martedì 14 gennaio 2020

Elena, Ecuba e le altre, di Maria Lenti



Lungo le infinite strade percorse dalle donne dei miti si snoda questa nuova, complessa raccolta poetica di Maria Lenti. Quasi cento pagine di figure femminili che, fuori dai libri di scuola, affascinano per i tratti distintivi della loro personalità, definita in versi misurati, essenziali eppure coinvolgenti. Soprattutto perché, in questi versi, queste donne vivono in piena autonomia tra amore della conoscenza e affermazione della libertà di agire, come volendo, finalmente, essere pienamente se stesse.
Leggiamo una delle liriche dedicate a Elena, ''Elena a Menelao'': ''Non tornerò a Sparta./ Quale che sia/ veloce o lento/ il verso il giro il senso/ che imporrai alla spada,/ Menelao,/ resto con la mia ombra''.
E leggiamo anche ''Ecuba a Priamo'' la prima delle poesie dedicate a Ecuba, al pari di Elena citata nel titolo della raccolta. Si tratta di una lirica lucida, forte, magistrale e attuale, che riecheggia, per la capacità di esprimere concetti profondi in essenzialità di stile, i versi di Giorgio Caproni: ''come i pensieri si sono fatti bianchi/ che sfiato mattinale attorno al cuore/ periti i figli, in mare – alto – le figlie/ i letti vuoti spente le vigilie''.
Le donne presenti nella silloge parlano agli uomini, mariti, compagni, amanti, divini o terreni che siano, in modo assolutamente nuovo rispetto all'immagine tramandata, un poco sbrigativamente, dalla tradizione scolastica e ci offrono una diversa prospettiva secondo cui considerare le loro vite e le loro storie. Una prospettiva che può perfino mostrare a noi, così lontani dal tempo in cui quei miti nacquero, un inedito paesaggio, un nuovo cammino. Come in ''Eufrosine al mondo tutto'': ''Conforto o letizia/ auguro porto spando:/ chi chiude la porta/ chi non se ne cura/ chi ha dorso girato./ Chi riconosce il nome/ si concede giorni felici''.
O anche in ''Pandora difesa dalle donne'': ''Rifiuta il divieto del coperchio/ e scopre Pandora il vaso:/ la curiosità le fa onore.// Epimeteo ha fallito, atteso alla scaltrezza/ ora non vale/ dare a Pandora l’origine del male''.
I brevi ma profondi monologhi delle donne di Maria Lenti, sempre fondati sulla solida conoscenza della tradizione, posseggono dunque la voce del contemporaneo. Le loro parole provengono da un femminino universale e incoercibile, pur se spesso negato da una storia e da un'organizzazione sociale che hanno lasciato la quasi totalità dello spazio e dell'ascolto al maschile, come è noto.
Godrà pienamente della raccolta, solidamente radicata nell'antico e sugli archetipi del mito eppure aperta a inedite interpretazioni e nuovi ri-conoscimenti, chi sa affinare l'orecchio e aprire la mente. Lo suggerisce la lirica di (quasi) congedo della poetessa, ''Io a chi ama l’arte'': ''Giocando con la gelosia/ chissà chi mi ha fatta giovenca di Zeus./ Assurda la mitologia./ Guardatemi nella pittura parietale di Pompei/ o nel Vaso di Ruvo a Maddaloni:/ quella io sono''. L'appuntamento è là, in quel passato che sa farsi futuro.

Eleonora Bellini 


Maria Lenti, Elena, Ecuba e le altre, Arcipelago Itaca 2019. Prefazione di Alessandra Pigliaru

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