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sabato 6 febbraio 2021

Il gatto che voleva salvare i libri, di Sōsuke Natsukawa

Rintarō, ragazzo solitario orfano di genitori, è sempre vissuto con il nonno. Dopo l'improvvisa morte del vecchio, un intellettuale brillante divenuto libraio dopo la pensione, Rintarō si ritrova da solo nella libreria Natsuki, la libreria antiquaria, ricca di classici di ogni tempo, della quale il nonno si occupava con grande competenza, grande passione e grande dedizione. Anche Rintarō, cresciuto in quell'atmosfera insieme raccolta e aperta ai più vasti orizzonti, ha amato e ama i libri, ma ora dovrà abbandonare tutto e trasferirsi a vivere con la zia, unica sua parente al mondo. Il ragazzo è solo e disorientato, pensa al nonno che gli manca tanto mentre fa scorrere gli occhi sul dorso dei libri amici, amati compagni che dovrà lasciare. Interrompe i suoi pensieri l'entrata in scena di un personaggio fantastico e arguto: un gatto, uno speciale gatto parlante. Noncurante del carattere chiuso e timoroso di Rintarō il gatto lo coinvolgerà in un'impresa, anzi in più imprese, apparentemente impossibili, salvare i libri che si trovano in situazioni di pericolo: libri compulsivamente fagocitati, libri ridotti ai minimi termini, libri fatti oggetto di insano profitto. Ragazzino e gatto si trovano per ben quattro volte in una dimensione misteriosa e parallela dello spazio e del tempo e ogni volta il compito di Rintarō diviene più difficile. Ogni volta, però, egli trova in se stesso una forza che non conosceva e che lo conduce a superare la prova che gli si para davanti. L'amore e la profonda conoscenza dei libri, specialmente di tutti quei classici "che non vuole più nessuno e che non si vendono", sono la forza e il motore del ragazzo, che esprime con estrema lucidità, mentre sta per uscire vittorioso anche dall'ultima, più ardua prova, un concetto tanto semplice quanto stupefacente: "Non si devono ferire gli altri. Non si devono vessare i deboli e si deve dare una mano a chi è in difficoltà. C'è chi dice che tutto questo sia scontato, ma in realtà non è più così. E non solo, ma ora c'è anche chi si chiede se sia davvero necessario. Ci sono molte persone che non capiscono perché non si debba ferire gli altri. E non è facile dar loro una spiegazione. Perché non si tratta di un ragionamento logico. Ma leggendo i libri lo si può capire. Si comprende facilmente una cosa molto più importante di qualsiasi discorso articolato, e cioè che gli uomini non vivono da soli su questa terra".


Sōsuke Natsukawa, Il gatto che voleva salvare i libri, Mondadori 2020, traduzione di Bruno Forzan

 

domenica 11 ottobre 2020

C'era una volta un albero. Favoletta

  • Nell'angolo più soleggiato di un vecchio cortile di periferia c'era una volta un albero. Era speciale perché sapeva fare tante cose. Faceva ombra ai gatti, ai vecchietti e ai bambini come tutti gli alberi. Ospitava i nidi degli uccelli come molti alberi. Componeva musiche e canzoni come solo pochi alberi sanno fare. Accarezzava le nuvole dell'alba e vegliava quelle del tramonto come quasi nessun albero sa fare. Regalava ogni giorno al vento una foglia, una foglia che, se la posavi sull'orecchio, cantava e narrava storie come una conchiglia di mare, come nessun albero (che io sappia) sa fare. Tutto, però, con intelligenza e amore si può imparare, quindi può darsi che un giorno anche altri alberi imparino a cantare e narrare storie belle come quelle delle conchiglie salate di mare. 
Sedevano all'ombra di quell'albero, sui loro panchetti pieghevoli, nonne e nonni e altre vecchiette e vecchietti che nonni non erano ma sapevano pur sempre apprezzare il fresco della sua chioma verde e le voci dei bambini che giocavano a palla lì vicino fino a quando, stanchi e accaldati, si buttavano a terra sopra l'erba sottile che circondava il tronco e copriva le radici. Tra i rami cantavano tanti piccoli uccelli di città, quelli che non hanno mai visto e mai vedranno le foreste, ma sanno riconoscere le fronde fresche e ospitali e amano costruirvi i loro nidi. Lungo il tronco si arrampicavano bruchi grassocci e qua e là stillava resina profumata. Grazie all'albero quel cortile era meno squallido e meno triste. Grazie all'albero erano sereni grandi, piccini e uccellini.
Ma un brutto giorno (uno o più brutti giorni ci sono in ogni storia vera) si affacciarono al cortile quattro ceffi, anzi, per meglio dire, due brutte ceffe e due brutti ceffi, ciascuno brutto per la sua parte e anche un po' di più. Si chiamavano Belasia, Crotasia, Gelasio e Nucasio. 
Disse Gelasio: - Che fa quell'albero?-
- Fa ombra!- risposero gli altri in coro
- E noi vogliamo l'ombra? -
- No, noi non vogliamo ombra! Abbattiamolo! -
A nulla valsero le proteste delle vecchiette e dei vecchietti, né il pianto dei bambini, né gli strepiti e gli svolazzi preoccupati degli uccellini senza bacche e senza nido. In quattro e quattr'otto, con foga e senza indugio, Belasia, Crotasia, Gelasio e Nucasio abbatterono l'albero. Ne bruciarono poi tutti rami e tutte le foglie in modo che non ne restasse nemmeno un sottile frammento. Estirparono perfino il ceppo robusto, ben saldo sotto terra, dal quale forse sarebbe potuto rinascere qualche tenero e verde pollone. Quando ebbero tutto bruciato e arso, gettarono la cenere nel primo tombino e sedettero gongolanti nella polvere, là dove prima l'albero viveva.
- Finalmente!- esclamarono all'unisono.

Ma perché, vi chiederete voi, grandi e piccini che leggete, un comportamento così irrazionale e distruttivo?
La risposta è facile, come la morale della storia: anche l'ombra innocente, buona e generosa dà fastidio (fa ombra) a chi sopra e dentro la testa non ha nulla, né berretto, né capello, né idea, né pensiero o pensierino. E, allora, distruggendo, della desolazione che ha dentro anche fuori si circonda.

(C) Eleonora Bellini. Riproduzione non consentita.   
 

sabato 19 gennaio 2019

Puo' una bibliotecaria/un bibliotecario non leggere libri?


Chi lavora in biblioteca si sente dire spesso: "Che fortuna! Chissa' quanti libri puoi leggere. Deve essere bello trascorrere le giornate leggendo libri. Piacerebbe anche e me!". Quasi sempre l'interlocutore sottintende inoltre, dopo"leggendo libri", la parola "gratis".
Il mestiere di bibliotecaria/o, pero' e in tutta verita', non comporta la possibilita' di leggere libri nelle ore di lavoro.
Premesso che i libri non saltano da soli sugli scaffali in ordine casuale e men che meno in schiera ben ordinata, nelle ore di lavoro in biblioteca il bibliotecario o la bibliotecaria fanno altro. Eseguono principalmente le seguenti operazioni (se non le eseguono si tratta di bibliotecari negligenti o incompetenti):
  • programmano l'aggiornamento dei fondi della loro biblioteca in relazione alla sua storia, alla sua specificita', ai suoi utenti reali e anche, forse soprattutto, ai potenziali;
  • elaborano un piano degli acquisti che non comprendera' solo libri, ma anche periodici, film, musica;
  • consapevoli degli spazi di accesso al sapere che web e digitali aprono, ne studiano le oppurtunita' reali e l'utilita' per la biblioteca in cui lavorano;
  • catalogano e ordinano le raccolte con procedure coerenti e rigorose, che hanno anche la funzione di orientare i lettori e, se la biblioteca non e' di grandi dimensioni, di renderli autonomi nella ricerca e di accrescere le loro conoscenze in fatto di libri e lettura. Questo compito e' molto importante e direi fondamentale soprattutto nelle cittadine e nei paesi, che in Italia non sono pochi, nei quali non esistono librerie ben fornite e documentate. Ed e' ancora piu' importante se lo pensiamo rivolto ai bambini e ai ragazzi (Ricordate l'affermazione di Umberto Eco: vado in biblioteca non per cercare i libri che conosco, ma per trovarvi quelli che non conosco?);
  • elaborano e aggiornano bibliografie su temi dibattuti, attuali, importanti, divertenti, curiosi, trascurati ma interessanti ecc.; le promuovono e le diffondono presso gli utenti;
  • favoriscono il contatto dei lettori adulti e bambini con scrittori o esperti del libro, quando questo e' possibile (il limite a questo tipo di iniziativa di solito e' dato da mancanza di risorse economiche e, qualche volta, da inidoneita' degli spazi disponibili);
  • comunicano la biblioteca e i suoi libri in modi adatti e finalizzati alle diverse tipologie (eta', professione, nazionalita', grado di istruzione, ecc.) dei cittadini che vivono sul territorio di competenza;
  • registrano i prestiti, svolgono consulenza nei confronti di chi fa ricerche particolari (adesso si dice reference), illustrano le tipologie di cataloghi consultabili in sede oppure on line, le loro modalita' di funzionamento e potenzialita', indirizzano alle diverse sale e le sorvegliano se necessario, riproducono copie cartacee o digitali di pagine o documenti, rispondono a domande specifiche poste di persona, via posta elettronica, per telefono o altro; talvolta indirizzano pure le persone ad altri servizi come quelli sociali, le agenzie per il lavoro eccetera...;
  • e molte altre cose, infine, come la timbratura, etichettatura, foderatura spolveratura e riparazione dei volumi; la verifica di quali volumi non siano restituiti, quali sottratti, quali danneggiati e usurati, in modo da prendere i provvedimenti necessari sia nei confronti dell'utenza che riguardo alla salvaguardia del patrimonio della biblioteca; come l'organizzazione e riorganizzazione degli spazi interni alla biblioteca sia in relazione ai documenti librari sia in relazione all'utenza; come la redazione e l'aggiornamento degli inventari.
Detto questo e non detto cio' che di certo ho dimenticato, e' chiaro che il bibliotecario, quando e' in servizio, non legge libri. O ne legge quel che poco che basta a classificarli, quando nella biblioteca si utilizza la CDD, oppure a elaborare uno o piu' soggetti coerenti con il contenuto di ciascun testo: titolo, sottotitolo, indice, prefazione, scheda editoriale, notizia sull'autore, qualche pagina qua e la' se permangono dubbi.
Ma la domanda di apertura si riferiva al leggere libri fuori dalla biblioteca, a casa, al bar, sul tram, sul divano o a letto: puo' un bibliotecario/a non leggere nulla o poco nel suo tempo libero? Certo che no. Chi non ama la parola scritta, chi non ama leggere libri, chi fatica a prenderne in mano almeno una dozzina l'anno, chi non si ferma davanti alla vetrina di una libreria, chi non sbircia oltre la porta di una biblioteca, chi non occhieggia curioso le bancarelle degli usati non e' adatto al mestiere di bibliotecario/a (mi piacerebbe poter dire che non e' adatto nemmeno a molti altri mestieri e forse a nessuno, ma in questo, lo riconosco, sono di parte e quindi faccio finta di non averlo detto e nemmeno pensato). Perche' quello del bibliotecario/a e' un mestiere profondamente concettuale, in cui il pensiero va esercitato, sollecitato, rinnovato, aperto. "Anche solo per piazzare i libri sugli scaffali?" chiedera' qualcuno. "Anche solo per per questo, o forse soprattutto per questo" rispondo. Perche' chi non ama i libri come testimoni di vita, di storia, di umanita', chi non ama leggerli, insomma, e averli tra le mani ogni giorno, chi non ama comunicarli agli altri, al piu' alto numero di persone a lui possibile, non potra' fare il bibliotecario/a. Non ne avra' la competenza, l'entusiasmo e la disponibilita', doti che ogni libro richiede, esige, pretende. Se no ti casca in testa e ti fa male.