lunedì 1 giugno 2026

Scaffale locale 21: Borgomanero 1946-1948

Il quaderno di 142 pagine, uscito nel 2007, prende spunto dal sessantesimo anniversario del voto alle donne per proporre alcuni temi e ricordi di vita pubblica e privata di un grosso paese del Nord Ovest piemontese, dopo la fine della seconda guerra mondiale. Anni di grandi speranze, di fiducia nella pace, di desiderio di sicurezza economica. Il libro è suddiviso in quattro parti: 1. Speranze di anni difficili; 2. Le donne al voto e non solo; 3. I luoghi della memoria; 4. Scritti riproposti. Al link LE LETTURE DI DON CHISCIOTTE: Scaffale locale 3A: Quaderni borgomaneresi 2005-2007 si trova, in questo stesso blog, una brevissima sintesi degli argomenti.

Qui riferiremo in breve il contenuto degli articoli relativi alle donne al voto, fatto di cui ora si parla ovunque e moltissimo, allora, vent'anni fa, ricordato da pochi. La breve sezione che si occupa di questo tema comprende tre brevi articoli dedicati alla partecipazione femminile alla vita pubblica nel borgo. Il primo, di Anna Maria Pastore, dopo un sintetico excursus sulla condizione femminile in Italia dall'Unità alla Liberazione, presenta i risultati delle interviste ad alcune protagoniste di quegli anni, tutte recatesi a votare per senso del dovere, ma "senza enfasi" essendo coinvolte principalmente nei problemi del vivere quotidiano e nella possibilità di poter, finalmente, costruire il proprio futuro. Segue poi, della stessa autrice, una nota sull'andamento del primo voto delle donne in tutta la penisola, con riferimenti alle madri Costituenti, un esempio forte per ogni elettrice: "poter votare fu allora come riprendere a vivere, come riconoscersi, come desiderio di ricostruirsi". 

Nel suo contributo, la maestra Carla Zanetta ricorda "l'occasione storica per il fatto che, per la prima volta, poterono votare anche le donne", che già avevano partecipato alle elezioni amministrative, grazie a un'attiva mobilitazione. Riporta inoltre i dati delle elettrici di Borgomanero suddivisi rione per rione: una colonna riporta il numero delle aventi diritto, l'altra il numero di quelle che effettivamente si recarono al voto. L'affluenza alle urne testimonia il grande senso del dovere e la sicura speranza delle donne: 4892 erano le aventi diritto, 4417 andarono a votare. Ci fosse ai nostri giorni questo entusiasmo!

Il libro contiene anche una essenziale documentazione iconografica, grazie alla quale chi allora non c'era può immergersi almeno un poco nell'atmosfera di un anno importante per l'Italia. 


domenica 31 maggio 2026

Pinocchio. Il burattino senza età

Pinocchio. Il burattino senza età è il titolo di un'esposizione itinerante che celebra le avventure del più famoso personaggio di Collodi. Realizzata a cura del Comitato Ricerche Associazione Pionieri (Cantiano), dell'Archivio Vinicio Berti (Empoli) e dell'Associazione Stella Alpina (Pombia), è stata esposta per la prima volta nel febbraio 2024 a Bologna alla biblioteca Sala Borsa. Nella provincia di Novara, la mostra è stata recentemente ospitata con successo presso il Castello di Galliate e ora si può visitare fino al 22 giugno al Museo Civico di Oleggio.

L'esposizione presenta litografie e disegni originali realizzati da maestri come Vinicio Berti e Raoul Verdini, in questo caso con testi in rima di Gianni Rodari scritti per Il Pioniere. L'impresa nacque nel 1953, quando Dina Rinaldi, direttrice del periodico, propose a Rodari, suo redattore, la rivisitazione delle avventure di Pinocchio. Le illustrazioni, oltre duecento, vennero affidate a Raoul Verdini. Furono pubblicate a puntate e a colori sul giornalino (dal numero 37 del 1954 al numero 16 del 1955) secondo la classica formula dei periodici per bambini dell'epoca: ciascun episodio comprendeva generalmente otto vignette (o sette se una era doppia) sotto le quali la trama veniva raccontata in rima. Così inizia la narrazione che si accompagna alla prima tavola (doppia) di Pinocchio con Geppetto: "Qui comincia, aprite l'occhio/ l'avventura di Pinocchio// burattino famosissimo/ per il naso arcilunghissimo// lo intagliava il buon Geppetto/ falegname assai provetto..."

La mostra è accompagnata da un catalogo dall'originale formato bifronte: non ci sono, infatti, la prima e la quarta di copertina ma due "prime copertine", una per la parte dedicata a Rodari e Verdini, l'altra per quella che contiene le tavole di Berti. All'una o all'altra si accende capovolgendo il libro, una modalità giocosa, che ben si addice allo spirito dell'impresa. Alfredo Pasquali introduce la prima parte nella quale apprendiamo notizie sulla vita e l'arte di Verdini. Nato a Roma nel 1899, a ventidue anni collaborava già con diversi giornali tra i quali il Marc'Aurelio e Il Balilla. Dopo la Liberazione lavorò, tra l'altro, per Il lavoro. Dal 1946 al 1958 fu redattore di Vie Nuove ed entrò successivamente nel quotidiano romano Paese sera. Notevole è la sua produzione per l'infanzia. Per Il Pioniere diede volto e anima al personaggio di Cipollino e illustrò La filastrocca di Pinocchio poi pubblicata come albo dagli Editori Riuniti (1974). Collaborò anche con La Via Migliore, Bambola e Miao.

Capovolto il volume, ecco le immagini e i testi di Vinicio Berti, fiorentino (1921-1991), fu pittore, illustratore ed autore di fumetti. Scrive Roberto Sottile, direttore artistico del Centro Studi Vinicio Berti: - La coerenza sia pittorica che fumettistica di Vinicio Berti costituisce la chiave essenziale per comprendere appieno la sua poetica e ricerca artistica [...] il suo essere artista "contro" il sistema, che conquista la fiducia del pubblico, consente a Berti di mantenere e preservare sempre la sua visione espressiva ricca di segni, lettere, parole e tonalità come il rosso, il blu e il giallo predominanti nella sua "pittura contro" -. Mostra e del catalogo sono state realizzati per il primo centenario della pubblicazione di Pinocchio sul Giornale per i Bambini (1881-1883/ 1981-1983) e oggi si prestano a commemorare anche il bicentenario della nascita di Carlo Collodi (24 novembre 1826).


venerdì 29 maggio 2026

Radura, di Marta Cai

1890-1894, altopiano di Ponta Grossa del Paraná, Brasile. Ad opera di un gruppo di anarchici italiani nasce la Colonia Cecilia. Ideatore e fondatore entusiasta dell’impresa e non privo di precedenti esperienze dello stesso tipo è Giovanni Rossi, agronomo pisano, anarchico e dotato di grandi ideali. Giovanni è convinto del fatto che la rovina dell’umanità risieda innanzitutto nell’istituzione familiare. Occorre, per sradicarne i perniciosi influssi, che la famiglia tradizionale collassi, venga completamente eliminata: “Via da questo terreno logorato dalla piccineria domestica e dalle sue proiezioni su larga scala [...] via dai padri, via dai padroni, via dai preti e via dalla patria, via, via e, in barba a tutti i falansteri finiti in malora, il socialismo o è sperimentale o non è”. Giovanni è a conoscenza di due colonie collettiviste nel Mondo Nuovo, una in California e l’altra in Messico. Ne fonderà una terza oltre l’Equatore. Rossi si imbarca a Genova il 20 febbraio 1890 sul piroscafo “Città di Roma” alla volta del Brasile, con non molti compagni e una compagna.

La cronaca e la storia raccontano che la Colonia Cecilia non ebbe vita semplice né priva di difficoltà. Il numero dei coloni, provenienti soprattutto da Toscana e Lombardia, comunque aumentò fino a superare le duecento unità. Per loro fu edificato Anarchia, un villaggio dotato di mulino e forno collettivi, di laboratori artigianali dove ogni attività veniva svolta nel più ampio spirito di libertà, senza che dall’alto fossero dettate né imposizioni né prescrizioni di nessun tipo. La bandiera rossa e nera garriva libera e alta, vegliando su ogni attività. Ma l’avvento della Repubblica creò difficoltà alla colonia: non venne riconosciuta la donazione imperiale e furono richieste ingenti tasse; inoltre le idee anarchiche destarono profonda diffidenza nel governo. Il colpo di grazia definitivo giunse quando il denaro della colonia fu rubato dallo stesso tesoriere della comunità. La delusione di Giovanni Rossi e dei suoi compagni, convinti della naturale bontà e onestà degli esseri umani fu grande. Quando, pochi mesi dopo, il destino si accanì ulteriormente a causa di un’epidemia che causò la morte di alcuni bambini, tra i quali anche due figliolette di Giovanni Rossi, l’utopia, tristemente, si spense.

Marta Cai, Radura, Oligo Editore 2026

La recensione completa si legge su Mangialibri, al link Radura | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

mercoledì 27 maggio 2026

I boccioli del mandorlo. Rifiorire in Palestina, di Amal Bouchareb

Azriel Boniche, ebreo algerino sefardita e militare dell’IDF, è chef esecutivo nella base israeliana di Binyamina, dove ricopre il ruolo di tenente con l’incarico di garantire nel modo migliore possibile il funzionamento della cucina, dagli acquisti all’elaborazione dei menù, alla gestione del personale. Azriel, cresciuto in Algeria, considera il cibo non come semplice e sano nutrimento, ma come esperienza multiforme di sapori e come identificazione in una cultura che va ben al di là delle ricette e della necessità di nutrirsi. Cucinare per Azriel è un modo per compiere il proprio dovere, ma è soprattutto dedicarsi a un’esperienza che gli permette di rievocare storia, identità e personalità dei suoi antenati, rendendo omaggio alla loro memoria anche attraverso la preparazione del cibo. Livia, la moglie di Azriel, è ricercatrice e attivista di “Breaking the Silence”, a servizio della verità sulla guerra e della possibilità della pace. L’armonia che per molti anni univa i due coniugi ora si è tragicamente spezzata: Daniel, il loro giovane e sensibile figlio, dall’innocente vocazione di artista, accetta di arruolarsi nell’esercito israeliano su consiglio del padre. Inviato a Gaza, vive l’esperienza della distruzione e del genocidio, così a fondo che, quando rientra a casa, il ricordo delle infinite vittime, dei morti innocenti, tormentano le sue notti e i suoi giorni. 

Amal Bouchareb è una scrittrice, traduttrice e giornalista italo-algerina. Nata nel 1984 a Damasco in Siria, vive attualmente in Italia. Collabora con Al-Jazeera e altre testate e ha tradotto in arabo molti autori italiani, sia classici che moderni e contemporanei. Ha scritto questo I boccioli del mandorlo direttamente in lingua italiana. Ambientato tra Israele, terra del presente, e i ricordi del passato e degli antenati nel Maghreb, il romanzo racconta la disgregazione di una famiglia profondamente colpita dalla guerra...

Amal Bouchareb, I boccioli del mandorlo, Vallecchi 2026

La recensione completa si legge su Mangialibri al link I boccioli del mandorlo – Rifiorire in Palestina | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

mercoledì 20 maggio 2026

Capoverso, rivista di scritture poetiche, compie venticinque anni

Capoverso è una storica rivista di poesia e critica letteraria. Esce due volte l'anno e pubblica testi di poesia contemporanea, saggi critici brevi, recensioni. Nata nel 2001, è pubblicata dalle Edizioni Orizzonti Meridionali di Cosenza. I fondatori furono Carlo Cipparrone, Pino Corbo, Nerio Nunziata, Antonio Alimena, ai quali successivamente si aggiunsero Franco Dionesalvi, Maria Carla Maiolo e Luigi Mandoliti. La rivista, oltre alla redazione centrale, ne conta altre in quattro regioni. Ne fanno parte Pietro Civitareale (Toscana), Elio Grasso (Liguria), Angelo Gaccione (Lombardia), Lidia Are Caverni (Veneto).

Nel dicembre 2025 Capoverso ha festeggiato un importante anniversario. Scrive nell'articolo di apertura il direttore Franco Alimena: "Venticinque anni! Un quarto di secolo! Chi l'avrebbe mai immaginato questo taglio di nastro per una rivista interamente dedicata alla poesia, all'alta poesia [...] Giorgio Manacorda, nel suo annuario della letteratura italiana, ha definito capoverso una delle migliori riviste di poesia che si stampano in Italia". Importanti eventi culturali hanno visto, negli anni, la nostra rivista fra i protagonisti: le giornate di Varsavia della Poesia Europea, due giornate di studio a Roma, la presentazione a Firenze, Bologna, Torino, Roma e Milano dei numeri speciali dedicati a Pasolini e a Pavese.

Dopo aver brevemente citato queste e altre tappe dell'itinerario di vita della pubblicazione, il direttore Alimena osserva che, grazie al costante lavoro della redazione e dei collaboratori, "Cosenza e la Calabria da periferia culturale [...] sono divenuti centri ambiti della letteratura poetica italiana ed europea".

Questo cinquantesimo numero di Capoverso conta centottanta pagine, suddivise in sei sezioni. La prima, intitolata "Noi e la poesia. Omaggio a Capoverso" contiene ua serie di contributi critici relativi alle opere poetiche dei componenti la redazione della rivista, alcuni dei quali, purtroppo, scomparsi e altri sempre felicemente e attivamente intenti a collaborare e far crescere costantemente il progetto letterario. La seconda sezione contiene due saggi, rispettivamente di Pietro Civitareale e di Angela Costanzo. Nella terza parte sono presenti poesie di dodici voci poetiche tra quelle più vicine alla pubblicazione (Are Caverni, Bellini, Calabrò, Crisafulli, Gaccione, Lucente, Maiolo, Mandoliti, Palo, Pierdicchi, Ravizza Spagnuolo). Segue una sezione di omaggio in versi alla lirica napoletana e campana in dialetto. La quinta sezione raccoglie sei saggi brevi (Corbo, De Santis, Gallo, Leone, Linguaglossa, Colasson, Mezzadri). Seguono infine le recensioni, uno storico elenco dei collaboratori e le notizie brevi sulle autrici e sugli autori che hanno contribuito a questo numero di anniversario: tanti nomi e qualche sorpresa. Andate a cercarli.

"Una rivista letteraria non è soltanto un luogo di pubblicazione, ma un vero e proprio organo culturale che favorisce la crescita e l'innovazione nel campo della letteratura" scrive Pietro Civitareale nell'articolo di apertura "Noi e la poesia. Omaggio a Capoverso", rivista che ha svolto e svolge egregiamente questo ruolo e lo vede sempre più riconosciuto.


Link ad altre citazioni della rivista su questo blog: LE LETTURE DI DON CHISCIOTTE: Risultati di ricerca per capoverso

venerdì 15 maggio 2026

La voce di Omos, di Roberto Piumini

Dopo che la loro primogenita, una neonata vivace e strillona, è morta, forse per avvelenamento, Nogos e Maes desiderano di nuovo un figlio. Sono trascorsi quattro anni da quel momento ma Maes, in preda al dolore, non è più rimasta incinta. Un bel giorno, finalmente, questo avviene e mesi dopo, in una ridente giornata di maggio, nasce un bambino. Bello, dagli occhi scuri, brillanti e curiosi, il piccolo è vispo, agita le manine e le gambe, ma dalla bocca non gli esce nessun suono, nemmeno per piangere o strillare. Omos, così viene chiamato il bimbo, non ha la voce. Mesèn, la levatrice, lo esamina attentamente e poi, dinanzi ai genitori che le domandano se, crescendo, il figlio potrà parlare, pronuncia la sua sentenza: “Ai muti non accade, a meno che un dio non gliela doni”. 

Iliade e Odissea, i poemi attribuiti a Omero, nacquero prima che nascesse la scrittura, furono narrati e cantati nelle regge, nelle corti, sulle spiagge, nelle selve, nella moltitudine di isole bagnate dal mare Egeo tra la Grecia e l’Asia Minore. Poi vennero scritti nella lingua della grande poesia epica, il dialetto ionico. Fu Omero a metterli per iscritto per primo? Furono scrittori diversi a tradurre in caratteri dell’alfabeto quei versi che avrebbero affascinato per secoli tutte le generazioni future e che affascinano ancora anche noi? Non lo sappiamo. Come narrare, allora, l’infanzia e la giovinezza, gli anni della formazione di qualcuno di cui non si sa nulla? Roberto Piumini raccoglie la sfida...

Roberto Piumini, La voce di Omos, Erikson 2026

La recensione completa si legge su Mangialibri, al link La voce di Omos - Il giovane Omero alle prese con il mito | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Narrativa e poesia. Un premio letterario per ricordare Claudette Colvin e Rosa Parks


Nasce la Prima Edizione del Premio Letterario Internazionale “COLVIN – PARKS": Il coraggio della verità – Raccontare per cambiare, organizzato dall’Accademia Internazionale Léopold Sédar Senghor, Presidente Fondatore Prof. PhD. Dhc. Cav. Cheikh Tidiane Gaye

BANDO UFFICIALE – Prima Edizione 2026

1. Finalità e tematica
L’Accademia Internazionale Léopold Sédar Senghor promuove la prima edizione di questo premio letterario, dedicato a celebrare il potere della parola come strumento di emancipazione e giustizia. Il Premio rende omaggio a Claudette Colvin, pioniera del dissenso, e a Rosa Parks, icona della resistenza civile: insieme incarnano il passaggio dall’atto individuale di ribellione alla lotta collettiva per la libertà, ricordandoci che ogni grande cambiamento nasce da una voce che osa rifiutare il silenzio.
2. Organizzazione
Il Premio è promosso e organizzato dall’Accademia Internazionale Léopold Sédar Senghor, associazione culturale di rilievo impegnata nella promozione della letteratura, del dialogo interculturale e dei diritti umani. Il premio nasce da Prof. Cheikh Tidiane Gaye

3. Sezioni del premio
Sezione A– Poesia Inedita per adulti
Massimo 2 poesie per autore, ciascuna non superiore a 35 versi.
Possono partecipare autori di ogni nazionalità, con opere scritte in carattere Times New Roman, dimensione 12, in lingua italiana o straniera con traduzione in italiano a fronte.
Violenza alle donne, femminicidio, discriminazione di ogni forma, razzismo.
Sezione B – Narrativa Inedita in italiano
Racconti brevi inediti, massimo 15 pagine, Interlinea 1,5, carattere Times New Roman 12. Violenza alle donne, femminicidio, discriminazione di ogni forma, razzismo.
Sezione C – Narrativa Edita
Sono ammessi romanzi o raccolte di racconti editi, dotati di ISBN e pubblicati a partire dal 2020, coerenti con la tematica del Premio. È consentita una sola opera per autore. L’opera deve essere inviata via email in formato PDF (volume pubblicato o PDF di prestampa)
Sezione D – Saggistica edita o inedita in italiano
Testi analitici o riflessivi, massimo 150 pagine, interlinea 1,5, carattere Times New Roman 12. È consentita un’opera per autore. Tutte le opere devono attenersi alla tematica generale del premio.
Sezione E – Giornalismo
Articoli o reportage pubblicati in italiano, focalizzati su donne, discriminazioni e razzismo. È consentita un’opera per autore. Gli articoli devono essere stati pubblicati su quotidiani, riviste, testate online o blog giornalistici. La giuria potrà includere esperti di giornalismo per valutare stile, accuratezza e impatto sociale. Tutte le opere devono attenersi alla tematica generale del premio.

4. Requisiti
Aperto ad autrici e autori di qualsiasi nazionalità. È possibile partecipare a più sezioni. Gli autori garantiscono che le opere sono originali e non lesive di diritti di terzi. La partecipazione implica accettazione completa del bando.

5. Quote di partecipazione
Per spese organizzative e di segreteria:
• € 20,00 per la prima sezione di partecipazione.
• € 10,00 per ogni sezione aggiuntiva.
Le quote devono essere inviate tramite bonifico bancario entro il termine indicato:
Intestazione bonifico: Accademia Internazionale Léopold Sédar Senghor APS – Organizzatrice del Premio
BANCA: BANCA INTESA
IBAN: IT 94 W 03069 09606 100000131668 BIC/SWIFT: BCITITMM
Causale: “Prima Edizione – [Nome autore] + sezione/e a cui partecipa”
Si può versare la quota tramite paypal inserendo l’indirizzo mail: info@accademiainternazionalesenghor.com

6. Invio delle opere
Le opere devono essere inviate entro la scadenza tramite email accompagnate da:
• scheda di partecipazione completa dei dati dell’autore
• ricevuta di pagamento
Email ufficiale per la partecipazione: colvinparks.premio@gmail.com. La partecipazione è valida esclusivamente tramite invio email all’indirizzo ufficiale, entro la scadenza. Le opere inedite non vanno firmate.

7. Giuria
La giuria è composta da esperti di letteratura, studi di genere, attivisti culturali e figure istituzionali dei diritti umani. Le decisioni della giuria sono insindacabili e inappellabili.

8. Premi
I classificati 1°, 2° e 3° di ogni sezione riceveranno una targa di riconoscimento. I menzionati dalla giuria riceveranno un diploma di merito.
9. Scadenza e Cerimonia di premiazione
Scadenza per l’invio delle opere: 15 dicembre 2026.
La cerimonia ufficiale di premiazione si svolgerà il 27 marzo 2027, in presenza.
Il luogo della premiazione sarà comunicato successivamente dall’organizzazione tramite i canali ufficiali dell’Accademia Internazionale Léopold Sédar Senghor e via mail ai partecipanti.
10. Privacy
In conformità al Regolamento UE 2016/679 (General Data Protection Regulation - GDPR) e successive modifiche, si informa che i dati personali forniti dai partecipanti al Premio Internazionale “Colvin-Parks – Raccontare per cambiare” saranno utilizzati esclusivamente per le finalità connesse alla gestione del concorso, tra cui:
• comunicazioni relative alla partecipazione al premio;
• pubblicazione dei nominativi dei vincitori e segnalati sul sito ufficiale dell’Accademia Internazionale Léopold Sédar Senghor;
• organizzazione della premiazione e attività correlate al concorso.
I dati saranno trattati con modalità lecite, corrette e trasparenti, garantendo la sicurezza e la riservatezza secondo quanto previsto dalla normativa vigente sulla protezione dei dati personali.
11. Diritti e normative
La partecipazione implica accettazione completa del bando e autorizza l’organizzazione alla pubblicazione dei nominativi dei vincitori e, ove previsto, delle opere premiate, nel rispetto della normativa sul diritto d’autore.
12. Contatti
Per informazioni e invio delle opere: colvinparks.premio@gmail.com

“Il Premio ‘Colvin–Parks’ invita autrici e autori a contribuire con opere che affrontano razzismo, discriminazione, femminicidio e qualsiasi altra forma di ingiustizia, promuovendo la tutela dei diritti delle donne attraverso la letteratura e il giornalismo.”

“Dai voce al coraggio: partecipa al Premio ‘Colvin–Parks’ e racconta storie che sfidano razzismo, discriminazione, femminicidio e qualsiasi altra forma di ingiustizia, difendendo i diritti delle donne e ispirando il cambiamento.”

Claudette Colvin (1939-2026) è stata un'attivista statunitense. Venne arrestata il 2 marzo 1955 per aver rifiutato di rinunciare al suo posto su un autobus durante la segregazione razziale negli Stati Uniti d'America, nove mesi prima che un analogo episodio rendesse famosa Rosa Parks.
Rosa Louise Parks (1913-2005) è stata un'attivista del movimento per i diritti civili in USA. Divenne famosa per aver rifiutato nel 1955 di obbedire alla regola di cedere il proprio posto su un autobus a un bianco, dando così origine al boicottaggio dei bus a Montgomery.

giovedì 7 maggio 2026

Echi di slittamenti (forse) irreversibili, di Anna Santoro

La ricca e variegata bibliografia poetica di Anna Santoro, scrittrice e saggista da sempre impegnata nel movimento femminile, unisce in "dissonante armonia" l'impegno civile all'innovazione linguistica e alla dimensione psicologica. Così è anche per questo suo più recente libro, efficace e diretto, militante e profondo, originale e arguto. La raccolta è organizzata in cinque sezioni: Prima sono gli occhiMordo questa storiaVita che scortichiNon è pranzo di galaPuntuale ti presenti. Ad esse fa seguito un'appendice che propone un'incursione, breve ma suggestiva, nei versi di dodici Landays e di cinque Haiku, forme poetiche estremamente brevi che concludono il libro proponendo a chi legge due diversi volti d'Oriente: la protesta e la denuncia sociale delle donne Pashtun – tema, quello della denuncia sociale, costantemente presente nella visione del mondo di Anna Santoro – e la connessione contemplativa con l'ambiente naturale. Versi esemplari dell'una e dell'altra forma sono: "Ti stringo forte piccino mio/ ma arriva l'onda e ti strappa dalle braccia" e "Fuggo torture guerre e morte/ e a questa barca affido il tuo futuro", per i Landays e "Ti giunge dolce/ il frinir di cicale/ in questo prato" con "Più di un sogno/ rapida e rapita/ la mia vita" per gli Haiku.

Emblematica di ciascuna parte della raccolta e con ciascuna dialogante è, a mio avviso, la sezione "Non è un pranzo di gala", ponte e connessione se fosse un'architettura, motivo e refrain se fosse una musica, sempre raffinato gioco di pensieri, visioni, realtà. Nonché frammento di una celebre citazione da Mao Tse-Tung. Leggiamo: "Non è pranzo di gala né pizzetta al/ forno/ né marciare insieme per / un nuovo mondo o/ disquisire/ tracciando divisioni// Non è urlare odio accumulato e/ prendere d'assalto la Bastiglia/ picchiando su teste dure e vuote/ [...] Forse è riavvolgersi e/ ricominciare/ tenerezza occhi asciutti/ [...] È occuparsi di quel bambino/ lì/ delle emozioni che nasconde nel-/ l'incertezza del sorriso/ della bambina che/ cammina a testa alta curiosando/ di/ quella vecchia che s'incanta nei/ ricordi [...]. E poi poniamo questi versi accanto a "Si alza e dice/ voglio cambiare il mondo// Conosco le parole e il concetto/ so da dove viene arditezza/ simile alla tracotanza/ ma diversa/ e mi fa tenerezza" nella sezione Mordo questa storia. Il passato nutre il presente, non sempre lo spiega, spesso lo illustra e lo ravviva come si fa con un colore sbiadito, con un fiore assetato.

E, ancora, una delle poesie di Vita che scortichi: "Fuori scena/ osservo/ sopracciglio/ alzato/ segno di meraviglia/ quest'ia prepotente/ insicura e canterina/ che vive e parla/ come fosse me// e mi confonde l'anima/ sposta gli anni/ i sapori/ gli odori e le percezioni". Le fanno da contraltare, nella sezione Puntuale ti presenti, questi versi: "Tempo lungo/ amore mio/ tempo affollato/ tutta la vita/ ogni giorno incalza rotola/ sussulta/ cadono ciliege da/ addentare a manciate/ succo sulle labbra/ [...] rane sulle/ pietre e sul selciato/ Non me ne voglio andare". Echi si rincorrono di scena in scena, si accendono e si spengono. Resta, anche in chi osserva fuori scena, la meraviglia.

Scrive Ivan Fedeli nella prefazione che la raccolta costituisce "il tentativo, riuscito, di ricreare una forma poetica magmatica e flessibile, adattabile a modelli gnoseologici sempre più complessi, che, complice il titolo del libro, slittano in modo quasi irreversibile nella illeggibilità della realtà contemporanea fino a depotenziarla, trasformarla". Lo slittamento passa dal mondo dei fenomeni naturali alla società umana, che soffre di disgregazione, tra ipocrisie e rinunce, tra crisi della dimensione collettiva e perdita di consapevolezza dell'interconnessione globale. L'eco che viene da lontano può risvegliare passioni civili antiche e può, forse, suggerirne di nuove.

Nata a Napoli, Anna Santoro vive attualmente a Roma. Ha ideato e curato due importanti e avveniristiche iniziative: il Catalogo delle scrittrici italiane e DominaeDizionario biobibliografico delle donne sul Sito dell'Associazione culturale Araba felice (1986-2003), novità assoluta per i tempi. Ha ideato e curato il "Piano provinciale per la promozione della lettura" come referente del Provveditorato di Napoli, creando una Rete di 500 scuole, dalle elementari alle superiori.

In poesia ha pubblicato: Sestessenze, Tam Tam 1985; In altro modo? (Altri Termini 1986); Tra gangli, bulbi e vene (Periferia 1987); Per corsi (Forum/Q.G. 1990); Album (L’Araba Felice 1992); La ballata delle sette streghe e altri versi (Colonnese 1998); Le amiche di Carla (Filema 1999); Pausa per rincorsa (Avagliano 2003); Certincantamenti (Marsilio 2005); La nave delle cicale operose. Una narrazione (Robin 2012); La quintastagione e antefatti - indizi - avvisaglie e no (Kairòs 2017); Cercando Bambina (ali&no 2018).

 Anna Santoro, Echi di slittamenti (forse) irreversibili, puntoacapo 2025

giovedì 30 aprile 2026

Un curriculum per la creatività, di Hervé Tullet e Virgil de Voldère

Questo libro di grande formato, agile e coloratissimo, si propone di valorizzare la creatività infantile a scuola, ma anche in altre situazioni educative, come incontri con e sull’arte e attività di laboratorio diffuse in diversi ambiti, dalle biblioteche ai campi-scuola. 

L’aspetto del libro, come subito appare a chi lo sfoglia, rivela l'atmosfera chiara, colorata, luminosa e giocosa tipica di Tullet, che ha raccolto qui i suoi laboratori più rappresentativi e di successo, inseriti nell’originale progetto di «Expo Idéale», il cui fine è quello di valorizzare la creatività di bambine, bambini e non solo attraverso il libero incontro con l’arte. 

Nel libro Tullet sviluppa un percorso in venti lezioni, un itinerario unico, capace di condurre a un gratificante risultato finale. Le attività proposte sperimentano tecniche e forme espressive diverse che permettono a ciascuno di realizzare creazioni uniche e personalissime. 

A questo proposito Tullet osserva: “Quando diamo potere ai bambini, è notevole e commovente vederli affrontare la loro ‘missione’ e prendere la parola ‘lavoro’ seriamente. E funziona ogni volta”. Il percorso per la creatività, che sicuramente darà molte gratificazioni anche in Italia a chi lo intraprenderà, è opera della sinergia di Tullet con Virgil De Voldère, educatore molto attivo nel campo dell’arte. Nato a Parigi, risiede a New York dove promuove l’educazione bilingue franco-inglese e si dedica all’incentivazione dell’arte e degli artisti contemporanei. Hervé Tullet è un notissimo autore di libri per bambini, molti dei quali sono divenuti successi internazionali. 

La recensione completa è su Mangialibri: Un curriculum per la creatività | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

H. Tullet/ V. de Voldère, Un curriculum per la creatività, Erikson 2026

sabato 18 aprile 2026

Più in là del silenzio, di Fabrizio Guarducci e Monica Milandri

Da molto tempo Claudia e Teodoro la sera dell’ultimo venerdì del mese si riuniscono a cena con altre due coppie di amici. La casa è ospitale, la cena ottima, la conversazione si rincorre leggera, le parole rimbalzano dall’uno all’altro commensale come in un gioco consueto, ma senza coinvolgimento né ascolto profondi, quasi come un rumore di sottofondo. O almeno è questo il modo in cui Claudia le percepisce. Così invia un provocatorio invito alle amiche e agli amici per il successivo incontro: esso sarà una cena del silenzio: “Niente parole, solo Mozart”. Teodoro, docente di storia, è un uomo colto, riservato, di poche parole nel privato, anche se brillante studioso e conferenziere. Claudia è amante delle cose concrete, come le stoffe del suo negozio di moda, come i gesti domestici che compie ogni giorno in casa e in cucina, gesti di affetto e di cura nei confronti di Teodoro che ha conosciuto e di cui si è innamorata dopo il fallimento di un precedente matrimonio. Tra i due rimane l’affetto, ma la comunicazione, quella profonda, non di circostanza, pare essersi interrotta. Le parole sono poche e piatte, spesso prevale il silenzio, ma non il silenzio buono, quello che mette a proprio agio ed esprime la tranquilla intesa che non necessita di molto parlare. Il silenzio tra Claudia e Teodoro è un silenzio reticente...

Scrive a Claudia Teodoro, in una lettera che poi distruggerà, perché è destinata più a fare chiarezza dentro di sé che ad avere una destinataria, per quanto privilegiata: “Non ti chiedo una risposta. Non voglio che questa pagina diventi un’altra conversazione sbagliata. Vorrei soltanto che, se mai la leggessi, ci trovassi uno spazio dove sederti un momento. Senza dover dire niente [...] Così: in silenzio. Non so che nome dare a ciò che stiamo costruendo. Non è tregua, non è attesa. Assomiglia più a una stanza che si apre quando smettiamo di bussare. Lì dentro, i rumori si abbassano e i gesti trovano posto. Lì, io ti riconosco”.

F. Guarducci e M. Milandri, Più in là del silenzio, Le Lettere 2026

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