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domenica 31 maggio 2026

Pinocchio. Il burattino senza età

Pinocchio. Il burattino senza età è il titolo di un'esposizione itinerante che celebra le avventure del più famoso personaggio di Collodi. Realizzata a cura del Comitato Ricerche Associazione Pionieri (Cantiano), dell'Archivio Vinicio Berti (Empoli) e dell'Associazione Stella Alpina (Pombia), è stata esposta per la prima volta nel febbraio 2024 a Bologna alla biblioteca Sala Borsa. Nella provincia di Novara, la mostra è stata recentemente ospitata con successo presso il Castello di Galliate e ora si può visitare fino al 22 giugno al Museo Civico di Oleggio.

L'esposizione presenta litografie e disegni originali realizzati da maestri come Vinicio Berti e Raoul Verdini, in questo caso con testi in rima di Gianni Rodari scritti per Il Pioniere. L'impresa nacque nel 1953, quando Dina Rinaldi, direttrice del periodico, propose a Rodari, suo redattore, la rivisitazione delle avventure di Pinocchio. Le illustrazioni, oltre duecento, vennero affidate a Raoul Verdini. Furono pubblicate a puntate e a colori sul giornalino (dal numero 37 del 1954 al numero 16 del 1955) secondo la classica formula dei periodici per bambini dell'epoca: ciascun episodio comprendeva generalmente otto vignette (o sette se una era doppia) sotto le quali la trama veniva raccontata in rima. Così inizia la narrazione che si accompagna alla prima tavola (doppia) di Pinocchio con Geppetto: "Qui comincia, aprite l'occhio/ l'avventura di Pinocchio// burattino famosissimo/ per il naso arcilunghissimo// lo intagliava il buon Geppetto/ falegname assai provetto..."

La mostra è accompagnata da un catalogo dall'originale formato bifronte: non ci sono, infatti, la prima e la quarta di copertina ma due "prime copertine", una per la parte dedicata a Rodari e Verdini, l'altra per quella che contiene le tavole di Berti. All'una o all'altra si accende capovolgendo il libro, una modalità giocosa, che ben si addice allo spirito dell'impresa. Alfredo Pasquali introduce la prima parte nella quale apprendiamo notizie sulla vita e l'arte di Verdini. Nato a Roma nel 1899, a ventidue anni collaborava già con diversi giornali tra i quali il Marc'Aurelio e Il Balilla. Dopo la Liberazione lavorò, tra l'altro, per Il lavoro. Dal 1946 al 1958 fu redattore di Vie Nuove ed entrò successivamente nel quotidiano romano Paese sera. Notevole è la sua produzione per l'infanzia. Per Il Pioniere diede volto e anima al personaggio di Cipollino e illustrò La filastrocca di Pinocchio poi pubblicata come albo dagli Editori Riuniti (1974). Collaborò anche con La Via Migliore, Bambola e Miao.

Capovolto il volume, ecco le immagini e i testi di Vinicio Berti, fiorentino (1921-1991), fu pittore, illustratore ed autore di fumetti. Scrive Roberto Sottile, direttore artistico del Centro Studi Vinicio Berti: - La coerenza sia pittorica che fumettistica di Vinicio Berti costituisce la chiave essenziale per comprendere appieno la sua poetica e ricerca artistica [...] il suo essere artista "contro" il sistema, che conquista la fiducia del pubblico, consente a Berti di mantenere e preservare sempre la sua visione espressiva ricca di segni, lettere, parole e tonalità come il rosso, il blu e il giallo predominanti nella sua "pittura contro" -. Mostra e del catalogo sono state realizzati per il primo centenario della pubblicazione di Pinocchio sul Giornale per i Bambini (1881-1883/ 1981-1983) e oggi si prestano a commemorare anche il bicentenario della nascita di Carlo Collodi (24 novembre 1826).


domenica 1 maggio 2022

I sepolti vivi, di Gianni Rodari

I sepolti vivi è la trasposizione in immagini del reportage scritto da Gianni Rodari per la rivista Vie nuove (n. 27-1952), fondata da Luigi Longo e ispirata agli ideali del partito Comunista Italiano. L'articolo, qui nella forma di graphic novel è stato pubblicato nell’ottobre 2020 in occasione del centenario della nascita di Rodari. Il libro  si apre con una prefazione di Gad Lerner che, tra l'altro, scrive: "Il giornalista capace di far sprigionare la vicenda umana racchiusa in quel drammatico conflitto per la difesa del lavoro preannuncia nel suo resoconto di cronaca la sensibilità di un grande scrittore. Si chiama Gianni Rodari. E' capace di immedesimarsi nell'umile eroismo della resistenza operaia con la semplicità e la poesia che ne faranno il maestro della letteratura italiana per l'infanzia".

La vicenda si svolge nel 1952 a Cabernadi, nell’anconetano, dove c’è lminiera di zolfo più grande d’Europa. Trecento minatori scendono nelle viscere della terra, nel buio insano di pozzi e gallerie, a oltre 500 metri di profondità, per impedire 860 licenziamenti e la dismissione dell’area.

Ma perché l'estrazione di minerale tanto ricercato dalle industrie non solo italiane e di conseguenza redditizia viene interrotta? Rodari lo spiega in modo chiaro: " ... il mondo è piccolo per i monopoli. C'è un filo rosso che lega i fatti di Cabernardi alla guerra coreana. L'aggressione USA ha fatto salire alle stelle il prezzo dello zolfo e dei suoi derivati, ne ha aumentato la domanda ed ha creato le condizioni internazionali per l'attuale politica della Montecatini (proprietaria della miniera, n.d.r.). [...] Inghilterra, Francia e Germania hanno bisogno dello zolfo italiano per le loro industrie chimiche. La Montecatini ha risposto alla crescente domanda inaugurando nelle miniere culture di rapina, invece di cercare nuovi giacimenti".

L'attenzione di Rodari giornalista si volge anche, in modo particolare e con toni da romanzo, alle donne che affrontarono i quaranta giorni dell’occupazione con grande coraggio. Il libro, che si deve a un’idea di Ciro Saltarelli e rievoca la vicenda e i suoi protagonisti attraverso i disegni di di Silvia Rocchi, offre ai lettori immagini molto efficaci della vita dei minatori nel ventre della terra e delle loro famiglie in superficie, ponendo l'accento sui legami di solidarietà e affetti che mai si interrompono.
Fa seguito alla narrazione per immagini il testo integrale del reportage di Rodari.


Gianni Rodari, I sepolti vivi, Einaudi Ragazzi 2020

lunedì 5 luglio 2021

Con Carmine nel giardino di Gianni, di Giovanni Pistoia

Carmine De Luca è ricordato come autore di testi scolastici ("Parole in viaggio", nota e fortunata antologia per la scuola media), saggista e giornalista, nonché come esperto appassionato degli scritti di Gianni Rodari. Insegnante, collaboratore del quotidiano L’Unità nei suoi anni gloriosi e degli Editori Riuniti dedicò infatti molta parte del suo lavoro alla letteratura per l'infanzia. Chi non ricorda la collana di fiabe che uscì nel 1996, proprio per i lettori de L'Unità e in collaborazione con le edizioni Einaudi? Si trattò di quattordici libretti dedicati alle fiabe tradizionali di diversi Paesi del mondo; grazie anche alle note critiche di De Luca, l'operazione si rivelò particolarmente interessante e i libretti preziosi e duraturi.

Ora Giovanni Pistoia dedica al fortunato sodalizio non solo editoriale, ma anche di ideali e di pensiero, tra De Luca e Rodari questo volume, ricco di importanti contributi dello stesso Pistoia, molti dei quali precedentemente apparsi solo in rete, e anche di illuminanti testi rodariani dello stesso De Luca, pubblicati prevalentemente su riviste o su libri ormai di difficile reperibilità. Seguono qui dunque alcuni cenni sui contenuti del volume, che costituisce un affascinante viaggio nella memoria per ogni estimatore di Rodari.

La prima parte del libro contiene scritti di Pistoia, tutti di indubbio interesse e particolarmente adatti a riportare alla mente temi rodariani, anche attraverso le puntuali citazioni e i riferimenti critici, tratti sia dalle opere del "favoloso Gianni" sia da quelle di De Luca. Da "Il cane di Magonza" e il suo perché alla Freccia azzurra nelle diverse edizioni, dal cavallo saggio "che uccideva i microbi" al mito di Atalanta, in queste pagine l'autore rivisita i contenuti e la fortuna delle opere di Rodari insieme alla loro lettura, acuta e approfondita, da parte di De Luca.

Nella seconda sezione del libro, "L'appendice" vengono offerti al lettore proprio gli scritti di quest'ultimo che spaziano dal Rodari giornalista all' invenzione della Fantastica, alle poesie e alle filastrocche, vero e proprio "atto di fede verso l'infanzia. I suoi versi sono giocattoli poetici (così Rodari amava definirli) messi a disposizione dell'infanzia perché essa apprenda gli strumenti e l'impegno (la "passione") a prodursi nelle forma il più possibile libere". Quanto alle filastrocche, il saggio di De Luca (del 1991) le inserisce nella tradizione francese e inglese che tributa una "diffusa stima senza condizioni per versi e strofe cantilenanti", praticate, com'è noto, anche da grandi autori. Una convalida, ce ne fosse ancora bisogno, che la "roba per bambini" non è "roba da poco". Concludo ricordando, sempre a questo proposito, un aneddoto relativo ad Auden citato nell'articolo: "Auden ai giovani aspiranti poeti che incontrava chiedeva preliminarmente un'opinione sulle filastrocche. Se l'interlocutore dichiarava interesse per i componimenti in versi destinati all'infanzia, la conversazione proseguiva. In caso contrario, i giovani di belle speranze poetiche venivano bruscamente congedati".

G. Pistoia, Con Carmine nel giardino di Gianni, Youcanprint 2021

venerdì 30 aprile 2021

Le campane che Gianni Rodari non suonò

Da qualche tempo si trova in rete una poesia intitolata "Campane di Pasqua" che molti siti attribuiscono a Gianni Rodari. Leggiamola:

Campane di Pasqua festose

che a gloria quest’oggi cantate,

oh voci vicine e lontane

che Cristo risorto annunciate,

ci dite con voci serene:

Fratelli, vogliatevi bene!

Tendete la mano al fratello,

aprite la braccia al perdono;

nel giorno del Cristo risorto

ognuno risorga più buono!

E sopra la terra fiorita,

cantate, oh campane sonore,

ch’è bella, ch’è buona la vita,

se schiude la porta all’amore".

A chi abbia letto anche un solo libro delle filastrocche di Rodari l'attribuzione appare subito stonata, per diversi motivi. Lo stile, certo, ma soprattutto una certa aura confessionale, quasi di ammaestramento tra catechismo e dogma (Cristo risorto, aprite le braccia al perdono), che da essa traspare e anche per il vocabolario, qua e là aulico, un po' di maniera. Elementi che paiono del tutto estranei al Rodari che conosciamo, i cui toni, a proposito di ingiustizia e riscatto, di uguaglianza e speranza sono sempre molto concreti, storici e umani, come, per fare un solo esempio, ne "Il pellirossa nel presepe" o in "Don Chisciotte". Quale può essere allora il significato dell'attribuzione di queste campane a Rodari? Lo immagina Pino Boero, in un suo post, apparso su facebook il 20 aprile 2019: - il nome di Gianni Rodari "tira" e quindi "tirarlo" per la giacchetta da tutte le parti anche attribuendogli vecchie poesie può diventare garanzia di modernità -. A chi va restituita la paternità o la maternità di questi versi, dunque? Alcuni siti, in genere di maestre che con Rodari hanno più dimestichezza di quanta ne abbiano i comuni mortali, li firmano così: anonimo, Nerina Ghirotti, Dina Mc Arthur Rebucci. 

Se dell'anonimo non so dir nulla, grazie alla preziosa collaborazione dei bibliotecari delle biblioteche "Sormani" di Milano, "Bertoliana" di Vicenza, Civica di Bassano del Grappa e dell'Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Modena, ho appreso alcuni elementi utili sia sulla Ghirotti che sulla Rebucci. Nerina Ghirotti, poetessa vicentina, ha pubblicato un solo libro di poesie, "Stagioni" (1985), ma tutte le sue liriche sono in dialetto. La produzione letteraria di Dina Mc Arthur Rebucci, invece, è ampia (quarantuno sue opere, edite tra il 1941-1994, sono presenti nell'OPAC SBN). La Rebucci ha scritto racconti e poesie sia per adulti che per bambini e ha tradotto in italiano Rousseau, Emily Dickinson, Florence Montgomery, Charles Dickens. Anche tra le sue raccolte poetiche una si intitola "Stagioni" e mi pareva promettente, dal punto di vista delle nostre campane non rodariane. Ma non è stato così.

Qui finiscono i dati che sono sinora riuscita a raccogliere da lontano. La ricerca tuttavia non è terminata, anche se pare di dover escludere, allo stato delle cose, che l'autrice della nostra poesia sia Nerina Ghirotti. Quanto a Dina Mc Arthur Rebucci, la pista che rinviava alla sua opera sembrava promettente. Anche se nessuna delle sue raccolte attualmente presenti nell'OPAC SBN contiene le nostre campane, dato che la Rebucci collaborò a lungo con l'Editrice La Scuola potrebbe questo suo semplice testo potrebbe essere stato scritto appositamente per un libro scolastico, un "libro di lettura" per le scuole elementari. A questo punto, se la ricerca non termina, si fa però più lunga e difficile. 

P.S. Il sito "Campanari bergamaschi" riporta i primi quattro versi di "Campane di Pasqua" attribuendoli a C. Gasparini, che ha scritto diverse poesie sulle ricorrenze dell'anno, presenti in diversi siti e tra le quali ne figura una sulle campane di Pasqua. Ma neppure questa è quella che andiamo cercando.

martedì 20 ottobre 2020

Rodari in biblioteca 7: un anno (scolastico) nella casa della fantasia, parte seconda da marzo a giugno

 

Marzo è il mese in cui ogni anno si apre la nuova primavera ed è il mese in cui si celebra la giornata mondiale della poesia. Le classi che partecipano ai laboratori ascoltano la lettura delle poesie "Promemoria" e "Dopo la pioggia" di Gianni Rodari, che alcuni ragazzini già conoscono. Sono poi invitati a riflettere e a raccontare che cosa significhi il termine pace per ciascuno di loro, quali immagini susciti e infine a scrivere il proprio messaggio, in versi liberi o in acrostici. Come sempre, i testi che ci regalano, dei quali, per forza di cose, riportiamo a titolo di esempio una parte minima, sono molto coinvolgenti:

Penso al futuro
Alla pace che nel mondo regnerà
Come una colomba libera
Ecco la pace arriverà

scrive Simone. E Stefano aggiunge

Piace al mondo intero
Amare, sorridere e giocare
Col sole dell'armonia nulla è nero
E la gioia riempie ogni cuore

Nicole così esprime il suo pensiero:

Mamma, cos'è la guerra?
La guerra è un'oscurità 
che scoppia sulla terra
senza nessuna carità.
Mamma, cos'è la pace?
La pace è un bambino sorridente
che nel suo lettino giace
senza avere paura di niente.
Mamma, la guerra è brutta,
la pace è bella.
Diciamolo alla gente,
ma proprio a tutta!


La riflessione prosegue poi, nel mese che segue, sempre partendo dalle due poesie di Rodari, ma concentrando la riflessione sulle guerre trascorse e su quelle ancora accese qua e là nel mondo.  Simone si immedesima nei bambini di guerra e scrive:

La guerra è arrivata,
è una tragedia.
La notte è paurosa
e pericolosa. Le bombe
fanno un rumore assordante
e costante. 
Io mi nascondo,
ma non per molto.
La mia casa è distrutta 
e la guerra è brutta.

A maggio i laboratori si concentrano sulla narrazione in prosa, specialmente sulle storie di fantasia, che i bambini molto spesso, abbracciando senza saperlo la tradizione della fiaba classica, apparentano alle storie di paura. Scrivono di incubi e di streghe, di solai oscuri e minacciosi. Ogni tremore e ogni brivido sono sempre riscattati, com'è giusto, dal lieto fine. 
Giugno viene dedicato al tema "Dentro i libri", gli amici che non ci abbandonano mai e che, in biblioteca, offrono pagine aperte e colorate ai piccoli, curiosi, lettori. "Tante storie per giocare" di Rodari offre l'occasione di poter scegliere un finale tra i tre proposti  proposti dallo scrittore per ogni racconto, di conoscere successivamente quale sia il preferito di quest'ultimo e di elaborare nuovi, propri finali, liberamente. Perché "l'immaginazione del bambino, stimolata a inventare parole, applicherà i suoi strumenti a tutti i tratti dell'esperienza che sfideranno il suo intervento creativo. Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all'utopia, all'impegno politico: insomma, all'uomo intero, e non solo al fantasticatore", scrive Gianni Rodari nella "Grammatica della Fantasia" e noi facciamo in modo di poter mettere in pratica questo principio.
Lasciamo infine qualche pagina bianca in fondo al quaderno (il quinto della Sezione Ragazzi) affinché ogni bambina e ogni bambino che ha partecipato ai laboratori con la sua classe a cui una copia del libretto viene donata abbia spazio per scrivere le sue parole e i suoi pensieri belli sempre.


(C) Eleonora Bellini

martedì 21 luglio 2020

Rodari in biblioteca 5: un anno (scolastico) nella casa della fantasia, parte prima da settembre a febbraio


"Cari bambini, ecco che anche quest'anno abbiamo completato un quaderno della Sezione Ragazzi della Biblioteca "Achille Marazza", scritto tutto, o quasi, da voi. Perché quasi? Perché abbiamo inserito, come negli anni scorsi, due storie che vengono da lontano: un racconto georgiano e una storia albanese, con testo in lingua originale a fronte. Entrambe sono state tradotte dalle animatrici che alcuni di voi hanno incontrato durante i laboratori interculturali. In più, chi sa leggere l'arabo potrà trovare la traduzione, fatta dal nostro amico Omar, di una filastrocca collettiva".
C'era uno spazio in biblioteca che la felice intuizione di una bibliotecaria, aveva suggerito di chiamare "casa della fantasia", in omaggio al favoloso Gianni, ça va sans dire. Era una grande stanza con il pavimento di pietra e un grande camino. Lì si tenevano tutti i laboratori e gli incontri con piccoli gruppi di bambini e ragazzi.
Seguivamo, con entusiasmo, pochi mezzi e fiducia nei bambini e nei ragazzini la strada tracciata da Rodari, sintetizzata in queste poche frasi tratte da La grammatica della fantasia:
"L'immaginazione del bambino, stimolata a inventare parole, applicherà ai suoi strumenti su tutti i tratti dell'esperienza che sfideranno il suo intervento creativo. Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all'utopia, all'impegno politico: insomma, all'uomo intero, e non solo al fantasticatore".
Le parole, le nostre, quelle dei bimbi, quelle dei libri, sono importanti, anche quando entrano in gioco. Non si gioca con parole svuotate del loro significato, perché le parole esprimono i pensieri, che possono essere buoni, cattivi o così così. Le parole hanno un peso e un valore, un "valore di liberazione", per dirla sempre con Rodari. Un approccio diverso da questo, un "Rodari da ridere", svuotato del suo potenziale rivoluzionario, e non solo nella letteratura, costituirebbe un tradimento. Per questo motivo, seguendo l'evoluzione dei tempi, ma tenendo la barra del timone ben ferma, i laboratori della casa della fantasia furono sempre legati ai valori umani, civili, sociali, a quella ragione e a quei principi che ci fanno tutti uguali. Non ultimo, il discorso interculturale, costantemente perseguito, venne coltivato e approfondito, ma questo sarà l'oggetto di un altro post.
Veniamo dunque al 2004, "Un anno nella Casa della Fantasia"(anno scolastico 2003-2004) e al quaderno stampato a conclusione dei laboratori, che scegliamo perché esemplare di un itinerario che si snodò nel tempo dal 2000 al 2011. Il libretto è suddiviso in capitoli, mese per mese, da settembre a giugno. Ogni mese è dedicato a un tema diverso. Settembre e gennaio sono dedicati alle fiabe dal mondo; ottobre alla storia della gabbianella di Sepúlveda e a Pinocchio, ricreati in rima e drammatizzati attraverso le parole delle bambine e dei bambini partecipanti. Un esempio è la filastrocca collettiva degli scolari di I, II e III di un piccolo paese del Sistema Bibliotecario locale, Cavallirio, composta dopo la lettura di brani dal romanzo di Collodi:

IL NOSTRO PINOCCHIO
Geppetto scolpì Pinocchio
che saltò via come un ranocchio.
Incontrò il gatto e la volpe
che avevano tante colpe,
poi conobbe Mangiafuoco
che sapeva fare il cuoco.
Un giorno si presentò a Stilton Geronimo,
molto famoso e per niente anonimo,
gli disse: "Piacere, buon giorno"
e si mise a girargli intorno.
Fece Stilton: "Fermati, bambino,
se vuoi diventare burattino!"
Pinocchio si fermò
e un bel bambino diventò.
Stilton lo mise sul giornale
come un caso molto speciale.

L'irruzione del nostro contemporaneo Stilton nella storia del burattino ottocentesca, e viceversa, è assai rodariana. Somiglia a quella del pellerossa nel presepe, per fare un solo esempio.

Novembre annuncia il freddo e l'inverno, racconta di pioggia e di neve.
Scrive Fabio:
Guardando dalla finestra
si vede piovere
con un bel suono/
di torrente impetuoso.
I passanti curvi,
nei colori spenti,
si affrettano alla case.

E Beatrice:
Pioggia che mi bagni
pioggia che mi schizzi
non affogare i miei sogni.

Dicembre celebra il Natale, con la sua iconografia tradizionale ma anche con il "Diavolo nel presepe" creato da Gina Labriola. Per questo breve romanzo nascono nuovi finali, in uno dei quali il diavoletto si trasforma in angioletto.

Il tema di febbraio (di gennaio abbiamo detto sopra) è "Diversi versi", poesie, insomma. I bambini di una seconda creano questo il testo collettivo, che più rodariano di così non è possibile:

PAROLE NUOVE
Abbiamo inventato la sguerra
per fare pace sulla terra.
Noi diciamo le sparolacce
e di brutte parole non ci sono tracce.
A scuola ci piace slitigare
perché amici vogliamo restare.
Ci piace anche la spaura
per non temere la notte scura,
così le parole cattive cancelliamo
e solo le buone scriviamo".

Ed è questa la poesia dal meraviglioso programma di vita bambino che Omar traduce in arabo.

(C)Eleonora Bellini 

Un anno nella casa della fantasia 2, pp. 112, ill., Fondazione Achille Marazza, 2004


sabato 13 giugno 2020

RODARI IN BIBLIOTECA 4. I bambini e la poesia




''Nelle poesie dei bambini troviamo questi momenti d'incanto, di tenerezza e anche di dolore, l'insieme dell'esperienza esistenziale. E' vera poesia? Noi diciamo di sì'' scriveva Mario Lodi nel contributo intitolato ''Cambiare il mondo banale in luogo fantastico'' e inviato per il Quaderno n. 4 (1987) dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Borgomanero che usciva in quel maggio, a cura di Eleonora Bellini, a conclusione di un intenso periodo di laboratori di poesia, tenuti durante tutto l'anno scolastico alla biblioteca ''Achille Marazza''. Ai laboratori di poesia in biblioteca, tenuti dalla stessa curatrice, parteciparono le bambine e i bambini delle scuole elementari della Città e di sedici Comuni del Sistema Bibliotecario del Medio Novarese, istituito appena due anni prima, quasi un migliaio di scolari, dunque.
Una selezione di circa 200 poesie fu esposta in mostra e un'ulteriore selezione fu pubblicata nel quaderno omonimo che, oltre e sopra la città e la provincia, propose ai lettori anche brevi ma intensi contributi di Roberto Denti e Mario Lodi, maestri veri per chi scrive e per tutti.
Ma perché poesia in biblioteca? Non sarebbero potute bastare le bibliografie, le proposte di lettura, i bollettini? In quel momento no. In quel momento si dovevano cercare i lettori e ricucire i rapporti con le scuole, specialmente con quelle dell'obbligo. Questo si doveva fare, come notavo allora - e vale ancora – con modalità e in una prospettiva che intendesse ''il libro come compagno oltre l'istruzione d'obbligo, oltre i doveri scolastici, proponendo un libro amico, un libro simpatico approdo di ricerche e di scoperte tutte personali''. Un libro che sappia divertire, accarezzare e che diventi solo nostro, che giri in noi tra testa e cuore. Gianni Rodari, nato a Omegna, a pochi chilometri da Borgomanero, l'autore della ''fantastica'', delle filastrocche nuove, allegre e profonde insieme, era l'ispiratore del nostro lavoro, era lo scrittore che ci restava accanto. E poi chi altro meglio di Roberto Denti e di Mario Lodi avrebbe potuto confortarci nel cammino?
Partirono i laboratori, fiorirono le poesie, tutte rigorosamente scritte in biblioteca durante i laboratori (unico intervento dell'adulto consentito la correzione dell'ortografia).
Cosa scrivevano i bambini in quel lontano anno scolastico 1986-1987? Che cosa avevano ispirato alcune poesie d'autore, Rodari in primis, ma anche Formentini, Garcia Lorca, Scialoja, Majakovskj, Éluard lette loro in apertura del laboratorio?



L' ALBERO di Alessandro recita

Io fiorisco con tanti colori

sono libero nell'aria

ma tutti i bambini dispettosi

mi tolgono sempre le braccia



e LA NUVOLETTA di Enrica

La nuvoletta rosa

vola nel cielo spensierata,

ma poi incontra una tempesta

che la rabbuia lesta lesta.



LE FARFALLE di Ambra si conclude con un grido profondamente rodariano, ma non solo

Le farfalle volano libere

nell'aria

le farfalle volano verso

la libertà.

Le farfalle gridano contente

''W la libertà''.



ARCOBALENO di Stefania scopre che una cosa piccina può essere specchio di una grande

In un cesto c'era

una mora

e un fiorellino

di tanti colori

Tanti colori

in quel bel cestino

che sembrava

un arcobaleno.



SERA di Enrica ripropone parole e immagini antiche

E viene la sera

s'ode soltanto

il canto dei grilli,

il fruscio delle foglie,

l'acqua che scorre.

E la luna

sembra una palla d'oro

lanciata lassù dai bambini.



E così proseguendo, fino alla proposta finale di una bibliografia di libri di poesia per bambini disponibili alla biblioteca dei ragazzi o presenti tra i libri circolanti della biblioteca centro rete di sistema, una settantina di titoli, in quegli anni. Tre musicisti disegnati da un collaboratore generoso ed entusiasta, il maestro Mauro Maulini, e ispirati a Gelsomino nel paese dei bugiardi di Rodari coloravano il quaderno.

In esergo, come testo ispiratore del lavoro di tutti, IL CALAMAIO di Gianni Rodari



Che belle parole

se si potesse scrivere

con un raggio di sole.

Che parole d'argento

se si potesse scrivere

con un filo di vento.

Ma in fondo al calamaio

c'è un tesoro nascosto

e chi lo pesca scriverà

parole d'oro

col più nero inchiostro.



Ma c' è ancora qualcuno, ditemi, che sa che cosa sia un calamaio?


(C) Eleonora Bellini

mercoledì 3 giugno 2020

Rodari in biblioteca 3. Parole colorate


La biblioteca civica di un piccolo paese può ideare, promuovere e organizzare un'iniziativa originale, esemplare e ben curata su e per Gianni Rodari? Certamente. E' accaduto sedici anni fa a Borgo Ticino (provincia di Novara, Piemonte Orientale). 
Punto di partenza il percorso didattico che "ha permesso ai ragazzini delle scuole elementari di conoscere meglio un personaggio come Gianni Roadri, considerato dai critici il più importante scrittore italiano per ragazzi", scrisse nella presentazione Silvio Folino, allora assessore alla cultura. Lo spettacolo "Marionette in libertà" del Rufus Teatro di Torino, promosso e diffuso dal Sistema Bibliotecario del Medio Novarese, accompagnò e arricchì il percorso, che culminò con la mostra dell'artista Mauro Maulini, pittore, grafico, incisore e marionettista di fama non solo nazionale, nato come Rodari sul lago d'Orta. Un agile libretto con contributi di Walter Fochesato, Lorella Giudici, Silvio Folino ed Eleonora Bellini, rimane a documentare il felice lavoro svolto in spirito rodariano.
Ci piace ricordarlo anche qui, oggi, in occasione del centenario rodariano, riportando i contributi in filastrocca presenti nello scritto, indirizzato ai bambini, di Eleonora Bellini. Vi incontriamo i personaggi rodariani rappresentati da Maulini,  Gelsomino, il barone Lamberto. il ragioniere pesce del Cusio (altro nome del lago d'Orta).

1
Gelsomino  era un ragazzo di buon cuore,
con gran voce squillante da tenore,
che cercando nel mondo la sua via
arrivò un giorno al Regno di Bugia.
Tutto era falso in quel brutto Paese:
a palazzo una ciurma di pirati pretese
di far da re, ministri e ciambellani,
di far abbaiare i gatti e miagolare i cani.
Quella vita bugiarda era tortura
di viltà, di vergogna e di paura.
Ma bastò una verità scritta sul muro
con un pezzo di gesso e il cuore puro
a far fuggire tiranni e tirannia
a far cantare la gente in ogni via.

2
C'era due volte il barone Lamberto,
il nobiluomo che aveva scoperto
un arcano segreto dell'Egitto antico:
l'uomo rivive se il suo nome dico.
In questa storia sentirete invocare
"Lamberto, Lamberto" da chi non può cessare
di ripetere il nome del barone.
Poi incontrerete altre persone:
banchieri, banditi e un nipotastro
avido e infido, un vero giovinastro.

3
Non ha piedi ma pinne, lo potete vedere,
il signor Polaroli di Omegna ragioniere
il quale ha un solo scopo nella vita:
diventar pesce di lago. E con pazienza infinita
eglo ogni giorno si allena a nuotare
affinché pinne di pesce gli possano spuntare.
Qual è il motivo di così grande ardire?
Chi leggerà la storia lo potrà scoprire.



Concludiamo con una citazione dal testo di Fochesato sulle opere rodariane di Maulini: "Maulini si rivela attentissimo ad evitare ogni ridondanza, ogni banale ripetizione del testo: Piuttosto le sue sono letture - interpretazioni tese a catturare l'essenza e lo spirito del libro".

Il libretto (Comune di Borgo Ticino - Biblioteca Comunale, febbraio 2004), fuori commercio, è disponibile in diverse biblioteche italiane. Per sapere quali consultate l'OPAC SBN.

lunedì 13 gennaio 2020

Rodari in biblioteca 2. Il laboratorio della cicala


Durante l'anno scolastico 1990-1991 alla Sezione Ragazzi della Biblioteca ''Achille Marazza'' di Borgomanero (NO) direzione e bibliotecarie si assunsero il piacevole compito di celebrare il settantesimo compleano di Gianni Rodari e la decima ricorrenza dalla sua morte. Con l'aiuto economico e l'adesione convinta degli allora assessori alla Cultura della Provincia di Novara e del Comune Borgomanero, il tempo trascorse veloce, fecondo e ricco di idee, di lavoro, di scambi intellettuali e umani. In questa seconda tappa di ''Rodari in biblioteca'' mi proverò a raccontarvi IL LABORATORIO DELLA CICALA, la parte bambina e poetica dell'insieme delle iniziative rodariane di quell'anno, intitolate LABORATORIO PER RODARI.
La parte bambina del programma, dunque, fu dedicata ai laboratori di poesia, già appuntamenti abituali di incontro tra bambini e poesia in biblioteca, ma questa volta tutti dedicati a Gianni Rodari. Il punto di partenza fu la lettura di filastrocche (Alla formica, Mi piacerebbe un giorno, Filastrocca di primavera, Il treno dei bambini), ad alta voce e non una sola volta. Leggere una filastrocca o una poesia, qualsiasi filastrocca o poesia, ma ancor più se è del ''favoloso Gianni'', significa ascoltare con le orecchie, riprodurre con le labbra, facendo bene schioccare le parole, specialmente quelle importanti, assaporare il significato di tutto il testo e di ogni singola parola. Questo facemmo con i bambini, anche quella volta. Fu divertimento e fu intelligenza, nel suo significato etimologico di ''guardare dentro'', che i bambini, se messi in condizioni di esprimersi spontaneamente (tempo, benevolenza, ascolto), sempre manifestano.
Dai laboratori nacquero una mostra e un opuscolo, intitolati per unanime comune volontà IL LABORATORIO DELLA CICALA, liberamente parafrasando il titolo di un'emblematico testo di Rodari, ''Alla formica''.
Ancora una volta la mirabile, incontenibile e poi negli anni per sempre perduta creatività dei bambini esplose e prese parzialmente forma nelle filastrocche e nelle poesie, tutte rigorosamente redatte in biblioteca durante i laboratori e raccolte nel quadernetto omonimo, e nei fantasmagorici disegni che le accompagnavano. Queste filastrocche, quasi sempre allegre, ma talvolta malinconiche, spesso umoristiche, ma talvolta perfino didascaliche, sopravvivono alla lettura anche oggi, trent'anni dopo. Miracoli della poesia, miracoli dell'infanzia, certamente, queste composizioni che continuano a confortarci e a regalarci qualche gioia. Tuttavia viene da chiedersi che cosa sia accaduto, quali mostri abbiano deviato le parole, quali arpie abbiano rubato i sogni e il senno, quali ladri abbiano saccheggiato la naturale innocenza delle menti, se ora, divenuti adulti i piccoli di allora, le cose vanno come vanno, si confondono e degradano, volgono al peggio. Chi era adulto già allora ci pensa spesso. E non se ne capacita.
 

Leggiamo ora, leggiamo
1
''C'è un paese dove i bambini
hanno per loro tanti bacini,
bacini veri che mamma gli dà.
Bacini amorosi
di mamme premurose.
Così il bambino diventa un ragazzetto
simpatico e perfetto.
(Maruska, fine psicologa nativa)
2
Vorrei che un mattino
in questa città
ogni bambino
avesse la libertà.
La libertà è un bene di tutti
anche dei bambini più piccini.
(Marco, che guardava lontano)
3
C' è un paese dove i bambini
sono così monelli che in soggiorno
fanno chiasso tutto il giorno.
Tutti i soprammobili hanno rotto,
sia di sopra che di sotto.
I genitori dei bambni
sono diventati anche loro ragazzini.
(Gianpaolo, che vedeva lontano)
4
Mi piacerebbe un giorno
cantare in girotondo
con la pace tutta intorno.
Girare in tondo
intorno al mondo.
Con la pace toccare
il fondo del mare.
(Oriana, che pensava in grande)
5
Mi piacerebbe un giorno parlare
con un abitante lunare.
Vi pare strano?
Chissà come parlano,
se tedesco o australiano?
Vivranno nei crateri
o nei poderi?
Questo non si sa,
ma se un astronauta lo vedrà,
lo prego se dirmelo potrà.
Forse là
non è come qua.
Chissà! Avranno occhi sopra,
occhi sotto, ma le mani?
Forse una,
forse cinquemila.
(Giovanna, la fantascientifica)

(C) Eleonora Bellini