Il romanzo racconta un episodio poco noto relativo agli ebrei turchi trasferitisi a vivere in Francia e trovatisi poi, a partire dal 1940, in pericolo a causa dell'invasione nazista del Paese e del complice governo di Vichy. Si racconta in particolare dell'organizzazione di un treno destinato a riportare in patria numerosi cittadini di ogni età, un'operazione estremamente rischiosa, condotta in segretezza e con intelligenza da alcuni diplomatici turchi, con l'appoggio della Resistenza parigina. Se i protagonisti hanno nomi di fantasia, le vicende storiche sono reali e documentate. Nel 1942, infatti, i diplomatici turchi sottrassero ogni volta che fu loro possibile un grande numero di connazionali ebrei che vivevano nella capitale francese alla cattura da parte dei nazisti e alla deportazione nei lager, fino ad elaborare un rischioso e avventuroso piano di rimpatrio in ferrovia, verso Istanbul. Il governo turco noleggiò una carrozza e la attaccò in coda a uno dei treni diretti a Edirne, l'antica Adrianopoli, città turca vicina ai confini con Grecia e Bulgaria. La Resistenza francese fece in modo che anche alcuni ebrei di nazionalità non turca viaggiassero su quel treno verso la libertà e il futuro. Tutti si adoperarono per fornire ai passeggeri un passaporto turco, mentre monsignor Angelo Roncalli, rappresentante della Santa Sede a Istanbul e futuro papa Giovanni XXIII, fornì alcuni certificati di battesimo falsi per i bambini. Nel romanzo non leggiamo solo la storia di una difficile fuga nello scenario di un'Europa sconvolta dalla guerra, ma anche le vicende di famiglia, di amore e di speranza di numerosi personaggi, in particolare di Sabiha e Macit, della sorella di lei Selva che, per aver voluto sposare l'ebreo Rafael Alfandari viene ripudiata dal padre e fugge all'estero; di Nazım Kender e Ferit, con il loro impegno politico contro il nazismo; di David Russo, traumatizzato dal campo di lavoro nazista, alla ricerca di una nuova speranza di vita.
giovedì 29 giugno 2023
L'ultimo treno per Istanbul, di Ayşe Kulin
martedì 27 giugno 2023
Scaffale locale 7: Senza far nomi (Storie di famiglia), di Giulio Martinoli
Carlo Carena, filologo, traduttore di classici greci e latini, critico letterario, ha definito questo libro di Giulio Martinoli “un raro esempio e insegnamento di pietas filiale, che delinea una storia secolare tramandata o documentata, e la ricrea sorreggendola e integrandola con una brillante immaginazione”. Rimarcando che, tra queste pagine, è facile apprezzare “l’autenticità dei personaggi, delle vicende, dei paesaggi e degli ambienti; famiglie numerose, donne e uomini che penarono e sacrificarono la loro esistenza per i familiari o furono protagonisti di grandi avventure, artigiani e operai nel loro piccolo lago o migranti nel grande Nord, coinvolti in brutte guerre o seduti attorno a una buona tavola allestita dalla massaia”.
Giulio Martinoli, insegnante, critico d'arte e operatore culturale intelligente e appassionato, racconta in questo suo "Senza far nomi" fatti e persone di famiglia, dal 1885 ai nostri giorni: un'impresa che forse ogni famiglia meriterebbe e che qui si concreta grazie a una scrittura brillante, a uno sguardo arguto e profondo e al ritrovamento del testamento di un bisnonno paterno. Tra i familiari, tutti ben scolpiti nella scrittura e capaci di suscitare la curiosità di chi legge, colpisce la storia di un padre ragazzino che "gioca a perdifiato nei campi e per le stradine del paese". Non un idillio tra boschi, campagne e spicchi di lago, ma l'istantanea di una breve infanzia, preludio al duro lavoro in fabbrica che attendeva allora anche i ragazzini già al termine della scuola elementare. E così fu per lo zio, ma il papà, "che era molto pronto e intelligente" e amava studiare riuscì a strappare alla sua mamma - donna forte e decisa quant'altre mai - il permesso di frequentare la sesta classe delle elementari, facoltativa. Però non oltre, aveva stabilito la donna, perché, dopo quell'anno regalato, la fabbrica avrebbe aperto anche a lui, come già avvenuto per il fratello, le sue porte. Così, come in una fiaba o in un libro di avventure alla Tom Sawyer, il papà ragazzino fugge di casa e rimane fuori, a dormire nei boschi, per diversi giorni. E perché mai? Voleva forse fare il bighellone? No di certo, il papà ragazzino voleva fare un altro lavoro, voleva fare il cameriere, un mestiere pulito, perfino elegante, che ti può portare in giro per il mondo. Ci sarebbe riuscito? Leggete e lo scoprirete. Si incontrano tante persone care, in questo libro, bisnonne e nonne, bisnonni e nonni, genitori e figli, le loro storie semplici e speciali insieme. Si percorrono anche tanti luoghi diversi, a partire dalle sponde dei tre laghi sulle cui sponde si intrecciano le storie di famiglia (laghi d'Orta, di Como e di Lugano) fino alle valli attorno al Cusio e verso le montagne e poi su, fino al canale della Manica, nell'isola di Jersey in cui Giulio nacque e dalla quale piace immaginare abbia ricevuto quella patina di gentleman che ancora, mirabilmente, si porta addosso.
domenica 11 giugno 2023
Dall'altrove, di Manuela Monari
Apprezzata autrice di libri per bambini, Manuela Monari ha pubblicato nello scorso autunno un'intensa raccolta di poesie che, come lei stessa afferma nella breve riflessione iniziale, costituisce un "cammino di vita e di versi [...] col sorriso sulle labbra e negli occhi". L'antologia è concreta testimonianza di un percorso in quattro parti che esordisce nel 1990 e termina nel 2013. I titoli di ogni sezione sono emblematici dell'itinerario, del sentimento e del pensiero della scrittrice: Preludio di giovinezza 1990-2000; Cattedrali e specchi 1999-2000; Passaggi 2000-2007; Dall'altrove 2008-2013. I versi, brevi e asciutti, comunicano con immediatezza contenuti e sentimenti, descrivono stati d'animo e convinzioni, riflessioni ed esperienze di vita.
Un esempio è in "Metamorfosi", lirica della prima sezione del libro, che contiene, insieme, un'acuta definizione di poeta e una dichiarazione di vita: Poeta/ è chi rompe l'uovo./ Chi sgretola/ il calcareo guscio/ delle apparenze./ Chi scioglie/ l'angusto involucro/dei pensieri./ Chi sa afferrare/ il rimbalzo/ della voce tenue/ delle cose./ Chi ha un essere/ recalcitrante/ serrato/ tra le gelide griglie/ di un corpo/ talvolta peso,/ talvolta proteso/ ai sensi così desti.../ Chi cerca aria/ e profumo d'intenso.// Intenso desiderio/ Intenso sogno/ Intenso smarrimento/ Intenso amore. Le fa da eco, nella quarta sezione, un'altra lirica, "Il nidificare dei coraggiosi", risposta ed auspicio non solo per poeti e poesie: In un cielo/ stravolto di stelle/ cerchiamo/ ancora/ un ultimo/ spasimo di sole./ Fiducia soffiata/ alla seta del cielo/ e al nidificare muto/ dei coraggiosi./ Conta che/ ammaestriamo/ la terra all'amore.
Come osserva Mauro Ferrari nella postfazione, la poetessa indaga a fondo la propria interiorità, la propria verità, non disgiunta da quella del mondo, dell'umanità e della natura: "Manuela ci fa sempre partecipi della propria passione, della spinta interiore al cambiamento, del lavoro di ricerca che ci offre".
Manuela Monari, Dall'altrove. Frammenti di una ricerca interiore, Puntoacapo Editrice 2022
venerdì 9 giugno 2023
Breve storia del pesce d'aprile, di Giuseppe Pitrè
Narra Pitrè che, secondo Friedrich Nicolai, che scriveva nel 1787, l’usanza del pesce di aprile era già attestata in Firenze, Modena, Milano, Torino, città nelle quali lo scherzo consisteva spesso nell’inviare un messaggero con lettere urgenti che poi, una volta aperte dai destinatari, rivelavano nient’altro che un foglio sul quale era disegnato un pesce. L’usanza, però, sembra aver avuto la sua prima origine in Francia, dove l’espressione “regalare un pesce d’aprile” significa imbrogliare, trarre in inganno, beffare qualcuno. A Parigi numerosi scherzi si fanno ai fanciulli che vengono spediti a sbrigare commissioni assurde come andare ad acquistare del sale dissalato, o un uovo di gallo, o una corda per legare il vento o anche un bastone che abbia una sola estremità. E i ragazzini, o i sempliciotti, regolarmente ci cascano...
La recensione si legge per intero su MangialibriGiuseppe Pitrè, Breve storia del pesce d'aprile, graphe.it 2023
mercoledì 7 giugno 2023
Scaffale locale 6: La Madonna della Bocciola e i culti mariani del lago d'Orta, di Carlo Carena ed Eleonora Bellini
lunedì 22 maggio 2023
Alessandro Manzoni in una biblioteca privata fra Ottocento e Novecento
Ricorre in questo 2023 il centocinquantesimo anniversario della morte di Alessandro Manzoni, avvenuta a Milano il 22 maggio 1873. La fama, e soprattutto il mito di Manzoni, nonché la diffusione della conoscenza del suo romanzo - la "cantafavola" come egli stesso ebbe a definirla - tra persone di ogni età e di ogni ceto, è ispiratrice di questo breve articolo (parte di un più approfondito contributo destinato a essere pubblicato in rivista) dedicato al posto occupato dal gran lombardo in una biblioteca di famiglia rappresentativa della società dell'epoca.
Nella biblioteca Bonola-Marazza il settore dedicato a Manzoni costitusce la testimonianza di una passione e di una fede nelle "magnifiche sorti e progressive1" del nostro Paese, passione che si concretizza nei libri, consultati, studiati e spesso annotati, fra la seconda metà dell'Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento, da Giulio Bonola, Delia e Maria Bonola, Achille Marazza2.
Si tratta di alcune centinaia di volumi, pubblicati tra il 1825 e il 1967, comprendenti sia edizioni delle opere di Manzoni che testi di critica, sia biografie dello scrittore e dei suoi familiari che libri di imitatori3. Il corpus nel suo insieme delinea un ritratto di Manzoni a tutto tondo, tra bibliografia e utopia, tra bibliofilia e lettura personale.
Questo articolo si propone di dare un cenno su come, attraverso una biblioteca privata, si possano delineare proposte di lettura per tutti, rese ancor più interessanti e preziose non solo per il loro contenuto, ma anche per il loro valore bibliografico e antiquario. Innanzitutto le biografie, tra le quali spiccano quella di Cesare Angelini (Torino, 1942) che ripercorre la vita dello scrittore inserendola nel contesto culturale sia italiano che francese in cui egli si era formato. E ancora l'interessante biografia scritta da Paolo Arcari (Milano, 1939), docente e poi rettore all'Università di Friburgo, che ne delinea la personalità in quattro illuminanti capitoli: L'italiano, Il letterato, Il cattolico, Manzoni.
Ci attraggono poi i Commenti letterari di Riccardo Bacchelli, che uniscono in un solo volume Leopardi e Manzoni (Milano, 1960). In quest'opera il capitolo centrale sfida la vulgata corrente e costruisce un punto di incontro tra i due scrittori, punto che individua nella loro infanzia e prima giovinezza perché, nota Bacchelli, "erano scolari e ragazzi ambedue, il lombardo collegiale e il marchigiano studioso d'erudizione nella libreria paterna, quand'ebbero esperienza della filosofia dei lumi e del razionalismo settecentesco liberale e libertino e libertario". Un'osservazione, questa, che, tra l'altro, pone i due grandi pienamente all'interno della cultura europea.
La dimensione europea non solo di Alessandro, ma anche della sua famiglia, ci appare chiara e aperta in Giulia Manzoni Beccaria di Guido Bezzola (Milano, 1985). L'autore descrive come Giulia, dotata di intelligenza acuta e di incomparabile verve, fu protagonista dei salotti milanesi e di quelli parigini in un'epoca complessa, ricca di promesse, tra illuminismo e nascita degli ideali di indipendenza nazionale.
Cesare Cantù nelle sue Reminiscenze (1882) descrive Manzoni non solo come contemporaneo, ma come consueta, vicina presenza, raccontandone i familiari, gli amici e i conoscenti, il carattere, l'ideale politico dalla giovinezza fino alla vecchiaia. Mentre nei Ragionamenti sulla storia lombarda del secolo XVII per commento ai promessi Sposi (1833) Cantù si propone di "spargere luce su quel momento della storia nostra, su quella lacuna dell'italico incivilimento", quel Seicento grondante guerre, invasioni, epidemie e sangue, che I promessi sposi fanno rivivere e di cui La storia della colonna infame svela i lati ingiusti e crudeli.
Un cenno, infine, alla biografia in lingua inglese4 di Archibald Colquhoun, che esordisce citando le impressioni di Byron, il quale, a Milano nell'ottobre 1816, ebbe a notare: "Milano è impressionante, il duomo superbo. La città mi ricorda Siviglia, ma è un po' inferiore". Al biografo interessa ciò che nella vita di Manzoni fu più strettamente legato alla storia del capoluogo lombardo e delle personalità che lo resero illustre, da Cesare Beccaria a Pietro Verri, da Il Caffé a Giuseppe Parini. Personalità in cui l'autore individua il background culturale e la matura visione del mondo di Alessandro.
Oltre cento volumi conta il settore del fondo dedicato alle opere di Manzoni, tra cui spiccano cinquantadue edizioni de I Promessi Sposi, dai tre tomi stampati a Milano presso Vincenzo Ferrario nel 1825-1826 (così si legge sul frontespizio, ma in realtà uscirono tra il 1925 e il 1827) fino a I promessi sposi e Storia della colonna infame uscito nel 1965 per la Nuova Editrice Internazionale. Edizione a tiratura limitata, quest'ultima, diretta e curata da Ernesto Gerbi, Claudio Cesare Secchi e Gianluigi Lodetti, che riproduce, legatura di pregio compresa, "l'esemplare del romanzo che il Manzoni donò al conte Marcellino De Fresne5 di Parigi, copia che è oggi cimelio e proprietà del Centro Nazionale Studi Manzoniani".
Confermano il potenziale coinvolgente dei Promessi Sposi, anche per il lettore che insegue soltanto vicende e trama del libro ed è estraneo all'esercizio della critica e della filologia, una serie di materiali "umili" presenti nella raccolta: il fotoromanzo "dal grande capolavoro di Alessandro Manzoni" pubblicato nel 1953 da Mondadori negli Albi di Bolero Film; le cartoline dei luoghi manzoniani; i francobolli emessi nel 1923 per il cinquantenario della morte dello scrittore; i canovacci per le filodrammatiche; le pubblicazioni a dispense; lo spartito de I Promessi Sposi Melodramma in 4 parti. Musica di Amilcare Ponchielli.
Insomma, "la vicenda degli innamorati divisi, la presenza di personaggi affascinanti perché fortemente caratterizzati nel bene o nel male ed il profilarsi di grandi affreschi storici, non a spiegare, ma almeno a calare il dolore dei singoli dentro e vicino ai grandi fatti di un'epoca con pari dignità di memoria, tutto questo ha fatto de I promessi sposi un romanzo profondamente popolare6".
Note
1Leopardi, La ginestra, 1845, v. 51.
2Giulio Bonola Lorella Giulio (Luino 1865 - Borgomanero 1939). Frequentò il liceo classico del Collegio rosminiano di Domodossola. Si laureò in Giurisprudenza a Roma nel 1889. Sempre a Roma esercitò la professione di avvocato alternando il lavoro con lunghi soggiorni per studi di perfezionamento in diritto costituzionale comparato a Strasburgo, Berlino, Bonn, Londra, Oxford. Successivamente esercita la professione di avvocato a Milano con Vittorio Scialoja, continuando i suoi viaggi di studio all’estero. Infine si trasferisce a Borgomanero nella grande casa di famiglia. Qui diviene Presidente dell’Unione di miglioramento fra i lavoratori di Borgomanero e Consigliere comunale. La sua tesi di laurea sul diritto di proprietà individuale sostenuto da Antonio Rosmini ha una vasta eco anche fuori d’Italia. Molto nota e fondamentael per gli studiosi di Manzoni e Rosmini è la sua edizione del Carteggio fra Alessandro Manzoni e Antonio Rosmini (1901 e successivamente 1996). Sua è anche la pubblicazione delle Venti ore con Alessandro Manzoni del Tommaseo. Coltivò con studi e ricerche, rimasti in gran parte inediti, svariatissimi interessi come l’agiografia, la storia dell’arte, la letteratura, le interpretazioni dantesche, l’agricoltura, l’apicoltura. Una sua opera sul traforo del Sempione fu gratificata di due edizioni da parte della Tipografia del Senato. Achille Marazza (Borgomanero 1894-Suna di Verbania 1967), nipote di Giulio Bonola, fu avvocato e uomo politico. Antifascista e membro del CLN Alta Italia per la Democrazia Cristiana, fu tra coloro che trattarono la resa di Mussolini nell'incontro all'Arcivescovado di Milano. Fu sottosegretario e ministro. Fondò la biblioteca della Fondazione di Borgomanero che porta il suo nome e ha sede nella settecentesca casa di famiglia, nella quale ora è collocato anche il fondo manzoniano.
3 Tra queste: T. Abbiati, Novelle a spunto manzoniano di un discepolo del Parini professore di A. Manzoni, 1929; A. Balbiani, I figli di Renzo Tramaglino e di Lucia Mondella, 1874; M. Giovannetti, Renzo e Lucia, 1905; C. Linati, Sulle orme di Renzo e altre prose lombarde 1927.
4 Colquhoun Archibald, Manzoni and his times, London, Dent & Sons 1954. Le opere a carattere biografico su Manzoni e la sua famiglia presenti nel fondo sono 87. Qui ovviamente si è accennato solo ad alcune.
5Marcellin de Fresne, corrispondente parigino del Manzoni, incaricato di seguire per suo conto la pubblicazione del romanzo presso l'editore Baudry.
6Cfr. Incontro manzoniano con Carlo Carena, Umberto Colombo, Maurizio Corgnati, a cura di Eleonora Bellini, Borgomanero 1986, pag. 34.
(C) Eleonora Bellini
Passione azzurra, di Anna Calì
(C) Eleonora Bellini
Anna Calì, Passione azzurra. Il magico viaggio del Napoli verso la conquista del 3° tricolore, Officina Milena Kids 2023.
domenica 21 maggio 2023
Kinderland, di Liliana Corobca
Moldavia, ai giorni nostri. Cristina ha dodici anni e si occupa da sola dei fratellini Dan e Marcel, piccoli tanto da frequentare ancora l’asilo. I tre bambini abitano in una dignitosa casa di un villaggio rurale e vivono con coraggio e nostalgia la lontananza dei genitori che, come tanti altri loro connazionali, sono andati all’estero a “fare i soldi lunghi”. Cristina racconta in prima persona le sue giornate, spese tra i lavori domestici e la scuola in cui, eccezione fatta per la chimica e la meravigliosa insegnante che la insegna e che talvolta le dona una buona merenda, non eccelle. La ragazzina non può dedicare molto tempo allo studio perchè essere responsabile dei fratellini l’affatica anche se, da un altro punto di vista, la gratifica: è lei che li sfama, che pulisce i loro vestiti, che medica le loro ferite, che li consola, che li difende e che sorveglia i loro giochi in casa o in compagnia degli altri piccoli amici del villaggio. Molti tra questi ultimi, sempre affamati, subiscono quotidiane percosse da padri - i pochi padri non emigrati in cerca di lavoro - perennemente ubriachi ed è facile per Cristina consolare Dan e Marcel quando piangono e si lamentano per la lontananza del loro papà: è meglio avere il papà lontano o essere picchiati ogni giorno?
La recensione integrale si può leggere su Mangialibri al link: Kinderland | Mangialibri dal 2005 mai una dieta
Liliana Corobca, Kinderland, Cisla Editore 2022. Traduzione di Elena di lernia, Sara Salone
mercoledì 19 aprile 2023
Apologhi in fotofinish, di Maria Lenti
L'apologo, recita il dizionario Treccani, è un "tipo di favola caratterizzato da uno spiccato senso allegorico e morale" e cita come esempio la favola dello stomaco e delle membra del corpo con la quale si narra che Menenio Agrippa avrebbe convinto i plebei ad abbandonare la secessione sull'Aventino nel 494 a.C. Il fotofinish, invece, designa con recente vocabolo di importazione anglosassone, la fotografia o la ripresa filmata del momento dell'arrivo al traguardo di una corsa. Tradizione antica e parola nuova si uniscono così nel titolo di questa raccolta di racconti e incuriosiscono, attraggono l'attenzione, creano aspettative su contenuti e significati dell'opera. Il libro, dopo l'illuminante prefazione di Manuel Cohen (che si intitola "L'Ethos di Maria Lenti" alludendo a radici lontane e ben salde) si compone di tre parti: Racconti, Dintorni, Scritti diversi. I racconti sono brevi, arguti, legati ad episodi minuscoli, ma sapidi, di vita quotidiana del presente o del passato. Rimangono vivamente impressi, quasi come spezzoni di film: "Gelosia", ricordo di una gita d'infanzia in bicicletta con i genitori; "Il segreto di Giovanni", narrazione dell'inatteso posizionamento dell'autrice in una graduatoria di "migliori cuoche"; "Fortuna", scoperta e forzato abbandono del bar ideale; "Visite", incontro in ambiente monastico a raccontare persone e fatti del passato. La seconda parte raccoglie scritti d'arte e letteratura, ben radicati in Urbino e nel suo territorio e descritti con efficacia, come in un dipinto, e con affetto, come in una canzone: "Nelle Marche ogni paesaggio, dietro le curve, dopo il giro di orizzonte, le pianure non estese, i crinali e gli alberi, dopo rupi e dirupi, potrebbe rientrare nello squarcio poetico di Salvator Rosa in una lettera del maggio 1662 all'amico Ricciardi. Mirabile a vedersi, Rosa contemplava in questo paesaggio un misto "d'orrido e di domestico, di piano e di scosceso", scrive Maria Lenti. E i Duchi di Montefeltro e Raffaello e la sua famiglia, come dimenticarli? La terza parte del libro si compone di 15 testi di natura diversa nei quali la letteratura si lega al presente o alla memoria, come in "Leopardi: La Ginestra esistenza e resistenza", "Forse s'avess'io l'ale", "A teatro", "Io-io, io-Io, io-noi". Oppure propone al lettore/interlocutore aperture e riflessioni su grandi temi di sempre: il dolore, l'utopia, la solidarietà. E non manca uno spazio sul Covid dei contagi e delle chiusure.
Constatiamo, insomma, anche qui come in altri libri di Maria Lenti, la fiducia nella parola, una parola nuova e incisiva, interlocutrice e attenta, proprio la parola auspicata nella esortazione conclusiva del testo "Sapore di parole-cose": "Fatti a tua volta parola. Fai il nuovo dell'umanità, crea. Diventa poesia. Tenta questa carta".
Maria Lenti, Apologhi in fotofinish, Fara Editore 2023
giovedì 30 marzo 2023
Balla coi libri. 50 anni di controcultura fra passato e presente, Marcello Baraghini si racconta a Daniela Piretti
Cinquant'anni di familiarità con i libri e cinquant'anni di gioia dei libri (il ballo del titolo è certo espressione di gioia e di pienezza) sono raccontati qui a Daniela Piretti direttamente da Marcello Baraghini in duecento dense e avvincenti pagine. Si tratta di una lunga conversazione in cui rivivono cinque intensi decenni di cultura e di controcultura, dagli storici libri Millelire a quelli attuali di Strade Bianche, facili da trovare, prima ancora che sulla carta, on line, gratuitamente. Perché "i giovani non leggono perché sono nauseati da quello che gli propina il mercato [...] oggi la cultura passa attraverso lo smartphone e allora bisogna farsi furbi e fare circolare in rete parole e aforismi perché se ti riconosci in un pensiero di Saramago, magari ti viene voglia di leggerlo e allora è fatta!" afferma convinto Baraghini che, per il medesimo scopo, ha affidato citazioni di grandi autori alle "maglie della salute mentale", un'altra sua geniale intuizione.
È una storia di libri, questa, ma è anche una storia di vita, intensa ed esemplare, non priva di difficoltà e delusioni, ma ricca di sorprese e invenzioni. Tanto che chi legge si immerge in un'avventura reale che, di volta in volta, a seconda delle situazioni, lo coinvolge nella narrazione biografica e autobiografica ma anche un po' nel romanzo, nella storia recente ma anche un po' nel dibattito politico e culturale italiano e non solo. Incontriamo, pagina dopo pagina, Marco Pannella e Ferruccio Parri, Luigi Pintor e Alberto Manzi e tanti altri. E poi il '68, l'obiezione di coscienza alla leva obbligatoria, l'internazionalismo e l'antimilitarismo, la nascita di Stampa Alternativa e i suoi anni d'oro, le strade etrusche che, non solo consentono al viaggiatore di immergersi in atmosfere e dimensioni antiche, ma conducono alla "più bella libreria del mondo", Strade Bianche di Pitigliano, creatura di Marcello nata nel 2005. Incontriamo, insomma, in "Balla coi libri", tutta una vita di resistenza al potere e all'ignoranza, per fare con convinzione, creatività e tenacia ciò che è bello fare ed è giusto fare.
Qui nel Medio Novarese, contrada tiepida e poco espansiva, Marcello tenne alcuni incontri tra gli ultimi anni Novanta e i primi del nuovo secolo. Ricordo che, contrariamente alle mie aspettative basate sulle caratteristiche antropologiche dei residenti, riuscì ad attrarre ogni volta un centinaio di persone, ma soprattutto a coinvolgerle, non solo come ascoltatori, per stimolarne la partecipazione e il dibattito. Uno di questi incontri, che intitolammo "Chi ha paura dell'uomo nero?", si tenne nel piccolo paese di Borgo Ticino ed ebbe come oggetto i Millelire di "One race/Materiali antirazzisti" curati da Massimo Ghirelli e pubblicati nel 1997. Insieme a Marcello Baraghini sosteneva la causa dell'uguaglianza, dell'integrazione e dell'accoglienza un missionario comboniano, padre Vittorio. Fu un lungo pomeriggio domenicale di attenzione, di compartecipazione, di chiaroveggenza, perfino, attorno ai minuscoli libretti rossi e neri di "One race", dove tutti potevano trovare indicazioni di libri, giochi, film, poesie, personaggi antirazzisti. Indicazioni utili da conservare, portare con sé, raccontare e condividere. Perché c'era bisogno di questi libri. E ce n'è ancora.
Balla coi libri. 50 anni di controcultura fra passato e presente. Marcello Baraghini si racconta a Daniela Piretti, Iacobelli Editore 2023.









