Marazza il settore dedicato a Manzoni costitusce la testimonianza di una passione e di una fede nelle "magnifiche sorti e progressive1" del nostro Paese, passione che si concretizza nei libri, consultati, studiati e spesso annotati, fra la seconda metà dell'Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento, da Giulio Bonola, Delia e Maria Bonola, Achille Marazza2.

Si tratta di alcune centinaia di volumi, pubblicati tra il 1825 e il 1967, comprendenti sia edizioni delle opere di Manzoni che testi di critica, sia biografie dello scrittore e dei suoi familiari che libri di imitatori3. Il corpus nel suo insieme delinea un ritratto di Manzoni a tutto tondo, tra bibliografia e utopia, tra bibliofilia e lettura personale.

Questo articolo si propone di dare un cenno su come, attraverso una biblioteca privata, si possano delineare proposte di lettura per tutti, rese ancor più interessanti e preziose non solo per il loro contenuto, ma anche per il loro valore bibliografico e antiquario. Innanzitutto le biografie, tra le quali spiccano quella di Cesare Angelini (Torino, 1942) che ripercorre la vita dello scrittore inserendola nel contesto culturale sia italiano che francese in cui egli si era formato. E ancora l'interessante biografia scritta da Paolo Arcari (Milano, 1939), docente e poi rettore all'Università di Friburgo, che ne delinea la personalità in quattro illuminanti capitoli: L'italiano, Il letterato, Il cattolico, Manzoni.

Ci attraggono poi i Commenti letterari di Riccardo Bacchelli, che uniscono in un solo volume Leopardi e Manzoni (Milano, 1960). In quest'opera il capitolo centrale sfida la vulgata corrente e costruisce un punto di incontro tra i due scrittori, punto che individua nella loro infanzia e prima giovinezza perché, nota Bacchelli, "erano scolari e ragazzi ambedue, il lombardo collegiale e il marchigiano studioso d'erudizione nella libreria paterna, quand'ebbero esperienza della filosofia dei lumi e del razionalismo settecentesco liberale e libertino e libertario". Un'osservazione, questa, che, tra l'altro, pone i due grandi pienamente all'interno della cultura europea.

La dimensione europea non solo di Alessandro, ma anche della sua famiglia, ci appare chiara e aperta in Giulia Manzoni Beccaria di Guido Bezzola (Milano, 1985). L'autore descrive come Giulia, dotata di intelligenza acuta e di incomparabile verve, fu protagonista dei salotti milanesi e di quelli parigini in un'epoca complessa, ricca di promesse, tra illuminismo e nascita degli ideali di indipendenza nazionale.

Cesare Cantù nelle sue Reminiscenze (1882) descrive Manzoni non solo come contemporaneo, ma come consueta, vicina presenza, raccontandone i familiari, gli amici e i conoscenti, il carattere, l'ideale politico dalla giovinezza fino alla vecchiaia. Mentre nei Ragionamenti sulla storia lombarda del secolo XVII per commento ai promessi Sposi (1833) Cantù si propone di "spargere luce su quel momento della storia nostra, su quella lacuna dell'italico incivilimento", quel Seicento grondante guerre, invasioni, epidemie e sangue, che I promessi sposi fanno rivivere e di cui La storia della colonna infame svela i lati ingiusti e crudeli.

Un cenno, infine, alla biografia in lingua inglese4 di Archibald Colquhoun, che esordisce citando le impressioni di Byron, il quale, a Milano nell'ottobre 1816, ebbe a notare: "Milano è impressionante, il duomo superbo. La città mi ricorda Siviglia, ma è un po' inferiore". Al biografo interessa ciò che nella vita di Manzoni fu più strettamente legato alla storia del capoluogo lombardo e delle personalità che lo resero illustre, da Cesare Beccaria a Pietro Verri, da Il Caffé a Giuseppe Parini. Personalità in cui l'autore individua il background culturale e la matura visione del mondo di Alessandro.

Oltre cento volumi conta il settore del fondo dedicato alle opere di Manzoni, tra cui spiccano cinquantadue edizioni de I Promessi Sposi, dai tre tomi stampati a Milano presso Vincenzo Ferrario nel 1825-1826 (così si legge sul frontespizio, ma in realtà uscirono tra il 1925 e il 1827) fino a I promessi sposi e Storia della colonna infame uscito nel 1965 per la Nuova Editrice Internazionale. Edizione a tiratura limitata, quest'ultima, diretta e curata da Ernesto Gerbi, Claudio Cesare Secchi e Gianluigi Lodetti, che riproduce, legatura di pregio compresa, "l'esemplare del romanzo che il Manzoni donò al conte Marcellino De Fresne5 di Parigi, copia che è oggi cimelio e proprietà del Centro Nazionale Studi Manzoniani".

Confermano il potenziale coinvolgente dei Promessi Sposi, anche per il lettore che insegue soltanto vicende e trama del libro ed è estraneo all'esercizio della critica e della filologia, una serie di materiali "umili" presenti nella raccolta: il fotoromanzo "dal grande capolavoro di Alessandro Manzoni" pubblicato nel 1953 da Mondadori negli Albi di Bolero Film; le cartoline dei luoghi manzoniani; i francobolli emessi nel 1923 per il cinquantenario della morte dello scrittore; i canovacci per le filodrammatiche; le pubblicazioni a dispense; lo spartito de I Promessi Sposi Melodramma in 4 parti. Musica di Amilcare Ponchielli.

Insomma, "la vicenda degli innamorati divisi, la presenza di personaggi affascinanti perché fortemente caratterizzati nel bene o nel male ed il profilarsi di grandi affreschi storici, non a spiegare, ma almeno a calare il dolore dei singoli dentro e vicino ai grandi fatti di un'epoca con pari dignità di memoria, tutto questo ha fatto de I promessi sposi un romanzo profondamente popolare6".


Note

1Leopardi, La ginestra, 1845, v. 51.

2Giulio Bonola Lorella Giulio (Luino 1865 - Borgomanero 1939). Frequentò il liceo classico del Collegio rosminiano di Domodossola. Si laureò in Giurisprudenza a Roma nel 1889. Sempre a Roma esercitò la professione di avvocato alternando il lavoro con lunghi soggiorni per studi di perfezionamento in diritto costituzionale comparato a Strasburgo, Berlino, Bonn, Londra, Oxford. Successivamente esercita la professione di avvocato a Milano con Vittorio Scialoja, continuando i suoi viaggi di studio all’estero. Infine si trasferisce a Borgomanero nella grande casa di famiglia. Qui diviene Presidente dell’Unione di miglioramento fra i lavoratori di Borgomanero e Consigliere comunale. La sua tesi di laurea sul diritto di proprietà individuale sostenuto da Antonio Rosmini ha una vasta eco anche fuori d’Italia. Molto nota e fondamentael per gli studiosi di Manzoni e Rosmini è la sua edizione del Carteggio fra Alessandro Manzoni e Antonio Rosmini (1901 e successivamente 1996). Sua è anche la pubblicazione delle Venti ore con Alessandro Manzoni del Tommaseo. Coltivò con studi e ricerche, rimasti in gran parte inediti, svariatissimi interessi come l’agiografia, la storia dell’arte, la letteratura, le interpretazioni dantesche, l’agricoltura, l’apicoltura. Una sua opera sul traforo del Sempione fu gratificata di due edizioni da parte della Tipografia del Senato. Achille Marazza (Borgomanero 1894-Suna di Verbania 1967), nipote di Giulio Bonola, fu avvocato e uomo politico. Antifascista e membro del CLN Alta Italia per la Democrazia Cristiana, fu tra coloro che trattarono la resa di Mussolini nell'incontro all'Arcivescovado di Milano. Fu sottosegretario e ministro. Fondò la biblioteca della Fondazione di Borgomanero che porta il suo nome e ha sede nella settecentesca casa di famiglia, nella quale ora è collocato anche il fondo manzoniano.

3 Tra queste: T. Abbiati, Novelle a spunto manzoniano di un discepolo del Parini professore di A. Manzoni, 1929; A. Balbiani, I figli di Renzo Tramaglino e di Lucia Mondella, 1874; M. Giovannetti, Renzo e Lucia, 1905; C. Linati, Sulle orme di Renzo e altre prose lombarde 1927.

4 Colquhoun Archibald, Manzoni and his times, London, Dent & Sons 1954. Le opere a carattere biografico su Manzoni e la sua famiglia presenti nel fondo sono 87. Qui ovviamente si è accennato solo ad alcune.

5Marcellin de Fresne, corrispondente parigino del Manzoni, incaricato di seguire per suo conto la pubblicazione del romanzo presso l'editore Baudry.

6Cfr. Incontro manzoniano con Carlo Carena, Umberto Colombo, Maurizio Corgnati, a cura di Eleonora Bellini, Borgomanero 1986, pag. 34.

(C) Eleonora Bellini

Passione azzurra, di Anna Calì

Andrea è una bimba di sette anni e vive a Napoli nel celebre quartiere del Vomero con i genitori e il fratello maggiore Giuseppe. Il suo gioco preferito, fin da piccina, è sempre stato il pallone: niente bambole, né fiabe di fate e principesse! Andrea gioca a calcio col babbo nel cortile del palazzo ogni volta che può e i suoi racconti preferiti sono quelli che riguardano le imprese dei giocatori della sua squadra del cuore, il Napoli. In particolare, la bambina è affascinata dalla storia di Diego Armando Maradona, non solo un calciatore, per quanto bravo e geniale, ma "l'immagine della rinascita di Napoli e di tutto il Sud". Andrea non ha avuto la fortuna di veder giocare il grande Diego, ma i racconti di papà sono così dettagliati e appassionati che la bambina ha l'impressione di essere stata anche lei testimone di quelle imprese. Ora nella squadra sono entrati giocatori nuovi, che Andrea conosce ed apprezza. In particolare la affascina Osimhen, nato in Nigeria in una famiglia poverissima, virtuoso del pallone fin da piccolo, Osimehn è arrivato in Europa e ora partecipa alla leggenda e ai trionfi del Napoli, in un anno speciale come questo in cui la squadra ha vinto il suo terzo scudetto. Andrea, i suoi genitori e tutta la città esultano!

Una storia semplice e appassionata questa di Anna Calì, omaggio alla sua città e alla sua squadra del cuore, ma anche al vissuto e ai sogni di quanti, nel loro consueto e semplice quotidiano, vivono di solidarietà e affetti: "... vittoria dopo vittoria, passavamo tanto tempo tutti insieme davanti alla tivù a tifare. Anche mamma si sedeva con noi. Le piacevano i nostri sorrisi, eravamo sempre felici, complici e affiatati. Queste continue vittorie ci riempivano di allegria, non sentivo mamma e papà litigare da diversi mesi. Mio fratello fischiettava e cantava sempre. È proprio vero che il calcio è amore!" scrive Anna in questo anno felice in cui il Napoli, partita dopo partita, è giunto al trionfo per la gioia di molti. Il piccolo libro si arricchisce delle spiritose e allegre illustrazioni di Annalisa Maggio, in tante sfumature di azzurro.

(C) Eleonora Bellini

Anna Calì, Passione azzurra. Il magico viaggio del Napoli verso la conquista del 3° tricolore, Officina Milena Kids 2023. 

domenica 21 maggio 2023

Kinderland, di Liliana Corobca

Moldavia, ai giorni nostri. Cristina ha dodici anni e si occupa da sola dei fratellini Dan e Marcel, piccoli tanto da frequentare ancora l’asilo. I tre bambini abitano in una dignitosa casa di un villaggio rurale e vivono con coraggio e nostalgia la lontananza dei genitori che, come tanti altri loro connazionali, sono andati all’estero a “fare i soldi lunghi”. Cristina racconta in prima persona le sue giornate, spese tra i lavori domestici e la scuola in cui, eccezione fatta per la chimica e la meravigliosa insegnante che la insegna e che talvolta le dona una buona merenda, non eccelle. La ragazzina non può dedicare molto tempo allo studio perchè essere responsabile dei fratellini l’affatica anche se, da un altro punto di vista, la gratifica: è lei che li sfama, che pulisce i loro vestiti, che medica le loro ferite, che li consola, che li difende e che sorveglia i loro giochi in casa o in compagnia degli altri piccoli amici del villaggio. Molti tra questi ultimi, sempre affamati, subiscono quotidiane percosse da padri - i pochi padri non emigrati in cerca di lavoro - perennemente ubriachi ed è facile per Cristina consolare Dan e Marcel quando piangono e si lamentano per la lontananza del loro papà: è meglio avere il papà lontano o essere picchiati ogni giorno? 


La recensione integrale si può leggere su Mangialibri al link: Kinderland | Mangialibri dal 2005 mai una dieta


Liliana Corobca, Kinderland, Cisla Editore 2022. Traduzione di Elena di lernia, Sara Salone 

mercoledì 19 aprile 2023

Apologhi in fotofinish, di Maria Lenti

L'apologo, recita il dizionario Treccani, è un "tipo di favola caratterizzato da uno spiccato senso allegorico e morale" e cita come esempio la favola dello stomaco e delle membra del corpo con la quale si narra che Menenio Agrippa avrebbe convinto i plebei ad abbandonare la secessione sull'Aventino nel 494 a.C. Il fotofinish, invece, designa con recente vocabolo di importazione anglosassone, la fotografia o la ripresa filmata del momento dell'arrivo al traguardo di una corsa. Tradizione antica e parola nuova si uniscono così nel titolo di questa raccolta di racconti e incuriosiscono, attraggono l'attenzione, creano aspettative su contenuti e significati dell'opera. Il libro, dopo l'illuminante prefazione di Manuel Cohen (che si intitola "L'Ethos di Maria Lenti" alludendo a radici lontane e ben salde) si compone di tre parti: Racconti, Dintorni, Scritti diversi. I racconti sono brevi, arguti, legati ad episodi minuscoli, ma sapidi, di vita quotidiana del presente o del passato. Rimangono vivamente impressi, quasi come spezzoni di film: "Gelosia", ricordo di una gita d'infanzia in bicicletta con i genitori; "Il segreto di Giovanni", narrazione dell'inatteso posizionamento dell'autrice in una graduatoria di "migliori cuoche"; "Fortuna", scoperta e forzato abbandono del bar ideale; "Visite", incontro in ambiente monastico a raccontare persone e fatti del passato. La seconda parte raccoglie scritti d'arte e letteratura, ben radicati in Urbino e nel suo territorio e descritti con efficacia, come in un dipinto, e con affetto, come in una canzone: "Nelle Marche ogni paesaggio, dietro le curve, dopo il giro di orizzonte, le pianure non estese, i crinali e gli alberi, dopo rupi e dirupi, potrebbe rientrare nello squarcio poetico di Salvator Rosa in una lettera del maggio 1662 all'amico Ricciardi. Mirabile a vedersi, Rosa contemplava in questo paesaggio un misto "d'orrido e di domestico, di piano e di scosceso", scrive Maria Lenti. E i Duchi di Montefeltro e Raffaello e la sua famiglia, come dimenticarli? La terza parte del libro si compone di 15 testi di natura diversa nei quali la letteratura si lega al presente o alla memoria, come in "Leopardi: La Ginestra esistenza e resistenza", "Forse s'avess'io l'ale", "A teatro", "Io-io, io-Io, io-noi". Oppure propone al lettore/interlocutore aperture e riflessioni su grandi temi di sempre: il dolore, l'utopia, la solidarietà. E non manca uno spazio sul Covid dei contagi e delle chiusure.

Constatiamo, insomma, anche qui come in altri libri di Maria Lenti, la fiducia nella parola, una parola nuova e incisiva, interlocutrice e attenta, proprio la parola auspicata nella esortazione conclusiva del testo "Sapore di parole-cose": "Fatti a tua volta parola. Fai il nuovo dell'umanità, crea. Diventa poesia. Tenta questa carta".


Maria Lenti, Apologhi in fotofinish, Fara Editore 2023

giovedì 30 marzo 2023

Balla coi libri. 50 anni di controcultura fra passato e presente, Marcello Baraghini si racconta a Daniela Piretti

Cinquant'anni di familiarità con i libri e cinquant'anni di gioia dei libri (il ballo del titolo è certo espressione di gioia e di pienezza) sono raccontati qui a Daniela Piretti direttamente da Marcello Baraghini in duecento dense e avvincenti pagine. Si tratta di una lunga conversazione in cui rivivono cinque intensi decenni di cultura e di controcultura, dagli storici libri Millelire a quelli attuali di Strade Bianche, facili da trovare, prima ancora che sulla carta, on line, gratuitamente. Perché "i giovani non leggono perché sono nauseati da quello che gli propina il mercato [...] oggi la cultura passa attraverso lo smartphone e allora bisogna farsi furbi e fare circolare in rete parole e aforismi perché se ti riconosci in un pensiero di Saramago, magari ti viene voglia di leggerlo e allora è fatta!" afferma convinto Baraghini che, per il medesimo scopo, ha affidato citazioni di grandi autori alle "maglie della salute mentale", un'altra sua geniale intuizione.

È una storia di libri, questa, ma è anche una storia di vita, intensa ed esemplare, non priva di difficoltà e delusioni, ma ricca di sorprese e invenzioni. Tanto che chi legge si immerge in un'avventura reale che, di volta in volta, a seconda delle situazioni, lo coinvolge nella narrazione biografica e autobiografica ma anche un po' nel romanzo, nella storia recente ma anche un po' nel dibattito politico e culturale italiano e non solo. Incontriamo, pagina dopo pagina, Marco Pannella e Ferruccio Parri, Luigi Pintor e Alberto Manzi e tanti altri. E poi il '68, l'obiezione di coscienza alla leva obbligatoria, l'internazionalismo e l'antimilitarismo, la nascita di Stampa Alternativa e i suoi anni d'oro, le strade etrusche che, non solo consentono al viaggiatore di immergersi in atmosfere e dimensioni antiche, ma conducono alla "più bella libreria del mondo", Strade Bianche di Pitigliano, creatura di Marcello nata nel 2005. Incontriamo, insomma, in "Balla coi libri", tutta una vita di resistenza al potere e all'ignoranza, per fare con convinzione, creatività e tenacia ciò che è bello fare ed è giusto fare.

Qui nel Medio Novarese, contrada tiepida e poco espansiva, Marcello tenne alcuni incontri tra gli ultimi anni Novanta e i primi del nuovo secolo. Ricordo che, contrariamente alle mie aspettative basate sulle caratteristiche antropologiche dei residenti, riuscì ad attrarre ogni volta un centinaio di persone, ma soprattutto a coinvolgerle, non solo come ascoltatori, per stimolarne la partecipazione e il dibattito. Uno di questi incontri, che intitolammo "Chi ha paura dell'uomo nero?", si tenne nel piccolo paese di Borgo Ticino ed ebbe come oggetto i Millelire di "One race/Materiali antirazzisti" curati da Massimo Ghirelli e pubblicati nel 1997. Insieme a Marcello Baraghini sosteneva la causa dell'uguaglianza, dell'integrazione e dell'accoglienza un missionario comboniano, padre Vittorio. Fu un lungo pomeriggio domenicale di attenzione, di compartecipazione, di chiaroveggenza, perfino, attorno ai minuscoli libretti rossi e neri di "One race", dove tutti potevano trovare indicazioni di libri, giochi, film, poesie, personaggi antirazzisti. Indicazioni utili da conservare, portare con sé, raccontare e condividere. Perché c'era bisogno di questi libri. E ce n'è ancora.


Balla coi libri. 50 anni di controcultura fra passato e presente. Marcello Baraghini si racconta a Daniela Piretti, Iacobelli Editore 2023.

Una nuova recensione è anche su Mangialibri al link Balla coi libri | Mangialibri dal 2005 mai una dieta  

mercoledì 22 febbraio 2023

Vieni, ruba, di Jane Hirshfield

 “... i boccioli del pruno non sentono l’ape / né si gustano trasformati in scorte di miele / da quel sontuoso ronzio”. Così si conclude la lirica di apertura di questa raccolta di oltre centottanta pagine per settantasei poesie, con testo inglese a fronte. Sono poesie di vita quotidiana, vita comune, semplice, spesso oscura e tuttavia straordinarie. Così accade nella lirica che dà il titolo alla raccolta: “Un incendio comporta il suo stesso deflagrare. / Come la nascita. Come l’amore. / Dire al tempo fino alla fine: Caro, entra” /. Il tempo è la vita e le nostre vite, brevi o lunghe che siano, esistono e si definiscono nel tempo, allo stesso modo della vita della pecora dal muso nero che “ti restituisce l’occhiata mentre passi / e il tuo cuore sobbalza / come se fosse stata l’ombra / di qualcuno un tempo amato”. E anche allo stesso modo dei meloni a strisce verdi che “stanno / sotto le stelle in un campo. / Stanno sotto la pioggia in un campo. / Sotto il sole. // Anche alcune persone sono così...”. Oggetti, creature ed eventi umili e quotidiani popolano le poesie di Jane Hirshfield: insetti e animali domestici, marmotte e cerbiatti, sassi e limpidi vasi trasparenti, aceto e olio, olive e formaggi, tazze di caffè. Le banalità di ogni giorno si illuminano sotto i riflettori della poesia...


La recensione per intero si legge su Mangialibri, qui Vieni, ruba | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Jane Hirshfield, Vieni, ruba, Ubiliber 2022


venerdì 17 febbraio 2023

Poesie d'amore da Saffo a Prévert, a cura di Michele Cucuzza e Vanni Pierini

Tre volumi allegati al settimanale "Donna Moderna" dell'aprile 2004 offrono una rassegna di poesie d'amore di ogni tempo. Raccolgono liriche scritte lungo ventisei secoli, notano i curatori, in una ventina di idiomi antichi o moderni. "Le poesie che abbiamo scelto per voi parlano dell'amore con compassione, con simpatia, con ironia, con libertà. Parlano della ricerca incessante, e mai definitivamente raggiungibile, della felicità, dell'appagamento, della serenità. Parlano di noi tutti, del nostro precario equilibrio, scissi come siamo tra mente e cuore, terra e cielo, rimpianto e attesa. In definitiva l'amore, in queste poesie, è il nome che diamo alla vita. Ancora di più: è la vita stessa..." spiegano Cucuzza e Pierini nell'introduzione all'antologia. 

Il primo volume, dedicato alle sensazioni, si suddivide in cinque sezioni: Sogni e visioni; Lei ti darà la rosa?; Baci; Fare l'amore; Vorrei e non vorrei. Il volume secondo, dedicato ai sentimenti, si suddivide nelle sezioni: Ma l'amore che cos'è?; Eros & Psiche; Cuori nella tormenta. Il terzo volume ci parla in versi di passioni: Sensi sublimati e sublimi; Cosa stiamo aspettando?; Poesie d'amore e basta. In calce a ogni libro si possono leggere le notizie biografiche riguardanti gli autori. I tre libri sono ora reperibili in biblioteca o in antiquariato.

Ecco, dal secondo volume, "Politica" di Giovanni Giudici:

Ma come faccio, qui con questa ragazza

a fissar l'attenzione

su questioni politiche romane

o di Russia o di Spagna?

Sì, c'è uno che ha viaggiato, uno che parla

con cognizione di causa

e quest'altro è un politico

che ha letto e meditato

e magari è anche vero quel che dicono

di guerra e di pericoli di guerra,

ma io – tornassi giovane

a stringerla tra le mie braccia!


Poesie d'amore da Saffo a Prévert, a cura di Michele Cucuzza e Vanni Pierini, supplemento a Donna Moderna, Mondadori 2004

giovedì 9 febbraio 2023

Il condominio del gatti, di Giorgio Celli

Camillo Lastrade, commissario in pensione, vive in un condominio come tanti in una grande città del Nord. "Uomo senza amici, straniero nel mondo, apolide dell'universo", Lastrade, in una sera di pioggia, si imbatte in un gatto randagio, affamato e impegnato ad aprire un involto vicino al cassonetto della spazzatura. Magro, tutto bagnato, il gatto gli ispira una gran pena e decide di portarlo a casa con sé. Solo il commissario, solo il gatto, che chiamerà Momo come un pupazzo con cui aveva a lungo giocato da bambino, si specchiano l'uno nell'altro: due solitudini che, dopo essersi incontrate e riconosciute, si confortano e si sostengono. Nel palazzo c'è un altro gatto, Anubi, che vive con una giovane signora di origine egiziana, Nadia, tanto bella quanto misteriosa. Facilitata dall'essere entrambi proprietari di gatti, fra i due nasce una conturbante amicizia, fatta di conversazioni sulla storia dell'antico Egitto, sul ruolo dei gatti in quella mitica società, sul fascino dei misteri irrisolti. Quando Anubi viene trovato morto nell'androne del condominio ed è evidente che è stato ucciso, in Camillo Lastrade si risveglia forte lo spirito dell'investigatore. Vi sono diversi indiziati: il portiere, il professore del pianterreno, qualche ragazzaccio. Il caso non è semplice e c'è chi fa di tutto per confondere le carte. Lastrade ha la sensazione di essere stato ingannevolmente condotto in un labirinto di specchi, impossibile e infinito, e di essersi perso. Ma non per sempre.









Giorgio Celli, Il condominio dei gatti, Piemme 2003

martedì 24 gennaio 2023

L'uomo segreto. Vita e croci di Lugi Pirandello, di Federico Vittore Nardelli

Pirandello "nacque sull'orlo di una calamità". Nel 1867, infatti, un'epidemia di colera imperversava in Sicilia e in tutto il meridione. Chi ne aveva la possibilità mandava donne e bambini in campagna, affinché fossero meno esposti al contagio. Gli uomini restavano in città per affari e lavoro. Caterina Ricci Gramitto, moglie di Stefano Pirandello, che era incinta, si trasferì dunque fuori Girgenti nella casa campestre situata vicino a U vuscu du Causu, il bosco di querce e ulivi chamato bosco del Caos. Luigi nacque dunque nel Caos, un duplice Caos, quello determinato dall'epidemia e quello familiare, dovuto al fatto che suo padre, dopo aver contratto il colera a Girgenti ed esserne guarito, si recò alla casa di campagna in visita alla moglie. Ma questa, spaventata alla vista del marito estremamente dimagrito e dal colorito smunto e giallastro, anticipò le doglie del parto all'incirca di una ventina di giorni.

Federico Vittore Nardelli, ingegnere dedito alla letteratura, fu amico di Pirandello, che conobbe a Parigi. Nardelli venne infatti costretto a trasferirsi nella capitale francese dopo aver pubblicato nel 1931 L'Arcangelo. vita e miracoli di Gabriele D'Annunzio, opera tradotta in Inghilterra e in America, ma sfortunatamente sgradita a D'Annunzio, che esercitò pressioni su Mussolini affinché il libro fosse ritirato dal commercio. Nardelli dovette lasciare l'Italia e si trasferì per due anni a Parigi dove divenne amico di Pirandello: nacque così questa biografia, da lui stesso autorizzata.

Il volume si compone di trentatre capitoli, più un'aggiunta redatta dopo la morte dello scrittore, su richiesta dell'editore Mondadori, nella quale si dà conto della volontà di Pirandello di essere cremato e di non avere sepoltura. Questo perché "pervenuto alla cima della propria verità, seppe d'esistere tutto nel proprio pensiero, e nulla nella persona. Fu certo di tramandarsi con l'opera sua: e per non farle ombra in alcun modo, volle corporalmente sparire", commenta Nardelli.

Il libro esordisce con due ritratti delle famiglie d'origine dei genitori di Luigi, dedica pagine tenere e talvolta divertenti alla sua infanzia, ne descrive gli studi e gli esordi letterari. Molta parte del saggio è occupata da Antonietta, moglie di Luigi, e dalla devastante malattia mentale che la devastò per gran parte della vita. Dolore e dramma nella realtà, questa condizione fu trasfigurata nella narrazione letteraria e teatrale, osserva Nardelli, che dedica ampio spazio a citazioni dalle opere di Pirandello, l'"uomo senza segreti. Perché è stato un segreto egli stesso, tutta la vita".

Della biografia uscirono, negli anni, diverse edizioni. La più recente è del 1986, con la prefazione e la curatela di Marta Abba.

Pirandello e Nardelli


venerdì 20 gennaio 2023

Beatrice e le altre: a Dante, di Maria Lenti

Beatrice e le altre: a Dante è un'elegante plaquette, edita dall’Associazione "L’Arte in Arte" per la rivista Vivarte nel giugno 2022 e impreziosita da un'espressiva stampa dell'artista Susanna Galeotti.

Beatrice, Francesca, Pia, Piccarda, Cunizza sono le donne della Commedia alle quali Maria Lenti dà parole e forza affinché possano rivolgersi direttamente a Dante, sia per riconoscere il debito della fama immortale che i versi del poeta hanno donato loro, "Ci hai rese eterne. Il silenzio non ci avvolge: te ne siamo grate", sia per rivendicare il diritto di esprimersi in prima persona. Così afferma il Coro nel suo canto introduttivo, promettendoci visioni diverse da quelle con le quali storia, cultura, concezione del mondo dantesche hanno narrato le vicende di ciascuna di queste donne, indelebili nella memoria, grandi nella poesia.

Beatrice, Francesca, Pia, Piccarda, Cunizza qui narrano infatti di sé "con voce disincagliata da pregiudizi, slegata dai 'cieli ultimi', dai 'si dice', lucida nel nostro presente".

Beatrice, guida, maestra di verità e tramite verso la contemplazione di Dio nella terza cantica del poema, nei versi di Maria Lenti si rivolge al sommo poeta rivendicando "la chiarità della mia interezza: in reciproco scambio", per ritornare ad essere donna, viva e concreta, "errante" e perfino "errabonda".

Francesca confida "con Paolo ho imparato l'amore", quello "ch'a nullo amato amar perdona", per dirla con Dante, l'amore assoluto che si manifesta e vive sulla terra, nel nostro mondo, ma anche oltre.

E la tenera Pia, dolce e parca di parole, dall'incerta biografia, non esita ad esprimere il significato della sua tragedia. Non si limita, infatti, a chiedere di essere ricordata, ma addita le colpe del suo carnefice.

Piccarda Donati ci appare qui come donna che sceglie il convento - prigione ed esilio per molte fanciulle dei suoi tempi - in piena consapevolezza e libertà, ma questa libera scelta viene conculcata e punita dagli uomini della sua famiglia "a sfregio del coraggio di me donna sciolto/ da vincoli e proclami". Anche lei, insieme alla quinta protagonista della plaquette, Cunizza da Romano, può dire "Ho preso la vita nelle mie mani"!

Alle donne eterne di Dante Maria Lenti dona dunque, pensieri, parole e sensibilità contemporanei, consapevolezza e indipendenza di scelte, lucidità di intelletto. Come non esserne affascinati?