venerdì 15 maggio 2026

La voce di Omos, di Roberto Piumini

Dopo che la loro primogenita, una neonata vivace e strillona, è morta, forse per avvelenamento, Nogos e Maes desiderano di nuovo un figlio. Sono trascorsi quattro anni da quel momento ma Maes, in preda al dolore, non è più rimasta incinta. Un bel giorno, finalmente, questo avviene e mesi dopo, in una ridente giornata di maggio, nasce un bambino. Bello, dagli occhi scuri, brillanti e curiosi, il piccolo è vispo, agita le manine e le gambe, ma dalla bocca non gli esce nessun suono, nemmeno per piangere o strillare. Omos, così viene chiamato il bimbo, non ha la voce. Mesèn, la levatrice, lo esamina attentamente e poi, dinanzi ai genitori che le domandano se, crescendo, il figlio potrà parlare, pronuncia la sua sentenza: “Ai muti non accade, a meno che un dio non gliela doni”. 

Iliade e Odissea, i poemi attribuiti a Omero, nacquero prima che nascesse la scrittura, furono narrati e cantati nelle regge, nelle corti, sulle spiagge, nelle selve, nella moltitudine di isole bagnate dal mare Egeo tra la Grecia e l’Asia Minore. Poi vennero scritti nella lingua della grande poesia epica, il dialetto ionico. Fu Omero a metterli per iscritto per primo? Furono scrittori diversi a tradurre in caratteri dell’alfabeto quei versi che avrebbero affascinato per secoli tutte le generazioni future e che affascinano ancora anche noi? Non lo sappiamo. Come narrare, allora, l’infanzia e la giovinezza, gli anni della formazione di qualcuno di cui non si sa nulla? Roberto Piumini raccoglie la sfida...

Roberto Piumini, La voce di Omos, Erikson 2026

La recensione completa si legge su Mangialibri, al link La voce di Omos - Il giovane Omero alle prese con il mito | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

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