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lunedì 13 aprile 2026

La metamorfosi del fungo e altre caduche poesie, di Eleonora Bellini

La raccolta è uscita nei primi giorni dello scorso autunno. Vincitrice ex aequo, del Concorso di Poesia "Vincenzo Pistocchi", introdotta da un'approfondita prefazione di Elisa Nanini, la silloge celebra la bellezza e la resilienza della Natura, utilizzando il fungo come metafora della vita che si rigenera nei cicli naturali e stagionali. Accolta con favore da lettrici e lettori, ha riscosso diverse attente recensioni. Ne diamo qui alcuni cenni.

Scrive Maria Lenti sul blog "I poeti del parco": "... una poesia etica che si può inserire nella riflessione odierna sulla difesa e la sopravvivenza di noi tutti, nell’aut aut quasi tra convivenza e distruzione, tra eredità da lasciare o incerimento: come pensatori i più diversi – mi sostiene in questo momento Liu Cixin e il suo Memoria del passato della Terra – ci avvertono, ci hanno avvertiti, su un bene a cui non può essere sottratta, non si deve sottrarre la sua linfa" (recensione per intero al linkLa metamorfosi del fungo di Eleonora Bellini - Poeti del Parco; e anche, sostanzialmente identica, in Capoverso n. 50, 2025, pp. 162-163). 

Sull'annuario della poesia italiana del 2025, "I limoni" (pp. 223-224), Alessandro Fo osserva, tra l'altro: "Il significato del curioso titolo riceve luce dalla lirica Zero della sezione eponima: "Inutili cose nella vita/ accumulate attorno,/ invadenti e invalicabili/ barriere. Poi t'avvedi/ della metamorfosi del fungo,/ del suo sguardo/ beffardo che t'indaga: qui/ fuori qualcosa ancora vive, si nutre, respira, muta e non/ dispera".

Antonio Spagnuolo nel suo blog Poetry Dream, totalmente dedicato alla poesia italiana, scrive: "ben numerate da uno a ventuno, nella prima sezione del volume, le poesie intrecciano un percorso che illumina sapientemente l’agire umano, tra effimerità e saggezza, tra illusione e riconoscimenti, tra scontri ed impegni, tentando di scoprire quel respiro sottile che si agita vertiginosamente tra l’amore e la morte. “Lì tra l’erba, ai piedi del tronco/ raschiato dalla lama/ degli anni e dalla fame/ delle larve, un gruppetto/ di funghi se la conta:/ come sarà il tempo e quanti giorni/ di rugiada e quanta siccità e il nostro/ ombrello siamo noi. Pur/ liberi, abbiamo il nome e un numero/ tatuato sul gambo o impresso/ nella carne. La vita è una faccenda/ di angoli e di numeri, di conche/ d’acqua e di aridi interstizi, a volte/ i sole e vento e di silenti lune.” Pennellate variopinte che risplendono tra foglie e tetti, anche quando i ricordi si affacciano prepotenti per riallacciare l’esilio dimenticato e sorpreso (la recensione per intero si legge al link: Poetrydream: settembre 2025, nel post del 26 settembre 2025).

La recensione di Rosalba Le Favi si trova su "Mantova poesia" sempre dello scorso settembre


Infine, ma non ultima, una citazione dalla presentazione di Elisa Nanini (pp. 5-9): "«L’alloro / abbattuto lascia un ceppo / votato a un nuovo e multiforme brulicare»: dove persino la pianta della Poesia sembra esperire materialmente la ferita della precarietà e della trasfigurazione, tra il muschio e la ghiaia delle pagine della silloge La metamorfosi del fungo e altre caduche poesie di Eleonora Bellini, è inaspettatamente il «fungo», modesto e terreno ma in realtà intessuto di una radicata tradizione simbolica di evoluzione e rinascita, a insegnare ad attendere, ad abitare luoghi di passaggi e malinconiche decadenze fino alla bellezza di un respiro plurale. Proprio quest’umile elemento che attraversa il binomio vita morte nei miti e nel folklore di diverse culture, dall’associazione con il divino e con la fecondità dell’antica Grecia al fondo magico di gnomi e fate dell’area irlandese, assurge a «fiammifero» di una dimensione misterica e insieme ontologica, porgendo attenzione e voce alla dignità delle esistenze calpestate e scandendo di trasformazione in trasformazione la conta del tempo."

E. Bellini, La metamorfosi del fungo e altre caduche poesie, pref. Elisa Nanini, Macabor 2025
link LA METAMORFOSI DEL FUNGO e altre caduche poesie


giovedì 8 gennaio 2026

Dissolvenze e sussurri, di Antonio Spagnuolo

Un percorso di poesia che è tra empirismo e fantasia“ nota Carlo Di Lieto, critico letterario e docente di letteratura italiana all'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, nell'ampia citazione di un sua nota critica che funge da Incipit della più recente raccolta di poesia di Antonio Spagnuolo. La silloge ha un titolo emblematico che ne fa intuire immediatamente contenuti e visioni: Dissolvenze e sussurri. La dissolvenza è l'apparizione o sparizione graduale delle immagini sullo schermo ed è, insieme, l'avvicinamento oppure l'allontanamento di un personaggio in un testo narrativo. Il sussurro è quel tono di voce appena percettibile che evoca trascendenze, misteri e ricordi, ma è anche il rumore continuo, leggero ed evocativo prodotto dallo scorrere dell'acqua dei ruscelli o dallo stormire delle fronde degli alberi.

Tutti elementi presenti nelle dissolvenze e nei sussurri di questo libro, sia quando vi scaturiscono dall’inconscio e dalla memoria, quando dalla contemplazione dell'arte e della natura, quando dalla riflessione sul tempo e sulle emozioni, quando, infine, dai sentimenti più intimi e universali. Tutti li troviamo riuniti, come in una dichiarazione di poetica e d'intenti, nella lirica di apertura, Bluesky/word

Affonda nel cobalto ogni idea/ quasi a plasmare forme dell’ideale/ che rimette in asse ogni dubbio./ Ed è pervinca la mano che accarezza/ il mistero dei colori già vecchi, nel finto circuito delle illusioni./ È indaco il segreto che traspare/ nel continuo sofisma dei versi/ intrecciati al sussurro delle foglie./ Oltremare le pennellate per onde/ che avvolgono i silenzi sfilacciati/ nei frammenti che attendono prodezze./ In ogni dissolvenza c’è la traccia/ di quella gioia che sorvola fantasie.

Sensazioni e suggestioni sensoriali offrono ai lettori di queste liriche efficaci spazi di realtà e di riflessione. Basti citare, a titolo di esempio, Proposte, che esordisce così: Impigliato nei sentieri sconosciuti,/ lungo nere pareti, lo scenario/ del passato diviene fantasia/ e per una volta ancora minacciosa. E, insieme a Proposte, basti ricordare la seconda parte di Tramonto rosso: Così la vita china il capo, non vinta,/ ma riconciliata all’imprevisto,/ abbracciando l’attimo nel quale eterno/ tutto tace, e tutto resta impietrito nel miraggio./ Nel tramonto ogni sera si riscrive/ la poesia dell’ultima ora –/ una bellezza che non implora,/ ma si spegne, fiera, nel fuoco.

Antonio Spagnuolo, medico, poeta e scrittore ha pubblicato numerose opere in poesia e in prosa ed è presente in diverse mostre di poesia visiva italiane e internazionali. Dirige per la casa editrice La valle del tempo la collana "Frontiere della poesia contemporanea". Il suo blog Poetrydream offre un'eccezionale e attuale documentazione sulla poesia italiana dal 2012 a oggi attraverso note, recensioni, pubblicazioni di testi.


A. Spagnuolo, Dissolvenze e sussurri, La valle del tempo 2025

mercoledì 10 aprile 2024

Futili arpeggi, di Antonio Spagnuolo

I draghi del passato si uniscono alle vive suggestioni del presente in questa raccolta di Antonio Spagnuolo dal titolo emblematico, che unisce l'arpeggio - il modo cioè di eseguire un accordo musicale suonando le note in rapida successione anziché tutte insieme - con la fugacità di ciò che dura un solo giorno e poi svanisce, come certe febbri di breve durata e dalle cause ignote.

Poesie in armoniosa successione e sentimento del veloce mutare delle cose caratterizzano questa raccolta di Antonio Spagnuolo in cui l'inconscio si lega alla memoria e i versi in un "eterno scorrere a mezz'aria/ [...] si affollano/ nel canovaccio di sottile incisione" (Rapinando alfabeti).

Scrive, tra l'altro, Carlo Di Lieto nel suo denso saggio finale "L'inconscio e l'agnizione dell'oltre nella poesia di Antonio Spagnuolo": "L'inconscio del dettato poetico di Spagnuolo si esprime per immagini e ciò comporta sempre un ripiegamento psicologico, per esplorare tutto quello che è rimasto allo stato di latenza".

Fiabeschi draghi, gli stessi che popolavano la fantasia bambina del poeta, tornano a rivivere nel presente, ma in un'età che non è più quella dei giochi e delle fiabe: "Il repertorio è complice/ e si accende alle ciglia/ nella malia vigliacca del trascorso./ Astute venature tracimano il passato/ e catturano draghi inferociti" (Draghi).

Tra passato e presente, la mente, come l'oceano, "avvolge sponde/ tra le onde dai roventi clamori", mentre il tempo umano riduce il cosmo a sua misura e "piega l'universo in cominciamenti". Anche quando emergono nitidi frammenti di momenti preziosi, l'idillio non regge, si sbriciola e si frantuma: "Precipita la sera/ nell'incerto bagliore della luna/ e un grillo mi trafora/ spezzettando l'alfabeto dei sogni" (Una rosa).

Antonio Spagnuolo, forte della sua lunga militanza poetica, della sua intensa familiarità con la poesia, con questi "Futili arpeggi" ci offre versi essenziali e musicali insieme, incastonati tra la ricerca di un'armonia perduta e il travaglio del presente, nel quale il verso è insieme specchio del profondo e salvezza dell'io. 

Antonio Spagnuolo, Futili arpeggi, La Valle del tempo Editore 2024 

lunedì 17 settembre 2018

Prove d’autunno, di Eleonora Bellini



"Eleonora Bellini ci conduce attraverso un viaggio che si vuole nel contempo evocazione e meditazione intimamente legata all’esperienza del vivere. Le sue Prove d’autunno hanno quindi delle “prove” sia l’accezione del “tentativo” (gli essaisdi montaigniana memoria) sia della “prova” d’autore (d’arte, l’abbozzo, la fotografia...), non senza dimenticare l’accezione più dolorosa del termine, ovvero quella di “pena” subita".
Dalla Presentazione di Fabio Scotto.

Il sottotitolo avverte : “raccolta composita e stravagante mentre già incombe l’assurdo” quasi a suggerire una chiave di lettura particolare che valga contro i luoghi comuni, che cercano di omologare impazienza e polemica , suggestioni e realtà. Un tentativo di scavo nella quotidianità con un intento pittorico di gradevole fattura tra i momenti del tempo e le immagini colorate. Questa silloge si sviluppa in molteplici figurazioni e scomparti, da brevi e concisi pensieri nelle fragili rose di ottobre a incursioni distratte per camminamenti da scoprire , da rincorse improvvise per inseguire il volo dei gabbiani a incisioni e rammendi tra i fogli dispiegati per lettere mai terminate, dalle inconsuete invasioni di una ruspa agguerrita al saltellante ultimo poemetto dal titolo invitante “dentro l’estate dei giorni”. Schiettezza e rigore sono a testimonianza di un lavoro poetico portato con salvifico intento di partecipazione.
Dalla recensione di Antonio Spagnuolo su Poetrydream

La raccolta ultima di Eleonora Bellini, che ha esordito nel 1980 con Metadizionario, si snoda in varietà di versi e di poesie, di sezioni, che in un prosieguo tutto particolare vanno ad una confluenza in cui gli elementi (memoria, paesaggio, radici, sentire, referenti, ecc.) via via si mescolano o si distinguono, emergono o vengono accennati (“Sai che è importante scegliere con cura / le parole, ad una ad una, / e che è meglio poche usarne e abusarne mai / specie in poesia”, Parole, p. 48), si dispiegano e si danno apertamente come in Sera di maggio (p. 86) nel loro significato non univoco e a raggiera. O insistono nel giro di una poesia ironica, con punte di sarcasmo, irridente e sentenziosa di verità tanto vere alla ragione quanto negate da chi si nega alla mente agli occhi alle orecchie, al cuore: così nella sezione Distici.
Dalla recensione di Maria Lenti su Literary



Eleonora Bellini col suo “Prove d’autunno” ci conduce in un universo poetico dove, ancora una volta, gli affetti familiari sono la molla del verso; dove le esperienze personali mettono in azione l’istinto poetico; dove la poesia, talvolta, s’apre a forme di narrazione. Perciò il linguaggio è sempre aperto, chiaro, lindo, levigato, elegante nel suo canto sommesso e delicato. Ma come spesso accade, la poesia sa rivelare, dietro i quadri (familiari, naturali…) apparentemente sereni, un lato oscuro non sempre rassicurante. E non c’è nulla di artificioso o di scontato in questo movimento poetico. Poesia sospesa tra la favola e la realtà, tra la Storia e la quotidianità, poesia che accompagna fedele il viaggio della vita, poesia che a volte si trasforma in libro d’ore e altre volte mostra lo sguardo fermo dell’indignazione.
Insomma un libro che, nella sua articolazione, sa proporre registri diversi, compreso quello della poesia civile. Bellini sa coniugare “una vena elegantemente crepuscolare” come ha rilevato Fabio Scotto nella prefazione, con una ironia epigrammatica pungente che sorprende, senza nulla togliere alla grazia dei versi.
Il piccolo ciliegio
L’ombra s’allunga e il bosco
spande nel giardino la rugiada.
Il piccolo ciliegio
ha già perso le foglie, nudo
dorme nei suoi quattro rami.
La tristezza avanza
con passo oscillante di tartaruga.

Al largo
Duc in altum. Il largo
del tempo plasma più intensi
colori e silenzi, fa acuto
lo sguardo salde ancorando
le voci e le parole.
Dalla recensione di Stefano Vitale su ilgiornalaccio.net
Scheda dell'editore:
http://docs.wixstatic.com/ugd/465b88_4352adad2db34059b4c9449c0f5a5cc8.pdf