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domenica 18 ottobre 2020

Breviario per un confuso presente, di Corrado Augias

Ventotto sono i densi capitoli di questo breviario laico, nel quale il termine breviario è usato nel senso di compendio, come usava in antico e come fece in tempi moderni Benedetto Croce con il suo Breviario di estetica. Augias procede, in coerenza con la citazione di Petrarca posta in esergo, "simul ante retroque prospiciens", cioè guardando sia al passato che al futuro. Come Petrarca, sostiene, "anche noi ci troviamo al confine tra due popoli o due epoche o due mondi e nemmeno a noi mancano ragioni di pessimismo, a cominciare dallo stato di salute del povero pianeta, oltraggiato senza pietà, né discernimento. Viviamo anni rivoluzionari in cui scompaiono abitudini consolidate, canoni politici, riferimenti culturali ed etici che a lungo hanno dato fisionomia alla nostra civiltà". 
Leggendo queste pagine, insieme all'autore ci interroghiamo, spronati da illustri citazioni che spaziano da Machiavelli a Leopardi, da Gramsci a Pasolini, sull'identità e consapevolezza di sé degli italiani, eredi di uno dei più vasti patrimoni artistici mondiali. Incontriamo il virus odierno e le pesti antiche, rivissute attraverso le cronache e la letteratura. Discutiamo dell'intelligenza umana e di quella digitale, di religione e di moralità profonda e possibile anche senza la fede nel soprannaturale. Spinoza, Montaigne, Giordano Bruno, pensatori cari ad Augias, ci vengono incontro con tutta la forza del loro pensiero mentre leggiamo il breviario e offrono un prezioso viatico al nostro povero presente. 
Il libro, testimonianza di vita e di coerenza, è capace di offrire ai lettori spunti di riflessione profonda, fondandoli con eleganza sulla storia, sulla tradizione letteraria, sul pensiero filosofico, sulla lettura dei classici.

Corrado Augias, Breviario per un confuso presente, Einaudi 2020  

giovedì 23 ottobre 2014

Il lato oscuro del cuore, di Corrado Augias

Il lato nascosto delle nuvole è quello che vede solo chi vola in alto, con un aereoplano intercontinentale: "Clara continuava ad emozionarsi nel vedere il lato nascosto delle nubi, un privilegio che il genere umano aveva potuto conquistare da non moltissimo tempo..."  Anche il cuore ha un lato nascosto, oscuro. La psicanalisi cerca di vederlo, conoscerlo, svelarlo. Clara, che è una studiosa di storia della psicanalisi, lo sa. I suoi studi l'hanno portata a conoscere le donne che per prime sono state oggetto di studi sia psicanalitici che letterari: la Dora (Ida Bauer) di Freud, la signorina Else di Schnitzler, la giovane Bertha di Breuer. Con queste donne Clara ha trascorso gli anni degli studi universitari e su di loro ancora indaga, in vista di un possibile incarico in un'università statunitense. Tuttavia, un po' per necessità, un po' per curiosità la studiosa si impiega come cassiera nel bar del fratello, luogo nel quale può osservare e conoscere dal vero le persone e la loro vita. Si imbatte così nella storia di Wanda, forse implicata (o forse no) nell'assassinio del marito. E' la storia torbida di una donna sopraffatta dagli eventi fin da giovanissima, sposata ad un uomo inetto e di dubbia onestà, incapace di negarsi alle sopraffazioni maschili. Attraverso le interviste a Wanda, Clara penetra negli oscuri meandri del cuore umano tanto quanto mai le era avvenuto di fare attraverso i suoi pur approfonditi studi sui libri. E' l'occasione per misurarsi con la vita reale e anche per ritrovare se stessa e per ridisegnare il proprio futuro.
Corrado Augias costruisce un romanzo multiforme: vi troviamo le vicende di una famiglia e dei suoi componenti di generazioni diverse; vi troviamo un delitto e l'indagine su di esso; vi troviamo un mondo irredento di piccoli e grandi delinquenti;  vi troviamo soprattutto  documentatissime notazioni sugli albori della psicanalisi e sulla scoperta dell'isteria, sindrome tipicamente femminile; vi troviamo considerazioni sulle sopraffazioni culturali e sociali alle quali il corpo della donna è stato ed è ancora sottoposto.


Corrado Augias, Il lato oscuro del cuore, Einaudi 2014

sabato 22 settembre 2012

Il disagio della libertà, di Corrado Augias

Perché l’Italia oscilla - non solo da pochi anni, ma da secoli - tra eccellenze ed abiezioni, molto più di altri Paesi del vecchio continente e addirittura del mondo? Perché gli italiani non amano la libertà?
A questa domanda si propone di trovare una risposta il libro di Corrado Augias. E lo fa tracciando un itinerario di secoli, scegliendo eventi e personaggi ed opere esemplari, emblematici sia degli aspetti positivi che dei negativi della nostra patria: la luce del pensiero, dell’arte, delle lettere, ma anche il buio dell’oscurantismo, dell’opportunismo, della tirannide. Accennerò solo a due tra questi ultimi temi. Il primo, di cui si legge al capitolo 6 è quello della “doppia morale”, già intuito da Machiavelli, ricorda l’autore, nei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio: il Papato, non abbastanza forte da poter sottomettere ed unificare tutta la penisola, non consente però a nessun altro principe o condottiero di farlo. La morale civile, il riferimento alto alla nazione, al suo bene, al suo prestigio, non trova casa in Italia: “Nella realtà italiana, la Controriforma fece della Chiesa il sostituto della Patria, l’identità religiosa soppiantò quella nazionale, i benefici ecclesiastici si rivelarono molto più comodi dei rischi d’impresa. La ricerca scientifica e quella filosofica vennero fortemente ostacolate e per i disobbedienti era pronto il carcere, non di rado il rogo.”(Pag. 71). La paura del castigo, il prevalere dell’obbedienza sulla coscienza, furono - e ancora talvolta sono - tristi caratteristiche non solo del popolo affamato ed impaurito (che imparò a sopravvivere, non affermando i propri diritti, ma dandosi allo sberleffo ed al servilismo) ma anche dei ceti dominanti e di governo, dei “padroni”, nel corso dei secoli al servizio di se stessi più che del Paese.
Il secondo tema è quello della famiglia, sede dell’interesse privato, del particulare più cieco, tanto che il ricercatore americano Edward Banfield, che tra il 1954 e il 1955 condusse una ricerca in Lucania, definì la sopravvalutazione dei legami familiari e la difesa ad oltranza, anche al di là del “giusto”, degli interessi di famiglia, con l’espressione, rimasta celebre, di “familismo amorale”. L’enfatizzazione dei legami familiari onnipresente nella religiosità cattolico romana, inoltre, non è mai dispiaciuta ad altre, sanguinarie famiglie, quelle mafiose.
E’ davvero da consigliare a tutti la lettura di questo libro, che, tra l’altro, è corredato da una attenta bibliografia (spunto per altre letture, da scoprire o da ripescare dall’oblio) e da un utile indice dei nomi. La scrittura e l’argomentazione sono sempre chiare, scorrevoli, misurate, mai sovrabbondanti o retoriche. Testimoniano la medesima eleganza che conosciamo ed apprezziamo nel Corrado Augias de “Le storie” di RAI3 e che abbiamo ritrovato dal vivo anche in recenti incontri: a Caffeina, importante punto di incontro di libri ed autori a Viterbo, e ad Arona (NO) in occasione del Festival delle Due Rocche.

Corrado Augias, Il disagio della libertà. Perché agli italiani piace avere un padrone, Rizzoli 2012
Carroda Augias e Dacia Maraini ad Arona il 7 settembre 2012