mercoledì 20 maggio 2026

Capoverso, rivista di scritture poetiche, compie venticinque anni

Capoverso è una storica rivista di poesia e critica letteraria. Esce due volte l'anno e pubblica testi di poesia contemporanea, saggi critici brevi, recensioni. Nata nel 2001, è pubblicata dalle Edizioni Orizzonti Meridionali di Cosenza. I fondatori furono Carlo Cipparrone, Pino Corbo, Nerio Nunziata, Antonio Alimena, ai quali successivamente si aggiunsero Franco Dionesalvi, Maria Carla Maiolo e Luigi Mandoliti. La rivista, oltre alla redazione centrale, ne conta altre in quattro regioni. Ne fanno parte Pietro Civitareale (Toscana), Elio Grasso (Liguria), Angelo Gaccione (Lombardia), Lidia Are Caverni (Veneto).

Nel dicembre 2025 Capoverso ha festeggiato un importante anniversario. Scrive nell'articolo di apertura il direttore Franco Alimena: "Venticinque anni! Un quarto di secolo! Chi l'avrebbe mai immaginato questo taglio di nastro per una rivista interamente dedicata alla poesia, all'alta poesia [...] Giorgio Manacorda, nel suo annuario della letteratura italiana, ha definito capoverso una delle migliori riviste di poesia che si stampano in Italia". Importanti eventi culturali hanno visto, negli anni, la nostra rivista fra i protagonisti: le giornate di Varsavia della Poesia Europea, due giornate di studio a Roma, la presentazione a Firenze, Bologna, Torino, Roma e Milano dei numeri speciali dedicati a Pasolini e a Pavese.

Dopo aver brevemente citato queste e altre tappe dell'itinerario di vita della pubblicazione, il direttore Alimena osserva che, grazie al costante lavoro della redazione e dei collaboratori, "Cosenza e la Calabria da periferia culturale [...] sono divenuti centri ambiti della letteratura poetica italiana ed europea".

Questo cinquantesimo numero di Capoverso conta centottanta pagine, suddivise in sei sezioni. La prima, intitolata "Noi e la poesia. Omaggio a Capoverso" contiene ua serie di contributi critici relativi alle opere poetiche dei componenti la redazione della rivista, alcuni dei quali, purtroppo, scomparsi e altri sempre felicemente e attivamente intenti a collaborare e far crescere costantemente il progetto letterario. La seconda sezione contiene due saggi, rispettivamente di Pietro Civitareale e di Angela Costanzo. Nella terza parte sono presenti poesie di dodici voci poetiche tra quelle più vicine alla pubblicazione (Are Caverni, Bellini, Calabrò, Crisafulli, Gaccione, Lucente, Maiolo, Mandoliti, Palo, Pierdicchi, Ravizza Spagnuolo). Segue una sezione di omaggio in versi alla lirica napoletana e campana in dialetto. La quinta sezione raccoglie sei saggi brevi (Corbo, De Santis, Gallo, Leone, Linguaglossa, Colasson, Mezzadri). Seguono infine le recensioni, uno storico elenco dei collaboratori e le notizie brevi sulle autrici e sugli autori che hanno contribuito a questo numero di anniversario: tanti nomi e qualche sorpresa. Andate a cercarli.

"Una rivista letteraria non è soltanto un luogo di pubblicazione, ma un vero e proprio organo culturale che favorisce la crescita e l'innovazione nel campo della letteratura" scrive Pietro Civitareale nell'articolo di apertura "Noi e la poesia. Omaggio a Capoverso", rivista che ha svolto e svolge egregiamente questo ruolo e lo vede sempre più riconosciuto.


Link ad altre citazioni della rivista su questo blog: LE LETTURE DI DON CHISCIOTTE: Risultati di ricerca per capoverso

venerdì 15 maggio 2026

La voce di Omos, di Roberto Piumini

Dopo che la loro primogenita, una neonata vivace e strillona, è morta, forse per avvelenamento, Nogos e Maes desiderano di nuovo un figlio. Sono trascorsi quattro anni da quel momento ma Maes, in preda al dolore, non è più rimasta incinta. Un bel giorno, finalmente, questo avviene e mesi dopo, in una ridente giornata di maggio, nasce un bambino. Bello, dagli occhi scuri, brillanti e curiosi, il piccolo è vispo, agita le manine e le gambe, ma dalla bocca non gli esce nessun suono, nemmeno per piangere o strillare. Omos, così viene chiamato il bimbo, non ha la voce. Mesèn, la levatrice, lo esamina attentamente e poi, dinanzi ai genitori che le domandano se, crescendo, il figlio potrà parlare, pronuncia la sua sentenza: “Ai muti non accade, a meno che un dio non gliela doni”. 

Iliade e Odissea, i poemi attribuiti a Omero, nacquero prima che nascesse la scrittura, furono narrati e cantati nelle regge, nelle corti, sulle spiagge, nelle selve, nella moltitudine di isole bagnate dal mare Egeo tra la Grecia e l’Asia Minore. Poi vennero scritti nella lingua della grande poesia epica, il dialetto ionico. Fu Omero a metterli per iscritto per primo? Furono scrittori diversi a tradurre in caratteri dell’alfabeto quei versi che avrebbero affascinato per secoli tutte le generazioni future e che affascinano ancora anche noi? Non lo sappiamo. Come narrare, allora, l’infanzia e la giovinezza, gli anni della formazione di qualcuno di cui non si sa nulla? Roberto Piumini raccoglie la sfida...

Roberto Piumini, La voce di Omos, Erikson 2026

La recensione completa si legge su Mangialibri, al link La voce di Omos - Il giovane Omero alle prese con il mito | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Narrativa e poesia. Un premio letterario per ricordare Claudette Colvin e Rosa Parks


Nasce la Prima Edizione del Premio Letterario Internazionale “COLVIN – PARKS": Il coraggio della verità – Raccontare per cambiare, organizzato dall’Accademia Internazionale Léopold Sédar Senghor, Presidente Fondatore Prof. PhD. Dhc. Cav. Cheikh Tidiane Gaye

BANDO UFFICIALE – Prima Edizione 2026

1. Finalità e tematica
L’Accademia Internazionale Léopold Sédar Senghor promuove la prima edizione di questo premio letterario, dedicato a celebrare il potere della parola come strumento di emancipazione e giustizia. Il Premio rende omaggio a Claudette Colvin, pioniera del dissenso, e a Rosa Parks, icona della resistenza civile: insieme incarnano il passaggio dall’atto individuale di ribellione alla lotta collettiva per la libertà, ricordandoci che ogni grande cambiamento nasce da una voce che osa rifiutare il silenzio.
2. Organizzazione
Il Premio è promosso e organizzato dall’Accademia Internazionale Léopold Sédar Senghor, associazione culturale di rilievo impegnata nella promozione della letteratura, del dialogo interculturale e dei diritti umani. Il premio nasce da Prof. Cheikh Tidiane Gaye

3. Sezioni del premio
Sezione A– Poesia Inedita per adulti
Massimo 2 poesie per autore, ciascuna non superiore a 35 versi.
Possono partecipare autori di ogni nazionalità, con opere scritte in carattere Times New Roman, dimensione 12, in lingua italiana o straniera con traduzione in italiano a fronte.
Violenza alle donne, femminicidio, discriminazione di ogni forma, razzismo.
Sezione B – Narrativa Inedita in italiano
Racconti brevi inediti, massimo 15 pagine, Interlinea 1,5, carattere Times New Roman 12. Violenza alle donne, femminicidio, discriminazione di ogni forma, razzismo.
Sezione C – Narrativa Edita
Sono ammessi romanzi o raccolte di racconti editi, dotati di ISBN e pubblicati a partire dal 2020, coerenti con la tematica del Premio. È consentita una sola opera per autore. L’opera deve essere inviata via email in formato PDF (volume pubblicato o PDF di prestampa)
Sezione D – Saggistica edita o inedita in italiano
Testi analitici o riflessivi, massimo 150 pagine, interlinea 1,5, carattere Times New Roman 12. È consentita un’opera per autore. Tutte le opere devono attenersi alla tematica generale del premio.
Sezione E – Giornalismo
Articoli o reportage pubblicati in italiano, focalizzati su donne, discriminazioni e razzismo. È consentita un’opera per autore. Gli articoli devono essere stati pubblicati su quotidiani, riviste, testate online o blog giornalistici. La giuria potrà includere esperti di giornalismo per valutare stile, accuratezza e impatto sociale. Tutte le opere devono attenersi alla tematica generale del premio.

4. Requisiti
Aperto ad autrici e autori di qualsiasi nazionalità. È possibile partecipare a più sezioni. Gli autori garantiscono che le opere sono originali e non lesive di diritti di terzi. La partecipazione implica accettazione completa del bando.

5. Quote di partecipazione
Per spese organizzative e di segreteria:
• € 20,00 per la prima sezione di partecipazione.
• € 10,00 per ogni sezione aggiuntiva.
Le quote devono essere inviate tramite bonifico bancario entro il termine indicato:
Intestazione bonifico: Accademia Internazionale Léopold Sédar Senghor APS – Organizzatrice del Premio
BANCA: BANCA INTESA
IBAN: IT 94 W 03069 09606 100000131668 BIC/SWIFT: BCITITMM
Causale: “Prima Edizione – [Nome autore] + sezione/e a cui partecipa”
Si può versare la quota tramite paypal inserendo l’indirizzo mail: info@accademiainternazionalesenghor.com

6. Invio delle opere
Le opere devono essere inviate entro la scadenza tramite email accompagnate da:
• scheda di partecipazione completa dei dati dell’autore
• ricevuta di pagamento
Email ufficiale per la partecipazione: colvinparks.premio@gmail.com. La partecipazione è valida esclusivamente tramite invio email all’indirizzo ufficiale, entro la scadenza. Le opere inedite non vanno firmate.

7. Giuria
La giuria è composta da esperti di letteratura, studi di genere, attivisti culturali e figure istituzionali dei diritti umani. Le decisioni della giuria sono insindacabili e inappellabili.

8. Premi
I classificati 1°, 2° e 3° di ogni sezione riceveranno una targa di riconoscimento. I menzionati dalla giuria riceveranno un diploma di merito.
9. Scadenza e Cerimonia di premiazione
Scadenza per l’invio delle opere: 15 dicembre 2026.
La cerimonia ufficiale di premiazione si svolgerà il 27 marzo 2027, in presenza.
Il luogo della premiazione sarà comunicato successivamente dall’organizzazione tramite i canali ufficiali dell’Accademia Internazionale Léopold Sédar Senghor e via mail ai partecipanti.
10. Privacy
In conformità al Regolamento UE 2016/679 (General Data Protection Regulation - GDPR) e successive modifiche, si informa che i dati personali forniti dai partecipanti al Premio Internazionale “Colvin-Parks – Raccontare per cambiare” saranno utilizzati esclusivamente per le finalità connesse alla gestione del concorso, tra cui:
• comunicazioni relative alla partecipazione al premio;
• pubblicazione dei nominativi dei vincitori e segnalati sul sito ufficiale dell’Accademia Internazionale Léopold Sédar Senghor;
• organizzazione della premiazione e attività correlate al concorso.
I dati saranno trattati con modalità lecite, corrette e trasparenti, garantendo la sicurezza e la riservatezza secondo quanto previsto dalla normativa vigente sulla protezione dei dati personali.
11. Diritti e normative
La partecipazione implica accettazione completa del bando e autorizza l’organizzazione alla pubblicazione dei nominativi dei vincitori e, ove previsto, delle opere premiate, nel rispetto della normativa sul diritto d’autore.
12. Contatti
Per informazioni e invio delle opere: colvinparks.premio@gmail.com

“Il Premio ‘Colvin–Parks’ invita autrici e autori a contribuire con opere che affrontano razzismo, discriminazione, femminicidio e qualsiasi altra forma di ingiustizia, promuovendo la tutela dei diritti delle donne attraverso la letteratura e il giornalismo.”

“Dai voce al coraggio: partecipa al Premio ‘Colvin–Parks’ e racconta storie che sfidano razzismo, discriminazione, femminicidio e qualsiasi altra forma di ingiustizia, difendendo i diritti delle donne e ispirando il cambiamento.”

Claudette Colvin (1939-2026) è stata un'attivista statunitense. Venne arrestata il 2 marzo 1955 per aver rifiutato di rinunciare al suo posto su un autobus durante la segregazione razziale negli Stati Uniti d'America, nove mesi prima che un analogo episodio rendesse famosa Rosa Parks.
Rosa Louise Parks (1913-2005) è stata un'attivista del movimento per i diritti civili in USA. Divenne famosa per aver rifiutato nel 1955 di obbedire alla regola di cedere il proprio posto su un autobus a un bianco, dando così origine al boicottaggio dei bus a Montgomery.

giovedì 7 maggio 2026

Echi di slittamenti (forse) irreversibili, di Anna Santoro

La ricca e variegata bibliografia poetica di Anna Santoro, scrittrice e saggista da sempre impegnata nel movimento femminile, unisce in "dissonante armonia" l'impegno civile all'innovazione linguistica e alla dimensione psicologica. Così è anche per questo suo più recente libro, efficace e diretto, militante e profondo, originale e arguto. La raccolta è organizzata in cinque sezioni: Prima sono gli occhiMordo questa storiaVita che scortichiNon è pranzo di galaPuntuale ti presenti. Ad esse fa seguito un'appendice che propone un'incursione, breve ma suggestiva, nei versi di dodici Landays e di cinque Haiku, forme poetiche estremamente brevi che concludono il libro proponendo a chi legge due diversi volti d'Oriente: la protesta e la denuncia sociale delle donne Pashtun – tema, quello della denuncia sociale, costantemente presente nella visione del mondo di Anna Santoro – e la connessione contemplativa con l'ambiente naturale. Versi esemplari dell'una e dell'altra forma sono: "Ti stringo forte piccino mio/ ma arriva l'onda e ti strappa dalle braccia" e "Fuggo torture guerre e morte/ e a questa barca affido il tuo futuro", per i Landays e "Ti giunge dolce/ il frinir di cicale/ in questo prato" con "Più di un sogno/ rapida e rapita/ la mia vita" per gli Haiku.

Emblematica di ciascuna parte della raccolta e con ciascuna dialogante è, a mio avviso, la sezione "Non è un pranzo di gala", ponte e connessione se fosse un'architettura, motivo e refrain se fosse una musica, sempre raffinato gioco di pensieri, visioni, realtà. Nonché frammento di una celebre citazione da Mao Tse-Tung. Leggiamo: "Non è pranzo di gala né pizzetta al/ forno/ né marciare insieme per / un nuovo mondo o/ disquisire/ tracciando divisioni// Non è urlare odio accumulato e/ prendere d'assalto la Bastiglia/ picchiando su teste dure e vuote/ [...] Forse è riavvolgersi e/ ricominciare/ tenerezza occhi asciutti/ [...] È occuparsi di quel bambino/ lì/ delle emozioni che nasconde nel-/ l'incertezza del sorriso/ della bambina che/ cammina a testa alta curiosando/ di/ quella vecchia che s'incanta nei/ ricordi [...]. E poi poniamo questi versi accanto a "Si alza e dice/ voglio cambiare il mondo// Conosco le parole e il concetto/ so da dove viene arditezza/ simile alla tracotanza/ ma diversa/ e mi fa tenerezza" nella sezione Mordo questa storia. Il passato nutre il presente, non sempre lo spiega, spesso lo illustra e lo ravviva come si fa con un colore sbiadito, con un fiore assetato.

E, ancora, una delle poesie di Vita che scortichi: "Fuori scena/ osservo/ sopracciglio/ alzato/ segno di meraviglia/ quest'ia prepotente/ insicura e canterina/ che vive e parla/ come fosse me// e mi confonde l'anima/ sposta gli anni/ i sapori/ gli odori e le percezioni". Le fanno da contraltare, nella sezione Puntuale ti presenti, questi versi: "Tempo lungo/ amore mio/ tempo affollato/ tutta la vita/ ogni giorno incalza rotola/ sussulta/ cadono ciliege da/ addentare a manciate/ succo sulle labbra/ [...] rane sulle/ pietre e sul selciato/ Non me ne voglio andare". Echi si rincorrono di scena in scena, si accendono e si spengono. Resta, anche in chi osserva fuori scena, la meraviglia.

Scrive Ivan Fedeli nella prefazione che la raccolta costituisce "il tentativo, riuscito, di ricreare una forma poetica magmatica e flessibile, adattabile a modelli gnoseologici sempre più complessi, che, complice il titolo del libro, slittano in modo quasi irreversibile nella illeggibilità della realtà contemporanea fino a depotenziarla, trasformarla". Lo slittamento passa dal mondo dei fenomeni naturali alla società umana, che soffre di disgregazione, tra ipocrisie e rinunce, tra crisi della dimensione collettiva e perdita di consapevolezza dell'interconnessione globale. L'eco che viene da lontano può risvegliare passioni civili antiche e può, forse, suggerirne di nuove.

Nata a Napoli, Anna Santoro vive attualmente a Roma. Ha ideato e curato due importanti e avveniristiche iniziative: il Catalogo delle scrittrici italiane e DominaeDizionario biobibliografico delle donne sul Sito dell'Associazione culturale Araba felice (1986-2003), novità assoluta per i tempi. Ha ideato e curato il "Piano provinciale per la promozione della lettura" come referente del Provveditorato di Napoli, creando una Rete di 500 scuole, dalle elementari alle superiori.

In poesia ha pubblicato: Sestessenze, Tam Tam 1985; In altro modo? (Altri Termini 1986); Tra gangli, bulbi e vene (Periferia 1987); Per corsi (Forum/Q.G. 1990); Album (L’Araba Felice 1992); La ballata delle sette streghe e altri versi (Colonnese 1998); Le amiche di Carla (Filema 1999); Pausa per rincorsa (Avagliano 2003); Certincantamenti (Marsilio 2005); La nave delle cicale operose. Una narrazione (Robin 2012); La quintastagione e antefatti - indizi - avvisaglie e no (Kairòs 2017); Cercando Bambina (ali&no 2018).

 Anna Santoro, Echi di slittamenti (forse) irreversibili, puntoacapo 2025

giovedì 30 aprile 2026

Un curriculum per la creatività, di Hervé Tullet e Virgil de Voldère

Questo libro di grande formato, agile e coloratissimo, si propone di valorizzare la creatività infantile a scuola, ma anche in altre situazioni educative, come incontri con e sull’arte e attività di laboratorio diffuse in diversi ambiti, dalle biblioteche ai campi-scuola. 

L’aspetto del libro, come subito appare a chi lo sfoglia, rivela l'atmosfera chiara, colorata, luminosa e giocosa tipica di Tullet, che ha raccolto qui i suoi laboratori più rappresentativi e di successo, inseriti nell’originale progetto di «Expo Idéale», il cui fine è quello di valorizzare la creatività di bambine, bambini e non solo attraverso il libero incontro con l’arte. 

Nel libro Tullet sviluppa un percorso in venti lezioni, un itinerario unico, capace di condurre a un gratificante risultato finale. Le attività proposte sperimentano tecniche e forme espressive diverse che permettono a ciascuno di realizzare creazioni uniche e personalissime. 

A questo proposito Tullet osserva: “Quando diamo potere ai bambini, è notevole e commovente vederli affrontare la loro ‘missione’ e prendere la parola ‘lavoro’ seriamente. E funziona ogni volta”. Il percorso per la creatività, che sicuramente darà molte gratificazioni anche in Italia a chi lo intraprenderà, è opera della sinergia di Tullet con Virgil De Voldère, educatore molto attivo nel campo dell’arte. Nato a Parigi, risiede a New York dove promuove l’educazione bilingue franco-inglese e si dedica all’incentivazione dell’arte e degli artisti contemporanei. Hervé Tullet è un notissimo autore di libri per bambini, molti dei quali sono divenuti successi internazionali. 

La recensione completa è su Mangialibri: Un curriculum per la creatività | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

H. Tullet/ V. de Voldère, Un curriculum per la creatività, Erikson 2026

sabato 18 aprile 2026

Più in là del silenzio, di Fabrizio Guarducci e Monica Milandri

Da molto tempo Claudia e Teodoro la sera dell’ultimo venerdì del mese si riuniscono a cena con altre due coppie di amici. La casa è ospitale, la cena ottima, la conversazione si rincorre leggera, le parole rimbalzano dall’uno all’altro commensale come in un gioco consueto, ma senza coinvolgimento né ascolto profondi, quasi come un rumore di sottofondo. O almeno è questo il modo in cui Claudia le percepisce. Così invia un provocatorio invito alle amiche e agli amici per il successivo incontro: esso sarà una cena del silenzio: “Niente parole, solo Mozart”. Teodoro, docente di storia, è un uomo colto, riservato, di poche parole nel privato, anche se brillante studioso e conferenziere. Claudia è amante delle cose concrete, come le stoffe del suo negozio di moda, come i gesti domestici che compie ogni giorno in casa e in cucina, gesti di affetto e di cura nei confronti di Teodoro che ha conosciuto e di cui si è innamorata dopo il fallimento di un precedente matrimonio. Tra i due rimane l’affetto, ma la comunicazione, quella profonda, non di circostanza, pare essersi interrotta. Le parole sono poche e piatte, spesso prevale il silenzio, ma non il silenzio buono, quello che mette a proprio agio ed esprime la tranquilla intesa che non necessita di molto parlare. Il silenzio tra Claudia e Teodoro è un silenzio reticente...

Scrive a Claudia Teodoro, in una lettera che poi distruggerà, perché è destinata più a fare chiarezza dentro di sé che ad avere una destinataria, per quanto privilegiata: “Non ti chiedo una risposta. Non voglio che questa pagina diventi un’altra conversazione sbagliata. Vorrei soltanto che, se mai la leggessi, ci trovassi uno spazio dove sederti un momento. Senza dover dire niente [...] Così: in silenzio. Non so che nome dare a ciò che stiamo costruendo. Non è tregua, non è attesa. Assomiglia più a una stanza che si apre quando smettiamo di bussare. Lì dentro, i rumori si abbassano e i gesti trovano posto. Lì, io ti riconosco”.

F. Guarducci e M. Milandri, Più in là del silenzio, Le Lettere 2026

La recensione completa è su Mangialibri, qui 
Più in là del silenzio | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

lunedì 13 aprile 2026

La metamorfosi del fungo e altre caduche poesie, di Eleonora Bellini

La raccolta è uscita nei primi giorni dello scorso autunno. Vincitrice ex aequo, del Concorso di Poesia "Vincenzo Pistocchi", introdotta da un'approfondita prefazione di Elisa Nanini, la silloge celebra la bellezza e la resilienza della Natura, utilizzando il fungo come metafora della vita che si rigenera nei cicli naturali e stagionali. Accolta con favore da lettrici e lettori, ha riscosso diverse attente recensioni. Ne diamo qui alcuni cenni.

Scrive Maria Lenti sul blog "I poeti del parco": "... una poesia etica che si può inserire nella riflessione odierna sulla difesa e la sopravvivenza di noi tutti, nell’aut aut quasi tra convivenza e distruzione, tra eredità da lasciare o incerimento: come pensatori i più diversi – mi sostiene in questo momento Liu Cixin e il suo Memoria del passato della Terra – ci avvertono, ci hanno avvertiti, su un bene a cui non può essere sottratta, non si deve sottrarre la sua linfa" (recensione per intero al linkLa metamorfosi del fungo di Eleonora Bellini - Poeti del Parco; e anche, sostanzialmente identica, in Capoverso n. 50, 2025, pp. 162-163). 

Sull'annuario della poesia italiana del 2025, "I limoni" (pp. 223-224), Alessandro Fo osserva, tra l'altro: "Il significato del curioso titolo riceve luce dalla lirica Zero della sezione eponima: "Inutili cose nella vita/ accumulate attorno,/ invadenti e invalicabili/ barriere. Poi t'avvedi/ della metamorfosi del fungo,/ del suo sguardo/ beffardo che t'indaga: qui/ fuori qualcosa ancora vive, si nutre, respira, muta e non/ dispera".

Antonio Spagnuolo nel suo blog Poetry Dream, totalmente dedicato alla poesia italiana, scrive: "ben numerate da uno a ventuno, nella prima sezione del volume, le poesie intrecciano un percorso che illumina sapientemente l’agire umano, tra effimerità e saggezza, tra illusione e riconoscimenti, tra scontri ed impegni, tentando di scoprire quel respiro sottile che si agita vertiginosamente tra l’amore e la morte. “Lì tra l’erba, ai piedi del tronco/ raschiato dalla lama/ degli anni e dalla fame/ delle larve, un gruppetto/ di funghi se la conta:/ come sarà il tempo e quanti giorni/ di rugiada e quanta siccità e il nostro/ ombrello siamo noi. Pur/ liberi, abbiamo il nome e un numero/ tatuato sul gambo o impresso/ nella carne. La vita è una faccenda/ di angoli e di numeri, di conche/ d’acqua e di aridi interstizi, a volte/ i sole e vento e di silenti lune.” Pennellate variopinte che risplendono tra foglie e tetti, anche quando i ricordi si affacciano prepotenti per riallacciare l’esilio dimenticato e sorpreso (la recensione per intero si legge al link: Poetrydream: settembre 2025, nel post del 26 settembre 2025).

La recensione di Rosalba Le Favi si trova su "Mantova poesia" sempre dello scorso settembre


Infine, ma non ultima, una citazione dalla presentazione di Elisa Nanini (pp. 5-9): "«L’alloro / abbattuto lascia un ceppo / votato a un nuovo e multiforme brulicare»: dove persino la pianta della Poesia sembra esperire materialmente la ferita della precarietà e della trasfigurazione, tra il muschio e la ghiaia delle pagine della silloge La metamorfosi del fungo e altre caduche poesie di Eleonora Bellini, è inaspettatamente il «fungo», modesto e terreno ma in realtà intessuto di una radicata tradizione simbolica di evoluzione e rinascita, a insegnare ad attendere, ad abitare luoghi di passaggi e malinconiche decadenze fino alla bellezza di un respiro plurale. Proprio quest’umile elemento che attraversa il binomio vita morte nei miti e nel folklore di diverse culture, dall’associazione con il divino e con la fecondità dell’antica Grecia al fondo magico di gnomi e fate dell’area irlandese, assurge a «fiammifero» di una dimensione misterica e insieme ontologica, porgendo attenzione e voce alla dignità delle esistenze calpestate e scandendo di trasformazione in trasformazione la conta del tempo."

E. Bellini, La metamorfosi del fungo e altre caduche poesie, pref. Elisa Nanini, Macabor 2025
link LA METAMORFOSI DEL FUNGO e altre caduche poesie


sabato 11 aprile 2026

Gli anni di mezzo, di Rudyard Kipling

Quarantacinque Poesie e trentuno Epitaffi di guerra, di rara efficacia: “Quest’uomo, nella sua terra pregava dèi che non conosciamo./ Preghiamo Loro che lo ricompensino per il suo coraggio nella nostra”, due lunghi versi per rendere omaggio a uno dei tanti, dimenticati, soldati indiani che diedero la vita per la Gran Bretagna nella Prima guerra mondiale. 

Oppure: “Alla prima ora del mio primo giorno/ nella trincea del fronte caddi”, omaggio a un giovane, inesperto soldato. O ancora: “Se qualcuno chiede perché siamo morti, / dite loro, perché i nostri padri mentirono”. 

E infine: “Lui dal nord battuto dal vento con nave e compagni discese, / Cercando uova di morte seminate da scafi invisibili./ Molte ne trovò e le trasse fuori. All’improvviso la pesca finì/ nel fuoco e in un fiato furente, non nuovo agli occhi rapaci dei gabbiani”. Epitaffi fuori da ogni epica imperiale che invece alimenta altre, bellicose, poesie di Kipling.  

The Years Between, raccolta del 1919, ora per la prima volta tradotta in italiano, comprende quarantacinque poesie che potremmo definire epiche e civili e trentuno epitaffi, certamente la parte più moderna della silloge e la più vicina alla sensibilità contemporanea. 

Figlio dell’Inghilterra vittoriana ed edoardiana (nella raccolta si legge una poesia dedicata a Edoardo VII, che “con semplicità, come un servo che serve, egli servì e morì./ Tutto ciò che i Re bramano era suo, e lui lo lasciò per noi”), Kipling fu un uomo del suo tempo, un vate dai versi lunghi e solenni al quale non furono ignoti lo spirito imperiale di conquista, un forte accento identitario (pronto a sconfinare nell’avversione pura e semplice contro gli Irlandesi cattolici), la retorica della guerra, l’idea della missione civilizzatrice dei popoli “primitivi” da parte dell’Impero britannico. Fino a quando nel 1915, nella battaglia di Loos, morì il suo unico figlio. Il dolore per questa perdita, mai placatosi, asciugò i suoi versi e fece volgere il suo sguardo alle vicende di un’umanità semplice, più affine alla fatica e alla sofferenza che alla gloria e ai fasti patriottici. 

La recensione completa è su Mangialibri: Gli anni di mezzo | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Rudyard Kipling, Gli anni di mezzo, Oligo 2026


venerdì 10 aprile 2026

Una strana disfatta. Sul consenso all'annientamento di Gaza, di Didier Fassin

Nel 1940, poco dopo l'invasione della Francia da parte della Germania nazista, Marc Bloch (1886-1944) scrive La strana disfatta, analisi della sconfitta francese che attribuisce non solo a errori militari, ma soprattutto alla profonda crisi morale, intellettuale e organizzativa della classe dirigente francese del tempo e degli intellettuali in primis. Ora esce in Italia, con il medesimo titolo, un saggio di Didier Fassin, medico già vicepresidente di Médecins sans frontières e antropologo, un super tascabile della collana "Idee" di Feltrinelli Editore, che reca come sottotitolo "Sul consenso dell'annientamento di Gaza".

Nel suo saggio Fassin esplora le radici storiche della presente "disfatta", ma non solo. Ne sonda e ne chiarisce il rovesciamento del giudizio morale, sia sui fatti del 7 ottobre 2023, sia sulla successiva reazione da parte di Israele, ormai accertata come genocidio; esamina il lessico usato per descrivere gli eventi, diverso a seconda che si parli dell'una o dell'altra parte ("difesa" per Israele, "terrorismo" per la Palestina, ad esempio); rileva la gerarchia con cui si "catalogano" le vittime assegnando un valore minore alla morte dei Palestinesi; restituisce significato alle parole ed esige che, sempre, venga assicurata dignità alla vita, ad ogni vita.

La conclusione è un atto di accusa nei confronti dell'attuale cecità e perdita di umanità da parte dell'Occidente, perché l'annientamento di Gaza non riguarda soltanto il popolo palestinese, ma tutta la "civiltà occidentale" e le possibilità future di adesione a un ordine etico condiviso del mondo. 

La recensione completa si legge su UTOPIA21 al link: Una strana disfatta def.pdf - Google Drive


    Didier Fassin, Una strana disfatta. Sul consenso all'annientamento di GazaFeltrinelli Editore, 2026. Traduzione di Lorenzo Alunni


mercoledì 1 aprile 2026

Breve storia del pesce d'aprile, di Giuseppe Pitré

Prima del 1860 nessuno a Palermo conosceva la “burla del pesce d’aprile” e nessuno ne aveva mai scritto sulle locali gazzette, afferma Giuseppe Pitrè all’inizio del suo saggio dedicato all’allegorico pesce all’origine di scherzi che in breve si radicarono tra le “alte e medie sfere sociali, senza scendere mai al popolino propriamente detto” del capoluogo siciliano. L’uso di fare scherzi al primo d’aprile risultava essere diffuso in Francia, a Ginevra, a Genova e a Bologna, città dalle quali aveva potuto diffondersi in altre località della penisola fino in Sicilia. Narra ancora Pitrè che, secondo Friedrich Nicolai, che scriveva nel 1787, l’usanza del pesce di aprile era già attestata in Firenze, Modena, Milano, Torino, città nelle quali lo scherzo consisteva spesso nell’inviare un messaggero con lettere urgenti che poi, una volta aperte dai destinatari, rivelavano nient’altro che un foglio sul quale era disegnato un pesce. L’usanza, però, sembra aver avuto la sua prima origine in Francia, dove l’espressione “regalare un pesce d’aprile” significa imbrogliare, trarre in inganno, beffare qualcuno. A Parigi numerosi scherzi si fanno ai fanciulli che vengono spediti a sbrigare commissioni assurde come andare ad acquistare del sale dissalato, o un uovo di gallo, o una corda per legare il vento...

Giuseppe Pitrè nel suo scritto - stampato nel 1886 in una prima, limitata, edizione - dopo avere passato in rassegna usanze, proverbi, cantilene dedicate ai pesci d’aprile in diverse città e nazioni di ogni parte d’Europa, confida ai suoi lettori di non poter dare loro certezze, perché, pur dopo tante ricerche “è difficile trovare nel campo delle tradizioni popolari un uso la cui origine sia tanto oscura e controversa quanto questo”.

Giuseppe Pitré, Breve storia del pesce d'aprile, Graphe.it 2023

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mercoledì 25 marzo 2026

Le scarpe di Lorenzo, di Carlo Greppi

È il millenovecentotrenta, o forse il ventinove, quando Lorenzo, muratore povero di Fossano, avvezzo a lavorare duramente e qualche volta anche a menar le mani, compera un paio di scarpe, scarpe appena appena usate, quasi nuove, di ottima fattura. Le acquista insieme a uno zaino di tipo militare, anch’esso usato, e anch’esso comperato da un robivecchi, come molte persone provviste di pochi soldi fanno, ai tempi suoi. E le scarpe raccontano. Raccontano tutta la lunga strada percorsa con lui, ai suoi piedi, tra Italia e Francia e poi, dato che ha un carattere irrequieto e anche un po’ attaccabrighe e cambia spesso lavoro, ricordano il tempo in cui Lorenzo si trasferisce su su, fino a “Suiss”, come lui chiama Auschwitz. Lorenzo non è un deportato, è un “volontario” che svolge “lavori di costruzione” nel campo per un’azienda tedesca, la IG Farben. Tanti italiani sono stati reclutati come lui, un po’ ostaggi e un po’ volontari sorvegliati; il loro reclutamento è frutto di un accordo fra Italia fascista e Germania nazista.

Un paio d’anni dopo l’inizio del lavoro a Suiss, Lorenzo conosce Primo, molto più giovane di lui. Primo è mingherlino, ha l’aria gracile e una serie di numeri tatuata sul braccio.

Nell’approfondito saggio Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo, uscito per Laterza nel 2023, Carlo Greppi aveva già raccontato la storia di Lorenzo Perrone, muratore di Fossano dalla schiena diritta e dal cuore grande, uomo con poca scuola ma con grande senso della giustizia. Ora la ripropone in modo molto originale in una versione rivolta a ragazze e ragazzi, avendo come voci narranti le scarpe di Lorenzo, oggetti inanimati che hanno visto diversi Paesi piegati dalla guerra, che hanno visto tante persone cadere e morire, ma soprattutto che hanno saputo attraversare indenni le oscurità del male e della violenza estrema, seguendo, come l’uomo che le calzava, la pur esile luce del bene e della solidarietà. Lorenzo sa che fare del bene è importante, è l’unico elemento umano in tempi bui, sempre. Primo sa - e lo ha ricordato più volte nelle sue opere - di essere sopravvissuto al lager grazie a quel muratore di poche parole e alle gamelle piene di zuppa che riusciva a portargli ogni giorno, sfidando il pericolo. Molti anni dopo, Primo apprenderà che Lorenzo non ha aiutato solo lui, ma anche altri nel campo, ogni volta rischiando e ogni volta decidendo di fare ciò che sentiva come un dovere di giustizia nei confronti di altri uomini più sofferenti e travagliati di lui.  

C. Greppi, Le scarpe di Lorenzo, Rizzoli 2025

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mercoledì 18 marzo 2026

Garanzie e limiti del potere giudiziario. Relazioni e interventi all'Assemblea costituente, di Piero Calamandrei

La discussione attuale sulla giustizia, scaturita dalla convocazione referendaria del 22 e 23 marzo, quando onesta e pertinente si concentra sul potere giudiziario, sulla sua legittimazione, le sue garanzie, i suoi limiti. L'attuale posizione giuridica in cui si colloca la Magistratura è stata delineata nella Costituzione grazie alle proposte e agli interventi di Piero Calamandrei, durante la sua partecipazione all’Assemblea Costituente.

Calamandrei pensa a una Magistratura che «costituisce un ordine autonomo» e «provvede da sé, e senza alcuna ingerenza del potere esecutivo, al proprio governo», vigilata e tutelata da un Consiglio superiore: Magistratura indipendente e unitaria. Accanto ad essa, la Corte Costituzionale controlla la conformità delle leggi al testo costituzionale.

Segue qui lo stralcio di un discorso del grande giurista, letterato e uomo politico proprio all'Assemblea Costituente. Nelle sedute successive sarebbe nato, sulla base della sua proposta, il testo sino ad oggi vigente.

«[...] Si è parlato, in questi giorni, da vari oratori, del pericolo che la magistratura diventi un "quarto potere"; si è parlato del pericolo che la magistratura diventi una casta chiusa, uno Stato nello Stato, una specie di cittadella inespugnabile, sottratta ad ogni controllo della sovranità popolare.

Ebbene, onorevoli colleghi, io credo che queste preoccupazioni siano smentite dalla struttura stessa che noi abbiamo dato a questo progetto. Noi abbiamo voluto che la magistratura fosse indipendente, ma non abbiamo voluto che fosse separata dalla nazione. L'indipendenza che noi rivendichiamo per i magistrati non è un privilegio dei magistrati: è una garanzia dei cittadini.

Perché il cittadino sia libero, occorre che il giudice sia indipendente.

Ma v'è un punto su cui la discussione è stata più viva: quello del Pubblico Ministero. Si è detto da alcuni: "Sia pure l'indipendenza per il giudice che giudica; ma il Pubblico Ministero, che è il promotore della giustizia, che è l'organo che deve dare l'impulso al processo, deve essere in qualche modo collegato al Potere esecutivo".

Noi abbiamo risposto di no. Abbiamo risposto che anche il Pubblico Ministero deve essere un magistrato; che anche il Pubblico Ministero deve avere le stesse garanzie di indipendenza del giudice. Perché se voi lasciate il Pubblico Ministero sotto la dipendenza del Governo, voi venite a mettere la giustizia penale sotto la dipendenza della politica.

Se il Pubblico Ministero deve attendere un cenno del Ministro per sapere se deve o non deve iniziare un processo penale contro un uomo politico, se deve o non deve insistere nell'accusa, in quel momento la giustizia penale è finita, e la libertà del cittadino è perduta.

Il Pubblico Ministero, nell'ordinamento che noi abbiamo tracciato, non è l'avvocato dell'accusa: è un magistrato, il quale ha l'obbligo di cercare la verità, anche se la verità giova all'imputato. Egli appartiene all'ordine giudiziario; egli respira la stessa aria di imparzialità che respira il giudice. Questa è l'unità della magistratura che noi abbiamo voluto difendere: l'unità che deriva da una comune cultura, da un comune concorso, da una comune coscienza di magistrato che non deve servire nessun altro padrone se non la legge.»

(Atti dell'Assemblea Costituente, Discussioni, vol. IX, seduta di giovedì 27 novembre 1947, pp. 2480 e seguenti)

Raccolta degli scritti di Calamandrei sul tema della giustizia nel volume ...


P. Calamandrei, Garanzie e limiti del potere giudiziario, Marietti1820, 2016

domenica 15 marzo 2026

Non aprire questo libro. Puzza, di Andy Lee e Heat McKenzie

Un libro illustrato da cui escono tanti odori (da immaginare) e si verificano situazioni esilaranti (spesso anche imbarazzanti). Ad ogni giro di pagina escono infatti dall’albo odori molto sgradevoli. Il primo è quello, acidulo e allappante, del latte andato a male; per farlo sparire basterà girare di nuovo la pagina, “ma solo per tornare indietro”! Nessun appassionato di libri che si rispetti, però, ubbidirebbe a un ordine tanto astruso. 

L’albo fa parte della serie “Non aprire questo libro” creata da Andy Lee, attore comico e scrittore australiano, che ne scrisse la prima storia per festeggiare il compleanno del suo nipotino George. La pubblicazione poi conobbe un grande successo e al titolo d’esordio se ne aggiunsero molti altri. Ora in Italia comprende dieci libri, pubblicati tra il 2018 e il 2026 e illustrati da Heat McKenzie, illustratore e graphic designer di grande successo. Anche questo più recente albo, come tutti quelli che lo hanno preceduto, si dimostra capace di far ridere i bambini (ma anche gli adulti) per l’assurdità delle situazioni e anche grazie alle possibilità di interazione tra i lettori e il libro: si deve obbedire alla voce narrante del bizzarro Wizz e smettere di girare le pagine, oppure seguire la propria curiosità? La risposta è ovvia...

Andy Lee, Non aprire questo libro, Gribaudo 2026, trad. Elisa Fratton

Recensione completa su Mangialibri al link Non aprire questo libro... puzza | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

sabato 7 marzo 2026

Cappuccetto Rosso: 55 esercizi di stile, di David Conati

Chi non conosce la storia di Cappuccetto Rosso? Nessuno? Credo sia proprio così. Ma in quanti modi si può raccontare quel mitico pomeriggio in cui una bambina si avventurò nel bosco per andare a trovare la nonna malata e le capitò quel che le capitò? In cinquantacinque modi diversi si può narrare quell'avventura, risponde David Conati con questo libro, in seconda edizione riveduta e ampliata, come si diceva una volta.

E aggiunge nella prefazione Beniamino Sidoti "... una storia non coincide con la sua trama. Come sanno i lettori, una storia è fatta di ciò che accade nella testa del lettore. Una storia è un insieme di cose: è un tono di voce, è un punto di vista, è uno sguardo sul mondo... in cui, certo, accadono quelle cose lì, quelle della trama. Ma la trama non coincide con la storia: è come se ne fosse piuttosto una matrice generante, una possibilità densa di conseguenze".

Leggere e scrivere, avverte Conati, è, di per sé, una magia. Tuttavia, per potenziare le magie del narrare vi sono parole magiche importantissime e fondamentali e anche frasi magiche. La frase magica per eccellenza è "C'era una volta", incipit da sempre di ogni favola che si rispetti.

Naturalmente anche inventare una storia nuova è una magia. E questo tipo di magia si avvale di diversi elementi, semplici ma importanti, che vanno dall'uso del dizionario all'utilizzo di un mazzo di carte composto dalle lettere dell'alfabeto. Inventare storie nuove e inedite non è la sola possibilità per esercitare la propria creatività. Anche una storia nota a tutti come quella di Cappuccetto Rosso può essere riscoperta e raccontata in tanti modi diversi, soprattutto quando non si è più piccini piccini e l'amore per la ripetizione lascia spazio a quello per l'invenzione. Fiaba, favola, riassunto, lettera, diario, articolo di cronaca, menabò per un incontro televisivo, telefonata, intervista, filastrocca, copione teatrale e tanti altri sono gli "esercizi" con cui allenarsi nel raccontare.

Gli esercizi di stile, qui proposti (e ci sono anche delle pagine attive che bambine e bambini possono far proprie) possono ovviamente essere applicati a qualsiasi storia, classica o contemporanea che sia, sulle orme di Queneau e di Rodari e con una verve inesausta che ricorda quella di Roberto Denti.

Il libro fa parte della collana Ludens, che è diretta da Beniamino Sidoti e offre una serie di testi operativi per una didattica ludica ed efficace.

David Conati vive in provincia di Verona. È autore, compositore, traduttore e narratore nonché produttore teatrale e cantautore avendo conseguito sia un master in drammaturgia al Piccolo Teatro di Milano che un diploma come autore di testi per canzoni al CET (Centro Europeo di Toscolano) di Mogol. Ha scritto oltre un centinaio di libri tra romanzi, guide didattiche, testi per la scuola, guide di viaggi, progetti didattici di teatro e musica, canzoni. Conduce laboratori e percorsi di formazione per insegnanti e studenti.

David Conati, Cappuccetto Rosso: 55 esercizi di stile, Carocci Editore 2026


giovedì 5 marzo 2026

Stella Rossa, di Claudio Bolognini


Le vicende del romanzo, che unisce fatti storici rigorosamente narrati a personaggi di fantasia, ma ben integrati nella narrazione e capaci di suscitare interesse ed emozioni autentiche, sono ambientate nell’Appennino tosco-emiliano, tra i comuni di Marzabotto, Monzuno e i territori limitrofi. 
La brigata partigiana Stella Rossa, comandata da Lupo, il cui vero nome era Mario Musolesi, e dal Vecchio si rivela a lungo capace di tener testa ai nazisti e ai fascisti, delatori e loro sodali in armi, almeno fino al tragico 29 settembre 1944, quando inizia la terribile strage che vede spegnersi le vite di 700 persone tra le quali 217 bambini, 132 anziani e 392 donne. 
È la strage di Marzabotto, uno dei crimini più efferati perpetrati contro la popolazione civile durante la seconda guerra mondiale. In questo scenario crudele e violento oltre l’immaginabile, come in ogni romanzo che si rispetti nasce comunque l’amore, spiraglio di speranza per il futuro. Protagonisti ne sono i giovani Paolo ed Elena. Tragedia nella tragedia, Elena verrà stuprata dai nazisti, assetati di quella nemesi perversa che spesso in guerra, e non solo, si accanisce sul corpo delle donne trasformandolo in oggetto di possesso, strumento di vendetta, capro espiatorio dell’odio: “Elena restò a terra nel casotto, immobile, il vestito strappato e gli occhi sbarrati nel vuoto. Non poteva muovere le gambe, non riusciva nemmeno a pensare di muoverle. Non pensava a nulla. Attorno a lei solo silenzio”. Nel “romanzo partigiano” edito da Red Star Press convivono molti elementi che ne rendono raccomandabile la lettura: l’omaggio a una stagione tragica ma anche gloriosa della storia italiana, la memoria e il coraggio di un’intrepida brigata combattente, il ricordo indelebile e commosso delle vittime innocenti, l’efficacia della narrazione, mai ridondante né enfatica o retorica.

C. Bolognini, Stella rossa, Red Star Press 2023

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Stella Rossa | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Facciamo presente. Istruzioni d'artista per cambiare il futuro, di Francesco Spampinato e Irene Rinaldi

Francesco Spampinato, ordinario di storia dell’arte contemporanea all'Università di Bologna, e Irene Rinaldi hanno collaborato nella creazione di questo libro che reca l'emblematico sottotitolo "Istruzioni d'artista per cambiare il futuro" ed è realizzato grazie al contributo del Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna. L'obiettivo della pubblicazione è quello di avvicinare bambini e ragazzi di ogni età al tema della sostenibilità ambientale attraverso la presentazione di diverse pratiche artistiche contemporanee, che spaziano dalle arti visive al cinema, dal teatro alla musica, in una stimolante ed esemplare varietà di forme di espressione.

Il presupposto fondamentale del libro viene così chiaramente esposto: "L’arte non è solo quella che si vede nei musei. L’arte è un modo di pensare il mondo e per questo può prendere forma dappertutto: in strade, piazze, parchi, prati, boschi o su una spiaggia. Per fare arte non è necessario essere artisti o, meglio, chiunque può dare luogo a gesti o ad azioni d’arte".

Attraverso il dialogo, il gioco, le proposte di partecipazione attiva, il libro illustra un potere unico, fondamentale e originale, insito nell'arte: quello di cambiare il mondo valorizzandone creature e natura nella loro compiutezza e bellezza. I giovani e giovanissimi lettori sono invitati a scoprire come agire nel presente per salvaguardare l'ambiente e come porre, attraverso la pratica artistica, i presupposti per un futuro migliore. L'arte, infatti, può costituire uno strumento di coesione e di cambiamento sociale in positivo: nel libro chi legge troverà "indicazioni semplici e dirette che, attraverso parole, immagini e personaggi, mirano a trasformare la quotidianità. Pagina dopo pagina scoprirete che per cambiare il futuro bisogna agire nel presente – adesso! – e che l’arte, ancora meglio se in gruppo, può essere uno straordinario veicolo di innovazione sociale". Le illustrazioni spontanee e immediate di Irene Rinaldi, dalle linee nette e dai colori decisi, contribuiscono alla squillante giocosità dell'opera, perché, come ricordava Munari, "anche il gioco è una cosa seria".

E, infine, attenzione al titolo! Che non è "Facciamo arte" ma, con felice binomio, "Facciamo presente". Perché l'arte è qui, viva, tra noi, ogni giorno (e anche un po' ogni notte). Lasciamole spazio.

Con piacere pubblico anche qui la mia recensione, già apparsa su PAGINE GIOVANI n. 188 - 2005


Spampinato/Rinaldi, Facciamo presente, Topipittori 2025

domenica 1 marzo 2026

La zuppa della mamma, di K.T. HaoLi e Ping Pan

L’affetto profondo spesso non ha bisogno di parole e si manifesta nei gesti quotidiani, anche i più semplici, come la preparazione dei pasti. 

In questo albo emozionante e perfetto, sentimentale e profondo, una mamma e una figlia si incontrano e condividono non solo l’una o l’altra delle zuppe tradizionali, ma anche e soprattutto “desideri, speranza e amore”. 

Il Barbagianni Editore, nato nel 2012 a Roma, propone libri adatti a essere condivisi fra adulti e bambini e soprattutto a destare la meraviglia nelle piccole lettrici e nei piccoli lettori, come nel caso di questo albo, di grande formato, che rivela in ogni pagina l’attenzione, la competenza e l’eleganza con le quali è stato realizzato. In perfetta coerenza con queste caratteristiche, l’autore, Hao, ha dichiarato che il suo lavoro si ispira alla convinzione che “leggere sia il gioco migliore e gli albi illustrati siano i giocattoli migliori”. 

In questo libro, dedicato agli affetti domestici, ai legami tra le diverse generazioni - mamme nonne nipoti - e alle tradizioni da tramandare con amore, Hao racconta con suggestiva efficacia il calore della casa, in particolare della cucina, e la dedizione delle donne di ogni età che a quest’ultima si dedicano. Le illustrazioni di Li-Ping Pan sono raffinate e armoniose, ricche di dettagli di oggetti utili alla vita tra le mura domestiche, e molto efficaci nell’esprimere l’intesa e i sentimenti reciproci delle protagoniste.


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sabato 28 febbraio 2026

L'armata dei fiumi perduti, di Carlo Sgorlon

"Sempre più spesso le donne friulane e le bábuške cosacche si ritrovavano fra di loro, nelle piccole botteghe, nella latteria, alla fontana e scambiavano qualche faticosa e deformata parola sulla guerra e la difficoltà di riuscire a levarsi la fame tutti i giorni. Gli argomenti erano sempre gli stessi, e sembravano obbligati come i binari di un treno. - Ma quanto durerà questa guerra? Quanto?".

Il Friuli e in particolare la Carnia di questo romanzo di Sgorlon sono quelli del periodo compreso tra il settembre 1943 e l'aprile del 1945, tra l'armistizio e la fine della guerra. Le truppe naziste hanno invaso la regione, contrastate dalle formazioni partigiane che operano in clandestinità nei boschi e sui monti. Anche altro succede, però, in quel periodo, nella zona, un evento poco conosciuto, ma di grande rilevanza storica e umana: si installa in Carnia il popolo dei Cosacchi fuggiti dalla madre Russia perché ostili a Stalin. Il trasferimento è favorito dai tedeschi, che hanno indirizzato in Carnia quei fieri abitanti delle steppe con la promessa che avrebbero trovato lì una nuova patria. Alleati della Germania nazista, i Cosacchi vagheggiano, ancor più della nuova patria, il sogno di riconquistare la grande patria russa, sottraendola ai “rossi”.

Già insediati in Polonia, i Cosacchi, insieme alle loro famiglie, agli oggetti di casa, agli animali tra i quali stupendi cavalli, qualche cammello, qualche dromedario, vengono trasportati in Carnia in treno. Sono oltre ventimila. Dapprima vivono nelle tende, poi, pian piano, si installano nelle case e convivono, talvolta con diffidenza reciproca, talaltra in armonia, insieme agli abitanti del luogo.

A casa di Marta, nella bella villa già della signora Esther scomparsa senza lasciar detto nulla, forse deportata perché ebrea, vivono Anita, sorella di suo marito disperso in Russia e Ahah, vecchio zingaro scampato alla deportazione. A loro si aggiungono il giovane Ghirei, di carattere impetuoso e aperto, Gavrila Ivanovic Bakazov, elegante e raffinato colonnello, Urvàn, militare attratto da Marta, il piccolo Luca, cuginetto di Ghirei, e la sua nonna Dunaika. La vita quotidiana si svolge tranquilla, nella comoda grande casa. Le donne cucinano, ciascuna per i suoi, e le giornate trascorrono in pace. All'armonia generale contribuisce molto il fatto che Marta parli il russo.

In questa atmosfera, ancora indenne dagli orrori che le guerre portano sempre con sé, la donna riflette su se stessa e sul fatto che lei "non arrivava, nemmeno mettendoci ogni buona volontà, al concetto di nemico, ed era un po' la stessa cosa del suo non riuscire a capire la guerra. Essa seguitava a essere per lei una strana irrealtà, una favola oscura e sanguinosa, che prendeva corpo nel mondo per chissà quali ragioni ribalde e rovesciate". I nemici di ieri - inglesi, francesi, russi, americani - sono ora cambiati in alleati e i nemici di oggi sono altri, gli ex alleati tedeschi. Anche per questo, Marta non riesce ad afferrare i concetti di guerra e di nemico, estranei e incomprensibili alla sua mente.

Quei Cosacchi, i nemici di oggi, sono anch'essi vittime di guerra tanto quanto Arturo, suo marito, non più tornato dalla campagna di Russia e, infatti, in pochi mesi, il loro tragico e ineluttabile destino si compirà tragicamente, dopo la disfatta della Germania nazista. Con l’avanzata alleata in Italia, i Cosacchi della Carnia sono costretti alla ritirata. Caduto il loro sogno iniziale di poter riconquistare la Russia sottraendola ai "rossi" e poi quello di aver trovato una nuova patria lontana da casa, i Cosacchi di Carnia si dirigono verso l’Austria per arrendersi alle truppe inglesi. Ma il loro spirito indomito e libertario, la vergogna per essere stati beffati e traditi spingono molti di loro a gettarsi, con le loro donne e i loro figli, nelle gelide acque della Drava per evitare di essere consegnati all'Armata Rossa.

Nella grande casa rimangono in pochi, Marta con Ivos, suo antico amore divenuto poi il capo partigiano Vento, Augusta e il bambino, Ghirei e il vecchio zingaro Ahah. Rimangono con la certezza che ora, per quanto difficile, c'è un futuro da costruire, nella consapevolezza antica che ogni superstite di guerra custodisce in sé, ma anche con la consapevolezza nuova di essere, finalmente, a casa. Sgorlon in questo romanzo narra l'invasione del suo Friuli sotto specie di “epopea delle vittime”, salvando però dalla distruzione e dalla disperazione l'innocenza e l'amore.

C. Sgorlon, L'armata dei fiumi perduti, Mondadori 1985