venerdì 19 giugno 2026

Questa mia nonna, di Kim Fupz e Aakeson Stian Hole

Una ragazzina affettuosa e intelligente racconta la sua nonna, che ha i capelli bianchi e profuma di cannella e di sapone. La nonna “c'è da sempre”. Una volta con lei vivevano il nonno e due cani. Ora è sola, perché gli altri tre sono morti. Da giovane la nonna vendeva profumi su un traghetto: forse è per questo che un buon profumo le è rimasto addosso, immagina la nipotina. La nonna un tempo aveva dei vicini di casa, che però ora si sono trasferiti altrove. La casa della nonna, tutta di mattoni rossi e circondata da un giardino, rigoglioso di erbe, fragole e uva spina, ora è rimasta sola, ma rimane, comunque, proprio accanto alla scuola della nipotina, che spesso la va a trovare. La nonna le offre dei biscotti deliziosi, le lingue di gatto, mentre bevono insieme il caffè, nero per la vecchia signora, allungato con un sacco di latte e una cospicua dose di zucchero per la ragazzina. La nonna non ama né i telefonini né i tablet: “Basta con quegli aggeggi!”, dice. Il telefonino e il tablet vengono riposti e la nipotina comincia: “C’era una volta...”. La nonna prosegue e narra una fiaba, e poi un’altra e un’altra ancora. 

Questa mia nonna non è soltanto un libro “capace di spiegare l’Alzheimer ai bambini”, ma è un libro di arte e realtà, di illustrazione e testo perfettamente fusi, di grande realismo e di sfrenata fantasia: elementi salvici e commoventi per ogni età. Kim Fupz Aakeson, nato a Copenaghen nel 1958, è scrittore e sceneggiatore. Le sue opere per bambini, oltre un centinaio e molto popolari e diffuse in Danimarca, hanno ricevuto diversi premi. Stian Hole, nato nel 1969 a Hokksund, in Norvegia, è tra i principali grafici e designer scandinavi e si dedica all’illustrazione per l’infanzia da circa vent’anni. Le sue immagini per questo albo, originali per tecnica che unisce disegno, collage e fotografia, raccontano affiancandosi al testo con lo stesso ritmo, ora realistico e naturalistico, ora mirabolante e fiabesco.

La recensione si legge per intero su Mangialibri, al link Questa mia nonna | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

K. Fupz e A. S. Hole, Questa mia nonna, trad. di Lucia Barni, Beisler 2026




giovedì 18 giugno 2026

NON SOLO PINOCCHIO. Vita, opere e pedagogia di Carlo Collodi

Nel bicentenario della nascita ICWA racconta, nel suo quinto quaderno, l'autore di Pinocchio, ma anche il Collodi giornalista, traduttore, divulgatore, patriota. Scrivono Fulvia Degl'Innocenti e Roberto Morgese nella presentazione: "Il bicentenario della nascita di Collodi ha significato per noi anche andare oltre la sua opera più conosciuta, quella che, ci teniamo a ribadire, ha reso la letteratura italiana tutta (non solo quella giovanile) conosciuta e diffusa in tutto il mondo, e Pinocchio stesso uno dei simboli del nostro Paese. Con tutti gli stereotipi che a volte questi simboli comportano, certo; tanto che nei banchetti di souvenir di ogni parte d’Italia non manca mai un Pinocchio di legno accanto a una brutta riproduzione del Colosseo e una gondola di plastica. Ma proprio per questo abbiamo voluto andare oltre gli stereotipi e il già noto, per indagare sulla figura di Carlo Lorenzini, detto Collodi, a 360 gradi, perché intorno alla nascita di un capolavoro ci sono sempre un uomo o una donna con la propria storia familiare, con i propri inciampi, studi, talenti, fragilità, malinconie, slanci ideali, impegno politico e sociale. E Collodi era tanto altro: giornalista innanzitutto e poi traduttore, divulgatore, patriota. E prima e dopo Pinocchio ha dato vita ad altri personaggi che, come la marionetta dal naso lungo, cercavano il loro posto nel mondo al di là delle loro difficoltà, differenze e intemperanze. Bambini unici, non conformi ai tempi, un passo avanti agli altri e per questo spesso osteggiati e riportati nei recinti di quella che noi sappiamo ormai bene essere soltanto una parola vuota e costrittiva: la normalità".

E ribadisce Ilaria Mattioni nell'introduzione: A duecento anni di distanza dalla nascita di Carlo Collodi sembra doveroso, da parte dall’Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi (ICWA), dedicargli un tributo. Del resto Lorenzini, più noto con lo pseudonimo topografico di Collodi, è l’autore italiano più imitato, citato, trasposto. Ed è, probabilmente, l’unico a cui si possa direttamente ascrivere la nascita di un vero e proprio sottogenere letterario, quello delle “pinocchiate”.

Seguono i contributi di autrici e autori. Eccoli nell'ordine in cui si trovano nell'indice e nel quaderno:

La passione e l'invenzione. La vita e le professioni di Carlo Lorenzini, di Eleonora Bellini; Carlo Collodi giornalista: tra satira, cronaca e invenzione linguistica, di Viviana Hutter; La satira al tempo di Collodi e il caso dell'Avvocatino, di Carla Colmegna; Nell’officina traduttiva di Carlo Collodi: dai Contes de fées a I racconti delle fate, di Cinzia Grimaldi; Carlo Collodi e la costruzione dell’infanzia moderna, di Emilio Nuozzi; Pinocchio come “seconda nascita”: il rito di passaggio dall'infanzia all'età adulta, di Lucia Cucciolotti; Pinocchio: le ragioni di un successo, in tutte le lingue del mondo, di Lidia Maggioli; Il bestiario di Collodi, di Gabriella Santini; Pinocchio e i riti di passaggio: una lettura alla luce dell’antropologia culturale di Stella Nosella; Pinocchio nel cinema e nell'animazione, di Paola Dei; Pinocchio a teatro, di Sarah Pellizzari Rabolini; Fratelli di legno. Il teatro per marionette nei secoli XVII-XIX nell’Italia centro-settentrionale, di Marco Tomatis; Pinocchio versus Cuore: due modelli di letteratura per ragazzi, di Silvia Dal Cin; Pinocchio come romanzo di formazione. Alcuni parallelismi con la scuola di Ludovico Jacopo Cipriani;  Gli illustratori interpretano Pinocchio, di Ermanno Detti; Nasi che crescono, Intelligenze che aumentano, di Elena Paparelli.

Ultima cosa, bellissima: il Quaderno è scaricabile gratuitamente a questo link https://www.icwa.it/.../QUADERNO-ICWA-N5-CARLO-COLLODI.pdf


domenica 14 giugno 2026

I figli di Wanda e altri racconti, di Vincenzo Pardini

I figli di Wanda è il primo dei sette racconti raccolti in questo libro, un racconto lungo, che somiglia a un romanzo breve. A esso ne fanno seguito altri sei: Il contagio del lupo il cui protagonista è l’asino Platone; Tacca di mira, storia di Alvino Tarasconi e di vendetta; Piazza Arieti, una piattaforma di pietra dura e ampia tra bosco e rupi; L’agguato, che narra di un altro pensionato, Giacinto Turbati, appassionato di caccia al cinghiale; La ghiandaia di Enzo che ricorda Enzo Siciliano, amico di Pardini e amico degli animali; Una barca di anatre, storia di una barca piena di anatre che vaga sul lago, inafferrabile e inavvicinabile come un fantasma, come il mistero. Si tratta di racconti “da anni sparsi su varie riviste e testate giornalistiche. E quindi introvabili. Li offro ora ai nuovi lettori dopo averli a mia volta riletti e rivisti con la stessa immutata passione con la quale li scrissi diversi anni fa”, scrive Pardini. 

Questi testi offrono a chi legge panorami e atmosfere di una Toscana incontaminata e ancora selvaggia, caratterizzata da boschi, valli e dirupi, popolata da animali selvatici, che, liberi e guardinghi, dialogano tuttavia con gli esseri umani, anch’essi un po’ selvatici, che abitano quei luoghi solitari. Abitanti spesso schivi e rudi, ma provvisti del coraggio e delle virtù che regolano i giorni e le stagioni di chi vive a contatto con la natura. I racconti evidenziano infatti il fascino, ma anche la complessità del rapporto quotidiano tra esseri umani e natura, in particolare tra esseri umani e animali: il dialogo e la solidarietà, la diffidenza - con quell’annusarsi reciproco che può preludere sia all’attrazione che all’attacco -, la curiosità e la comunicazione che viaggiano tra gesti, sguardi e talvolta versi, suoni, mugugni. 

Antonio Gnoli ha acutamente osservato in un articolo apparso su “la Repubblica”: “Gli animali per Pardini esprimono una sacralità spaventosa ed al contempo affascinante, l’ambientazione boschiva rimanda ai luoghi di vita dell’autore, sottolineando la sua profonda conoscenza delle tradizioni locali e del territorio fisico”.

Vincenzo Pardini, I figli di Wanda, Oligo 2026

La recensione si legge per intero su Mangialibri: I figli di Wanda e altri racconti | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

domenica 7 giugno 2026

Nella polvere e negli sputi, di Antonio Cederna

Nella polvere e negli sputi. Crescere nell'Italia del boom e altri scritti sulle città dei ragazzi è un libro che raccoglie articoli di urbanistica e sociologia tutti attorno a un tema profondamente umano, quello del rapporto tra l'infanzia e lo spazio urbano. Vi sono raccolti trentuno articoli scritti fra il 1955 e il 1972 e pubblicati su settimanali, quotidiani e riviste specializzate. Scrive nell'introduzione Giulio Cederna, figlio dell'autore: "Gli articoli sono stati disposti in ordine cronologico per permettere di apprezzare il graduale emergere di una nuova attenzione nei confronti dell'infanzia, e il significato che riveste nella battaglia per l'edificazione di città più vivibili".

In Italia l'edificazione che segue alla ricostruzione post bellica e all'intensa urbanizzazione negli anni del miracolo economico genera città che negano ai bambini spazi adeguati per il gioco e, di conseguenza, per una crescita sana e serena. Nelle periferie i bambini giocano dove capita, tra calcinacci, fango, terreni abbandonati o marciapiedi, "nella polvere e negli sputi" appunto. L'edilizia è finalizzata al profitto e la mobilità, pian piano, giunge a privilegiare l'automobile, in modo tale che la città diviene un luogo inadatto, quando non pericoloso, per i bambini.

Cederna racconta e descrive le borgate romane e le periferie milanesi, che non danno spazio ai bambini e ai ragazzi, spingendoli spesso all'emarginazione sociale. Il tema della povertà educativa si connette strettamente, nei suoi articoli, alla mancanza di spazi verdi liberi, ben strutturati e accoglienti, adatti a una crescita armoniosa e serena. Leggendo questi testi comprendiamo come problemi che sembrano nati solo in anni recenti affondino in realtà le loro radici in scelte inadeguate, prive di lungimiranza e di una visione a lungo termine, fatte settant'anni fa.

La recensione si legge per intero su UTOPIA21, rivista on line, al link: Recensione Cederna formattata def.pdf - Google Drive


A. Cederna, Nella polvere e negli sputi, Donzelli 2026.
Prefazione L. Cantatore e Postfazione E. Zanchini

martedì 2 giugno 2026

Le montagne dei giganti, di Max Bolliger e Štěpán Zavřel

Questo albo fu pubblicato per la prima volta in lingua tedesca da Bohem nel 1985 a Zurigo. La sua prima edizione italiana risale al 1996 e vide la luce presso le Edizioni Arka. Ora esce di nuovo per Bohem e sembra scritto ieri. L’autore del testo, Max Bolliger (1929-2013), è stato uno dei più noti scrittori svizzeri per l’infanzia. Dopo essersi dedicato per molti anni all’insegnamento nelle scuole elementari, dove incontrò bambini con problemi di apprendimento e di inclusione sociale, per meglio contribuire alla loro istruzione ed educazione si specializzò in pedagogia e psicopedagogia, studi in seguito ai quali divenne anche docente nelle scuole speciali. Le sue opere letterarie sono rivolte a bambini e adolescenti e indimenticabili sono quelle nate dalla collaborazione con Štěpán Zavřel (1932-1999). Nato a Praga, Štěpán si rivela fin da ragazzo molto dotato per il disegno, lavora per un po’ come illustratore di cartoni animati, ma nel 1958, quando gli viene negata la possibilità di iscriversi all’università, abbandona il suo Paese. Dopo un difficile viaggio attraverso la Jugoslavia (e un periodo lì trascorso in prigione) e poi in un campo profughi di Trieste, arriva a Roma dove si rifugia nel Pontificio Collegio Nepomuceno e si iscrive all’Accademia di Belle Arti. Da quel momento, la sua carriera è brillante e riconosciuta. Questo Le montagne dei giganti è una storia magistralmente scritta e illustrata che racconta la prepotenza e la paura, le divisioni e i pregiudizi, la violenza dei muri e dell’esclusione, la privazione della solidarietà e dell’allegria.

M. Bollinger e S. Zavřel, Le montagne dei giganti, Bohem Press Italia 2026

La storia è di grande attualità e può coinvolgere e affascinare sia i bambini che gli adulti. La recensione completa si legge su Mangialibri al link Le montagne dei giganti | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

lunedì 1 giugno 2026

Scaffale locale 21: Borgomanero 1946-1948

Il quaderno di 142 pagine, uscito nel 2007, prende spunto dal sessantesimo anniversario del voto alle donne per proporre alcuni temi e ricordi di vita pubblica e privata di un grosso paese del Nord Ovest piemontese, dopo la fine della seconda guerra mondiale. Anni di grandi speranze, di fiducia nella pace, di desiderio di sicurezza economica. Il libro è suddiviso in quattro parti: 1. Speranze di anni difficili; 2. Le donne al voto e non solo; 3. I luoghi della memoria; 4. Scritti riproposti. Al link LE LETTURE DI DON CHISCIOTTE: Scaffale locale 3A: Quaderni borgomaneresi 2005-2007 si trova, in questo stesso blog, una brevissima sintesi degli argomenti.

Qui riferiremo in breve il contenuto degli articoli relativi alle donne al voto, fatto di cui ora si parla ovunque e moltissimo, allora, vent'anni fa, ricordato da pochi. La breve sezione che si occupa di questo tema comprende tre brevi articoli dedicati alla partecipazione femminile alla vita pubblica nel borgo. Il primo, di Anna Maria Pastore, dopo un sintetico excursus sulla condizione femminile in Italia dall'Unità alla Liberazione, presenta i risultati delle interviste ad alcune protagoniste di quegli anni, tutte recatesi a votare per senso del dovere, ma "senza enfasi" essendo coinvolte principalmente nei problemi del vivere quotidiano e nella possibilità di poter, finalmente, costruire il proprio futuro. Segue poi, della stessa autrice, una nota sull'andamento del primo voto delle donne in tutta la penisola, con riferimenti alle madri Costituenti, un esempio forte per ogni elettrice: "poter votare fu allora come riprendere a vivere, come riconoscersi, come desiderio di ricostruirsi". 

Nel suo contributo, la maestra Carla Zanetta ricorda "l'occasione storica per il fatto che, per la prima volta, poterono votare anche le donne", che già avevano partecipato alle elezioni amministrative, grazie a un'attiva mobilitazione. Riporta inoltre i dati delle elettrici di Borgomanero suddivisi rione per rione: una colonna riporta il numero delle aventi diritto, l'altra il numero di quelle che effettivamente si recarono al voto. L'affluenza alle urne testimonia il grande senso del dovere e la sicura speranza delle donne: 4892 erano le aventi diritto, 4417 andarono a votare. Ci fosse ai nostri giorni questo entusiasmo!

Il libro contiene anche una essenziale documentazione iconografica, grazie alla quale chi allora non c'era può immergersi almeno un poco nell'atmosfera di un anno importante per l'Italia. 


domenica 31 maggio 2026

Pinocchio. Il burattino senza età

Pinocchio. Il burattino senza età è il titolo di un'esposizione itinerante che celebra le avventure del più famoso personaggio di Collodi. Realizzata a cura del Comitato Ricerche Associazione Pionieri (Cantiano), dell'Archivio Vinicio Berti (Empoli) e dell'Associazione Stella Alpina (Pombia), è stata esposta per la prima volta nel febbraio 2024 a Bologna alla biblioteca Sala Borsa. Nella provincia di Novara, la mostra è stata recentemente ospitata con successo presso il Castello di Galliate e ora si può visitare fino al 22 giugno al Museo Civico di Oleggio.

L'esposizione presenta litografie e disegni originali realizzati da maestri come Vinicio Berti e Raoul Verdini, in questo caso con testi in rima di Gianni Rodari scritti per Il Pioniere. L'impresa nacque nel 1953, quando Dina Rinaldi, direttrice del periodico, propose a Rodari, suo redattore, la rivisitazione delle avventure di Pinocchio. Le illustrazioni, oltre duecento, vennero affidate a Raoul Verdini. Furono pubblicate a puntate e a colori sul giornalino (dal numero 37 del 1954 al numero 16 del 1955) secondo la classica formula dei periodici per bambini dell'epoca: ciascun episodio comprendeva generalmente otto vignette (o sette se una era doppia) sotto le quali la trama veniva raccontata in rima. Così inizia la narrazione che si accompagna alla prima tavola (doppia) di Pinocchio con Geppetto: "Qui comincia, aprite l'occhio/ l'avventura di Pinocchio// burattino famosissimo/ per il naso arcilunghissimo// lo intagliava il buon Geppetto/ falegname assai provetto..."

La mostra è accompagnata da un catalogo dall'originale formato bifronte: non ci sono, infatti, la prima e la quarta di copertina ma due "prime copertine", una per la parte dedicata a Rodari e Verdini, l'altra per quella che contiene le tavole di Berti. All'una o all'altra si accende capovolgendo il libro, una modalità giocosa, che ben si addice allo spirito dell'impresa. Alfredo Pasquali introduce la prima parte nella quale apprendiamo notizie sulla vita e l'arte di Verdini. Nato a Roma nel 1899, a ventidue anni collaborava già con diversi giornali tra i quali il Marc'Aurelio e Il Balilla. Dopo la Liberazione lavorò, tra l'altro, per Il lavoro. Dal 1946 al 1958 fu redattore di Vie Nuove ed entrò successivamente nel quotidiano romano Paese sera. Notevole è la sua produzione per l'infanzia. Per Il Pioniere diede volto e anima al personaggio di Cipollino e illustrò La filastrocca di Pinocchio poi pubblicata come albo dagli Editori Riuniti (1974). Collaborò anche con La Via Migliore, Bambola e Miao.

Capovolto il volume, ecco le immagini e i testi di Vinicio Berti, fiorentino (1921-1991), fu pittore, illustratore ed autore di fumetti. Scrive Roberto Sottile, direttore artistico del Centro Studi Vinicio Berti: - La coerenza sia pittorica che fumettistica di Vinicio Berti costituisce la chiave essenziale per comprendere appieno la sua poetica e ricerca artistica [...] il suo essere artista "contro" il sistema, che conquista la fiducia del pubblico, consente a Berti di mantenere e preservare sempre la sua visione espressiva ricca di segni, lettere, parole e tonalità come il rosso, il blu e il giallo predominanti nella sua "pittura contro" -. Mostra e del catalogo sono state realizzati per il primo centenario della pubblicazione di Pinocchio sul Giornale per i Bambini (1881-1883/ 1981-1983) e oggi si prestano a commemorare anche il bicentenario della nascita di Carlo Collodi (24 novembre 1826).


venerdì 29 maggio 2026

Radura, di Marta Cai

1890-1894, altopiano di Ponta Grossa del Paraná, Brasile. Ad opera di un gruppo di anarchici italiani nasce la Colonia Cecilia. Ideatore e fondatore entusiasta dell’impresa e non privo di precedenti esperienze dello stesso tipo è Giovanni Rossi, agronomo pisano, anarchico e dotato di grandi ideali. Giovanni è convinto del fatto che la rovina dell’umanità risieda innanzitutto nell’istituzione familiare. Occorre, per sradicarne i perniciosi influssi, che la famiglia tradizionale collassi, venga completamente eliminata: “Via da questo terreno logorato dalla piccineria domestica e dalle sue proiezioni su larga scala [...] via dai padri, via dai padroni, via dai preti e via dalla patria, via, via e, in barba a tutti i falansteri finiti in malora, il socialismo o è sperimentale o non è”. Giovanni è a conoscenza di due colonie collettiviste nel Mondo Nuovo, una in California e l’altra in Messico. Ne fonderà una terza oltre l’Equatore. Rossi si imbarca a Genova il 20 febbraio 1890 sul piroscafo “Città di Roma” alla volta del Brasile, con non molti compagni e una compagna.

La cronaca e la storia raccontano che la Colonia Cecilia non ebbe vita semplice né priva di difficoltà. Il numero dei coloni, provenienti soprattutto da Toscana e Lombardia, comunque aumentò fino a superare le duecento unità. Per loro fu edificato Anarchia, un villaggio dotato di mulino e forno collettivi, di laboratori artigianali dove ogni attività veniva svolta nel più ampio spirito di libertà, senza che dall’alto fossero dettate né imposizioni né prescrizioni di nessun tipo. La bandiera rossa e nera garriva libera e alta, vegliando su ogni attività. Ma l’avvento della Repubblica creò difficoltà alla colonia: non venne riconosciuta la donazione imperiale e furono richieste ingenti tasse; inoltre le idee anarchiche destarono profonda diffidenza nel governo. Il colpo di grazia definitivo giunse quando il denaro della colonia fu rubato dallo stesso tesoriere della comunità. La delusione di Giovanni Rossi e dei suoi compagni, convinti della naturale bontà e onestà degli esseri umani fu grande. Quando, pochi mesi dopo, il destino si accanì ulteriormente a causa di un’epidemia che causò la morte di alcuni bambini, tra i quali anche due figliolette di Giovanni Rossi, l’utopia, tristemente, si spense.

Marta Cai, Radura, Oligo Editore 2026

La recensione completa si legge su Mangialibri, al link Radura | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

mercoledì 27 maggio 2026

I boccioli del mandorlo. Rifiorire in Palestina, di Amal Bouchareb

Azriel Boniche, ebreo algerino sefardita e militare dell’IDF, è chef esecutivo nella base israeliana di Binyamina, dove ricopre il ruolo di tenente con l’incarico di garantire nel modo migliore possibile il funzionamento della cucina, dagli acquisti all’elaborazione dei menù, alla gestione del personale. Azriel, cresciuto in Algeria, considera il cibo non come semplice e sano nutrimento, ma come esperienza multiforme di sapori e come identificazione in una cultura che va ben al di là delle ricette e della necessità di nutrirsi. Cucinare per Azriel è un modo per compiere il proprio dovere, ma è soprattutto dedicarsi a un’esperienza che gli permette di rievocare storia, identità e personalità dei suoi antenati, rendendo omaggio alla loro memoria anche attraverso la preparazione del cibo. Livia, la moglie di Azriel, è ricercatrice e attivista di “Breaking the Silence”, a servizio della verità sulla guerra e della possibilità della pace. L’armonia che per molti anni univa i due coniugi ora si è tragicamente spezzata: Daniel, il loro giovane e sensibile figlio, dall’innocente vocazione di artista, accetta di arruolarsi nell’esercito israeliano su consiglio del padre. Inviato a Gaza, vive l’esperienza della distruzione e del genocidio, così a fondo che, quando rientra a casa, il ricordo delle infinite vittime, dei morti innocenti, tormentano le sue notti e i suoi giorni. 

Amal Bouchareb è una scrittrice, traduttrice e giornalista italo-algerina. Nata nel 1984 a Damasco in Siria, vive attualmente in Italia. Collabora con Al-Jazeera e altre testate e ha tradotto in arabo molti autori italiani, sia classici che moderni e contemporanei. Ha scritto questo I boccioli del mandorlo direttamente in lingua italiana. Ambientato tra Israele, terra del presente, e i ricordi del passato e degli antenati nel Maghreb, il romanzo racconta la disgregazione di una famiglia profondamente colpita dalla guerra...

Amal Bouchareb, I boccioli del mandorlo, Vallecchi 2026

La recensione completa si legge su Mangialibri al link I boccioli del mandorlo – Rifiorire in Palestina | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

mercoledì 20 maggio 2026

Capoverso, rivista di scritture poetiche, compie venticinque anni

Capoverso è una storica rivista di poesia e critica letteraria. Esce due volte l'anno e pubblica testi di poesia contemporanea, saggi critici brevi, recensioni. Nata nel 2001, è pubblicata dalle Edizioni Orizzonti Meridionali di Cosenza. I fondatori furono Carlo Cipparrone, Pino Corbo, Nerio Nunziata, Antonio Alimena, ai quali successivamente si aggiunsero Franco Dionesalvi, Maria Carla Maiolo e Luigi Mandoliti. La rivista, oltre alla redazione centrale, ne conta altre in quattro regioni. Ne fanno parte Pietro Civitareale (Toscana), Elio Grasso (Liguria), Angelo Gaccione (Lombardia), Lidia Are Caverni (Veneto).

Nel dicembre 2025 Capoverso ha festeggiato un importante anniversario. Scrive nell'articolo di apertura il direttore Franco Alimena: "Venticinque anni! Un quarto di secolo! Chi l'avrebbe mai immaginato questo taglio di nastro per una rivista interamente dedicata alla poesia, all'alta poesia [...] Giorgio Manacorda, nel suo annuario della letteratura italiana, ha definito capoverso una delle migliori riviste di poesia che si stampano in Italia". Importanti eventi culturali hanno visto, negli anni, la nostra rivista fra i protagonisti: le giornate di Varsavia della Poesia Europea, due giornate di studio a Roma, la presentazione a Firenze, Bologna, Torino, Roma e Milano dei numeri speciali dedicati a Pasolini e a Pavese.

Dopo aver brevemente citato queste e altre tappe dell'itinerario di vita della pubblicazione, il direttore Alimena osserva che, grazie al costante lavoro della redazione e dei collaboratori, "Cosenza e la Calabria da periferia culturale [...] sono divenuti centri ambiti della letteratura poetica italiana ed europea".

Questo cinquantesimo numero di Capoverso conta centottanta pagine, suddivise in sei sezioni. La prima, intitolata "Noi e la poesia. Omaggio a Capoverso" contiene ua serie di contributi critici relativi alle opere poetiche dei componenti la redazione della rivista, alcuni dei quali, purtroppo, scomparsi e altri sempre felicemente e attivamente intenti a collaborare e far crescere costantemente il progetto letterario. La seconda sezione contiene due saggi, rispettivamente di Pietro Civitareale e di Angela Costanzo. Nella terza parte sono presenti poesie di dodici voci poetiche tra quelle più vicine alla pubblicazione (Are Caverni, Bellini, Calabrò, Crisafulli, Gaccione, Lucente, Maiolo, Mandoliti, Palo, Pierdicchi, Ravizza Spagnuolo). Segue una sezione di omaggio in versi alla lirica napoletana e campana in dialetto. La quinta sezione raccoglie sei saggi brevi (Corbo, De Santis, Gallo, Leone, Linguaglossa, Colasson, Mezzadri). Seguono infine le recensioni, uno storico elenco dei collaboratori e le notizie brevi sulle autrici e sugli autori che hanno contribuito a questo numero di anniversario: tanti nomi e qualche sorpresa. Andate a cercarli.

"Una rivista letteraria non è soltanto un luogo di pubblicazione, ma un vero e proprio organo culturale che favorisce la crescita e l'innovazione nel campo della letteratura" scrive Pietro Civitareale nell'articolo di apertura "Noi e la poesia. Omaggio a Capoverso", rivista che ha svolto e svolge egregiamente questo ruolo e lo vede sempre più riconosciuto.


Link ad altre citazioni della rivista su questo blog: LE LETTURE DI DON CHISCIOTTE: Risultati di ricerca per capoverso