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sabato 22 novembre 2025

Nené nel paese delle Magarie, di Alessandro Barbaglia

Questa è una storia vera, ma anche una storia di magarie, cioè una storia magica che ha come protagonista Andrea Camilleri, detto Nené, e la sua infanzia fantasiosa, curiosa, vivace. È una storia di scoperte e d’avventura, di mistero e di immaginazione, che ha come scena e teatro la campagna siciliana, simbolo di affetti e di libertà. La casina di campagna di nonna Elvira per Nené è più di un luogo di vacanza, è un mondo che si svela, che accoglie e che apre orizzonti. Lì, anche un ragazzino di città può essere il protagonista di mirabolanti avventure. Questo romanzo, che commemora il centenario della nascita di Andrea Camilleri, è un romanzo che inizia d’estate, privilegiata stagione di libertà, e che in essa racchiude le esperienze d’infanzia dello scrittore, ma non solo. Perché l’infanzia è per tutti la culla dell’intera esistenza che, nei casi più fortunati, si snoda nel tempo e dura per sempre. In questo romanzo, infatti, possiamo trovare frammenti di opere e di vita di Camilleri, frammenti di realtà, in una narrazione ampia dal sapore di fiaba.
Durante una recente intervista apparsa su “La voce di Novara” del 20 giugno 2025, Alessando Barbaglia ha detto: «Ho scritto un libro spericolato per bambini, perché i bambini sono spericolati. È il tentativo di raccontare l’infanzia di Andrea Camilleri, quella dai 6 ai 12 anni. Quando viveva nella casa di campagna di nonna Elvira, una donna che era un incrocio tra una fata e una maestra. Fu lei a insegnargli a leggere, a scrivere, a volare. Leggendogli Alice nel paese delle meraviglie, gli ha aperto la porta della fantasia. E Nenè, senza ancora saperlo, era già Camilleri»

A. Barbaglia, Nené nel paese delle Magarie, Mondadori 2025
 
La recensione si può leggere per intero su Mangialibri al link: Nené nel paese delle Magarie | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

giovedì 31 marzo 2022

Ora dimmi di te. Lettera a Matilda, di Andrea Camilleri

Lunga lettera dello scrittore indirizzata alla nipotina di quattro anni, in cui ripercorre i momenti più significativi della sua lunga esistenza, inserendola nella storia d’Italia cui dà ampio spazio, dagli anni del fascismo ai nostri giorni. Camilleri si sofferma su episodi importanti della sua vita di ragazzino delle elementari, di adolescente del liceo e di studente universitario. Avrebbe voluto frequentare l’Università a Firenze ma, nel 1943, a causa degli eventi bellici, fu costretto a rimanere a Palermo a malincuore, perché aveva amici in Toscana che lo avevano aiutato e soccorso in una particolare circostanza. Al raduno internazionale della gioventù nazifascista nel 1942 venne esposta solo la bandiera nazista, il giovanissimo Camilleri osò fare l’osservazione ad alta voce e, all’uscita dal teatro, Alessandro Pavolini gli assestò un violentissimo calcio per cui gli fu necessario recarsi in ospedale. Quell’episodio segnò la scelta politica dello scrittore per gli anni futuri.

Terminati gli studi, il suo primo desiderio era quello di diventare lettore di italiano in una Università straniera di lingua francese, sogno negato a causa di un diverbio con l’insegnante con cui sostenne un esame importante: ebbe un voto basso, gli occorreva il massimo. Iniziò ad interessarsi di teatro, per alcuni anni visse di espedienti, come venditore di libri, fino a quando entrò in RAI per sei mesi e lì rimase fino agli anni della pensione con incarichi sempre diversi, molte soddisfazioni e sicurezza economica. Camilleri si riteneva fortunato nonostante il suo carattere difficile, la sua personalità aliena da compromessi, anche per merito della moglie Rosetta a cui era molto legato.

E venne il giorno in cui il teatro non gli bastò più, riemerse l’antica passione per la scrittura e scrisse romanzi. Nessuno però glieli pubblicava a causa della mescolanza linguistica: italiano e dialetto siciliano. Così per dieci anni. Un amico gli fece conoscere la casa Editrice di Elvira Sellerio, ci fu intesa culturale. Pubblicò il romanzo poliziesco La forma dell’acqua, protagonista Salvo Montalbano. Fu un successo, un grande successo.


Che cosa ha imparato dalla vita Camilleri? Lo scrive in poche parole: “il lupo non è cattivo, due più due non fa quattro, a volte tre, a volte cinque”. Sono queste delle espressioni simboliche che comunicano la necessità di superare gli stereotipi e di allargare la visuale del pensiero considerando la realtà in tutta la potenzialità dell’essere. Una raccomandazione rivolge alla nipotina: non giudicare gli altri in modo assoluto, si può sempre sbagliare. E’ bello avere un ideale e sostenerlo, ma è opportuno confrontarsi anche con le idee altrui. Che cosa dice la nipotina al nonno? E’ un loro segreto. Il romanzo termina con il titolo Ora dimmi di te.

Anna Maria Pastore

Andrea Camilleri, Ora dimmi di te. Lettera a Matilda, Bompiani 2018


sabato 22 maggio 2021

La paura di Montalbano, di Andrea Camilleri

La paura di Montalbano, pubblicato nel 2002 da Mondadori, raccoglie sei racconti di Camilleri, uno dei quali dà il titolo al libro. Incontriamo il celeberrimo commissario in tre storie brevi, che non possono definirsi poliziesche in senso stretto, nelle quali egli vive incontri occasionali con personaggi degni di nota, in situazioni inedite e strane. Gli altri racconti sono invece polizieschi classici in cui lo scrittore Camilleri brilla forse più del suo personaggio. Nel primo, Ferito a morte, assistiamo alla morte di un usuraio la cui giovane nipote nasconde dietro un aspetto semplice e perfino umile "una mente diabolica". Nel secondo, Il quarto segreto, un sogno del quale è protagonista Catarella si trasforma presto in un incubo nella notte, e soprattutto nei giorni, del commissario, tra immaginazione e realtà. In La paura di Montalbano, durante una breve vacanza con Livia, vacanza che egli accetta a fatica perché si tratta di trascorrere una settimana in una baita di montagna, tra valli e silenzi, arduo impegno per un uomo di mare qual è il nostro commissario, spunta inopinatamente un caso da risolvere, perché un investigatore coi fiocchi non può mai essere inerte. Meglio lo scuro, che chiude il volume, è una storia che esordisce da un delicato segreto reso in confessionale da una vecchia signora, giunta alla fine della sua vita. E' un racconto raffinato e profondo in cui dal passato emerge uno strano delitto, viene rimossa la nebbia dell'oblio che lo aveva fatto dimenticare ai più e affiora la solitudine dei vecchi insonni nelle case di riposo.

domenica 14 giugno 2015

La tripla vita di Michele Sparacino, di Andrea Camilleri

Michele Sparacino nacque a Vigàta nella notte tra il 3 e il 4 di gennaio del 1898 nell'oscura dimora di una poverissima famiglia. Come fu che divenne brigante e agitatore di folle? E lo divenne veramente o la sua condanna fu solo il frutto della fantasia di un giornalista pigro e bugiardo, Liborio Sparuto? 
In questo racconto di Andrea Camilleri, pubblicato in una bella edizione tascabile da Rizzoli nel 2009 si legge la storia di un giovane che dire sfortunato è dir poco: sempre al momento sbagliato nel posto sbagliato, Michele è impotente vittima del destino, tra la Sicilia delle proteste dei "briganti" in epoca Umbertina e il Carso della prima guerra mondiale. Una storia breve, argutamente narrata, nella tradizione di quell'epopea degli umili - rassegnata e disperata - che fu inaugurata in Sicilia da Capuana, Verga, Pirandello e prosegue ancora.
La seconda parte del libro offre una approfondita intervista di Francesco Piccolo ad Andrea Camilleri, nella quale lo scrittore svela non solo i modi e i tempi della sua scrittura ma anche le sue opinioni sull'attualità, le persone, le cose e i luoghi della nostra penisola.
 
 
Immagine di copertina: particolare da "La strada" di Balthus, 1933. Nel piatto e nell'antiporta interni riproduzione completa dell'opera