La discussione attuale sulla giustizia, scaturita dalla convocazione referendaria del 22 e 23 marzo, quando onesta e pertinente si concentra sul potere giudiziario, sulla sua legittimazione, le sue garanzie, i suoi limiti. L'attuale posizione giuridica in cui si colloca la Magistratura è stata delineata nella Costituzione grazie alle proposte e agli interventi di Piero Calamandrei, durante la sua partecipazione all’Assemblea Costituente.
Calamandrei pensa a una Magistratura che «costituisce un ordine autonomo» e «provvede da sé, e senza alcuna ingerenza del potere esecutivo, al proprio governo», vigilata e tutelata da un Consiglio superiore: Magistratura indipendente e unitaria. Accanto ad essa, la Corte Costituzionale controlla la conformità delle leggi al testo costituzionale.
Segue qui lo stralcio di un discorso del grande giurista, letterato e uomo politico proprio all'Assemblea Costituente. Nelle sedute successive sarebbe nato, sulla base della sua proposta, il testo sino ad oggi vigente.
«[...] Si è parlato, in questi giorni, da vari oratori, del pericolo che la magistratura diventi un "quarto potere"; si è parlato del pericolo che la magistratura diventi una casta chiusa, uno Stato nello Stato, una specie di cittadella inespugnabile, sottratta ad ogni controllo della sovranità popolare.
Ebbene, onorevoli colleghi, io credo che queste preoccupazioni siano smentite dalla struttura stessa che noi abbiamo dato a questo progetto. Noi abbiamo voluto che la magistratura fosse indipendente, ma non abbiamo voluto che fosse separata dalla nazione. L'indipendenza che noi rivendichiamo per i magistrati non è un privilegio dei magistrati: è una garanzia dei cittadini.
Perché il cittadino sia libero, occorre che il giudice sia indipendente.
Ma v'è un punto su cui la discussione è stata più viva: quello del Pubblico Ministero. Si è detto da alcuni: "Sia pure l'indipendenza per il giudice che giudica; ma il Pubblico Ministero, che è il promotore della giustizia, che è l'organo che deve dare l'impulso al processo, deve essere in qualche modo collegato al Potere esecutivo".
Noi abbiamo risposto di no. Abbiamo risposto che anche il Pubblico Ministero deve essere un magistrato; che anche il Pubblico Ministero deve avere le stesse garanzie di indipendenza del giudice. Perché se voi lasciate il Pubblico Ministero sotto la dipendenza del Governo, voi venite a mettere la giustizia penale sotto la dipendenza della politica.
Se il Pubblico Ministero deve attendere un cenno del Ministro per sapere se deve o non deve iniziare un processo penale contro un uomo politico, se deve o non deve insistere nell'accusa, in quel momento la giustizia penale è finita, e la libertà del cittadino è perduta.
Il Pubblico Ministero, nell'ordinamento che noi abbiamo tracciato, non è l'avvocato dell'accusa: è un magistrato, il quale ha l'obbligo di cercare la verità, anche se la verità giova all'imputato. Egli appartiene all'ordine giudiziario; egli respira la stessa aria di imparzialità che respira il giudice. Questa è l'unità della magistratura che noi abbiamo voluto difendere: l'unità che deriva da una comune cultura, da un comune concorso, da una comune coscienza di magistrato che non deve servire nessun altro padrone se non la legge.»
(Atti dell'Assemblea Costituente, Discussioni, vol. IX, seduta di giovedì 27 novembre 1947, pp. 2480 e seguenti)
Raccolta degli scritti di Calamandrei sul tema della giustizia nel volume ...
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| P. Calamandrei, Garanzie e limiti del potere giudiziario, Marietti1820, 2016 |










