“Dietro
ogni grande uomo c'è sempre una grande donna"
recita una frase attribuita a Virginia Woolf,
pronunciata in omaggio alle donne che, rimanendo in ombra,
contribuirono e contribuiscono, in modi intelligenti e legittimi, al
successo degli uomini che condividono con loro la vita. E' luogo
comune che queste donne siano le mogli o le compagne degli uomini
illustri, ma mi piace estenderla, nel caso di Achille Marazza, anche
a sua madre Adele Bonola.
Adele,
chiamata in famiglia Delia, era figlia di Isabella Ferrario e di
Gerolamo Bonola Lorella, giovane dottore in legge che partecipò con
convinzione e coraggio alle Cinque Giornate di Milano del 1848. Con
le sorelle Maria Caterina, Maria Anna e il fratello Giulio
trascorse un'infanzia e una giovinezza serene e dedite, come usava
allora per le fanciulle, allo studio della letteratura e della
musica, al disegno, al ricamo e a tutte quelle forme della bellezza
che si ritenevano fondamentali per la formazione dell'intelligenza e
dell'animo femminili.
Delia
sposò il 25 ottobre 1893, a ventitre anni, Ambrogio Marazza, nato a
Sesto San Giovanni nel 1866. Ambrogio poteva annoverare, come lei,
familiari partecipanti ai moti risorgimentali milanesi ed era stato
compagno di scuola del fratello maggiore Giulio al Collegio Mellerio
Rosmini di Domodossola. La cerimonia nuziale fu celebrata nella
chiesetta di Loreto, ai margini del grande parco della casa Bonola,
acquistata dai suoi avi originari di Vacciago circa un secolo prima e
poi abbellita e ampliata per divenire residenza estiva della
famiglia, che viveva abitualmente a Milano. Il suo primo figlio,
Achille, nacque appunto nella villa di Borgomanero nel luglio del
1894. E meno di tre anni dopo nacque anche Gerolamo, che portava il
nome del nonno patriota.
Con
i due figlioletti e il giovane marito, colto e amante dell'arte,
Delia avrebbe potuto trascorrere a lungo una vita agiata, piena e
felice. Invece, solo cinque anni dopo le nozze, Ambrogio fu vittima
di un grave incidente a Milano e morì dopo molte sofferenze,
lasciandola sola con i piccoli figli. Le rimasero l'agiatezza e
quella pienezza di impegni che senso della dignità e del dovere
impongono di mantenere anche nel dolore e nella sfortuna. Felicità
spensierata e appagata allegria, immagino le siano mancate, da quel
momento in poi, almeno nella loro pienezza.
Delia
si dedicò totalmente ai figli, il secondo dei quali, dopo la morte
del babbo, chiamò in famiglia Ambrogino (Gino), facendo così
rivivere, nel suo bimbo, il nome del padre.
Non
conosciamo i particolari della vita quotidiana di Adele, ma possiamo
essere certi che la sua vicinanza e la sua dedizione ai due figli
siano state tanto intense quanto intelligenti e certamente mai
lagnose o opprimenti. Achille, non ancora maggiorenne, partì
volontario per la prima Guerra Mondiale e Gino, prima di ritirarsi a
Pallanza con la famiglia, divenne ufficiale della Marina Italiana ed
esercitò l'avvocatura a Treviso. Una madre, dunque, Delia, capace di
insegnare ai figli come spiccare il volo, non una miope chioccia.
Della sua capacità di coltivare legami con personalità della
cultura, della politica, quella severa, rigorosa, generosa e dedita
principalmente al bene comune, sono testimoni alcuni documenti
presenti negli archivi della Fondazione Marazza.
Tra questi citiamo, a titolo di esempio, una corrispondenza con il
poeta Giovanni Bertacchi, che le dedicò, facendole gli auguri per il
Natale 1909, la sua Trilogia
moderna;
un biglietto di Alcide De Gasperi che, dall'Assemblea Costituente,
dopo un passaggio a Cascia, le mandò un piccolo ricordo di S. Rita
''della quale, come mi ha detto il suo carissimo Achille, Ella è
tanto devota'';
i suoi ritratti, uno pittorico e l'altro fotografico, eseguiti da
Attilio Melo.
Il
19 gennaio 1960 Delia compì 90 anni. L'invito alla festa,
organizzata per lei dal figlio Achille nella casa di Borgomanero fu
"interpretato" in versi da Alberto Cavaliere"
che scrisse, tra le altre, queste rime:
Ebbe
i natali, questa nostra santa
cara
vecchietta, nella casa avita.
Un'epoca
per noi, più che una vita:
basti
pensar che quando, nel Settanta,
fu
completata l'Unità d'Italia,
la
Mamma c'era già, sia pure a balia.
[...]
e
vorrebbero tutti che, per lei,
senza
più nessun'ombra e senza affanni,
la
vita cominciasse a novant'anni.
Delia
lasciò questo mondo il 1° febbraio 1961. Giovanni Battista Montini,
cardinale di Milano, poi papa Paolo VI, le dedicò queste righe: ''
Delia Marazza Bonola Lorella, donna di sentimenti forti e
gentili, madre esemplare, la fede cristiana e l'amore domestico
illustrarono la sua candida vita, tanto più degna di ricordo e di
rimpianto quanto più longevo ne fu il corso, giunto alla foce delle
eterne speranze''.