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giovedì 14 agosto 2008

O ciò che sarìa peggio, diventar poeta

"Questi, rispose il curato, non debbono essere libri di cavalleria, ma piuttosto di poesia; ed aprendone uno vide che era la Diana di Giorgio di Montemaggiore. Disse allora (supponendoli tutti dello stesso genere): Questi non meritano, come gli altri, d'esser dati alle fiamme, perché non recano, né recheranno giammai il danno de' libri di cavalleria, ma sono libri da passatempo senza pregiudizio di alcuno. - O signore, soggiunse la nipote, il miglior partito sarà di mandarli come gli altri al fuoco, perché non sarebbe gran meraviglia, che riuscendoci di risanare il mio signor zio dalla malattia cavalleresca, egli si desse a leggere questi libri, e quindi gli venisse il capriccio di farsi pastore, e di andarsene per boschi e per prati cantando e sonando, o, ciò che sarìa peggio, diventar poeta; che, a quanto si dice, è un'altra malattia insanabile e contagiosa. - Questa ragazza parla del miglior senno, disse il curato..." M. de Cervantes Saavedra, DON CHISCIOTTE, cit. cap. VI.