È il millenovecentotrenta, o forse il ventinove, quando Lorenzo, muratore povero di Fossano, avvezzo a lavorare duramente e qualche volta anche a menar le mani, compera un paio di scarpe, scarpe appena appena usate, quasi nuove, di ottima fattura. Le acquista insieme a uno zaino di tipo militare, anch’esso usato, e anch’esso comperato da un robivecchi, come molte persone provviste di pochi soldi fanno, ai tempi suoi. E le scarpe raccontano. Raccontano tutta la lunga strada percorsa con lui, ai suoi piedi, tra Italia e Francia e poi, dato che ha un carattere irrequieto e anche un po’ attaccabrighe e cambia spesso lavoro, ricordano il tempo in cui Lorenzo si trasferisce su su, fino a “Suiss”, come lui chiama Auschwitz. Lorenzo non è un deportato, è un “volontario” che svolge “lavori di costruzione” nel campo per un’azienda tedesca, la IG Farben. Tanti italiani sono stati reclutati come lui, un po’ ostaggi e un po’ volontari sorvegliati; il loro reclutamento è frutto di un accordo fra Italia fascista e Germania nazista.
Un paio d’anni dopo l’inizio del lavoro a Suiss, Lorenzo conosce Primo, molto più giovane di lui. Primo è mingherlino, ha l’aria gracile e una serie di numeri tatuata sul braccio.
Nell’approfondito saggio Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo, uscito per Laterza nel 2023, Carlo Greppi aveva già raccontato la storia di Lorenzo Perrone, muratore di Fossano dalla schiena diritta e dal cuore grande, uomo con poca scuola ma con grande senso della giustizia. Ora la ripropone in modo molto originale in una versione rivolta a ragazze e ragazzi, avendo come voci narranti le scarpe di Lorenzo, oggetti inanimati che hanno visto diversi Paesi piegati dalla guerra, che hanno visto tante persone cadere e morire, ma soprattutto che hanno saputo attraversare indenni le oscurità del male e della violenza estrema, seguendo, come l’uomo che le calzava, la pur esile luce del bene e della solidarietà. Lorenzo sa che fare del bene è importante, è l’unico elemento umano in tempi bui, sempre. Primo sa - e lo ha ricordato più volte nelle sue opere - di essere sopravvissuto al lager grazie a quel muratore di poche parole e alle gamelle piene di zuppa che riusciva a portargli ogni giorno, sfidando il pericolo. Molti anni dopo, Primo apprenderà che Lorenzo non ha aiutato solo lui, ma anche altri nel campo, ogni volta rischiando e ogni volta decidendo di fare ciò che sentiva come un dovere di giustizia nei confronti di altri uomini più sofferenti e travagliati di lui.
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| C. Greppi, Le scarpe di Lorenzo, Rizzoli 2025 |
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