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sabato 14 gennaio 2023
I confini dell'odio, di Diego Zandel
lunedì 9 gennaio 2023
Scaffale locale 5: L'italianissimo frutto, di Angelo Vecchi
Borgomanero è una cittadina del Medio Novarese conosciuta, oltre che per l'eccellenza di ottima maglieria, per la sua festa dell'uva settembrina, richiamo per i borgomaneresi che le cuciono addosso un'enfasi da festa patronale - una festa patronale sui generis benedetta da ampie libagioni di vino con accompagnamento di carne d'asino tritata e nel vino cotta, anziché da acqua santa - e attrattiva anche per i residenti nei paesi, paesotti e borghi del circondario. Angelo Vecchi, storico che in Borgomanero ha salde radici - solide e ben costruite basi per guardare attorno e lontano, sopra e oltre colline e campanili - nel suo più recente libro, L'italianissimo frutto offre ai lettori una panoramica completa e approfondita delle origini della festa dell'uva nella cittadina piemontese e nel contesto italiano. I ventisei densi capitoli del libro ricostruiscono la storia delle feste dell'uva novaresi, nate a seguito e nel contesto della festa Nazionale dell'Uva voluta da Mussolini con "il dichiarato scopo di contribuire alla soluzione della crisi che colpiva la viticoltura italiana". Le vicende delle feste dell'uva di Borgomanero negli anni dal 1930 al 1936 (in un quaderno a parte, Grappoli d'oro, gli anni migliori, sono raccontate le edizioni del 1937 e 1938) sono descritte nei diversi e compositi aspetti che assunsero, dalle spinte di ordine economico a quelle di tipo politico, ideologico e di propaganda di regime. Lo chiarisce in sintesi il breve capitolo "Borgo folk e Borgo fake" in cui l'autore afferma che "A Borgomanero, la festa fascista dell'uva diventò, dopo un lento e faticoso rodaggio, un enorme tino in cui ribollivano uve e vini, propaganda e politica, affari e ambizioni personali, carnevale e vendemmia, asini adue gambe e quadrupedi, tapulone e maschere, dialetto e poesia e qualche vago residuo della commedia dell'arte". Il saggio svela dunque i molteplici e complessi aspetti di una festa nata per volontà di un dittatore, agghindata con un immaginario e piuttosto posticcio folklore locale gratificante per i cultori del campanilismo paesano e addirittura per le competizioni di quartiere. Ma sempre festa fu ed è.
Angelo Vecchi, L'italianissimo frutto, Il Babi Editore 222
domenica 18 dicembre 2022
Il diario di Elsa e altri racconti del Novecento, di Eleonora Bellini
Questo libro attraversa tutto il Novecento, secolo complesso, crogiuolo di cambiamenti e di speranze profondi, ma anche di fallimenti e cadute. Le atmosfere narrative dei diversi racconti, uno per ogni decennio del "secolo breve", sono molteplici: diario e cronaca, reale e surreale si incontrano e si armonizzano in una voce narrativa vigile ed efficace, a volte realistica, altre fantasy e persino grottesca. Le storie narrate ci riconducono a semplici atmosfere di vita, ma anche a riflessioni di ampio respiro, quelle che ogni odissea, perfino la più umile, la più schietta ed essenziale, è capace di suggerire: riflessioni su un mondo che non c'è più e che, tuttavia, vive ancora una sua indimenticabile e preziosa, quasi cristallizzata, infanzia e giovinezza. Un mondo fatto di dimensioni dell'anima e della memoria in cui scopriamo, insieme a Elsa, la protagonista del primo racconto, che "la gioia pesa di più, quando si affaccia nei giorni del dolore".
Un racconto per ogni decennio accompagnerà i lettori attraverso la geografia e la storia d'Italia, a partire da Corno di Rosazzo al tempo della Prima Guerra Mondiale fino alla Reggio Calabria in cui l'annuncio del ponte sullo stretto turba gli dei del mare.
"... una leggerezza, una delicatezza, una grazia di scrittura che desta risonanze di indicibile stupore. Sono pagine emozionanti" (Eugenio Borgna)
" Il “Diario di Elsa” è frutto di una narratrice graziosa e delicata non meno della poetessa" (Carlo Carena).
"Racconti che si snodano nel Novecento, tempo di profondi dolori per le vittime di due grandi, terribili guerre, ma anche tempo di successive delusioni, di cambiamenti perfino incredibili per lo stravolgimento di tessuti sociali e culturali. Così dal realismo nei primi racconti si giunge ad un qualche surrealismo degli ultimi in cui tutto sembra procedere per fili non individuabili" (Maria Lenti, Il diario di Elsa (e altri racconti del Novecento) (literary.it).
Eleonora Bellini, Il diario di Elsa e altri racconti del Novecento, Edizioni Progetto Cultura 2022
mercoledì 14 dicembre 2022
Cari agli dei, di Goffredo Fofi
Questo coinvolgente saggio - costituito da una serie di biografie che, tutte insieme, formano anche un’autobiografia dell’autore - racconta le storie di persone indimenticabili per Fofi e significative per tutti noi e per la storia dell’Italia contemporanea, dal secondo dopoguerra a oggi. Ma racconta anche di gruppi, Lotta Continua in particolare, di riviste come “Quaderni piacentini”, “Ombre rosse”, “Quaderni Rossi”. Racconta di libri ed editori, di luoghi diversi vissuti a fondo (la Sicilia, Torino, Parigi, Milano, Napoli, Roma). Cari agli dei è dedicato alla memoria di Aldo Capitini e al suo saggio La compresenza dei morti e dei viventi, di cui Fofi abbraccia la tesi: “I morti sono presenti, sono tra noi, e dovremmo tenerne ben conto noi vivi, angosciati dal dover muoverci dentro un presente preoccupante e avvilente”.
Potete leggere la recensione per intero al link
lunedì 5 dicembre 2022
Un mondo su rotaia, di Guido Magenta
Guido Magenta, Un mondo su rotaia, Gaspari Editore 2021
sabato 26 novembre 2022
Niente di nuovo sul fronte occidentale, di Erich Maria Remarque (Erich Paul Remark)
«Compagno, io non ti volevo uccidere. Se tu saltassi un'altra volta qua dentro, non ti ucciderei, purché anche tu fossi ragionevole. Ma prima tu eri per me solo un'idea, una deduzione presente nel mio cervello, che portava a quella risoluzione. È questa deduzione che io ho pugnalato. Soltanto ora vedo che sei un essere umano come me. Prima ho pensato alle tue bombe a mano, alla tua baionetta, alle tue armi; ora vedo la tua donna, il tuo volto, e quanto ci accomuna. Perdonami, compagno! Noi vediamo queste cose sempre troppo tardi. Perché non ci hanno mai detto che voi siete poveri diavoli al par di noi, che le vostre mamme sono in angoscia per voi, come per noi le nostre, e che abbiamo lo stesso terrore davanti alla morte, e la stessa morte e lo stesso patire... Perdonami, compagno, come potevi tu essere mio nemico? Se gettiamo via queste armi e queste uniformi, potresti essere mio fratello, come Kat, come Albert. Prenditi venti anni della mia vita, compagno, e risorgi; prendine di più, perché io non so che cosa ne potrò mai fare».
Una guerra rappresenta tutte le guerre, la loro assurda crudeltà e irrazionalità, il loro incedere di morte, la carneficina ottusa e disumana provocata dalla serie incessante di assassinii camuffati da valore, onore, coraggio. Per questo Niente di nuovo sul fronte occidentale è ancora, tragicamente, romanzo dell'oggi.
Erich Maria Remarque, Niente di nuovo sul fronte occidentale, Mondadori 1931 (prima edizione italiana; traduzione di Stefano Jacini).
venerdì 25 novembre 2022
Arte e poesia nella Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne: Anna Prestigiacomo, Eleonora Bellini
LA TELA DI PENELOPE, opera di Anna Prestigiacomo (tela di spugna, foglio di acetato, carta velina, stampa digitale, asticella di legno, cm. 227X132, 2019) ben illustra il significato di questa giornata.
Commenta l'artista: “Oggi la tela di Penelope non si rigenera più nell'ombra dell'attesa silenziosa, relegata in una stanza regale lontana da occhi indiscreti, ma deve avere la forza di riconoscere tutti i suoi strappi e mostrare una sofferenza che può essere lenita solo col rispetto di sé e dalla condivisione. Soltanto così può trovare quella trama che ne è l'essenza”.
Luminosa e decisa come Penelope, limpida e coraggiosa come spesso le donne sanno essere, la Lucia di Lorenzo Lotto, può essere considerata anch'essa un'icona (e un esempio) per questo giorno. Così la giovane ci appare in una breve poesia di Eleonora Bellini:
La fanciulla Lucia, fiera
in abiti di fiamma,
sta al cospetto del giudice,
e non a capo chino.
Profetizza. Lorenzo Lotto
in lei raffigurò dipinta
la forza delle donne.
(Da Stanze d'inverno e altre poesie, Book 2021)
venerdì 14 ottobre 2022
Carl Mozart und Natalie Frassini eine Spurensuche, di Gottfried Tichy
"Una ricerca di indizi" è il sottotitolo di questo saggio (disponibile attualmente solo in tedesco) dedicato a Carl Mozart (1784-1858), secondo dei sei figli del musicista. A soli sette anni, il piccolo Carl, rimasto orfano, fu spedito dalla madre Constanze prima a Praga, al seguito di un amico di famiglia, e poi a Livorno come apprendista contabile. Carl si trasferì successivamente a Milano dove cercò di riprendere gli studi di musica vietatigli dalla madre. Divenuto funzionario fiscale dell'Imperiale Regio Istituto di Contabilità Lombarda, mantenne sempre viva la memoria del padre e coltivò comunque la sua passione per la musica. A Milano conobbe Natalie Eschborn, poi Natalie Frassini, giovane e nota cantante lirica che fu, tra l'altro, allieva di Rossini. Tichy ricorda che il cognome Frassini fu suggerito a Natalie proprio da Rossini, che riteneva Eschborn "troppo tedesco" per l'opera lirica. Il cognome italiano, Frassini, si ispirò alla prima parte di Eschborn, dato che Esche in tedesco significa frassino. Il vecchio Carl fu così impressionato dal fascino della giovane artista che le donò un "Vocalice", cioè un manoscritto, che Wolfgang Amadeus aveva composto per la sua adorata ex cognata Aloysia. Carl, in lacrime, lo consegnò alla giovane cantante insieme a un piccolo medaglione, una fibbia che suo padre aveva regalato alla moglie Constanze nel 1788. Aggiunse poi, commosso, di avere tenuto con sé per sessant'anni, notte e giorno, quell'oggetto prezioso. Non voleva perciò che cadesse in mani profane dopo la sua morte, anche perché lo riteneva il ritratto di suo padre più simile alla realtà.
Il ritratto di Mozart, tra l'altro, fu l'occasione un approfondito studio di Tichy sul teschio attribuito al compositore, ora esposto sotto vetro nella biblioteca della Fondazione Mozarteum di Salisburgo. Nonostante la buona correlazione con il ritratto sul medaglione e altri noti ritratti del genio della musica, nessuna prova sul DNA ha potuto però sinora confermare che il teschio sia davvero di Wolfgang. Lo studio di Tichy ha però rilevato un’interessante anomalia, compatibile coi tratti somatici del genio della musica: l’osso frontale ha la linea di sutura prematuramente chiusa (evento rarissimo). Questo ha condotto lo studioso e i suoi collaboratori a ipotizzare che un’emorragia cerebrale avesse affrettato il decesso di Wolfgang. Cosa che potrebbe spiegare anche le forti cefalee che spesso lo affliggevano.
Gottfried Tichy, Carl Mozart und Natalie Frassini eine Spurensuche, Aichmayr 2014, ill.
venerdì 8 luglio 2022
Quasi un taccuino, di Giovanni Pistoia
Quasi un taccuino, ma più di un taccuino è questo nuovo libro di Giovanni Pistoia, denso di riflessioni in prosa e in versi, di fulminei distici, tutti composti e annotati in tempi diversi e qui riuniti e ordinati. Il libro, infatti, si suddivide in quattro sezioni: Parole d'acqua, Parole di vento, Parole di fumo, Parole in volo; in tutte, le parole/la parola sono protagoniste, hanno peso, si librano con leggerezza, svaniscono rapide come fumo, scorrono armoniose come ruscelli, ritmano l'esistenza come le onde del mare. Sono importanti, le parole.
Giovanni Pistoia, Quasi un taccuino. Per ascoltarmi scrivo, Youcanprint 2022
giovedì 7 luglio 2022
Un amore a Roma, di Ercole Patti
Marcello Cenni, figlio di una guardia nobile del Papa e promettente letterato trentacinquenne, sta rientrando a casa dopo aver trascorso la serata al caffè Esperia con gli amici, tutti intellettuali come lui. E' l'una di notte di una mite serata romana di novembre e il giovanotto cammina lentamente lungo via Germanico quando si imbatte in Anna, che è rimasta chiusa fuori dalla pensione in cui abita. Anna, dai capelli corti e arruffati e dal leggero accento veneto, piace subito a Marcello per i suoi modi semplici e per il suo parlare schietto. La ragazza è un'aspirante attrice, che si è cimentata fino a quel momento solo in piccole parti, ma spera in momenti migliori. Anna e Marcello cominciano a frequentarsi, divengono amanti e l'uomo apprezza sempre più il carattere semplice e spontaneo della ragazza, tanto più giovane di lui. Gli piace passeggiare con lei, accompagnarla al cinema, trattenersi nella sua piccola camera. Trascorre così un mese bello, quasi fatato. E Marcello pensa: "Ecco questa ragazza io la sto modellando come piace a me. Il suo carattere, la sua maniera di vedere le cose, sono così simili ai miei che i miei modi di dire passano a lei senza sforzo, con naturalezza. [...] Un'alleanza di questo genere è potentissima e nessuno potrebbe romperla. Siamo una stessa persona". Ma Anna frequenta veramente soltanto Marcello?
Ercole Patti, Un amore a Roma, Bompiani 1960 (IV edizione).







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