Da Verbanus 36/2015, pp. 31-36
L'esplorazione di una biblioteca o di parte di essa coinvolge a fondo chi la intraprende perché, oltre alle caratteristiche materiali dei volumi e al loro contenuto, ciascun libro subito appare dotato anche di una propria vita, per così dire, intima ed esclusiva, unica: note di possesso, sottolineature e annotazioni, usura di pagine o di copertine, impronte delle dita degli antichi lettori i cui nomi si sono perduti, inducono, se non a conoscere, almeno ad immaginare quante riflessioni, quante curiosità, quante aspettative, quanto lavoro visse e riviva ancora attorno a ciascun esemplare librario. Tanto più se si tratta di libri antichi, come appunto le sessantadue cinquecentine possedute dalla biblioteca civica di Arona, un fondo rappresentativo dell'Umanesimo e del Rinascimento europei e anche della circolazione libraria in quel periodo straordinario per letteratura, arte, filosofia.
Scorrendo i titoli del catalogo1 troviamo classici latini e greci, testi dei Padri della Chiesa, volumi di carattere scientifico particolarmente di fisica e di medicina, edizioni di piccolo formato – gli enchiridia, i libri che stanno in una mano – e pochi grandi in folio. Tra questi ultimi, prezioso e degno di nota, anche perché è il più antico presente nel fondo, è il libro Poetae christiani veteres, stampato a Venezia nel 1501, di cui diremo più avanti.
La raccolta offre dunque la possibilità di un viaggio attraverso la storia dell’arte tipografica e il fervore del pensiero durante l'intero Cinquecento.
Vi
sono presenti i classici greci e latini fondamentali, commentati e
interpretati da celebri umanisti: Bracciolini, Alberti, Valla,
Ficino, Landino, Calderino, Giorgio e Gaudenzio Merula, fino agli
studiosi più noti come Bembo e Crinito. Non mancano poi alcuni
umanisti europei come lo spagnolo La Cerda, il tedesco
Schoppeh
Il fondo librario aronese comprende volumi di provenienza diversa, come testimoniano le note di possesso e i timbri su singoli esemplari: dai libri in uso al cittadino collegio dei Gesuiti, ai doni di persone e famiglie, ai testi utili alla pratica giuridica privata e pubblica.
Il collegio dei Gesuiti - dotato di cattedre di grammatica, umanità e retorica nonché, per qualche tempo, anche di filosofia - fin dalla metà del XVII secolo diede "lustro e vantaggio" alla città di Arona, riscuotendo "per ogni dove i pubblici applausi e i più grandi frutti"2, fino a quando il 21 luglio 1773 papa Clemente XIV con il breve Dominus ac Redemptor abolì l'ordine. La notizia giunse ad Arona circa un mese dopo, il 16 agosto, riferisce lo storico aronese Francesco Medoni (1782 – 1854), ma già da qualche settimana i padri stavano provvedendo all'alienazione dei mobili e della "ricca biblioteca che possedevano"3. Medoni specifica inoltre che parte dei volumi e manoscritti fu in seguito consegnata alla biblioteca dell'Università di Torino e parte all'economato generale della sua città. Possiamo ipotizzare che proprio questa seconda parte, insieme ad altre acquisizioni, sia confluita nel nostro fondo. Uno studio approfondito delle note di possesso, esteso anche ai volumi del Seicento e del Settecento, potrebbe in futuro offrire un quadro pù chiaro e completo circa la costituzione e la storia dell'attuale raccolta.
Basti qui ricordare, ora, che donazioni furono fatte anche di recente: citiamo quella del Filocopo di Giovanni Boccaccio (Venezia, 1551), proveniente, come indica un timbro sul frontespizio, dalla Biblioteca Famiglia Ferrazzi Angera – Arona a. 1995.
In questo breve articolo daremo conto soltanto di alcune edizioni esemplari, sia per il loro pregio bibliografico che per la loro fortuna nei secoli, rimandando la conoscenza completa del catalogo e dell'ampio saggio introduttivo che lo precede alla ricerca realizzata tra il 2006 e il 2009 da Salvatore Ussia, docente dell'Università del Piemonte Orientale, e dalla sottoscritta, ricerca al momento inedita, ma depositata in forma cartacea e digitale presso il Comune di Arona4 e quindi consultabile.
Innanzitutto sfogliamo un testo esemplare della tradizione greca, i Phaenomena et Prognostica di Aratus Solensis (Arato di Sole, nato a Tarso nel 320 a.C. circa e morto dopo il 240 a.C.), volume di astronomia dotato di uno straordinario apparato iconografico. E' l'affascinante in folio stampato a Colonia nel 1569 dall’editore e matematico Theodor Gras (Theodorus Graminaeus). Originario dei Paesi Bassi, esperto di diritto civile e canonico Gras fu matematico del Senato di Colonia e insegnò in quell’università. Il volume, di notevole cura e bellezza tipografica - citiamo qui solo le tavole delle costellazioni, suddivise secondo il catalogo di Tolomeo e recanti anche la rappresentazione del personaggio mitologico cui si riferiscono - reca al frontespizio e al colophon una preziosa marca tipografica in cornice decorata nella quale è rappresentata una mano che esce da un'ellisse di nuvole e regge un filo a piombo perpendicolare sopra una stella a cinque punte stretta da un compasso a calibro; nella cornice leggiamo il motto in pondere e mensura salus, contrazione del noto Numero pondere et mensura Deus omnia condidit: fondamento dell'universo e rigore matematico vi sono dunque concepiti come dono della creazione, ma soprattutto come programmi di vita. Sul retro del frontespizio leggiamo versi di Joachim Camerarius (Bamberga, 1500 – Lipsia, 1574), umanista, letterato, traduttore dei classici greci nonché collaboratore di Melantone. Correttore nella redazione di questo libro, vero crocevia di scienza e filologia cinquecentesca, fu Guillaume Morel (Morelius Guilelmus, 1505-1564). Erudito, professore di greco al Collège de France, correttore e revisore di bozze anche presso la tipografia parigina di Jean Loys, Morel divenne in seguito editore in proprio e, infine, stampatore del re di Francia a partire dal 1555. Aveva curato una precedente edizione di Arato nel 1559.
Una seconda affascinante opera in folio è costituita dai Symbolarum libri, dedicati alle simbologie presenti nelle opere di Virgilio, curati dal filologo gesuita Iacopo Pontano (1542-1626). Edita nel 1599 ad Augusta di Baviera, l'opera costituisce una monumentale guida alla scoperta dei simboli presenti nell'opera del mantovano: oratori, storici, poeti, mitologi, geografi, grammatici, retori, filosofi, giureconsulti, medici e filologi, elencati, ragionati e descritti con rigore estremo, a testimoniare la grandezza dell'impresa del Pontano. Monumentale è il frontespizio calcografico di Dominicus Custos (1560–1612), incisore e stampatore, e di Johann von Achen (1552 – 1615), artisti entrambi molto attivi e di buona fortuna nell'Europa Centrale. Gli esemplari di Arona recano due differenti note di possesso: la prima, manoscritta nel libro I, è "Ex libris Hieronimi Cariarii 1602"; la seconda, nel volume II, è costituita dal timbro "BIBLIOTECAE BRAIDENSIS REC". La Biblioteca Braidense nacque come biblioteca pubblica per volontà di Maria Teresa d'Austria, nel palazzo del collegio gesuitico di Brera; acquisì i fondi librari di quest'ultimo insieme a quelli delle case gesuitiche di San Fedele e San Girolamo. È semplice dunque ritenere che sovente i volumi circolassero, secondo necessità, tra l'una e l'altra delle diverse case dei Gesuiti. La legatura del nostro prezioso esemplare, coeva, è in pergamena. Basterebbero questi due volumi per confermarci che, nella repubblica dei dotti, profondi e duraturi erano i legami e comuni erano i destini di studiosi di ogni patria e di ogni ramo del sapere. Legami e destini che si intrecciarono allora, in modo forse assai più profondo di quanto oggi sappiamo e di quanto i documenti esistenti ci consentano di accertare, forse anche tra i produttori e i lettori di libri.
Altre opere del fondo meritano una citazione anche in uno spazio breve come questo.
Un terzo importante volume di grande formato è Omnia poemata di Orazio, pubblicato nel 1576 a Venezia per i tipi di Giovanni Maria Bonelli e che contiene tutta l'opera del venusino. L'apparato critico, monumentale, va dai più significativi commentatori antichi, come Elenio Acrone (II-III a.C.) e Pomponio Porfirione (III sec.A. C.) fino ai testi critici degli umanisti italiani: Matteo Bonfini (1465-1507); Pietro Riccio (Pietro Crinito, 1463-1507); Angelo Poliziano (1454-1494); Giacomo Dalla Croce (m. 1526); Antonio Mancinelli (1452 c.– 1505); Marcantonio Coccio, noto con nome umanistico di Sabellico (1436-1506); Giovan Paolo Parrasio (Aulo Giano Parrasio, 1470-1522); Francesco Robortello (1516-1567): studiosi, operanti in università e regioni diverse e talvolta lontane, uniti in un'impresa ricca di entusiasmi e speranze. I testi di Orazio, affiancati dai relativi commenti, sono disposti su due colonne. Ogni opera si apre con un'incisione e ogni capitolo con un'iniziale miniata.
Accanto ai classici antichi troviamo nel fondo aronese libri di diritto, geografia, scienze, storia. Tra questi è di particolare interesse locale l'opera di Gaudenzio Merula De Gallorum Cisalpinorum antiquitate ac origine nell'edizione di Bergamo, stampata nel 1593 da Comin Ventura. Umanista, nato nel 1500 a Borgo Lavezzaro da "humilissimi parenti", Merula nel 1524 scampò alla distruzione del suo paese natale perpetrata dalle truppe francesi e alla peste di Milano, città in cui si era rifugiato, grazie a una pozione da lui stesso approntata5. A Milano si trattenne a lungo frequentando i circoli storico letterari della città e stringendo legami con molti dotti. Questa sua storia delle antiche popolazioni cisalpine contiene dettagliate informazioni geografiche su Alpi, fiumi e laghi con particolare attenzione a quelli della Lombardia e zone limitrofe. L'opera si compone di tre volumi: nel primo a un’ampia trattazione sulla Gallia e le sue parti segue la descrizione dei popoli che la abitavano: Insubri, Orobi, Cenomani e Veneti. Il secondo libro è dedicato alla descrizione della Gallia Cisalpina e dei suoi abitanti nonché alla descrizione delle Alpi e Prealpi, di cui l'autore elenca dettagliatamente le cime più alte, i fiumi e i laghi. Nel terzo libro Merula si occupa ancora di Celti, Galli e Insubri, descrivendo poi costumi e lingua dei Galli Cisalpini. Una trattazione a parte viene riservata a Milano e alla sua origine. La fortuna di quest'opera dura ancora presso i nostri studiosi locali, forse perché vi si incontrano luoghi noti e familiari: Agogna, Terdoppio, Ticino e Verbano, ampiamente descritto da Sesto Calende fino a Locarno, con le sue adiacenze ("Regio circum adiacens adeo felix est, ut verna temperie & herbarum luxuria facile caeteris antecellat6"), Arona ("Dictam ipse crediderim oronam, hoc est, montanam"7), Angera.
Concludiamo citando l'opera più antica della raccolta aronese, Poetae christiani veteres (1501-1504), stampata a Venezia da Aldo Manuzio il Vecchio, umanista e padre dell’arte tipografica nella nostra penisola agli albori di un secolo felice. Compare qui per la prima volta la celebre marca tipografica aldina con l'ancora e il delfino. Immaginiamo i numerosi docenti e studenti del gesuitico collegio intenti a sfogliare queste pagine, scandendo i versi dei poeti che vi sono antologizzati: Sedulius Caelius, Giovenco, Lattanzio, Cipriano, Tiferno, Damaso. Sul frontespizio del primo volume leggiamo annotazioni manoscritte: una data, "1535"; e poi più in esteso "1551 odie 10 ma, Fr. Hippolyth. Polonensis Miscellanea latina". Chi le appose? La stessa persona in tempi distinti o due possessori diversi? Non ci è dato di saperlo, ora, e nemmeno sappiamo se ulteriori approfondite ricerche potrebbero darci una risposta. Ma sappiamo con certezza che leggere un catalogo di libri antichi è affascinante e stimolante quanto leggere un romanzo e, addirittura, quanto leggere un romanzo giallo.
1Il Catalogo, rimasto inedito ma in possesso della biblioteca civica di Arona sia come esemplare a stampa che in formato digitale, con ampio saggio introduttivo di Salvatore Ussia (UPO), e schede redatte dalla sottoscritta, fu redatto negli anni 2006-2009. La parte che comprende le sole schede è disponibile su Academia.edu.
2Cfr. Francesco Medoni, Memorie storiche di Arona e del suo castello, 1844, pp. 112-113.
3Cfr. Medoni cit. pp. 116.
4 CINQUECENTINE E SEICENTINE DELLA BIBLIOTECA “CARLO TORELLI” DI ARONA", a cura di Salvatore Ussia e Eleonora Bellini, 2009.
5Elena Valeri in Dizionario Biografico degli Italiani, 2009.
6 Merula, p. 83
7 Merula, p. 84

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