lunedì 29 settembre 2014

Un bellissimo novembre, di Ercole Patti

"Nella prima settimana di novembre il tempo diventò bellissimo. L'estate di San Martino quell'anno fu più lunga e mite del solito. Il sole nelle ore del mezzogiorno e del primo pomeriggio scaldava come nel mese di settembre. La zia Cettina aveva tirato fuori certe camicette estive che le lasciavano nude le braccia..."
La zia Cettina è giovane, graziosa, sensuale, pigra e seducente. Nino, il suo nipote sedicenne, si innamora perdutamente di lei che, forse per pena, forse per leggerezza, lo introduce alle prime esperienze sessuali. Tutto ha inizio in un tardo pomeriggio, consumato in un salotto catanese: scarseggiano le sedie e Cettina, stretta sulla sua, si allarga fino a sedere sulle ginocchia del ragazzo. L'idillio prosegue nella campagna etnea, tra metà ottobre e metà novembre, nell'immensa casa dello zio Alfio, che raduna i pareti in occasione della vendemmia. Siamo nel 1925 ed i passatempi, oltre la vendemmia, sono le conversazioni, i giochi da tavola, le passeggiate nelle vigne e nel fitto, fresco castagneto, la lettura per le signore, la caccia per gli uomini. Nino si affanna a seguire costantemente la zia, che talvolta ne asseconda il desiderio amoroso, talaltra lo scosta e lo rampogna, aumentanto in lui il fuoco, ma generandogli anche dolorosa incertezza e continua angoscia. Cettina è corteggiata anche da un giovanotto brillante, il Santagati, viveur atletico e prestante, ricco ed elegante. Nino, maturato in fretta in quel meraviglioso mese, trascorso in campagna con la complicità della mamma, sorella di Cettina, anziché sui banchi del liceo catanese, è tuttavia ragazzo e non ancora uomo. Non riesce a comprendere i giochi della seduzione, le mutevolezze e le debolezze della giovane zia: il suo amore è serio, profondo, tremendo e totale. La gelosia lo consuma. Una scoperta conferma il suo sospetto. Il dolore lo conduce sull'orlo di un precipizio...
Ercole Patti (Catania 1903- Roma 1976) fu giornalista e scrittore. Inviato speciale in diversi Paesi, tra cui Cina e Giappone, arrivò alla notorietà nel 1940 con Quartieri alti, una satira della borghesia romana. I suoi libri più significativi (La cugina, Graziella, Diario siciliano) sono ambientati nella Sicilia agreste d'inizio Novecento, dove in novembre le arance “hanno la stessa tonalità delle foglie” ed il paesaggio suscita sentimenti essenziali, quelli di ogni vita e di ogni morte.

Ercole Patti, Un bellissimo novembre, Bompiani 1967

sabato 27 settembre 2014

Nel cuore dell'anatomista, di Daniele Derossi

Nel corso del XVI secolo furono pubblicate più di seicento edizioni delle opere di Galeno, autorità somma nel mondo della medicina, insieme ad Ippocrate. L'interesse per il corpo umano, e particolarmente per la sua fisiologia e per la sua anatomia, non si basarono tuttavia solo sull'autorità degli antichi, ma condussero a nuove ricerche e sperimentazioni i medici del tempo. Andrea Vesalio, ad esempio, partito dall'accettazione assoluta delle affermazioni di Galeno, giunse gradualmente, mediante sperimentazioni e ricerche dirette, a criticarne gli assunti e contribuì ad ampliare la conoscenza del corpo umano. La medicina era inserita nel più ampio contesto della filosofia naturale e la più prestigiosa sede italiana per questi studi era Padova con la sua università. Qui le discussioni mediche e le ricerche sul cuore e la circolazione del sangue, quanto mai intense, documentate ed approfondite, posero le fondamenta per importanti sviluppi della scienza medica nei secoli successivi.  
Così Derossi descrive la solenne apertura dell'anno accademico nell'Università padovana, frequentata da studenti di tutta la nostra penisola e anche da un nutrito e agguerrito gruppo di studenti tedeschi: "Al suono di flauti e timpani, uscirono dal portone del palazzo i capi bidelli con le mazze d'argento, simbolo dello studio dei legisti e degli artisti, seguiti dai due rettori in toga cremisi orlata di ermellino. In strada si accodarono i professori, i consiglieri con gli stendardi delle nazioni e infine gli studenti. Ebbe inizio la processione diretta al Duomo".
Solennità e rispetto per il sapere, solidi legami con il passato, ma anche ricerca inesausta ed espansione delle capacità dell'essere umano, corpo e mente uniti: questa era la visione del mondo umanistica. L'anatomista differiva dal barbiere, al quale ai tempi erano affidate le più semplici operazioni chirurgiche, per la sua conoscenza del corpo umano e per la sua perizia nell'eseguire la dissezione, che veniva praticata in pubblico e generalmente su cadaveri di condannati a morte. In questi tempi e in questo mondo ci introduce il romanzo di Daniele Derossi che narra la vicenda di Giovanni, ragazzino piemontese, partito dalla natia Serana, un paesetto in Val di Susa, per affrontare gli studi di medicina a Padova. Giovanni viene pian piano introdotto nel mondo della scienza, ma anche delle cortigiane e dei piaceri, e, da fanciullo pavido e solitario, diviene un provetto chirurgo grazie agli studi universitari e alla pratica medica esercitata sotto la guida del suo maestro Andrea Corvinus, anatomista appassionato e geniale. Sarà chirurgo al seguito dell'esercito fin sui campi di battaglia del Piemonte e conoscerà gli orrori delle battaglie, le pianure disseminate di cadaveri, le spoliazioni dei vinti, i saccheggi, i voltafaccia dei soldati mercenari. Però non gli verrà mai meno il desiderio di conoscere il cuore dell'uomo, in senso lato perché a Padova aveva conosciuto per la prima volta l'amore, e in senso letterale perché alla ricerca del "vero" funzionamento del muscolo cardiaco, ancora oscuro ai più del suo tempo. La sua indagine lo condurrà alla perdizione o alla salvezza? La lettura di questo libro, scorrevole e ricco di notizie, di luoghi e di vicende, ve lo svelerà.

Daniele Derossi, Nel cuore dell'anatomista, Bompiani 2013

Rembrandt, La lezione di anatomia del dottor Tulp, 1632

venerdì 26 settembre 2014

Chiostro di San Marco, di Marguerite Yourcenar

Nel chiostro di San Marco
la campana del Savonarola,
spaccata, ha perso la parola:
il suo lugubre tocco non ha eco.

Qui dipinse l'Angelico:
dolce il suo spettro ci sfiora a primavera;
tinge il suo pennello ogni corolla
d'azzurro, di carminio, d'albicocca.

Un guardiano tossisce sulla sedia
un povero gatto smembra lento
l'uccellino caduto dal nido.

Blu e rosa in vesti bianche
angeli posati sopra rami
squillano l'infinito amore.

da Les Charités d'Alcippe trad. Eleonora Bellini

giovedì 31 luglio 2014

Dall'innocenza e dall'amore, di Orhan Pamuk

"... di fronte alla nostra casa c'era un grosso e vecchio castagno [...] un giorno del 1957 l'amministrazione comunale e i burocrati decisero di tagliare l'albero per asfaltare e pavimentare [...] quando ci rendemmo conto che il nostro castagno sarebbe stato tagliato i miei zii, mio padre, tutti, non solo i familiari, vegliarono accanto all'albero tutta la notte per salvarlo. L'albero non è stato tagliato ed è ancora lì [... ] questo ha a che fare con una questione di sensibilità che riguarda il preservare la propria identità, preservare gli alberi, abbracciare il passato." (pag. 14). Questo piccolo libro, pubblicato nella collezione La repubblica delle idee, ripropone la conversazione di Marco Ansaldo ed Elena Stancanelli con Pamuk, tenutasi a Firenze il 7 giugno 2013. Pamuk, premio Nobel per la letteratura nel 2006, risponde a domande sui turchi di Piazza Taksim, quelli decisi a difendere gli alberi di Gezi Park, luogo della memoria di Istanbul, attraverso cui passa ed è passata tutta la storia della città. E chiarisce anche che cosa egli intenda per "innocenza", in particolare per "innocenza delle cose", quelle che ha raccolto ed ordinato, dedicandovisi anche praticamente, nel suo Museo dell'innocenza, aperto nel 2012 nella capitale turca, e che s'intitola come un suo fortunato romanzo. L'innocenza, spiega lo scrittore, ha diversi aspetti: è quella che allude al sesso, alla verginità; ed è "il candore dei personaggi nel contesto culturale, [...] il candore dei ceti bassi, quando si trovano davanti al potere, al denaro". Vi è infine l'innocenza degli oggetti, pure cose in sé, che, senza tutti i significati loro annessi nel contesto della storia, delle passioni e del potere, sono innocenti. Nel titolo della conversazione si parla anche di amore. Lo scrittore, alla domanda su quale sia, a suo parere, la più grande storia d'amore che sia stata scritta risponde: "Lolita, Romeo e Giulietta, naturalmente, ma anche Aurélien di Aragon, un libro di settecento pagine la cui prima frase è un pugno nello stomaco" (pag. 42). Un invito alla lettura che viene dalla conoscenza della complessità e della ricchezza del cuore e della mente umani, quando tutto può accadere e nulla è scontato, come nell'incipit di Aurélien: "La première fois qu'Aurélien vit Bérénice, il la trouva franchement laide". Orhan Pamuk, Dall'innocenza e dall'amore, Ed. La Repubblica 2013

mercoledì 16 luglio 2014

E' una parola, di Arianna Papini

E' una parola, un sentimento, la scoperta di una somiglianza, l'accettazione di una diversità. E' un sostegno ed un gioco senza fine, un sogno e un'affinità, un posto segreto. "E' una parola", cioè qualcosa che è difficile definire compiutamente. E' l'amicizia raccontata ai bambini, sfiorata con delicatezza, illustrata con raffinatezza, in questo bell'albo di Arianna Papini. Immagini di animali lieti o pensosi raccontano fremiti e segreti di un sentimento prezioso ed il testo, breve, è capace di generare una densa aspettativa e di far correre il piccolo lettore verso la rivelazione finale. Arianna Papini, "E' una parola", Kalandraka 2013

sabato 21 giugno 2014

"Venezia, un sogno", di Anna Pavignano

Thomas, zaino in spalla e autostop, abbandona la California e parte a cercare quella vita che immagina possibile solo on the road. Attraversa tutti gli States e poi si imbarca per l'Europa. Vive un poco in Belgio, un poco a Parigi, conoscendo due ragazze e due amori. Ma di nuovo fugge, verso sud est. "In un'alba puntinata di umido" incontra Venezia,  e non l'abbandona più. Il romanzo di Venezia e di Thomas si snoda attraverso le giornate dell'acqua alta ed ogni capitolo si apre con l'indicazione dell'ora e del livello dell'acqua: un fenomeno che i turisti considerano con divertimento, i veneziani vivono con rassegnazione e che si sta mangiando la città ed i suoi splendori. Il livello dell'acqua aumenta e preme su calli e palazzi e con lui aumentano la folla dei ricordi e gli affanni di Thomas, ormai uomo maturo, prematuramente vedovo e nonno controvoglia. Il lettore rivive insieme al protagonista i ricordi del passato - lavoro, amori, tradimenti, impennate di orgoglio, tristezze e malinconie - e urgenze del presente. Il presente, infatti, si fa per Thomas pressante nel momento in cui suo figlio esprime la volontà di trasferirsi con tutta la famiglia sulla terraferma: la vita a Venezia è divenuta difficilissima, la città è ormai ridotta a museo per onnivori turisti, l'acqua alta si mangia cantine cucine negozi, i veneziani dotati di buon senso se ne vanno. Ma Thomas non è d'accordo, non vuole e non può abbandonare Venezia, la patria che ha scelto, così mette in atto una plateale, fortissima protesta, nella quale elegge a suo alleato il nipotino africano, che fino a quel momento aveva trascurato. Protesta e consapevolezza, oltre che di sé anche del proprio ambiente, sono elementi nuovi nell'esperienza del nostro che in questa occasione, per la prima volta, "vede" il dolore della città oppressa dall'acqua alta - che l'incuria dell'uomo per l'ambiente ha generato - riflesso nel proprio dolore di uomo solitario giunto già oltre la metà della vita.
La protesta di Thomas non rimarrà inascoltata, i suoi concittadini prenderanno consapevolezza della necessità di salvaguardare Venezia con tutti i suoi abitanti, e per lui si aprirà una nuova stagione; perché, come recita lo striscione inalberato da un gruppo di ragazzi ispirati dal suo gesto, "I ricordi sono il nostro futuro".

Anna Pavignano. Venezia, un sogno, edizioni E/O 2012

sabato 14 giugno 2014

E' accogliente la mia casa, di Sigurður Pálsson

"La poesia di Sigurdur Pálsson, autore islandese assai eclettico, è caratterizzata da un’ampia gamma di registri, dal lirico all’ironico, dal micro-narrativo all’epigrammatico, in una costante alternanza di soggettività individuale e plurale, quel «noi» che in È accogliente, la mia casa echeggia frequentemente come un monito, il quale è anche un richiamo etico a un’esigenza di condivisione. La voce del poeta chiama altre voci all’ascolto, al dire, ne diviene cassa di risonanza, in un testo che si vuole «pieno di gente» e non disdegna il grottesco dell’aneddotica, il nudo stillicidio dell’elencazione dei «simboli della morte». La traduzione di Silvia Cosimini, da due decenni ormai voce ufficiale della lingua e cultura islandese in Italia, restituisce con precisione e gusto le spigolosità e dolcezze di questa poesia, prestando attenzione alle reiterazioni anaforiche, all’articolazione strofica, alla ricreazione delle immagini così anomale e originali di Pálsson, l’intima, segreta e notturna musica del Terzo ritornello dello spettro che recita: «Veglio / non riesco a morire». Ne risulta un esito particolarmente convincente e godibile, di sapida efficacia stilistica".
Questa la motivazione con la quale la giuria del premio nazionale di poesia e traduzione poetica "Achille Marazza" ha insignito del premio 2014 per la traduzione di poesia Silvia Cosimini (ex aequo con Renata Morresi), traduttrice e curatrice dell'opera di Pálsson in Italia. Questo agile libro raccoglie una selezione di liriche che ben rappresenta la poetica dell'autore islandese. Ne diamo qui un saggio.

I PRIMI PASSI

La piena del fiume
tempo di bonaccia 

Uno scatto nell'erba
non poche le impronte

S'intorbida per gioco
le corde si intrecciano

Terso il cielo
ovunque dei canti

I primi passi
inizio di un grande viaggio.


BORGES

Una dopo l'altra si sono spente le luci
alle finestre della casa

A lungo una luce ha fissato
le stelle
dall'abbaino nella casa cieca

E poi non ci fu
più luce

La luce rientrata

splende luminosa nel cielo stellato
della biblioteca.


SCRITTO SULLA SABBIA

Fuori attende la sabbia nera
sottile e umida

Il dito si ghiaccia un poco
a scrivervi

Il corpo si scalda un poco
e anche il groviglio che si chiama
spirito
mente
anima

Le onde si avvicinano

il respiro 
pieno di mestizia
di gioia di vita

Le onde si avvicinano.

E' accogliente la mia casa, di  Sigurður Pálsson ( Mobydick editore 2013) traduzione e cura di Silvia Cosimini


Silvia Cosimini, vincitrice del premio per la traduzione, legge per la giuria e il pubblico.
Alle sue spalle, Fabio Pusterla

martedì 3 giugno 2014

Vita e pensieri di Antonio Gramsci, di Giuseppe Vacca

“La fama postuma di Gramsci è dovuta soprattutto ai Quaderni e non avremmo potuto mancare al compito di documentare quanto fosse incerta la loro sorte alla morte di Gramsci” scrive Giuseppe Vacca nell’introduzione al suo ampio saggio. Il libro ripercorre con ricchezza di documentazione e con chiarezza di stile le vicende della vita di Antonio Gramsci dagli anni di poco precedenti il suo arresto (8 novembre 1926) fino alla morte. Insieme all’evoluzione del suo pensiero, ai temi dei suoi studi in carcere, ai suoi giudizi sull’evoluzione e sulle posizioni nazionali e internazionali assunte dal partito comunista in quegli anni, Vacca narra ed interpreta, avvalendosi di un’ampia documentazione, anche la dolorosa e complessa vicenda familiare del detenuto: la relazione con la moglie Giulia Schucht e la famiglia di lei, le raccomandazioni per l’educazione dei figli, il ruolo della cognata Tatiana, importante supporto e anello di contatto con la società esterna, i familiari e il partito nei nove anni della detenzione. Nel capitolo conclusivo “Il destino dei Quaderni” vengono esaminate diverse questioni di grande importanza relative a supposte trattative di liberazione di Gramsci da parte del governo sovietico, che in realtà, pur auspicate dal prigioniero e dai suoi familiari e oggetto di ampie campagne di mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale, non vi furono. Un libro complesso, arricchito da un'ampia bibliografia, da leggere per informarsi, scoprire, approfondire. Giuseppe Vacca è presidente della Fondazione Istituto Gramsci di Roma e della commissione scientifica per l'edizione nazionale degli scritti di Antonio Gramsci.


Giuseppe Vacca, Vita e pensieri di Antonio Gramsci 1926 – 1937, Einaudi 2012 e 2014.

domenica 25 maggio 2014

L'hiver des hommes, di Lionel Duroy


Il romanzo ci conduce attraverso i paesi della ex Jugoslavia, divisi più che pacificati. Marc, il protagonista, si interroga sul suicidio della giovane figlia del generale Mladiĉ, soprannominato "il macellaio dei Balcani": che cosa provano i figli dei carnefici? Come influisce sulla loro vita la consapevolezza dei crimini dei padri? Ricordando studi e memorie dei figli di noti criminali nazisti, egli lascia la Francia per incontrare i protagonisti dell'abominevole guerra, che, negli anni Novanta, dopo la caduta del regime comunista, separò e trasformò in avversario da annientare chi prima ed a lungo era stato vicino, sodale, amico. 
Racconta Miroslav: “Vi fu un censimento nelle scuole, credo che la guerra abbia avuto inizio da qui, da noi, i bambini. Un giorno il direttore entrò in classe con un elenco che comprendeva il nome di tutti gli scolari. Spiegò che dovevamo scrivere la nostra nazionalità accanto al nostro nome e fece circolare il foglio. Quando arrivò a me, non seppi cosa scrivere e guardai che cosa avevano scritto gli altri prima di me. Valentino, il mio vicino aveva scritto 'Croato', Selma Musulmana', e Bojan 'Serbo'. Mi misi a riflettere, trattenni il foglio per due o tre minuti, finché il direttore s'innervosì. - Scrivi! - mi disse. - Non so che cosa sono, c'è una quarta categoria? - Scrivi quello che sei! - Riflettei ancora e scrissi 'Jugoslavo'. Anche il mio vicino di destra disse: - Pure io sono Jugoslavo – e scrisse come me. Il direttore se ne andò con l'elenco. Ma poco dopo ritornò: – Dovete scrivere una nazionalità diversa da Jugoslavo – disse – perché Jugoslavo non esiste più.” (pagg. 82-83, trad. E.B.) Marc percorre le nuove nazioni create da una guerra di crudeli massacri fratricidi sfidando neve e gelo di un inverno che è sui monti e le colline, nei boschi e nelle impervie strade, ma anche e soprattutto nel cuore degli uomini, specialmente dei Serbi, arroccati nel loro dolore di sconfitti, assediati dalla fame e dalla povertà e tuttavia fedeli proprio alle convinzioni che hanno causato la loro rovina, mentre la Sarajevo musulmana sta rinascendo di speranza e di timidi fiori alle finestre. L'hiver des hommes è un libro da leggere, lucido e pietoso insieme, ci apre alla conoscenza della vita di Paesi a noi vicini e tuttavia dimenticati. Ci ricorda quanto siano pericolosi i nazionalismi ottusi e violenti e quanto siano ancora presenti in Europa. 


                                  Lionel Duroy, L'hiver des hommes, Ed. Julliard 2012 

sabato 17 maggio 2014

"Il mio poeta con la penna in mano", un vecchio articolo (2005) su bambini e poesia


Cenni su alcuni laboratori di poesia condotti in una biblioteca pubblica
 
Il laboratorio di poesia della Sezione Ragazzi della Biblioteca Marazza di Borgomanero ha compiuto venti anni (nel 2005, n.d.r.). L’esperienza iniziò nell’autunno del 1985, con ispirazione ed in atmosfera rodariane.
Questo per me, allora sufficientemente giovane ed entusiasta, fu fin troppo facile, sia per ragioni geografiche (Omegna, città natale di Gianni Rodari, era vicina); sia perché mi risultava familiare rievocare le filastrocche del poeta che sulle pagine de Il pioniere, La Via Migliore, Il Corriere dei Piccoli, avevano portato aria nuova nella mia infanzia, come in quella di tanti altri nati negli anni Cinquanta e Sessanta; sia, infine, perché Rodari mi era l’autore ideale per coinvolgere e rendere protagonisti gli utenti più giovani della biblioteca, attraverso un’attività creativa, giocosa e libera. Ne avevo già avuto esperienza, pur breve, negli anni dell’insegnamento alle scuole elementari e medie.
I laboratori di poesia si sono poi radicati nel tempo, come attività quasi istituzionale fra le molte della biblioteca dei bambini e dei ragazzi e sono stati indirizzati sempre alle classi scolastiche, nell’ambito della programmazione delle diverse attività di invito alla lettura “inventate” dai bibliotecari.
               All’inizio la proposta fu molto semplice. Essa prevedeva sia che, dopo che io avessi condotto per un certo tempo un “gioco con le parole”, ogni bambino scrivesse la propria poesia, sia che, ascoltata la lettura di uno o due testi di autori famosi (non di quelli, tuttavia, abitualmente studiati a scuola), essi fossero illustrati dai bambini. Al termine dell’attività, la lettura dei testi effettuata sul palco al microfono da ciascun piccolo autore o anche la proiezione dei disegni su lavagna luminosa costituivano quasi una festa. Questa esperienza venne documentata e raccolta in parte e in modo molto sintetico nel quaderno dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Borgomanero I bambini e la poesia (Borgomanero, 1987; con testi, tra gli altri, di Mario Lodi e Roberto Denti e disegni di Mauro Maulini).   
      
   Negli anni successivi l’attività proseguì collateralmente ad altre iniziative rodariane, che sfociarono poi nel convegno con mostra e pubblicazione Laboratorio per Rodari (testi di Carlo Carena, Eros Bellinelli, Roberto Cicala, Roberto Leydi; marionette e progetti di allestimento scenico per il Teatro di Gianni e Cosetta Colla, stampato a Novara nel 1991). La raccolta delle poesie e dei disegni dei bambini fu premiata con un quadernetto ad hoc, praticamente un manoscritto poi fotocopiato in un centinaio di esemplari, e recante lo stesso titolo del volumetto “adulto”, Laboratorio per Rodari, con il sottotitolo Il laboratorio della cicala.
            Successivamente, in parte in seguito all’arricchimento derivatomi  dagli interventi e dalle proposte degli stessi bambini, in parte anche esaudendo alcune richieste provenienti da insegnanti che frequentavano assiduamente i laboratori con le loro classi, le proposte di attività si ampliarono. Furono sperimentate alcune tecniche, soprattutto acrostici, mesostici e calligrammi;  fu istituito un breve percorso di “esplorazione poetica”, un manualetto per invitare i bambini a scrivere in versi – nel percorso c’erano: i suoni, i colori, le forme, le ricette della poesia –; furono proposte filastrocche a tema (le storie in versi e rime, le ricorrenze dell’anno, il tempo, la pace e la guerra (nel dicembre 1993 regalammo a tutti i nostri piccoli lettori il Calendario 1994 per un anno di pace , poesie e disegni di bambini a scandire il percorso dell’anno, mese per mese), i sentimenti e addirittura le figure geometriche - filastrocche, queste ultime, create ad hoc per una classe quinta elementare “nemica della geometria” - nonché il… riciclaggio dei rifiuti!

A partire dal 1999, tutti i testi poetici  sono esposti,  a fine anno scolastico, nelle mostre del “Maggio dei Bambini”, insieme agli scritti e ai disegni dei bambini coinvolti nelle altre attività di invito alla lettura. Per un certo periodo anche un periodico locale, La voce del laghi, che poi cessò le pubblicazioni, ospitò in una sua pagina quindicinale, riservata ai lettori più piccoli, poesie e disegni provenienti dal nostro laboratorio. Da qualche anno, finalmente, superate alcune difficoltà economiche, abbiamo potuto raccogliere una scelta significativa di testi nei Quaderni della Sezione Ragazzi, a partire da  Piccoli Libri e Piccole Rime (esaurito), fino al recentissimo I laboratori della fantasia.
Temi di successo dei più recenti laboratori di poesia sono stati “Bambini e poeti”, letture ad alta voce di testi poetici che hanno a protagonisti i bambini e poi scrittura di “poesie sul poeta” (naturalmente il poeta ideale dell’immaginario infantile o “profano”) da parte dei bambini stessi; “Libri in rima”, storie e romanzi raccontati in rima creando un testo collettivo; “Amori e colori”, dai versi d’amore colorati dei poeti famosi alle prime poesie d’amore scritte sui banchi della scuola media. A questo punto qualche esempio è d’obbligo, potrà esaudire un poco la curiosità di chi legge o stimolare l’iniziativa in chi volesse tentare l’esperienza nella propria classe o nella propria biblioteca:
 
SOGNI

Il poeta smise di poetare
perché era molto stanco.
Scriveva, scriveva e scriveva
senza rendersi conto della sua bravura.
Si addormentò,
cadde in un sogno un po’ cupo e un po’ lieto.
C’erano animali,
uomini noiosi o divertenti.
In quel sogno
tutti gli esseri umani andavano d’accordo.
Ad un tratto si svegliò,
si accorse di avere sognato,
ma il suo sogno non si era avverato.

Edoardo, classe V elementare
 
 
  FELICE

Felice come il pesce
che salta nel mare,
come un delfino
che fa acrobazie,
come un bambino
che trova il gioco perso,
come la mamma
quando le nasce il bambino,
come un pittore
quando guarda il suo quadro.

Riccardo, classe IV elementare
 
 
LA STREGA DELLA MONTAGNA
dalla storia di Gloria Cecilia Diaz

C’era una volta Alina,
una strega piccolina
che non riusciva ad atterrare
e tutti gli alberi voleva tagliare.

“Se tutti gli alberi taglierai
l’ombra più non avrai,
spariranno i fiori e i frutti
e questi monti saranno brutti.
Tacerà il canto degli uccellini
e scapperanno gli scoiattolini”,
dissero, assai inorridite,
le vecchie streghe istruite.
Le insegnarono a volare
e la scopa volante a usare.
Dopo l’ultima lezione
Alina atterrò con precisione
e le streghe stupefatte
applaudirono come matte.

Testo collettivo scritto con una classe III Elementare


COLPO DI FULMINE

Eri qui, vicino a me,
con lo zaino sulle spalle.
Provai ad avvicinarmi a te,
ma non riuscii a fare due passi.
Mi rassegnai, guardando un’altra ragazza
che ti faceva la corte.
Così i colori dell’amore si spensero
e non fu più colpo di fulmine.

Gabriella, II media

Non c’è altro da aggiungere, se non forse un mio desiderio ed una mia speranza: che, al di là di ciò che, dei nostri laboratori di poesia, è stato documentato nelle pubblicazioni o che è apparso in mostra, possa rimanere nei bambini partecipanti la gioia e insieme la fatica – talvolta persino il dolore – di stare facendo e di avere fatto/scritto qualcosa di speciale. Perché è molto speciale poter creare immagini nuove, scrivere versi propri, esprimere sentimenti, usando le parole consuete e quotidiane in un modo diverso, nel modo della poesia, grazie alla quale quelle stesse parole divengono più vere e profonde e valgono incommensurabilmente di più.
 
Eleonora Bellini (dal sito Oltrepensiero, http://www.oltrepensiero.com/modules.php?name=News&file=print&sid=55)