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sabato 13 maggio 2017

Bibliothèques troisième lieu, Association des bibliothécaires de France

Il libro francese, insieme ad alcune relazioni del Convegno "La biblioteca aperta" tenutosi un paio di mesi fa a Milano, offrono l'occasione per alcuni spunti di riflessione a proposito del rapporto tra biblioteche e società. La nozione di "luogo terzo" fu coniata dal sociologo statunitense Ray Oldenburg agli inizi degli anni Ottanta del Novecento. Il "luogo terzo" si distingue dal primo, la casa con i suoi legami, e dal secondo, l'ambiente di lavoro: è il luogo della vita sociale e degli spazi di incontro informali, liberamente scelti e liberamente aperti. Oldenburg, osservando il declino dei luoghi di incontro tradizionali come la chiesa, il mercato, le botteghe di quartiere, declino determinato dai nuovi, anonimi, spazi urbani e dall'uso dei trasporti individuali (l'automobile) constata la chiusura in se stessi e l'isolamento degli individui e insiste sulla necessità del "terzo luogo", spazio capace di ricostruire i legami sociali e di dare valore alle persone. 
Oldenburg non indica fra i luoghi "terzi" le biblioteche, ma lo fa un altro sociologo, Robert Putnam, mentre lo storico britannico Alistair Black ne descrive le qualità: "[le biblioteche] storicamente hanno testimoniato di possedere le qualità essenziali proprie del terzo luogo: sono luoghi neutrali, comunitari, che cancellano le disparità sociali e non avanzano pretese; sono ambienti familari, confortevoli, favoriscono l'interazione e (con qualche limite) la conversazione; sono frequentati da habitués e sono quasi una seconda casa, ristorano le persone dal tran tran quotidiano procurando conforto e distrazione". Le biblioteche, dunque, nella società contemporanea, rimangono forse l'unico luogo pubblico capace di accogliere tutti, offrendo una importante occasione di "meticciato" sociale e di opportunità di incontro e di scambio culturale.
Se il libro rimane al centro dell'offerta della biblioteca, altre opportunità vi si aggiungono: dai gruppi di discussione e lettura alla proposta di materiali (e spazi) dedicati al digitale, dalla creazione  di un punto ristoro al suo interno all'offerta di eventi come presentazioni di libri, mostre, dibattiti, concerti. La capacità di rispondere a bisogni culturali a tutto campo diviene la caratteristica principale di questo tipo di biblioteca; caratteristica che necessita di seri e qualificati investimenti in termini di capitali (spazi, ambienti, strutture) e di personale preparato e creativo. Un modello attraente, dunque, anche se forse non unico, quello della biblioteca "terza".
Rimangono alcuni interrogativi e un tranello in cui non cascare: 
- la biblioteca "terzo luogo" non finirà per impoverire e far dimenticare le competenze specifiche dei bibliotecari nel trattamento dei diversi supporti culturali (libri, documenti, filmati, fotografie, materiali digitali ecc..) trasformandoli in semplici intrattenitori o - peggio - managers?
-  la biblioteca "terzo luogo" non potrebbe incorrere nel pericolo di ampliare ancor più la forbice tra la cultura "popolare" e quella "d'élite"? Tradizionalmente le biblioteche pubbliche agiscono e hanno agito come mediatrici culturali tra le proposte "di qualità" (o "del centro") e quelle effimere, puramente commerciali (talvolta "ruspanti") delle periferie, a favore soprattutto dell'educazione permanente e gratuita. Riusciranno le biblioteche "terze" ad assolvere ancora anche a questo compito, fondamentale nelle (tante) nostre periferie dell'intelletto? 
- il concetto di "terzo luogo" ha forte sviluppo nel marketing e negli spazi commerciali, con intenti meramente utilitaristici e non certo di libera scelta, di offerta gratuita, di crescita intellettuale ed egualitaria. Le biblioteche, luogo libero ed indipendente per definizione, devono guardarsi dal cadere nel tranello del merchandising? A mio avviso, sì.
(Eleonora Bellini)  

mercoledì 1 dicembre 2010

Biblioteche: una storia inquieta, di Matthew Battles

"Conservare e distruggere il sapere da Alessandria a Internet" recita il sottotitolo di questo saggio che, attraverso il racconto delle vicende, casuali o intenzionali, di biblioteche famose, sfata il mito, nel quale ci piace credere, che le biblioteche conservano e custodiscono e documentano tutto o quasi il sapere accumulatosi lungo la storia umana. Se la biblioteca è un mondo, come ugualmente ci piace pensare che sia, come il mondo è imperfetta e caduca: "come un mondo ha le sue mutazioni e le sue stagioni" afferma Battles.
Se la biblioteca di rotoli di papiro, o meglio le due biblioteche quella del Museion e quella minore del tempio di Serapis, di Alessandria furono vittime di più incendi, la biblioteca di Ninive, ricca di 25.000 tavolette di argilla in scrittura cuneiforme, era a prova di incendio e molti suoi testi sono sopravvissuti e si trovano ora al Brithis Museum. Nella Roma antica, l'avvento del cristianesimo come religione dominante inaugurò un tempo oscuro per il sapere e le letterature antiche: i cristiani costruirono per sè un'identità antagonista alla cultura pagana. Tuttavia il sogno della biblioteca universale sopravvisse in Oriente, dove la Siria fu a lungo custode della cultura greca. E splendide biblioteche nacquero anche con il fiorire dell'islam: a Baghdad, Damasco, Gerusalemme. E poi, nel Medio Evo, l'amore per il libro, il bel libro curato ed elegante dei miniatori musulmani, unì Islam ed Europa cristiana: acquistati sui mercati o bottini di guerra, preziosi testi giunsero alle corti europee.
La biblioteca pubblica, poi, rinacque a Firenze nel XV secolo, per opera di Cosimo de' Medici; il suo pubblico era costituito da nobili, ricchi mercanti, clero.
E via via, attraverso i secoli e le storie di libri e biblioteche, ritroviamo note vicende, come quella del cardinal Sirleto, bibliotecario vaticano, che inserì nell'Indice dei libri proibiti l'opera di Lorenazo Valla, perché dimostrava la falsità della donazione di Costantino su cui posava il potere temporale della Chiesa. E sempre a Roma incontriamo Montaigne, che, anch'egli, visitando la Vaticana notò che "... tutti la visitano e portano via quanto desiderano".
Il viaggio giunge fino al Novecento, il secolo a noi vicino e ricorda che esso pure non fu immune da distruzioni di libri e di biblioteche, dai roghi nazisti fino a quelli nei monasteri tibetani messi a ferro e fuoco dai soldati cinesi.
E nell'era digitale quale spazio per le biblioteche?  "... proprio il fatto che le biblioteche abbiano attraversato tante fasi sembra offrire una speranza. Nella sua volontà di custodia dei libri e delle parole che essi contengono, la biblioteca ha affrontato e sottomesso la tecnologia, le forze del cambiamento e spesso l'autorità dei sovrani" ricorda l'autore, con ottimismo.

Matthew Bates, Biblioteche: una storia inquieta, Carocci Editore 2004