Ricorre in
questo 2023 il centocinquantesimo anniversario della morte di
Alessandro Manzoni, avvenuta a Milano il 22 maggio 1873. La fama, e
soprattutto il mito di Manzoni, nonché la diffusione della
conoscenza del suo romanzo - la "cantafavola" come egli
stesso ebbe a definirla - tra persone di ogni età e di ogni ceto, è
ispiratrice di questo breve articolo (parte di un più approfondito
contributo destinato a essere pubblicato in rivista) dedicato al posto occupato dal
gran lombardo in una biblioteca di famiglia rappresentativa della
società dell'epoca.
Nella
biblioteca Bonola-Marazza il settore dedicato a Manzoni costitusce la
testimonianza di una passione e di una fede nelle "magnifiche
sorti e progressive"
del nostro Paese, passione che si concretizza nei libri, consultati,
studiati e spesso annotati, fra la seconda metà dell'Ottocento e gli
anni Sessanta del Novecento, da Giulio Bonola, Delia e Maria Bonola,
Achille Marazza.
Si tratta di
alcune centinaia di volumi, pubblicati tra il 1825 e il 1967,
comprendenti sia edizioni delle opere di Manzoni che testi di
critica, sia biografie dello scrittore e dei suoi familiari che libri
di imitatori.
Il corpus nel suo insieme delinea un ritratto di Manzoni a tutto
tondo, tra bibliografia e utopia, tra bibliofilia e lettura
personale.
Questo
articolo si propone di dare un cenno su come, attraverso una
biblioteca privata, si possano delineare proposte di lettura per
tutti, rese ancor più interessanti e preziose non solo per il loro
contenuto, ma anche per il loro valore bibliografico e antiquario.
Innanzitutto
le biografie, tra le quali spiccano quella di Cesare Angelini
(Torino, 1942) che ripercorre la vita dello scrittore inserendola nel
contesto culturale sia italiano che francese in cui egli si era
formato. E ancora l'interessante biografia scritta da Paolo Arcari
(Milano, 1939), docente e poi rettore all'Università di Friburgo,
che ne delinea la personalità in quattro illuminanti capitoli:
L'italiano,
Il
letterato,
Il
cattolico,
Manzoni.
Ci
attraggono poi i Commenti letterari di Riccardo Bacchelli, che
uniscono in un solo volume Leopardi e Manzoni (Milano, 1960). In
quest'opera il capitolo centrale sfida la vulgata corrente e
costruisce un punto di incontro tra i due scrittori, punto che
individua nella loro infanzia e prima giovinezza perché, nota
Bacchelli, "erano scolari e ragazzi ambedue, il lombardo
collegiale e il marchigiano studioso d'erudizione nella libreria
paterna, quand'ebbero esperienza della filosofia dei lumi e del
razionalismo settecentesco liberale e libertino e libertario".
Un'osservazione, questa, che, tra l'altro, pone i due grandi
pienamente all'interno della cultura europea.
La
dimensione europea non solo di Alessandro, ma anche della sua
famiglia, ci appare chiara e aperta in Giulia Manzoni Beccaria
di Guido Bezzola (Milano, 1985). L'autore descrive come Giulia,
dotata di intelligenza acuta e di incomparabile verve, fu
protagonista dei salotti milanesi e di quelli parigini in un'epoca
complessa, ricca di promesse, tra illuminismo e nascita degli ideali
di indipendenza nazionale.
Cesare
Cantù nelle sue Reminiscenze (1882) descrive Manzoni
non solo come contemporaneo, ma come consueta, vicina presenza,
raccontandone i familiari, gli amici e i conoscenti, il carattere,
l'ideale politico dalla giovinezza fino alla vecchiaia. Mentre nei
Ragionamenti sulla storia lombarda del secolo XVII per commento ai
promessi Sposi (1833) Cantù si propone di "spargere luce su
quel momento della storia nostra, su quella lacuna dell'italico
incivilimento", quel Seicento grondante guerre, invasioni,
epidemie e sangue, che I promessi sposi fanno rivivere e di
cui La storia della colonna infame svela i lati ingiusti e
crudeli.
Un
cenno, infine, alla biografia in lingua inglese
di Archibald Colquhoun, che esordisce citando le impressioni di
Byron, il quale, a Milano nell'ottobre 1816, ebbe a notare: "Milano
è impressionante, il duomo superbo. La città mi ricorda Siviglia,
ma è un po' inferiore". Al biografo interessa ciò che nella
vita di Manzoni fu più strettamente legato alla storia del capoluogo
lombardo e delle personalità che lo resero illustre, da Cesare
Beccaria a Pietro Verri, da Il
Caffé
a Giuseppe Parini. Personalità in cui l'autore individua il
background culturale e la matura visione del mondo di Alessandro.
Oltre
cento volumi conta il settore del fondo dedicato alle opere di
Manzoni, tra cui spiccano cinquantadue edizioni de I
Promessi Sposi, dai
tre tomi stampati a Milano presso Vincenzo Ferrario nel 1825-1826
(così si legge sul frontespizio, ma in realtà uscirono tra il 1925
e il 1827) fino a I
promessi sposi e Storia della colonna infame uscito
nel 1965 per la
Nuova Editrice Internazionale. Edizione
a tiratura limitata, quest'ultima, diretta e curata da Ernesto Gerbi,
Claudio Cesare Secchi e Gianluigi Lodetti, che riproduce, legatura di
pregio compresa, "l'esemplare del romanzo che il Manzoni donò
al conte Marcellino De Fresne
di Parigi, copia che è oggi cimelio e proprietà del Centro
Nazionale Studi Manzoniani".
Confermano
il potenziale coinvolgente dei Promessi
Sposi, anche per il lettore che
insegue soltanto vicende e trama del libro ed è estraneo
all'esercizio della critica e della filologia, una serie di materiali
"umili" presenti nella raccolta: il fotoromanzo "dal
grande capolavoro di Alessandro Manzoni" pubblicato nel 1953 da
Mondadori negli Albi di Bolero Film;
le cartoline dei luoghi manzoniani; i francobolli emessi nel 1923 per
il cinquantenario della morte dello scrittore; i canovacci per le
filodrammatiche; le pubblicazioni a dispense; lo spartito de I
Promessi Sposi Melodramma in 4 parti.
Musica di Amilcare Ponchielli.
Insomma,
"la vicenda degli innamorati divisi, la presenza di personaggi
affascinanti perché fortemente caratterizzati nel bene o nel male ed
il profilarsi di grandi affreschi storici, non a spiegare, ma almeno
a calare il dolore dei singoli dentro e vicino ai grandi fatti di
un'epoca con pari dignità di memoria, tutto questo ha fatto de I
promessi sposi un romanzo
profondamente popolare".
Note