giovedì 7 maggio 2026

Echi di slittamenti (forse) irreversibili, di Anna Santoro

La ricca e variegata bibliografia poetica di Anna Santoro, scrittrice e saggista da sempre impegnata nel movimento femminile, unisce in "dissonante armonia" l'impegno civile all'innovazione linguistica e alla dimenzione psicologica. Così è anche per questo suo più recente libro, efficace e diretto, militante e profondo, originale e arguto. La raccolta è organizzata in cinque sezioni: Prima sono gli occhi, Mondo questa storia, Vita che scortichi, Non è pranzo di gala, Puntuale ti presenti. Ad esse fa seguito un'appendice che propone un'incursione, breve ma suggestiva, nei versi di dodici Landays e di cinque Haiku, forme poetiche estremamente brevi che concludono il libro proponendo a chi legge due diversi volti d'Oriente: la protesta e la denuncia sociale delle donne Pashtun – tema, quello della denuncia sociale, costantemente presente nella visione del mondo di Anna Santoro – e la connessione contemplativa con l'ambiente naturale. Versi esemplari dell'una e dell'altra forma sono: "Ti stringo forte piccino mio/ ma arriva l'onda e ti strappa dalle braccia" e "Fuggo torture guerre e morte/ e a questa barca affido il tuo futuro", per i Landays e "Ti giunge dolce/ il frinir di cicale/ in questo prato" con "Più di un sogno/ rapida e rapita/ la mia vita" per gli Haiku.

Emblematica di ciascuna parte della raccolta e con ciascuna dialogante è, a mio avviso, la sezione "Non è un pranzo di gala", ponte e connessione se fosse un'architettura, motivo e refrain se fosse una musica, sempre raffinato gioco di pensieri, visioni, realtà. Nonché frammento di una celebre citazione da Mao Tse-Tung. Leggiamo: "Non è pranzo di gala né pizzetta al/ forno/ né marciare insieme per / un nuovo mondo o/ disquisire/ tracciando divisioni// Non è urlare odio accumulato e/ prendere d'assalto la Bastiglia/ picchiando su teste dure e vuote/ [...] Forse è riavvolgersi e/ ricominciare/ tenerezza occhi asciutti/ [...] È occuparsi di quel bambino/ lì/ delle emozioni che nasconde nel-/ l'incertezza del sorriso/ della bambina che/ cammina a testa alta curiosando/ di/ quella vecchia che s'incanta nei/ ricordi [...]. E poi poniamo questi versi accanto a "Si alza e dice/ voglio cambiare il mondo// Conosco le parole e il concetto/ so da dove viene arditezza/ simile alla tracotanza/ ma diversa/ e mi fa tenerezza" nella sezione Mondo questa storia. Il passato nutre il presente, non sempre lo spiega, spesso lo illustra e lo ravviva come si fa con un colore sbiadito, con un fiore assetato.

E, ancora, una delle poesie di Vita che scortichi: "Fuori scena/ osservo/ sopracciglio/ alzato/ segno di meraviglia/ quest'ia prepotente/ insicura e canterina/ che vive e parla/ come fosse me// e mi confonde l'anima/ sposta gli anni/ i sapori/ gli odori e le percezioni". Le fanno da contraltare, nella sezione Puntuale ti presenti, questi versi: "Tempo lungo/ amore mio/ tempo affollato/ tutta la vita/ ogni giorno incalza rotola/ sussulta/ cadono ciliege da/ addentare a manciate/ succo sulle labbra/ [...] rane sulle/ pietre e sul selciato/ Non me ne voglio andare". Echi si rincorrono di scena in scena, si accendono e si spengono. Resta, anche in chi osserva fuori scena, la meraviglia.

Scrive Ivan Fedeli nella prefazione che la raccolta costituisce "il tentativo, riuscito, di ricreare una forma poetica magmatica e flessibile, adattabile a modelli gnoseologici sempre più complessi, che, complice il titolo del libro, slittano in modo quasi irreversibile nella illeggibilità della realtà contemporanea fino a depotenziarla, trasformarla". Lo slittamento passa dal mondo dei fenomeni naturali alla società umana, che soffre di disgregazione, tra ipocrisie e rinunce, tra crisi della dimensione collettiva e perdita di consapevolezza dell'interconnessione globale. L'eco che viene da lontano può risvegliare passioni civili antiche e può, forse, suggerirne di nuove.

Nata a Napoli, Anna Santoro vive attualmente a Roma. Ha ideato e curato due importanti e avveniristiche iniziative: il Catalogo delle scrittrici italiane e Dominae, Dizionario biobibliografico delle donne sul Sito dell'Associazione culturale Araba felice (1986-2003), novità assoluta per i tempi. Ha ideato e curato il "Piano provinciale per la promozione della lettura" come referente del Provveditorato di Napoli, creando una Rete di 500 scuole, dalle elementari alle superiori.

In poesia ha pubblicato: Sestessenze, Tam Tam 1985; In altro modo? (Altri Termini 1986); Tra gangli, bulbi e vene (Periferia 1987); Per corsi (Forum/Q.G. 1990); Album (L’Araba Felice 1992); La ballata delle sette streghe e altri versi (Colonnese 1998); Le amiche di Carla (Filema 1999); Pausa per rincorsa (Avagliano 2003); Certincantamenti (Marsilio 2005); La nave delle cicale operose. Una narrazione (Robin 2012); La quintastagione e antefatti - indizi - avvisaglie e no (Kairòs 2017); Cercando Bambina (ali&no 2018).

 Anna Santoro, Echi di slittamenti (forse) irreversibili, puntoacapo 2025

giovedì 30 aprile 2026

Un curriculum per la creatività, di Hervé Tullet e Virgil de Voldère

Questo libro di grande formato, agile e coloratissimo, si propone di valorizzare la creatività infantile a scuola, ma anche in altre situazioni educative, come incontri con e sull’arte e attività di laboratorio diffuse in diversi ambiti, dalle biblioteche ai campi-scuola. 

L’aspetto del libro, come subito appare a chi lo sfoglia, rivela l'atmosfera chiara, colorata, luminosa e giocosa tipica di Tullet, che ha raccolto qui i suoi laboratori più rappresentativi e di successo, inseriti nell’originale progetto di «Expo Idéale», il cui fine è quello di valorizzare la creatività di bambine, bambini e non solo attraverso il libero incontro con l’arte. 

Nel libro Tullet sviluppa un percorso in venti lezioni, un itinerario unico, capace di condurre a un gratificante risultato finale. Le attività proposte sperimentano tecniche e forme espressive diverse che permettono a ciascuno di realizzare creazioni uniche e personalissime. 

A questo proposito Tullet osserva: “Quando diamo potere ai bambini, è notevole e commovente vederli affrontare la loro ‘missione’ e prendere la parola ‘lavoro’ seriamente. E funziona ogni volta”. Il percorso per la creatività, che sicuramente darà molte gratificazioni anche in Italia a chi lo intraprenderà, è opera della sinergia di Tullet con Virgil De Voldère, educatore molto attivo nel campo dell’arte. Nato a Parigi, risiede a New York dove promuove l’educazione bilingue franco-inglese e si dedica all’incentivazione dell’arte e degli artisti contemporanei. Hervé Tullet è un notissimo autore di libri per bambini, molti dei quali sono divenuti successi internazionali. 

La recensione completa è su Mangialibri: Un curriculum per la creatività | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

H. Tullet/ V. de Voldère, Un curriculum per la creatività, Erikson 2026

sabato 18 aprile 2026

Più in là del silenzio, di Fabrizio Guarducci e Monica Milandri

Da molto tempo Claudia e Teodoro la sera dell’ultimo venerdì del mese si riuniscono a cena con altre due coppie di amici. La casa è ospitale, la cena ottima, la conversazione si rincorre leggera, le parole rimbalzano dall’uno all’altro commensale come in un gioco consueto, ma senza coinvolgimento né ascolto profondi, quasi come un rumore di sottofondo. O almeno è questo il modo in cui Claudia le percepisce. Così invia un provocatorio invito alle amiche e agli amici per il successivo incontro: esso sarà una cena del silenzio: “Niente parole, solo Mozart”. Teodoro, docente di storia, è un uomo colto, riservato, di poche parole nel privato, anche se brillante studioso e conferenziere. Claudia è amante delle cose concrete, come le stoffe del suo negozio di moda, come i gesti domestici che compie ogni giorno in casa e in cucina, gesti di affetto e di cura nei confronti di Teodoro che ha conosciuto e di cui si è innamorata dopo il fallimento di un precedente matrimonio. Tra i due rimane l’affetto, ma la comunicazione, quella profonda, non di circostanza, pare essersi interrotta. Le parole sono poche e piatte, spesso prevale il silenzio, ma non il silenzio buono, quello che mette a proprio agio ed esprime la tranquilla intesa che non necessita di molto parlare. Il silenzio tra Claudia e Teodoro è un silenzio reticente...

Scrive a Claudia Teodoro, in una lettera che poi distruggerà, perché è destinata più a fare chiarezza dentro di sé che ad avere una destinataria, per quanto privilegiata: “Non ti chiedo una risposta. Non voglio che questa pagina diventi un’altra conversazione sbagliata. Vorrei soltanto che, se mai la leggessi, ci trovassi uno spazio dove sederti un momento. Senza dover dire niente [...] Così: in silenzio. Non so che nome dare a ciò che stiamo costruendo. Non è tregua, non è attesa. Assomiglia più a una stanza che si apre quando smettiamo di bussare. Lì dentro, i rumori si abbassano e i gesti trovano posto. Lì, io ti riconosco”.

F. Guarducci e M. Milandri, Più in là del silenzio, Le Lettere 2026

La recensione completa è su Mangialibri, qui 
Più in là del silenzio | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

lunedì 13 aprile 2026

La metamorfosi del fungo e altre caduche poesie, di Eleonora Bellini

La raccolta è uscita nei primi giorni dello scorso autunno. Vincitrice ex aequo, del Concorso di Poesia "Vincenzo Pistocchi", introdotta da un'approfondita prefazione di Elisa Nanini, la silloge celebra la bellezza e la resilienza della Natura, utilizzando il fungo come metafora della vita che si rigenera nei cicli naturali e stagionali. Accolta con favore da lettrici e lettori, ha riscosso diverse attente recensioni. Ne diamo qui alcuni cenni.

Scrive Maria Lenti sul blog "I poeti del parco": "... una poesia etica che si può inserire nella riflessione odierna sulla difesa e la sopravvivenza di noi tutti, nell’aut aut quasi tra convivenza e distruzione, tra eredità da lasciare o incerimento: come pensatori i più diversi – mi sostiene in questo momento Liu Cixin e il suo Memoria del passato della Terra – ci avvertono, ci hanno avvertiti, su un bene a cui non può essere sottratta, non si deve sottrarre la sua linfa" (recensione per intero al linkLa metamorfosi del fungo di Eleonora Bellini - Poeti del Parco; e anche, sostanzialmente identica, in Capoverso n. 50, 2025, pp. 162-163). 

Sull'annuario della poesia italiana del 2025, "I limoni" (pp. 223-224), Alessandro Fo osserva, tra l'altro: "Il significato del curioso titolo riceve luce dalla lirica Zero della sezione eponima: "Inutili cose nella vita/ accumulate attorno,/ invadenti e invalicabili/ barriere. Poi t'avvedi/ della metamorfosi del fungo,/ del suo sguardo/ beffardo che t'indaga: qui/ fuori qualcosa ancora vive, si nutre, respira, muta e non/ dispera".

Antonio Spagnuolo nel suo blog Poetry Dream, totalmente dedicato alla poesia italiana, scrive: "ben numerate da uno a ventuno, nella prima sezione del volume, le poesie intrecciano un percorso che illumina sapientemente l’agire umano, tra effimerità e saggezza, tra illusione e riconoscimenti, tra scontri ed impegni, tentando di scoprire quel respiro sottile che si agita vertiginosamente tra l’amore e la morte. “Lì tra l’erba, ai piedi del tronco/ raschiato dalla lama/ degli anni e dalla fame/ delle larve, un gruppetto/ di funghi se la conta:/ come sarà il tempo e quanti giorni/ di rugiada e quanta siccità e il nostro/ ombrello siamo noi. Pur/ liberi, abbiamo il nome e un numero/ tatuato sul gambo o impresso/ nella carne. La vita è una faccenda/ di angoli e di numeri, di conche/ d’acqua e di aridi interstizi, a volte/ i sole e vento e di silenti lune.” Pennellate variopinte che risplendono tra foglie e tetti, anche quando i ricordi si affacciano prepotenti per riallacciare l’esilio dimenticato e sorpreso (la recensione per intero si legge al link: Poetrydream: settembre 2025, nel post del 26 settembre 2025).

La recensione di Rosalba Le Favi si trova su "Mantova poesia" sempre dello scorso settembre


Infine, ma non ultima, una citazione dalla presentazione di Elisa Nanini (pp. 5-9): "«L’alloro / abbattuto lascia un ceppo / votato a un nuovo e multiforme brulicare»: dove persino la pianta della Poesia sembra esperire materialmente la ferita della precarietà e della trasfigurazione, tra il muschio e la ghiaia delle pagine della silloge La metamorfosi del fungo e altre caduche poesie di Eleonora Bellini, è inaspettatamente il «fungo», modesto e terreno ma in realtà intessuto di una radicata tradizione simbolica di evoluzione e rinascita, a insegnare ad attendere, ad abitare luoghi di passaggi e malinconiche decadenze fino alla bellezza di un respiro plurale. Proprio quest’umile elemento che attraversa il binomio vita morte nei miti e nel folklore di diverse culture, dall’associazione con il divino e con la fecondità dell’antica Grecia al fondo magico di gnomi e fate dell’area irlandese, assurge a «fiammifero» di una dimensione misterica e insieme ontologica, porgendo attenzione e voce alla dignità delle esistenze calpestate e scandendo di trasformazione in trasformazione la conta del tempo."

E. Bellini, La metamorfosi del fungo e altre caduche poesie, pref. Elisa Nanini, Macabor 2025
link LA METAMORFOSI DEL FUNGO e altre caduche poesie


sabato 11 aprile 2026

Gli anni di mezzo, di Rudyard Kipling

Quarantacinque Poesie e trentuno Epitaffi di guerra, di rara efficacia: “Quest’uomo, nella sua terra pregava dèi che non conosciamo./ Preghiamo Loro che lo ricompensino per il suo coraggio nella nostra”, due lunghi versi per rendere omaggio a uno dei tanti, dimenticati, soldati indiani che diedero la vita per la Gran Bretagna nella Prima guerra mondiale. 

Oppure: “Alla prima ora del mio primo giorno/ nella trincea del fronte caddi”, omaggio a un giovane, inesperto soldato. O ancora: “Se qualcuno chiede perché siamo morti, / dite loro, perché i nostri padri mentirono”. 

E infine: “Lui dal nord battuto dal vento con nave e compagni discese, / Cercando uova di morte seminate da scafi invisibili./ Molte ne trovò e le trasse fuori. All’improvviso la pesca finì/ nel fuoco e in un fiato furente, non nuovo agli occhi rapaci dei gabbiani”. Epitaffi fuori da ogni epica imperiale che invece alimenta altre, bellicose, poesie di Kipling.  

The Years Between, raccolta del 1919, ora per la prima volta tradotta in italiano, comprende quarantacinque poesie che potremmo definire epiche e civili e trentuno epitaffi, certamente la parte più moderna della silloge e la più vicina alla sensibilità contemporanea. 

Figlio dell’Inghilterra vittoriana ed edoardiana (nella raccolta si legge una poesia dedicata a Edoardo VII, che “con semplicità, come un servo che serve, egli servì e morì./ Tutto ciò che i Re bramano era suo, e lui lo lasciò per noi”), Kipling fu un uomo del suo tempo, un vate dai versi lunghi e solenni al quale non furono ignoti lo spirito imperiale di conquista, un forte accento identitario (pronto a sconfinare nell’avversione pura e semplice contro gli Irlandesi cattolici), la retorica della guerra, l’idea della missione civilizzatrice dei popoli “primitivi” da parte dell’Impero britannico. Fino a quando nel 1915, nella battaglia di Loos, morì il suo unico figlio. Il dolore per questa perdita, mai placatosi, asciugò i suoi versi e fece volgere il suo sguardo alle vicende di un’umanità semplice, più affine alla fatica e alla sofferenza che alla gloria e ai fasti patriottici. 

La recensione completa è su Mangialibri: Gli anni di mezzo | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Rudyard Kipling, Gli anni di mezzo, Oligo 2026


venerdì 10 aprile 2026

Una strana disfatta. Sul consenso all'annientamento di Gaza, di Didier Fassin

Nel 1940, poco dopo l'invasione della Francia da parte della Germania nazista, Marc Bloch (1886-1944) scrive La strana disfatta, analisi della sconfitta francese che attribuisce non solo a errori militari, ma soprattutto alla profonda crisi morale, intellettuale e organizzativa della classe dirigente francese del tempo e degli intellettuali in primis. Ora esce in Italia, con il medesimo titolo, un saggio di Didier Fassin, medico già vicepresidente di Médecins sans frontières e antropologo, un super tascabile della collana "Idee" di Feltrinelli Editore, che reca come sottotitolo "Sul consenso dell'annientamento di Gaza".

Nel suo saggio Fassin esplora le radici storiche della presente "disfatta", ma non solo. Ne sonda e ne chiarisce il rovesciamento del giudizio morale, sia sui fatti del 7 ottobre 2023, sia sulla successiva reazione da parte di Israele, ormai accertata come genocidio; esamina il lessico usato per descrivere gli eventi, diverso a seconda che si parli dell'una o dell'altra parte ("difesa" per Israele, "terrorismo" per la Palestina, ad esempio); rileva la gerarchia con cui si "catalogano" le vittime assegnando un valore minore alla morte dei Palestinesi; restituisce significato alle parole ed esige che, sempre, venga assicurata dignità alla vita, ad ogni vita.

La conclusione è un atto di accusa nei confronti dell'attuale cecità e perdita di umanità da parte dell'Occidente, perché l'annientamento di Gaza non riguarda soltanto il popolo palestinese, ma tutta la "civiltà occidentale" e le possibilità future di adesione a un ordine etico condiviso del mondo. 

La recensione completa si legge su UTOPIA21 al link: Una strana disfatta def.pdf - Google Drive


    Didier Fassin, Una strana disfatta. Sul consenso all'annientamento di GazaFeltrinelli Editore, 2026. Traduzione di Lorenzo Alunni


mercoledì 1 aprile 2026

Breve storia del pesce d'aprile, di Giuseppe Pitré

Prima del 1860 nessuno a Palermo conosceva la “burla del pesce d’aprile” e nessuno ne aveva mai scritto sulle locali gazzette, afferma Giuseppe Pitrè all’inizio del suo saggio dedicato all’allegorico pesce all’origine di scherzi che in breve si radicarono tra le “alte e medie sfere sociali, senza scendere mai al popolino propriamente detto” del capoluogo siciliano. L’uso di fare scherzi al primo d’aprile risultava essere diffuso in Francia, a Ginevra, a Genova e a Bologna, città dalle quali aveva potuto diffondersi in altre località della penisola fino in Sicilia. Narra ancora Pitrè che, secondo Friedrich Nicolai, che scriveva nel 1787, l’usanza del pesce di aprile era già attestata in Firenze, Modena, Milano, Torino, città nelle quali lo scherzo consisteva spesso nell’inviare un messaggero con lettere urgenti che poi, una volta aperte dai destinatari, rivelavano nient’altro che un foglio sul quale era disegnato un pesce. L’usanza, però, sembra aver avuto la sua prima origine in Francia, dove l’espressione “regalare un pesce d’aprile” significa imbrogliare, trarre in inganno, beffare qualcuno. A Parigi numerosi scherzi si fanno ai fanciulli che vengono spediti a sbrigare commissioni assurde come andare ad acquistare del sale dissalato, o un uovo di gallo, o una corda per legare il vento...

Giuseppe Pitrè nel suo scritto - stampato nel 1886 in una prima, limitata, edizione - dopo avere passato in rassegna usanze, proverbi, cantilene dedicate ai pesci d’aprile in diverse città e nazioni di ogni parte d’Europa, confida ai suoi lettori di non poter dare loro certezze, perché, pur dopo tante ricerche “è difficile trovare nel campo delle tradizioni popolari un uso la cui origine sia tanto oscura e controversa quanto questo”.

Giuseppe Pitré, Breve storia del pesce d'aprile, Graphe.it 2023

La recensione completa si legge su Mangialibri: Breve storia del pesce d’aprile | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

mercoledì 25 marzo 2026

Le scarpe di Lorenzo, di Carlo Greppi

È il millenovecentotrenta, o forse il ventinove, quando Lorenzo, muratore povero di Fossano, avvezzo a lavorare duramente e qualche volta anche a menar le mani, compera un paio di scarpe, scarpe appena appena usate, quasi nuove, di ottima fattura. Le acquista insieme a uno zaino di tipo militare, anch’esso usato, e anch’esso comperato da un robivecchi, come molte persone provviste di pochi soldi fanno, ai tempi suoi. E le scarpe raccontano. Raccontano tutta la lunga strada percorsa con lui, ai suoi piedi, tra Italia e Francia e poi, dato che ha un carattere irrequieto e anche un po’ attaccabrighe e cambia spesso lavoro, ricordano il tempo in cui Lorenzo si trasferisce su su, fino a “Suiss”, come lui chiama Auschwitz. Lorenzo non è un deportato, è un “volontario” che svolge “lavori di costruzione” nel campo per un’azienda tedesca, la IG Farben. Tanti italiani sono stati reclutati come lui, un po’ ostaggi e un po’ volontari sorvegliati; il loro reclutamento è frutto di un accordo fra Italia fascista e Germania nazista.

Un paio d’anni dopo l’inizio del lavoro a Suiss, Lorenzo conosce Primo, molto più giovane di lui. Primo è mingherlino, ha l’aria gracile e una serie di numeri tatuata sul braccio.

Nell’approfondito saggio Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo, uscito per Laterza nel 2023, Carlo Greppi aveva già raccontato la storia di Lorenzo Perrone, muratore di Fossano dalla schiena diritta e dal cuore grande, uomo con poca scuola ma con grande senso della giustizia. Ora la ripropone in modo molto originale in una versione rivolta a ragazze e ragazzi, avendo come voci narranti le scarpe di Lorenzo, oggetti inanimati che hanno visto diversi Paesi piegati dalla guerra, che hanno visto tante persone cadere e morire, ma soprattutto che hanno saputo attraversare indenni le oscurità del male e della violenza estrema, seguendo, come l’uomo che le calzava, la pur esile luce del bene e della solidarietà. Lorenzo sa che fare del bene è importante, è l’unico elemento umano in tempi bui, sempre. Primo sa - e lo ha ricordato più volte nelle sue opere - di essere sopravvissuto al lager grazie a quel muratore di poche parole e alle gamelle piene di zuppa che riusciva a portargli ogni giorno, sfidando il pericolo. Molti anni dopo, Primo apprenderà che Lorenzo non ha aiutato solo lui, ma anche altri nel campo, ogni volta rischiando e ogni volta decidendo di fare ciò che sentiva come un dovere di giustizia nei confronti di altri uomini più sofferenti e travagliati di lui.  

C. Greppi, Le scarpe di Lorenzo, Rizzoli 2025

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mercoledì 18 marzo 2026

Garanzie e limiti del potere giudiziario. Relazioni e interventi all'Assemblea costituente, di Piero Calamandrei

La discussione attuale sulla giustizia, scaturita dalla convocazione referendaria del 22 e 23 marzo, quando onesta e pertinente si concentra sul potere giudiziario, sulla sua legittimazione, le sue garanzie, i suoi limiti. L'attuale posizione giuridica in cui si colloca la Magistratura è stata delineata nella Costituzione grazie alle proposte e agli interventi di Piero Calamandrei, durante la sua partecipazione all’Assemblea Costituente.

Calamandrei pensa a una Magistratura che «costituisce un ordine autonomo» e «provvede da sé, e senza alcuna ingerenza del potere esecutivo, al proprio governo», vigilata e tutelata da un Consiglio superiore: Magistratura indipendente e unitaria. Accanto ad essa, la Corte Costituzionale controlla la conformità delle leggi al testo costituzionale.

Segue qui lo stralcio di un discorso del grande giurista, letterato e uomo politico proprio all'Assemblea Costituente. Nelle sedute successive sarebbe nato, sulla base della sua proposta, il testo sino ad oggi vigente.

«[...] Si è parlato, in questi giorni, da vari oratori, del pericolo che la magistratura diventi un "quarto potere"; si è parlato del pericolo che la magistratura diventi una casta chiusa, uno Stato nello Stato, una specie di cittadella inespugnabile, sottratta ad ogni controllo della sovranità popolare.

Ebbene, onorevoli colleghi, io credo che queste preoccupazioni siano smentite dalla struttura stessa che noi abbiamo dato a questo progetto. Noi abbiamo voluto che la magistratura fosse indipendente, ma non abbiamo voluto che fosse separata dalla nazione. L'indipendenza che noi rivendichiamo per i magistrati non è un privilegio dei magistrati: è una garanzia dei cittadini.

Perché il cittadino sia libero, occorre che il giudice sia indipendente.

Ma v'è un punto su cui la discussione è stata più viva: quello del Pubblico Ministero. Si è detto da alcuni: "Sia pure l'indipendenza per il giudice che giudica; ma il Pubblico Ministero, che è il promotore della giustizia, che è l'organo che deve dare l'impulso al processo, deve essere in qualche modo collegato al Potere esecutivo".

Noi abbiamo risposto di no. Abbiamo risposto che anche il Pubblico Ministero deve essere un magistrato; che anche il Pubblico Ministero deve avere le stesse garanzie di indipendenza del giudice. Perché se voi lasciate il Pubblico Ministero sotto la dipendenza del Governo, voi venite a mettere la giustizia penale sotto la dipendenza della politica.

Se il Pubblico Ministero deve attendere un cenno del Ministro per sapere se deve o non deve iniziare un processo penale contro un uomo politico, se deve o non deve insistere nell'accusa, in quel momento la giustizia penale è finita, e la libertà del cittadino è perduta.

Il Pubblico Ministero, nell'ordinamento che noi abbiamo tracciato, non è l'avvocato dell'accusa: è un magistrato, il quale ha l'obbligo di cercare la verità, anche se la verità giova all'imputato. Egli appartiene all'ordine giudiziario; egli respira la stessa aria di imparzialità che respira il giudice. Questa è l'unità della magistratura che noi abbiamo voluto difendere: l'unità che deriva da una comune cultura, da un comune concorso, da una comune coscienza di magistrato che non deve servire nessun altro padrone se non la legge.»

(Atti dell'Assemblea Costituente, Discussioni, vol. IX, seduta di giovedì 27 novembre 1947, pp. 2480 e seguenti)

Raccolta degli scritti di Calamandrei sul tema della giustizia nel volume ...


P. Calamandrei, Garanzie e limiti del potere giudiziario, Marietti1820, 2016

domenica 15 marzo 2026

Non aprire questo libro. Puzza, di Andy Lee e Heat McKenzie

Un libro illustrato da cui escono tanti odori (da immaginare) e si verificano situazioni esilaranti (spesso anche imbarazzanti). Ad ogni giro di pagina escono infatti dall’albo odori molto sgradevoli. Il primo è quello, acidulo e allappante, del latte andato a male; per farlo sparire basterà girare di nuovo la pagina, “ma solo per tornare indietro”! Nessun appassionato di libri che si rispetti, però, ubbidirebbe a un ordine tanto astruso. 

L’albo fa parte della serie “Non aprire questo libro” creata da Andy Lee, attore comico e scrittore australiano, che ne scrisse la prima storia per festeggiare il compleanno del suo nipotino George. La pubblicazione poi conobbe un grande successo e al titolo d’esordio se ne aggiunsero molti altri. Ora in Italia comprende dieci libri, pubblicati tra il 2018 e il 2026 e illustrati da Heat McKenzie, illustratore e graphic designer di grande successo. Anche questo più recente albo, come tutti quelli che lo hanno preceduto, si dimostra capace di far ridere i bambini (ma anche gli adulti) per l’assurdità delle situazioni e anche grazie alle possibilità di interazione tra i lettori e il libro: si deve obbedire alla voce narrante del bizzarro Wizz e smettere di girare le pagine, oppure seguire la propria curiosità? La risposta è ovvia...

Andy Lee, Non aprire questo libro, Gribaudo 2026, trad. Elisa Fratton

Recensione completa su Mangialibri al link Non aprire questo libro... puzza | Mangialibri dal 2005 mai una dieta