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sabato 27 aprile 2024

Migranti

Migrando di Mariana Chiesa Mateos è un silent book edito da Orecchio Acerbo nel 2010 con il patrocinio di Amnesty International. "Una volta, quando l'America era la terra delle opportunità, da noi migrante era una bella parola. Era come dire coraggio, speranza futuro", scrive l'autrice. In questo albo bifronte, che si può cominciare a leggere da due lati soltanto capovolgendolo, seguiamo l'itinerario di uccelli migratori, quelli che volano alto, e di umani in viaggio attraverso i mari e gli oceani, ampie distese d'acqua che un tempo univano gli itinerari dei viaggiatori, degli esuli, degli esploratori e che oggi sembrano divenute ostili e impercorribili. Ma "anche le persone appartengono alla specie migratoria".

La casa in riva al mare di Eleonora Bellini è un albo edito da Fabbrica dei Segni Editore nel 2019 per la collana Orizzonte Scalzo. È una storia in rima tra il deserto e il mare, che racconta di un papà che parte e va lontano lontano. Fino a quando la porta di una piccola casa in riva al mare si apre per lui e lo accolgono un lupo che non è un vero lupo e due gatti, uno bianco e uno nero. I loro occhi sorridono al nuovo arrivato, la stanza si illumina, il cuore trova conforto e vola verso un finale felice, come in una fiaba.

Migranti di Issa Watanabe è un silent book edito da Logos Edizioni nel 2020. Tanti animali di specie diverse, la volpe, il coniglio, l'elefante, la giraffa, il coccodrillo, il maiale, il topo, il rinoceronte e altri si muovono in un mondo nero e oscuro, portando con sé coperte, fagotti, borse e altre suppellettili. La loro è una marcia silenziosa e apparentemente senza fine. Li accompagna e li spia l'immagine della morte, in sembianze di scheletro umano. Poi tutti corrono per salire su un’imbarcazione strapiena, precaria, in balia dei flutti. Non tutti raggiungeranno la meta. Sulla quarta di copertina si legge una frase di Theo Angelopoulos, regista e sceneggiatore: "Quanti confini dovremo ancora passare per arrivare a casa nostra?".

I Migranti di Marcelo Simonetti e Maria Girón edito da Kalandraka nel 2023. Due scolaretti, fratellino e sorellina, apprendono la notizia che, dal mattino seguente, nella loro classe arriveranno due migranti. La parola migranti è per loro assolutamente nuova, tanto che formulano un'ipotesi dopo l'altra nel tentativo di indovinare chi siano questi misteriosi migranti. Il giorno seguente, quando arrivano a scuola, trovano due nuovi bambini, alunni come loro, dal sorriso coinvolgente e dai capelli neri e ricci. Scoprono che è bello chiacchierare e giocare con loro, tanto da dimenticare perfino i misteriosi "migranti".


martedì 1 dicembre 2020

Il violoncello di Amir, di Fuad Aziz

Amid suona il violoncello del suo maestro e ne è fiero. Suona bene e con grande passione, mentre il maestro lo ascolta in silenzio. Ma a un tratto alcuni militari entrano, sprezzanti di quella musica e del suo armonioso messaggio, e arrestano l'uomo. Salutandolo, il  maestro di musica affida il violoncello al ragazzo: "Non separartene mai!". Quando, tempo dopo, anche Amir è costretto, insieme a tante altre persone, a lasciare il suo Paese, il violoncello si imbarca con lui verso la libertà. Quello, però, non è un viaggio di piacere e succede che Amir e il suo prezioso strumento, a un certo punto del difficile ed estenuante percorso, vengano separati. Riuscirà il ragazzo a ritrovarlo e a fare musica in libertà? 

Questo albo illustrato narra la storia di una tra le numerosissime persone costrette a fuggire dalla propria terra sia in cerca di libertà che per salvare la propria vita da guerre, soprusi, carestie. Narra attraverso un testo semplice ed essenziale e attraverso splendide illustrazioni che rendono magistralmente non solo l'aspetto esteriore del giovane protagonista, ma anche il profondo del suo animo: sentimenti, paure, tristezze, speranze, sollievo e, infine, gioia. 

Scrive l'autore nella nota finale: "Oltre al musicista Amir, negli ultimi anni c'è purtroppo un numero incredibile di persone costrette a fuggire dalla fame e soprattutto dalla mancanza di libertà". Nella storia di Amir c'è quella di tutti loro. 

L'albo, un piccolo oggetto d'arte, non è adatto solo ai bambini ma a tutti, specialmente in questo momento storico e in questo mese dell'anno in cui ricordiamo la nascita di un bambino che, 2020 anni fa, fu costretto a fuggire con suoi genitori dalla nativa Palestina all'Egitto. E che continua a farlo insieme a tutti gli oppressi. 

Fuad Aziz, Il violoncello di Amir, Matilda Editrice 2018


venerdì 16 agosto 2019

Il pianista di Yarmouk, di Aeham Ahmad

Aeham Ahmad è un musicista nato nel 1988 a Damasco e, prima di riuscire ad emigrare felicemente in Germania, ha vissuto sempre nel campo di Yarmouk, campo destinato ad ospitare la minoranza palestinese in Siria. Come tutti coloro che fin dalla nascita vivono in una data situazione, il campo costituì per Aeham la normalità di una condizione di vita per lunghi anni. Il suo nonno era uno dei settecentomila palestinesi che nel 1948 vennero cacciati dalla loro patria dagli israeliani e, convinto che l'esilio sarebbe durato poco, aveva abbandonato tutti i suoi bene in Palestina. In Siria si ritrovò in condizione di grave povertà, tanto che il suo bambino di otto anni, che sarebbe poi stato il padre del nostro Aeham, non avendo potuto trovare cure adeguate per un virus che gli aveva colpito gli occhi, rimase cieco. Successivamente, per un fortunato caso, alcune infermiere, impegnate in una campagna di vaccini, favorirono l'ingresso del bambino in una scuola per non vedenti, nella quale, fra l'altro, egli imparò la musica, divenendo un bravo violinista. Con questo valoroso padre musicista, la mamma insegnante elementare di musica e il fratellino Ala, Aeham visse la sua infanzia nel campo, sorto nel 1954, tra i giochi con gli amici e lo studio del pianoforte, fortemente voluto da suo padre e, nei primi anni, per lui, bambino amante dei giochi, del movimento e delle corse come tutti i bambini, faticosissimo, perfino noioso. Un'infanzia difficile, diremmo noi, un triste destino. E invece, scrive il nostro autore: ''E' incredibile. Ogni volta che ripenso alla mia infanzia c'è sempre il sole. Non ricordo un solo giorno di pioggia. Ricordo il profumo del gelsomino, l'odore della saponetta all'olio di oliva con cui mi lavavo la faccia ogni mattino''. La Siria era ancora in pace a quei tempi. Poi giunsero la guerra e la distruzione, la paura e la ricerca di salvezza. Come protestare contro la guerra, come salvare un briciolo di umanità nel quartiere distrutto, come consolare i morti e i loro familiari, sopravvissuti nel corpo ma annientati nell'anima, come preservare l'innocenza nei bambini? Con la musica e con il canto, decidono Aeham e i suoi amici. Così il pianoforte esce nelle strade bombardate e sulle rovine si innalza la musica, protesta e lenitivo insieme.


Molti tentano di mettersi in salvo per raggiungere l'Europa e anche il nostro pianista affronta il viaggio, lungo e pericoloso. Dapprima via terra, poi attraverso il Mediterraneo, tra insidie e inganni, respingimenti, fino al superamento dei pericoli della rotta balcanica e del gioco del Caso, che sceglie le sue vittime, o le risparmia, con cecità assoluta. Come accade sempre nella Natura e nella Storia e come noi fatichiamo a credere. La storia di Aeham, narrata in prima persona, ha colpito molti in tutto il mondo, ma non abbastanza. La sua musica si ascolta facilmente su you tube e ha commosso molti, ma non abbastanza. per questo, vi proponiamo qui il brano I forgot my name, di tragica bellezza, di grande dolore ma anche di esemplare compostezza (potete ascoltarlo cliccando sul titolo)Vi invitiamo, inoltre,, quando sentite i media o i cinici agitatori delle folle riferire i casi dei migranti in balia delle onde del mare o del gelo dei monti in termini di numeri (40 sbarcati, 100 annegati, 10 assiderati) a ricordare che si tratta di persone, con le loro storie i loro affetti e i lori talenti, e a riflettere sul fatto che non sappiamo quanti artisti, scrittori, musicisti o anche quanti maestri, infermieri, ingegneri, interpreti, madri, padri, fratelli e sorelle giacciano negli abissi del Mediterraneo o nelle foreste dell'Est. Vi invitiamo inoltre a riflettere sulla storia di alcune regioni del nostro mondo e su quanto le radici di alcune drammatiche condizioni odierne, che causano povertà', migrazioni, esodi, conflitti, vengano da lontano e quanto l'Occidente, il nostro Occidente, ne sia coinvolto Nessuno di noi può chiamarsi fuori, nessuno può ritenersi indenne e lontano dalla tragedia, nessuno può dirsi totalmente innocente.

Aheam Ahmad, Il pianista di Yarmouk, La nave di Teseo 2018, traduzione di Lucia Ferrantini


martedì 15 gennaio 2019

Il quaderno rosso, di Michel Bussi

Port-de-Bouc
Leyli, giovane donna originaria del Mali vive a Port-de-Bouc, vicino a Marsiglia, in un appartamento minuscolo. Il suo viaggio dal Mali verso l'Europa è stato tremendo e sconvolgente, irto di difficoltà e di violenza. Infine la donna è riuscita a raggiungere la Francia, a trovare lavoro, dapprima precario e poi a tempo pieno. Ora finalmente ha le carte in regola per richiedere all'assistenza sociale una casa più grande, nella quale i suoi tre figli possano trovare tutto lo spazio necessario, condividendo l'amore di una madre coraggiosa e guardando al futuro con fiducia. 
"Tre anni a sopportare umiliazioni, battute di caccia al clandestino, fregature, ricatti, schiavitù, ma tenevo duro perché mese dopo mese accumulavo semestri. Accettavo perfino di lavorare gratis pur di avere il pezzo di carta. Alla fine ho capito che era questo il motivo per cui lo Stato ci lasciava in pace: noi invisibili paghiamo le tasse, consumiamo, ci pieghiamo a tutti doveri come gli altri cittadini e non pretendiamo il minimo diritto", afferma la donna.
Tuttavia Leyla nasconde un segreto, pesante e da tenere ben nascosto, come fosse un tesoro. Un segreto che le pare quasi come un'assicurazione, una garanzia per il futuro della famiglia.
Nel romanzo non manca la tensione tipica del giallo, ma occupa un posto importante e non secondario la riflessione sul tema dei migranti, del loro percorso per raggiungere l'Europa, dello sfruttamento a cui sono sottoposti, particolarmente le donne, delle frontiere oltrepassate, ciascuna incastonata in modo indelebile nella memoria, tappa precaria, ma anche granello in più infilato nel rosario delle speranze.
I guadagni illeciti sulla pelle dei migranti, le ambiguità perfino da parte di alcuni funzionari e preposti all'accoglienza, i drammi dei richiedenti asilo che sono obbligati a “girare in tondo all’infinito, sportello A, sportello B, sportello C, uffici per gli alloggi popolari, comune, prefettura, ufficio immigrazione e integrazione, ognuno aggrappato ai propri moduli, ottenebrato dalle caselle da riempire”, vengono narrate senza mezzi termini e assurgono spesso alla forza della denuncia politica.
Bussi, scrittore francese di gialli attualmente più venduto oltralpe e secondo più letto in Francia, preferisce definire questo suo libro non thriller, ma romanzo umanista, che si occupa di eroi ordinari i quali si trovano in luoghi ordinari, ma in situazioni straordinarie.
Libro in cui i colpi di scena si susseguono a ritmo incalzante e in cui la verità dei fatti si chiarisce progressivamente, ma in modo sempre nuovo e inatteso, Il quaderno rosso appassiona il lettore in ogni sua pagina e , fatto non secondario, lo induce a riflettere.

M. Bussi, Il quaderno rosso, Edizioni E/O 2018, traduzione di Alberto Bracci Testasecca


domenica 10 giugno 2018

Clandestino. Graphic novel di Eoin Colfer e Andrew Donkin, illustrata da Giovanni Rigano


Ebo ha dodici anni e vive in un villaggio del Niger con uno zio ubriacone, il solo familiare rimasto con lui: il fratello maggiore, Kwame, è partito all'improvviso alla volta dell'Europa per raggiungere Sisi, la sorella della quale non hanno più notizie. Ebo parte di notte, sperando di poter raggiungere Kwame prima che quest'ultimo intraprenda la traversata del deserto. Già, perché "per arrivare in Europa, bisogna attraversare due deserti, uno di sabbia e uno di acqua". Ad Agadaz il bambino si guadagna da vivere con piccoli lavori e cantando meravigliosamente. Proprio in occasione di un matrimonio a cui è invitato come cantante, Ebo ritrova il fratello. Insieme partono per un viaggio che sarà difficilissimo, duro e drammatico molto più di quanto avessero immaginato nel loro sogno europeo. Lo sbarco in Sicilia, come naufrago esausto e impaurito, gli aprirà non una nuova patria, ma una prigione, il centro d'accoglienza. Attraverso la rete metallica il bambino ogni giorno guarda il mare e pensa a tutti coloro che riusciranno a toccare terra, ma anche ai tanti che nel mare profondo sono rimasti. 
La storia del viaggio di Ebo "è un'opera di fantasia, ma gli elementi che la compongono sono tutti veri", avvertono gli autori. "Speriamo che Clandestino raggiunga i lettori di tutto il mondo, speriamo che abbiano cura verso i personaggi, una cura che può tradursi in preoccupazione reale per gli immigrati" ha affermato Colfer. 
Il viaggio è raccontato e visto dal punto di vista di un bambino, perciò non sarà difficile ai suoi coetanei identificarsi in lui e agli adulti provare quel sentimento di solidarietà che la cronaca recente potrebbe farci temere universalmente spento.

E. Colfer / A. Donkin, Clandestino, illustrato da Giovanni Rigano e tradotto da Tommaso Varvello, Mondadori 2017.

lunedì 19 marzo 2018

Bianca come la luna, di Hwang Sok-Yong

Bari è nata nella Corea del Nord nelle prima metà degli anni Ottanta. Ultima di sette sorelle, la sua venuta al mondo scatena, come già era avvenuto in occasione della nascita delle altre figlie femmine, l'irritazione del padre. La mamma, allora, in stato confusionale, abbandona la neonata al limitare del bosco. La bambina, però, viene salvata dalla cagna fedele, che la riporta a casa dove la nonna le dà il nome di Bari, mitica e leggendaria sciamana. Ed è proprio la nonna a formare la nipotina, incutendole forza e fiducia nel mondo, nonostante le difficoltà, sempre più estreme, che la famiglia deve affrontare. Con l'avvento della grande carestia che, alla fine degli anni Novanta del Novecento, uccide per fame ampie fasce della popolazione coreana e dopo che il padre, funzionario governativo, cade in disgrazia, i componenti della famigliola si disperdono, nel tentativo di cercare salvezza. Bari, che scopre di avere poteri di chiaroveggenza, rimane sola e parte alla volta dell'Europa su una nave di clandestini. Riesce a superare le tremende difficoltà del viaggio e a sbarcare nel Regno Unito dove, grazie a una serie di incontri fortunati, trova casa e lavoro a Londra. Il lavoro, infatti, le è indispensabile per pagare il debito che ha contratto con i serpenti, i trafficanti di esseri umani. 
Nella Londra delle periferie multietniche Bari pare avere trovato il proprio equilibrio e anche affetti profondi, il vecchio Abdul, pakistano che ha ormai conquistato la cittadinanza inglese, suo nipote Alì, l'amica Luna. Ma la vita, così come l'uragano, le farà conoscere altre perdite, altri dolori. Fino al pianto finale, liberatorio e foriero di nuova speranza.
Hwang Sok-yong, che è stato definito dal giapponese Kenzaburo Oe, premio Nobel per la letteratura 1994, "il miglior ambasciatore della letteratura asiatica", nel suo romanzo dà voce ai dimenticati, agli oppressi, ai diseredati costretti alla fuga e all'esilio, ai migranti d'ogni Paese. A chi non ha parole, coraggio o tempo per raccontare. A chi non dimentica guerre, carestie, sfruttamento e tuttavia segue fedele la strada dell'umile lavoro quotidiano nel Paese che gli ha consentito di sfuggire alla morte ma che spesso non guarda allo straniero con volto accogliente e sereno.
Dopo l'attentato alle torri gemelle, dopo aver perso un nipote illuso dalle sirene del fondamentalismo islamico, il vecchio Abdul osserva: "La guerra che ora è scoppiata è l'inferno frutto dell'arroganza dei forti e della disperazione dei deboli. Ecco: noi siamo deboli e non possiamo nulla, ma dobbiamo continuare a credere che saremo in grado di fare qualcosa per gli altri. Vedrete  che così il futuro del mondo sarà più roseo. Allah ha detto: guardatevi dalle fiamme della rabbia, perché soltanto gli infelici ne verranno inghiottiti". 



Hwang Sok-Yong, Bianca come la luna, Einaudi 2016, traduzione di Andrea De Benedittis

lunedì 23 ottobre 2017

Poesia in musica 2

Sogno

"Mare di sabbia e poi mare nero
un filo di luna guida la barca
conduce a terra, disvela il vero:
che il sogno s'infrange quando si sbarca"

L'uomo nero vestito d'amaro
cercava riposo, cercava riparo.

Quando raggiunse la stazione
non una panca, non un cartone.

L'uomo nero andò alla fontana,
carezzò l'acqua, si lavò il viso
e la donna di pietra gli fece un sorriso.

L'uomo nero alla gran cattedrale
Su questi gradini non dormirò male”
disse e si stese sul marmo bianco:
carezze di luna lungo il suo fianco.

Col miele in bocca si aperse il mattino.
Si alzò l'uomo nero e riprese a fuggire,
camminò strade e stretti sentieri,
leggero il fardello dei suoi pensieri.
Ritornò indietro, alla riva del mare,
entrò nell'onda sereno e leggero.

La bianca spuma brillò perle al suo nero.

Fu così che ai piedi del faro mai spento
salpò l'uomo nero col favore del vento.


Questo è il testo di una filastrocca (di speranza e nostalgia, di solitudine e meraviglia), nata nel 2012, che divenne due volte canzone nel corso degli anni.
La prima, in sordina e con il titolo assai descrittivo "L'uomo nero", ad opera di Royston Vince, musicista inglese cultore della lingua italiana, che ci lavorò nel 2015 in forma privata  e solo quest'anno l'ha ripresa e pubblicata sul web; la trovate qui, decorata da una mia foto di circa quindici anni fa: You tube.
La seconda, che ha portato anche all'edizione di un CD e di un video, è dovuta al coinvolgente entusiasmo di Stefano Panzarasa, che, in una sola estate, l'ha musicata e diffusa. Il video delle versione acustica è su You Tube (SOGNO), ma non è il solo: sempre su you tube potete ascoltare anche una bella versione arrangiata con i contributi preziosi di Dario Stabile e di Roberto D'Ambrosio, che hanno interpretato a fondo, attraverso inserti musicali, il vissuto del protagonista del nostro sogno. Per farlo, cliccate qui Sogno, con arrangiamenti .
Infine, del CD vedete le caratteristiche nell'immagine.


Che altro? Una considerazione sul Caso, che non sempre vive di intrecci crudeli, ma offre anche qualche serena radura, come nel caso di questo lavoro, incontro e invenzione di più creativi intorno a un progetto ri-scoperto quasi per caso e subito condiviso.

© Tutti i diritti riservati a Eleonora Bellini, Stefano Panzarasa, Dario Stabile, Roberto D'Ambrosio e Silvia Caligari