Paolo
Cognetti scrive sulla sovra copertina del libro: “Si può dire
che abbia cominciato a scrivere questa storia quando ero bambino,
perché è una storia che mi appartiene quanto mi appartengono i miei
stessi ricordi. In questi anni quando la gente mi chiedeva di cosa
parla, io rispondevo sempre: di due amici e di una montagna. Sì,
parla proprio di questo.” Gli
amici sono Pietro e Bruno; la montagna è il Grenon in val D’Ayas,
attorno al paese di Grana. Cognetti è cresciuto in una famiglia
amante della montagna, loro venivano da Lonigo e amavano le Dolomiti
ma, essendosi trasferiti a Milano, lo sguardo di tutti i giorni li ha
portati prima sulle montagne lombarde e poi sul monte Rosa.
MONTAGNA
D’INFANZIA
Nell’estate
del 1984, durante le ferie estive la famigliola approda a Grana, dove
affitta una porzione di casa situata in una corte attorno ad un
abbeveratoio. Rimangono per il momento madre e figlio; Pietro,
gironzolando per il paese, vede un ragazzo che porta le mucche al
pascolo ma pur sollecitato dalla madre a fare amicizia, se ne sta per
suo conto. Un
giorno, rientrando a casa, trova quel ragazzo seduto in cucina a
conversare con la sua mamma. Tra i due inizia la conoscenza. Durante
le giornate vanno a rovistare nelle case abbandonate, smuovono una
macina, esplorano un edificio che un tempo era una scuola. E il mese
di luglio va che è una meraviglia. Ad
agosto arriva il papà di Pietro e incominciano le salite in
montagna, su sentieri e pietraie, a volte solo loro due qualche volta
anche con Bruno. In famiglia ognuno aveva le sue quote: la mamma i
1500 metri, lui i 2000, il padre le alte quote, 3000 e più. Pietro
non è affascinato dalle vette, preferirebbe che la meta delle
passeggiate fosse un alpeggio o un torrente. L’amicizia tra i due
ragazzi è rinsaldata anche dall’affetto dei genitori di Pietro
verso Bruno. Nel più bello dell’estate si viene a sapere che Bruno
non ha terminato la prima media. Ciò mette in allarme la famiglia
milanese, in particolare la mamma, che propone di discutere del
problema con la famiglia di Bruno per far conseguire la licenza di
terza media al giovane valligiano. Ma si pone poi la possibilità di
una scuola superiore. Dopo un approccio apparentemente benevolo verso
la questione, in cui pare che gli zii di Bruno siano condiscendenti
alle proposte della famiglia dell’amico, questa s’imbatte nel
padre di Bruno che non vuole sentire storie di scuole ed istruzione e
anzi prende a pugni il padre di Pietro. Per un paio d’anni i due
ragazzi non si frequenteranno più.
LA
CASA DELLA RICONCILIAZIONE
Con
chi si deve riconciliare Pietro? Deve riconciliarsi con il padre che
è mancato all’improvviso e gli ha lasciato in eredità un pezzo di
terra con un rustico su in alta montagna in una posizione difficile
da individuare. Comunque ci sono i documenti, di non facile
consultazione, ma Bruno è al corrente di tutto. E’ il mese di
aprile quando i due amici salgono a vedere il posto: Pietro ansima
perché non è più allenato e si guarda attorno, attento alla natura
che sta per destarsi alla primavera, ma qua e là ci sono ancora
chiazze di neve, e terreno fradicio, e piante divelte per effetto di
una frana caduta durante l’inverno. All’interno del rudere
ereditato è cresciuto un piccolo pino cembro, il pianoro è bello
e il laghetto è poco distante. Pietro pensa a suo padre e all’amico
Bruno. La montagna è un sapere, è educativa, ed è questo il vero
lascito di suo papà. Il
distacco adolescenziale dal padre, causato dal carattere spigoloso
dell’uno e dall’orgoglio eccessivo dell’altro, sarà sanato
attraverso la costruzione di una casa-baita con il valido aiuto
dell’amico ritrovato. Nelle
estati in cui Pietro andava all’estero alla ricerca di occasioni
nel mondo del cinema, Bruno rimpiazzava la lontananza di Pietro
aiutando, facendo amicizia, chiedendo consigli al papà dell’amico
milanese, che non aveva mai disertato la val D’Ayas, anzi aveva
fatto altre e più impegnative escursioni ed esplorazioni. E’ il
mese di giugno e i due iniziano la costruzione su alla “barma
drola” la pietra strana, la pietra bianca, secondo il progetto del
papà, utilizzando anche quel che restava del cascinale addossato al
grande masso. E’ un processo di avvicinamento di Pietro a suo papà,
lui che aveva sfuggito le case per tutta la vita ma inseguiva il
desiderio di costruirne una lassù, su quel pianoro battuto dalle
slavine! Gli era mancato il tempo, sarebbe dunque toccato al figlio
realizzare il progetto attraverso il lavoro da muratore di Bruno con
l’aiuto di manovalanza del figlio. L’amicizia
tra i due giovani e qualche escursione sulle vette poco distanti dal
luogo del lavoro caratterizzano quei mesi. Lassù sulle cime c’è
sempre una croce, sotto la quale c’è spesso una cassettina
contenente il quaderno delle firme. La firma del padre, GIOVANNI
GUASTI, non manca mai, con la dicitura: Fatta anche questa! Pietro
comprende solo ora il padre, attraverso la fatica, i dettagli delle
istruzioni, le cartine e le mappe che trova in casa e l’affetto
dell’amico. Anche con la mamma c’è più dialogo e questa volta
da parte di entrambi.
INVERNO
DI UN AMICO
Questa
terza parte è la più complessa: esaltazione dell’amicizia, amore
per la montagna, gioie, dolori, partenze, arrivi improvvisi
caratterizzano le vicende dei protagonisti e dei familiari. Tre
figure femminili hanno rilievo accanto ai protagonisti: la mamma di
Pietro, sempre presente, Lara ed Alice persone importanti nella vita
di Bruno. La montagna è dominante, non solo il Grenon e il Monte
Rosa ma anche l’Himalaya. Pietro
si trova in Nepal ed è lì che avviene la scelta del titolo del
romanzo “ Le otto montagne”. Incontra un nepalese che, bastoncino
alla mano, disegna per terra un cerchio il cui centro è il Monte
Sumeru, attorniato da otto montagne e da otto mari. E’ un simbolo
per quelle popolazioni. Nel cuore di Pietro il centro è la casa, la
baita costruita con Bruno su in montagna, dove d’estate incontra
altri amici che salgono dalla pianura padana con i quali discute di
ideali difficili da realizzare: vita in comune, consumismo limitato,
possibilità di ristrutturare case abbandonate in villaggi ecologici.
Bruno, che ha iniziato l’attività di allevatore e produttore di
formaggio, è l’unico che, pur nelle difficoltà, e talora nelle
grandi difficoltà, sta tentando di realizzare ciò che gli amici di
Pietro teorizzano. Bruno
ha conosciuto Lara che si è trasferita su in montagna a lavorare con
lui; al sodalizio lavorativo si è aggiunto anche quello affettivo
ed è arrivata anche una bimba: Alice. Bruno fa scelte d’amore e di
lavoro molto generose ma molto azzardate. Si espone troppo con i
prestiti alle banche. Pietro
va sull’Himalaya per girare documentari nei villaggi dove si
costruiscono scuole o ospedali. Ha interiorizzato di quei luoghi
un’immagine colorata visibile nei panni di preghiera multicolori
che lui stende fuori, sul prato antistante la casa baita. E alla
domanda di Bruno: “Com’è l’Himalaya?” Pietro risponde:
“Quello è il tempio originale, le Alpi sono monumenti crollati”.
Pietro avverte il disagio di Bruno, ma ciò che è detto è detto.
Mai come in questo momento Bruno avverte le insidie cattive
dell’ambiente di montagna e l’azzardo di aver tutto lì: casa,
lavoro, famiglia. Di nuovo poi ognuno va per la propria strada: chi
in Nepal, chi in val d’Ayas. La mamma, la signora milanese
impegnata nel volontariato, aggiorna il figlio di ciò che accade a
Bruno, a Lara, alla piccola Alice, per lettera. Una di queste allarma
Pietro che telefona a Bruno e decide di tornare un po’ a Grana.
Lascia Katmandu a fine ottobre e a novembre piomba in valle, dove è
già inverno. L’incontro con Bruno non è positivo, i due amici
passano le giornate a far legna e di sera stanno in silenzio davanti
alla stufa. Pietro crede di aver fatto un viaggio inutilmente e se ne
torna via. Anche Lara torna suoi passi, con la piccola Alice
raggiunge la casa dei genitori e riprende il lavoro all’alberghetto;
lascia solo Bruno in montagna senza più l’azienda, perché
fallita. Questi non ha più nulla e chiede a Pietro di usufruire
della baita su alla barma
drola, dove i due amici si
rivedono ancora e Pietro invita in modo pressante l’amico a
scendere a valle, c’è già stata l’avvisaglia di una valanga
caduta vicino a casa. Il montanaro non sente ragioni e afferma
“questa montagna non mi ha mai fatto male”. Così si va verso
l’epilogo, drammatico ed eroico. Nell’inverno 2014 sulle Alpi
occidentali c'è una nevicata eccezionale e mentre Pietro è in Nepal
viene raggiunto da una telefonata di Lara: Bruno è introvabile. I
cugini sono saliti a cercarlo ma non si vede più neppure la casa,
tanto è alta la neve e non ci sono neppure gli sci. Il soccorso
alpino ha perlustrato la zona inutilmente. Forse Bruno l’avrebbero
trovato col disgelo. Sarebbe spuntato in qualche canalone in piena
estate. A Pietro… “non
resta che vagare per le otto montagne per chi, come noi, sulla prima
e più alta ha perso un amico.”
Anna
Maria Pastore