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| C. Bolognini, Stella rossa, Red Star Press 2023 |
Recensione completa su Mangialibri Stella Rossa | Mangialibri dal 2005 mai una dieta
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| C. Bolognini, Stella rossa, Red Star Press 2023 |
Francesco Spampinato, ordinario di storia dell’arte contemporanea all'Università di Bologna, e Irene Rinaldi hanno collaborato nella creazione di questo libro che reca l'emblematico sottotitolo "Istruzioni d'artista per cambiare il futuro" ed è realizzato grazie al contributo del Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna. L'obiettivo della pubblicazione è quello di avvicinare bambini e ragazzi di ogni età al tema della sostenibilità ambientale attraverso la presentazione di diverse pratiche artistiche contemporanee, che spaziano dalle arti visive al cinema, dal teatro alla musica, in una stimolante ed esemplare varietà di forme di espressione.
Il presupposto fondamentale del libro viene così chiaramente esposto: "L’arte non è solo quella che si vede nei musei. L’arte è un modo di pensare il mondo e per questo può prendere forma dappertutto: in strade, piazze, parchi, prati, boschi o su una spiaggia. Per fare arte non è necessario essere artisti o, meglio, chiunque può dare luogo a gesti o ad azioni d’arte".
Attraverso il dialogo, il gioco, le proposte di partecipazione attiva, il libro illustra un potere unico, fondamentale e originale, insito nell'arte: quello di cambiare il mondo valorizzandone creature e natura nella loro compiutezza e bellezza. I giovani e giovanissimi lettori sono invitati a scoprire come agire nel presente per salvaguardare l'ambiente e come porre, attraverso la pratica artistica, i presupposti per un futuro migliore. L'arte, infatti, può costituire uno strumento di coesione e di cambiamento sociale in positivo: nel libro chi legge troverà "indicazioni semplici e dirette che, attraverso parole, immagini e personaggi, mirano a trasformare la quotidianità. Pagina dopo pagina scoprirete che per cambiare il futuro bisogna agire nel presente – adesso! – e che l’arte, ancora meglio se in gruppo, può essere uno straordinario veicolo di innovazione sociale". Le illustrazioni spontanee e immediate di Irene Rinaldi, dalle linee nette e dai colori decisi, contribuiscono alla squillante giocosità dell'opera, perché, come ricordava Munari, "anche il gioco è una cosa seria".
E, infine, attenzione al titolo! Che non è "Facciamo arte" ma, con felice binomio, "Facciamo presente". Perché l'arte è qui, viva, tra noi, ogni giorno (e anche un po' ogni notte). Lasciamole spazio.
Con piacere pubblico anche qui la mia recensione, già apparsa su PAGINE GIOVANI n. 188 - 2005
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| Spampinato/Rinaldi, Facciamo presente, Topipittori 2025 |
L’affetto profondo spesso non ha bisogno di parole e si manifesta nei gesti quotidiani, anche i più semplici, come la preparazione dei pasti.
In questo albo emozionante e perfetto, sentimentale e profondo, una mamma e una figlia si incontrano e condividono non solo l’una o l’altra delle zuppe tradizionali, ma anche e soprattutto “desideri, speranza e amore”.
Il Barbagianni Editore, nato nel 2012 a Roma, propone libri adatti a essere condivisi fra adulti e bambini e soprattutto a destare la meraviglia nelle piccole lettrici e nei piccoli lettori, come nel caso di questo albo, di grande formato, che rivela in ogni pagina l’attenzione, la competenza e l’eleganza con le quali è stato realizzato. In perfetta coerenza con queste caratteristiche, l’autore, Hao, ha dichiarato che il suo lavoro si ispira alla convinzione che “leggere sia il gioco migliore e gli albi illustrati siano i giocattoli migliori”.
In questo libro, dedicato agli affetti domestici, ai legami tra le diverse generazioni - mamme nonne nipoti - e alle tradizioni da tramandare con amore, Hao racconta con suggestiva efficacia il calore della casa, in particolare della cucina, e la dedizione delle donne di ogni età che a quest’ultima si dedicano. Le illustrazioni di Li-Ping Pan sono raffinate e armoniose, ricche di dettagli di oggetti utili alla vita tra le mura domestiche, e molto efficaci nell’esprimere l’intesa e i sentimenti reciproci delle protagoniste.
"Sempre più spesso le donne friulane e le bábuške cosacche si ritrovavano fra di loro, nelle piccole botteghe, nella latteria, alla fontana e scambiavano qualche faticosa e deformata parola sulla guerra e la difficoltà di riuscire a levarsi la fame tutti i giorni. Gli argomenti erano sempre gli stessi, e sembravano obbligati come i binari di un treno. - Ma quanto durerà questa guerra? Quanto?".
Il Friuli e in particolare la Carnia di questo romanzo di Sgorlon sono quelli del periodo compreso tra il settembre 1943 e l'aprile del 1945, tra l'armistizio e la fine della guerra. Le truppe naziste hanno invaso la regione, contrastate dalle formazioni partigiane che operano in clandestinità nei boschi e sui monti. Anche altro succede, però, in quel periodo, nella zona, un evento poco conosciuto, ma di grande rilevanza storica e umana: si installa in Carnia il popolo dei Cosacchi fuggiti dalla madre Russia perché ostili a Stalin. Il trasferimento è favorito dai tedeschi, che hanno indirizzato in Carnia quei fieri abitanti delle steppe con la promessa che avrebbero trovato lì una nuova patria. Alleati della Germania nazista, i Cosacchi vagheggiano, ancor più della nuova patria, il sogno di riconquistare la grande patria russa, sottraendola ai “rossi”.
Già insediati in Polonia, i Cosacchi, insieme alle loro famiglie, agli oggetti di casa, agli animali tra i quali stupendi cavalli, qualche cammello, qualche dromedario, vengono trasportati in Carnia in treno. Sono oltre ventimila. Dapprima vivono nelle tende, poi, pian piano, si installano nelle case e convivono, talvolta con diffidenza reciproca, talaltra in armonia, insieme agli abitanti del luogo.
A casa di Marta, nella bella villa già della signora Esther scomparsa senza lasciar detto nulla, forse deportata perché ebrea, vivono Anita, sorella di suo marito disperso in Russia e Ahah, vecchio zingaro scampato alla deportazione. A loro si aggiungono il giovane Ghirei, di carattere impetuoso e aperto, Gavrila Ivanovic Bakazov, elegante e raffinato colonnello, Urvàn, militare attratto da Marta, il piccolo Luca, cuginetto di Ghirei, e la sua nonna Dunaika. La vita quotidiana si svolge tranquilla, nella comoda grande casa. Le donne cucinano, ciascuna per i suoi, e le giornate trascorrono in pace. All'armonia generale contribuisce molto il fatto che Marta parli il russo.
In questa atmosfera, ancora indenne dagli orrori che le guerre portano sempre con sé, la donna riflette su se stessa e sul fatto che lei "non arrivava, nemmeno mettendoci ogni buona volontà, al concetto di nemico, ed era un po' la stessa cosa del suo non riuscire a capire la guerra. Essa seguitava a essere per lei una strana irrealtà, una favola oscura e sanguinosa, che prendeva corpo nel mondo per chissà quali ragioni ribalde e rovesciate". I nemici di ieri - inglesi, francesi, russi, americani - sono ora cambiati in alleati e i nemici di oggi sono altri, gli ex alleati tedeschi. Anche per questo, Marta non riesce ad afferrare i concetti di guerra e di nemico, estranei e incomprensibili alla sua mente.
Quei Cosacchi, i nemici di oggi, sono anch'essi vittime di guerra tanto quanto Arturo, suo marito, non più tornato dalla campagna di Russia e, infatti, in pochi mesi, il loro tragico e ineluttabile destino si compirà tragicamente, dopo la disfatta della Germania nazista. Con l’avanzata alleata in Italia, i Cosacchi della Carnia sono costretti alla ritirata. Caduto il loro sogno iniziale di poter riconquistare la Russia sottraendola ai "rossi" e poi quello di aver trovato una nuova patria lontana da casa, i Cosacchi di Carnia si dirigono verso l’Austria per arrendersi alle truppe inglesi. Ma il loro spirito indomito e libertario, la vergogna per essere stati beffati e traditi spingono molti di loro a gettarsi, con le loro donne e i loro figli, nelle gelide acque della Drava per evitare di essere consegnati all'Armata Rossa.
Nella grande casa rimangono in pochi, Marta con Ivos, suo antico amore divenuto poi il capo partigiano Vento, Augusta e il bambino, Ghirei e il vecchio zingaro Ahah. Rimangono con la certezza che ora, per quanto difficile, c'è un futuro da costruire, nella consapevolezza antica che ogni superstite di guerra custodisce in sé, ma anche con la consapevolezza nuova di essere, finalmente, a casa. Sgorlon in questo romanzo narra l'invasione del suo Friuli sotto specie di “epopea delle vittime”, salvando però dalla distruzione e dalla disperazione l'innocenza e l'amore.

C. Sgorlon, L'armata dei fiumi perduti, Mondadori 1985
A Francavilla Marittima (CS) opera, creando libri, dialoghi e incontri sulla poesia e sulla narrativa contemporanee, Macabor Editore, che pochi mesi fa ha pubblicato un nuovo volume dedicato alla poesia nel nostro Paese.
''È sempre più evidente, per noi che lo facciamo, che la funzione di questo nostro percorso nella poesia italiana è quello di cercare di evitare, in qualche modo, il grande silenzio che gradatamente la sta travolgendo. Mi rendo conto come possa sembrare paradossale questa mia affermazione. Mai come in questo momento si posta in modo ossessivo la poesia, tuttavia, è proprio questo profluvio ormai incontrollabile che gradatamente ne ha compromesso la sua espressione più alta e cioè la sua straordinaria capacità di esprimere la complessità umana, attraverso immagini vive, calde, forti capaci di farti fermare a sentire le cose'' questa l'originale osservazione contenuta nell'introduzione di Bonifacio Vincenzi: un eccessivo ''rumore'', un eccessivo affollamento affossano tanto quanto il silenzio, anzi rischiano di trasformarsi in silenzio.
Il nuovo volume della serie dedicata a poetesse e a poeti delle diverse parti della nostra penisola, geograficamente individuati, si intitola Nord. I poeti. Volume quinto ed ha come protagonista principale Gabriela Fantato. Della sua poesia scrivono Francesca Ruth Brandes Nella Cazzador Angela Greco AnGre Sebastiano Aglieco Silvano Trevisani Luigi Cannillo Marco Ercolani Cinzia Demi David La Mantia Maria Pia Quintavalla. Agli interventi critici segue una ricca antologia di testi della poetessa milanese.
La seconda sezione dell'opera si intitola "Voci dal silenzio. Poeti del Nord scomparsi da non dimenticare". Si leggono qui Sandro Sinigaglia (Piemonte-Lago Maggiore) introdotto da Pino Corbo ("entomologo della lingua, certosino ricercatore-sperimentatore delle possibilità espositive"); Umberto Bellintani (Lombardia) presentato da Bonifacio Vincenzi; Angela Paola Caldelli, introdotta sempre da Corbo, Giovanni Nadiani (Emilia Romagna) e Vittorio Reta (Liguria) presentati entrambi da Marta Celio.
Nella terza e ultima parte del libro si può leggere una breve antologia poetica di autori che oggi vivono e operano al Nord: Claudio Dal Pozzo e Francesca Ruth Brandes (Veneto), Marco Balzano (Lombardia), Eleonora Bellini (Piemonte-Lago Maggiore), Nicola Manicardi (Emilia Romagna). Mi sia concesso di soffermarmi, con un rapidissimo cenno, sulle pagine che mi riguardano e di ringraziare Angela Greco per l'acuta introduzione e il commento alle mie poesie, definite "microcosmi che non risparmiano la fatica - ormai dismessa - di far pensare e al contempo riflettere". Sono particolarmente felice, infine, di essere tra queste pagine con Sandro Sinigaglia, poeta anch'egli del lago Maggiore che fu vicino alla Fondazione Achille Marazza durante i lunghi anni della mia direzione e che la Fondazione, allora anche editrice, omaggiò con due pubblicazioni: Sandro Sinigaglia poeta Ventiquattro incisioni di Mauro Maulini, con testi di Giovanni Giudici, Sergio Pautasso, Carlo Carena (2000) e Sinigaglia, Montale e il «Sabià» di Franco Contorbia, per mia cura, 2001.
I quattro volumi precedenti, sempre dedicati da Macabor ai poeti del Nord, sono disponibili per la lettura e l'acquisto: Nord. I poeti. Volume Quinto, a cura di Bonifacio Vincenzi e Marta Celio, Macabor Editore 2025.
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| Francavilla Marittima |
I dilemmi delle donne che lavorano ci offre cinque racconti dedicati ad altrettante vite quotidiane di giovani donne, tra difficoltà e rinunce, amori e rifiuti. L’opera fu pubblicata in Giappone nel 2000 e fu insignita del Premio Naoki per la Letteratura. Venticinque anni dopo questo libro, considerato ormai un pilastro della letteratura femminista e anticapitalista giapponese, arriva anche in Italia. La raccolta offre diversi spunti di riflessione sulla condizione sociale della donna nel Paese del Sol Levante e non solo: dalla possibilità di indipendenza e autodeterminazione alla subordinazione alle figure maschili presenti nella sua vita, padri o padroni, fidanzati o amanti che siano; dal carico di lavoro in casa e fuori alla ricerca di un rinnovato ruolo sociale dopo esperienze di malattia o di emarginazione, e perfino alla scelta di auto-emarginarsi. Le donne di Yamamoto sono, infatti, donne comuni, non donne in carriera, né donne indipendenti e di potere. Però, anche se le loro vite possono apparirci semplici e monotone, esse non ci sembrano mai vuote o banali. La scrittrice racconta, con sguardo attento e cura per ogni singola psicologia individuale, l’evoluzione - disagio compreso - della condizione della donna nella società giapponese, tra stereotipi e pressioni sociali, ma anche il nascere e diffondersi di consapevolezze e volontà individuali.
Fumio Yamamoto (pseudonimo di Ōmura Akemi) nacque nel 1962 a Yokohama. Autrice di romanzi per ragazze, vinse successivamente il Premio Letterario Yoshikawa Eiji per i nuovi autori e nel 2001 il Premio Naoki proprio per questa nostra raccolta di racconti. È morta prematuramente nell’ottobre del 2021.
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| Fumio Yamamoto, I dilemmi delle donne che lavorano, Neri Pozza 2025 |
A quattro anni esatti dall'uscita, Piano piano, Lento lento torna a risvegliare l'interesse di molti, o forse non ha mai smesso di farlo. I riscontri sono diversi. Scrive Fabrizio Mirra docente e musicista torinese:
"In questi giorni mi sono innamorato di un libro che fa una cosa rarissima: non chiede attenzione, la educa con dolcezza.
Poesie per Gaza, l’antologia a cura di Eleonora Bellini e Caterina De Nardi, e a cui ho partecipato anch’io (on line da agosto, ma distribuita in cartaceo solo in questi giorni), non è un libro “sulla guerra”. È un libro dentro la guerra, e soprattutto contro l’anestesia che la guerra, quando si prolunga e si normalizza, produce nelle coscienze. La sua utilità non va cercata nell’originalità dei singoli testi, né in una supposta “qualità media” – criterio inadeguato quando si ha a che fare con un coro – ma nella funzione che l’insieme svolge: trattenere la storia mentre scivola verso l’oblio amministrato.
Dal Comunicato Stampa di un Premio di Poesia e di Traduzione Poetica nell'anno felice in cui la cerimonia di premiazione coincise, come spesso avvenne, con una importante mostra d'arte e il suo, snello, catalogo. A Borgomanero provincia di Novara. Aggiungo in calce una, doverosa, considerazione finale.
"Si assegna sabato 1 ottobre alle ore 16,30 presso il Salone d’Onore della Fondazione Achille Marazza la decima edizione del Premio Nazionale di Poesia e Traduzione Poetica “Achille Marazza”. Scorrendone l’albo d’oro troviamo nomi importanti della poesia e della letteratura italiana contemporanee. Tra tutti ricordiamo qui: Dante Isella, Paolo Bertolani, Giovanni Giudici, Giuseppe Bevilacqua, Roberto Mussapi, Agostino Lombardo, Giuseppe E. Sansone, Ariodante Marianni, Massimo Bacigalupo, Alessandro Fo. Ugualmente prestigiosa è la giuria del premio (composta, oltre che da Pier Luigi Pastore presidente della Fondazione, da Carlo Carena, Franco Contorbia, Ernesto Ferrero, Lorenzo Mondo, Sergio Pautasso) che ha designato vincitori dell’edizione 2005 Edoardo Sanguineti per l’opera Mikrokosmos, Feltrinelli Editore e Franco Buffoni per la traduzione di Poeti romantici inglesi, Mondadori Editore.
Edoardo
Sanguineti, nato a Genova nel 1930, laureatosi all’Università di
Torino con Giovanni Getto è poeta, drammaturgo, critico, saggista.
Docente di letteratura alle Università di Torino, Salerno e infine a
Genova, la sua attività continua fino ad oggi, impegnata in una
battaglia culturale iniziata con l’esperienza avanguardistica degli
anni Sessanta. Insieme ad Angelo Guglielmi e ad Alfredo Giuliani,
Sanguineti fu infatti il teorico più famoso del Gruppo 63.
Franco
Buffoni, nato a Gallarate nel 1948, vive a Roma ed è docente di
Letteratura Inglese all’Università di Cassino. Poeta, critico e
traduttore ha pubblicato numerose raccolte di poesia, tra le quali di
maggior spessore e importanza è la recente Il profilo del Rosa
(2000). Ha fondato e diretto l’importante rivista di letteratura
comparata, Testo a fronte.
Nello stesso
pomeriggio si
inaugura alle ore 18 la mostra personale di Carol Rama dal titolo “Il
disegno prescritto”, ideata e curata da Fabrizio Parachini:
"Carol
Rama è un’artista che non ha bisogno di presentazioni: in questi
anni si sono moltiplicati, con esposizioni, pubblicazioni e premi, i
riconoscimenti internazionali al valore del suo lavoro. Sono da
citare solo a esempio le mostre nel 1998 allo Stedelijk Museum di
Amsterdam e all’Institute of Contemporary Art di Boston; il Leone
d’oro alla carriera alla Cinquantesima Biennale Internazionale
d’Arte di Venezia nel 2003 e le Mostre alla Fondazione Sandretto Re
Rebaudengo di Torino, al MART di Rovereto e Trento, al Baltic Museum
di Newcastle, all’Ulmer Museo di Ulm e presso la Galerie del
Taxispalais di Innsbruck nel 2004. L’esposizione, attraverso
tecniche miste (inchiostri, oli, acquerelli, collage su tela e
carta), disegni e incisioni realizzate dal 1983 a oggi, vuole mettere
in evidenza un aspetto molto importante del lavoro dell’artista:
l’utilizzo di supporti pre-figurati e pre-scritti come base, in un
qualche modo necessaria e decisiva, per l’ottenimento di un’opera
il cui aspetto finale sia chiaramente unitario e armonico, ma
contemporaneamente capace di svelare l’intima complessità che
nasce dalla messa in gioco di emozioni e pensieri spesso
profondamente conflittuali. I segni che Carol Rama fa scaturire dalla
propria memoria personale si incontrano sulla carta con quelli
preesistenti, tracce di storie altre sopravvissute al tempo, per
generare pagine di racconti figurali allo stesso tempo fantastici e
concreti, ironici e poetici. Come sempre un’attenzione particolare
verrà data al rapporto tra l’artista e la scrittura, in questo
caso rappresentato dal sodalizio con il poeta Edoardo Sanguineti le
cui poesie e i cui testi hanno intelligentemente e affettuosamente
accompagnato le opere di Carol Rama a partire dagli anni Sessanta
fino a oggi".
La mostra poneva l'accento sul collegamento originale e originario tra scrittura e arte dell'artista torinese. Scriveva Parachini nel testo introduttivo al catalogo: "In molte opere e in diversi periodi, Carol Rama ha coniugato i propri interventi pittorici a parti prestampate e/o a oggetti cercati o trovati. Si può trattare di un fax con il testo di una poesia (di Sanguineti naturalmente) così come di vecchi progetti industriali o architettonici oppure di tele e gomme ritagliate e utilizzate nelle parti impresse con marchi e scritte commerciali".
Questa mostra, così come le altre che la precedettero e la seguirono, fu possibile grazie alla sinergia e alla comunione di intenti tra il curatore, la presidenza (Pier Luigi Pastore) e la direzione (Eleonora Bellini) della Fondazione. Ho ritenuto utile ricordare qui il catalogo e l'evento, dato che l'archivio digitale e il blog che documentava, anche con articoli di stampa e fotografie, iniziative ed eventi, bibliografie e consigli di lettura, non sono più disponibili on line per decisione dell'attuale dirigenza della Fondazione stessa. A chi volesse studiare questi aspetti dell'attività di un'importante istituzione quale "la Marazza" consiglio di consultare l'archivio cartaceo corrente inerente attività, manifestazioni, convegni, contatti e scambi culturali pregressi della Fondazione stessa. Ritengo comunque un dovere documentare quanto mi è possibile in questo spazio tutto personale e in questo "luogo non giurisdizionale" come direbbe Caproni.
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| La copertina del Catalogo |
Al link che segue sono presenti notizie su un discreto numero delle esposizioni d'arte della FONDAZIONE ACHILLE MARAZZA - exibart.com
In un villaggio norvegese sulla cima di una collina, c’è sempre la grande casa rossa, un po’ sghemba, nient’affatto perfetta, in cui vivono Ida, Oscar e i loro genitori. La vita e gli affetti scorrono come al solito, tra alti e bassi, euforie e delusioni, ma qualcosa è cambiato: i bambini sono cresciuti. Oscar ha iniziato la scuola e Ida ormai frequenta la classe quinta. Alcune cose non le appaiono più come prima. Forse. Prendiamo il caso di Bums, un peluche elefante che ogni venerdì una ragazzina o un ragazzino, estratto dal maestro, può portarsi a casa, documentando, con testi e disegni, come Bums ha trascorso il fine settimana in loro compagnia. Ida ha sempre accolto con gioia la possibilità di essere estratta, anche per Oscar, che adora quel piccolo elefante. Ma quest’anno in classe non c’è più tanto entusiasmo perché, per alcuni, documentare sul quadernone le prodezze di Bums si è trasformato in un compito in più, altroché avventura in compagnia! Così anche Ida, felice dentro di sé di essere estratta anche questa volta, frena il sorriso spontaneo che le sta sbocciando sulle labbra e, come i compagni, alza gli occhi al cielo, quasi con fastidio.
Anche questo secondo libro che ci racconta avventure ed esperienze di vita di Ida - voce narrante della storia -, del fratellino Oscar, della famiglia, degli amici e compagni di scuola conferma la felice dote di Maria Parr nel presentare ai lettori sentimenti, gioie, tristezze e rabbie dell’infanzia in modo profondo e coinvolgente, trasmettendo quello stupore e quell’autenticità che contraddistinguono il vissuto delle bambine e dei bambini che ogni giorno crescono un po’ e divengono pian piano consapevoli di sé. Bums rappresenta la contraddittoria voglia di restare nel nido delle rassicuranti coccole e abitudini di sempre - il nido delle favole - ma anche un segnale, un anticipo dei cambiamenti che si annunciano e che verranno - il richiamo della realtà.
La recensione si legge per intero su Mangialibri, qui Oscar e io e quella volta che... | Mangialibri dal 2005 mai una dieta
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| M. Parr, Oscar e io e quella volta che..., Beisler 2025, trad. Alice Tonzing |
LE LETTURE DI DON CHISCIOTTE Leggere è pericoloso? Leggere scatena battaglie contro i mulini a vento? Leggere è un'azione complessa. Le cose da leggere sono infinite; qui ne troverete alcune, scelte con rigore ed arbitrio. Scelte. Le letture di don Chisciotte è anche su Facebook. I suoi contenuti sono protetti dal diritto d'autore; l'utilizzo ne è consentito citando la fonte.