Vittorio
Beltrami, partigiano e, dopo la Liberazione, consigliere regionale,
presidente della Giunta Regionale del Piemonte, fondatore della Casa
della Resistenza di Fondotoce a Verbania, è stato un deciso e
inflessibile custode dei valori antifascisti. Dai modi miti e
garbati, aperto al dialogo, attento al bene comune, tanto rigoroso
nel perseguimento dei propri ideali quanto rispettoso di quelli
altrui, Beltrami era nato a Omegna il 6 giugno
del
1926. Figlio di un operaio della Cobianchi e di un'operaia tessile
alla De Angeli Frua, fin da ragazzo aderì all’ Azione Cattolica e
a diciotto anni si unì ad Alfredo di Dio della divisione partigiana
Valtoce.
Beltrami
scrive nella sua memoria partigiana "Un'avventura etica"
(qui alle pagine 11-24) parole estremamente attuali: "Ricordare
Alfredo Di Dio in questo tempo di calcolo, di arrivismo, di
superficialità e di pressapochismo, ristora e rianima; dà pace e
sembra di cogliere il riaprirsi di una porta verso giornate più
trasparenti, più pulite".
Militante
nella Democrazia Cristiana, cessato l'impegno politico e istituzionale diretto,
fondò la Casa della Resistenza di Verbania Fondotoce, da lui
fortemente voluta con la legge regionale istitutiva che lo vide primo
firmatario.
La
Casa della Resistenza è un monumento vivo alla memoria di Vittorio
Beltrami e una testimonianza assoluta di libertà e di democrazia,
riassunta in estrema sintesi in queste sue parole: “Siamo
ad oltre 60 anni dalla fine della guerra e il tempo continua nella
sua azione di spegnimento dei fuochi del risentimento e promuove la
rimonta di quei valori che hanno sorretto la guerra di Liberazione.
Sono i valori della libertà, della democrazia, della fraternità.
Non può essere scordato che la Resistenza è stata l’espressione
concreta, unitaria e univoca della ribellione della coscienza umana
contro la barbarie neopagana per la riconquista dei diritti umani
primordiali. Sono valori che non mutano col scendere della sera e col
cambiare delle stagioni tanto politiche, quanto atmosferiche. Si
conservano, crescono e maturano contro ogni dissennata forma di
populismo. Questi valori sono supportati da un incontenibile bisogno
di PACE”
(Nuova Resistenza Unita, n. 4, 2009).
Un
partigiano in paradiso
che, oltre agli scritti di Beltrami, contiene testimonianze, articoli
di stampa, ricordi e attestazioni di stima di amici e collaboratori,
è stato stampato nel 2013 a cura della Casa della Resistenza e
riproposto in occasione di un convegno che il 6 giugno di questo anno
2026 ne ha commemorato il centenario della nascita.
Di
Vittorio Beltrami serbo diversi ricordi, sia inerenti alcuni incontri
istituzionali in Regione nell'ambito dei miei doveri relativi alla
direzione della Fondazione Marazza, sia privati e personali. Tra
questi ultimi mi permetto di ricordare innanzitutto il suo intervento - tanto
generoso quanto imprevisto e gratificante - in occasione della
presentazione a Borgo Ticino del libro Borgo
Ticino e Divignano. Storie di gente scorci di memoria,
da
me scritto insieme a Diego Tessari, nell'estate del 1996. E poi un altro momento che, non fosse vero, potrebbe essere uno sketch. C'era un treno che, partito da Domodossola, andava filato a Torino passando da Arona, Novara, Vercelli ecc. senza cambi. Lo usavano costantemente funzionari regionali e il presidente della Regione e occasionalmente vi salivano persone dirette a vario titolo a Torino per riunioni, incontri, conferenze. Tra questi un giorno d'autunno c'ero anch'io, diretta a un convegno in piazza Castello, dove c'era allora la sede della presidenza e degli uffici regionali. Mi trovai casualmente seduta accanto al presidente, che mi riconobbe, e, scesi dal treno, percorremmo la stessa strada. Entrati ci ritrovammo al bancone del bar dove ciascuno aveva ordinato il suo caffè. "Spetta a me offrire il caffè stamattina a lei che arriva a Torino per incombenze straordinarie di lavoro" mi disse il presidente. Ne fui contenta, naturalmente, perfino un poco lusingata. Sentii, però, di dover aggiungere: "La ringrazio, davvero, presidente. Le sono grata, tanto più che io non ho mai votato per il Suo partito". E finalmente bevemmo il caffè, Beltrami sorridendo e io "con la coscienza a posto". Ah, benedetta gioventù!
