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sabato 6 luglio 2019

Animali nel buio, di Camilla Grebe


Malin, poliziotta nemmeno troppo brillante e portatrice di molti pregiudizi nei confronti degli immigrati, torna al paesello natale, Ormberg, per partecipare a un'indagine. Si tratta di un cold case che riguarda il cadaverino di una bimba mai identificata. Accanto a lei Peter e Hanna, criminologi di vaglia, capaci e brillanti, anche se la memoria della donna e' sempre piu' vacillante. L'indagine non e' semplice, dato che gli elementi in possesso degli investigatori sono pochissimi e che gli abitanti di Ormberg si chiudono in un mutismo astioso. Il paesello ormai langue, la fabbrica che dava lavoro a tutti e consentiva un discreto benessere, quel limitato benessere che coincide con il poter consumare e spendere nel fine settimana, ha chiuso i battenti. L'economia langue e l'astio cresce. Astio contro il governo e contro gli immigrati, dei quali peraltro in paese non si vede ombra. 
Il caso viene risolto alla fine in modo quasi fortuito, forse prevedibile, grazie anche a un diario segreto e a due ragazzini, Jake e Saga, paurosi, curiosi, determinati. Ma la vera svolta del libro avviene in relazione a Malin, la detective che ''non sono razzista ma, mentre noi svedesi siamo qui a languire senza lavoro, gli immigrati da anni, gia' da quando arrivavano dell'Est, hanno case e aiuti, senza far nulla, senza avere meritato nulla''. A niente valgono le osservazioni del collega che cerca di farla riflettere. Varra' la vita, pero', che le riserva, oltre che motivi di riflessione, anche un discreto shock. Malin, infatti, scoprira' che le sue origini non sono cosi' svedesi come credeva, anzi! Lo ''straniero'' e' in lei, nel profondo delle suo essere, nel suo DNA.
Un secondo motivo di interesse del giallo risiede nel racconto della malattia di Hanna, dolce creatura dall'intelligenza acuta, perfettamente consapevole del buio che si sta infiltrando nella sua mente, dei ricordi che svaniscono, dei collegamenti che si spappolano. E tuttavia ancora capace di resistere e di contribuire alla soluzione del caso.


Camilla Grebe, Animali nel buio, Einaudi 2018, trad. Sara Culeddu

mercoledì 22 maggio 2019

Il mio orecchio sul tuo cuore, di Hanif Kureishi

"Perché milioni di persone comuni - come quelle che vivevano nella nostra strada, come noi - commettevano i peggiori crimini immaginabili? La domanda successiva era: quando succederà di nuovo? Il fatto che una razza avesse tentato, letteralmente, di sterminare fisicamente un'altra razza era una verità scioccante, non tollerabile rispetto alle cose che ci piace credere di noi stessi [...] E quindi con l'Olocausto così vicino nella memoria (il barbiere che mi tagliava i capelli una volta mi mostrò il numero tatuato sul braccio) emerse una nuova forma di razzismo, questa volta diretto contro coloro che si trovavano nel vecchio Impero [...] Quel tipo di razzismo capace di farti perdere fiducia nella razionalità e nella giustizia del sistema politico britannico, che richiedeva immigrati e allo stesso tempo collaborava alla loro persecuzione". 

Hanif Kureishi, nato in Inghilterra nel 1954 da padre pakistano e madre inglese, in questo romanzo autobiografico ripercorre la storia della sua famiglia, in particolare riscoprendo suo padre. Dopo la sua morte, il figlio trova un suo dattiloscritto, un romanzo mai pubblicato, la cui lettura dà avvio a un viaggio nella memoria e nella consapevolezza di sé. Un’adolescenza indiana, così si intitola lo scritto inedito del padre di Hanif, narra la sua vita in India ai tempi del colonialismo britannico fino all'arrivo a Londra dove egli diviene impiegato all’ambasciata indiana e costruisce la sua nuova vita e la sua famiglia. Il sogno dell'uomo è quello di poter diventare uno scrittore le cui opere siano pubblicate, sogno che non si avvererà per l'uomo, ma sarà realizzato, con successo, dal figlio. La passione per la letteratura unisce padre e figlio, anche al di là della morte, sembra essere il significato ultimo de Il mio orecchio sul tuo cuore: "Non riesco a dire abbastanza che piacere sia stato questa vita di scrittura e come mi abbia sostenuto e abbia creato il me stesso che sono. E' da lì che sono partito, ed è lì che ancora ritorno. Forse facendo questo gli ho restituito qualcosa. Forse il debito è saldato". Il libro è interessantissimo anche per le acute e profonde note psicologiche e di costume che riguardano la vita di un ragazzo prima e di un giovane immigrato poi nella capitale britannica dagli anni Cinquanta agli anni Settanta del Novecento.  

Hanif Kureishi, Il mio orecchio sul tuo cuore, Bompiani 2004 

martedì 2 agosto 2011

Morte apparente, di Thomas Enger

Il romanzo, pur attraverso “l’invenzione”, testimonia spesso realtà tangibili; avverte su pericoli magari non ancora evidenti ai più; analizza frammenti della società nascosti, ma insidiosamente operanti. E’ stato il caso di Stieg Larsson, che in Svezia lottò attivamente contro i rigurgiti neonazisti – forse sottovalutati – fin dal 1995 e ora, alla luce della recente abominevole strage di Oslo, intravediamo un monito contro il razzismo e il fanatismo anti-islamico anche in questo Morte apparente di Thomas Enger. Il romanzo, un giallo a tutti gli effetti, inizia con il ritrovamento del cadavere di una fanciulla ventitreenne, norvegese, uccisa per lapidazione. Le indagini si indirizzano subito verso il fidanzato di lei, un pachistano: che si tratti di shari’a? Di punizione per una vera o presunta infedeltà della giovane donna? Henning Juul, giornalista, non ne è completamente convinto e indaga a fondo. Indaga tra i familiari del fidanzato, nella scuola della vittima, tra le organizzazioni criminali e dedite allo spaccio. La realtà gli si rivelerà ben più complessa di quanto gli elementi iniziali dell’indagine facessero sospettare. E il pregiudizio razzista, presente tra persone giovani ed apparentemente insospettabili nonché pago di chiudere senza tanti approfondimenti l’indagine, sarà da lui svelato, se non sconfitto. Il libro è un thriller come si deve, di avvincente lettura, non un pamphlet contro il razzismo, il neonazismo, la xenofobia; è stato pubblicato in Norvegia nel 2010 (e fosse stata solo invenzione!). Tuttavia, pur implicitamente, avverte il lettore sensibile ed attento di un pericolo: il pericolo del razzismo in un’Europa che pensavamo definitivamente convinta paladina dei diritti dell’uomo, di tutti gli uomini. Per chi vuole approfondire, al di là del romanzo, la realtà, indichiamo che sul sito de L’ESPRESSO si trova una mappa dei movimenti neonazisti, xenofobi e razzisti in Europa e in Italia:


http://espresso.repubblica.it/dettaglio/neonazisti-xenofobi-e-razzisti-ecco-dove-cresce-il-virus/2157377/11

Thomas Enger, Morte apparente, Iperborea 2001

giovedì 14 maggio 2009

Proviamo a cambiare le parole, di Eleonora Bellini

Proviamo a cambiare le parole
e anziché clandestino, immigrato
e straniero ed extracomunitario
diciamo Mohamed e Alina e Ivan
e Irina e Omar e Igiaba.
Poi facciamo scorrere
dinanzi agli occhi luoghi e storie
e fughe e speranze ed amori
e risa e pianto e dolori.
La storia di un uomo che nel buio incerto
del mattino pedala e va al cantiere,
il sorriso della donna che consuma
il suo veloce pasto nell’attesa
dell’autobus. Fatti di gente
e gente fatta di voce
e di occhi e di carne e di pensieri.
Poi torniamo
indietro negli anni quando erano
grigie e rare le foto e lì incontreremo
Rocco e Rosa e Luigi e Maria col fardello
dei figli, stretti al baule per il viaggio,
commossi e assai tremanti
al pensiero dell’incontro con lingue
sconosciute, con ignote geografie.
Paure da poveri e coraggio.
Poi guardiamo
nello specchio di casa il nostro volto,
figura d’altri volti antichi e nuovi,
volti sconosciuti - chi sa i nomi ed i luoghi
di qualcuno che risalga oltre i bisnonni? –
e lo vedremo figlio
di gente ignota e venuta da lontano:
antenati
a ciascuno comuni e clandestini
ci scorrono nel corpo, dentro il sangue.

Eleonora Bellini