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venerdì 26 aprile 2024

Haiku dell'ape e del giardino, di Eleonora Bellini

"Gli haiku - forma poetica che non avevo mai frequentato - sono nati nel periodo del confinamento a causa del Covid. Attorno alla casa un giardino selvaggio mi permetteva di trascorrere un po' di tempo all'aperto e soprattutto di osservare vita, movimenti, abitudini delle piccole creature animali e vegetali, per nulla toccate dalle tragedia di noi umani. La brevità dell'Haiku, direi la sua esigente brevità, mi ha aiutato a raccontarli. In un confuso periodo di apprensione, la misura dei versi mi ha indotto a perseguire l'essenziale, per quanto possibile". 

Così l'autrice risponde alla domanda sulla genesi della raccolta, postale da Matilde Bella, addetta stampa de La Ruota Edizioni.

La raccolta si era già fatta notare nel 2022 al Concorso Internazionale di poesia, narrativa e saggistica Kanaga, dove aveva ottenuto il secondo posto con la motivazione seguente: "La raccolta si distingue per la novità dell'impianto e la freschezza delle immagini. L'autrice, ispirandosi alla tradizione dell'Haiku è riuscita a creare pur nella brevità richiesta messaggi universali espressi con personale lirismo".

Gli Haiku dell'ape e del giardino sono usciti nel mese di gennaio scorso e hanno ottenuto già diversi riscontri. Tra questi, la recensione del blog di libri "Le letture di Adso (Link Haiku dell’ape e del giardino – Le letture di Adso) e quella di Poetrydream rassegna di poesia a cura di Antonio Spagnuolo, che esordisce così: "Come improvvise e brevi fulminazioni gli Haiku ci avvolgono in una cascata ininterrotta di frasi che lampeggiano tra il motto filosofico e l’accenno al segreto, tra le sospensioni dei sentimenti e la rivelazione del subconscio, così da realizzare un tessuto variopinto di colorite tessere per mosaico". Il testo della recensione per intero si legge qui Poetrydream: SEGNALAZIONE VOLUMI = ELEONORA BELLINI (antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com) 

Il primo haiku del libro:

Sorride l'alba.

Sopra un lago di neve

danza la gazza.

E l'ultimo: 

Vecchia fontana,

canta ancora con voce

vivace d'acqua.

In questa primavera sbarazzina gli Haiku dell'ape e del giardino continuano il loro viaggio di fiore in fiore, di stelo in stelo, raccogliendo suggestioni, emozioni e profumi ovunque si posino. Con piacere Vi terremo informati. 

Eleonora Bellini, Haiku dell'ape e del giardino, La Ruota Edizioni 2024

mercoledì 1 dicembre 2021

Un calendario (dell'Avvento) in filastrocca. 1. Anna del presepe, di Eleonora Bellini

Era notte e pareva giorno

svegliò Anna la luce attorno

e pensando che fosse mattino

uscì la bimba col panierino:

un uovo, pane, una ricottina

la colazione della mattina.


Il suo gatto, occhi di miele,

la seguiva vispo e fedele.

E Anna seguiva la gente a frotte,

curiosa e sveglia nella notte.

Saliva la gente oltre il ponte

la guidava una stella sul monte.


Giunsero tutti a una capanna,

videro un bimbo fare la nanna,

un asino, un bue, una donna bella

e un uomo stanco, sotto la stella.

L'aria era calma, la notte silente,

ferma e stupita tutta la gente.


Il gatto di Anna, pelo di seta,

saltò in groppa alla cometa,

scese accanto al bimbo neonato,

miagolò con tutto il suo fiato

lo seguì Anna e il suo panierino

depose ai piedi del nuovo bambino.

(C) Eleonora Bellini, tutti i diritti riservati


                                                Il Presepio, libro pop-up, Mondadori 1981


sabato 20 novembre 2021

20 novembre Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia. Dialoghetto dell'alba, di Eleonora Bellini

"Un bambino è morto nel bosco,
di freddo e fame come Pollicino,
come Gesù bambino, al freddo
e al gelo, fuori da ogni grotta"

"Mannò, Pollicino si è salvato
e Gesù è morto da uomo. Cosa dici?"

"Un bambino è morto nel bosco
sul confine come Cappuccetto
Rosso in bocca al lupo, come Hansel
nel forno della strega"

"Mannò, Cappuccetto si è salvata
e anche Hansel, il furbacchione"

"Un bambino è morto. Aveva visto
il mondo da poco più di un anno
e ascoltato fragori di battaglia
e sfiorato duri calcinacci. Ignota
al mondo la sua vita piccola"

"Come per tutti i bambini.
Guarda avanti!"

"Bravo! Allora celebriamo in incoscienza
la presente altisonante Giornata
mondiale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza,
l'ennesima e diffusa dissociazione
tra parola e azione. Diamo il via
alle celebrazioni con i consueti librini, giochini.
filmini, motivetti cantati e fischiettati,
posterini, disegnini e tutta la grancassa
del buoncuore (per ventiquattrore).
Caro, quest'anno non partecipo. Mi sale
un tornado dall'anima, mi romba
una tromba d'aria nelle orecchie. E la mia rabbia
urla come mai era successo. Pesto i piedi,
tendo le braccia, vuote, spremo
qualche lacrima, faccio pietà. Sono
la Pietà".

Un bambino è morto sul confine. Dall'Oriente
oggi il sole non è sorto. Sulla foresta
si stende l'ombra dell'oblio. (I notiziari
cicaleggiano di PIL).

Eleonora Bellini
Borgo Ticino, 20 novembre 2021
Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza

                                                                 Foto dal web (TSI)


venerdì 12 novembre 2021

Stanze d'inverno e altre poesie, di Eleonora Bellini

Raccolta di poesie con nota di lettura di Alfredo Luzi. In copertina riproduzione di un monotipo di Ario (Ariodante Marianni), 1964. L’attualità culturale e sociale dell’intera raccolta risiede, a mio parere, anche nella consapevolezza ecologica che Eleonora Bellini esprime assumendo una prospettiva sistemica di luogo e di ambiente, nel suo dare ospitalità testuale al paesaggio e alla natura e nel dare voce alle creature non umane. La sua poesia è abitata da talpe, lumache, gazze, pavoni, locuste, formiche, e lo spazio è definito dal pesco, dal ciliegio, dall’ortensia, dalla rosa, dal prato. In La finestra aperta è, ad esempio, la vista di una coccinella a spingere la figura femminile a riflettere su “quanto bene gli insetti / conoscano i misteri della vita”, mentre in I lupi l’autrice, parlando del ritorno dell’animale selvaggio in alcune zone del Piemonte, svolge le sue considerazioni sul rischio dell’inquinamento prodotto dai contemporanei convinti, a torto, che “tutto va bene / per gli umani, tutto / tranne i lupi” (Alfredo Luzi)

Il suo libro è di una rara profondità e eleganza e risospinge indietro, a stagioni che appaiono nel gioco della memoria sempre più struggenti. Ma è un libro, anche, capace di stabilire con il presente un rapporto radente fino alla crudeltà. Non viviamo tempi allegri, ma questi ci sono toccati (Franco Contorbia)

Composta di due parti e di otto sezioni, la raccolta si snoda tra testi brevi e testi narrativi di varia lunghezza, tra versi fulminanti di verità e dialoghi tenuti sul registro di un’ironia (sulle cause e sulle conseguenze di un atto-evento) imperdonando il nonsenso dell’ovvietà, tra il muro del definitivo non scalabile e il tentativo reiterato di trovare crepe (Maria Lenti)

Il linguaggio è, come sempre, di una coloritura, di una leggerezza, di una immaginazione creatrice, che non perdono mai il dialogo infinito con le radici della realtà in cui viviamo. Sono poesie nelle quali si rispecchiano le penombre di poeti che lei molto ama: si leggono e si rileggono senza fine. La cascata creatrice delle parole che rimandano anche  alle esperienze quotidiane, che si rinnovano ogni giorno, rendono questo libro ancora più entusiasmante (Eugenio Borgna)

L’amore per la poesia non Le viene meno, e La ritrovo fra gli alberi e gli insetti del Ticino, anzi, se non erro, in autoritratti camuffati come “Quattro chiacchiere da ballatoio senza ballatoio” (Carlo Carena)

Il libro mi ha molto colpito, in particolare nella successione dell'Avvento, ma tutto in generale (Paolo Ruffilli)

Eleggendo l'inverno a luogo privilegiato di osservazione e di contemplazione, grazie a queste "stanze", Eleonora Bellini ci offre una raccolta ricca ed eterogenea in cui si trattano i grandi temi dell'esistenza: il significato del tempo e della vita, il rapporto fra uomo e natura, l'eredità insopprimibile dell'infanzia in ogni uomo e donna, il bisogno di ricostruire un rapporto con l'altro e il senso di comunità (Fabrizio Bregoli) 

Alcune recensioni on line:

Anna Maria Curci su Poeti del Parco Poeti del parco

Gualberto Alvino su Treccani

Alessandro Fo in Voci di scrittori del nostro tempo 

Antonio Spagnuolo su Poetrydream

Emilio Capaccio su Limina Mundi - Per l'alto mare aperto

E su questo blog la lettura di Giannino Piana: LE LETTURE DI DON CHISCIOTTE: "Un carattere decisamente militante". Giannino Piana recensisce "Stanze d'inverno" di Eleonora Bellini




venerdì 1 ottobre 2021

Nonni e gabbiani, di Eleonora Bellini


Con indulgenza i nonni

contemplano i giochi dei bambini,

perdonano spruzzi, strilli, soffi

di sabbia innalzata nella corsa.

Con tenerezza i nonni

perdonano i capricci dei bambini,

le fuggitive lacrime

di chi al vento non vide

cader che gli aquiloni. Traballano,

con unisono passo sulla sabbia

che scotta, nonni e nipotini. Battono

le ali - forse applaudono? -

nell'alto del cielo i bei gabbiani.




domenica 22 marzo 2020

VIRUS, poesie di Eleonora Bellini


VIRUS 1
Poesia estremamente sgradevole
 
Non fu una cosa grande, un incommensurabile
volume, un ponte che crolla, un meteorite,
nemmeno una guerra (le guerre sono tante,
ci sarebbe solo da scegliere per quale
provare pena o sdegno) a fermarci, ma l'essere
più piccolo a noi noto. Un virus, uno dei tanti,
ma ancora sconosciuto. Un imprevisto (ma invisibile)
sul palco, a scena aperta. Come si reagisce
all'invisibile? Come in ogni questione di coscienza,
ciascuno ha il modo suo: uno deplora,
l'altro condanna, l'altra ha cieca fede, le vecchie
signore disertano le opere di assistenza
ai bisognosi, i pensionati non presidiano
i cantieri, le ragazze e i ragazzi si ubriacano
perchè "l'alcol, è noto, disinfetta". Le poete
e i poeti poetano, questi sfaccendati. D'altra
parte la stagione è propizia: primavera. La prima
margherita, la seconda farfalla, il terzo
narciso, le sette note degli uccelli e così via.
Il virus intanto, l'inscalfibile, di poesia
certo non si cura e guadagna territorio.
Ci ricorda che anche i bambini vorrebbero spazi
da conquistare, ora che tutti più che mai si occupano
delle loro occupazioni. "Non c'è scuola,
ma non è vacanza!", quindi affacendiamoli
con lezioni a distanza, favole al cellulare
(chissà mai che le potenti onde radio
si friggano anche il virus), l'importante
è poterli affidare all'onnivoro mago del virtuale,
il diversamente virus. Che fare dunque
al cospetto all'invisibile? Non ci sono
consigli validi per tutti, quaggiù il mondo
è piccolo, la vista corta, l'udito falsato dal frastuono
e il nemico non ci viene incontro con falangi
ben equipaggiate, ma sguazza fin dentro
il nostro sangue. Non innalza vessilli
e non stila cataloghi di salvezza. Esiste.
E noi allora che faremo? Saremo sconfitti,
vinceremo? Ciascuno custodisce in sè
la sua risposta e a tutti è data una certezza:
siamo una specie sulla terra, una specie
non eterna.


 
VIRUS 2
Beni non essenziali
Quando il pestilente HUB spense le luci,
il traffico fu ridotto all'essenziale e un poco
dell'essere cominciò a vedersi grattando
via la crosta all'apparire
e le polveri fuggirono dall'aria come stormi
di uccelli dallo schioppo, i bambini
compresero che era iniziata, chissà come,
una vacanza. I nomi dei giorni non contavano
e la carta dei quaderni stava per finire
e così l'inchiostro delle stampanti, i fogli
sciolti e forse anche le penne e le matite.
(Beni non essenziali, e certo non
commestibili).
E se fossero serviti per giocare? Nacque
così la nobile schiera dei ritagli, barchette
e areoplanini, pupazzi e pezzettini, case
di bambole, maschere e farfalle, giochi
di pensiero. Si rimpicciolì la stanza, dispiegò
le ali e i colori l'orizzonte.





martedì 7 gennaio 2020

Legno estivo, di Eleonora Bellini


Legno estivo, raccolta di  trentacinque poesie nate durante un'estate brevilunga su facebook, esce ora in libro cartaceo. L'estate nelle sue molte sfaccettature, spesso molto lontane dall'enfasi vacanziera, vive tra queste pagine, tutte da leggere fin da subito, dopo che il solstizio d'inverno annuncia il ritorno della luce, il prolungarsi del giorno. Il titolo si riferisce alla botanica, ove viene detto ''estivo il legno secondario del fusto, che, nelle piante legnose, si forma verso la fine del periodo vegetativo, ed è di norma più compatto e più scuro di quello primaverile''. 

I primi, positivi, riscontri di lettura affermano che

"Legno estivo", tra lacerti di bestiario e osservazioni della realtà odierna, tra evocazioni del tempo andato ("La frangetta") e riflessioni leopardiane sul presente e sulle sue brutture ("I cani"), si àncora alla più alta saggezza dei bambini come sola speranza di salvezza (ed "estate" echeggia "restate") (Fabio Scotto).

"Legno estivo" (e foglie autunnali), offre pensieri intimi e sguardi aperti sul mondo (Carlo Carena).
"Molto bella l'immagine stessa del legno estivo, che evoca qualcosa di epifanico che pare riferirsi ad una rigenerazione della natura con il calore della luce quando si accresce il tronco degli alberi. Si respira nei versi una vena neolirica ed elegiaca tout-court" (Raffaele Piazza).
Un'acuta recensione a firma di Maria Lenti si legge sul sito di Poeti del Parco
Proponiamo qui la poesia Il ghiro

Il ghiro che volteggia
sui fili, che rimbalza
sui rami non si cura
della nostra bassura
ma nemmeno dell'inquieto
mare che percuote il golfo.
Il ghiro corre alla ricerca
di frutti nei giardini, coglie
cibo luce amori prima
del sonno che l'autunno
gli prepara. É ignaro
perfino delle foto in cui mi ostino
a bloccare le sue corse,
con questa mia sciocca ostinazione ad inseguire
istanti in sé perfetti e inenarrabili.
Youcanprint, 2019

martedì 22 maggio 2018

Ciao, ciao, maestra!

E' tempo di saluti, anche per i più piccini. Alcuni lasciano il nido, altri la scuola dell'infanzia: il loro cammino continua in nuovi luoghi, per nuovi sentieri.
Alle bimbe e ai bimbi, alle maestre e ai (pochi) maestri, ai genitori, sono dedicate queste due filastrocche. 

Ultimo giorno di asilo nido

C'era una volta un bebé
che strillava ué ué,
ero io senza parole,
gatton gattoni e capriole.

Gatton gattoni, poi ho imparato
e sue due piedi mi sono alzato,
mi sono alzato a camminare,
non ero più da solo a giocare.

Il cucchiaino stretto in mano
ho mangiato piano piano,
piano piano ho preso a parlare,
ho imparato perfino a cantare.

Ho imparato così bene
che ora fermo nessuno mi tiene,
care tate, devo andare,
però mai vi potrò scordare.

©Eleonora Bellini


Ultimo giorno di scuola materna

Cara maestra ti prendo per mano,
fuori di classe ti accompagno,
fuori di classe come fiori nel prato
vedo le cose che mi hai insegnato:

fogli di carta da colorare,
storie di voci da ascoltare,
suoni di canti da cantare,
libri di pagine da sfogliare.

Cara maestra io devo andare,
mi aspetta la scuola elementare.
Mi piacerebbe portarti con me
(sono sicuro: piacerebbe anche a te),

io vado da solo perché sono cresciuto
ma qui ti lascio un augurio e un saluto:
che il prossimo anno i nuovi piccini
facciano sempre i bravi bambini.

©Eleonora Bellini



giovedì 17 agosto 2017

Poesia in musica 1

Inauguro in questo penultimo scorcio d'estate una piccola rubrica dedicata a mie poesie musicate. Per cominciare propongo due liriche ("Brezza" e "Aria") tratte da RADICI, raccolta di liriche ispirate agli antichi quattro elementi costitutivi del mondo: fuoco, aria, terra, acqua. La rivisitazione avviene in chiave contemporanea e si muove tra filosofia e vivere quotidiano, spazi non così lontani come potrebbe apparire a prima vista. 

BREZZA

La brezza s'infrange sulla selva
d'antenne dei tetti di Roma, langue
sulle tegole arse, nel cavo dei terrazzi.
Ma stormi di storni la ridestano, 
prendono il largo, volano compatti,
scendono, divagando alti sugli umani
richiami e sugli ingorghi del traffico.

Il vecchio che alza il capo
ricorda stagioni verdi e chiare,
stacca dal geranio qualche foglia,
la pone tra le pagine del libro che abbandona
sul davanzale, inerme,
le carte scompigliate.

"Brezza", musicata e cantata da Royston Vince, si può  ascoltare qui: https://www.youtube.com/watch?v=KTQxEhOgXH0&feature=youtu.be

ARIA

Pesci d'aria nell'elemento
invisibile nuotano, li vedi?
Parola di breve radice
amica di vento, luce, cielo,
celeste nei graffiti bambini
soffio di lettere nelle antiche
lingue indoeuropee.
Aria annientata dai gas
opaca cortina, nuvola bassa e ritornello
di polvere. E' ancora
aria questa che ci avvolge maligna
e che ci stringe?
                          Lavora
come rete a strascico, impietosa.
Aria.

Royston Vince, londinese, è musicista e docente di musica.

J. Brueghel, Aria, 1613 c.a.

Eleonora Bellini, ριζώματα radici, 2014 (edizione a tiratura limitata, numerata e firmata dall'autrice)

sabato 2 luglio 2016

Ancora su "ριζώματα, radici", di Eleonora Bellini


Sulla rivista novarese INFORMALE si può leggere una nuova recensione a "ριζώματα, radici", la raccolta pubblicata in occasione dell'evento di Mimesis. La natura svelata ad arte, tenutosi a Belgirate, in collaborazione con l'associazione culturale "Pietro Borsieri" nel 2014 e nel 2015. Autore della recensione Giannino Piana.


Recensione di Giannino Piana, su INFORMALE, n. 5/2016

lunedì 4 maggio 2015

ριζώματα radici, di Eleonora Bellini. Una recensione e un link

La recensione di Angela Costanzo, su Capoverso n. 2/2014

ριζώματα radici è stato stampato in edizione limitata e numerata in occasione della mostra d'arte, letteratura, musica Elements di Mimesis, tenutasi a Belgirate (VB) il 3 e 4 maggio 2014, un anno fa.

Le poesie, sei per ciascuno dei quattro elementi classici dell'antica filosofia della natura, si possono leggere integralmente cliccando su Academia.edu 




In anteprima ecco due liriche dalle sezioni Fuoco e Aria


Incendio

L'incendio della macchia su in collina
fa paura come ai primitivi l'ira cieca
del più crudele dio. Ma i vigili del fuoco
accorsi in stuolo raccontano che incauto
un giovane gruppo di boy scout
dimenticò di spegnere le braci della cena.
Si estingue così sotto la vampa d'acqua
l'ennesimo sogno metafisico.



Pappo  

E' quasi estate e ai bordi della strada
bianchi soffioni dondolano il capo.
Il bimbo che li vede
ne raccoglie un mazzo.
Corre via il bimbo con il braccio teso
e lo segue una scia di bianche ali
che ondeggiano nell'aria strette ai semi.
Sciamano ovunque,
cercano brandelli di terra
negli anfratti delle pietre e del cemento.
Leggeri volano e sono
di loro leggerezza assai fecondi


© Eleonora Bellini