Antonio Nicaso ha ricordato più volte che ciò che ha indotto lui e Nicola Gratteri a scrivere questo romanzo è stata la consapevolezza che «non esistano ragazzi sbagliati, ma adulti che hanno smesso di credere in loro». La vicenda narrata nel libro è quella di Cesare e di un gruppo di altri ragazzi inseriti in una comunità di recupero. Cesare, figlio di un boss locale, è vittima dell'orgoglio che gli è stato inculcato dalla famiglia e anche della propria rabbia per essere stato punito dopo un reato grave. Tuttavia, in considerazione della sua giovane età, Cesare viene sottoposto a una misura alternativa al carcere. Così, insieme ad altri due ragazzi della comunità, inizia ad aiutare nei lavori dei campi Carlo Marino, pubblico ministero ormai in pensione che dal tribunale di Milano è ritornato nella campagna calabrese per coltivare la terra di famiglia. Cesare è esperto di lavori agricoli, pur non amando la fatica che il lavoro di campagna comporta. La fatica, il sudore, il dolore, infatti, nei campi di suo padre sono solo quelli dei braccianti sfruttati e senza diritti. Perciò a Cesare nessuno ha mai potuto togliere dalla testa "quella che per lui era la verità: c'è chi possiede la terra, guadagnandoci, e chi ci lavora, spaccandosi la schiena".
Durante il lavoro nella proprietà di Carlo Marino, a poco a poco Cesare scopre un mondo diverso da quello dello sfruttamento e dell'ingiustizia. Scopre perfino che il lavoro può essere motivo di dignità, di intima soddisfazione e di orgoglio. Questo faticoso traguardo comporta un cambiamento assoluto di mentalità che per il ragazzo avverrà non senza fatica, anche grazie a Estel, una delle braccianti di suo padre che, con grande coraggio e sfidando seri pericoli, insieme a lui rompe con le ingiustizie e le violenze del caporalato: "lei rappresentava una seconda possibilità, l'occasione di lavare via le colpe del passato e di costruire un futuro diverso, ricominciando da capo, come radici. Sì, come radici ben radicate, nuove e forti, piene di una forza fatta di giustizia e non più di paura".
Il libro si presta a essere letto in classe o nei gruppi di lettura di preadolescenti e adolescenti perché può aiutare a smontare il mito del “destino segnato”: riflettendo sulle differenze tra lo sfruttamento mafioso della terra e la cura previdente e rispettosa della stessa terra e di chi vi lavora, i ragazzi possono, infatti, riflettere sulla legalità come pratica quotidiana e sulla possibilità offerta a tutti di trasformare un errore in un’occasione di riscatto.
In una recente intervista rilasciata a Francesca Barra de L'Espresso (6 aprile 2026) Gratteri ha sostenuto che le seconde possibilità «fanno parte di un’idea di giustizia e di umanità che riconosce alle persone la capacità di cambiare, di imparare dagli errori e di ricostruire la propria vita. Nella realtà, però, non è sempre così semplice. Le seconde possibilità dipendono da molti fattori: dal contesto in cui si vive, dalle opportunità concrete, ma anche dalla volontà personale di mettersi in discussione e assumersi le proprie responsabilità. Non basta che una possibilità esista: bisogna essere pronti a riconoscerla e a costruirla. Per alcuni arriva più facilmente, per altri è un percorso faticoso. Nessuno dovrebbe essere definito per sempre dai propri errori».
Nicola Gratteri è uno dei magistrati più esposti nella lotta contro la 'ndrangheta. Ha indagato sulla strage di Duisburg e sulle rotte internazionali del traffico di droga. Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali, è uno dei massimi esperti di 'ndrangheta nel mondo.
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| N. Gratteri/ A. Nicaso, Come radici, Mondadori 2026 |










