giovedì 15 ottobre 2026

L'invenzione della pioggia, di Carol Ann Duffy

C’è dell’umorismo e c’è del noir nelle poesie di Carol Ann Duffy, ricche di visioni oniriche e quotidiane, di sorrisi incantati e di dispetti biricchini, di ombre, luci, silenzi sciolti nello stupore del chiar di luna e degli affetti come in Sonno di bimba: “Ferma sulla soglia del sonno della mia bambina / l’ascoltavo respirare; / sebbene non vi potessi entrare / non potevo andare via / [...] La fitta oscurità / fuori dalla stanza / restituì lo sguardo, materna, saggia, / con la sua faccia di luna”. In questa raccolta per bambini, per ragazzi e per tutti, la poetessa unisce voci e pensieri nati nella culla dell’eterna visione del mondo tipica dell’infanzia - visione composita fatta di giochi e di paure, di fantasia e di acribia - alla magistrale, profonda intensità dei suoi versi. Come nelle fiabe antiche in queste poesie volteggiano luoghi, animali e persone, morti, vivi e sotto specie di fantasmi, così che chi legge ora s’innalza nel cielo, ora affonda negli oceani, ora si apre al riso, ma poi subito tace se un’immagine conturbante s’impone e si prende la pagina tutta intera. Chiarore e oscurità, nuove scoperte e abitudini antiche si alternano in questa raccolta, aiutate e sorrette anche dalla fedeltà alla poesia (e alla traduzione di poesia), nonché dalla sensibilità verso le sfumature emotive e le sonorità del testo inglese, delle due traduttrici, Giorgia Sensi e Isabella Leardini. Il testo a fronte in inglese permetterà di apprezzarle. Il libro, inoltre, è impreziosito dalle illustrazioni di Elizabeta Keci, laureata all’Accademia di Belle Arti di Urbino e successivamente specializzata in illustrazione per l’editoria a Macerata. I suoi disegni si integrano perfettamente con l’atmosfera della raccolta, evocando il fascino e lo stile dei vecchi album da sfogliare in bilico tra sogno e realtà.

La recensione si legge per intero su Mangialibri, al link L’invenzione della pioggia | Mangialibri dal 2005 mai una dieta


lunedì 12 ottobre 2026

Ancora su "La casa in riva al mare"

Da Sololibri, sito on line dedicato a libri e lettori, una mia breve riflessione:

La casa in riva al mare (Fabbrica dei Segni, 2019) è una storia in rima in forma di albo illustrato adatto a lettori da 6 a 100 anni. Il protagonista, Simba, lascia la casa e la famiglia in una notte di guerra e si avventura, insieme al fratello, attraverso il deserto e poi attraverso il mare, in cerca di pace e di fortuna. Sbarca, da solo, sano e salvo, ma attonito, in un continente che gli è ignoto e nel quale le luci ’’non sono mai spente’’. In lontananza intravede una piccola casa e scopre che vi abita un lupo che non è un vero lupo, ma un lupo di mare dal grande cuore che vive in armonia insieme a due gatti, uno bianco e uno nero.

Ci sarà posto anche per Simba in quella casupola? E resisterà l’uomo alla nostalgia che prova ricordando la sua casa e i suoi bambini lontani?

Ho scritto la storia di Simba nell’ormai lontano 2013, ma solo nel 2019 è stata pubblicata dall’editore Fabbrica dei Segni nella collana Orizzonte Scalzo, nata per esplorare sia gli orizzonti lontani del mondo che gli orizzonti più intimi dell’anima. Il testo si propone di trasmettere fiducia, di ispirare speranza e solidarietà, incoraggia ad aprire il cuore. Per questi aspetti, non ultimo il lieto fine, potrebbe definirsi fiaba.
Le illustrazioni di Cristina Picciolini, artista poliedrica e profonda, ben sottolineano, nelle scelta delle prospettive e dei colori, i diversi momenti del racconto e i diversi stati d’animo dei protagonisti. L’albo si presta alla lettura individuale, anche da parte di adulti e alla lettura ad alta voce con i più piccoli, con i quali si potrà instaurare anche una conversazione di approfondimento dei temi suggeriti dalla storia e dalle illustrazioni.

Un'altra breve recensione è su Zebuk. La si trova al link:  Recensione La casa in riva al mare, Eleonora Bellini - ZeBuk - Il blog per gli appassionati di lettura

Infine, dal sito di Pino Boero, esperto di letteratura per l'infanzia, una nota che unisce due albi, "leggeri e profondi" insieme: "Eleonora Bellini (ill. Maria Cristina Picciolini), La casa in riva al mare (Fabbrica dei sogni – Orizzonte scalzo); Eleonora Bellini – Maria Mariano, Casa di luna (il Ciliegio). Eleonora Bellini ha diretto per 38 anni la Biblioteca della Fondazione “Marazza” di Borgomanero e l’ha fatto sicuramente con grande professionalità portando la sua struttura ad essere una delle realtà bibliotecarie più interessanti del Piemonte; ma c’è un valore aggiunto che Bellini ha portato in dote ed è quello di essere scrittrice: poesie e filastrocche, romanzi e saggi hanno accompagnato la sua attività e le hanno consentito di guardare con maggior attenzione al mondo della produzione e dell’editoria per bambini e ragazzi: il primo albo contiene una storia (in rima) di generosità e di accoglienza. Il secondo è la storia brevissima in versi di Tina e Renato che costruiscono, per giocarci, la loro casetta di cartone e forse non sanno che qualcuno da un’altra parte nel cartone ci dorme davvero… Ancora una volta impegno e leggerezza “viaggiano” insieme…"


venerdì 2 ottobre 2026

Scaffale locale 23: Profili d'ambra, di Laura Travaini e Lorenzo

Questo libro esce contemporaneamente alla mostra "Galeotto fu il collier" (dal titolo di un romanzo di Andrea Vitali) che, a cura di Laura Travaini, unisce monili in ambra baltica ad altre pietre e a materiali idonei al lavoro orafo. I monili sono stati creati da Lorenzo, recluso nella Casa Circondariale di Verbania e dotato di indubbie creatività e originalità. Le stupefacenti collane che ha realizzato sono state fotografate da Walter Zerla, esperto fotografo, che le ha colte mentre erano indossate da donne ritratte nel chiaroscuro dei loro profili. La mostra, destinata a divenire circolante, è stata esposta nelle scorse settimane a Borgomanero e lo sarà nei prossimi giorni a Briga Novarese. 
L'accompagna un libro, realistico e fantastico insieme, narrativo e colto, scritto sempre da Laura Travaini con Lorenzo. Nel libro troviamo sedici storie originali ciascuna delle quali si conclude con la breve descrizione della collana che l'ha ispirata. Segue una serie di capitoli che raccontano e descrivono l'ambra, gemma antica conosciuta un tempo come "L'oro del Nord", nei quali l'autrice ne descrive le caratteristiche e la storia. 
Una serie di citazioni storiche e letterarie su questa affascinate resina fossile, che dagli antichi fu considerata capace sia di curare che di proteggere chi la portava su di sé, trasmettono a chi legge il fascino degli autori classici. Scrive Diodoro Siculo: "ambra, la quale per brillantezza supera qualsiasi altra cosa della stessa natura". E Marziale, magistrale, aggiunge: "Imprigionata in una goccia d'ambra un'ape si cela e insieme splende: sembra racchiusa nel suo stesso nettare. Ha avuto un giusto compenso per tante fatiche: forse lei stessa avrebbe voluto morire così".
Congedandoci dalla parte documentaria del libro e tornando alla, più lunga, sezione narrativa, ci immergiamo in una ricca sequenza di viaggi, luoghi, ricordi e sapori. La scopriranno con piacere le lettrici e i lettori, ma  qui citiamo almeno Catania, con le sue belle strade, i suoi accoglienti Caffè, la gente gentile e l'elefante - di eterna lava - che su tutti veglia. E il lago d'Orta. Immancabile, sempre presente, sia quando viene esplicitamente citato che quando respira discreto sullo sfondo. 
Il progetto si compone dunque d'arte e letteratura, ma non solo. Assume, infatti, anche un profondo valore inclusivo realizzando, come recita la quarta di copertina, "un percorso-culturale artigianale che, partendo dal Riscatto, passa dal Riciclo per raggiungere l'obiettivo della Rivalutazione". 
L. Travaini e Lorenzo, Profili d'ambra, Another Coffee Edizioni

mercoledì 30 settembre 2026

Gli abbracci della nonna e del nonno, di Lara Bryan/ Anna Milbourne/ Åsa Gilland

“In compagnia dei nonni regna sempre il buonumore / ogni nostro abbraccio sa scaldare il loro cuore!”. Così comincia questa avventura in rima di nonni e nipotini. Un nonno ha i capelli neri neri e tutti ricci, l’altro ha i capelli bianchi e lisci lisci, entrambi sono maestri di giochi allegri e di buffe smorfie ed entrambi portano gli occhiali. Alla pagina seguente un altro nonno sta leggendo il giornale, ma per poco, perché all’arrivo della nipotina e del nipotino si interrompe e li solleva tra le braccia ridendo. Con lui ridono i bambini e ride anche il gatto di casa. Quando si sta con i nonni, racconta uno dei piccoli protagonisti, si può anche fare insieme i birichini, in questo modo i nonni si sentono ancora un po’ bambini e possono addirittura mascherarsi da pirati.

“Insieme alla nonna tutto è migliore / perché i suoi abbracci sono pieni d’amore”. L’albo si apre con questi brevi versi e con le immagini di due nonne, diverse nell’aspetto ma uguali nel cuore, raffigurate mentre dedicano del tempo alle nipotine leggendo per loro un libro. Un’altra nonna, invece, ritorna dopo qualche giorno di assenza e i bambini abbandonano subito i giochi per correre ad abbracciarla. Alla pagina seguente, una nonna è in cucina con la nipotina; insieme stanno preparando degli invitanti biscotti a forma di cuore. L’abbraccio tra loro non può che essere bianco di farina, mentre il gatto di casa approfitta di quel momento di affettuosa distrazione per curiosare nella teglia. Segue il ritratto di un’altra nonna che propone ai bimbi uno dei giochi più antichi del mondo, il nascondino: chi indovina avrà in premio una coccola speciale!

Questi albi cartonati teneri e allegri, sono molto indicati per essere letti insieme ai nonni o, quando questi sono lontani, per ricordare il tempo trascorso accanto a loro. Sono adatti anche a bambini piccoli, poco oltre l’anno di età, perché le pagine rigide e spesse permettono anche alle loro minuscole mani di sfogliarle, sviluppando così, ci avvisano gli esperti, “la motricità fine”. Alcune pagine interne, opportunamente sagomate, invitano a mimare gli abbracci e a scoprire gli ambienti in cui avvengono le storie. Il testo breve e in rima è adatto a essere letto e riletto più volte, come amano fare i bambini piccoli. Essendo in stampatello maiuscolo, gli albi favoriranno nei più grandicelli le prime esperienze di lettura.  

Le recensioni complete dei due albi si leggono su Mangialibri ai link:

Gli abbracci della nonna | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Gli abbracci del nonno | Mangialibri dal 2005 mai una dieta


Gli abbracci della nonna e del nonno 
Usborne Editore 2026

mercoledì 23 settembre 2026

Borgomaggio, di Lia Celi

La vicenda è ambientata a Borgomaggio, piccolo paese collinare della Romagna, nella primavera del 1946. La guerra è finita da un anno, la vita è ripresa secondo le consuetudini, tutti gli uomini del borgo arruolati come soldati sono tornati a casa, tranne uno, Guglielmo Fabbroni. Da quando Guglielmo è partito, anni prima, nessuna notizia di lui è mai arrivata alla famiglia. C’è di che scoraggiarsi e abbandonare ogni speranza sembra ragionevole. Ma due persone non si arrendono all’idea che l’uomo potrebbe non tornare mai più alla sua casa e ai suoi affetti: Elisa, la figlia ragazzina, che la guerra ha costretto a crescere in fretta e Assunta, nonna di Elisa e madre di Guglielmo, che rifiuta categoricamente l’idea della morte del figlio. Con loro spera e fantastica Massimo, il fratellino di Elisa, tanto piccolo da non ricordare nemmeno il momento in cui il papà è partito. Anche la moglie, Anita, oppressa dalle privazioni e dalle fatiche, coltiva in silenzio la speranza che, forse, il marito un giorno tornerà a casa. La più energica e determinata della famigliola è comunque Elisa che non vuole assolutamente abbandonare la speranza del ritorno del papà, specialmente adesso, nell’imminenza del 2 giugno, una data importante che segna un avvenimento per cui tutti sono in fermento, il Referendum. Una votazione a cui tutti quanti, anche le donne, parteciperanno, per scegliere la forma dello Stato: Monarchia o Repubblica?

Lia Celi, scrittrice, giornalista, umorista, autrice e conduttrice televisiva, conferma anche questa volta la propria la capacità di raccontare la storia italiana attraverso le vicende semplici e umili della gente comune. In questo romanzo per ragazzi - ambientato in uno degli anni più decisivi del Novecento italiano, il 1946, l’anno del referendum istituzionale che avrebbe sancito la nascita della Repubblica - si uniscono temi diversi, dalle memorie familiari, alla crescita della consapevolezza personale, all’impegno per la ricostruzione nazionale. Un piccolo paese diviene così lo specchio di tutta la penisola, desiderosa di abbandonare lutti e distruzioni e di riprendersi in mano il futuro.

La recensione completa si legge su Mangialibri, al link Borgomaggio | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Lia Celi, Borgomaggio, De Agostini 2026

mercoledì 16 settembre 2026

Scaffale locale 22: Un partigiano in Paradiso. Dedicato a Vittorio Beltrami

Vittorio Beltrami, partigiano e, dopo la Liberazione, consigliere regionale, presidente della Giunta Regionale del Piemonte, fondatore della Casa della Resistenza di Fondotoce a Verbania, è stato un deciso e inflessibile custode dei valori antifascisti. Dai modi miti e garbati, aperto al dialogo, attento al bene comune, tanto rigoroso nel perseguimento dei propri ideali quanto rispettoso di quelli altrui, Beltrami era nato a Omegna il 6 giugno del 1926. Figlio di un operaio della Cobianchi e di un'operaia tessile alla De Angeli Frua, fin da ragazzo aderì all’ Azione Cattolica e a diciotto anni si unì ad Alfredo di Dio della divisione partigiana Valtoce.

Beltrami scrive nella sua memoria partigiana "Un'avventura etica" (qui alle pagine 11-24) parole estremamente attuali: "Ricordare Alfredo Di Dio in questo tempo di calcolo, di arrivismo, di superficialità e di pressapochismo, ristora e rianima; dà pace e sembra di cogliere il riaprirsi di una porta verso giornate più trasparenti, più pulite".

Militante nella Democrazia Cristiana, cessato l'impegno politico e istituzionale diretto, fondò la Casa della Resistenza di Verbania Fondotoce, da lui fortemente voluta con la legge regionale istitutiva che lo vide primo firmatario.

La Casa della Resistenza è un monumento vivo alla memoria di Vittorio Beltrami e una testimonianza assoluta di libertà e di democrazia, riassunta in estrema sintesi in queste sue parole: “Siamo ad oltre 60 anni dalla fine della guerra e il tempo continua nella sua azione di spegnimento dei fuochi del risentimento e promuove la rimonta di quei valori che hanno sorretto la guerra di Liberazione. Sono i valori della libertà, della democrazia, della fraternità. Non può essere scordato che la Resistenza è stata l’espressione concreta, unitaria e univoca della ribellione della coscienza umana contro la barbarie neopagana per la riconquista dei diritti umani primordiali. Sono valori che non mutano col scendere della sera e col cambiare delle stagioni tanto politiche, quanto atmosferiche. Si conservano, crescono e maturano contro ogni dissennata forma di populismo. Questi valori sono supportati da un incontenibile bisogno di PACE” (Nuova Resistenza Unita, n. 4, 2009).

Un partigiano in paradiso che, oltre agli scritti di Beltrami, contiene testimonianze, articoli di stampa, ricordi e attestazioni di stima di amici e collaboratori, è stato stampato nel 2013 a cura della Casa della Resistenza e riproposto in occasione di un convegno che il 6 giugno di questo anno 2026 ne ha commemorato il centenario della nascita.

Di Vittorio Beltrami serbo diversi ricordi, sia inerenti alcuni incontri istituzionali in Regione nell'ambito dei miei doveri relativi alla direzione della Fondazione Marazza, sia privati e personali. Tra questi ultimi mi permetto di ricordare innanzitutto il suo intervento - tanto generoso quanto imprevisto e gratificante - in occasione della presentazione a Borgo Ticino del libro Borgo Ticino e Divignano. Storie di gente scorci di memoria, da me scritto insieme a Diego Tessari, nell'estate del 1996. E poi un altro momento che, non fosse vero, potrebbe essere uno sketch. C'era un treno che, partito da Domodossola, andava filato a Torino passando da Arona, Novara, Vercelli ecc. senza cambi. Lo usavano costantemente funzionari regionali e il presidente della Regione e occasionalmente vi salivano persone dirette a vario titolo a Torino per riunioni, incontri, conferenze. Tra questi un giorno d'autunno c'ero anch'io, diretta a un convegno in piazza Castello, dove c'era allora la sede della presidenza e degli uffici regionali. Mi trovai casualmente seduta accanto al presidente, che mi riconobbe, e, scesi dal treno, percorremmo la stessa strada. Entrati ci ritrovammo al bancone del bar dove ciascuno aveva ordinato il suo caffè. "Spetta a me offrire il caffè stamattina a lei che arriva a Torino per incombenze straordinarie di lavoro" mi disse il presidente. Ne fui contenta, naturalmente, perfino un poco lusingata. Sentii, però, di dover aggiungere: "La ringrazio, davvero, presidente. Le sono grata, tanto più che io non ho mai votato per il Suo partito". E finalmente bevemmo il caffè, Beltrami sorridendo e io "con la coscienza a posto". Ah, benedetta gioventù!

domenica 13 settembre 2026

La sfolgorante luce di due stelle rosse, di Davide Morosinotto

Leningrado, giugno 1941. Viktor e Nadya, fratello e sorella gemelli di tredici anni, vivono con i genitori, conservatori del Museo dell'Ermitage. Sono i giorni del solstizio d'estate e in città c'è un sereno clima di festa. Ma, inattesa e improvvisa, si compie la tragedia: la Germania nazista rompe il patto di non aggressione precedentemente sottoscritto e invade l'Unione Sovietica. Dal Nord le truppe naziste avanzano attraverso i Paesi Baltici puntando su Leningrado. La vita dei cittadini è sconvolta. Anche Viktor e Nadya lo sono, perché il papà deve arruolarsi, mentre la mamma è impegnata giorno e notte, insieme al resto del personale del Museo, a mettere in salvo i capolavori in esso custoditi.

Mentre gli adulti si preparano a resistere agli invasori in ogni modo possibile, viene elaborato un piano per mettere in salvo i bambini, mandandoli su lunghi, affollatissimi e scomodissimi treni - "i treni dei bambini" - lontano dal fronte e dai territori coinvolti nelle operazioni militari. Viktor promette alla mamma, e soprattutto al papà, che non abbandonerà mai la sorella e che la terrà sempre accanto a sé. Saperli in salvo, lontani dal teatro dei combattimenti, è di sollievo ai genitori, impegnati nel loro difficili compiti per la salvezza della patria.

I gemelli, che durante la loro vita non si sono mai separati l'uno dall'altra e nemmeno sono mai usciti dalla loro città, vengono fatti salire su due treni diversi. Un caso fortuito. Ma adesso, oltre ai traumi della guerra e della lontananza da casa, si abbatte su di loro anche quello di una dolorosa e inspiegabile separazione. Dotati di una mirabile forza di carattere e legati da un filo invisibile, intuizione o telepatia che sia, che permette all'uno di avvertire la situazione in cui si trova l'altra e viceversa, Nadya e Viktor cercheranno in ogni modo di riunirsi, sia per non tradire la promessa fatta al papà, sia per quella consuetudine di vicinanza che è stata ed è per loro una necessità vitale, un fondamentale presupposto di salvezza.

Leggiamo le loro storie sui rispettivi diari, che, insieme, compongono la coinvolgente vicenda del romanzo la cui veste grafica è organizzata in modo da dare al lettore l'idea tangibile dei due distinti quaderni: inchiostro rosso per Viktor, che non ama scrivere, ma vuole ad ogni costo tener fede alla parola data ed essere un bravo comunista come gli è stato insegnato; inchiostro nero tradizionale per quello di Nadya, che ama mettere per iscritto con forza e acume tutto ciò che le succede. Mappe, cartine, fotografie arricchiscono i testi, offrendo ai lettori l'idea concreta del teatro delle diverse vicende narrate dall'uno o dall'altra dei due gemelli. Ma non solo, perché intervengono, a commento dei diversi capitoli, anche le osservazioni del colonnello Valery Gavrilovich Smirnov del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni che, un po' stupito di quanto legge nei diari e molto burocrate, commenta e cataloga, dal punto di vista delle norme vigenti in tempo di guerra, le azioni dei ragazzi e del gruppo di amici che condividono con loro i tempi lunghi e difficili dell'assedio della loro amata città e del conflitto che affama e uccide grandi e piccini.

Uscito solo un anno dopo Il rinomato Catalogo Walker & Dawn (2016), La sfolgorante luce di due stelle rosse ha confermato fin da subito l'abilità e l'efficacia della scrittura di Davide Morosinotto, che qui narra l'epopea dell’Unione Sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale, le atrocità del conflitto e lo spirito di resistenza della popolazione. La ricostruzione storica è precisa, le vicende dei due protagonisti sono di fantasia, ma assolutamente realistiche e verosimili. Il romanzo condanna fortemente la guerra, mostro che coinvolge tutti, tanto da far sì, come intuisce tristemente Nadya, che anche persone comuni possano trovarsi coinvolte in operazioni crudeli e violente, perdendo ogni sentimento di umanità. Il libro diffonde inoltre un forte e deciso messaggio di pace e giustizia, che l'autore dichiara ispirato anche alle vicende familiari dei suoi nonni. Scrive infatti nella nota finale: "Io sono italiano e durante la Seconda Guerra Mondiale l'Italia combatté a fianco della Germania contro l'Unione Sovietica. Durante la guerra entrambi i miei nonni furono costretti ad arruolarsi e uno dei due finì proprio nell'Armata Italiana di Russia, l'ARMIR, formata da 230.000 uomini. Alla fine della guerra tornarono a casa solo in poche migliaia".

D. Morosinotto, La sfolgorante luce di due stelle rosse, Mondadori 2017

martedì 8 settembre 2026

Ugly girls - L'incendio, di Lisa Bjärbo Johanna Lindbäck Sara Ohlsson

Lisa Bjärbo, Johanna Lindbäck e Sara Ohlsson costituiscono un terzetto di grande successo nella letteratura svedese contemporanea per ragazzi e giovani adulti. Il loro sodalizio è nato attorno a storie incentrate sul bullismo online, sulla dignità femminile, sugli stereotipi sociali e sessuali. 

Inserito nella collana Beisler “materie prime”, che propone storie dedicate alla nascita dei sentimenti e delle emozioni e all’incapacità di comprenderli e di dominarli, L’incendio è il secondo volume del progetto Ugly Girls. Nel primo, di grande successo, si narrava di un episodio di cyberbullismo causato da un profilo Instagram che metteva alla berlina le ragazze “brutte” della scuola. La tenacia, l’acume e la solidarietà femminile di Tilde, Jasmine ed Eleni, le tre protagoniste della vicenda, aveva permesso allora di individuare il responsabile dell’indegno account. Ora ci troviamo di fronte a un nuovo giallo, che, a seguito di un incendio doloso scoppiato nel centro sportivo della scuola, coinvolge tutta la città e che affronta, oltre al caso da risolvere, anche il tema del rispetto e dell’ascolto delle “femmine”, della loro autonomia e libertà di scelta. Si sottolinea, inoltre, il fatto che il rispetto è un costante diritto delle ragazze e non un’occasionale concessione. Le amiche decidono innanzitutto di non tollerare più i comportamenti inaccettabili dei compagni, si adoperano per evitare che Eleni diventi il facile capro espiatorio di una vicenda oscura, si uniscono per arrivare alla verità smascherando le false accuse. Sullo sfondo, come nel primo romanzo, ci sono i social, le opportunità che offrono, ma anche i pericoli che celano quando si accaniscono con astio e superficialità contro le persone, diffondendo notizie false e infondate alla facile ricerca di un bersaglio su cui scaricare pettegolezzi e frustrazioni.

La recensione completa si legge su Mangialibri al link Ugly Girls – L’incendio | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Bjärbo/ Lindbäck/ Ohlsson, Ugly girls - L'incendio, Beisler 2026

mercoledì 2 settembre 2026

Luci e eclissi, di Alessandro Fo

La luce e l'ombra si definiscono a vicenda. Sempre e anche nella magistrale raccolta di Alessandro Fo, "Luci e eclissi", che, suddivisa in tre parti - Nascere, Vivere, Eclissarsi - percorre la parabola della vita umana. In questi versi classico e quotidiano convivono in armonia, rivelando tutta la poesia "che è nelle cose".

Luci e eclissi ha ricevuto il 27 giugno 2026 il Premio Lerici Pea, uno dei più riconosciuti e rappresentativi nella valorizzazione della poesia contemporanea. La motivazione lo definisce giustamente “libro felicemente affollato di nomi di luoghi, strade, autori antichi e moderni, persone variamente legate agli incontri della propria vita, ma non mancano i cupi contesti dell’attualità. C’è evidentemente la tenacia di una memoria che vuole affidare al lettore quanto al meglio custodisce nella partita di nascere, vivere ed eclissarsi, in cui il libro è scandito. L’eclisse può essere un termine lenitivo per morire, pienamente giustificato dal possibile di una riapparizione per lo meno nella trafila della memoria e della sua parola. Il tutto è declinato in un mirabile tessuto testuale che ben annoda mini racconti, dialoghi e sigilli lirici”. La motivazione coglie la tenacia e il valore dei ricordi, il respiro e la consolazione dei versi, gli squarci lirici e i “cupi contesti” del presente, e, infine, quel declinare della vita che immaginiamo possa non essere definitivo (forse) grazie alla parola e alla poesia. Scrive Antonio Pane (in “Diacritica”, n. 59, 25 febbraio 2026): “Lungi dall’introdurre fratture o dissonanze, il motivo del “futuro passato” (l’«avvenire dietro le spalle» di Flaiano, e di Gassman, che si fa a sua volta motore di splendide variazioni sul relativo disincanto) partecipa della «profonda fedeltà all’umano» [...] (sulla scorta, è da credere, del proverbiale humani nihil a me alienum puto di Terenzio), parla di un “sistema” che si alimenta della “calda vita” (il «caldo sapore di vita» evocato in “Attimi di Natale”), dovunque si trovi: in persone e fatti incontrati, in una fotografia, in una frase colta per strada, in un dialogo estemporaneo, in un documento burocratico, in un brano letterario, in una notizia del tg, nel personaggio di un film. I versi di oggi continuano a sperimentare il pensiero che la poesia, prima che in noi, è nelle cose, e che il poeta deve farsene in primo luogo filologo, onorarne al suo meglio il testo”. Professore emerito di Letteratura Latina all’Università di Siena, Alessandro Fo è noto per le traduzioni de Il ritorno di Rutilio Namaziano, de Le metamorfosi e La favola di Amore e Psiche di Apuleio, delle Poesie di Catullo e dell’Eneide di Virgilio. È autore di diverse fortunate sillogi di versi, tra le quali ricordiamo Otto febbraio (1995), Corpuscoli (2004), Mancanze (2014), Filo spinato (2021).

Chi vuole, può trovare la mia recensione completa su Mangialibri, qui: Luci e eclissi | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

A. Fo, Luci e eclissi, Einaudi 2026

venerdì 24 luglio 2026

La peste, di Albert Camus

Orano, anonima prefettura francese della costa Algerina, città “... brutta e di aspetto tranquillo [...] senza piccioni, senza alberi e senza giardini, dove non si trovano né battiti d’ali, né fruscii di foglie”, nei primi anni Quaranta del Novecento è teatro di avvenimenti insoliti ed inattesi. Ne è testimone per primo il dottor Rieux, che, una mattina di metà aprile, uscendo dal suo studio trova proprio sul pianerottolo un topo morto. E la sera del medesimo giorno, rientrando a casa, vede arrivare dal fondo del corridoio un sorcio dalla strana, sofferente andatura; la bestiola gli si fa incontro per poi morire ai suoi piedi vomitando sangue. Due avvenimenti fuori posto, pensa Rieux. Avverte il portiere e torna alle sue preoccupazioni familiari, al pensiero della moglie che, malata da un anno, è in procinto di partire per un sanatorio di montagna. Nei giorni seguenti la morìa di topi continua; ogni mattina se ne trovano a mucchi tra la spazzatura e un giornale locale ne conta addirittura più di seimila. L’inquietudine comincia a serpeggiare tra la gente, mentre il dottor Rieux assiste impotente alla morte del suo portiere, per una strana e sconosciuta febbre. Febbre che, intanto, causa altre morti in città. Rieux consulta alcuni colleghi, fa eseguire delle analisi e trova un nome per la febbre misteriosa e crudele, un nome che, però, non si può pronunciare.

La peste di Orano è metafora di ogni condizione umana prigioniera del destino: epidemie, guerre, dittature trasformano la storia e i singoli individui in sofferenza pura, cieca e disperata. Solo la solidarietà aiuta a resistere, suggerisce Camus attraverso il comportamento di Rieux, capace, di fronte a un male che appare invincibile, di organizzare azioni di solidarietà collettiva, di resistenza attiva, di profonda umanità. I critici hanno notato come il romanzo, terminato nel 1946 e pubblicato nel 1947, ma la cui composizione iniziò nel 1941 come testimoniano alcuni appunti di Camus, descriva per metafora gli orrori del regime hitleriano di Vichy che ha soggiogato la Francia. Lo scrittore nell’aprile del 1941 visse per qualche mese ad Orano e maturò in sé, insieme all’idea del libro, anche quella di aderire alla Resistenza (lo farà nel dicembre dello stesso anno). La “peste” di allora era dunque il nazismo, che opprimeva l’Europa, che la isolava dal resto del mondo, che seminava morte ed orrore. Ma, sia che la “peste” prenda la forma di malattia inesorabile, sia che assuma il volto del regime violento, quello che a Camus interessa soprattutto indagare è l’uomo quando, come singolo individuo o in gruppo, si ribella al male e quanto la sua, spesso eroica, rivolta possa apparire “assurda”. Perché “arriva sempre un momento nella storia in cui chi osa dire che due più due fa quattro è punito con la morte”.

Albert Camus, La peste, traduzione Yasmina Melaouah, Bompiani 2026


Recensione completa su Mangialibri al link La peste | Mangialibri dal 2005 mai una dieta