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lunedì 1 giugno 2026

Scaffale locale 21: Borgomanero 1946-1948

Il quaderno di 142 pagine, uscito nel 2007, prende spunto dal sessantesimo anniversario del voto alle donne per proporre alcuni temi e ricordi di vita pubblica e privata di un grosso paese del Nord Ovest piemontese, dopo la fine della seconda guerra mondiale. Anni di grandi speranze, di fiducia nella pace, di desiderio di sicurezza economica. Il libro è suddiviso in quattro parti: 1. Speranze di anni difficili; 2. Le donne al voto e non solo; 3. I luoghi della memoria; 4. Scritti riproposti. Al link LE LETTURE DI DON CHISCIOTTE: Scaffale locale 3A: Quaderni borgomaneresi 2005-2007 si trova, in questo stesso blog, una brevissima sintesi degli argomenti.

Qui riferiremo in breve il contenuto degli articoli relativi alle donne al voto, fatto di cui ora si parla ovunque e moltissimo, allora, vent'anni fa, ricordato da pochi. La breve sezione che si occupa di questo tema comprende tre brevi articoli dedicati alla partecipazione femminile alla vita pubblica nel borgo. Il primo, di Anna Maria Pastore, dopo un sintetico excursus sulla condizione femminile in Italia dall'Unità alla Liberazione, presenta i risultati delle interviste ad alcune protagoniste di quegli anni, tutte recatesi a votare per senso del dovere, ma "senza enfasi" essendo coinvolte principalmente nei problemi del vivere quotidiano e nella possibilità di poter, finalmente, costruire il proprio futuro. Segue poi, della stessa autrice, una nota sull'andamento del primo voto delle donne in tutta la penisola, con riferimenti alle madri Costituenti, un esempio forte per ogni elettrice: "poter votare fu allora come riprendere a vivere, come riconoscersi, come desiderio di ricostruirsi". 

Nel suo contributo, la maestra Carla Zanetta ricorda "l'occasione storica per il fatto che, per la prima volta, poterono votare anche le donne", che già avevano partecipato alle elezioni amministrative, grazie a un'attiva mobilitazione. Riporta inoltre i dati delle elettrici di Borgomanero suddivisi rione per rione: una colonna riporta il numero delle aventi diritto, l'altra il numero di quelle che effettivamente si recarono al voto. L'affluenza alle urne testimonia il grande senso del dovere e la sicura speranza delle donne: 4892 erano le aventi diritto, 4417 andarono a votare. Ci fosse ai nostri giorni questo entusiasmo!

Il libro contiene anche una essenziale documentazione iconografica, grazie alla quale chi allora non c'era può immergersi almeno un poco nell'atmosfera di un anno importante per l'Italia. 


domenica 16 novembre 2025

Scaffale locale 20: Storia della spezieria medicinale nella Città de La Cava, di Salvatore Milano

Quando sentiamo la parola storia, subito la nostra mente corre ai nomi e al ricordo di famosi condottieri, re e imperatori, papi, esploratori e a tutte le altisonanti personalità narrate sulle pagine dei libri che studiamo fin da piccini. E tuttavia storia è anche - forse soprattutto - il progressivo crescere della scienza e della cura intese ad alleviare e a guarire, per quanto possibile, i malanni umani.

Questo libro, di grande formato e di ricca iconografia, accompagna i lettori in un viaggio lungo tredici secoli attraverso la storia di medici e speziali dell'antica Città della Cava (Cava de' Tirreni, Cetara e Vietri sul Mare) raccontando, grazie a una notevole documentazione di archivio e iconografica, il "ricco patrimonio culturale e scientifico [...] di produzione e di scambio di conoscenze mediche, in particolare nel campo della terapeutica. Le spezierie, con le loro vetrine ricche di erbe, unguenti e preparati, non erano solo negozi, ma veri e propri laboratori dove si sperimentavano nuove composizioni e si conservava il sapere sulle proprietà curative delle piante. In questo ambiente vivace e stimolante, speziali e medici collaboravano a stretto contatto, contribuendo allo sviluppo di una farmacopea sempre più sofisticata ed efficace" (dalla prefazione di Luciano Mauro).

I sette densi e rigorosi capitoli che approfondiscono la storia della spezieria medicinale cavese sono suddivisi cronologicamente a partire dal XIV secolo fino a tutto il Novecento e ricostruiscono le storie dei medici e degli speziali, antenati degli odierni farmacisti, che operarono in contatto continuo e proficuo tra di loro e con la nota e autorevole Scuola Medica Salernitana. L'autore non manca di descrivere, inoltre, il contesto sociale, economico e culturale che accompagnò e favorì l'evoluzione delle professioni medica e farmaceutica nel territorio fino al Novecento, quando "la professione del farmacista cambia radicalmente [...] e sono ormai le case farmaceutiche a produrre farmaci e non più il farmacista a confezionarli. Resta comunque fondamentale la sua figura professionale [...] per la continua qualificata assistenza rivolta al pubblico". Nel 1901 operavano a Cava otto farmacie (Accarino, Avigliano, Farina, Panza, Salsano, Conte, Coppola, De Filippis); ad esse si sarebbero aggiunte, nel secondo e nel terzo decennio del Novecento, le farmacie "del Duomo" di Antonio Carleo e quella di Fortunato Pisapia.

Un notevole numero di notizie storiche e archivistiche sui titolari delle farmacie, sugli arredi di cui esse erano dotate e sui loro registri e volumi sono riportate negli ultimi due capitoli: Viaggio tra le spezierie della Città de La Cava. Regesto dei documenti e La spezieria manuale, ovvero la drogheria, antesignana, tra l'altro, della moderna pasticceria.

S. Milano, Storia della spezieria medicinale, AreaBlu 2025


mercoledì 16 luglio 2025

Scaffale locale 19: Marcella Balconi

Trascrivo qui di seguito un breve testo dedicato a Marcella Balconi nel decennale della morte. Il testo apparve originariamente sul sito della Consulta delle donne di Wanda Montanelli. Lo si può ancora trovare al link che segue: LA DOTTORESSA BALCONI AMICA DEI BAMBINI - Consulta delle Donne di Wanda Montanelli

In occasione del decennale della morte sono usciti in Piemonte due libri per ricordare la figura di Marcella Balconi (1919 – 1999), pioniera della neuropsichiatra infantile nel nostro Paese, e non solo. Tra le prime laureate in medicina in Italia, ancora studentessa Marcella fece le prime esperienze professionali affiancando il padre, medico condotto a Romagnano Sesia (NO), nel suo ambulatorio. Dopo la laurea in medicina a Pavia entrò nella Resistenza come ispettrice del servizio sanitario, operò in Valtellina e successivamente presso il comitato regionale piemontese delle Brigate Garibaldi a Torino. L’esperienza resistenziale determinò le sue scelte di vita: abbandonò infatti l’ambiente accademico per dedicarsi al servizio sanitario pubblico, nel quale poteva conciliare le proprie scelte politiche e sociali (era comunista) con l’attività medico – scientifica. Dichiarò in uno scritto del 1984: “… al ritorno [dall’esperienza partigiana, n.d.r.] ho giurato che avrei fatto il possibile per rendere più facile e piacevole la vita dei bambini e per creare una generazione che non dovesse sopportare il peso della guerra e avesse la gioia di vivere. Era la mia risposta alla morte e all’angoscia di morte, con gesti che volevano essere riparativi”. Marcella Balconi dedicò dunque tutta la vita ai bambini, normalmente o diversamente dotati, con problemi psichiatrici o psicologici, con difficoltà di adattamento scolastico, con ritardi dovuti semplicemente alla loro condizione sociale – esemplari i suoi interventi sulla condizione scolastica dei bambini immigrati dal Sud d’Italia nel Novarese -. Ma si dedicò anche, senza risparmio di energie, alla formazione degli operatori del servizio di psichiatria, all’aggiornamento degli insegnanti, alle necessità delle famiglie (precorrendo di gran lunga i tempi fu a favore del tempo pieno scolastico e dell’istituzione degli asili nido). Partecipò direttamente alla vita politica come consigliera provinciale, sindaco di Romagnano Sesia, parlamentare dal 1963 al 1968.

Il primo dei due libri che ora le vengono dedicati ne fa rivivere la figura attraverso testimonianze ed interventi diversi, molti dei quali inediti, di colleghi, amici, pazienti, storici, collaboratori. Si tratta del volume Grazie Marcella. Raccolta di testimonianze in onore di Marcella Balconi. Medico, pioniera della psicanalisi infantile in Italia (1919-1999) delle edizioni A&T di Torino nella collana dei Quaderni ArsDiapason.

Il secondo libro, Una vita in forma di dialogo. Marcella Balconi 1919-1999 è pubblicato dall’Istituto Storico della Resistenza di Novara e curato da Giuseppe Veronica al quale si devono i capitoli del volume più strettamente riguardanti la biografia della Balconi. Gli altri capitoli sono firmati da Jeannot Pajetta, Claudia Banchieri, Elvira Pajetta, Giancarlo Grasso ed Enrica Crivelli. Questi ultimi sintetizzano così un aspetto fondamentale della personalità – e del fascino – di Marcella: “Un tratto peculiare in Marcella Balconi è la stretta continutà tra sfera privata personale e sfera degli interessi culturali e scientifici, un quasi immediato e spontaneo trascorrere dell’attenzione dalle fantasie ed emozioni più intime a quelle suscitate in lei dall’altro, bambino o adulto, paziente o collaboratore, passare dalle esperienze attuali a quelle connesse con la storia precedente” (pag. 123).
Per concludere, mi sia consentita una testimonianza personale. Mia madre, maestra elementare per quarantadue anni in diverse piccole località, normalmente non indirizzava volentieri le famiglie di piccoli alunni con difficoltà di apprendimento agli psicologi. Sapeva che nella maggioranza dei casi il motivo della difficoltà era dovuto all’essere figli di famiglie di recente immigrazione dal Sud, all’essere residenti in una frazione quando le comunicazioni con il centro del paese erano difficili e i due o tre chilometri di distanza si percorrevano a piedi, con qualsiasi tempo. Temeva che, in quegli anni in cui i pregiudizi nei paesi erano tanti, le conoscenze scarse, questi bambini fossero etichettati e poi emarginati definitivamente ed irrimediabilmente come “indietro” oppure “troppo originali”, “molto lenti” – si diceva così, allora, con nemmeno troppo velati eufemismi -. La sola per la quale fece eccezione, consigliando diverse volte di rivolgersi a lei con completa fiducia, fu la dottoressa Balconi: sapeva che da lei non c’erano da temere etichette, emarginazioni, diagnosi sbrigative. Sapeva che entrambe, lei cattolica praticante, la Balconi comunista (erano anni in cui queste differenze venivano fatte pesare: ricordiamo la “scomunica” ai comunisti del 1949) operavano all’insegna del motto “maxima debetur puero reverentia”.

Immagine tratta da Arsdiapason.it 


lunedì 16 giugno 2025

Scaffale locale 18: Arona e il teatro sociale, di Giovanni Di Bella

Nel 1841 l'affermato architetto Giovanni Molli di Borgomanero iniziò a progettare il teatro della città di Arona realizzando ben settantadue elaborati grafici su carta con tecniche diverse: matita, china, acquarello-china. Lo riferiscono nella loro relazione (16 giugno 2014) introduttiva all'inventario del fondo - custodito alla Fondazione "Achille Marazza" di Borgomanero - Marinella Bianco, Rosanna Cosentino e Teresa Torricini. Si tratta, scrivono le archiviste, di "planimetria con il teatro di Arona del 29 aprile 1841, studi della pianta, studi di diverse sezioni, prospetti e sezioni del vestibolo, studi e schizzi di cornici e serramenti interni, sezione dell'armatura del tetto, disegno di armatura del tetto del 1842. Sono presenti anche modelli al vero di profili e sagome di particolari costruttivi e spolveri di capitelli".

Di questo prestigioso ed elegante edificio dalla lunga appassionante storia, durata un secolo e mezzo, si occupa ora un documentato e approfondito saggio di Giovanni Di Bella, che ne narra vita e spettacoli, prose e liriche, splendori e nebbie, sempre intrecciandoli alla vita culturale e sociale della cittadina lacustre.

Il volume, di oltre 500 pagine suddivise in quattordici capitoli, conduce i lettori attraverso un lungo viaggio nel tempo di vita del teatro, dalle vicende della sua costruzione all'inaugurazione (1843); dai primi restauri dopo un ventennio circa alle serate di beneficenza per i terremotati; dall'illuminazione a petrolio all'arrivo in teatro dell'energia elettrica; dagli eventi commemorativi di Felice Cavallotti alla "frizzante Belle Époque"; dagli anni della prima guerra mondiale agli spettacoli e incontri del ventennio fascista; dalla nascita del "Nuovo cinema-teatro sociale" nel secondo dopoguerra alla sua trasformazione in Cinema Lux. La struttura fu infine tristemente demolita nel 2007, non essendosi trovato, né nell'ambito pubblico né in quello privato, nessuno disposto investire sulla rinascita in chiave contemporanea di quella vita culturale della quale lo storico edificio era stato testimone e promotore attivo per oltre centocinquant'anni.

Scrive Di Bella concludendo il saggio che, oltre ai meriti storiografici e documentari, ha anche quello di restituire agli aronesi un importante elemento di memoria collettiva della vita cittadina: "quel luogo che per un secolo e mezzo era stato depositario di cultura, tradizione e spettacolo venne sostituito da un nuovo edificio residenziale che solo in alcuni elementi esterni (timpano e portichetto della facciata principale) evoca vagamente il teatro ottocentesco. Da identitario, il luogo è oggi diventato un anonimo non lieu".


                       Giovanni Di Bella, Arona e il teatro sociale, 
Compagnia della Rocca 2024 

venerdì 13 giugno 2025

Scaffale locale 17: Don't forget/ Non dimenticare, di Patrizia Martini

Europa 1992, tra Italia e Jugoslavia. L'ingegner Alija Salahovic vive a Mostar, martoriata da più di un anno dalla guerra fomentata dai più oscuri nazionalismi interni e dalle potenze esterne. Musulmano, Alija, spera che il conflitto possa terminare presto senza conseguenze per lui, la sua compagna e il bebé che attendono. Tuttavia, quando la sua casa crolla tra le fiamme, decide di cercare un luogo in cui mettersi in salvo, come gli consiglia un amico bosniaco che, in modo molto deciso, gli suggerisce di fuggire, senza indugio. La sua scelta cade sull'Italia, un Paese che conosce poco ma in cui ha la fortuna di incontrare, in un paesetto del medio novarese, Patrizia e Giuseppe, persone sulle quali può contare, "amici veri". La loro casa si apre per Alija, per sua moglie Mila e per la piccola Nila di pochi mesi. Nel libro si narra la convivenza affettuosa delle due famiglie, la scoperta reciproca di tradizioni, usanze, cibi prima ignoti e poi apprezzati a fondo. Ma si parla anche di guerra, della prima implacabile carneficina nel cuore dell'Europa dopo la seconda guerra mondiale, della rinascita dei nazionalismi più ciechi e oscuri. Spiega Alija agli amici italiani che le sei repubbliche di Slovenia, Macedonia, Montenegro, Serbia, Bosnia e Croazia e le due province autonome del Kosovo e della Vojvodina, grazie alla leadership di Tito "un leader forte e carismatico, che voleva restare indipendente dall'URSS" vivevano unite e compatte in un Paese, la Jugoslavia, in cui la situazione economica era buona e il prestigio all'estero lo era altrettanto. Ma, dopo la morte di Tito, pessimi presidenti, come il serbo Milosevic e il croato Tudman, minarono alla base la politica unitaria e soffiarono sul fuoco del nazionalismo. Scoppiò una guerra atroce, che molti tra noi ricordano, e che forse a popoli e governanti distratti non ha insegnato abbastanza. Scrive Carla Carlino nell'introduzione, a proposito della distruzione del ponte di Mostar, storico legame tra persone e civiltà, che esso "è la metafora dolorosa e poetica della difficoltà di costruire coscienze e azioni di pace, rispetto alla tragica facilità di fomentare la guerra. Perché tra ponti e muri troppo spesso restano in piedi i secondi". E Patrizia Martini propone ai suoi lettori un'imprescindibile riflessione: Il Ponte Vecchio di Mostar venne abbattuto esattamente quattro anni dopo la caduta del muro di Berlino, dopo 427 anni di vita e di onesto servizio. La scelta del giorno non fu casuale, ma stava a significare che, per dividere un popolo, è sufficiente distruggere ciò che lo unisce…

È davvero da consigliare questo piccolo, agile libro che, tra autobiografia e biografia, tra cronaca e storia, tra lucida riflessione politica e appassionata narrazione propone al ricordo dei lettori persone ed eventi di un periodo con cui, forse, non abbiamo ancora fatto completamente i conti e che certamente ancora ci riguarda.

Patrizia Martini, nata a Novara, già docente di scuola primaria, è stata per dieci anni assessore alla Cultura e Istruzione del Comune di Pombia (NO). Regista teatrale, ha pubblicato testi di narrativa storica, romanzi, antologie di racconti, raccolte di poesie e novelle.

Patrizia Martini, Don't forget/ Non dimenticare, Edizioni Liberetà

giovedì 1 maggio 2025

Scaffale locale 16: Mora e Gibin. Due ragazzi d'oro, di Angelo Vecchi

Il 23 febbraio 1945 Enzo Gibin, prelevato a forza dall'ospedale in cui era ricoverato, ed Ernesto Mora furono trucidati e uccisi a Cressa per mano fascista e con inaudita ferocia, a soli due mesi dalla Liberazione. La loro vicenda, mai dimenticata a Cressa e nel borgo anche grazie alla convinta e attiva militanza resistenziale e antifascista delle rispettive famiglie, è ora ricostruita con storica chiarezza e appassionata partecipazione umana e ideale da Angelo Vecchi in un saggio nel quale rivivono le storie dei due giovani, ma anche - come scrive il presidente nazionale dell'ANPI Gianfranco Pagliarulo nella presentazione - "si muovono gli altri attori della tragedia: le famiglie e in particolare le donne, il paese di Borgomanero, la fabbrica, le battaglie, i martiri, i traditori, i boia, il nemico più feroce, tale Roncarolo, un gerarca che nel circondario si portava la fama di torturatore di partigiani".

L'interessante affresco di vita e l'ampio contesto storico in cui viene inserita la vicenda breve ed eroica dei due "ragazzi d'oro" facilitano la lettura del libro anche a chi, giovane ora come Enzo ed Ernesto erano allora, non ha vissuto gli eventi del ventennio fascista e della guerra in cui il regime trascinò l'Italia e nemmeno ha potuto ascoltare la viva voce dei protagonisti di quegli anni. Quattro densi e documentati capitoli e un'appendice conducono i lettori, insieme ad Enzo appassionato di meccanica, dal suo Polesine al Piemonte; e poi all'incontro in fabbrica con Ernesto, fino alla comune scelta di militanza tra i partigiani con il compito di provvedere al "recupero di armi e alla cattura di militi fascisti o tedeschi anche in località lontane dalla propria zona operativa". Un ricco e utilissimo apparato di note indica ai lettori le fonti bibliografiche, archivistiche, documentarie e orali relative ai fatti narrati.

Nell'appendice, oltre alle motivazioni delle medaglie d'oro assegnate ai due giovani partigiani con decreto del 9 dicembre 1948 (Quinto Governo De Gasperi) sono raccolte: tre poesie di Dante Strona; una coinvolgente galleria fotografica; i nomi di battaglia dei partigiani citati nel libro; una pagina dedicata a Gabriele Caione, già presidente dell'ANPI borgomanerese, la cui famiglia è intervenuta a sostegno della pubblicazione di questo libro, che esce sotto l'egida della Sezione ANPI "Medaglie d'oro Ernesto Mora ed Enzo Gibin", "al fine di onorare la memoria, ricordare l'impegno civile e l'opera di valorizzazione della memoria resistenziale di Gabriele" prematuramente scomparso nel 2019.


Angelo Vecchi, Mora e Gibin. Due ragazzi d'oro, Selvatiche Edizioni 2025

venerdì 6 settembre 2024

Scaffale locale 13: Borgo Ticino, 13 agosto 1944

A distanza di ottant'anni si ricorda ancora la strage nazifascista compiutasi a Borgo Ticino il 13 agosto 1944. Era una tranquilla domenica d'estate, per quanto si poteva essere tranquilli in quegli anni oscuri di violenza e di guerra. Si attendeva, due giorni dopo, la festa patronale dell'Assunta quando si abbatté sul borgo la feroce rappresaglia, messa in atto dai militi nazisti e dalle camicie nere della X Mas, in seguito all'attacco partigiano a un convoglio tedesco, durante il quale furono feriti quattro militari. Nel borgo furono messi al muro dodici civili, giovani scelti a caso, alla cui fucilazione tutta la popolazione fu costretta ad assistere, vecchi e bambini compresi. In seguito il paese fu saccheggiato e messo a fuoco, nonostante i cittadini avessero versato in precedenza, per aver salva la vita e la casa, una cospicua cifra alla soldataglia nazifascista.

Durante gli otto decenni che ci separano da quell'eccidio, le amministrazioni comunali e la popolazione borgoticinesi hanno sempre ricordato e commemorato, ad ogni anniversario, anche in modo solenne, i dodici martiri del '44. In alcune ricorrenze, alle cerimonie pubbliche si sono aggiunte pubblicazioni dedicate al tragico evento di quel lontano mese di agosto. Ne diamo qui breve notizia.

1. ALBUM DELLA LIBERTÀ. Pubblicato dal Comune il 25 aprile del 1995, contiene testi di Mario Chinello, sindaco pro tempore, Diego Tessari, Beniamino Zianni, assessore alla cultura. A questi si uniscono una selezione di disegni degli scolari del paese; la cronaca della commemorazione del cinquantesimo anniversario della strage; la pièce teatrale Piazza Martiri 1944 scritta da Eleonora Bellini e rappresentata dalla Compagnia Teatro dei Passi di Guido Tonetti; il ricordo degli "altri martiri di Borgo Ticino". La presenza di questa pubblicazione, divenuta ormai molto rara perché le copie dell'album esistenti in municipio andarono distrutte durante l'amministrazione succeduta al sindaco Chinello, è attestata in sei biblioteche aderenti al Sistema Bibliotecario Nazionale.

2. BORGO TICINO. TREDICI AGOSTO è un volume edito in occasione del sessantacinquesimo anniversario dell'eccidio (2009), sempre pel Comune. È a cura di Eleonora Bellini e contiene scritti di Francesco Omodeo Zorini, Andrea Speranzoni, Fabio Valeggia. Omodeo Zorini, storico della Resistenza, era presidente dell'Istituto Storico della Resistenza di Novara in tempi fervidi di attività e di passione; Andrea Speranzoni era l'avvocato che seguì l'iter processuale per l'individuazione e la condanna dei responsabili della strage; Fabio Valeggia realizzò le interviste in video ai testimoni dell'eccidio ancora in vita. Segue una sezione antologica di diversi autori che scrissero in momenti diversi del 13 agosto: Enrico Massara, Pietro Secchia e Cino Moscatelli, Pina Ballario, Olga Piscitelli, i periodici "Il lavoratore" e "La campana di Borgo Ticino", "Il manifesto". Una ricca dosumentazione fotografica, una bibliografia, una filmografia e una sitografia concludono il libro. La presenza del libro è attestata in trentuno biblioteche del SBN; alcune copie si presumono ancora disponibili in Comune o alla Biblioteca Civica.

3. 1944-2014. Settant'anni dal 13 agosto. Il corso della giustizia e della verità. La pubblicazione uscì in occasione della sentenza al processo tenutosi presso il tribunale di Verona (17 ottobre 2012). A cura di Carolina De Nardo, contiene testi di Francesco Gallo, sindaco pro-tempore, Giovanni Orlando, Giovanni Cerutti, Maurizio Barbero, Nadia Negri Pizzini, Eleonora Bellini e una interessante documentazione fotografica. L'opuscolo risulta disponibile soltanto presso la biblioteca dell'Istituto della Resistenza di Novara.

Un'importante citazione spetta all'esile, ma rarissimo e importantissimo album "... ricorda" pubblicato nel primo anniversario della strage a cura dell'Unione Donne Italiane di Castelletto Ticino. Vi leggiamo la narrazione dei fatti seguita dalla cronaca dell'affollatissima cerimonia commemorativa del 1946 durante la quale presero la parola Piero Fornara, prefetto della Liberazione, Giuseppe Bonfantini, provveditore agli Studi, Cino Moscatelli, comandante partigiano e poi ancora Giovanni Visconti, Lino Ferrari, Giacomo Caramella. La ristampa anastatica integrale dell'opuscolo è contenuta nell'Album della Libertà di cui sopra.


In questo agosto 2024 l'amministrazione comunale, in occasione dell'ottantesimo anniversario dell'eccidio, ha pubblicato un volume contenente tutti i precedenti (ad eccezione dell'Album della libertà) accresciuti di un corposo aggiornamento, con molte fotografie e con contributi di Mario Chinello, Piero Beldì, Roberto Carminati, Antonella Micele, Roberto Leggero, Andrea Speranzoni. 


venerdì 17 maggio 2024

Scaffale locale 11: Delia Bonola Marazza

Dietro ogni grande uomo c'è sempre una grande donna" recita una frase attribuita a Virginia Woolf1, pronunciata in omaggio alle donne che, rimanendo in ombra, contribuirono e contribuiscono, in modi intelligenti e legittimi, al successo degli uomini che condividono con loro la vita. E' luogo comune che queste donne siano le mogli o le compagne degli uomini illustri, ma mi piace estenderla, nel caso di Achille Marazza, anche a sua madre Adele Bonola.

Adele, chiamata in famiglia Delia, era figlia di Isabella Ferrario e di Gerolamo Bonola Lorella, giovane dottore in legge che partecipò con convinzione e coraggio alle Cinque Giornate di Milano del 1848. Con le sorelle Maria Caterina, Maria Anna e il fratello Giulio2 trascorse un'infanzia e una giovinezza serene e dedite, come usava allora per le fanciulle, allo studio della letteratura e della musica, al disegno, al ricamo e a tutte quelle forme della bellezza che si ritenevano fondamentali per la formazione dell'intelligenza e dell'animo femminili.

Delia sposò il 25 ottobre 1893, a ventitre anni, Ambrogio Marazza, nato a Sesto San Giovanni nel 1866. Ambrogio poteva annoverare, come lei, familiari partecipanti ai moti risorgimentali milanesi ed era stato compagno di scuola del fratello maggiore Giulio al Collegio Mellerio Rosmini di Domodossola. La cerimonia nuziale fu celebrata nella chiesetta di Loreto, ai margini del grande parco della casa Bonola3, acquistata dai suoi avi originari di Vacciago circa un secolo prima e poi abbellita e ampliata per divenire residenza estiva della famiglia, che viveva abitualmente a Milano. Il suo primo figlio, Achille, nacque appunto nella villa di Borgomanero nel luglio del 1894. E meno di tre anni dopo nacque anche Gerolamo, che portava il nome del nonno patriota.

Con i due figlioletti e il giovane marito, colto e amante dell'arte4, Delia avrebbe potuto trascorrere a lungo una vita agiata, piena e felice. Invece, solo cinque anni dopo le nozze, Ambrogio fu vittima di un grave incidente a Milano e morì dopo molte sofferenze, lasciandola sola con i piccoli figli. Le rimasero l'agiatezza e quella pienezza di impegni che senso della dignità e del dovere impongono di mantenere anche nel dolore e nella sfortuna. Felicità spensierata e appagata allegria, immagino le siano mancate, da quel momento in poi, almeno nella loro pienezza.

Delia si dedicò totalmente ai figli, il secondo dei quali, dopo la morte del babbo, chiamò in famiglia Ambrogino (Gino), facendo così rivivere, nel suo bimbo, il nome del padre.

Non conosciamo i particolari della vita quotidiana di Adele, ma possiamo essere certi che la sua vicinanza e la sua dedizione ai due figli siano state tanto intense quanto intelligenti e certamente mai lagnose o opprimenti. Achille, non ancora maggiorenne, partì volontario per la prima Guerra Mondiale e Gino, prima di ritirarsi a Pallanza con la famiglia, divenne ufficiale della Marina Italiana ed esercitò l'avvocatura a Treviso. Una madre, dunque, Delia, capace di insegnare ai figli come spiccare il volo, non una miope chioccia. Della sua capacità di coltivare legami con personalità della cultura, della politica, quella severa, rigorosa, generosa e dedita principalmente al bene comune, sono testimoni alcuni documenti presenti negli archivi della Fondazione Marazza5. Tra questi citiamo, a titolo di esempio, una corrispondenza con il poeta Giovanni Bertacchi, che le dedicò, facendole gli auguri per il Natale 1909, la sua Trilogia moderna6; un biglietto di Alcide De Gasperi che, dall'Assemblea Costituente, dopo un passaggio a Cascia, le mandò un piccolo ricordo di S. Rita ''della quale, come mi ha detto il suo carissimo Achille, Ella è tanto devota7''; i suoi ritratti, uno pittorico e l'altro fotografico, eseguiti da Attilio Melo8.

Il 19 gennaio 1960 Delia compì 90 anni. L'invito alla festa, organizzata per lei dal figlio Achille nella casa di Borgomanero fu "interpretato" in versi da Alberto Cavaliere9" che scrisse, tra le altre, queste rime:

Ebbe i natali, questa nostra santa

cara vecchietta, nella casa avita.

Un'epoca per noi, più che una vita:

basti pensar che quando, nel Settanta,

fu completata l'Unità d'Italia,

la Mamma c'era già, sia pure a balia.

[...]

e vorrebbero tutti che, per lei,

senza più nessun'ombra e senza affanni,

la vita cominciasse a novant'anni.

Delia lasciò questo mondo il 1° febbraio 1961. Giovanni Battista Montini, cardinale di Milano, poi papa Paolo VI, le dedicò queste righe: '' Delia Marazza Bonola ­ Lorella, donna di sentimenti forti e gentili, madre esemplare, la fede cristiana e l'amore domestico illustrarono la sua candida vita, tanto più degna di ricordo e di rimpianto quanto più longevo ne fu il corso, giunto alla foce delle eterne speranze''10.

1 La citazione trova le sue più antiche origini in un detto latino "Dotata animi mulier virum regit" (Una donna dotata di spirito di intelligenza e coraggio sostiene l'uomo).

2Giulio Bonola (1865 ­ 1939), avvocato, politico, letterato, fu figura di riferimento importante per la sorella Delia e per i nipoti Achille e Gino. Antifascista e studioso di spessore europeo, ha lasciato diversi studi, solo in parte pubblicati.

3La grande casa, nota ora come Villa Marazza e sede della Fondazione Achille Marazza, era stata in origine un grande deposito di raccolta di bachi da seta, fiorente industria all'epoca. I Bonola la ingrandirono in modo da poterla utilizzare come residenza.

4Ambrogio Marazza raccolse, tra l'altro, una ricca documentazione di documenti fotografici relativi alla pittura lombarda, e non solo, dei secc. XIV ­ XVIII, ancora conservata alla Fondazione Marazza. Fu collaboratore di riviste d'arte di rilevanza nazionale.

5FMB 846, 1- 3-4-5-6.

6 Giovanni Bertacchi (Chiavenna, 1869 – Milano, 1942 ) Trilogia moderna, al conte Paolo Camerini, Milano Natale 1909. Bertacchi, poeta e letterato, mazziniano e antifascista, fu docente di Achille Marazza a Milano, poi amico, come testimonia la dedica posta sul retro di una sua foto conservata nell'Archivio Marazza presso la Fondazione omonima. FMB 1115, 3.

7 Lettera autografa FMB 846, 5.

8 Melo nacque a Padova nel 1917 da una famiglia veneziana d’artisti. A Milano, frequentò l’Accademia di Brera e  iniziò giovanissimo la sua attività di pittore, a soli diciotto anni cominciò a dedicarsi professionalmente all’arte del ritratto. Durante la sua lunga e brillante carriera posarono per lui, tra gli altri personaggi famosi, Alcide De Gasperi e Giovanni Gronchi.

9Poeta e giornalista (Cittanova 1897- Milano 1967), oppositore del regime fascista, avendo sposato un'ebrea russa, dopo la promulgazione delle leggi razziali in Italia fu costretto a una lunga peregrinazione in clandestinità. Famoso per la sua capacità di esprimersi in rime brillanti, spesso satiriche, fu anche deputato della Repubblica Italiana tra il 1953 e il 1958, eletto nel PSI.

10A. Zanetta, Le origini di Achille Marazza, 1994; B. Gattone, L'archivio Achille Marazza, 2015; http://win.fondazionemarazza.it/web/lnx-archivio-marazza.asp

         Achille Marazza con la madre Delia
                 (foto Archivio Marazza)

Scrissi questa breve nota biografica di Adele Bonola Marazza per il decimo "Quaderno borgomanerese" Borgomanero al femminile, pronto - eccetto un articolo dedicato a Rita Maspero Borgna - già nel febbraio 2019. L'uscita era prevista per il settembre dello stesso anno. Testi, indice e immagini impaginati furono da me consegnati al direttore entrante della Fondazione Marazza, per l'inoltro alla tipografia. Il Quaderno non è ancora uscito e prevedo non uscirà. Mi fa piacere quindi pubblicare qui i brevi articoli che scrissi allora per quel numero. Questo è il primo.

mercoledì 31 gennaio 2024

Scaffale locale 9. Ci si rivede a Canaan, di Angelo Nigro

Abramo, Mosé, Davide, la samaritana, Pietro, Tommaso, Teofilo il lebbroso, Saulo, Giuseppe di Arimatea sono i protagonisti di questo libro, agile e accattivante, semplice e profondo insieme. Di ciascuno è narrata la storia nei suoi caratteri essenziali, già presenti nel titolo di ogni capitolo: Abramo è "il primo migrante" e Mosé ha "l'acqua alla gola"; Davide passa "dalla strada al palazzo", la samaritana attinge al "pozzo della vita" e quella di Saulo/ Paolo è "una storia pazzesca". 

Il libro, scritto durante la malattia del padre a cui ogni sera don Angelo raccontava la storia di un personaggio biblico, è il seguito del precedente, "Incontri nella terra di Canaan", uscito nel 2022, e, come questo, si propone di indicare un luogo di incontro e di convivenza pacifica - Canaan, appunto - al lettore contemporaneo. E' dunque un testo che addita un cammino e alimenta una speranza.

Nota il vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla, che firma la presentazione a queste storie di fede e di vita: "... sorprende l'uso di un linguaggio vivace e scoppiettante, che cerca di riscrivere in forma attuale quello che il grande Ernest Bloch aveva definito il fresco linguaggio del patois di Canaan per dire la forma prevalente della scrittura biblica [...] i destinatari sono l'uomo e la donna odierni, indifferenti e inappetenti, a cui si vuole risvegliare la mente e scaldare il cuore".

Ogni capitolo si apre con un'illustrazione di Simone Falcone, che, pur lavorando nel mondo del cinema, trova il tempo per disegnare "per passione" e per fare l'animatore all'oratorio. 

Angelo Nigro, sacerdote dal 1996 è parroco di Ghiffa e insegnante al ITI Cobianchi di Verbania. Conduce su VCO Azzurra TV la trasmissione "Non di solo pane" ed è autore di sei fortunati volumi di formazione e di fede, particolarmente rivolti ai giovani. 

Angelo Nigro, Ci si rivede a Canaan, Alberti Librario Editore 2023. Illustrazione di Simone Falcone

martedì 27 giugno 2023

Scaffale locale 7: Senza far nomi (Storie di famiglia), di Giulio Martinoli

Carlo Carena, filologo, traduttore di classici greci e latini, critico letterario, ha definito questo libro di Giulio Martinoli “un raro esempio e insegnamento di pietas filiale, che delinea una storia secolare tramandata o documentata, e la ricrea sorreggendola e integrandola con una brillante immaginazione”. Rimarcando che, tra queste pagine, è facile apprezzare “l’autenticità dei personaggi, delle vicende, dei paesaggi e degli ambienti; famiglie numerose, donne e uomini che penarono e sacrificarono la loro esistenza per i familiari o furono protagonisti di grandi avventure, artigiani e operai nel loro piccolo lago o migranti nel grande Nord, coinvolti in brutte guerre o seduti attorno a una buona tavola allestita dalla massaia”.

Giulio Martinoli, insegnante, critico d'arte e operatore culturale intelligente e appassionato, racconta in questo suo "Senza far nomi" fatti e persone di famiglia, dal 1885 ai nostri giorni: un'impresa che forse ogni famiglia meriterebbe e che qui si concreta grazie a una scrittura brillante, a uno sguardo arguto e profondo e al ritrovamento del testamento di un bisnonno paterno. Tra i familiari, tutti ben scolpiti nella scrittura e capaci di suscitare la curiosità di chi legge, colpisce la storia di un padre ragazzino che "gioca a perdifiato nei campi e per le stradine del paese". Non un idillio tra boschi, campagne e spicchi di lago, ma l'istantanea di una breve infanzia, preludio al duro lavoro in fabbrica che attendeva allora anche i ragazzini già al termine della scuola elementare. E così fu per lo zio, ma il papà, "che era molto pronto e intelligente" e amava studiare riuscì a strappare alla sua mamma - donna forte e decisa quant'altre mai - il permesso di frequentare la sesta classe delle elementari, facoltativa. Però non oltre, aveva stabilito la donna, perché, dopo quell'anno regalato, la fabbrica avrebbe aperto anche a lui, come già avvenuto per il fratello, le sue porte. Così, come in una fiaba o in un libro di avventure alla Tom Sawyer, il papà ragazzino fugge di casa e rimane fuori, a dormire nei boschi, per diversi giorni. E perché mai? Voleva forse fare il bighellone? No di certo, il papà ragazzino voleva fare un altro lavoro, voleva fare il cameriere, un mestiere pulito, perfino elegante, che ti può portare in giro per il mondo. Ci sarebbe riuscito? Leggete e lo scoprirete. Si incontrano tante persone care, in questo libro, bisnonne e nonne, bisnonni e nonni, genitori e figli, le loro storie semplici e speciali insieme. Si percorrono anche tanti luoghi diversi, a partire dalle sponde dei tre laghi sulle cui sponde si intrecciano le storie di famiglia (laghi d'Orta, di Como e di Lugano) fino alle valli attorno al Cusio e verso le montagne e poi su, fino al canale della Manica, nell'isola di Jersey in cui Giulio nacque e dalla quale piace immaginare abbia ricevuto quella patina di gentleman che ancora, mirabilmente, si porta addosso.

Giulio Martinoli, Senza far nomi, Mnamon 2023

mercoledì 7 giugno 2023

Scaffale locale 6: La Madonna della Bocciola e i culti mariani del lago d'Orta, di Carlo Carena ed Eleonora Bellini

 


Il santuario della Bocciola a Vacciago è un nodo culturale fra i più importanti nel bacino del lago d'Orta. Derivato dall'apparizione della Vergine a una pastorella del luogo, Giulia Manfredi, nel 1543 ha una lunga storia di devozione e arte. Nel corso dei secoli, attorno alla cappella primitiva si svilupparono nuove strutture e aggregazioni pittoriche e architettoniche con l'intervento di artisti insigni. A collocare il santuario nel suo contesto ambientale e devozionale la seconda parte del volume ricapitola le altre sedi principali del culto mariano nel Cusio, indicando le coordinate di una tradizione feconda in termini storici ed estetici.
La prima parte, "La Madonna della Bocciola" (pp. 5-63), è opera di Carlo Carena; la seconda, "Tre santuari mariani" (pp.65-95), è di Eleonora Bellini e si occupa di : Santa Maria di Luzzara, Madonna delle Grazie al sacro Monte d'Orta, Madonna del Sasso a Boleto.
Il libro fu voluto da Carlo Didò, sindaco di Ameno, in occasione del 450° anniversario dell'apparizione della Madonna, come testimonianza "dell'impegno di rintracciare le vicende storiche e religiose del nostro passato, filtrato attraverso la luce dei mutamenti  che [...] ci hanno condotti alla realtà attuale.
"L'apparizione della Madonna ad una pastorella trova riscontri ravvicinati nel tempo e nello spazio: in quella del 26 maggio 1432 ad una contadina di Caravaggio, e soprattutto nella luce prodigiosa e salvatrice che guidò Maria della Torre di Ornavasso, custode di un armento, la notte del 7 settembre 1528  presso la cappella, poi santuario, della Madonna del Boden: dove pure è venerata un'effigie della Madonna col Bambino in grembo assisa in un alto trono" (C. Carena, p.8)

Carlo Carena ed Eleonora Bellini, La Madonna della Bocciola e i culti mariani del lago d'Orta, Comune di Ameno 1993


lunedì 9 gennaio 2023

Scaffale locale 5: L'italianissimo frutto, di Angelo Vecchi

Borgomanero è una cittadina del Medio Novarese conosciuta, oltre che per l'eccellenza di ottima maglieria, per la sua festa dell'uva settembrina, richiamo per i borgomaneresi che le cuciono addosso un'enfasi da festa patronale - una festa patronale sui generis benedetta da ampie libagioni di vino con accompagnamento di carne d'asino tritata e nel vino cotta, anziché da acqua santa - e attrattiva anche per i residenti nei paesi, paesotti e borghi del circondario. Angelo Vecchi, storico che in Borgomanero ha salde radici - solide e ben costruite basi per guardare attorno e lontano, sopra e oltre colline e campanili - nel suo più recente libro, L'italianissimo frutto offre ai lettori una panoramica completa e approfondita delle origini della festa dell'uva nella cittadina piemontese e nel contesto italiano. I ventisei densi capitoli del libro ricostruiscono la storia delle feste dell'uva novaresi, nate a seguito e nel contesto della festa Nazionale dell'Uva voluta da Mussolini con "il dichiarato scopo di contribuire alla soluzione della crisi che colpiva la viticoltura italiana". Le vicende delle feste dell'uva di Borgomanero negli anni dal 1930 al 1936 (in un quaderno a parte, Grappoli d'oro, gli anni migliori, sono raccontate le edizioni del 1937 e 1938) sono descritte nei diversi e compositi aspetti che assunsero, dalle spinte di ordine economico a quelle di tipo politico, ideologico e di propaganda di regime. Lo chiarisce in sintesi il breve capitolo "Borgo folk e Borgo fake" in cui l'autore afferma che "A Borgomanero, la festa fascista dell'uva diventò, dopo un lento e faticoso rodaggio, un enorme tino in cui ribollivano uve e vini, propaganda e politica, affari e ambizioni personali, carnevale e vendemmia, asini adue gambe e quadrupedi, tapulone e maschere, dialetto e poesia e qualche vago residuo della commedia dell'arte". Il saggio svela dunque i molteplici e complessi aspetti di una festa nata per volontà di un dittatore, agghindata con un immaginario e piuttosto posticcio folklore locale gratificante per i cultori del campanilismo paesano e addirittura per le competizioni di quartiere. Ma sempre festa fu ed è.

Angelo Vecchi, L'italianissimo fruttoIl Babi Editore 222

mercoledì 29 giugno 2022

Scaffale locale 4: Il Corollario agli Statuti di Castelletto Ticino

A tre anni dall'uscita dell'edizione anastatica degli Statuti di Castelletto Ticino, vede ora la luce il volume Corollario agli stessi, sempre a cura del Gruppo Storico Archeologico Castellettese. Il volume, che può vantare la medesima elegante veste tipografica del precedente, è ugualmente stampato da Zeisciu Edizioni di Magenta. Vi sono contenuti alcuni saggi originati dalle relazioni tenutesi in occasione della presentazione pubblica degli Statuti, nonché ulteriori studi, strumenti utili per ricercatori e studiosi. Il progetto, comunica il presidente del Gruppo Archeologico Squarzanti, "ha potuto contare sulla collaborazione dell'International Research Center for Local Histories and Cultural Diversities dell'Università dell'Insubria, che ne ha apprezzato l'importanza".

I contributi presenti nel volume sono i seguenti: Tra Lago Maggiore e Ticino nei secoli X-XIII. Prima degli Statuti di Castelletto Ticino di Giancarlo Andenna; Nella comunità e per la comunità: la rappresentazione dei Castellettesi attraverso lo statuto di Claudia Storti; "Castelletto il nobile". Elementi di continuità nella storia di Castelletto Sopra Ticino fra medioevo ed età moderna di Sergio Monferrini; Gli Statuti di Castelletto Ticino e il bosco "per salto" del Galliasco di Mauro Squarzanti; Carlo Antonio Molli, la sua biblioteca e il suo archivio fra conservazione e comunicazione di Eleonora Bellini; A 'guardia' del manoscritto. Nuove acquisizioni sugli Statuta et ordinamenta comunis et hominum loci de Castelleto del 1340 di Maria Luigina Mangini; La miniatura degli Statuta di Castelletto: novità e considerazioni di Andrea Spiriti; Intervento di restauro del codice di Sonia Introzzi.

Come i precedenti, anche questo volume, in tiratura limitata, è reperibile in biblioteche universitarie e di conservazione.


venerdì 27 maggio 2022

Scaffale locale 3A: Quaderni borgomaneresi 2005-2007

Titanica - per il luogo e il tempo - impresa realizzata e condotta da una redazione di volontari composta inizialmente da Mauro Agazzone, Eleonora Bellini, Mario Ceratti, Marcello Giordani, Salvatore Ussia, Angelo Vecchi ai quali si aggiunsero nel tempo Anna Maria Pastore, Alessandra Salvini, Egidio Fusco. I quaderni, stampati con cura e passione da Roberto Vecchi Editore, uscirono con cadenza annuale, grazie alla collaborazione di molti e al sostegno dell'Amministrazione Comunale (sindaco Pierluigi Pastore, assessore alla cultura Gianni Barcellini). Furono stampati e diffusi 9 numeri di cui uno, il quinto, doppio e un altro, il settimo, corredato da un'appendice. Nel 2018 la redazione elaborò un progetto che prevedeva l'uscita di un ulteriore quaderno, Borgomanero al femminile, dedicato alle donne del presente e del passato. Il progetto è pronto e si attende solo l'indispensabile sostegno economico.

Qui di seguito, andando a ritroso, titoli e descrizioni di ciascun numero.

2007 Borgomanero 1946-1948

Il quaderno di 142 pagine, prende spunto dal sessantesimo anniversario del voto alle donne per proporre alcuni temi e ricordi di vita pubblica e privata immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale. Anni brevi di grande impegno e di grandi speranze, di fiducia nella pace, di desiderio, se non di benessere, almeno di sicurezza economica. Il quaderno è suddiviso in quattro parti: 1. Speranze di anni difficili; 2. Le donne al voto e non solo; 3. I luoghi della memoria; Scritti riproposti. Nella prima si legge la trascrizione di un discorso pronunciato a Milano il 23 maggio 1946 da Achille Marazza, ricordi e bozzetti di vita di Piero Velati, Anna Lamperti, Claudio Barbaglia, Osvaldo Savoini e un saggio di Angelo Vecchi, "Laggiù, gli ultimi". La seconda parte propone due articoli di Anna Pastore sulla condizione delle donne nella prima metà del secolo e al momento del voto, insieme a un testo sul voto alle donne a Borgomanero di Carla Zanetta. Segue un capitolo dedicato ai luoghi della memoria, quelli a testimonianza della lotta partigiana e degli eccidi compiuti nei paesi attorno a Borgomanero e nella città stessa; gli autori sono Alessandro Maiocchi, Guido Gallina, Claudio Gioria, Fabio Valeggia. La quarta sezione, infine, ripropone scritti già apparsi in altre sedi e di difficile reperimento, Gli autori sono Giovanni Cavigioli, Bartolo Fornara, Paolo Bignoli. Come per gli altri numeri, numerose immagini corredano i testi.

2005 Borgomanero verde

Borgomanero Verde”, libro di 222 pagine, con numerose fotografie in bianco e nero e a colori è dedicato ai temi della natura e dell’ambiente, che affronta fin “dalle radici”. Si apre infatti con tre contributi riguardanti gli aspetti geologici del territorio, dei quali sono autori A. Vecchi, E. Lavé, M. Bertani.Segue una lunga sezione, di oltre sessanta pagine anche storiche, sull’inquinamento di luoghi vicini (la città e l’Agogna, il lago d’Orta, i “Tre laghi”) e lontani (Cernobyl): sono autori dei diversi saggi qui presenti G. Caione, A. Vecchi, e, in riproduzione anastatica, C. Amoretti, A. Pagani, R. Monti, E. Lomaglio.Poi gli itinerari, rilassanti oppure ardui, sempre ameni. Guidano il lettore nella scoperta di percorsi, corsi d’acqua, parchi naturali, parchi faunistici, sentieri, le penne di E. Fusco, M. Ceratti, A. M. Vicario, F. Valeggia, A. Salvini, A. M. Pastore. Ventidue pagine sono dedicate alle schede dei parchi e delle zone protette, dall’Alpe Veglia al Monte Fenera, dai Lagoni di Mercurago, al Parco del Ticino, al Monte Mesma, per citarne solo alcuni. Poi “Verde Verde”, sezione conclusiva che raccoglie testimonianze sul verde che c’era e forse non c’è più, interviste e personali ricordi, storie fantastiche e storia. Ecco i nomi degli autori di queste “ultime” sessantacinque pagine: A. Vecchi, M. Ceratti, F. Valeggia, C. Baroli, C. Zanetta, U. Caramella, A. Lamperti, U. Zanetta, M. Di Cerbo, F. Minazzoli, E. Bellini, W. A. Stuart. Il libro, che gode del contributo della Provincia di Novara e del Comune di Borgomanero, è presentato dall’assessore alla Cultura del Comune, Gianni Barcellini.

Scaffale locale 3B: Quaderni borgomaneresi 1998-2004

2004 Borgomanero nel mondo

Dedicato a tutti i borgomaneresi, di ogni tempo che si spostarono nell'uno o nell'altro Paese del mondo, il quaderno ha 200 pagine. Efficace l’immagine scelta dalla redazione per la copertina: il viaggiatore Giancarlo Beffani, originario di Briga Novarese, che da più di cinquant’anni viaggia per il mondo e che è ritratto accanto ad una statua raffigurante Budda, ora distrutta dai talebani. Altri articoli di C. Panizza, E. Bellini, A. Vecchi, C. Strigini, F. Valeggia, S. Vercelli, M. Metti e molti altri. Le sezioni del libro sono quattro: ViaggiVolontariatoAfricaEmigrazione. Nel medesimo anno uscì il quadernetto integrativo con notizie sui cervelli in fuga e sul progetto di amicizia con la Georgia avviato dalla scuola media.

2003 Borgomanero da bere

A qualche anno di distanza da “Borgomanero a tavola” la redazione ripropose una serie di articoli dedicati a vino, birra, acqua, latte e a tutto quello che si può bere.
Una parte riguarda anche agli aspetti sociali del “bere in compagnia”, con una rassegna delle osterie di una volta e dei bar di oggi, e di tutti quei momenti in cui il bere può divenire quasi un rito. Il quaderno di 152 pagine ospita contributi di A. Lamperti, L. Boidi, R. Boca, S. Gheller, F. Barbaglia, F. Minazzoli, C. Strigini, O. Savoini, M. Ceratti, F. Valeggia, M.J. Cerutti, A. Salvini, C. Caligari, A. Pastore, D. Buonavita, D. Godio, M. Di Cerbo, E. Lucarella, P. Velati, F. Cunsolo, E. Bellini.

2002 Borgomanero Sportiva 1 e 2

Intorno allo sport c’è sempre un forte coinvolgimento e non a caso il tema promosso nel 2002 ha avuto un grande successo, tanto da dover pubblicare due numeri successivi per raccogliere tutto il materiale giunto in redazione. Naturalmente una parte è dedicata alle figure storiche dello sport, legate sempre al territorio borgomanerese.
Trovano spazio anche le associazioni sportive attuali e i nuovi campioni che si stanno affermando per divenire i punti di riferimento futuri. Pagine 136+136.

2001 Borgomanero Sacra e Devota

La religiosità nei suoi molteplici aspetti: biografie di ecclesiastici locali illustri, istituzioni religiose legate al territorio, la devozione popolare espressa attraverso le sacre rappresentazioni e gli ex-voto. Senza tralasciare l’aspetto poetico ed artistico, infatti questo volume è corredato di un intermezzo a colori con le immagini di alcune edicole e piloni votivi affrescati che si trovano a Borgomanero. Di 208 pagine, il corposo volume si apre con la sezione Saggi che ospita scritti di M. Rancan, B. Beccaria, A. Vecchi. Segue Ecclesiastici e laici con contributi di A. Pastore, A. Vecchi, A. Marazza, D. Godio, G. Bacchetta, M. Di Cerbo. La terza sezione si intitola La devozione popolare e contiene testi sugli ex voto (A. Salvini), sulle sacre rappresentazioni (E. Bellini), fotografie di beghine (O. Savoini). Seguono Contributi e memorie (A. Lamperti, P. Velati, C. Barbaglia, P. Giacomini, G. Basso, G. Barcellini); Testimonianze d'arte (M. Zanetta, F. Valeggia, S. Ussia) e un'Appendice poetica con liriche di A. Cerruti, poeta del XVI secolo (E. Bellini), G. Rossignoli, G. Pennaglia.

2000 Borgomanero anni Sessanta

Ovvero gli anni Sessanta vissuti a Borgomanero e nei paesi del suo circondario.
Musica, sport, cinema, ma anche la storia della biblioteca che sta per nascere e della scuola dell’obbligo che sta cambiando. Una fotografia della società italiana e, nello specifico, borgomanerese, che getta le basi per il futuro. Il quaderno, di 136 pagine, ospita testi di: C. Barbaglia, D. Godio, A. Lamperti, F. Valeggia, M. Di Cerbo, A. Vecchi, S. Ussia (
Tutti sui banchi), E. Bellini (La biblioteca che non c'era), A. Pastore, A. Vecchi.

1999 Borgomanero magica

In questo caso gli argomenti approfonditi sono la magia e l’occulto, sempre legati al territorio borgomanerese. Si parte dalle leggende legate alle presenze inquietanti di streghe e maghi, passando attraverso la descrizione di metodi di cura bizzarri e curiosi, alle pietre magiche e rituali, fino all’interpretazione popolare di fenomeni come l’eclisse solare. Contributi di A. Lamperti. C. Vecchi, C. Manni, M. Rancan, C. Giordano, D. Godio, M. Giacometti, C. Barbaglia, E. Bellini, L. M. Sinistrari, F. Valeggia, W. A. Stuart, L. Contile, E. Lucarella, M. Ceratti. Pagine 128.

1998 Borgomanero a tavola

Il primo numero, uscito a settembre in occasione della festa dell'uva, è interamente dedicato alle tradizioni culinarie locali. Una prima parte è riservata agli aspetti storici e aneddotici di alcuni piatti tipici borgomaneresi, mentre di seguito trovano spazi versi di poesia dialettale, sempre ispirati ai piaceri della tavola. Infine non manca una sezione riguardante l’associazionismo popolare e soprattutto i momenti conviviali rituali, come la distribuzione del popolare del pane per le classi meno abbienti, i banchetti delle confraternite e altri momenti di gastronomia collettiva. Pagine 96, testi di G. Morreale, G. Bacchetta, A. Marazza, G. Colombo, G. Pennaglia, P. Pettinaroli, C. Vecchi, M. Bellone Landi, A. Vecchi, P. Monelli, M. Ceratti.

giovedì 21 aprile 2022

Scaffale locale 2: Gli Statuti di Castelletto Ticino

Gli Statuti di Castelletto Ticino sono contenuti in un codice pergamenaceo di grandi dimensioni, custodito presso la Fondazione “Achille Marazza” di Borgomanero (NO) tra gli antichi manoscritti e volumi del Fondo Molli. Si tratta di una dettagliata serie di leggi e norme vergate con scrittura elegante. Sulla prima carta una miniatura raffigura Enrico VII imperatore e altre miniature e fregi ornano quasi tutte le pagine. Lo statuto, recentemente restaurato a spese del Comune di Castelletto Ticino è stato integralmente riprodotto in edizione anastatica a cura del Gruppo Storico Archeologico Castellettese. L'elegante volume in cofanetto è accompagnato da un più agile volumetto che contiene testi e studi (Andenna, Mangini, Storti e altri). Dalla storiografia più recente è stata data una particolare rilevanza allo studio dei testi statutari comunali, che costituiscono preziose fonti di indagine delle strutture sociali, economiche e giuridiche di età medievale. Gli Statuti di Castelletto Ticino, riformati nel 1340, rappresentano una delle sopravvivenze più antiche e autentiche delle consuetudini comunitarie in vigore nel libero borgo del basso Verbano. Il codice consta di 141 capitoli redatti in lingua latina
Una copia degli eleganti volumi in cofanetto è disponibile in alcune biblioteche universitarie e di conservazione.
Mangini, Bellini, Squarzanti, Storti, Editore Zeisciu, Andenna

Statuta et ordinamenta comunis et hominum loci de Castelletto, Magenta, 2019; 150 esemplari numerati. Contributi critici: Diritto, politica e società negli statuti di Castelletto Ticino di Claudia Storti. Il codice degli Statuta et ordinamente comunis et hominum loci de Castelleto riformati nel 1340 di Marta Luigina Mangini. Traduzione dei 141 articoli dello Statuto di Giovanni Viganotti.