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sabato 18 gennaio 2025

Tempesta Matteotti, di Luisa Mattia

« ... avevo in mente una storia che si svolgesse negli ultimi mesi della vita di Matteotti fino alla sua morte, con al suo interno, accanto ai protagonisti realmente esistiti, Giacomo Matteotti e sua moglie Velia, personaggi di fantasia come Cesira, la giovane domestica e Augusto, il garzone di Remo, il fornaio di casa Matteotti, che in un primo momento si fa affascinare dalla rozza propaganda fascista. [...] L’idea era quella di scrivere un libro su Matteotti che arrivasse al cuore dei ragazzi, che stimolasse i loro pensieri, che facesse accadere qualcosa dentro di loro» così Luisa Mattia narra in una intervista a LEFT dei 5 agosto scorso la genesi e l'intento di "Tempesta Matteotti", romanzo dedicato a Giacomo Matteotti nel centenario del suo assassinio di cui Mussolini, in un celebre discorso, si assunse, lui "solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto".

Luisa Mattia si sofferma sulle consuetudini della vita domestica di Matteotti, sulla delicata tenerezza del rapporto con la moglie, sull'affettuosa giocosità del tempo che dedica ai suoi bambini, sul suo senso del dovere e sulla fermezza con cui, senza mai farsi intimorire, si dedica al proprio lavoro di deputato socialista. "Tempesta" era definito Matteotti dai compagni di partito, per il suo coraggio e per la sua indomita e forte determinazione nel difendere le proprie idee e il popolo che rappresentava in parlamento. Giusto e forte, ma anche delicato e gentile egli appare alla giovanissima domestica Cesira, che partecipa alla vita familiare di Giacomo e di Velia e che guarda alla coppia con sconfinata ammirazione. Così Cesira non può non paragonare Augusto, il suo corteggiatore, il garzone del fornaio goffo e analfabeta, brusco e rude nel corteggiamento, al dottor Giacomo, uomo forte e coraggioso, ma mai violento.

I tempi sono duri e crudeli, le milizie del duce, rozze e millantatrici, si fanno sempre più aggressive e violente. Il 10 giugno 1944 Matteotti viene rapito, manganellato e ucciso; il suo corpo, abbandonato in campagna, sarà ritrovato solo due mesi dopo.

Raccontare ai ragazzi questa vicenda con il suo tragico epilogo significa raccontare, personificandole e dando loro un volto, un nome, dei sentimenti che cosa sono la democrazia e la libertà: non vuoti nomi, ma ideali tradotti, giorno per giorno, in scelte e azioni concrete. Suggestivo e toccante il capitolo "Sono morto un attimo fa" in cui Giacomo, ormai privo di vita, descrive la sua morte, le azioni dei suoi assassini, pensa con struggente nostalgia a Velia e ai bambini: "non avranno altre fiabe da me, né Velia i miei baci". Questo romanzo, opera di fiction con salde radici storiche, offre ai giovanissimi lettori un percorso sulla strada della storia. Percorso essenziale perché "chi non conosce la storia è destinato a ripeterla", come sta scritto in trenta lingue sul monumento all'ingresso del campo di concentramento di Dachau.


Luisa Mattia, Tempesta Matteotti, Lapis 2024



domenica 28 gennaio 2018

Il ritorno di Achille, di Luisa Mattia

Quando alla vecchia scuola media si leggeva per intero, o quasi, l'Iliade, chi non è stato affascinato dalla figura di Achille, forte, bellissimo, quasi divino? Ora è raro che il poema omerico venga affrontato per intero a scuola e le traduzioni classiche o letterarie risultano difficili per le ragazzine e i ragazzini abituati a letture svelte, veloci, nonché a un linguaggio secco ed essenziale. E' importante, allora, che esista questo libro, in cui Luisa Mattia racconta, come un romanzo, l'epica di Achille e la storia di Akel, il suo figlioletto. "Mi è capitato di scoprire che esisteva un piccolo poema che raccontava di come la dea Teti, madre di Achille, non volle rassegnarsi alla morte del figlio e invocò Zeus affinché lo facesse tornare alla vita. E il re degli dei la accontentò... - scrive l'autrice nella Nota conclusiva - Come potevo resistere alla voglia di raccontare?"
Il romanzo inizia con un sogno di Akel, il figlio di Achille, che vive a Skyros con il nonno e la mamma Deidamia. Il bambino sogna grandi imprese: sconfiggere mostri, sgominare malvagi, trionfare di forza, coraggio e intelligenza sono le fantasie costanti dei suoi giorni. Tuttavia un pensiero lo rattrista: perché suo padre non torna? Sarà vero ciò che la mamma e il nonno raccontano di lui descrivendolo come eroe di rara bellezza e di grande valore? O sarà vero ciò che si mormora in città  e ciò che il perfido Aris gli sibila in faccia con cattiveria: tu sei un bastardo!
Un giorno Achille il grande arriva, su una maestosa nave; sta radunando guerrieri per superare l'impasse dei Greci attorno a Troia. Achille non sa che cosa significhi avere un figlio e Akel è stupefatto e affascinato insieme dalla parola che gli sale alle labbra e che finalmente è indirizzata a un essere umano in carne e ossa, non a una sua fantasia: padre. Achille però si fermerà solo pochi giorni che, tuttavia, saranno fondamentali per la formazione del piccolo Akel, anche se una mancata promessa e la partenza furtiva dell'eroe causeranno una profonda delusione al ragazzino. Dopo aver giurato di non credere mai più agli adulti, Akel si impegna per diventare un guerriero forte e indomito, come suo padre, forse di più. Lo ritroveremo dieci anni dopo nascosto nel cavallo di legno che espugnerà Troia, insieme ai più forti e nobili guerrieri greci. Ma Akel, a quel punto, sarà cresciuto non solo di muscoli, ma anche di mente e sentimento: il giorno della vittoria, contempla il trionfo e insieme piange i morti, i troppi morti di quella guerra; i morti tra i vinti e i morti tra i vincitori. Lo invade la nostalgia di casa, della sua isola, di Atina che giocava con lui bambina: "Ora che conosceva la guerra, era il tempo di imparare la pace".

Luisa Mattia, Il ritorno di Achille, Illustrazioni di Rita Petruccioli, Piemme, 2017