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martedì 2 giugno 2026

Le montagne dei giganti, di Max Bolliger e Štěpán Zavřel

Questo albo fu pubblicato per la prima volta in lingua tedesca da Bohem nel 1985 a Zurigo. La sua prima edizione italiana risale al 1996 e vide la luce presso le Edizioni Arka. Ora esce di nuovo per Bohem e sembra scritto ieri. L’autore del testo, Max Bolliger (1929-2013), è stato uno dei più noti scrittori svizzeri per l’infanzia. Dopo essersi dedicato per molti anni all’insegnamento nelle scuole elementari, dove incontrò bambini con problemi di apprendimento e di inclusione sociale, per meglio contribuire alla loro istruzione ed educazione si specializzò in pedagogia e psicopedagogia, studi in seguito ai quali divenne anche docente nelle scuole speciali. Le sue opere letterarie sono rivolte a bambini e adolescenti e indimenticabili sono quelle nate dalla collaborazione con Štěpán Zavřel (1932-1999). Nato a Praga, Štěpán si rivela fin da ragazzo molto dotato per il disegno, lavora per un po’ come illustratore di cartoni animati, ma nel 1958, quando gli viene negata la possibilità di iscriversi all’università, abbandona il suo Paese. Dopo un difficile viaggio attraverso la Jugoslavia (e un periodo lì trascorso in prigione) e poi in un campo profughi di Trieste, arriva a Roma dove si rifugia nel Pontificio Collegio Nepomuceno e si iscrive all’Accademia di Belle Arti. Da quel momento, la sua carriera è brillante e riconosciuta. Questo Le montagne dei giganti è una storia magistralmente scritta e illustrata che racconta la prepotenza e la paura, le divisioni e i pregiudizi, la violenza dei muri e dell’esclusione, la privazione della solidarietà e dell’allegria.

M. Bollinger e S. Zavřel, Le montagne dei giganti, Bohem Press Italia 2026

La storia è di grande attualità e può coinvolgere e affascinare sia i bambini che gli adulti. La recensione completa si legge su Mangialibri al link Le montagne dei giganti | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

venerdì 29 settembre 2023

Libri, letture, musica e arte a Venezia con Asolapo Italia

Venerdì 22 settembre a Venezia, nella sede di Micromega Arte e Cultura, si è tenuto un incontro denso di riflessioni e di contenuti di pace, giustizia, fratellanza. Innanzitutto i libri. Il primo, Venezia, atto finale. Veder morire una città di Petra Reski (Zolfo Editore, Milano 2022), disponibile anche in francese e tedesco, è il gesto d'amore nei confronti di una città unica al mondo ma minacciata da speculazioni immobiliari, invasa da un turismo spesso inconsapevole, strumentalizzata perfino dai sindaci, talvolta dimenticata dalle istituzioni internazionali. Ma Venezia resiste insieme a chi ce l'ha nel cuore e la vive con rispetto e rinnovato stupore.

Il secondo, Alla ricerca della pace perduta di Paolo Pagliai e Roberto Carlon (Sensibili alle foglie Editori 2023). La pace, affermano gli autori, è il tesoro più grande, il più prezioso di tutti. Il libro è costituito da un appassionato carteggio, uno scambio di lettere profonde e vissute "sull’unico problema di cui vale la pena parlare: come si costruisce la pace? Che cos’è veramente?"

Il terzo, il mio Stanze d'inverno e altre poesie, accolto dal pubblico con una partecipazione, una condivisione e un calore per quanto io possa ricordare mai verificatosi altrove. Grazie ai veneziani, grazie all'intelligenza e al cuore di Venezia!

Il quarto libro, il monumentale saggio di Gabriella Bianco Itinerarios filosoficos del siglo XX (Susil Edizioni 2023) la cui presentazione accademica avverrà a Mar del Plata il 7 ottobre 2023, muta ma ben desta presenza sul tavolo dei relatori, vegliava sullo svolgersi degli eventi.

Non solo libri, però in questo intenso pomeriggio, ma anche musica, arte e letture dal vivo: il programma completo, qui di seguito, ve ne darà conto.



Concludo con le parole di Gabriella Bianco, promotrice e deus ex machina della giornata: "Resistenza è la nostra parola d'ordine: resiste la meravigliosa città e chi ancora la vive, resiste la musica contemporanea, che si apre al linguaggio del mondo conservando la sua esclusività, resiste la cultura che vogliamo rappresentare, la cultura viva che dialoga con se stessa ed il mondo, consapevole della propria responsabilità verso i destini del mondo". E con la mia poesia inedita "Il bambino rincorre la pace", inserita tra le letture d'apertura dell'incontro:

Il bambino rincorre la pace

e muove le braccia come ali

di farfalla, forti controvento

e lievi sopra l'erba quando sfiorano

l'oro dei ranuncoli. La pace rotola

più in là, sempre più in là, come la palla

lanciata in volo verso mani amiche.

Ride il bambino che l'insegue e corre,

corre e corre, ancora.

La pace

sale verso l'alto e vola e benedice

quel gioco solenne ed innocente.

Benedice il bimbo che non sa

le cieche corse ed i malfermi

piedi dei piccoli fratelli in fuga

tra macerie infide, là,

dove esplode la guerra

e non c'è palla da lanciare

in cielo, né prato sulla terra.

Là, dove una falange di nubi,

dì armi e di fuoco oscura

i giorni e le notti senza luna.

Dai ciliegi inerme

scende un pianto di petali (s'è spento

il pigolio dei nidi e vagano

nell'aria piume come fiocchi

di spatriata neve).

(C) Eleonora Bellini