sabato 31 maggio 2025

She-Shakespeare. Il mondo è un palcoscenico, di Eliselle

I primi anni di vita di William Shakespeare sono avvolti dal mistero, particolarmente per quanto riguarda il periodo che va dal 1585 al 1592. Proprio in questo il lasso di tempo Elisa Guidelli colloca le vicende del suo nuovo romanzo per ragazzi, il secondo della serie di She-Shakespeare. Un tema fondamentale del libro è quello delle opportunità di genere possibili per le ragazze e per i ragazzi del XVI secolo in Inghilterra, ma non solo: molto limitate per le femmine, più ampie e variegate per i maschi. Tuttavia, ciò che domina il racconto e ne sorregge la trama è l’avventura che, unita a relazioni, sentimenti, viaggi, anima e colora le 375 pagine del libro. Judith/William, attraverso le sue vicende, accompagna i lettori dentro la storia, gli usi e i costumi del Sedicesimo secolo, non solo in Inghilterra, ma perfino in Italia, dove è ambientata la parte centrale della vicenda, che vede Judith ormai donna, sposata in gran segreto con Francesco, e madre. Nella postfazione l’autrice rivela che, nella parte dedicata alla presenza della protagonista in Italia, oltre ad avere citato le varie città presenti nelle opere di Shakespeare - Roma, Parma, Mantova, Padova, Verona e Venezia -, ha dato spazio alla fantasia.

Eliselle, She-Shakespeare. Il mondo è un palcoscenico, Gallucci 2024

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giovedì 22 maggio 2025

A Roma non ci sono le montagne, di Ritanna Armeni

Roma, 23 marzo 1944. I GAP, Gruppi di Azione Partigiana, hanno progettato nei minimi dettagli un attacco mirato a dei soldati tedeschi. Dovrà essere un’azione importante, esemplare, atta a smuovere le coscienze dei cittadini di Roma occupata e a dare loro fiducia nella possibilità di scacciare l’invasore. L’azione avverrà in centro, in via Rasella, e il bersaglio sarà la colonna tedesca che ogni giorno, dopo aver lasciato un poligono di tiro, passa di lì. Cantando.

Ritanna Armeni ricostruisce l’attentato di via Rasella - lo stato d'animo dei protagonisti, il contesto cittadino attorno a loro, la preoccupazione dei partigiani affinché civili innocenti non rimangano vittime dell’esplosione - narrando, passo dopo passo, quell’importante azione della Resistenza durante l’occupazione nazista. I protagonisti sono giovani intellettuali, coraggiosi e idealisti, determinati e concreti: Carla Capponi, Sasà Bentivegna, Carlo Salinari, Franco Calamandrei (figlio di Piero di cui tutti ricordiamo gli scritti resistenziali), Maria Teresa Regard, Mario Fiorentini, Lucia Ottobrini. “Colpire sempre. Non dare respiro” è il motto che presiede alle loro azioni, piccole o grandi che siano. Quella progettata in via Rasella sarà un’azione importante, “una battaglia come mai è stata combattuta nella città occupata dopo l’8 settembre”. L’attacco al battaglione Bozen sfrutterà il fattore sorpresa e, insieme, darà un segnale ai fascisti e ai loro alleati nazisti, riuniti per celebrare il venticinquesimo anniversario della nascita dei fasci: Roma non si arrende! 

Ritanna Armeni, A Roma non ci sono le montagne, Ponte alle Grazie 2025

La recensione si leggere per intero su Mangialibri al link 
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lunedì 19 maggio 2025

Non importa dove, di Yari Bernasconi e Andrea Fazioli

Cinquantotto cartoline da luoghi vicini e da luoghi remoti per raccontare il mondo e se stessi. Si parte da Ponte Tresa, tra Italia e Svizzera, dove una lunga fila di macchine è bloccata sul ponte della dogana. E piove. Subito l’itinerario volge altrove, lontano, in Birmania, in una “valle pianeggiante appesa al cielo azzurro”. L’azzurro del cielo è fratello dell’azzurro del mare di Castiglione della Pescaia dove i due autori trascorrono le giornate “sotto lo sguardo di bambini, nonni, venditori ambulanti. Fra l’acqua e la terra”. E ancora, tra le località più prossime, la Svizzera e Venezia; tra quelle più remote Nižnij Novgorod, sul Volga, città in cui “il respiro dell’acqua governa i passi e i pensieri”. E poi Parigi, Berlino, Shangai, New Delhi, Chicago, Bogotà, Sidi Bou Said, Gerusalemme. Ma non sfilano nel libro solo le grandi città. Vi figurano anche paesi modesti, qualche volta ignoti, insieme a luoghi indefiniti e virtuali, come nel caso della cartolina proveniente “dall’interno di un social network”.

Y. Bernasconi e A. Fazioli, Non importa dove, G. Capello Editore 2025

La recensione completa si legge su Mangialibri, qui: 

mercoledì 14 maggio 2025

Domodossola entra nella storia, di Gianfranco Contini

"Il nome di Domodossola, lanciato ora dalle radio di tutti i continenti ha acquistato improvvisamente un senso. Dopo due millenni di esistenza a fuoco lento, fuori della storia, entra di colpo nella storia. Era un timbro sui passaporti dei viaggiatori dell'Orient Express, e ora vi accadono avvenimenti che si studiano a scuola, le cose delle vite di Plutarco e dei romanzi di Stendhal. Ma Domodossola non è solo una parola-simbolo, è anche un fatto politico. L'Ossola è la prima regione d'Italia liberata in modo autonomo, senza sussidi esterni (perlomeno militari), e in misura tale da consentire l'instaurazione indipendente di autorità legali". Così scriveva Trabucco-Contini su "Liberazione. Giornale della Giunta provvisoria di Governo e delle Formazioni Militari dei Patrioti dell'Ossola" (23 settembre 1944, p. 3).

Questa raccolta di scritti di Gianfranco Contini, uscita nel 1995 per le edizioni Grossi di Domodossola e presentata da Romano Broggini, contiene testi dedicati dall'autore alla terra in cui nacque, si formò, ritornò sempre con affetto, fino a scegliervi la dimora dei suoi ultimi anni di vita, nell'accogliente e vigile casa sul colle di Mattarella poco sopra la chiesa di San Quirico. Contini partecipò con convinzione e con entusiasmo al governo della Repubblica dell'Ossola (10 settembre - 23 ottobre 1944), un momento in cui emerse chiaramente e nettamente - come scrive nello stesso articolo a proposito delle azioni dei nazisti contrapposte quelle dei partigiani - Il loro metodo e il nostro: "Al metodo di strage, di distruzione, di violenza indiscriminata, al 'loro' metodo, insomma, con cui tutta l'Europa è stata lavorata, è stato opposto un metodo di generosità, di rispetto dell'uomo, di odio del sangue, nel quale possiamo riconoscere il nostro onore".

Segue un altro testo, sempre sull'esperienza fondamentale e gloriosa della Repubblica, uscito sul "Dovere" del 21 marzo 1945, alla vigilia della Liberazione (pp. 4 e 5). Contini vi mette in risalto due elementi fondamentali, vivi e presenti nell'Ossola liberata: il contegno della popolazione e l'esperimento di governo democratico. Nota, infatti, come una popolazione "riservatissima, scarsamente dedita all'entusiasmo" mantenne per tutto il periodo di libertà un atteggiamento festoso, in una città serena e imbandierata, dimostrando inoltre di avere rispetto e fiducia nei confronti di quel governo locale in cui "sedeva finalmente gente onesta e disinteressata". Quando la situazione precipitò e le truppe nazitedesche occuparono di nuovo Domo e l'Ossola, anche l'esilio fu affrontato e sopportato dai cittadini con atteggiamento dignitoso e con fiduciosa convinzione nella verità e nel valore dei "quaranta giorni di libertà", come vennero poi definiti i giorni della Repubblica.

I capitoli successivi riportano due articoli apparsi entrambi sul "Risveglio Ossolano" (10 aprile e il 1 maggio 1946). Contini vi affronta il tema del "socialismo liberale autonomistico 'dal basso' [...], corrente ormai dominante nel Partito D'Azione sulla questione ossolana". A questi fa seguito una sezione fotografica e il testo di un volantino del Partito D'Azione del 1948.

La seconda parte del libro contiene testi di letteratura, filologia e linguistica, tutti legati all'Ossola e al Novarese: dalle note sul dialetto di Varzo, paese della Val Divedro, a due scritti rosminiani di Giovanni Faldella; dalla recensione a un corposo volume dedicato a Novara e al suo territorio agli "Statuti volgari quattrocenteschi dei disciplinati di Domodossola"; da alcuni esempi di "schede ossolane", cioè di menzioni dell'Ossola in autori stranieri, fino alla presentazione di "Alegar e grazia", poesie dialettali di Armando Tami. Un testo, quest'ultimo, in cui, come nota Broggini nella presentazione, Contini ancora una volta "ritorna alla fedeltà alla sua valle".

Gianfranco Contini, Domodossola entra nella storia, Grossi 1995



lunedì 12 maggio 2025

Gesso, di Anna Woltz


Felicia è una ragazzina di dodici anni alla quale il suo nome non piace e infatti vuole essere chiamata Fitz, soprattutto adesso che è infinitamente arrabbiata con i suoi genitori, da pochi giorni separati. Fitz attribuisce la responsabilità della separazione alla mamma perché ha origliato una conversazione in cui la donna diceva che, nei giorni in cui lei e la sorellina Bente sono con il papà, “Può ritrovare se stessa”. Un’affermazione che sconvolge la ragazzina al punto da farle mettere in discussione tutto il suo passato. La rabbia è tale che Fitz si scrive sul viso una crudele, lapidaria frase: “Mamma deve morire”. Questo la costringe, quando, a causa di un incidente di bicicletta successo al papà e a Bente deve uscire di casa per accompagnarli all’ospedale, a coprirsi il volto con una maschera da tigre. L’ospedale è un mondo; un mondo di preoccupazione e di sofferenza, perché la falange di un dito di Bente si è staccata e si dovrà ricucirla e il papà accusa un mal di pancia molto sospetto, ma è anche un punto di incontro, prezioso per Fitz che conosce Adam, più grande di lei, bello e tenebroso come un attore del cinema, e Primula, una ragazzina innamorata del dottore che l’ha operata al cuore e che, con orgoglio, mostra a tutti la sua ferita.
A. Woltz, Gesso, Beisler 2025
                                                           Traduzione A. Patrucco Becchi

   Recensione completa su Mangialibri: Gesso | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

domenica 11 maggio 2025

Poesie e realtà '45 - '75

Quest'opera in due volumi a cura di Giancarlo Majorino offre un panorama della poesia italiana nel primo trentennio del secondo dopoguerra (1945-1975) ponendosi, come "un'antologia diversa, che rifiuta le regole della corporazione letteraria e riporta poesie, riviste, correnti e contro correnti, gruppi e singoli scrittori nel movimento della realtà. La circolazione dei testi poetici e la ricezione del lettore proletario sono spregiudicatamente collocate all'interno della lotta di classe, nel tentativo di rapportare bellezza, espressione della verità, rivoluzione". Fu una poesia, questa, nata in anni densi di progetti, tra fermenti e utopia, all'insegna di quella speranza - talvolta quasi incredula che il mondo potesse intraprendere una strada nuova, di uguaglianza, di partecipazione attenta, senza prevaricazioni, senza arroganza - eppure e tuttavia, sempre speranza viva.

Nel primo volumetto, che reca come sottotitolo "Il dopoguerra; gli anni della guerra fredda", leggiamo poesie di poeti "già operanti" come Saba e Ungaretti, Quasimodo e Gatto, Sereni e Solmi, Bertolucci e Luzi. Seguono "testi neorealisti" di Giorgio Piovano, Luigi Di Ruscio, poeti oggi quasi dimenticati, e di Rocco Scotellaro. Eppure "Canzone del 14 luglio" di Piovano esprime "adeguatamente ciò che fino ad allora non figurava nel possibile poetico" come vita e rapporti tra compagni. In Di Ruscio troviamo "un coraggioso e coatto impegno a ragionare, a lottare, a non cedere".

Nella seconda parte del volume, dedicato agli anni della guerra fredda incontriamo le pagine di "Officina", rivista che uscì tra il 1955 e il 1958. I redattori erano Leonetti, Pasolini e Roversi, ai quali si sarebbero aggiunti, in una fase successiva, Fortini, Romanò e Scalia.

Il secondo volume, che si riferisce agli anni dal 1968 al 1975, ha come sottotitolo "Il miracolo economico e il centro sinistra", collocandosì così nel cuore della vita politica e culturale della quotidianità italiana del tempo. Vi sono inseriti e commentati i poeti della neoavanguardia, Sanguineti, Porta e Zanzotto; sono citati e analizzati gruppi, riviste e testi di opposizione marxista con riferimento alla poesia, tra questi spiccano le opere di Fortini, Pagliarani, Trasanna, Di Ruscio, Majorino, e l'attenzione a riviste mitiche come "Quaderni piacentini", "Rendiconti", "Angelus novus". Nella seconda parte del libro sono antologizzati testi e poeti più recenti, sempre con riguardo al periodo dal 1968 in poi, ricco di idee, progetti, ribellioni: Morante, Rossi, Giudici, Risi, Bellezza, Neri, Cucchi, Trasanna, Brugnaro, Raboni.

L'indagine su un trentennio di poesia che non può essere né dimenticato né ignorato, e trentennio forse sotto la cenere mai spento, si offre a lettori vecchi e nuovi in quest'opera venuta da lontano e disponibile per la lettura in numerose biblioteche italiane.

Poesie e realtà '45 - '75, a cura di Giancarlo Majorino, Savelli 1977


giovedì 1 maggio 2025

Scaffale locale 16: Mora e Gibin. Due ragazzi d'oro, di Angelo Vecchi

Il 23 febbraio 1945 Enzo Gibin, prelevato a forza dall'ospedale in cui era ricoverato, ed Ernesto Mora furono trucidati e uccisi a Cressa per mano fascista e con inaudita ferocia, a soli due mesi dalla Liberazione. La loro vicenda, mai dimenticata a Cressa e nel borgo anche grazie alla convinta e attiva militanza resistenziale e antifascista delle rispettive famiglie, è ora ricostruita con storica chiarezza e appassionata partecipazione umana e ideale da Angelo Vecchi in un saggio nel quale rivivono le storie dei due giovani, ma anche - come scrive il presidente nazionale dell'ANPI Gianfranco Pagliarulo nella presentazione - "si muovono gli altri attori della tragedia: le famiglie e in particolare le donne, il paese di Borgomanero, la fabbrica, le battaglie, i martiri, i traditori, i boia, il nemico più feroce, tale Roncarolo, un gerarca che nel circondario si portava la fama di torturatore di partigiani".

L'interessante affresco di vita e l'ampio contesto storico in cui viene inserita la vicenda breve ed eroica dei due "ragazzi d'oro" facilitano la lettura del libro anche a chi, giovane ora come Enzo ed Ernesto erano allora, non ha vissuto gli eventi del ventennio fascista e della guerra in cui il regime trascinò l'Italia e nemmeno ha potuto ascoltare la viva voce dei protagonisti di quegli anni. Quattro densi e documentati capitoli e un'appendice conducono i lettori, insieme ad Enzo appassionato di meccanica, dal suo Polesine al Piemonte; e poi all'incontro in fabbrica con Ernesto, fino alla comune scelta di militanza tra i partigiani con il compito di provvedere al "recupero di armi e alla cattura di militi fascisti o tedeschi anche in località lontane dalla propria zona operativa". Un ricco e utilissimo apparato di note indica ai lettori le fonti bibliografiche, archivistiche, documentarie e orali relative ai fatti narrati.

Nell'appendice, oltre alle motivazioni delle medaglie d'oro assegnate ai due giovani partigiani con decreto del 9 dicembre 1948 (Quinto Governo De Gasperi) sono raccolte: tre poesie di Dante Strona; una coinvolgente galleria fotografica; i nomi di battaglia dei partigiani citati nel libro; una pagina dedicata a Gabriele Caione, già presidente dell'ANPI borgomanerese, la cui famiglia è intervenuta a sostegno della pubblicazione di questo libro, che esce sotto l'egida della Sezione ANPI "Medaglie d'oro Ernesto Mora ed Enzo Gibin", "al fine di onorare la memoria, ricordare l'impegno civile e l'opera di valorizzazione della memoria resistenziale di Gabriele" prematuramente scomparso nel 2019.


Angelo Vecchi, Mora e Gibin. Due ragazzi d'oro, Selvatiche Edizioni 2025

mercoledì 30 aprile 2025

L'uomo d'acqua e la sua fontana, di Ivo Rosati e Gabriel Pacheco

Quella narrata ne L’uomo d’acqua e la sua fontana è una storia molto singolare, capace di stimolare fantasia e curiosità, capace perfino di suscitare domande. Infatti, contro questo uomo d’acqua nato per caso, o, meglio, nato da una distrazione, molti si accaniscono brandendo scope, ombrelli, bastoni. Ma lui non si scompone mai davanti all’aggressività e all’incomprensione di chi lo avvicina solo per rimproverarlo, va sicuro e tranquillo, libero e leggero, gentile e generoso. Innaffia i fiori, disseta cani e bambini. Rimane sempre azzurro con sfumature di blu, limpido, come si addice all’acqua pura che lucida e pulisce un mondo spesso grigio e un po’ spento. Eppure, scrive l’autore, “non è facile la vita di un uomo così diverso da essere scambiato per un mascalzone”. Le illustrazioni rendono perfettamente l’assunto del testo: essere diversi, essere originali non è né una colpa, né indice di cattiveria. 

La recensione completa è su Mangialibri: L’uomo d’acqua e la sua fontana | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Ivo Rosati e Gabriel Pacheco, L'uomo d'acqua e la sua fontana,
Zoo Libri 2022

martedì 15 aprile 2025

Antifascismo e Resistenza

Il cofanetto Antifascismo e Resistenza contiene otto volumi in brossura di diversi autori e su diversi argomenti, tutti relativi agli anni dell'antifascismo e poi della Resistenza.

Maurizio Milan si occupa, in Fuoco in pianura, delle azioni realizzate dalla IV Brigata Garibaldi, in Piemonte, dalla vita alla macchia fino alla liberazione di Torino. narrati da fu comandante di uno dei distaccamenti del battaglione Arditi che operavano in pianura. Isacco Nahoum, ex sottoufficiale di cavalleria, diede un valido contributo causa della Resistenza diventando uno dei più validi comandanti delle formazioni partigiane. Con il nome di Milan si distinse durante la Resistenza, portando a termine importanti operazioni.

Arturo Colombi in Nelle mani del nemico racconta la vita di un indomito gruppo di militanti comunisti, dei quali faceva parte, richiusi nelle prigioni fasciste: "... sapevamo che il fascismo, dopo aver soppresso con la violenza la libertà del popolo italiano, avrebbe portato il paese nell'avventura della guerra di aggressione. Ricordavamo la fiera risposta data da Gramsci ai giudici del Tribunale Speciale: Voi fascisti porterete l'Italia alla catastrofe, toccherà allora a noi comunisti salvare il nostro paese".

Aldo De Iaco narra le quattro giornate di Napoli, gloriosa città, che tra il 27 e il 30 settembre 1943 con una rivolta popolare si liberò dall'occupazione tedesca con le sole proprie forze, confermando ancora una volta le proprie virtù di "città che, tra le prime in Italia, nel 1799 levò dinanzi al mondo la bandiera della repubblica, della democrazia, della rivoluzione popolare per la libertà", come ebbe a dire Togliatti.

Giuliano Pajetta in Douce France riferisce, in forma di diario, le vicende del proprio esilio, tra il 1941 e il 1942: "le linee generali del mio lavoro mi appaiono ora più chiare. Noi ci battiamo per la pace, l'indipendenza e la libertà dei popoli; in Francia i nostri compagni resistono sia al saccheggio e alla prepotenza tedesca che ai tentativi di Vichy di instaurare un regime fascista".

Mario De Micheli ripercorre la vicende della Settima GAP bolognese, la cui storia scrisse "una delle più belle pagine del secondo Risorgimento d'Italia".

Guido Nozzoli in Quelli di Bulow narra le gesta della ventottesima brigata Garibaldi, che operò per venti mesi nel ravennate, ricordando le azioni lotta e guerriglia, ma anche "gli uomini, le donne, tutti i lavoratori che hanno aperto la loro casa ai partigiani, che li hanno nutriti e ospitati affrontando i rischi delle spietate rappresaglie nazi-fasciste".

Luciano Bergonzini conclude il suo Quelli che non si arresero, libro sulla storia della Trentaseiesima brigata garibaldi con l'affermazione dell' ideale "di una conquista serena della vita, della pace, del progresso ininterrotto e senza limiti per ogni individuo e per ogni società, della fratellanza e dell'amicizia fra tutti i popoli del mondo".

Robert Katz, studioso e giornalista americano, si interessò a lungo dell’occupazione nazista a Roma e del ruolo della Resistenza romana. Nel suo libro Morte a Roma. Il massacro delle fosse ardeatine esordisce partendo dall’evento che avrebbe scatenato l'orrenda rappresaglia nazista portando all’uccisione di 335 persone: l’attacco di via Rasella del 23 marzo 1944, un atto di guerriglia contro gli invasori tedeschi, il più importante mai realizzato contro le forze di occupazione. La rappresaglia decisa dai vertici del Reich fu terribile e ogni nazista ucciso costò la vita a dieci italiani (più 5 aggiunti per ignoti motivi), membri della Resistenza, comuni cittadini e perfino un prete e un ragazzino di 15 anni.

Antifascismo e Resistenza, Editori Riuniti 1971


lunedì 14 aprile 2025

Scaffale locale 15. Achille Marazza. Il nostro difficile Novecento, di Virginia Carini Dainotti

 

Nell'ottantesimo anniversario della Liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo, alcune pubblicazioni tornano in mente, per diversi motivi, non ultimo la condivisione di memorie e di esperienze con autrici e autori. È questo il caso della biografia di Achille Marazza scritta da Virginia Carini Dainotti e pubblicata il 1° settembre 1987 dalla Fondazione Marazza di Borgomanero, a vent'anni dalla morte di Marazza e a quarantadue dalla Liberazione. Si tratterebbe, a pieno titolo, di un'opera di ampiezza nazionale e oltre, per altezza di ideali e per dignità di memoria, ma caso volle che Achille Marazza fosse nato a Borgomanero nel 1894, che a Borgomanero fosse legato anche attraverso la madre Delia Bonola e allo zio Giulio Bonola Lorella. Ma non solo: fu proprio al Comune di Borgomanero che Marazza donò il cospicuo patrimonio di famiglia, affinché, con lungimiranza e generosità, "la casa padronale venisse adibita a biblioteca pubblica e casa di cultura”. Assegnati i beni al Comune e istituita la Fondazione Biblioteca Pubblica e Casa della Cultura, quest'ultima ebbe come prima presidente Virginia Carini Dainotti, bibliotecaria e ispettrice generale delle biblioteche statali nonché ispiratrice e realizzatrice in Italia della Public Library, la biblioteca per tutti. Nessun campanilismo, né localismo dal miope sguardo, dunque, ma il riconoscimento di un'epoca e di un flusso ampio e vitale grazie ai quali ciò che avvenne in un borgo si inserì nell'ampio andare della storia, nel progredire della cultura, nella volontà e capacità di realizzarne la più ampia condivisione del sapere.

La biografia di Achille Marazza scritta da Virginia Carini Dainotti si propone di offrire il racconto di una "vita esemplare", come scrisse Sandro Pertini nella presentazione del libro, notando, anche che "è grande merito dell'autrice aver fatto rivivere il personaggio sullo sfondo della nostra storia, e non solo della storia della Resistenza; ma anche, e utilmente, di quei vent'anni che hanno visto la ricostruzione, la difficile pacificazione, la rinnovata dignità internazionale dell'Italia". Per questo il sottotitolo del volume inserisce la figura di Marazza nel "nostro difficile Novecento".

Il libro si compone di otto densi capitoli, corredati da un ampio apparato di note, particolarmente utili ai lettori per il reperimento delle fonti. In quegli anni, infatti, non era stato ancora completato l'inventario dell'Archivo Marazza, realizzato, non essendosi mai potuti reperire finanziamenti in loco, solo fra il 2012 e il 2015 grazie al finanziamento da parte del Master dei Talenti promosso dalla Fondazione Giovanni Goria di Asti.

I capitoli spaziano dalla partecipazione di Marazza alla prima guerra mondiale e alla sua iniziale opposizione al fascismo che andava prepotentemente e violentemente insediandosi; dalla "guerra fascista alla guerra di liberazione, alla Resistenza" e al famoso "incontro all'Arcivescovado; dall'attività di governo al lavoro in Parlamento, alla "missione triestina", alla partecipazione ad enti e istituti culturali.

Qui, data l'attuale ricorrenza, ci interessa ricordare il capitolo IV, "Nella Resistenza". Dopo una breve partecipazione alle azioni partigiane in Valle Vigezzo, Marazza, per motivi di salute, dovette lasciare la montagna e scendere a Milano, dove cominciò a intrattenere rapporti con altri "fuorilegge", antifascisti come lui. Di questa intensa attività molti elementi si intuiscono dalle lettere che Marazza scrive alla madre, rimasta nella villa di Borgomanero, e delle quali Carini dà conto. Segue la partecipazione al CLNAI per conto della Democrazia Cristiana, il racconto delle febbrili e intense riunioni in sedi sempre diverse. Fino al documento più importante, la memoria dell'incontro all'Arcivescovado di Milano per trattare la resa Mussolini, insieme a Lombardi e a Cadorna. La memoria, pubblicata integralmente da Carini (pp. 96-109), era già apparsa in un ormai rarissimo volume delle Edizioni Labor del 1965, "La Resistenza il Lombardia" a cura del Comitato per le celebrazioni del XX anniversario della Resistenza. Tra le carte di Marazza relative a questo momento figura anche una lettera di Leo Valiani, sempre del 1965, riportata integralmente in nota dall'autrice (pp. 110-111). In essa Valiani ringrazia Marazza per la sua testimonianza "veramente bellissima, la più obiettiva di tutte; la più disinteressata ed appunto perciò la più rispondente al giudizio che gli storici daranno delle nostre drammatiche vicende".

In questo anno anniversario, nelle contingenze amare e inquietanti che ci tocca di vivere, lo sguardo attento e veritiero della storia ci necessita e, a seguirlo con onestà, potrebbe perfino salvarci o indicarci il cammino. Chissà.

Il discorso di Marazza è qui di seguito nelle foto, così come le lettere di Pertini e Valiani.









Il saggio è presente nelle collezioni di sessantanove biblioteche italiane e potrebbe essere ancora reperibile per acquisti o scambi presso la Fondazione Marazza.