mercoledì 15 dicembre 2021

L'invenzione degli italiani. Dove ci porta "Cuore", di Marcello Fois

Scriveva Edmondo De Amicis qualche tempo prima di accingersi all'impresa di scrittura che avrebbe dato vita a Cuore: "Ho in testa un libro nuovo, originale, potente, mio — di cui il solo concetto m’ha fatto piangere di contentezza e di entusiasmo, dico potente se mi riuscirà di non guastarne l’argomento trattandolo. Ma spero di no, perché mi è nato proprio nel più vivo dell’anima. Ho pensato molto tempo. Mi son detto: per fare un libro nuovo e forte bisogna che lo faccia colla facoltà nella quale mi sento superiore agli altri — col cuore… Il cuore dei vent’anni, la ragione dei trenta. Il soggetto preso nel mio cuore. Il libro intitolato Cuore". Seppe convolgere nel suo entusiasmo l'editore Treves e quando Cuore uscì, nel 1886, sedici anni dopo la breccia di Porta Pia, conobbe un clamoroso successo, non solo in Italia. Ma perché rivisitare oggi un libro che ha centotrentacinque anni? Tanto più che si tratta di centotrentacinque anni in cui l'Italia ha conosciuto due guerre mondiali, una dittatura, anni di piombo, corruzione diffusa, disgregamento della nozione di cittadinanza e di bene comune, impoverimento dei ceti medi, mancanza di lavoro e svilimento del lavoro: gli italiani sono cambiati, sono forse meno entusiasti, forse più poveri di speranza. Che ha da dirci ancora Cuore, se pure ha qualcosa da dirci? Risponde Marcello Fois: "De Amicis ha inventato gli italiani. Ne ha espresso le possibili coordinate di popolo, ne ha tracciato l’unico profilo unitario che soprassedesse alle immense differenziazioni che da sempre lo contraddistinguono" e questo è un cammino, lo vediamo, ancora in fieri. Per questo motivo, piuttosto che un condensato di conformismo Cuore può essere ritenuto un grande progetto utopico, ispirato anche dai sentimenti socialisti di De Amicis. Un grande valore riveste nel libro la scuola, laica ed egualitaria, votata alla formazione del cittadino, ma anche della persona nella sua individualità unica: "l'utopia proposta da De Amicis è di un luogo [...] dove i ricchi non hanno accessi privilegiati o programmi specifici [...] la scuola di Cuore è proprio l'opposto del mondo reale, lì il bambino piemontese deve abbracciare e dare il benvenuto al migrante calabrese; lì il bambino ricco ha come compagno di banco il bambino povero, che lo voglia o meno; lì si agisce perché la comunità proceda univoca nonostante le disparità che si presentano fuori dalla classe". Un appassionato capitolo è intitolato "La parola maestro" e, partendo dalla figura emblematica del maestro Perboni, un "eroe puro", un "mediatore tra la formazione e la vita", ricorda altre figure esemplari di maestri: Giovanni Mosca, Albino Bernardini, Maria Gacobbe, Alberto Manzi. Non piacque alla Chiesa questo laico Cuore, senza benedizioni e senza timore degli strali divini e la sua lettura ne fu, per molti anni, sconsigliata ai ragazzi. Eppure, nota Fois, la famosa raccomandazione di papa Giovanni XXIII "portate questa carezza ai vostri bambini" ricalca pari pari l'episodio del romanzo in cui Coretti padre, commosso, dice al suo figliuolo "Questa è una carezza del re". Cuore sa essere presente anche in chi lo nega, dunque.


Marcello Fois, L'invenzione degli italiani. Dove ci porta Cuore, Einaudi 2021


sabato 11 dicembre 2021

Adalgiso e il mistero dell'ape car, una fiaba anche un po' vera. Comunicato stampa

Da fine novembre è disponibile in libreria il giallo per bambini "Adalgiso e il mistero dell'ape car", scritto da Eleonora Bellini e illustrato da Giuseppe Guida. Un libro che risponde alla domanda: si possono narrare cose difficili ai bambini? Certamente sì, se vogliamo considerare l'insegnamento di Gianni Rodari, Mario Lodi, e non solo. Come le fiabe antiche, così anche quelle contemporanee narrano l'intreccio tra mondo reale e fantastico, aprono spiragli di riflessione, suggeriscono soluzioni.

Adalgiso 357, vecchio e nobile signore del maniero di Castellion nella terra di Nebulandia, ha il vestito rosso come Babbo Natale, ma rimane accanto ogni giorno ai piccoli Omer e Katiza e ogni domenica dà una festa. Adalgiso, dopo avere risolto "il mistero del maniero" insieme al suo geniale gatto Nobilius, si trova ora di fronte a un nuovo giallo da risolvere. Durante l'indagine per la soluzione di questo, come del primo mistero, i protagonisti e i bambini lettori si imbatteranno in temi come il pregiudizio, l'ingiustizia e la discriminazione, ma incontreranno anche amicizia, generosità, speranza. Le illustrazioni, estremamente plastiche ed espressive, accompagnano il testo ampliandone gli orizzonti e sottolineandone le atmosfere.

Dopo “Adalgiso e il mistero del maniero” (La Ruota Edizioni, 2018), che si è rivelato capace di coinvolgere attivamente numerose scolaresche in diverse regioni d'Italia, anche questo “Adalgiso e il mistero dell’Ape car” (La Ruota Edizioni, 2021) si presta alla discussione particolarmente in ambito scolastico, dagli 8 anni in su. Molteplici infatti sono le chiavi di lettura, dal semplice coinvolgimento nella trama all'empatia nei confronti dei protagonisti, alla ricerca di sentieri di giustizia per combattere l'emarginazione e la discriminazione, alla scoperta dell'intelligenza animale, all'organizzazione di laboratori, sempre attraverso il divertimento e la leggerezza, che rendono gradita e duratura ogni scoperta. L'autrice e l'illustratore sono disponibili per interviste e incontri in presenza e/o in remoto.

Adalgiso e il mistero dell'ape car, testo di Eleonora Bellini, illustrazioni di Giuseppe Guida, La Ruota Editore Roma, 2021

giovedì 2 dicembre 2021

Un calendario (dell'Avvento) in filastrocca: 2. Babbo Natale, di Eleonora Bellini


Babbo Natale al mese di luglio

cercò refrigerio sotto un cespuglio,

si addormentò su un fresco cuscino

fatto di fiori di gelsomino.


Babbo Natale è babbo di neve

che tanto dona e tanto riceve.


Babbo Natale al mese d'agosto

nel folto del bosco si era nascosto.

Lo vide un cerbiatto, lo vide un coniglio,

nessuno svelò il suo nascondiglio.


Babbo Natale guardava le stelle

cadere accese come fiammelle.


Ora che autunno accende le foglie

Babbo Natale i colori ne coglie,

li porta al Polo, dipinge i doni

che scenderanno per mille camini,

faranno sorridere mille bambini.


Doni di babbo, sogno bambino

Babbo Natale ritorna piccino.


Gelido inverno, tetti a cappuccio,

Babbo Natale lascia il calduccio,

i campanelli lega alla slitta,

volan le renne a tutta dritta,

volano e fanno il giro del mondo,

intorno al globo, gran girotondo.


Volo di Babbo, strada di stelle,

Babbo Natale e le renne monelle.



(C) Eleonora Bellini

mercoledì 1 dicembre 2021

Un calendario (dell'Avvento) in filastrocca. 1. Anna del presepe, di Eleonora Bellini

Era notte e pareva giorno

svegliò Anna la luce attorno

e pensando che fosse mattino

uscì la bimba col panierino:

un uovo, pane, una ricottina

la colazione della mattina.


Il suo gatto, occhi di miele,

la seguiva vispo e fedele.

E Anna seguiva la gente a frotte,

curiosa e sveglia nella notte.

Saliva la gente oltre il ponte

la guidava una stella sul monte.


Giunsero tutti a una capanna,

videro un bimbo fare la nanna,

un asino, un bue, una donna bella

e un uomo stanco, sotto la stella.

L'aria era calma, la notte silente,

ferma e stupita tutta la gente.


Il gatto di Anna, pelo di seta,

saltò in groppa alla cometa,

scese accanto al bimbo neonato,

miagolò con tutto il suo fiato

lo seguì Anna e il suo panierino

depose ai piedi del nuovo bambino.

(C) Eleonora Bellini, tutti i diritti riservati


                                                Il Presepio, libro pop-up, Mondadori 1981


sabato 20 novembre 2021

20 novembre Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia. Dialoghetto dell'alba, di Eleonora Bellini

"Un bambino è morto nel bosco,
di freddo e fame come Pollicino,
come Gesù bambino, al freddo
e al gelo, fuori da ogni grotta"

"Mannò, Pollicino si è salvato
e Gesù è morto da uomo. Cosa dici?"

"Un bambino è morto nel bosco
sul confine come Cappuccetto
Rosso in bocca al lupo, come Hansel
nel forno della strega"

"Mannò, Cappuccetto si è salvata
e anche Hansel, il furbacchione"

"Un bambino è morto. Aveva visto
il mondo da poco più di un anno
e ascoltato fragori di battaglia
e sfiorato duri calcinacci. Ignota
al mondo la sua vita piccola"

"Come per tutti i bambini.
Guarda avanti!"

"Bravo! Allora celebriamo in incoscienza
la presente altisonante Giornata
mondiale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza,
l'ennesima e diffusa dissociazione
tra parola e azione. Diamo il via
alle celebrazioni con i consueti librini, giochini.
filmini, motivetti cantati e fischiettati,
posterini, disegnini e tutta la grancassa
del buoncuore (per ventiquattrore).
Caro, quest'anno non partecipo. Mi sale
un tornado dall'anima, mi romba
una tromba d'aria nelle orecchie. E la mia rabbia
urla come mai era successo. Pesto i piedi,
tendo le braccia, vuote, spremo
qualche lacrima, faccio pietà. Sono
la Pietà".

Un bambino è morto sul confine. Dall'Oriente
oggi il sole non è sorto. Sulla foresta
si stende l'ombra dell'oblio. (I notiziari
cicaleggiano di PIL).

Eleonora Bellini
Borgo Ticino, 20 novembre 2021
Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza

                                                                 Foto dal web (TSI)


giovedì 18 novembre 2021

"Un carattere decisamente militante". Giannino Piana recensisce "Stanze d'inverno" di Eleonora Bellini

Questa importante (e nutrita) raccolta di poesie di Eleonora Bellini ha un deciso carattere biografico. E questo non perché ella parli di sé – nulla vi è in tale raccolta di autoreferenziale – ma perché la molteplicità dei temi affrontati e la passione con cui vengono trattati lasciano trasparire aspetti di una forte personalità dalla profonda vita interiore, che non ha paura di misurarsi con gli eventi più diversi della odierna vicenda storica, non nascondendo di fronte a quanto avviene il proprio pessimismo per il futuro. Una personalità insieme forte e dolce, che esterna con pudore (e perciò con discrezione) sentimenti personali e giudizi sulla situazione della società, conferendo alla propria scrittura un carattere decisamente militante. 

L’orizzonte che segna i confini entro i quali si inscrive il racconto esistenziale della Bellini è costituito dalla percezione degli stretti legami che intercorrono tra i diversi ordini della realtà. Uomo, animali e natura sono tra loro in un rapporto di piena reciprocità, che non è fondato soltanto sul comune afflato vitale, ma che si propone anche come condivisione di gioia e di dolori, di cocenti delusioni e di attese nutrite di speranza. L’oscillazione tra questi opposti poli è l’ordito di cui è intessuta la realtà con le sue strutturali (connaturate) ambivalenze. Un ordito che rende ragione dei processi di costante mutamento in corso, i quali affondano le loro radici in una visione cosmica dai risvolti – si direbbe – persino panteisti. E’ la natura, nelle sue varie sfaccettature – come ci ricorda Paolo di Tarso – che soffre come sotto le doglie del parto, a causa delle permanenti contraddizioni che l’attraversano, e che l’uomo non ha mancato (e non manca) di accentuare con la sua spregiudicata (e incosciente) condotta.

Emblematico è in questo senso il piccolo bellissimo poema “Stanze d’inverno” che dà il titolo all’intera raccolta, dove alla descrizione di una natura fredda e disadorna si associano stati d’animo che segnalano lo scorrere veloce del tempo e invitano a fare memoria della morte, che porta con sé la cancellazione di ogni possibile forma di comunicazione, aggravata dal “… ricordo di coloro/ a cui più nulla possiamo raccontare” (A pianterreno, p. 13) e dalla considerazione che “muore con la persona il suo pensiero”. Tutto questo nella “indifferenza beata delle cose”, che rimangono apparentemente immutate – dalla targa accanto al campanello alle luci dirimpetto accese fino al transito lento del treno – ma che rivelano in realtà una sorta di logorìo, frutto del venir meno di una relazione che le rende pienamente vive (Ibidem, p. 14).

Si fa strada, in questo contesto, la richiesta di rispondere a una domanda ineludibile, che affiora in tutta la sua drammaticità nell’alternarsi di vicende, nelle quali storia e natura, tempo e spazio appaiono inequivocabilmente intrecciati in una intrinseca, dinamica correlazione, in cui non è difficile cogliere l’intimità segreta della realtà. Alle dinamiche proprie degli eventi di vita quotidiana – si pensi soltanto al dramma della malattia fisica e psichica – si accompagna (e con esse interagisce) la tragedia di fenomeni collettivi, come il moltiplicarsi dei focolai di guerra, il rifiuto di accogliere gli immigrati che muoiono sui barconi, lo svilimento della Resistenza patrimonio essenziale della nostra storia, la violenza esercitata nei confronti dell’ambiente e, da ultimo, il dilagare recente del virus che ha annientato (e annienta) milioni di persone nel mondo.

L’attualità di quest’ultimo fenomeno – la pandemia – che ha fatto irruzione in modo del tutto inaspettato e sconvolgente “… un virus, / uno dei tanti, / però ancora sconosciuto, un imprevisto invisibile / sul palco, ‘scena aperta’” (Poesia estremamente sgradevole, p. 109), suscita nell’animo umano le reazioni più svariate, fa scoprire all’uomo la sua vera natura, smentendo l’onnipotenza prometeica, frutto di una improvvida fiducia nella scienza e, ancor più, nella tecnologia, mettendo a nudo la fragilità e la precarietà della condizione umana: “… Ciascuno custodisce in sé / la sua risposta e a tutti è data una certezza: / siamo una specie sulla terra, ma specie non eterna” (ibidem, p. 110). Grande è lo sconcerto che questo provoca e che ci porta a ripensare questioni cruciali come quella del tempo e quella del male. La prima ci fa toccare con mano che “ il tempo, / messo da parte l’orologio, resta / un mistero (Rileggendo Pinocchio, p. 114); la seconda, quella angosciante del male, ci ricorda che la sua “extrema ratio” rimane imperscrutabile, come ci ha detto “un uomo, solo/ in una notte di pioggia, avvolto / dall’abbraccio di mirabili colonne che nessun genio /odierno / saprebbe replicare, sdoganando / tutta la tragedia umana” (Il tarassico, p. 113).

Non tutto è però negativo. A riscattare una situazione carica di angoscia vi sono anzitutto gli affetti, collante di una vita che ritrova passione e calore. Il canto di Eleonora Bellini si fa qui intenso (e coinvolgente) e diviene eco significativa di quel intreccio di relazioni cui si è alluso che segnano la vita dell’universo. A questo suggestivo mondo, che è costituito dalle varie espressioni dell’amore, sono dedicate liriche di rara bellezza, tra le quali una in particolare in “Pagine di diario”, che merita di essere riportata in una parte consistente per le immagini con cui l’amore viene evocato:

L’amore è nel gioco che incanta,

l’amore è la nonna che canta,

la chioma corvina di mamma,

il cane che abbaia la sera.

L’amore che vive nel sonno

È fasto e teatro di sogni.

L’amore è la legge che apre il sipario,

l’amore è futuro di luce.

Oltre la soglia è chiaro spiraglio 

(Oltre la soglia, p. 24)

E, accanto all’amore, Eleonora non manca di dare spazio anche al sentimento religioso. Uno spazio che ha il suo epicentro nel Natale, dove alla nostalgia per i “Natali antichi”, dove tutto era ispirato alla semplicità e alla povertà, si accompagna l’invocazione accorata che il celeste bambino, “sorriso di mistiche speranze”, “vessillo in tempi oscuri” (Ventitre, p. 88) ritorni: “Corri, vieni, ritorna! Luce / nascosta dove sei? /… Corri, torna, / scendi, accendi, impara / che tra noi ancora scotta / e brucia, più rovente della fiamma / più infida della brace, la malinconia” (Uno p. 65).

Qui il linguaggio della poesia si confonde con quello della mistica (non sono forse le due esperienze tra loro strettamente legate e interdipendenti?), assegnando a tutto il cammino di Eleonora, che percorre pagine di storia, personale, sociale e civile un’ impronta non passeggera ma aperta, nonostante i segnali in larga misura contrari, a una speranza che diviene promessa per il futuro.

ELEONORA BELLINI, Stanze d’inverno e altre poesie, con una nota di Alfredo Luzi, Book editore 2021


lunedì 15 novembre 2021

Il clero lombardo nella rivoluzione del '48, di Achille Marazza

Milano nella storia attraverso la ricostruzione di Achille Marazza, antifascista, componente del CLN Alta Italia, costituente e ministro nei primi anni della Repubblica. Nel post l'estratto di un articolo che dà conto del suo saggio  sul contributo del clero alle Cinque Giornate di Milano.
Achille Marazza aveva indagato da sempre e con passione l’apporto dato da Milano al movimento unitario, anche attraverso la ricerca ed lo studio di documenti relativi alle Cinque Giornate del 1848: ricerca e studio che erano sfociati giusto tre anni prima della ricorrenza centenaria in un libro Il clero lombardo nella rivoluzione del ’48, pubblicato dalle Edizioni del Milione. Del libro fu stampata anche un’edizione di pregio di soli 51 esemplari, tirati su carta a mano e fuori commercio a cura della Tipografia Staderini di Roma. Il saggio consta di quattro capitoli: I. La guerra santa; II L’arcivescovo; III Azione amministrativa e politica del clero; IV Tramonto. Marazza esordisce avvertendo il lettore che il suo intento non è certo quello di esaurire l’argomento del contributo dato dal clero lombardo, in tutti i suoi gradi, agli eventi del marzo 1848, ma piuttosto quello di “additarlo come degno di studio e ricco di interesse”, spronando gli studiosi a nuove ricerche, ad ulteriori approfondimenti. Pur con questa premessa l’argomentazione si sviluppa per 123 pagine ed è ricco il numero delle fonti consultate. Vi troviamo infatti, oltre ai documenti dell’Archivio di Stato di Milano, le opere di storici e saggisti sia di parte italiana che di parte austriaca. Tra questi ultimi sono citati il generale austriaco Schoenhals, con le sue Memorie della guerra d'Italia degli anni 1848-1849 e von Hübner, diplomatico avviato alla diplomazia da Metternich, che fu preso in ostaggio a Milano nel 1848 e lasciò di quei fatti un diario. Un riferimento costante del saggio di Marazza sono poi i celebri Documenti della Guerra Santa d’Italia (1849-1852), l’Archivio triennale delle cose d’Italia dall’avvenimento di Pio IX all’abbandono di Venezia (1850-1851), le Carte segrete e atti ufficiali della polizia austriaca in Italia dal 4 giugno 1814 al 22 marzo 1848(1851-1852), promossi, diretti e coordinati da Carlo Cattaneo per la Tipografia Elvetica di Capolago, fondamentale punto di riferimento per i patrioti del Risorgimento, e che pubblicò, tra gli altri, Gioberti, Balbo, d’Azeglio, Rusconi, Cattaneo, De Boni, Ferrari.

L'intero articolo di Eleonora Bellini, pubblicato su Verbanus n. 32/2011, si legge qui Academia.edu

Achille Marazza, Il clero lombardo nella rivoluzione del ’48, Edizioni del Milione 1848

venerdì 12 novembre 2021

Stanze d'inverno e altre poesie, di Eleonora Bellini

Raccolta di poesie con nota di lettura di Alfredo Luzi. In copertina riproduzione di un monotipo di Ario (Ariodante Marianni), 1964. 
L’attualità culturale e sociale dell’intera raccolta risiede, a mio parere, anche nella consapevolezza ecologica che Eleonora Bellini esprime assumendo una prospettiva sistemica di luogo e di ambiente, nel suo dare ospitalità testuale al paesaggio e alla natura e nel dare voce alle creature non umane. La sua poesia è abitata da talpe, lumache, gazze, pavoni, locuste, formiche, e lo spazio è definito dal pesco, dal ciliegio, dall’ortensia, dalla rosa, dal prato. In La finestra aperta è, ad esempio, la vista di una coccinella a spingere la figura femminile a riflettere su “quanto bene gli insetti / conoscano i misteri della vita”, mentre in I lupi l’autrice, parlando del ritorno dell’animale selvaggio in alcune zone del Piemonte, svolge le sue considerazioni sul rischio dell’inquinamento prodotto dai contemporanei convinti, a torto, che “tutto va bene / per gli umani, tutto / tranne i lupi” (Alfredo Luzi)

Il suo libro è di una rara profondità e eleganza e risospinge indietro, a stagioni che appaiono nel gioco della memoria sempre più struggenti. Ma è un libro, anche, capace di stabilire con il presente un rapporto radente fino alla crudeltà. Non viviamo tempi allegri, ma questi ci sono toccati (Franco Contorbia)

Composta di due parti e di otto sezioni, la raccolta si snoda tra testi brevi e testi narrativi di varia lunghezza, tra versi fulminanti di verità e dialoghi tenuti sul registro di un’ironia (sulle cause e sulle conseguenze di un atto-evento) imperdonando il nonsenso dell’ovvietà, tra il muro del definitivo non scalabile e il tentativo reiterato di trovare crepe (Maria Lenti)

Il linguaggio è, come sempre, di una coloritura, di una leggerezza, di una immaginazione creatrice, che non perdono mai il dialogo infinito con le radici della realtà in cui viviamo. Sono poesie nelle quali si rispecchiano le penombre di poeti che lei molto ama: si leggono e si rileggono senza fine. La cascata creatrice delle parole che rimandano anche  alle esperienze quotidiane, che si rinnovano ogni giorno, rendono questo libro ancora più entusiasmante (Eugenio Borgna)

L’amore per la poesia non Le viene meno, e La ritrovo fra gli alberi e gli insetti del Ticino, anzi, se non erro, in autoritratti camuffati come “Quattro chiacchiere da ballatoio senza ballatoio” (Carlo Carena)

Il libro mi ha molto colpito, in particolare nella successione dell'Avvento, ma tutto in generale (Paolo Ruffilli)


domenica 7 novembre 2021

L' affronto, di Yasmina Khadra

Driss Ikker, vicecommissario di polizia di Tangeri, è sconvolto perché sua moglie è stata stuprata. Si allontana da casa, si rende irreperibile, si stordisce con l'alcool e nell'incontro con una laida prostituta. Ma soprattutto si tortura rievocando l'immagine della moglie Sarah, donna bella e intelligente, legata al letto mentre chi le ha usato violenza fugge dopo avere assestato un forte colpo in testa proprio a lui, il marito, rientrato prima del previsto non per sua scelta e senza nessun sospetto, da un viaggio di lavoro. Il vicecommissario comincia a indagare in proprio sulla violenza subita da Sarah, dato che i colleghi, demotivati e distratti, arrestano un poveraccio e lo sottopongono a tortura per estorcergli una confessione del tutto improbabile. L’affronto” è un romanzo giallo di fine analisi psicologica. Di umili origini, Driss ha fatto carriera grazie alla protezione del suocero appartenente a una classe sociale assai più elevata della sua. Per questo subisce spesso l’invidia dei colleghi. La tremenda vicenda in cui a un certo punto si trova coinvolto lo tortura non solo perché sente infangato il suo onore, ma anche perché ama sinceramente la moglie. Tuttavia, sentendosi irrimediabilmente oltraggiato nel profondo, non riesce a ristabilire una comunicazione con Sarah, che, a sua volta, rifiuta di essere considerata "solo carne contaminata" e confida all'amica più cara: "Quando vedo la faccia che ha Driss, lascio perdere. In questo genere di battaglie bisogna essere alleati, e lui non mi aiuta. Si è chiuso in se stesso, il che rende vani tutti i miei sforzi". Driss non riesce però a superare la vergogna abbattutasi, più ancora che sul suo onore, sulla sua più profonda intimità. E non riesce più a comunicare con Sarah, anche perché una domanda gli martella in mente, insistente e ossessiva: si è trattato veramente di uno stupro? Il vicecommissario riuscirà a scoprire la verità, ma il prezzo da pagare sarà immenso e tragicamente doloroso. 

Yasmina Khadra, L'affronto, Sellerio 2021. Traduzione di Marina Di Leo.

venerdì 5 novembre 2021

La pattuglia dei bambini, di Deepa Anappara

Romanzo coraggioso e radicato nella realtà più profonda dell'India, non quella delle cartoline per i turisti, ma quella in cui lo smog incombe, insieme alla fame, sulla vita quotidiana per giorni e giorni, in cui chi vive nei basti, le baraccopoli senza cibo e senza diritti, è costretto a soccombere alla corruzione e al degrado morale di pochi potenti, ricchi sprezzanti ingiusti. I protagonisti sono tre bambini di nove anni Jai, Pari e Faiz ed è Jai a raccontare in prima persona le vicende sue, della sua famiglia, della scuola, degli amici, della gente che affolla il Bhoot Bazaar. I bambini e le loro famiglie vivono in baracche di una sola stanza, senza acqua né servizi igienici, ma vanno a scuola, ne vestono la divisa, sognano di abbandonare quel degrado e di potere un giorno sottrarsi a un lavoro precario e mal pagato. Quando nel basti cominciano a sparire bambini e bambine di età diverse e la polizia corrotta non fa nulla per trovarli Jai e i suoi amici decidono di investigare in proprio. La situazione diviene di pagina in pagina più drammatica, finché scompare anche Runu-Didi, sorella di Jai e giovanissima e velocissima promessa della corsa.

La pattuglia dei bambini è il romanzo di esordio di Deepa Anappara, giornalista indiana ora emigrata nel Regno Unito, che si è occupata a lungo, per lavoro, di infanzia e povertà. Le sparizioni di bambini poveri (pare che la media indiana sia di 180 piccoli al giorno) costituiscono la piaga sociale, taciuta e misconosciuta, che ispira questo romanzo. "In India i bambini continuano a sparire ogni giorno, il loro traffico rimane un problema reale che non riceve abbastanza attenzione" nota Deepa Anappara nella postfazione. Le sparizioni dei bimbi e dei ragazzini spesso vengono strumentalizzate dal partito al potere, una destra corrotta e crudele, che alimenta la paura dei "diversi" fomentando l'odio, soprattutto quello religioso contro i musulmani, odio presente anche nella vicenda narrata nel romanzo. La scrittrice conclude affermando che "la speranza risiede nelle organizzazioni benefiche che lavorano nell'interesse dei bambini appartenenti alle comunità più povere". Mistero, denuncia sociale e analisi psicologica rendono la lettura di questo libro consigliabile e coinvolgente.

Deepa Anappara, La pattuglia dei bambini, Einaudi 2020. Traduzione di Monica Pareschi (foto dal web)

venerdì 8 ottobre 2021

Francesco Biamonti poet der ligurischen Küste/ Francesco Biamonti poeta della costa ligure, di Michael Aichmayr

Questo interessante saggio bilingue trova la sua origine in un'approfondita intervista che l'autore fece a Biamonti nel 1997 e si concentra principalmente sui romanzi "Vento largo" e "Attesa sul mare", emblematici di temi e motivi dell'intera opera dello scrittore ligure. Nato nel 1928, bibliotecario alla Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia, Biamonti si consacrò alla letteratura solo dopo i cinquant'anni e fu subito notato da Italo Calvino. I romanzi di Biamonti, nota Aichmayr, nascono tra le gole e i terrazzi del Ponente ligure, a San Biagio della Cima, dove lo scrittore nacque e dove visse. Terra che è aspra e scoscesa, ma guarda verso mare e il suo infinito orizzonte, dunque terra aperta alla luce, alla meditazione, alla leggenda e al ricordo. Terra, anche, che aiuta a superare i confini e in qualche modo affratella i passeur e i profughi clandestini. L'autore a questo proposito nota che nella sua opera "Biamonti rimanda di nuovo all'utopia retrospettiva di una visione sul vecchio mondo. I rappresentanti di questo vecchio mondo sono i miti e i fragili" (p. 20).

Un intero capitolo è dedicato alla rappresentazione dello spazio e della luce nello scrittore ligure: la luce crea e plasma lo spazio, "apre la via alla trascendenza". E la luce (o la sua assenza) suggeriscono o dipingono sentimenti e moti dell'animo, così come il vento, altro elemento vivo e vivificante in Biamonti. E che dire del mare? Il mare è confine, nota Aichmayr, "ed espressione di molteplici passaggi: di luce e ombra, strettezza e ampiezza, presente e passato" (p. 34) e perfino tra vita terrena e trascendenza. Ma il mare è anche quel Mediterraneo che unisce i popoli, favorendo conoscenza e unione reciproche: il Mediterraneo dell'utopia più antica e più radicata. Importante è il capitolo dedicato all'influenza su Biamonti di Eugenio Montale, poeta ligure di straordinaria essenzialità e sagacia. Alla domanda se si senta vicino alla poesia di Montale risponde Biamonti stesso in un passaggio dell'intervista: "Sì, perché la lezione di Montale è una lezione di secchezza, di precisione, di lucidità, di parola corrosa dal salino, dal male e nello stesso tempo anche la lezione del male come legge severa, come la legge severa della vita" (p. 77).

Il libro, che si occupa anche dell'adattamento cinematografico di "Mare largo" ad opera del regista Ferdinando Vicentini Orgnani, è corredato da una suggestiva documentazione fotografica e da una bibliografia essenziale nonché dal testo completo dell'intervista effettuata dall'autore a Biamonti.

Michael Aichmayr, Francesco Biamonti poet der ligurischen Küste/ Francesco Biamonti poeta della costa ligure, Verlag Aichmayr 2013


Le parole e la notte, di Francesco Biamonti

L'entroterra ligure più occidentale, tra Ventimiglia e il confine francese, vive in questo romanzo di Biamonti. Non si tratta, infatti, di un territorio-sfondo posto a corredo della vicenda romanzesca, ma di un ambiente fondamentale, vivo, che respira con gli ulivi, volteggia con le nuvole, soffre con i sentieri scoscesi percossi dai passi dei viandanti, abitanti del posto, turisti, migranti che siano: sul confine si mescolano vite e memorie, così che la frontiera può diventare legame, invece che cesura. In questo paesaggio, in questo ambiente o, meglio, con questo paesaggio, con questa natura silente ed eloquente insieme gli esseri umani agiscono, si muovono, dialogano oppure condividono notti e silenzi, desideri e paure. Da Leonardo, il principale protagonista, riservato e solitario abitante di una vecchia casa tra gli ulivi, ad Alain, anziano professore francese, alla sua giovane moglie Veronique, enigmatica e sensuale. La trama non è un susseguirsi di eventi pressanti, ma piuttosto un percorso nel quotidiano, un quotidiano unico, fatto di abitudini antiche, di dialoghi semplici, di sentimenti profondi e tuttavia nascosti in un guscio di delicato riserbo, quasi di contemplazione e di reverenza nei confronti del passato, vita semplice dei paesani o evento storico che sia. La storia emerge con Corbières, ufficiale francese tornato nel paese conquistato nel '45, paese che ricorda come in un sogno di rose e di fiori, di profumi intensi alti sull'irrequieto mare lontano: fascino dei luoghi, folgore di speranza della giovinezza antica. Ma è storia anche il doloroso passaggio notturno dei migranti, curdi o africani, che vanno, in cerca di futuro ed esposti a violenze e pericoli, verso la Francia - quella Francia che è miraggio e simbolo di libertà, eguaglianza, fratellanza -. La trama del romanzo è dunque l'esistenza tutta con i suoi multiformi e variegati volti, dipinti con saggio lirismo, perché anche “un fiore di mandorlo ha dentro del nero, per questo fiorisce con pudore”.

Francesco Biamonti, Le parole e la notte, Einaudi 1998


venerdì 1 ottobre 2021

Nonni e gabbiani, di Eleonora Bellini


Con indulgenza i nonni

contemplano i giochi dei bambini,

perdonano spruzzi, strilli, soffi

di sabbia innalzata nella corsa.

Con tenerezza i nonni

perdonano i capricci dei bambini,

le fuggitive lacrime

di chi al vento non vide

cader che gli aquiloni. Traballano,

con unisono passo sulla sabbia

che scotta, nonni e nipotini. Battono

le ali - forse applaudono? -

nell'alto del cielo i bei gabbiani.




sabato 25 settembre 2021

L'acquatico viaggio di Bartolo, di Eleonora Bellini e Maria Mariano

 

Un topolino di montagna, affascinato dai lucidi riflessi di una bottiglia di plastica, decide di farne la sua tana. Durante un temporale la bottiglia è travolta dalla furia dell'acqua. Inizia così per lui un lungo viaggio al termine del quale, grazie anche all'aiuto di altri animali, comprende quanto sia dannoso il proliferare della plastica nelle acque e quali siano i giusti comportamenti da adottare. Illustrazioni di Maria Mariano. 1° premio al concorso internazionale di letteratura per l'infanzia e la giovinezza di Schwanenstadt. Testo in italiano, tedesco e sloveno.
Estratto dalla nota critica a cura di Michael Aichmayr e Markus Vorauer, posta in calce all'albo:
"Quest'anno vedremo il viaggio del topo Bartolo attraverso le acque, dalla sorgente alla foce, al mare, libro vincitore del 18° concorso internazionale di libri per bambini e ragazzi della città di Schwanenstadt, "Il viaggio di Bartolo sull'acqua" ("L'acquatico viaggio di Bartolo") di Eleonora Bellini (testo) da Borgo Ticino (Novara) e Maria Mariano (illustrazione) da Venezia. Il libro, illustrato nelle varie sfumature cromatiche dell'acqua, è scritto dal punto di vista di una piccola creatura, un topo, che insieme ad altri esseri viventi ha a che fare con l'inquinamento dell'acqua e con la minaccia a questo habitat, ed è una combinazione di storie d'avventura, favole di animali e note di saggistica. Nel viaggio di questo piccolo topo il movimento dell'acqua si basa sulla figura identificativa, che, secondo la tipologia della favola animale, assume caratteristiche umane. Il movimento dell'acqua è determinato dalle condizioni geografiche: l'acqua si raccoglie, la sua quantità aumenta e scorre in sempre maggiore movimento verso il mare, dove si collega in diverse correnti. Il libro esplicativo per bambini ha trovato i suoi inizi nel campo della geografia e dell'economia con il libro di saggistica "Explanatory Geography" (1952) di Elsa Jane Werner, già nel 1975 con la sua 16a edizione! (cfr. Böhm,Viktor: Das Sachbuch. In: Einführung in die Kinder- und Jugendliteratur der Gegenwart. Vienna: Jugend & Volk 1992, pag.140). Anche nella saggistica, l'impartire conoscenza non è fine a se stesso, ma è adatto a suscitare la gioia dell'avventura e può anche "contribuire allo sviluppo della personalità e stimolare l'azione". (Böhm, Viktor: Das Sachbuch. In: Einführung in die Kinder- und Jugendliteratur der Gegenwart. Vienna: Giovani &Volk 1992, p. 144). Un invito alla scoperta geografica in questo modo ispira la "Silver Ship Series" ("Die Reise mit dem "Silberschiff", 1968, "Till auf neuer Fahrt", 1969 e "Auf Wiedersehen Silberschiff, 1969"). Till, legato al letto, sperimenta con il suo fantasma di casa e la sua nave d'argento avventurose passeggiate notturne lungo fiumi e acque della geografia. Storia e leggende austriache. Ma il viaggio sull'acqua ha sempre ispirato la sete di avventura: sia lungo il Mississippi con Tom Sawyer e Huckleberry Finn o sul mare con l'equipaggio di Robert Louis Stevensons "Treasure Island" e il misterioso John Silver! A quel tempo esistevano le navi, in realtà esistono ancora, ma certo oggi la bottiglia di plastica come alloggiamento galleggiante di Bartolo ha anche il più alto valore di attualità. Da un punto di vista didattico, il libro è diviso in tre parti: nella prima, il fenomeno dell'acqua si confronta con il suo ciclo naturale; in una fase successiva, si presenta, illustrando disastri naturali, il minaccioso percorso d'acqua attraverso le aree abitate dall'uomo e le aree associate all'aumento dell'inquinamento da rifiuti; infine, gli oggetti di plastica raccolti dall'acqua si raccolgono in montagne di spazzatura nel mare. Segue il consiglio per il lettore di prestare attenzione alla natura e alle regole della raccolta differenziata da osservare per proteggere le persone, gli animali e l'ambiente che li circonda. Il confronto diretto con il pericolo rappresentato dall'inquinamento da plastica può essere visto sulla base di queste connessioni dalle prospettive mutevoli. La favola animale offre una possibilità di identificazione, nell'ambito della quale il lettore accoglie l'elemento avventuroso: fatti portare lungo la strada attraverso le acque e sperimentale! I disastri ambientali rendono le persone consapevoli dell'interferenza umana nella natura, un intervento che minaccia persone e animali, ma culmina anche nella preoccupazione di unire le diverse prospettive. Infine, un obiettivo che vale la pena perseguire: per preservare la natura e l'acqua è importante trovare una soluzione comune, scoprire che tutti possono contribuire. Dimostrazione esemplare di un libro per bambini che si focalizza sul concetto di Ecocriticismo che la letteratura per l'infanzia rende qui accessibile".

L'Agenda 2030 delle Nazioni Unite all'Obiettivo 14 afferma: "Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile". "L'acquatico viaggio di Bartolo" sarà un utile compagno di lettura, riflessione, laboratorio e azione per la comprensione e il perseguimento di questo obiettivo.

Eleonora Bellini e Maria Mariano, L'acquatico viaggio di Bartolo/Bartolos Reise auf dem Wasser/Bartolovo potovanje na vodi, Città di Schwanenstadt 2021

mercoledì 14 luglio 2021

Intervista di Mauro Gelo a Eleonora Bellini

Dalla pagina del gruppo Facebook Libri per bambini: consigli di lettura/ libri dei giorni nostri 
1. Ciao Eleonora, vuoi parlarci un po’ di te?
Ciao Mauro, volentieri. Sono nata a Belgirate sul lago Maggiore nel 1952, dunque “ho un'età”, come si dice. Da bambina, in estate giocavo con i sassi del lago e d’inverno ritagliavo figure da “Il corriere dei piccoli”. Ho scritto la prima poesia a dieci anni per il giornalino della colonia in cui trascorrevo alcune settimane di vacanza. Mi sembrò quello, la poesia, l'omaggio più bello che potessi regalare ai semplici e laboriosi fogli che uscivano dal ciclostile, un oggetto del passato familiare alla mia generazione e a quelle che la precedettero. D'altra parte, che cosa avrei potuto trovare di meglio, se la poesia era spesso protagonista della conversazione di casa a pranzo e a cena? Pascoli vinceva D'Annunzio, Leopardi era in buona posizione, ma su tutti spiccavano Dante e Foscolo: passione e destino vanno per mano, fin dall'infanzia. Una volta cresciuta, ho frequentato il liceo classico, mi sono laureata in filosofia a Milano, con una tesi in pedagogia “per lavorare con i bambini a salvare il mondo” e ho insegnato per qualche anno alle scuole medie. In seguito ho diretto per quasi trentanove anni una biblioteca pubblica, per la quale ho ideato e curato, negli anni, laboratori di poesia e scrittura creativa per bambini sulle orme di Rodari, progetti di invito alla lettura, mostre d'arte, didattiche e documentarie, itinerari multiculturali tra i libri, incontri con scrittori, concorsi letterari. Dopo aver vissuto a Milano e Torino, ora abito a Borgo Ticino, un paese né troppo vicino né troppo lontano dal lago, ma un po’ soffocato dal traffico stradale e aereo. Per sfuggire al traffico continuo a rifugiarmi tra i libri, sia come lettrice che come scrittrice. Ho pubblicato libri di poesia e di saggistica. Le mie opere per bambini e ragazzi, oltre ai Quaderni della Sezione Ragazzi della Biblioteca in cui lavoravo, legati ai laboratori "sulle orme di Gianni Rodari" (si licet parva), di cui alcuni cenni si trovano qui LE LETTURE DI DON CHISCIOTTE: Rodari in biblioteca, sono:
- I sei giorni del sole. La spedizione di Carlo Pisacane a Sapri nel racconto di un bambino, Laser 2000; Una scatola piena di treni, margherite, triangoli, Edizioni I fiori di campo 2002; Ninna nanna per una pecorella, Topipittori 2009 (tradotto in corso, francese e spagnolo e in simboli CAA per Uovonero Edizioni 2019); Fuori dal nido, Nonsoloparole 2003; L'elefante e la formica. Gandhi nelle lettere del nonno, Nonsoloparole 2016 (Premio Books for Peace 2017); Adalgiso e il mistero del maniero, La Ruota Edizioni 2018; La casa in riva al mare, Fabbrica dei segni 2019; Casa di luna, Edizioni Il Ciliegio 2019;
Il quaderno di Lisa, Antipodes edizioni 2021; Non dire il tuo nome/Don't say your name, Edizioni Il Ciliegio 2021.
2. Come riesci ad unire la tua passione di scrittrice con il tuo lavoro da bibliotecaria?
Ora sono in pensione e il problema non si pone. Prima, scrivevo, quando possibile, la domenica e il lunedì, giorno libero dei bibliotecari, delle parrucchiere e dei barbieri.
3. Hai mai scritto un libro partendo dall’idea di un bambino?
Se vogliamo intendere “ad personam” riferendomi soltanto a una determinata bambina o bambino, direi di no. Se intendiamo che ho scritto immaginando di raccontare a uno o più bambini, anche conosciuti e cari, allora sì. Mi è successo con diverse filastrocche, le prime raccolte in un libretto, altre poi ospitate su web, ma in maggior parte inedite. Ho scritto in passato anche alcune fiabe, che potremmo definire terapeutiche, legate a piccoli problemi passeggeri di crescita di bambini diversi. Un paio di queste furono pubblicate in antologie, altre, stampate solo in copia unica per i piccoli a cui erano destinate, sono rimaste anch'esse inedite.
4. Vuoi parlarci di uno dei tuoi libri per bambini?
Vi racconterò di “Ninna nanna per una pecorella”, finora il mio libro per piccoli più longevo e più tradotto. La storia in rima, insieme ad altre filastrocche, tutte inserite nella raccolta “Poesie di giorno e di notte”, vinse il premio di letteratura per ragazzi “Arpalice Cuman Pertile” di Marostica nel 2006. Nello stesso anno piacque ai Topipittori per le cui edizioni uscì nel 2009 con le suggestive illustrazioni di Massimo Caccia. Da allora la pecorella ha percorso una strada lunga e felice, facendo contenti anche tante bambine e bambini, a casa, nei progetti Nati Per Leggere, per il Progetto In Vitro, nelle scuole dell'infanzia e primarie e nelle biblioteche. E' stata interpretata e cantata da bravi musicisti e tradotta in francese, corso, spagnolo e in simboli WLS (Edizioni Uovonero 2019 nella collana “I libri di Camilla). E', insomma, un albo simpatico, che spesso mi saluta per andare a spasso per il mondo e poi ritorna, affettuoso e gentile. Viaggiando viaggiando, la pecorella è anche incorsa nelle ire di alcuni biechi personaggi che hanno inserito la sua storia tra i “libri all'indice”, vietati nelle scuole dell'infanzia, come avvenne a Venezia. La lista è qui LISTA LIBRI ALL'INDICE (arcideltrentino.it) . Ma non mi dispiace, anzi: siamo in ottima compagnia!
5. Vuoi parlarci di un altro libro che hai pubblicato?
Vi presento l'ultimo, uscito a fine marzo di quest'anno per le Edizioni Il Ciliegio con illustrazioni di Maria Mariano: “Non dire il tuo nome/ Don't say your name”. Racconta di Giuseppe, un bambino come tanti che ama giocare con i suoi coetanei e vive sereno con i suoi familiari. L’approvazione delle leggi razziali in Italia però cambia del tutto la sua vita, perché nel 1938 gli ebrei perdono ogni diritto. I genitori di Giuseppe decidono di fuggire e di nascondersi nei boschi. Questa scelta li salverà. L'albo, bilingue, presenta ai piccoli lettori e lettrici un momento duro e crudele della storia del Novecento. Lo fa senza generare traumi, con chiarezza, ma in un'atmosfera di serenità e di speranza, grazie anche alle tavole luminose di Maria Mariano. Il blog di libri Le Letture di Adso osserva così. “Un libro che può essere adottato nelle scuole, che unisce la semplicità della scrittura e delle illustrazioni alla profondità del tema trattato. Può essere quindi letto già dai 6 anni ma apprezzato anche nella scuola secondaria di primo grado”. E Pino Boero, esperto e docente di letteratura per l'infanzia, scrive sul suo blog: “Nello spazio breve di un albo bilingue (italiano e inglese) sono raccontate con semplicità e efficacia la storia e le conseguenze delle leggi razziali del 1938; “testimone narratore” è il piccolo Giuseppe che con la sorella Micol e i genitori è costretto a nascondersi e a celare il suo nome per sfuggire alla deportazione. Albo “impegnato” ma delicato anche nelle illustrazioni”. E con questo, concludo ringraziando te e i lettori della tua pagina per l'intervista.
3 luglio 2021