Visualizzazione post con etichetta Giacomo Leopardi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giacomo Leopardi. Mostra tutti i post

martedì 15 ottobre 2024

Zibaldone, di Giacomo Leopardi

Dal 1817 al 1832 Giacomo Leopardi annota nel suo “zibaldone” - una raccolta di appunti scritti giorno dopo giorno - pensieri, ricordi, riflessioni su vari e diversi temi. Dà vita, così facendo, a un’opera immensa di ben 4525 pagine manoscritte. Numerosi i temi su cui Giacomo si interroga, su cui esercita il proprio pensiero, sui quali conclude con sentenze dal sapore definitivo: religione cristiana e natura del creato, piacere e dolore, illusioni della ragione e del cuore, disperazione e amarezza, stato di natura e civiltà umana, nascita del linguaggio ed etimologia delle parole, bene e male, mito e memoria, rapporto tra antichi e moderni, la poesia e le memorie personali, note e appunti tratti da letture. Annotazioni, quelle dello Zibaldone, che sembrano occasionali e aventi carattere di provvisorietà, ma che ci offrono anche anticipazioni di temi poi sviluppati in altre opere come i Canti, le Operette morali, i Pensieri. Un esempio è dato dal ricordo, o rimembranza: “La rimembranza è essenziale e principale nel sentimento poetico, non per altro se non perché il presente, qual ch’egli sia, non può essere poetico; e il poetico, in uno o in altro modo si trova sempre consistere nel lontano, nell’indefinito, nel vago”. 

La recensione si legge per intero su Mangialibri, al link: Zibaldone | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

venerdì 4 ottobre 2024

Canti, di Giacomo Leopardi

Sintesi e racconto in versi del pensiero e della vita di Leopardi, i Canti comprendono quarantuno componimenti poetici, Frammenti finali compresi, dal giovanile All’Italia fino all’acuta e travagliata La ginestra o fiore del deserto. I testi che aprono l’opera sono nove canzoni composte tra il 1818 e il 1823. La “canzone” era ritenuta, fin dal tredicesimo secolo, la forma lirica più nobile. Giacomo la abbraccia e la elabora con la maestria, l’originalità e l’ineguagliabile fascino che conosciamo [...]

Scrisse Benedetto Croce: “Non bisogna lasciarsi fermare dalla somma correttezza e proprietà ed eleganza con la quale la poesia del Leopardi si presenta, ma guardare in là e osservare che sotto quella irreprensibilità letteraria, se non si avverte mai vuoto nel pensare e nel sentire, nondimeno, poeticamente, si ritrova ora il forte ora il fiacco, ora il pieno e ora il lacunoso, e affermare che la poesia del Leopardi è assai più travagliata di quanto non si sospetti o di quanto non si creda. C’è in essa dell’arido, c’è della prosa, c’è del formalmente letterario, e c’è insieme poesia dolcissima e purissima e armoniosissima; e forse quell’impaccio, che precede o segue i liberi movimenti della fantasia e del ritmo, fa meglio sentire il miracolo della creazione poetica”.

La recensione si legge per intero su Mangialibri al link: Canti | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Giacomo Leopardi, Canti, Feltrinelli 2022


lunedì 28 novembre 2016

IO, GIACOMO, di Palmina D'Alessandro

Nella bella cornice della settecentesca villa Marazza di Borgomanero si è svolta sabato 26 novembre, nel salone d'onore lo spettacolo condotto e recitato da Alessandro Sorrentino "Io Giacomo". L'evento, realizzato con il contributo della Fondazione Marazza, che in questo edificio ha la sua sede, rientra perfettamente nello spirito di Achille Marazza (Borgomanero 20 luglio 1894-Verbania 7 febbraio 1967), uomo di alto profilo politico e di grande spessore culturale, il quale, nel lasciare al Comune di Borgomanero la villa di famiglia, volle che essa divenisse una casa di cultura e che fosse mantenuta al suo interno una biblioteca pubblica, che oggi possiede un ingente patrimonio di libri, stampe, documenti, pergamene, incunaboli.
Proprio questa mi ha riportato alla mente un'altra biblioteca, quella di Palazzo Leopardi a Recanati, dove il giovane Giacomo sacrificò la sua giovinezza e la salute.
Ed è sulla vita di Giacomo (il titolo " Io Giacomo" lo conferma), ad di là degli stereotipi e degli accademismi, che Alessandro Sorrentino ha voluto porre l'accento nel suo intervento, offrendo al numeroso pubblico presente in sala un'immagine inedita del poeta recanatese.
Le letture da lui proposte e ben documentate, frutto evidente di uno studio attento e profondo di autorevoli fonti bibliografiche, hanno evidenziato il difficile rapporto di Giacomo con i genitori, in particolare con la madre, gelida e dispotica; il suo profondo legame con i fratelli, Carlo e Paolina; i sogni, i giochi dell'infanzia nel soffocante ambiente familiare; il primo innamoramento per la cugina Geltrude a causa della quale, di cui ammirava la bellezza (alta, magra, occhi neri,intensi), proverà i primi tormenti d'amore. Gli ultimi anni nella chiassosa Napoli dei lazzaroni su cui incombe il terribile colera del 1837.
Insomma, da questi scritti emerge un Leopardi molto diverso da come ci viene presentato sui banchi di scuola. Alessandro Sorrentino, alternando letture, dalle quali affiora, in tutta la sua complessità, la personalità di Giacomo, e declamazione delle sue liriche, ha saputo perfettamente immedesimarsi nello scrittore suscitando in chi lo ascoltava una profonda emozione.
La sua calda, profonda voce difficilmente lascia indifferente chi lo ascolta e non è un caso che recentemente, in occasione del 60° Anniversario del " Trebbo Poetico recanatese" dedicato a Giacomo Leopardi gli sia stata consegnata dal presidente del Centro Nazionale di Studi Leopardiani, Fabio Corvatta, una pergamena con questa motivazione:
"Riconoscimento a un artista che offre la sua arte e la sua anima nel far rivivere i poeti. Con la sua importante voce entra con garbo nella interpretazione delle liriche, riconsegnando intatta al poeta la sua centralità. Un mestiere che gli permette di offrire alla società e al prossimo momenti di bellezza. Un interprete molto speciale del nostro Giacomo"
(C) Palmina D'Alessandro

"Nessun prete voleva riceverlo in chiesa. Il Ranieri parlò a parecchi parrochi, e tutti no: gli fu indicato quello di San Vitale come uomo di manica larga e ghiotto di pesci. Ei tosto corse a la Pietra del pesce, comperò triglie e calamai, e ne mandò un bel regalo al parroco, il quale si lasciò persuadere, e fece allogare il cadavere nel muro esteriore accanto la porta della chiesa. Così per pochi pesci Giacomo Leopardi ebbe sepoltura. Queste cose me le diceva il Ranieri, ed è bene che il mondo le sappia queste cose. (Luigi Settembrini) 

venerdì 26 dicembre 2014

Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere, di Giacomo Leopardi

[...]
Passegere. A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passegere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passegere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passegere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passegere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passegere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passegere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passegere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti.
Passegere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passegere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
[...] 

Scuola francese, Le colporteur, XVII secolo

Non sappiamo che cosa ci riserverà il futuro immediato, per questo ad ogni Capodanno rinnoviamo gli auguri, per questo sfogliamo con trepidazione e speranza il calendario dell'anno che verrà. Leopardi, pacato disilluso saggio, nel breve dialogo del venditore di almanacchi e di lunari con un passante ci rappresenta l'atteggiamento degli esseri umani di fronte agli eventi noti e a quelli che il caso determinerà in futuro nella vita di ciascuno. La vita felice è attesa ad ogni svolta del tempo, mentre la vita reale trascorre nell'attesa, il presente si appanna, la disillusione si scioglie in speranza.