Leningrado, giugno 1941. Viktor e Nadya, fratello e sorella gemelli di tredici anni, vivono con i genitori, conservatori del Museo dell'Ermitage. Sono i giorni del solstizio d'estate e in città c'è un sereno clima di festa. Ma, inattesa e improvvisa, si compie la tragedia: la Germania nazista rompe il patto di non aggressione precedentemente sottoscritto e invade l'Unione Sovietica. Dal Nord le truppe naziste avanzano attraverso i Paesi Baltici puntando su Leningrado. La vita dei cittadini è sconvolta. Anche Viktor e Nadya lo sono, perché il papà deve arruolarsi, mentre la mamma è impegnata giorno e notte, insieme al resto del personale del Museo, a mettere in salvo i capolavori in esso custoditi.
Mentre gli adulti si preparano a resistere agli invasori in ogni modo possibile, viene elaborato un piano per mettere in salvo i bambini, mandandoli su lunghi, affollatissimi e scomodissimi treni - "i treni dei bambini" - lontano dal fronte e dai territori coinvolti nelle operazioni militari. Viktor promette alla mamma, e soprattutto al papà, che non abbandonerà mai la sorella e che la terrà sempre accanto a sé. Saperli in salvo, lontani dal teatro dei combattimenti, è di sollievo ai genitori, impegnati nel loro difficili compiti per la salvezza della patria.
I gemelli, che durante la loro vita non si sono mai separati l'uno dall'altra e nemmeno sono mai usciti dalla loro città, vengono fatti salire su due treni diversi. Un caso fortuito. Ma adesso, oltre ai traumi della guerra e della lontananza da casa, si abbatte su di loro anche quello di una dolorosa e inspiegabile separazione. Dotati di una mirabile forza di carattere e legati da un filo invisibile, intuizione o telepatia che sia, che permette all'uno di avvertire la situazione in cui si trova l'altra e viceversa, Nadya e Viktor cercheranno in ogni modo di riunirsi, sia per non tradire la promessa fatta al papà, sia per quella consuetudine di vicinanza che è stata ed è per loro una necessità vitale, un fondamentale presupposto di salvezza.
Leggiamo le loro storie sui rispettivi diari, che, insieme, compongono la coinvolgente vicenda del romanzo la cui veste grafica è organizzata in modo da dare al lettore l'idea tangibile dei due distinti quaderni: inchiostro rosso per Viktor, che non ama scrivere, ma vuole ad ogni costo tener fede alla parola data ed essere un bravo comunista come gli è stato insegnato; inchiostro nero tradizionale per quello di Nadya, che ama mettere per iscritto con forza e acume tutto ciò che le succede. Mappe, cartine, fotografie arricchiscono i testi, offrendo ai lettori l'idea concreta del teatro delle diverse vicende narrate dall'uno o dall'altra dei due gemelli. Ma non solo, perché intervengono, a commento dei diversi capitoli, anche le osservazioni del colonnello Valery Gavrilovich Smirnov del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni che, un po' stupito di quanto legge nei diari e molto burocrate, commenta e cataloga, dal punto di vista delle norme vigenti in tempo di guerra, le azioni dei ragazzi e del gruppo di amici che condividono con loro i tempi lunghi e difficili dell'assedio della loro amata città e del conflitto che affama e uccide grandi e piccini.
Uscito solo un anno dopo Il rinomato Catalogo Walker & Dawn (2016), La sfolgorante luce di due stelle rosse ha confermato fin da subito l'abilità e l'efficacia della scrittura di Davide Morosinotto, che qui narra l'epopea dell’Unione Sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale, le atrocità del conflitto e lo spirito di resistenza della popolazione. La ricostruzione storica è precisa, le vicende dei due protagonisti sono di fantasia, ma assolutamente realistiche e verosimili. Il romanzo condanna fortemente la guerra, mostro che coinvolge tutti, tanto da far sì, come intuisce tristemente Nadya, che anche persone comuni possano trovarsi coinvolte in operazioni crudeli e violente, perdendo ogni sentimento di umanità. Il libro diffonde inoltre un forte e deciso messaggio di pace e giustizia, che l'autore dichiara ispirato anche alle vicende familiari dei suoi nonni. Scrive infatti nella nota finale: "Io sono italiano e durante la Seconda Guerra Mondiale l'Italia combatté a fianco della Germania contro l'Unione Sovietica. Durante la guerra entrambi i miei nonni furono costretti ad arruolarsi e uno dei due finì proprio nell'Armata Italiana di Russia, l'ARMIR, formata da 230.000 uomini. Alla fine della guerra tornarono a casa solo in poche migliaia".
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| D. Morosinotto, La sfolgorante luce di due stelle rosse, Mondadori 2017 |

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