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domenica 12 luglio 2026

Di alcune edizioni del secolo XVI nella biblioteca civica di Arona, di Eleonora Bellini

Da Verbanus 36/2015, pp. 31-36

L'esplorazione di una biblioteca o di parte di essa coinvolge a fondo chi la intraprende perché, oltre alle caratteristiche materiali dei volumi e al loro contenuto, ciascun libro subito appare dotato anche di una propria vita, per così dire, intima ed esclusiva, unica: note di possesso, sottolineature e annotazioni, usura di pagine o di copertine, impronte delle dita degli antichi lettori i cui nomi si sono perduti, inducono, se non a conoscere, almeno ad immaginare quante riflessioni, quante curiosità, quante aspettative, quanto lavoro visse e riviva ancora attorno a ciascun esemplare librario. Tanto più se si tratta di libri antichi, come appunto le sessantadue cinquecentine possedute dalla biblioteca civica di Arona, un fondo rappresentativo dell'Umanesimo e del Rinascimento europei e anche della circolazione libraria in quel periodo straordinario per letteratura, arte, filosofia.

Scorrendo i titoli del catalogo1 troviamo classici latini e greci, testi dei Padri della Chiesa, volumi di carattere scientifico particolarmente di fisica e di medicina, edizioni di piccolo formato – gli enchiridia, i libri che stanno in una mano – e pochi grandi in folio. Tra questi ultimi, prezioso e degno di nota, anche perché è il più antico presente nel fondo, è il libro Poetae christiani veteres, stampato a Venezia nel 1501, di cui diremo più avanti.

La raccolta offre dunque la possibilità di un viaggio attraverso la storia dell’arte tipografica e il fervore del pensiero durante l'intero Cinquecento.

Vi sono presenti i classici greci e latini fondamentali, commentati e interpretati da celebri umanisti: Bracciolini, Alberti, Valla, Ficino, Landino, Calderino, Giorgio e Gaudenzio Merula, fino agli studiosi più noti come Bembo e Crinito. Non mancano poi alcuni umanisti europei come lo spagnolo La Cerda, il tedesco Schoppeh, il francese Casaubon, il fiammingo Joost Lips (Justus Lipsius), l’olandese Daniel Heinsius, il belga Francesco Modio (Modius).

Il fondo librario aronese comprende volumi di provenienza diversa, come testimoniano le note di possesso e i timbri su singoli esemplari: dai libri in uso al cittadino collegio dei Gesuiti, ai doni di persone e famiglie, ai testi utili alla pratica giuridica privata e pubblica.

Il collegio dei Gesuiti - dotato di cattedre di grammatica, umanità e retorica nonché, per qualche tempo, anche di filosofia - fin dalla metà del XVII secolo diede "lustro e vantaggio" alla città di Arona, riscuotendo "per ogni dove i pubblici applausi e i più grandi frutti"2, fino a quando il 21 luglio 1773 papa Clemente XIV con il breve Dominus ac Redemptor abolì l'ordine. La notizia giunse ad Arona circa un mese dopo, il 16 agosto, riferisce lo storico aronese Francesco Medoni (1782 – 1854), ma già da qualche settimana i padri stavano provvedendo all'alienazione dei mobili e della "ricca biblioteca che possedevano"3. Medoni specifica inoltre che parte dei volumi e manoscritti fu in seguito consegnata alla biblioteca dell'Università di Torino e parte all'economato generale della sua città. Possiamo ipotizzare che proprio questa seconda parte, insieme ad altre acquisizioni, sia confluita nel nostro fondo. Uno studio approfondito delle note di possesso, esteso anche ai volumi del Seicento e del Settecento, potrebbe in futuro offrire un quadro pù chiaro e completo circa la costituzione e la storia dell'attuale raccolta.

Basti qui ricordare, ora, che donazioni furono fatte anche di recente: citiamo quella del Filocopo di Giovanni Boccaccio (Venezia, 1551), proveniente, come indica un timbro sul frontespizio, dalla Biblioteca Famiglia Ferrazzi Angera – Arona a. 1995.

In questo breve articolo daremo conto soltanto di alcune edizioni esemplari, sia per il loro pregio bibliografico che per la loro fortuna nei secoli, rimandando la conoscenza completa del catalogo e dell'ampio saggio introduttivo che lo precede alla ricerca realizzata tra il 2006 e il 2009 da Salvatore Ussia, docente dell'Università del Piemonte Orientale, e dalla sottoscritta, ricerca al momento inedita, ma depositata in forma cartacea e digitale presso il Comune di Arona4 e quindi consultabile.

Innanzitutto sfogliamo un testo esemplare della tradizione greca, i Phaenomena et Prognostica di Aratus Solensis (Arato di Sole, nato a Tarso nel 320 a.C. circa e morto dopo il 240 a.C.), volume di astronomia dotato di uno straordinario apparato iconografico. E' l'affascinante in folio stampato a Colonia nel 1569 dall’editore e matematico Theodor Gras (Theodorus Graminaeus). Originario dei Paesi Bassi, esperto di diritto civile e canonico Gras fu matematico del Senato di Colonia e insegnò in quell’università. Il volume, di notevole cura e bellezza tipografica - citiamo qui solo le tavole delle costellazioni, suddivise secondo il catalogo di Tolomeo e recanti anche la rappresentazione del personaggio mitologico cui si riferiscono - reca al frontespizio e al colophon una preziosa marca tipografica in cornice decorata nella quale è rappresentata una mano che esce da un'ellisse di nuvole e regge un filo a piombo perpendicolare sopra una stella a cinque punte stretta da un compasso a calibro; nella cornice leggiamo il motto in pondere e mensura salus, contrazione del noto Numero pondere et mensura Deus omnia condidit: fondamento dell'universo e rigore matematico vi sono dunque concepiti come dono della creazione, ma soprattutto come programmi di vita. Sul retro del frontespizio leggiamo versi di Joachim Camerarius (Bamberga, 1500 – Lipsia, 1574), umanista, letterato, traduttore dei classici greci nonché collaboratore di Melantone. Correttore nella redazione di questo libro, vero crocevia di scienza e filologia cinquecentesca, fu Guillaume Morel (Morelius Guilelmus, 1505-1564). Erudito, professore di greco al Collège de France, correttore e revisore di bozze anche presso la tipografia parigina di Jean Loys, Morel divenne in seguito editore in proprio e, infine, stampatore del re di Francia a partire dal 1555. Aveva curato una precedente edizione di Arato nel 1559.

Una seconda affascinante opera in folio è costituita dai Symbolarum libri, dedicati alle simbologie presenti nelle opere di Virgilio, curati dal filologo gesuita Iacopo Pontano (1542-1626). Edita nel 1599 ad Augusta di Baviera, l'opera costituisce una monumentale guida alla scoperta dei simboli presenti nell'opera del mantovano: oratori, storici, poeti, mitologi, geografi, grammatici, retori, filosofi, giureconsulti, medici e filologi, elencati, ragionati e descritti con rigore estremo, a testimoniare la grandezza dell'impresa del Pontano. Monumentale è il frontespizio calcografico di Dominicus Custos (1560–1612), incisore e stampatore, e di Johann von Achen (1552 – 1615), artisti entrambi molto attivi e di buona fortuna nell'Europa Centrale. Gli esemplari di Arona recano due differenti note di possesso: la prima, manoscritta nel libro I, è "Ex libris Hieronimi Cariarii 1602"; la seconda, nel volume II, è costituita dal timbro "BIBLIOTECAE BRAIDENSIS REC". La Biblioteca Braidense nacque come biblioteca pubblica per volontà di Maria Teresa d'Austria, nel palazzo del collegio gesuitico di Brera; acquisì i fondi librari di quest'ultimo insieme a quelli delle case gesuitiche di San Fedele e San Girolamo. È semplice dunque ritenere che sovente i volumi circolassero, secondo necessità, tra l'una e l'altra delle diverse case dei Gesuiti. La legatura del nostro prezioso esemplare, coeva, è in pergamena. Basterebbero questi due volumi per confermarci che, nella repubblica dei dotti, profondi e duraturi erano i legami e comuni erano i destini di studiosi di ogni patria e di ogni ramo del sapere. Legami e destini che si intrecciarono allora, in modo forse assai più profondo di quanto oggi sappiamo e di quanto i documenti esistenti ci consentano di accertare, forse anche tra i produttori e i lettori di libri.

Altre opere del fondo meritano una citazione anche in uno spazio breve come questo.

Un terzo importante volume di grande formato è Omnia poemata di Orazio, pubblicato nel 1576 a Venezia per i tipi di Giovanni Maria Bonelli e che contiene tutta l'opera del venusino. L'apparato critico, monumentale, va dai più significativi commentatori antichi, come Elenio Acrone (II-III a.C.) e Pomponio Porfirione (III sec.A. C.) fino ai testi critici degli umanisti italiani: Matteo Bonfini (1465-1507); Pietro Riccio (Pietro Crinito, 1463-1507); Angelo Poliziano (1454-1494); Giacomo Dalla Croce (m. 1526); Antonio Mancinelli (1452 c.– 1505); Marcantonio Coccio, noto con nome umanistico di Sabellico (1436-1506); Giovan Paolo Parrasio (Aulo Giano Parrasio, 1470-1522); Francesco Robortello (1516-1567): studiosi, operanti in università e regioni diverse e talvolta lontane, uniti in un'impresa ricca di entusiasmi e speranze. I testi di Orazio, affiancati dai relativi commenti, sono disposti su due colonne. Ogni opera si apre con un'incisione e ogni capitolo con un'iniziale miniata.

Accanto ai classici antichi troviamo nel fondo aronese libri di diritto, geografia, scienze, storia. Tra questi è di particolare interesse locale l'opera di Gaudenzio Merula De Gallorum Cisalpinorum antiquitate ac origine nell'edizione di Bergamo, stampata nel 1593 da Comin Ventura. Umanista, nato nel 1500 a Borgo Lavezzaro da "humilissimi parenti", Merula nel 1524 scampò alla distruzione del suo paese natale perpetrata dalle truppe francesi e alla peste di Milano, città in cui si era rifugiato, grazie a una pozione da lui stesso approntata5. A Milano si trattenne a lungo frequentando i circoli storico letterari della città e stringendo legami con molti dotti. Questa sua storia delle antiche popolazioni cisalpine contiene dettagliate informazioni geografiche su Alpi, fiumi e laghi con particolare attenzione a quelli della Lombardia e zone limitrofe. L'opera si compone di tre volumi: nel primo a un’ampia trattazione sulla Gallia e le sue parti segue la descrizione dei popoli che la abitavano: Insubri, Orobi, Cenomani e Veneti. Il secondo libro è dedicato alla descrizione della Gallia Cisalpina e dei suoi abitanti nonché alla descrizione delle Alpi e Prealpi, di cui l'autore elenca dettagliatamente le cime più alte, i fiumi e i laghi. Nel terzo libro Merula si occupa ancora di Celti, Galli e Insubri, descrivendo poi costumi e lingua dei Galli Cisalpini. Una trattazione a parte viene riservata a Milano e alla sua origine. La fortuna di quest'opera dura ancora presso i nostri studiosi locali, forse perché vi si incontrano luoghi noti e familiari: Agogna, Terdoppio, Ticino e Verbano, ampiamente descritto da Sesto Calende fino a Locarno, con le sue adiacenze ("Regio circum adiacens adeo felix est, ut verna temperie & herbarum luxuria facile caeteris antecellat6"), Arona ("Dictam ipse crediderim oronam, hoc est, montanam"7), Angera.

Concludiamo citando l'opera più antica della raccolta aronese, Poetae christiani veteres (1501-1504), stampata a Venezia da Aldo Manuzio il Vecchio, umanista e padre dell’arte tipografica nella nostra penisola agli albori di un secolo felice. Compare qui per la prima volta la celebre marca tipografica aldina con l'ancora e il delfino. Immaginiamo i numerosi docenti e studenti del gesuitico collegio intenti a sfogliare queste pagine, scandendo i versi dei poeti che vi sono antologizzati: Sedulius Caelius, Giovenco, Lattanzio, Cipriano, Tiferno, Damaso. Sul frontespizio del primo volume leggiamo annotazioni manoscritte: una data, "1535"; e poi più in esteso "1551 odie 10 ma, Fr. Hippolyth. Polonensis Miscellanea latina". Chi le appose? La stessa persona in tempi distinti o due possessori diversi? Non ci è dato di saperlo, ora, e nemmeno sappiamo se ulteriori approfondite ricerche potrebbero darci una risposta. Ma sappiamo con certezza che leggere un catalogo di libri antichi è affascinante e stimolante quanto leggere un romanzo e, addirittura, quanto leggere un romanzo giallo.

1Il Catalogo, rimasto inedito ma in possesso della biblioteca civica di Arona sia come esemplare a stampa che in formato digitale, con ampio saggio introduttivo di Salvatore Ussia (UPO), e schede redatte dalla sottoscritta, fu redatto negli anni 2006-2009. La parte che comprende le sole schede è disponibile su Academia.edu.

2Cfr. Francesco Medoni, Memorie storiche di Arona e del suo castello, 1844, pp. 112-113.

3Cfr. Medoni cit. pp. 116.

4 CINQUECENTINE E SEICENTINE DELLA BIBLIOTECA “CARLO TORELLI” DI ARONA", a cura di Salvatore Ussia e Eleonora Bellini, 2009.

5Elena Valeri in Dizionario Biografico degli Italiani, 2009.

6 Merula, p. 83

7 Merula, p. 84

sabato 11 luglio 2026

Carlo Carena. Una vita per i classici, di Eleonora Bellini

Da Verbanus XXXVI, 2015, pp. 71-74.

Carlo Carena il 1 novembre 2015 ha compiuto novant'anni. Dal suo studio, affacciato sul lago d'Orta, guarda il mondo con gli occhi dei classici: attenzione e distacco, rigore e serenità, introspezione e dialogo, accostati e contemperati nel costante perseguimento di quella saggezza e di quella pace con se stessi e col mondo che gli antichi maestri ancora additano.

Carena ha studiato lettere all'Università di Torino. Suoi maestri furono Augusto Rostagni, grande interprete di Orazio e Virgilio, Angelo Taccone, Vincenzo Ciaffi. Certamente in quegli anni e con quelle guide egli fu indirizzato a scavare nel profondo, fin nell'anima dei testi immortali degli antichi autori.

E prima ancora, al collegio Rosmini di Domodossola, Carlo ebbe come insegnante di religione e padre spirituale un poeta inquieto e profondo, Clemente Rebora: "Viveva in mezzo a noi da mistico, camminando in punta di piedi col volto aquilino sempre arrossato e un'espressione fanciullesca. Non era molto popolare tra gli allievi. Forse perché non giocava a pallone o perché le sue messe in latino erano lunghissime. Teneva in tasca una scorta di minuscoli foglietti su cui di tanto in tanto scriveva qualche parola. Un deposito preziosissimo di cui, più tardi, è stato pubblicato qualche estratto che ci dà la misura della straordinaria profondità del suo animo" ha ricordato egli stesso in una recente intervista ad Antonio Gnoli per il quotidiano Repubblica1.

Grandi e buoni maestri favoriscono e incoraggiano, è noto, lo sviluppo di tutte le capacità e potenzialità dei bravi allievi che giungono talvolta a superarli.

Entrato alle Edizioni Einaudi, Carena partecipò alla nascita e alla fortuna di storiche imprese editoriali, come le collane della NUE, i Millenni, l'Enciclopedia, alle quali collaborò, e non solo per la parte riguardante gli autori classici.

Ricordiamo le opere da lui tradotte e/o curate proprio per l'editore torinese, l'ultima delle quali, monumentale edizione delle massime di La Rochefoucault uscita proprio in questo 2015, festeggia in modo memorabile il suo compleanno: Eschilo, Le tragedie (1956); Plutarco, Vite parallele (1958); Plauto, Le commedie (1975); Agostino, Le confessioni (1984, 2000) e La città di Dio (1992), Poeti latini della decadenza (1988), le Lettere di san Paolo (1990, 1999), Erasmo da Rotterdam, Il lamento della Pace (1990) e L’elogio della Follia (1997); Virgilio, Bucoliche (1993); Seneca, Dialoghi morali (1995); Pascal, Pensieri (2004); Pascal, Le Provinciali (2008); Orazio, Tutte le poesie (2009); Seneca, La brevità della vita (2013); Erasmo da Rotterdam, Modi di dire (2013); Plutarco, La vita felice (2014); La Rochefoucauld, Sentenze e massime morali (2015).

Di Carena sono apparse anche traduzioni nella collana del Classici latini e greci Utet e nella collana degli Scrittori greci e latini della Fondazione Valla. Nel bicentenario del Poligrafico dello Stato ha tradotto per quelle edizioni le Satire e le Epistole di Orazio (1994, 1997). Collabora inoltre con l’editore Dadò di Locarno per la collana dedicata ai classici. Numerosi sono i suoi contributi a convegni e i suoi articoli su periodici, mentre non ha disdegnato di occuparsi da par suo anche di personalità e luoghi cusiani: Lazaro Agostino Cotta, Giorgio Bonola, Ludovico Maria Sinistrari, il santuario della Madonna della Bocciola, per citarne solo alcuni.

Anche Verbanus si onora di avere ospitato negli anni preziosi contributi di Carlo Carena. Ricordiamo qui Piero Chiara e il suo lago2, nel quale l'autore osserva e riconosce che "il lago è pur arrivato solo ora, col Maggiore, e coi due concittadini, Sereni e Chiara, a diventare un'associazione di idee letterarie". L'articolo è seguito da una breve scelta antologica dalle opere del romanziere luinese, effettuata da Carena nello spirito della "tradizione manzoniana e illuminista" che lo contraddistinse. Leggiamo stralci esemplari da Il piatto piange, L'uovo al cianuro, Il cappotto di astrakan, La stanza del vescovo.

Il Manzoni da Lesa a Orta, pubblicato su un successivo numero della nostra rivista3 ricorda con la piacevolezza del racconto e dell'aneddoto, di una lunga e impegnativa passeggiata del settembre 1850 che vide camminare a fianco a fianco e certo discorrere e meditare due grandi personaggi cari ai nostri luoghi: Alessandro Manzoni e Antonio Rosmini.

Due espisodi verbanesi della vita di San Carlo uscì nel 1984, quarto centenario dalla morte dell'infessibile riformatore della Chiesa Cattolica4. L'articolo esordisce dall'esame della questione relativa alle reliquie dei santi Carpoforo e Fedele (martiri celebrati insieme a Graziano e Felino nella festa del Tredicino) così come riferita nell'opera De vita et rebus gestis Caroli S. Rom. Ecclesiae Cardinalis tit. S. Praxedis di Carlo Bascapé, edita a Ingolstadt nel 1592 e tenendo conto delle varianti delle edizioni successive. A questo episodio, se ne aggiungono altri due, gustosi e quasi romanzeschi, che contribuirono alla beatificazione di Carlo e che sono riferiti da un manoscritto della Biblioteca Reale di Torino: in entrambi questi casi, il santo, con la sua apparizione improvvisa distoglie il protagonista dal peccato di lussuria.

L'articolo si conclude con il ricordo delle ultime ore di San Carlo sofferente e febbricitante, durante la sua navigazione sul lago Maggiore verso Milano del 2 e 3 novembre 1584.

Altri contributi a Verbanus sono riferibili a Carena, del quale citano contributi e scritti: presenza e riferimento costante, la sua, dunque, anche nelle nostre pagine verbanesi.

Non resta che porgere a Carlo Carena grandi auguri per questo importante compleanno e per quelli che verranno, nella certezza, per dirla col suo più recente Plutarco, che “per l'uomo saggio e onesto ogni giorno è una festa”.

Eleonora Bellini

1Antonio Gnoli, Carena: E'in un piccolo mondo classico che ho cercato la mia felicità, in "Repubblica", 5 aprile 2015.

2Verbanus 2, 1980, pp. 11-23.

3Verbanus 6, 1985, pp. 43-48. Sempre questo numero della rivista ospita una ampio saggio di Carena su Italo Valenti, pittore italo-svizzero "tra i più interessanti" del periodo '50 e '80 del Novecento (pp.81-99).

4Verbanus 5, 1984, numero monografico dedicato al santo Aronese, pp. 15-23.

sabato 14 febbraio 2026

Piano piano Lento lento. Quattro anni dopo


A quattro anni esatti dall'uscita, Piano piano, Lento lento torna a risvegliare l'interesse di molti, o forse non ha mai smesso di farlo. I riscontri sono diversi. Scrive Fabrizio Mirra docente e musicista torinese:

"In questi giorni mi sono innamorato di un libro che fa una cosa rarissima: non chiede attenzione, la educa con dolcezza.

Piano piano, lento lento” è una filastrocca illustrata che invita bambini e adulti a rallentare e a riscoprire la bellezza delle piccole cose: un soffione nel vento, una formica da seguire, la luna riflessa in una pozzanghera.

È un libro che accompagna, non spinge.
Che non corre, ma respira.
I ritornelli ripetuti trasformano la lettura in un momento di gioco condiviso: si legge ad alta voce, si canta, si ascolta l’altro.
Nasce così uno spazio di empatia, collaborazione e serenità.

Proposta semplice per casa o classe:
– leggete una strofa
– ripetete il ritornello insieme
– aggiungete un suono leggero (vento, passi, silenzio)

Alla fine, una domanda sola:
“Che cosa hai visto oggi che prima non vedevi?”
Un libro prezioso, da leggere lentamente. Insieme."

Nota una insegnante: "Sono versi da leggere ad alta voce, facili da ripetere con i bambini. Per poi uscire dall'aula e scoprire cose e momenti nuovi, lentamente".

E a una lettura animata qualcuno dice: "Rallentare, osservare, meditare, assaporare il tempo e i suoi colori. Sostare per guardarsi attorno".

Nascono sintesi utili e belle. Le trovate nelle immagini che seguono.



Piano piano lento lento è anche su 
(2) Facebook e naturalmente anche sul sito dell'editore Piano piano, lento lento | Voglino Editrice 

giovedì 12 febbraio 2026

Quando la poesia impedisce la seconda morte, recensione di Nadia Cavalera a Poesie per Gaza

Poesie per Gaza, l’antologia a cura di Eleonora Bellini e Caterina De Nardi, e a cui ho partecipato anch’io (on line da agosto, ma distribuita in cartaceo solo in questi giorni), non è un libro “sulla guerra”. È un libro dentro la guerra, e soprattutto contro l’anestesia che la guerra, quando si prolunga e si normalizza, produce nelle coscienze. La sua utilità non va cercata nell’originalità dei singoli testi, né in una supposta “qualità media” – criterio inadeguato quando si ha a che fare con un coro – ma nella funzione che l’insieme svolge: trattenere la storia mentre scivola verso l’oblio amministrato.

La prima evidenza, quasi brutale anche se scontata, è lessicale. La parola che domina l’intera raccolta è Gaza. Non come metafora, non come simbolo, ma come luogo insistito, ripetuto, inchiodato. Ripeterne il nome è già un gesto politico: opporsi alla strategia più efficace del potere contemporaneo, che non è la censura ma la saturazione. Gaza, ripetuta, non diventa rumore: diventa ancoraggio. Non permette il passaggio oltre.
Subito dopo Gaza, il campo semantico si restringe drasticamente: bambini, madri, sangue, polvere, macerie, cielo, pane, fame, silenzio. È un lessico primario, quasi elementare. Questa povertà apparente è in realtà una scelta precisa: davanti a un evento estremo, la lingua rinuncia all’astrazione e torna alla sopravvivenza semantica. Qui la poesia non vuole spiegare, vuole far restare.
La sintassi lo conferma. Prevale la paratassi, la frase breve, l’ellissi, l’accumulo. Le anafore (“Mamma…”, “Silenzio…”, “Dove sei Palestina?”), le litanie funebri, gli elenchi ossessivi non sono stilemi ornamentali, ma forme del trauma. La lingua non costruisce architetture complesse perché l’esperienza che tenta di dire è una sequenza di colpi: succede questo, poi questo, poi questo. La poesia registra, come un corpo ferito.
In testi come Notte di Carmela Ippolito, la catena “Mamma – Silenzio – Fumo – La morte” non descrive l’orrore: lo fa accadere nella lingua. In Una scheggia impazzita di Mariella Balla, la frantumazione sintattica – No! la gamba non sento più la gamba… Qualcosa sotto i denti… Sangue” – mima lo shock, non lo rappresenta. La forma qui non abbellisce: testimonia.
Accanto al grido, c’è la cronaca lirica. Testi come Solo polvere di Tiziana Bra o Farina e fumo di Eleonora Bellini mostrano che la poesia, quando vuole essere storica, non ha bisogno di grandi immagini, ma di oggetti esatti: la polvere negli occhi, il peso di un sacco di farina, la fila per il cibo, i droni che “danno la caccia”. Bellini scrive: “Non so dirle nemmeno quanto pesa un sacco di farina / in braccio ad un bambino”.
Qui la poesia tocca un punto decisivo: la guerra come gestione della fame, come controllo del corpo attraverso la logistica.
Il pane – o la sua assenza – ricorre ossessivamente. In Cersosimo, la distribuzione del cibo diventa trappola; in Fiordalisi, promessa fragile (“forse domani troveremo del pane”); in De Vita, la farina è mescolata al sangue e al fango. Il campo semantico del nutrimento è centrale perché Gaza, in questa raccolta, non è solo bombardamento: è amministrazione della sopravvivenza.
Le immagini dominanti – cielo, polvere, sudario, macerie – formano un alfabeto condiviso. Il cielo è quasi sempre ostile: basso, nero, di piombo, “nero-fumo di bombe”. Non consola, non protegge. In Loretta Liberati compaiono “stelle omicide”: il cosmo stesso è contaminato. È una cosmologia capovolta, dove la verticalità non salva più.
E tuttavia, dentro questa materia pesante, la raccolta non rinuncia all’etica. La parola genocidio compare esplicitamente, senza eufemismi. Daniela Larosa scrive: “Genocidio, diamo un nome all’orrore”.
Questa insistenza nominale è fondamentale: nominare non è slogan, è atto di responsabilità linguistica. Ecco perché nel mio testo, tramite la voce di un bambino, smaschero l’intero apparato discorsivo adulto e denuncio non solo la violenza, ma il linguaggio che la copre: “difesa”, “complessità”, “danni collaterali”: “Ci chiamano ‘danni collaterali’… / Ma io non capisco.” Nella speranza che la poesia non interpreti, ma demolisca.
Un altro asse forte è quello dell’indifferenza. In Aino, Gaza è “mausoleo dell’indifferenza”; in Casolaro, il grido che entra nelle orecchie obbliga a scegliere: o ascolti, o sei aguzzino. Non c’è neutralità. L’antologia costruisce così una vera e propria etica dell’ascolto: chi non sente, partecipa.
Letta come insieme, Poesie per Gaza funziona come un tribunale senza giudici. Non emette sentenze giuridiche, ma chiama in causa. Interroga chi legge: dove sei mentre accade? Che lingua usi? Che silenzio pratichi?
La sua utilità, allora, non è estetica in senso stretto. È storica. Questo libro serve a impedire la seconda morte: quella che arriva quando i corpi diventano numeri, quando la sofferenza diventa sfondo, quando la parola “guerra” perde peso. La poesia qui non salva, ma resiste all’amnesia.
In tempi in cui tutto spinge a voltare pagina, Poesie per Gaza fa un gesto elementare e radicale: non gira lo sguardo. E costringe chi legge a decidere se restare, o diventare statua di sale.

(Recensione del 25 gennaio 2026, tratta dalla pagina Facebook di Nadia Cavalera)

Poesie per Gaza. La poesia testimonia la storia, LFAPublisher 2025

mercoledì 14 gennaio 2026

Giulia e l'anno memorabile. Una recensione di Mariarosa Bellagamba

Una lettura agile per chi si appresta a crescere, nel passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria.

Agile per il linguaggio scorrevole, fresco, a tratti scherzoso, vivacizzato dal curioso espediente di evidenziare una parola in ogni capitolo e commentarla per il suo suono onomatopeico o per il suo significato, con associazioni di idee, ricordi, paure propri dell'infanzia e della preadolescenza.

Agile per le immagini che la narrazione sa creare: un mondo sereno dove non mancano i problemi e le preoccupazioni per la professione piena di rischi di entrambi i genitori, per gli echi della guerra in un paese non tanto lontano, per l'incombenza dell'epidemia da Covid 19 che condiziona la vita di ciascuno: tutti problemi seri del nostro passato recente, ma vissuti attraverso la sensibilità della protagonista, Giulia, che non è più tanto bambina da non porsi interrogativi, da non affrontarli con consapevolezza, sempre sorretta e protetta da una famiglia unita e stabile e in particolare da un nonno ancora attivo e disponibile.

Agile anche per la veste tipografica chiara, pulita, con caratteri di stampa abbastanza grandi e con illustrazioni che ben si addicono al testo.

Il tutto cadenzato dai ritmi del tempo che scorre attraverso la finzione del diario che Giulia ha deciso di tenere in questo “memorabile” periodo della sua fanciullezza.

Un racconto sereno, ma non superficiale né tanto meno banale che, con leggerezza e umorismo, lascia trapelare una visione positiva della famiglia, della scuola, dell'umana società pur non nascondendo difficoltà e fatiche del vivere quotidiano.

(Mariarosa Bellagamba)

Illustrazioni di Giuseppe Guida, Edizioni Il Ciliegio 2025

Con molto piacere pubblico la recensione di Mariarosa Bellagamba, professoressa di materie letterarie, che indica i possibili itinerari di lettura e mette in evidenza le caratteristiche del diario di Giulia, riflessiva bambina poco più che decenne.

Giulia e l'anno memorabile - Eleonora Bellini - Edizioni Il Ciliegio - Libro EdizioniIlCiliegio.com

martedì 4 novembre 2025

POESIE PER GAZA, Antologia a cura di Eleonora Bellini e Caterina De Nardi


La poesia è parola misurata ed essenziale, può coinvolgere impressioni ed emozioni ma anche meditate riflessioni, può perfino essere ricordata dentro e oltre il turbine delle incombenze quotidiane. La poesia per Gaza ancora di più, perché Gaza siamo noi, nell’immensa fragilità dei nostri corpi e nell’immensa resistenza dei nostri cuori’’: dall'introduzione di Eleonora Bellini all'antologia nella quale cinquantuno poetesse e poeti di ogni regione d'Italia dedicano i loro versi a Gaza e alla Palestina. 

L’idea di questa raccolta, che vede unite voci diverse attorno a un tema e a un ideale comune, si deve a Caterina De Nardi che alcuni mesi fa scriveva a poetesse e poeti una lettera breve e significativa, perfino urgente, nella quale, tra l’altro, si leggeva:
Cara Poetessa, caro Poeta, in questi mesi stiamo assistendo a una tragedia umanitaria devastante. A Gaza migliaia di civili - tra cui tantissimi bambini - vengono annientati sotto un fuoco che non conosce tregua, nel silenzio complice delle diplomazie e nell’assenza di giustizia. È un accanimento che ci lascia sgomenti, ma che non può lasciarci muti. Nasce da questo dolore e da questa indignazione l’idea di raccogliere i nostri versi in un’ antologia collettiva. Sarà un atto, un atto poetico e politico per testimoniare l’orrore, la pietà, la rabbia e la speranza. Le nostre voci si uniranno per opporsi al genocidio in corso, per custodire l’umano, per stare nella storia come atto di resistenza e di denuncia.

Nel libro, di 140 pagine e dal significativo sottotitolo "La poesia testimonia la storia", oltre al testo introduttivo e alle poesie sono presenti le notizie biobibliografiche di tutte le autrici e di tutti gli autori partecipanti.

Poesie per Gaza, LFA Publisher 2025

domenica 22 dicembre 2024

Natale al museo delle cere, di Eleonora Bellini, in Le pagine del Natale 2024

“Le Pagine del Natale” è un'iniziativa organizzata dalla libreria editrice “L’ArgoLibro” di Agropoli e  da “Gli Occhi di Argo” e giunge quest'anno alla settima edizione. Molto ben curato, il libro che raccoglie i contributi selezionati offre al lettore un'antologia di poesie, filastrocche, saggi, racconti, riflessioni. 

Così lo presenta l'editore: "L’arte della parola scritta ci offre, in questa antologia, molteplici punti di vista per conoscere e vivere le festività natalizie al di là dei soliti luoghi comuni. Il Natale può essere una preziosa occasione di conoscenza reciproca, di condivisione, di autentica apertura all’altro".

Quanto a me, ho partecipato alla prima edizione con la filastrocca "Il gatto nel presepe" e quest'anno con il racconto "Natale al museo delle cere", del quale vi offro l'incipit qui di seguito.

Natale si avvicinava e Francesco e Margherita, figli del custode del museo delle cere di Cittagrande, avevano addobbato l'albero, fatto il presepe e radunato i libri di storie natalizie da leggere la sera. Ma non erano ancora soddisfatti, specialmente Margherita, che qualche giorno prima aveva rivolto ai familiari un'importante domanda, rimasta senza risposta:

"Le statue di cera del museo fanno festa a Natale?"

I genitori avevano sbuffato: "Sono statue. Non festeggiano".

Ma Francesco no. Francesco, il fratello maggiore, l'aveva considerata e le aveva risposto: "Forse festeggiano di notte quando nessuno le vede".

"Babbo Natale porta dei doni anche a loro?" aveva chiesto ancora la bambina.

"Non saprei".

"Secondo me Babbo Natale a loro non porta nulla solo perché non sa cosa vogliono".

[...]

Le pagine del Natale, L'Argolibro 2024

giovedì 4 luglio 2024

Stazioni, di Eleonora Bellini


"C'è un'idea di movimento verso l'ignoto, di libertà, di fuga oltre i confini dello spazio e del tempo in questa silloge emblematicamente intitolata Stazioni. C'è la rappresentazione di un mondo circoscritto che prelude però a qualcosa di più ampio che si apre alla vista di una umanità variegata, alla ricerca di altro da ciò che già possiede mentre porta con sé cose e idee di mondi lontani, di tempi passati, profumi, odori, colori. Eleonora Bellini rappresenta persone e situazioni con estrema delicatezza e verosimiglianza, dipingendo passeggeri di tutte le età e di diversi pensieri con parole nitide, precise e misurate, anche quando subentrano la malinconia o la nostalgia o visioni incantate negli occhi dei bambini o anche quando il disagio delle attese genera malumore o preoccupazione. L'osservazione è acuta, la resa “pittorica” efficace e lascia spazio a riflessioni sui luoghi, le vicende, la storia" è la motivazione stilata dalla giuria del Premio internazionale di poesia Kanaga per questa raccolta che, pur in tempi e spazi diversi, si lega alla precedente Il rumore dei treni (Book Editore, 2007 qui si può leggere una poesia da Il rumore dei treni | Ago & contrAgo (wordpress.com).
Se la precedente raccolta affrontava temi più esistenziali e narrava il mondo dei sentimenti di una vita, ora Stazioni dipinge volti, mani, piedi, di persone còlte nel variegato mondo in movimento delle stazioni dei treni: effimeri, passeggeri eppure eterni nello scatto dei ricordi, così come avviene per le stazioni della vita.


"... il suo libro mi ha (nuovamente) colpito per l'essenzialità del dettato e la civiltà dell'universo al quale rinvia. In questo senso è un libro profondamente, radicalmente inattuale, e dunque nelle mie corde [...] "Stazioni" allude alla quasi totalità della mia vita; e mi richiama alla memoria il titolo un po' misterioso del libro di un amico morto da anni, Marcello Venturi: "Più lontane stazioni", del tutto degno del figlio del capostazione di Querceta che Marcello era stato" (Franco Contorbia).


"Il mondo variegato delle stazioni, belle, piccole, vecchie abbandonate e perse che muovono il cosmo ferroviario e gli umani pensieri che affollano i treni " (Rosalba Le Favi).

Le figure si stemperano con agilità tra “i grandi sogni volati via sulle pagine” e “la luna che corre più veloce del vento”, tra “il brusio del mercato” e “la canzone delle ruote dei giunti e dei binari”. I registri allora si mescolano luminosamente al linguaggio più colloquiale, in una sorta di concerto che plasma e adatta il mutare della quotidianità al ritmo cadenzato delle sillabe (Antonio Spagnuolo), link alla recensione completa Poetrydream: SEGNALAZIONE VOLUMI = ELEONORA BELLINI

In estrema sintesi, in questa raccolta le stazioni sono viste come:
    • Luoghi di passaggio e di transizione: simboli della vita in movimento, dell’attesa e della promessa di nuovi inizi.

    • Spazi di memoria e ricordo: legami con il passato, le storie individuali e collettive dei viaggiatori si intrecciano tra loro.

    • Metafore di isolamento e connessione: tra viaggio e attesa emerge un senso di solitudine, ma allo stesso tempo di fraternità tra coloro che condividono uno stesso spazio di attesa e di transito.

    • Simboli di riti di passaggio: le stazioni rappresentano momenti di trasformazione personale, di incontri e di riconnessioni con sé stessi e con gli altri. Le stazioni sono dunque simboli di cambiamento, di attesa e di speranza, ma anche di complessità emotiva e di relazioni umane che si sviluppano nel continuum del viaggio.


giovedì 22 febbraio 2024

Frunza semiluna/ Foglia a mezzaluna, di Eleonora Bellini

Frunza semiluna/ Foglia a mezzaluna, raccolta di quindici poesie accomunate dal tema dell'infanzia, è uscita a gennaio in versione bilingue rumeno - italiano. Traduzione in lingua rumena di Alexandru Macadan, immagine di copertina di Daniel Divrician. București Editura Cosmopoli 2024.

Scrive Antonio Spagnuolo: "Elegante agile edizione con testo a fronte in lingua rumena, nella impeccabile traduzione di Alexandru Macadan. Dal dovizioso scrigno dei versi Eleonora Bellini porta alla luce quelle cesellature che fanno della suggestione un elemento tangibile, per l’impeto che si annida misteriosamente nel nostro subconscio. Semplicissimo scorrere della parola per rintracciare pensieri o ricordi, sospensioni o illusioni, “ricercando minuscole bellezze nascoste”, “contando gli alberi lungo i viali”, indugiando tra i rami di corallo della fiaba, aspettando che “dall’eucaliptus scenda una foglia a mezzaluna”. Che cosa lasceremo oltre lo sciabordio del giorno che ci attanaglia nel quotidiano ?" (Poetrydream: SEGNALAZIONE VOLUMI = ELEONORA BELLINI (antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com)

"Plaquette che rivela ancora una volta la leggerezza leopardiana dei versi" (Eugenio Borgna).

giovedì 2 novembre 2023

Italo Calvino saggista e narratore, un quaderno di ICWA per ricordare lo scrittore

In occasione del centenario della nascita di Italo Calvino, ICWA, associazione italiana degli scrittori per ragazzi, ha realizzato un Quaderno in cui sono raccolti i contributi di sette autrici, che presentano altrettanti aspetti dell'opera dello scrittore, con particolare riguardo alla letteratura per ragazzi:

  1. Fiabe italiane: il potere del racconto orale di Sofia Gallo ricorda come la lettura in classe delle fiabe riscritte da Calvino sia capace di incantare i ragazzi, facendo loro scoprire mondi fantastici, ma anche la differenza fra il bene e il male.

  2. Il messaggio sempre attuale de Il barone rampante di Silvia Fuochi ci fa ripercorrere la storia di Cosimo, il bambino che si rifugia su un albero per trascorrere tra quelle fronde l'intera sua vita, e ci ricorda che il diritto di essere se stesso appartiene a ogni bambino.

  3. La scrittura "leggera" delle Lezioni americane di Carla Colmegna evidenzia il metodo di Calvino per rendere la scrittura leggera "procedendo per sottrazione" con arguzia e umorismo.

  4. I libri degli altri di Elena Paparelli introduce al lavoro di Calvino, non solo come scrittore, ma anche come dirigente della casa editrice Einaudi "sommerso da un mare di carte" e come acuto lettore e critico di opere di letteratura contemporanea e universale.

  5. Marcovaldo tra periferia, ecologia e utopia di Eleonora Bellini nota la profetica capacità di Calvino "di interpretare, narrare e anticipare il reale", specie la natura minacciata, il cemento invasivo, i consumi esasperati, con attenzione a questi fenomeni dal punto di vista dei piccoli e degli umili.

  6. A qualcuno piace breve: Calvino a scuola di Annalisa Ponti analizza quali siano le opere calviniane più presenti nelle antologie scolastiche, con riguardo alla scuola secondaria di secondo grado.

  7. Calvino e la Francia di Ginevra Van Deflor riferisce quanto lo scrittore, che soggiornò per diversi anni a Parigi, sia stato e sia ancora apprezzato in Francia, particolarmente per le sue opere fantastiche.

    Il Quaderno di Icwa, ideato e curato da Fulvia Degl'Innocenti (editing e correzione bozze di Monica Tappa, impaginazione e grafica di Manuela Salvi, illustrazione di copertina di Silvia Crocicchi) si può scaricare gratuitamente al linkQuadernoCalvino (icwa.it)


venerdì 29 settembre 2023

Libri, letture, musica e arte a Venezia con Asolapo Italia

Venerdì 22 settembre a Venezia, nella sede di Micromega Arte e Cultura, si è tenuto un incontro denso di riflessioni e di contenuti di pace, giustizia, fratellanza. Innanzitutto i libri. Il primo, Venezia, atto finale. Veder morire una città di Petra Reski (Zolfo Editore, Milano 2022), disponibile anche in francese e tedesco, è il gesto d'amore nei confronti di una città unica al mondo ma minacciata da speculazioni immobiliari, invasa da un turismo spesso inconsapevole, strumentalizzata perfino dai sindaci, talvolta dimenticata dalle istituzioni internazionali. Ma Venezia resiste insieme a chi ce l'ha nel cuore e la vive con rispetto e rinnovato stupore.

Il secondo, Alla ricerca della pace perduta di Paolo Pagliai e Roberto Carlon (Sensibili alle foglie Editori 2023). La pace, affermano gli autori, è il tesoro più grande, il più prezioso di tutti. Il libro è costituito da un appassionato carteggio, uno scambio di lettere profonde e vissute "sull’unico problema di cui vale la pena parlare: come si costruisce la pace? Che cos’è veramente?"

Il terzo, il mio Stanze d'inverno e altre poesie, accolto dal pubblico con una partecipazione, una condivisione e un calore per quanto io possa ricordare mai verificatosi altrove. Grazie ai veneziani, grazie all'intelligenza e al cuore di Venezia!

Il quarto libro, il monumentale saggio di Gabriella Bianco Itinerarios filosoficos del siglo XX (Susil Edizioni 2023) la cui presentazione accademica avverrà a Mar del Plata il 7 ottobre 2023, muta ma ben desta presenza sul tavolo dei relatori, vegliava sullo svolgersi degli eventi.

Non solo libri, però in questo intenso pomeriggio, ma anche musica, arte e letture dal vivo: il programma completo, qui di seguito, ve ne darà conto.



Concludo con le parole di Gabriella Bianco, promotrice e deus ex machina della giornata: "Resistenza è la nostra parola d'ordine: resiste la meravigliosa città e chi ancora la vive, resiste la musica contemporanea, che si apre al linguaggio del mondo conservando la sua esclusività, resiste la cultura che vogliamo rappresentare, la cultura viva che dialoga con se stessa ed il mondo, consapevole della propria responsabilità verso i destini del mondo". E con la mia poesia inedita "Il bambino rincorre la pace", inserita tra le letture d'apertura dell'incontro:

Il bambino rincorre la pace

e muove le braccia come ali

di farfalla, forti controvento

e lievi sopra l'erba quando sfiorano

l'oro dei ranuncoli. La pace rotola

più in là, sempre più in là, come la palla

lanciata in volo verso mani amiche.

Ride il bambino che l'insegue e corre,

corre e corre, ancora.

La pace

sale verso l'alto e vola e benedice

quel gioco solenne ed innocente.

Benedice il bimbo che non sa

le cieche corse ed i malfermi

piedi dei piccoli fratelli in fuga

tra macerie infide, là,

dove esplode la guerra

e non c'è palla da lanciare

in cielo, né prato sulla terra.

Là, dove una falange di nubi,

dì armi e di fuoco oscura

i giorni e le notti senza luna.

Dai ciliegi inerme

scende un pianto di petali (s'è spento

il pigolio dei nidi e vagano

nell'aria piume come fiocchi

di spatriata neve).

(C) Eleonora Bellini