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martedì 3 febbraio 2026

Quello che possiamo sapere, di Ian McEwan

Gran Bretagna, maggio 2119. Thomas Metcalfe, accademico e studioso di letteratura del periodo 1990-2030, da tempo si dedica alla ricerca del poemetto Corona per Vivien, scritto dall'acclamato poeta Francis Blundy per sua moglie e letto per la prima volta in pubblico in occasione del compleanno di lei, nell'ottobre 2014. Dopo quella data, del poemetto si è persa ogni traccia, ma Thomas confida di poterlo trovare, grazie anche alle ampie notizie di stampa e al mito che, attorno a quei versi, si è costruito nel tempo. 

Un tempo e un mondo molto diversi da quelli di Francis e Vivien. La Terra è passata attraverso il Grande Disastro, che l'ha profondamente cambiata. Le inondazioni e l'innalzamento dei mari hanno spazzato territori, paesi e città costiere, cancellando edifici, strade, ferrovie, coltivazioni e uccidendo gran parte della popolazione. Le zone abitabili e abitate della Gran Bretagna sono divenute isole, che comunicano tra loro e si possono raggiungere solo per via d'acqua; molte specie animali si sono estinte; la biblioteca Bodleiana di Oxford è stata spostata sulle pendici del Monte Snowdon, nel Galles, e la città di Glasgow è stata ricostruita sulle alture scozzesi.

I discendenti dei superstiti del Grande Disastro vivono in modo molto più povero, sia materialmente che spiritualmente, di quanto vivessero i loro antenati nel secolo precedente: "... mancava qualcosa di radicalmente nuovo o di interessante capace di provocarci o di incoraggiare scoperte. Se il passato non ci aveva annientati, ne eravamo comunque terrorizzati. Il nostro traguardo più alto era non essere in guerra. Non bastava raccontare a noi stessi che adesso i mari erano più puliti e la vita vi stava facendo ritorno, e che le nostre isole sotto la luce giusta apparivano belle e lussureggianti. Tutto questo non dipendeva da un comportamento virtuoso. Era il risultato del crollo della civiltà. Ogni volta che gli esseri umani si fanno da parte, il resto del mondo vivente torna pian piano a fiorire" (p. 117).

Thomas e Rose - collega, moglie, amica - nonostante tutto ciò, amano profondamente la letteratura di quello squarcio di anni, il tempo di Francis Blundy, pur consapevoli che "il talento di quegli anni per l'autodistruzione non aveva rivali. Tanto da trascinare nel baratro pure il futuro"(p. 118). Inoltre, chi guarda a quegli anni dal futuro, specialmente i giovani studenti convinti che i terrestri del secolo precedente fossero "una banda di selvaggi sterminatori rozzi e ignoranti", non ha interesse per la storia - ormai chiaramente non più magistra vitae -.


I. McEwan, Quello che possiamo sapere, Einaudi 2925.
Trad. di S. Basso

La recensione completa si legge su UTOPIA21, rivista on line, al link Recensione McEwan def.pdf - Google Drive

domenica 28 dicembre 2025

Sotto il cielo di Gaza, di Nandino Capovilla e Berta Tusset

In questo libro, che nasce dalle conversazioni degli autori con Andrea De Domenico, funzionario delle Nazioni Unite, il titolo di ogni capitolo inizia con la formula “Quando ti tolgono” e, pagina dopo pagina, gli autori elencano tutte le “sottrazioni” alle quali, ingiustamente e sistematicamente, sono sottoposti i Palestinesi. Ciò che ogni giorno viene rubato – con violenza – agli abitanti della striscia di Gaza e della Cisgiordania non è poco, anzi è tutto ciò che serve per vivere: la casa, la terra, la libertà di movimento, la libertà di residenza, la sicurezza alimentare, l'acqua, la tutela dei minori, la scuola, la salute. In ogni capitolo viene descritto uno di questi elementi, corredando sempre il discorso con tabelle e dati statistici, che leggiamo con indignazione e sgomento.

La casa, per fare un primo esempio: nella sola Cisgiordania dal 7 ottobre 2023 al 7 ottobre 2024 sono state demolite 1.292 strutture ad uso abitativo su 1.777 totali. Il governo israeliano in questo periodo ha non solo negato alla popolazione palestinese il diritto di costruire o ampliare le case, ma ha anche demolito abitazioni private con la scusa di dover punire individui eventualmente coinvolti in azioni violente. La Corte Internazionale dei Diritti Umani sostiene che le demolizioni effettuate dal governo israeliano violano i diritti della persona umana e sono dettate dalla volontà di discriminare e colpire l'intera popolazione palestinese. Fin dalla nakba del 1948, i Palestinesi, che vivevano legittimamente sulla terra dei loro avi e nelle loro case, furono obbligati a fuggire, mentre gli ebrei godettero di espliciti vantaggi, tra i quali la possibilità di appropriarsi delle proprietà già appartenute ai Palestinesi.

Il muro, per fare un secondo esempio. Nel 2002 le autorità israeliane iniziarono a costruire un muro, con l'obiettivo di “prevenire attacchi violenti da parte dei Palestinesi all'interno di Israele. Tra tutti gli ostacoli posti alla libertà di movimento della popolazione palestinese, dentro il proprio territorio, esso è il più imponente”. Molte famiglie videro che le loro terre erano rinchiuse al di là del muro. All'inizio, per potersi recare a coltivarle, bastava esibire un documento, ma, col passare degli anni, le restrizioni divennero sempre più dure e i tempi per avere il permesso di accesso ai propri campi sempre più lunghi. Fino al 2023, quando il periodo della raccolta delle olive coincise con l'inizio delle ostilità contro Gaza e nessun cancello fu aperto agli agricoltori della Cisgiordania.

La recensione si legge per intero sulla rivista on line UTOPIA 21. La forza di cambiare (Universauser) al link: Sotto il cielo di Gaza EB av31ott25 ff1nov25 def.pdf - Google Drive

N. Capovilla, B. Tusset, Sotto il cielo di Gaza, La Meridiana 2025