Visualizzazione post con etichetta leggi razziali 1938. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta leggi razziali 1938. Mostra tutti i post

lunedì 26 gennaio 2026

La farfalla impazzita. Dalle fosse Ardeatine al processo Priebke, di Giulia Spizzichino e Roberto Riccardi

Giulia Spizzichino, definita affettuosamente da un amico la farfalla impazzita per non aver mai saputo dimenticare la deportazione e la morte dei suoi familiari e di conseguenza per non aver mai trovato pace durante tutta la sua vita, scrisse, insieme al generale dei Carabinieri Roberto Riccardi, un libro autobiografico, uscito nel 2013. Ad esso ispirato, seguì poi nel 2025 uno sceneggiato di Rai Fiction.

Giulia, la prima di cinque bambini, era una ragazzina timida che, in quanto primogenita, si sentiva obbligata a crescere troppo in fretta. A parte questo, la sua vita scorreva tranquilla, tra la scuola, gli affetti e le grandi feste da vivere tutti insieme, grandi e piccini, in una numerosa famiglia ebraica del quartiere romano del Testaccio. Quando, nel 1938, entrarono in vigore le leggi razziali contro gli Ebrei, Giulia, undicenne iscritta al primo anno dell'Avviamento Commerciale, per la prima volta prese coscienza del suo essere ebrea, quasi fosse una colpa che la rendeva diversa ed estranea nella stessa sua città.

Racconta Giulia: «Ero brava a scuola, non capivo perché mi avesse convocata il preside. Ma non mi spiegò nulla, solo mi disse che il mattino dopo sarei dovuta tornare a scuola accompagnata da un genitore». Così, il giorno seguente, insieme alla sua mamma, la ragazzina seppe che una circolare del regime fascista aveva stabilito che gli alunni di origine ebraica non avrebbero più potuto frequentare le scuole statali, riservate agli ariani. Dolore e umiliazione iniziarono da quel momento e ad essi, ben presto, seguì la tragedia: sette familiari di Giulia furono assassinati alle Fosse Ardeatine e più tardi altri diciotto suoi parenti, tra i quali il cuginetto Giovanni di soli due mesi, furono deportati ad Auschwitz. Non tornarono mai più.

Soltanto molti anni dopo Sam Donaldson, giornalista dell’emittente americana ABC, avendo saputo che Priebke, responsabile con Kappler dell'eccidio delle Ardeatine, viveva in Argentina a San Carlos de Bariloche, si mise in contatto con Giulia affinché con il suo appoggio venisse chiesta nella forma dovuta l’estradizione del criminale nazista per crimini contro l'umanità. Giulia sostenne in ogni modo la richiesta, recandosi personalmente in Argentina. Se il primo tentativo di estradizione fallì, il secondo, nel 1995, andò a buon fine. Il libro è corredato da un'appendice che riporta le generalità di tutte le vittime della famiglia di Giulia e una commovente documentazione fotografica.

"Ora chissà dove riposano i Di Consiglio, che non avevano fatto del male a nessuno. Di certo sono in pace. Giulia però se li vede sfilare accanto in silenzio ogni notte. Ogni singola notte della sua vita" scrive Roberto Riccardi nella prefazione al libro dedicato alla vita di una donna tormentata e coraggiosa, custode di affetti e memorie.

G. Spizzichino/R. Riccardi, La farfalla impazzita, Giuntina 2013

giovedì 19 gennaio 2023

Due albi bilingui in italiano e inglese per raccontare la Shoah ai più piccoli: Non dire il tuo nome/Don't say your name; Il ritorno di Sara/Sara's return

Giuseppe gioca sul balcone e ai giardini pubblici, è allegro, la sua vita scorre serena. Ma un brutto giorno delle leggi ingiuste lo costringono a fuggire insieme alla mamma, al papà e alla sorella Micol. Da quel momento, Giuseppe non potrà più rivelare a nessuno il suo nome. Nell'Italia delle leggi razziali del 1938 la storia di un bambino e della sua famiglia, uguale a 10, 100, 1000 altre storie di bambini innocenti, è narrata attraverso lo sguardo e con le parole del piccolo protagonista. Integrano il testo alcune domande, quelle che i piccoli lettori di oggi più spesso rivolgono quando sentono parlare del periodo buio e crudele della persecuzione contro gli ebrei, insieme alle risposte che si possono dare loro. Le illustrazioni dialogano compiutamente con le parole e la storia è raccontata sia in italiano che in inglese. Il libro è corredato da una scheda che contiene suggerimenti per svolgere attività e laboratori con i bambini.

- Nello spazio breve di un albo sono raccontate con semplicità e efficacia la storia e le conseguenze delle leggi razziali del 1938; “testimone narratore” è il piccolo Giuseppe che con la sorella Micol e i genitori è costretto a nascondersi e a celare il suo nome per sfuggire alla deportazione. Albo “impegnato” ma delicato anche nelle illustrazioni. Ottima prova di Eleonora Bellini - (Pino Boero)

Nell’inverno dell’anno 2000, su un treno che scendeva da Cracovia verso Milano una vecchia signora ammirava il paesaggio innevato. Si chiama Sara e torna in Italia dopo tanti tanti anni. Sara è la cugina di Giuseppe e Micol, i bambini che non potevano dire il loro nome. Il ritorno di Sara, chiaro, delicato ed empatico nel testo e nelle immagini, è l’atteso seguito di Non dire il tuo nome, dedicato ai temi delle leggi razziali e della deportazione. Conclusa la storia di Sara, un breve ma significativo approfondimento riguarda i fatti storici che fanno da sfondo alle vicende narrate e risponde ad alcune domande sui personaggi del libro. Per le classi e gli insegnanti che, dopo aver acquistato l'albo, ne faranno richiesta è disponibile una scheda di approfondimento e di proposte operative da attuare con bambini e ragazzi.

"Inserisco l’albo bilingue Il ritorno di Sara in questa sezione perché mi pare che il racconto, giocato sulla memoria, meriti un’attenta lettura: Sara vecchia signora, già incontrata, bambina, in una precedente storia, torna a  noi sul filo della sua memoria: la deportazione, il campo di concentramento, la morte dei fratellini,  la fuga, la salvezza, la crescita e l’età adulta trascorsa in un altro paese… L’essenzialità e l’intensità che caratterizzano la scrittura di Eleonora Bellini trovano buon sviluppo nelle illustrazioni di Viola Virdis" (Pino Boero, pinoboero, Autore presso Pino Boero).

Eleonora Bellini/Maria Mariano, Non dire il tuo nome/ Don't say your name, Il Ciliegio 2021

Eleonora Bellini/Viola Virdis, Il ritorno di Sara/ Sara's return, Il Ciliegio 2023

 Il ritorno di Sara/ Sara's return è stato premiato con menzione di merito al Premio Letterario Scaramuzza, dove era giunto finalista in ottima compagnia: Sergio Badino, Ilaria Urbinati - Mi ricordo di te (Giunti), Matteo Bussola - Mezzamela (Salani), Isabella Christina Felline, Sonia Maria Luce Possentini - Tutto d'un fiato (Raffaello Editore), Matteo Grimaldi - Il violino di Filo (Giunti), Stefania Lanari, Anna Pini - Il lupo aveva un piano (Fulmino), Monica Lanzara - Bosco sacro (Amazon), Laura Rizzoglio - La masca (Nps editore), Francesca Redolfi - Dedalus (Le Mezzelane casa editrice), Eleonora Rossi - Il campo della giovinezza, Bruno Tognolini - Rime alfabete (Salani), Nadia Tortora, Giorgia Merlin - E' nata l'Italia. Costituzione di uno stato libero (Chiaredizioni).

Piccolo florilegio di recensioni? Andate ai link

Non dire il tuo nome – Don’t say your name – Le letture di Adso

Recensione Non dire il tuo nome, Eleonora Bellini, Maria Mariano - ZeBuk - Il blog per gli appassionati di lettura

Il ritorno di Sara-Sara’s return – Le letture di Adso

Recensione Il ritorno di Sara. Sara's return, Eleonora Bellini, Viola Virdis - ZeBuk - Il blog per gli appassionati di lettura


Stampa diocesana novarese

Novara Oggi


Pagine Giovani 1/2023

lunedì 17 gennaio 2022

Non dire il tuo nome/ Don't say your name, di Eleonora Bellini e Maria Mariano

LA TRAMA: Giuseppe gioca sul balcone e ai giardini pubblici, è allegro e la sua vita scorre serena. Ma un brutto giorno delle leggi ingiuste lo costringono a fuggire insieme alla mamma, al papà e alla sorella Micol. Da quel momento Giuseppe non potrà più rivelare a nessuno il suo nome. Nell'Italia delle leggi razziali del 1938 la storia di un bambino e della sua famiglia, uguale a 10, 100, 1000 altre storie di bambini innocenti, è narrata attraverso lo sguardo e con le parole del piccolo protagonista. Integrano il testo alcune domande, quelle che i piccoli lettori di oggi più spesso rivolgono quando sentono parlare del periodo buio e crudele della persecuzione contro gli ebrei, insieme alle risposte che si possono dare loro. Le illustrazioni dialogano compiutamente con le parole e la storia è raccontata sia in italiano che in inglese.

L'ESPERIENZA: Giovedì 25 e venerdì 26 novembre 2021 ho incontrato a distanza le scolare e gli scolari delle classi IV D, E. F, G, H e III A, B, C della Scuola "Eugenio Montale" di Scampia nell'ambito del Festival Scampia Storytelling - ICWA. Prima dell'incontro i bambini avevano letto e discusso in classe il libro. La mia esperienza è stata, come sempre a Scampia, molto molto positiva: le bambine e i bambini si dimostrano sempre interessati, pongono domande spontanee, fanno proposte, prestano attenzione, spesso con molto acume, al testo e alle immagini, dimostrando un'ottima capacità di lettura di entrambi questi elementi. Al termine dell'ultimo collegamento ho avuto un colloquio, breve ed amichevole, con le insegnanti che, esprimendo la loro soddisfazione, hanno manifestato l'intenzione di continuare dialoghi e riflessioni in occasione della Giornata Della Memoria, sempre prendendo spunto da "Non dire il tuo nome/Don't say your name". I disegni delle alunne e degli alunni delle classi terze, disegni colorati, espressivi, appassionati, meritano di essere visti qui, anche se solo in questo modo virtuale, che, sicuramente, un poco li appanna. Il dialogo e il lavoro con le classi è sempre portatore di luce in giorni bui, in presenza o a distanza che sia (Eleonora Bellini).



Non dire il tuo nome/ Don't say your name di Eleonora Bellini e Maria Mariano. Traduzione in inglese di Royston Vince. Edizioni Il Ciliegio 2021.

venerdì 12 marzo 2021

A testa alta, di Giuseppe Altamore

Il saggio racconta la vita di Massimo Tosti, il Capitano dei Carabinieri "che salvò 4000 ebrei", avvalendosi di un cospicuo carteggio emerso dopo la sua morte. Tosti si spense nel 1976 senza avere mai narrato ai familiari le vicende che avevano condotto lui e altri commilitoni ad adoperarsi per salvare numerosi ebrei quando erano di stanza, come truppe d'occupazione, al Sud della Francia. E questo a dispetto delle leggi razziali e dei diktat nazisti. Il nucleo principale e più avvincente della vicenda si dipana tra il novembre 1942 e il settembre 1943, quando la Francia passò interamente sotto il comando tedesco, mentre la Provenza e la Costa Azzurra furono occupate dalla IV Armata. Gli ebrei furono concentrati in alcune località a ridosso delle Alpi e furono sempre difesi dagli italiani fino all’8 settembre 1943: in questo l'operato del Capitano Tosti fu determinante. Nella vasta zona che si estende dal Rodano alle Alpi si creò la possibilità per gli ebrei di trovare un rifugio sicuro grazie a una rete di salvataggio guidata dal banchiere italo-francese Angelo Donati, dal cappuccino Pierre-Marie Benoît e dai Carabinieri italiani. Tra questi si distinse particolarmente il nostro Massimo Tosti che si adoperò a facilitare il passaggio dei rifugiati, anche a rischio delle propria vita. Proseguì poi clandestinamente la propria attività anche dopo l'8 settembre nella zona di Imperia. L'autore della biografia, giornalista e saggista impegnato, tra l'altro, nel dialogo ebraico-cristiano, ha affermato in una recente intervista:

"A 75 anni dall’orrore di Auschwitz, i negazionisti in Italia crescono come funghi: in circa 15 anni chi non crede alla Shoah è passato dal 2,7 al 15,6 per cento e un 16 per cento che addirittura afferma che la persecuzione sistematica degli ebrei “non ha fatto così tanti morti”. Sembrano percentuali asettiche, ma parliamo di milioni di italiani. Numeri agghiaccianti, che emergono da una recente ricerca dell’Eurispes sulla diffusione e le caratteristiche dell’antisemitismo. Tutto ciò non è che la punta dell’iceberg di un fenomeno molto diffuso che infetta il mondo intero e crea profondo sconcerto in chi credeva che dopo Auschwitz l’antisemitismo non avrebbe più potuto avere un seguito. Purtroppo, non è così". E' dunque importante che fatti e comportamenti esemplari, come quelli narrati nel libro, siano il più possibile portati alla conoscenza di tutti e, naturalmente, meditati. Intervista integrale al link Massimo Tosti, carabiniere che salvò 400 ebrei in un libro di Altamore (santalessandro.org)


Giuseppe Altamore, A testa alta. Massimo Tosti, il carabiniere che salvò 4.000 ebrei, Edizioni San Paolo 2020

giovedì 19 settembre 2013

Autobiografia di un artista burbero, di Arnoldo Foà

Dalla Spagna anticamente numerosi ebrei, per sfuggire all'Inquisizione cattolica, si rifugiarono nella cittadina di Foix, nella Francia meridionale. Di lì partirono poi verso altri paesi ed altre città prendendo come cognome il nome della cittadina di provenienza, anziché il "difficile" patronimico ebraico. Si formarono così i cognomi Foa, Foà, Fuà, Fois. Il nonno di Arnoldo, figlio di un editore di testi sacri in ebraico in Casale Monferrato, fu professore di lettere all'Università di Torino. Queste le poche notizie che Foà ha dei suoi antenati, troppo poche per lui che avrebbe voluto "conoscerne la vita, i pensieri, le gioie, le sofferenze". Ciò che si sa di chi ci ha preceduto, sostiene, è ciò che è stato scritto e tramandato. Non è difficile pensare che anche questa autobiografia del nostro grande attore, dedicata alle sue figlie, muova  proprio dal desiderio di lasciare nel ricordo la "verità" sui fatti della sua lunga vita. Il racconto comincia dall'infanzia, quella di un bambino coraggioso e caparbio che a otto anni scappa di casa e, nell'occasione, compone i primi versi della sua vita. La vita difficile degli esordi di un giovane che, pur favorito da alcuni fortunati incontri, conosce la persecuzione razziale ed è costretto ad affrontare la prime prove di recitazione sotto falso nome, perché ebreo. E poi seguono le storie delle donne amate; delle tante attività intraprese - radio, televisione, teatro, scrittura, arte -; dei numerosi amici incontrati sul set dei film in Italia e all'estero, sui palcoscenici teatrali, negli appuntamenti quotidiani, anche. Arnoldo Foà non racconta solo la sua storia personale, ma anche quella di eventi che sente come "la tragedia di un secolo"e che non vorrebbe fossero mai dimenticati.
 
Arnoldo Foà, Autobiografia di un artista burbero, Sellerio 2009

mercoledì 22 settembre 2010

Il giorno che cambiò la mia vita, di Cesare Moisé Finzi

Cesare è un bambino nato nel 1930, un po' gracile e qualche volta pauroso. Vive a Ferrara con i genitori e un fratello. La vita della famiglia è tranquilla ed agiata. Cesare frequenta la scuola, ma ama molto le vacanze, come quelle dell'estate 1938, in montagna, a Folgaria. Proprio lì, una mattina legge sul giornale che è andato ad acquistare per il babbo: INSEGNANTI E STUDENTI EBREI ESCLUSI DALLE SCUOLE GOVERNATIVE E PAREGGIATE. . E' il 3 settembre. Cesare capisce che quella frase riguarda anche lui, che la sua vita cambierà. Così racconta: "A dire il vero non sono mai stato uno scolaro brillante, né ho avuto mai un amore particolare per la scuola, ma veramente non mi sarà più permesso di andarci? Mi si velano gli occhi. Piango? No, forse no, ma quando raggiungo i miei a casa, mi precipito fra le braccia della mamma. I grandi mi si fanno intorno, sbigottiti, frastornati, offesi. Perfino increduli. Leggono e rileggono i titoli, poi tutti gli articoli. Così, papà, che nel maggio 1915 è scappato di casa per arruolarsi nell'esercito italiano e combattere per l'unità d'Italia, non sarebbe più un italiano di tale nome solo perché appartiene a una religione diversa? Cosa c'entra la religione con la cittadinanza?" (p. 27)


Il libro di Cesare Finzi è inserito in una collana per ragazzi dal mitico nome de "Gli anni in tasca" (editore Topipittori di Milano). Ma ne consiglio a tutti la lettura. Non potrà che aiutare a ricordare e molto anche ad adoperarsi affinché mai più un giorno di vacanza divenga per un bambino di otto anni il giorno buio "che cambia la vita".
Una video testimonianza di Cesare Finzi, qui.