mercoledì 2 settembre 2026

Luci e eclissi, di Alessandro Fo

La luce e l'ombra si definiscono a vicenda. Sempre e anche nella magistrale raccolta di Alessandro Fo, "Luci e eclissi", che, suddivisa in tre parti - Nascere, Vivere, Eclissarsi - percorre la parabola della vita umana. In questi versi classico e quotidiano convivono in armonia, rivelando tutta la poesia "che è nelle cose".

Luci e eclissi ha ricevuto il 27 giugno 2026 il Premio Lerici Pea, uno dei più riconosciuti e rappresentativi nella valorizzazione della poesia contemporanea. La motivazione lo definisce giustamente “libro felicemente affollato di nomi di luoghi, strade, autori antichi e moderni, persone variamente legate agli incontri della propria vita, ma non mancano i cupi contesti dell’attualità. C’è evidentemente la tenacia di una memoria che vuole affidare al lettore quanto al meglio custodisce nella partita di nascere, vivere ed eclissarsi, in cui il libro è scandito. L’eclisse può essere un termine lenitivo per morire, pienamente giustificato dal possibile di una riapparizione per lo meno nella trafila della memoria e della sua parola. Il tutto è declinato in un mirabile tessuto testuale che ben annoda mini racconti, dialoghi e sigilli lirici”. La motivazione coglie la tenacia e il valore dei ricordi, il respiro e la consolazione dei versi, gli squarci lirici e i “cupi contesti” del presente, e, infine, quel declinare della vita che immaginiamo possa non essere definitivo (forse) grazie alla parola e alla poesia. Scrive Antonio Pane (in “Diacritica”, n. 59, 25 febbraio 2026): “Lungi dall’introdurre fratture o dissonanze, il motivo del “futuro passato” (l’«avvenire dietro le spalle» di Flaiano, e di Gassman, che si fa a sua volta motore di splendide variazioni sul relativo disincanto) partecipa della «profonda fedeltà all’umano» [...] (sulla scorta, è da credere, del proverbiale humani nihil a me alienum puto di Terenzio), parla di un “sistema” che si alimenta della “calda vita” (il «caldo sapore di vita» evocato in “Attimi di Natale”), dovunque si trovi: in persone e fatti incontrati, in una fotografia, in una frase colta per strada, in un dialogo estemporaneo, in un documento burocratico, in un brano letterario, in una notizia del tg, nel personaggio di un film. I versi di oggi continuano a sperimentare il pensiero che la poesia, prima che in noi, è nelle cose, e che il poeta deve farsene in primo luogo filologo, onorarne al suo meglio il testo”. Professore emerito di Letteratura Latina all’Università di Siena, Alessandro Fo è noto per le traduzioni de Il ritorno di Rutilio Namaziano, de Le metamorfosi e La favola di Amore e Psiche di Apuleio, delle Poesie di Catullo e dell’Eneide di Virgilio. È autore di diverse fortunate sillogi di versi, tra le quali ricordiamo Otto febbraio (1995), Corpuscoli (2004), Mancanze (2014), Filo spinato (2021).

Chi vuole, può trovare la mia recensione completa su Mangialibri, qui: Luci e eclissi | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

A. Fo, Luci e eclissi, Einaudi 2026