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lunedì 14 aprile 2025

Scaffale locale 15. Achille Marazza. Il nostro difficile Novecento, di Virginia Carini Dainotti

 

Nell'ottantesimo anniversario della Liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo, alcune pubblicazioni tornano in mente, per diversi motivi, non ultimo la condivisione di memorie e di esperienze con autrici e autori. È questo il caso della biografia di Achille Marazza scritta da Virginia Carini Dainotti e pubblicata il 1° settembre 1987 dalla Fondazione Marazza di Borgomanero, a vent'anni dalla morte di Marazza e a quarantadue dalla Liberazione. Si tratterebbe, a pieno titolo, di un'opera di ampiezza nazionale e oltre, per altezza di ideali e per dignità di memoria, ma caso volle che Achille Marazza fosse nato a Borgomanero nel 1894, che a Borgomanero fosse legato anche attraverso la madre Delia Bonola e allo zio Giulio Bonola Lorella. Ma non solo: fu proprio al Comune di Borgomanero che Marazza donò il cospicuo patrimonio di famiglia, affinché, con lungimiranza e generosità, "la casa padronale venisse adibita a biblioteca pubblica e casa di cultura”. Assegnati i beni al Comune e istituita la Fondazione Biblioteca Pubblica e Casa della Cultura, quest'ultima ebbe come prima presidente Virginia Carini Dainotti, bibliotecaria e ispettrice generale delle biblioteche statali nonché ispiratrice e realizzatrice in Italia della Public Library, la biblioteca per tutti. Nessun campanilismo, né localismo dal miope sguardo, dunque, ma il riconoscimento di un'epoca e di un flusso ampio e vitale grazie ai quali ciò che avvenne in un borgo si inserì nell'ampio andare della storia, nel progredire della cultura, nella volontà e capacità di realizzarne la più ampia condivisione del sapere.

La biografia di Achille Marazza scritta da Virginia Carini Dainotti si propone di offrire il racconto di una "vita esemplare", come scrisse Sandro Pertini nella presentazione del libro, notando, anche che "è grande merito dell'autrice aver fatto rivivere il personaggio sullo sfondo della nostra storia, e non solo della storia della Resistenza; ma anche, e utilmente, di quei vent'anni che hanno visto la ricostruzione, la difficile pacificazione, la rinnovata dignità internazionale dell'Italia". Per questo il sottotitolo del volume inserisce la figura di Marazza nel "nostro difficile Novecento".

Il libro si compone di otto densi capitoli, corredati da un ampio apparato di note, particolarmente utili ai lettori per il reperimento delle fonti. In quegli anni, infatti, non era stato ancora completato l'inventario dell'Archivo Marazza, realizzato, non essendosi mai potuti reperire finanziamenti in loco, solo fra il 2012 e il 2015 grazie al finanziamento da parte del Master dei Talenti promosso dalla Fondazione Giovanni Goria di Asti.

I capitoli spaziano dalla partecipazione di Marazza alla prima guerra mondiale e alla sua iniziale opposizione al fascismo che andava prepotentemente e violentemente insediandosi; dalla "guerra fascista alla guerra di liberazione, alla Resistenza" e al famoso "incontro all'Arcivescovado; dall'attività di governo al lavoro in Parlamento, alla "missione triestina", alla partecipazione ad enti e istituti culturali.

Qui, data l'attuale ricorrenza, ci interessa ricordare il capitolo IV, "Nella Resistenza". Dopo una breve partecipazione alle azioni partigiane in Valle Vigezzo, Marazza, per motivi di salute, dovette lasciare la montagna e scendere a Milano, dove cominciò a intrattenere rapporti con altri "fuorilegge", antifascisti come lui. Di questa intensa attività molti elementi si intuiscono dalle lettere che Marazza scrive alla madre, rimasta nella villa di Borgomanero, e delle quali Carini dà conto. Segue la partecipazione al CLNAI per conto della Democrazia Cristiana, il racconto delle febbrili e intense riunioni in sedi sempre diverse. Fino al documento più importante, la memoria dell'incontro all'Arcivescovado di Milano per trattare la resa Mussolini, insieme a Lombardi e a Cadorna. La memoria, pubblicata integralmente da Carini (pp. 96-109), era già apparsa in un ormai rarissimo volume delle Edizioni Labor del 1965, "La Resistenza il Lombardia" a cura del Comitato per le celebrazioni del XX anniversario della Resistenza. Tra le carte di Marazza relative a questo momento figura anche una lettera di Leo Valiani, sempre del 1965, riportata integralmente in nota dall'autrice (pp. 110-111). In essa Valiani ringrazia Marazza per la sua testimonianza "veramente bellissima, la più obiettiva di tutte; la più disinteressata ed appunto perciò la più rispondente al giudizio che gli storici daranno delle nostre drammatiche vicende".

In questo anno anniversario, nelle contingenze amare e inquietanti che ci tocca di vivere, lo sguardo attento e veritiero della storia ci necessita e, a seguirlo con onestà, potrebbe perfino salvarci o indicarci il cammino. Chissà.

Il discorso di Marazza è qui di seguito nelle foto, così come le lettere di Pertini e Valiani.









Il saggio è presente nelle collezioni di sessantanove biblioteche italiane e potrebbe essere ancora reperibile per acquisti o scambi presso la Fondazione Marazza.

lunedì 22 maggio 2023

Alessandro Manzoni in una biblioteca privata fra Ottocento e Novecento

Ricorre in questo 2023 il centocinquantesimo anniversario della morte di Alessandro Manzoni, avvenuta a Milano il 22 maggio 1873. La fama, e soprattutto il mito di Manzoni, nonché la diffusione della conoscenza del suo romanzo - la "cantafavola" come egli stesso ebbe a definirla - tra persone di ogni età e di ogni ceto, è ispiratrice di questo breve articolo (parte di un più approfondito contributo destinato a essere pubblicato in rivista) dedicato al posto occupato dal gran lombardo in una biblioteca di famiglia rappresentativa della società dell'epoca.

Nella biblioteca Bonola-Marazza il settore dedicato a Manzoni costitusce la testimonianza di una passione e di una fede nelle "magnifiche sorti e progressive1" del nostro Paese, passione che si concretizza nei libri, consultati, studiati e spesso annotati, fra la seconda metà dell'Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento, da Giulio Bonola, Delia e Maria Bonola, Achille Marazza2.

Si tratta di alcune centinaia di volumi, pubblicati tra il 1825 e il 1967, comprendenti sia edizioni delle opere di Manzoni che testi di critica, sia biografie dello scrittore e dei suoi familiari che libri di imitatori3. Il corpus nel suo insieme delinea un ritratto di Manzoni a tutto tondo, tra bibliografia e utopia, tra bibliofilia e lettura personale.

Questo articolo si propone di dare un cenno su come, attraverso una biblioteca privata, si possano delineare proposte di lettura per tutti, rese ancor più interessanti e preziose non solo per il loro contenuto, ma anche per il loro valore bibliografico e antiquario. Innanzitutto le biografie, tra le quali spiccano quella di Cesare Angelini (Torino, 1942) che ripercorre la vita dello scrittore inserendola nel contesto culturale sia italiano che francese in cui egli si era formato. E ancora l'interessante biografia scritta da Paolo Arcari (Milano, 1939), docente e poi rettore all'Università di Friburgo, che ne delinea la personalità in quattro illuminanti capitoli: L'italiano, Il letterato, Il cattolico, Manzoni.

Ci attraggono poi i Commenti letterari di Riccardo Bacchelli, che uniscono in un solo volume Leopardi e Manzoni (Milano, 1960). In quest'opera il capitolo centrale sfida la vulgata corrente e costruisce un punto di incontro tra i due scrittori, punto che individua nella loro infanzia e prima giovinezza perché, nota Bacchelli, "erano scolari e ragazzi ambedue, il lombardo collegiale e il marchigiano studioso d'erudizione nella libreria paterna, quand'ebbero esperienza della filosofia dei lumi e del razionalismo settecentesco liberale e libertino e libertario". Un'osservazione, questa, che, tra l'altro, pone i due grandi pienamente all'interno della cultura europea.

La dimensione europea non solo di Alessandro, ma anche della sua famiglia, ci appare chiara e aperta in Giulia Manzoni Beccaria di Guido Bezzola (Milano, 1985). L'autore descrive come Giulia, dotata di intelligenza acuta e di incomparabile verve, fu protagonista dei salotti milanesi e di quelli parigini in un'epoca complessa, ricca di promesse, tra illuminismo e nascita degli ideali di indipendenza nazionale.

Cesare Cantù nelle sue Reminiscenze (1882) descrive Manzoni non solo come contemporaneo, ma come consueta, vicina presenza, raccontandone i familiari, gli amici e i conoscenti, il carattere, l'ideale politico dalla giovinezza fino alla vecchiaia. Mentre nei Ragionamenti sulla storia lombarda del secolo XVII per commento ai promessi Sposi (1833) Cantù si propone di "spargere luce su quel momento della storia nostra, su quella lacuna dell'italico incivilimento", quel Seicento grondante guerre, invasioni, epidemie e sangue, che I promessi sposi fanno rivivere e di cui La storia della colonna infame svela i lati ingiusti e crudeli.

Un cenno, infine, alla biografia in lingua inglese4 di Archibald Colquhoun, che esordisce citando le impressioni di Byron, il quale, a Milano nell'ottobre 1816, ebbe a notare: "Milano è impressionante, il duomo superbo. La città mi ricorda Siviglia, ma è un po' inferiore". Al biografo interessa ciò che nella vita di Manzoni fu più strettamente legato alla storia del capoluogo lombardo e delle personalità che lo resero illustre, da Cesare Beccaria a Pietro Verri, da Il Caffé a Giuseppe Parini. Personalità in cui l'autore individua il background culturale e la matura visione del mondo di Alessandro.

Oltre cento volumi conta il settore del fondo dedicato alle opere di Manzoni, tra cui spiccano cinquantadue edizioni de I Promessi Sposi, dai tre tomi stampati a Milano presso Vincenzo Ferrario nel 1825-1826 (così si legge sul frontespizio, ma in realtà uscirono tra il 1925 e il 1827) fino a I promessi sposi e Storia della colonna infame uscito nel 1965 per la Nuova Editrice Internazionale. Edizione a tiratura limitata, quest'ultima, diretta e curata da Ernesto Gerbi, Claudio Cesare Secchi e Gianluigi Lodetti, che riproduce, legatura di pregio compresa, "l'esemplare del romanzo che il Manzoni donò al conte Marcellino De Fresne5 di Parigi, copia che è oggi cimelio e proprietà del Centro Nazionale Studi Manzoniani".

Confermano il potenziale coinvolgente dei Promessi Sposi, anche per il lettore che insegue soltanto vicende e trama del libro ed è estraneo all'esercizio della critica e della filologia, una serie di materiali "umili" presenti nella raccolta: il fotoromanzo "dal grande capolavoro di Alessandro Manzoni" pubblicato nel 1953 da Mondadori negli Albi di Bolero Film; le cartoline dei luoghi manzoniani; i francobolli emessi nel 1923 per il cinquantenario della morte dello scrittore; i canovacci per le filodrammatiche; le pubblicazioni a dispense; lo spartito de I Promessi Sposi Melodramma in 4 parti. Musica di Amilcare Ponchielli.

Insomma, "la vicenda degli innamorati divisi, la presenza di personaggi affascinanti perché fortemente caratterizzati nel bene o nel male ed il profilarsi di grandi affreschi storici, non a spiegare, ma almeno a calare il dolore dei singoli dentro e vicino ai grandi fatti di un'epoca con pari dignità di memoria, tutto questo ha fatto de I promessi sposi un romanzo profondamente popolare6".


Note

1Leopardi, La ginestra, 1845, v. 51.

2Giulio Bonola Lorella Giulio (Luino 1865 - Borgomanero 1939). Frequentò il liceo classico del Collegio rosminiano di Domodossola. Si laureò in Giurisprudenza a Roma nel 1889. Sempre a Roma esercitò la professione di avvocato alternando il lavoro con lunghi soggiorni per studi di perfezionamento in diritto costituzionale comparato a Strasburgo, Berlino, Bonn, Londra, Oxford. Successivamente esercita la professione di avvocato a Milano con Vittorio Scialoja, continuando i suoi viaggi di studio all’estero. Infine si trasferisce a Borgomanero nella grande casa di famiglia. Qui diviene Presidente dell’Unione di miglioramento fra i lavoratori di Borgomanero e Consigliere comunale. La sua tesi di laurea sul diritto di proprietà individuale sostenuto da Antonio Rosmini ha una vasta eco anche fuori d’Italia. Molto nota e fondamentael per gli studiosi di Manzoni e Rosmini è la sua edizione del Carteggio fra Alessandro Manzoni e Antonio Rosmini (1901 e successivamente 1996). Sua è anche la pubblicazione delle Venti ore con Alessandro Manzoni del Tommaseo. Coltivò con studi e ricerche, rimasti in gran parte inediti, svariatissimi interessi come l’agiografia, la storia dell’arte, la letteratura, le interpretazioni dantesche, l’agricoltura, l’apicoltura. Una sua opera sul traforo del Sempione fu gratificata di due edizioni da parte della Tipografia del Senato. Achille Marazza (Borgomanero 1894-Suna di Verbania 1967), nipote di Giulio Bonola, fu avvocato e uomo politico. Antifascista e membro del CLN Alta Italia per la Democrazia Cristiana, fu tra coloro che trattarono la resa di Mussolini nell'incontro all'Arcivescovado di Milano. Fu sottosegretario e ministro. Fondò la biblioteca della Fondazione di Borgomanero che porta il suo nome e ha sede nella settecentesca casa di famiglia, nella quale ora è collocato anche il fondo manzoniano.

3 Tra queste: T. Abbiati, Novelle a spunto manzoniano di un discepolo del Parini professore di A. Manzoni, 1929; A. Balbiani, I figli di Renzo Tramaglino e di Lucia Mondella, 1874; M. Giovannetti, Renzo e Lucia, 1905; C. Linati, Sulle orme di Renzo e altre prose lombarde 1927.

4 Colquhoun Archibald, Manzoni and his times, London, Dent & Sons 1954. Le opere a carattere biografico su Manzoni e la sua famiglia presenti nel fondo sono 87. Qui ovviamente si è accennato solo ad alcune.

5Marcellin de Fresne, corrispondente parigino del Manzoni, incaricato di seguire per suo conto la pubblicazione del romanzo presso l'editore Baudry.

6Cfr. Incontro manzoniano con Carlo Carena, Umberto Colombo, Maurizio Corgnati, a cura di Eleonora Bellini, Borgomanero 1986, pag. 34.

(C) Eleonora Bellini

sabato 6 febbraio 2021

Borgomanero Anni Sessanta: La biblioteca che non c'era. Achille Marazza contro Capitan Uncino

In occasione del cinquantesimo anniversario dall'apertura al pubblico di una (grande, grazie al mecenatismo dei donatori, dal fondatore Achille Marazza alla famiglia Molli) biblioteca e casa della cultura in provincia di Novara, ripropongo qui un articolo apparso nel 2000 sul numero 3 dei "Quaderni borgomaneresi", riuscito esperimento editoriale di cronaca e storia locale durato nove anni. L'articolo può essere letto e scaricato anche da:








 

martedì 20 ottobre 2020

Rodari in biblioteca 7: un anno (scolastico) nella casa della fantasia, parte seconda da marzo a giugno

 

Marzo è il mese in cui ogni anno si apre la nuova primavera ed è il mese in cui si celebra la giornata mondiale della poesia. Le classi che partecipano ai laboratori ascoltano la lettura delle poesie "Promemoria" e "Dopo la pioggia" di Gianni Rodari, che alcuni ragazzini già conoscono. Sono poi invitati a riflettere e a raccontare che cosa significhi il termine pace per ciascuno di loro, quali immagini susciti e infine a scrivere il proprio messaggio, in versi liberi o in acrostici. Come sempre, i testi che ci regalano, dei quali, per forza di cose, riportiamo a titolo di esempio una parte minima, sono molto coinvolgenti:

Penso al futuro
Alla pace che nel mondo regnerà
Come una colomba libera
Ecco la pace arriverà

scrive Simone. E Stefano aggiunge

Piace al mondo intero
Amare, sorridere e giocare
Col sole dell'armonia nulla è nero
E la gioia riempie ogni cuore

Nicole così esprime il suo pensiero:

Mamma, cos'è la guerra?
La guerra è un'oscurità 
che scoppia sulla terra
senza nessuna carità.
Mamma, cos'è la pace?
La pace è un bambino sorridente
che nel suo lettino giace
senza avere paura di niente.
Mamma, la guerra è brutta,
la pace è bella.
Diciamolo alla gente,
ma proprio a tutta!


La riflessione prosegue poi, nel mese che segue, sempre partendo dalle due poesie di Rodari, ma concentrando la riflessione sulle guerre trascorse e su quelle ancora accese qua e là nel mondo.  Simone si immedesima nei bambini di guerra e scrive:

La guerra è arrivata,
è una tragedia.
La notte è paurosa
e pericolosa. Le bombe
fanno un rumore assordante
e costante. 
Io mi nascondo,
ma non per molto.
La mia casa è distrutta 
e la guerra è brutta.

A maggio i laboratori si concentrano sulla narrazione in prosa, specialmente sulle storie di fantasia, che i bambini molto spesso, abbracciando senza saperlo la tradizione della fiaba classica, apparentano alle storie di paura. Scrivono di incubi e di streghe, di solai oscuri e minacciosi. Ogni tremore e ogni brivido sono sempre riscattati, com'è giusto, dal lieto fine. 
Giugno viene dedicato al tema "Dentro i libri", gli amici che non ci abbandonano mai e che, in biblioteca, offrono pagine aperte e colorate ai piccoli, curiosi, lettori. "Tante storie per giocare" di Rodari offre l'occasione di poter scegliere un finale tra i tre proposti  proposti dallo scrittore per ogni racconto, di conoscere successivamente quale sia il preferito di quest'ultimo e di elaborare nuovi, propri finali, liberamente. Perché "l'immaginazione del bambino, stimolata a inventare parole, applicherà i suoi strumenti a tutti i tratti dell'esperienza che sfideranno il suo intervento creativo. Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all'utopia, all'impegno politico: insomma, all'uomo intero, e non solo al fantasticatore", scrive Gianni Rodari nella "Grammatica della Fantasia" e noi facciamo in modo di poter mettere in pratica questo principio.
Lasciamo infine qualche pagina bianca in fondo al quaderno (il quinto della Sezione Ragazzi) affinché ogni bambina e ogni bambino che ha partecipato ai laboratori con la sua classe a cui una copia del libretto viene donata abbia spazio per scrivere le sue parole e i suoi pensieri belli sempre.


(C) Eleonora Bellini

venerdì 9 ottobre 2020

Rodari in biblioteca 6: il premio di letteratura e illustrazione "La Casa della Fantasia"


Il Premio "La casa della Fantasia", nome rodariano quant'altri mai, suggerito dalla bibliotecaria Marilena Zerlia del Centro Rete del Sistema Bibliotecario del medio Novarese, nacque nell'anno 2003 quale ideale completamento e sbocco dei laboratori creativi promossi dalla Sezione Ragazzi della Fondazione Marazza durante ogni anno scolastico, fin dagli anni '80 del Novecento. L'iniziativa, oltre a  valorizzare il lavoro di autori e illustratori si proponeva di offrire ai bambini piacevoli, veloci ed originali libretti nonché di spalancare le finestre e di portare qualche boccata d'aria buona all'asfittica e rattrappita atmosfera di un territorio chiuso e autoreferenziale all'eccesso. La formula era originale: il bando prevedeva infatti due sezioni separate, l’una letteraria - filastrocche o racconti a tema, ad anni alterni - e l’altra artistica. I vincitori, sia della sezione letteraria che della sezione illustrazione, ricevevano in premio la pubblicazione delle loro opere in un’apposita, graziosa e colorata collana della Fondazione Marazza stampata con garbo da una tipografia borgomanerese. In giuria: Eleonora Bellini, Daniela Buonavita, Anna Pastore, Marilena Zerlia, Giulio Martinoli, Roberto Ripamonti. Durante alcune prime edizioni del premio fecero parte della commissione giudicatrice per la sezione illustrazione anche Gemma Fiorentini, Michela Papadia e Ariodante Marianni; per la sezione letteraria Agnese Bellotti, Maria Adele Garavaglia e Alessandra Salvini. 

I libri stampati in occasione di ogni edizione erano distribuiti gratuitamente alle classi che partecipavano ai laboratori in biblioteca e donati alle biblioteche del Sistema. E inoltre ogni mese di maggio venivano donati ai nuovi nati di Borgomanero e ai loro genitori come augurio di benvenuto in biblioteca e non solo. Nella giornata della premiazione si inaugurava la mostra delle illustratrici e degli illustratori e si tenevano incontri e laboratori per bambine e bambini, a cura degli scrittori e artisti finalisti e vincitori. Incontri che lasciavano un segno alto e chiaro, ben visibile oltre le ottuse meschinità dei circoli chiusi locali donando ai bambini aria pura da respirare insieme a incontri stimolanti, aperti, intelligenti e gratuiti, sia in senso economico che rispetto alle reali, non dichiarate e profonde finalità dell'operazione, che mai trasformarono i bambini in "mezzi per...".


Ricordiamo qui tutti i  titoli dei volumetti delle prime 15 edizioni, insieme ai nomi di scrittrici, scrittori, illustratrici e illustratori:
2003 – ALFABETO IN BIBLIOTECA di Leda Luise; ill. di Marta Cirillo
2004 – VOLANO SEMPRE VIA di Gigliola Alvisi e Maurizio Furini; ill. Emma Giani
2005 – PICCOLO ATLANTE DEI POPOLI AMICI di Loredana Magazzeni/ CHE DONO VUOI BAMBINO DEL MONDO? di Aldo Ferraris; ill. FIORA GIOVINO
2006 – UN REGALO PER GAIA di Elena Magni; ill. Raffaella Ciacci
2007 – FILASTROCCA FATTA APPOSTA di Manuela Bruno; ill. Cristina Gibellato
2008 – CUORE DI DRAGO di Michela Caputo; ill. Francesca Quatraro
2009 – LO STRANO CASO DEL PESCE ANNEGATO di Viola Virdis; ill. Giovanni Curi
2010 – L’ASINO CHI LEGGE di Viola Virdis/ C’ERA UNA VOLTA IL LIBRO di Leda Luise; ill. di Valerio Maggioni
2011 Edizione per il 150° dell’Unità d’Italia; testi di Mario Pennacchio, Maria Luisa Sabato, Giovanna Goffredo; ill. di Serena Marangon, Manuela Cambio, Paolo Avigo
2012 – KATOTO LALA. PICCOLO DORMI di Issiya Longo; ill. Francesca Quatraro
2013 – PLIN PLIN di Massimo Artico; ill. Giada Ottone
2014 – IL SASSOLINO DI NITI di Agnese Ermacora, ill. MARIA MARIANO/ CON LE FARFALLE NELLA PANCIA di Aldo Ferraris, ill. Sergio Olivotti
2016 – MAGICA STORIA di Camilla Buttà, ill. Alessandra Lodrini/ ANAJE’ E L’ARMONIA DELLA FORESTA di Fiora Giovino, ill. Rossella Paolini
2018 CHE FORTUNA! di Barbara Pumhösel; ill. Erika Visconti
2019 MATTIA E L'ALBERO, di Manuela Chiarottino; ill. Odette Sacco Sonador

Il Premio fu per molti anni una testimonianza di creatività e di apertura al mondo dell’infanzia di ampio respiro nazionale e non solo (gli ultimi due albi sono apparsi con testo sia in italiano che in inglese, grazie a un contributo del Kiwanis Club, e "Katoto Lala", delicata ninna nanna era già uscito sia in italiano che in swahili). Costituì una testimonianza importante, ispirata a Rodari e fondata sullo spirito della sua opera, unico spirito che si addice al quotidiano di una biblioteca pubblica. In questo 2020 il nuovo bando esce completamente snaturato e stravolto. Tutto  vi è banalizzato e, invece di perseguire un’operazione culturale come in precedenza, si rischia di fare della retorica su Rodari e sui bambini ai quali non si offre nulla oltre il banale quotidiano che, in un contesto culturalmente deprivato, già quotidianamente vivono. “Gli uomini ignoranti delle naturali cagioni che producon le cose, ove non le possono spiegare nemmeno per cose simili, essi danno alle cose la loro propria natura: come il volgo per esempio dice, la calamita esser innamorata del ferro” scriveva Giambattista Vico. Cicli si alternano e cade in basso ciò che lavoro e virtù avevano aiutato a salire. E proprio nell'anno rodariano succede questo. Mannaggia!

Uno tra i tanti articoli della ricchissima rassegna stampa del Concorso, 
da "Il giornale di Arona"