sabato 25 settembre 2021

L'acquatico viaggio di Bartolo, di Eleonora Bellini e Maria Mariano

 

Un topolino di montagna, affascinato dai lucidi riflessi di una bottiglia di plastica, decide di farne la sua tana. Durante un temporale la bottiglia è travolta dalla furia dell'acqua. Inizia così per lui un lungo viaggio al termine del quale, grazie anche all'aiuto di altri animali, comprende quanto sia dannoso il proliferare della plastica nelle acque e quali siano i giusti comportamenti da adottare. Illustrazioni di Maria Mariano. 1° premio al concorso internazionale di letteratura per l'infanzia e la giovinezza di Schwanenstadt. Testo in italiano, tedesco e sloveno.
Estratto dalla nota critica a cura di Michael Aichmayr e Markus Vorauer, posta in calce all'albo:
"Quest'anno vedremo il viaggio del topo Bartolo attraverso le acque, dalla sorgente alla foce, al mare, libro vincitore del 18° concorso internazionale di libri per bambini e ragazzi della città di Schwanenstadt, "Il viaggio di Bartolo sull'acqua" ("L'acquatico viaggio di Bartolo") di Eleonora Bellini (testo) da Borgo Ticino (Novara) e Maria Mariano (illustrazione) da Venezia. Il libro, illustrato nelle varie sfumature cromatiche dell'acqua, è scritto dal punto di vista di una piccola creatura, un topo, che insieme ad altri esseri viventi ha a che fare con l'inquinamento dell'acqua e con la minaccia a questo habitat, ed è una combinazione di storie d'avventura, favole di animali e note di saggistica. Nel viaggio di questo piccolo topo il movimento dell'acqua si basa sulla figura identificativa, che, secondo la tipologia della favola animale, assume caratteristiche umane. Il movimento dell'acqua è determinato dalle condizioni geografiche: l'acqua si raccoglie, la sua quantità aumenta e scorre in sempre maggiore movimento verso il mare, dove si collega in diverse correnti. Il libro esplicativo per bambini ha trovato i suoi inizi nel campo della geografia e dell'economia con il libro di saggistica "Explanatory Geography" (1952) di Elsa Jane Werner, già nel 1975 con la sua 16a edizione! (cfr. Böhm,Viktor: Das Sachbuch. In: Einführung in die Kinder- und Jugendliteratur der Gegenwart. Vienna: Jugend & Volk 1992, pag.140). Anche nella saggistica, l'impartire conoscenza non è fine a se stesso, ma è adatto a suscitare la gioia dell'avventura e può anche "contribuire allo sviluppo della personalità e stimolare l'azione". (Böhm, Viktor: Das Sachbuch. In: Einführung in die Kinder- und Jugendliteratur der Gegenwart. Vienna: Giovani &Volk 1992, p. 144). Un invito alla scoperta geografica in questo modo ispira la "Silver Ship Series" ("Die Reise mit dem "Silberschiff", 1968, "Till auf neuer Fahrt", 1969 e "Auf Wiedersehen Silberschiff, 1969"). Till, legato al letto, sperimenta con il suo fantasma di casa e la sua nave d'argento avventurose passeggiate notturne lungo fiumi e acque della geografia. Storia e leggende austriache. Ma il viaggio sull'acqua ha sempre ispirato la sete di avventura: sia lungo il Mississippi con Tom Sawyer e Huckleberry Finn o sul mare con l'equipaggio di Robert Louis Stevensons "Treasure Island" e il misterioso John Silver! A quel tempo esistevano le navi, in realtà esistono ancora, ma certo oggi la bottiglia di plastica come alloggiamento galleggiante di Bartolo ha anche il più alto valore di attualità. Da un punto di vista didattico, il libro è diviso in tre parti: nella prima, il fenomeno dell'acqua si confronta con il suo ciclo naturale; in una fase successiva, si presenta, illustrando disastri naturali, il minaccioso percorso d'acqua attraverso le aree abitate dall'uomo e le aree associate all'aumento dell'inquinamento da rifiuti; infine, gli oggetti di plastica raccolti dall'acqua si raccolgono in montagne di spazzatura nel mare. Segue il consiglio per il lettore di prestare attenzione alla natura e alle regole della raccolta differenziata da osservare per proteggere le persone, gli animali e l'ambiente che li circonda. Il confronto diretto con il pericolo rappresentato dall'inquinamento da plastica può essere visto sulla base di queste connessioni dalle prospettive mutevoli. La favola animale offre una possibilità di identificazione, nell'ambito della quale il lettore accoglie l'elemento avventuroso: fatti portare lungo la strada attraverso le acque e sperimentale! I disastri ambientali rendono le persone consapevoli dell'interferenza umana nella natura, un intervento che minaccia persone e animali, ma culmina anche nella preoccupazione di unire le diverse prospettive. Infine, un obiettivo che vale la pena perseguire: per preservare la natura e l'acqua è importante trovare una soluzione comune, scoprire che tutti possono contribuire. Dimostrazione esemplare di un libro per bambini che si focalizza sul concetto di Ecocriticismo che la letteratura per l'infanzia rende qui accessibile".

L'Agenda 2030 delle Nazioni Unite all'Obiettivo 14 afferma: "Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile". "L'acquatico viaggio di Bartolo" sarà un utile compagno di lettura, riflessione, laboratorio e azione per la comprensione e il perseguimento di questo obiettivo.

Eleonora Bellini e Maria Mariano, L'acquatico viaggio di Bartolo/Bartolos Reise auf dem Wasser/Bartolovo potovanje na vodi, Città di Schwanenstadt 2021

mercoledì 14 luglio 2021

Intervista di Mauro Gelo a Eleonora Bellini

Dalla pagina del gruppo Facebook Libri per bambini: consigli di lettura/ libri dei giorni nostri 
1. Ciao Eleonora, vuoi parlarci un po’ di te?
Ciao Mauro, volentieri. Sono nata a Belgirate sul lago Maggiore nel 1952, dunque “ho un'età”, come si dice. Da bambina, in estate giocavo con i sassi del lago e d’inverno ritagliavo figure da “Il corriere dei piccoli”. Ho scritto la prima poesia a dieci anni per il giornalino della colonia in cui trascorrevo alcune settimane di vacanza. Mi sembrò quello, la poesia, l'omaggio più bello che potessi regalare ai semplici e laboriosi fogli che uscivano dal ciclostile, un oggetto del passato familiare alla mia generazione e a quelle che la precedettero. D'altra parte, che cosa avrei potuto trovare di meglio, se la poesia era spesso protagonista della conversazione di casa a pranzo e a cena? Pascoli vinceva D'Annunzio, Leopardi era in buona posizione, ma su tutti spiccavano Dante e Foscolo: passione e destino vanno per mano, fin dall'infanzia. Una volta cresciuta, ho frequentato il liceo classico, mi sono laureata in filosofia a Milano, con una tesi in pedagogia “per lavorare con i bambini a salvare il mondo” e ho insegnato per qualche anno alle scuole medie. In seguito ho diretto per quasi trentanove anni una biblioteca pubblica, per la quale ho ideato e curato, negli anni, laboratori di poesia e scrittura creativa per bambini sulle orme di Rodari, progetti di invito alla lettura, mostre d'arte, didattiche e documentarie, itinerari multiculturali tra i libri, incontri con scrittori, concorsi letterari. Dopo aver vissuto a Milano e Torino, ora abito a Borgo Ticino, un paese né troppo vicino né troppo lontano dal lago, ma un po’ soffocato dal traffico stradale e aereo. Per sfuggire al traffico continuo a rifugiarmi tra i libri, sia come lettrice che come scrittrice. Ho pubblicato libri di poesia e di saggistica. Le mie opere per bambini e ragazzi, oltre ai Quaderni della Sezione Ragazzi della Biblioteca in cui lavoravo, legati ai laboratori "sulle orme di Gianni Rodari" (si licet parva), di cui alcuni cenni si trovano qui LE LETTURE DI DON CHISCIOTTE: Rodari in biblioteca, sono:
- I sei giorni del sole. La spedizione di Carlo Pisacane a Sapri nel racconto di un bambino, Laser 2000; Una scatola piena di treni, margherite, triangoli, Edizioni I fiori di campo 2002; Ninna nanna per una pecorella, Topipittori 2009 (tradotto in corso, francese e spagnolo e in simboli CAA per Uovonero Edizioni 2019); Fuori dal nido, Nonsoloparole 2003; L'elefante e la formica. Gandhi nelle lettere del nonno, Nonsoloparole 2016 (Premio Books for Peace 2017); Adalgiso e il mistero del maniero, La Ruota Edizioni 2018; La casa in riva al mare, Fabbrica dei segni 2019; Casa di luna, Edizioni Il Ciliegio 2019;
Il quaderno di Lisa, Antipodes edizioni 2021; Non dire il tuo nome/Don't say your name, Edizioni Il Ciliegio 2021.
2. Come riesci ad unire la tua passione di scrittrice con il tuo lavoro da bibliotecaria?
Ora sono in pensione e il problema non si pone. Prima, scrivevo, quando possibile, la domenica e il lunedì, giorno libero dei bibliotecari, delle parrucchiere e dei barbieri.
3. Hai mai scritto un libro partendo dall’idea di un bambino?
Se vogliamo intendere “ad personam” riferendomi soltanto a una determinata bambina o bambino, direi di no. Se intendiamo che ho scritto immaginando di raccontare a uno o più bambini, anche conosciuti e cari, allora sì. Mi è successo con diverse filastrocche, le prime raccolte in un libretto, altre poi ospitate su web, ma in maggior parte inedite. Ho scritto in passato anche alcune fiabe, che potremmo definire terapeutiche, legate a piccoli problemi passeggeri di crescita di bambini diversi. Un paio di queste furono pubblicate in antologie, altre, stampate solo in copia unica per i piccoli a cui erano destinate, sono rimaste anch'esse inedite.
4. Vuoi parlarci di uno dei tuoi libri per bambini?
Vi racconterò di “Ninna nanna per una pecorella”, finora il mio libro per piccoli più longevo e più tradotto. La storia in rima, insieme ad altre filastrocche, tutte inserite nella raccolta “Poesie di giorno e di notte”, vinse il premio di letteratura per ragazzi “Arpalice Cuman Pertile” di Marostica nel 2006. Nello stesso anno piacque ai Topipittori per le cui edizioni uscì nel 2009 con le suggestive illustrazioni di Massimo Caccia. Da allora la pecorella ha percorso una strada lunga e felice, facendo contenti anche tante bambine e bambini, a casa, nei progetti Nati Per Leggere, per il Progetto In Vitro, nelle scuole dell'infanzia e primarie e nelle biblioteche. E' stata interpretata e cantata da bravi musicisti e tradotta in francese, corso, spagnolo e in simboli WLS (Edizioni Uovonero 2019 nella collana “I libri di Camilla). E', insomma, un albo simpatico, che spesso mi saluta per andare a spasso per il mondo e poi ritorna, affettuoso e gentile. Viaggiando viaggiando, la pecorella è anche incorsa nelle ire di alcuni biechi personaggi che hanno inserito la sua storia tra i “libri all'indice”, vietati nelle scuole dell'infanzia, come avvenne a Venezia. La lista è qui LISTA LIBRI ALL'INDICE (arcideltrentino.it) . Ma non mi dispiace, anzi: siamo in ottima compagnia!
5. Vuoi parlarci di un altro libro che hai pubblicato?
Vi presento l'ultimo, uscito a fine marzo di quest'anno per le Edizioni Il Ciliegio con illustrazioni di Maria Mariano: “Non dire il tuo nome/ Don't say your name”. Racconta di Giuseppe, un bambino come tanti che ama giocare con i suoi coetanei e vive sereno con i suoi familiari. L’approvazione delle leggi razziali in Italia però cambia del tutto la sua vita, perché nel 1938 gli ebrei perdono ogni diritto. I genitori di Giuseppe decidono di fuggire e di nascondersi nei boschi. Questa scelta li salverà. L'albo, bilingue, presenta ai piccoli lettori e lettrici un momento duro e crudele della storia del Novecento. Lo fa senza generare traumi, con chiarezza, ma in un'atmosfera di serenità e di speranza, grazie anche alle tavole luminose di Maria Mariano. Il blog di libri Le Letture di Adso osserva così. “Un libro che può essere adottato nelle scuole, che unisce la semplicità della scrittura e delle illustrazioni alla profondità del tema trattato. Può essere quindi letto già dai 6 anni ma apprezzato anche nella scuola secondaria di primo grado”. E Pino Boero, esperto e docente di letteratura per l'infanzia, scrive sul suo blog: “Nello spazio breve di un albo bilingue (italiano e inglese) sono raccontate con semplicità e efficacia la storia e le conseguenze delle leggi razziali del 1938; “testimone narratore” è il piccolo Giuseppe che con la sorella Micol e i genitori è costretto a nascondersi e a celare il suo nome per sfuggire alla deportazione. Albo “impegnato” ma delicato anche nelle illustrazioni”. E con questo, concludo ringraziando te e i lettori della tua pagina per l'intervista.
3 luglio 2021

lunedì 5 luglio 2021

Con Carmine nel giardino di Gianni, di Giovanni Pistoia

Carmine De Luca è ricordato come autore di testi scolastici ("Parole in viaggio", nota e fortunata antologia per la scuola media), saggista e giornalista, nonché come esperto appassionato degli scritti di Gianni Rodari. Insegnante, collaboratore del quotidiano L’Unità nei suoi anni gloriosi e degli Editori Riuniti dedicò infatti molta parte del suo lavoro alla letteratura per l'infanzia. Chi non ricorda la collana di fiabe che uscì nel 1996, proprio per i lettori de L'Unità e in collaborazione con le edizioni Einaudi? Si trattò di quattordici libretti dedicati alle fiabe tradizionali di diversi Paesi del mondo; grazie anche alle note critiche di De Luca, l'operazione si rivelò particolarmente interessante e i libretti preziosi e duraturi.

Ora Giovanni Pistoia dedica al fortunato sodalizio non solo editoriale, ma anche di ideali e di pensiero, tra De Luca e Rodari questo volume, ricco di importanti contributi dello stesso Pistoia, molti dei quali precedentemente apparsi solo in rete, e anche di illuminanti testi rodariani dello stesso De Luca, pubblicati prevalentemente su riviste o su libri ormai di difficile reperibilità. Seguono qui dunque alcuni cenni sui contenuti del volume, che costituisce un affascinante viaggio nella memoria per ogni estimatore di Rodari.

La prima parte del libro contiene scritti di Pistoia, tutti di indubbio interesse e particolarmente adatti a riportare alla mente temi rodariani, anche attraverso le puntuali citazioni e i riferimenti critici, tratti sia dalle opere del "favoloso Gianni" sia da quelle di De Luca. Da "Il cane di Magonza" e il suo perché alla Freccia azzurra nelle diverse edizioni, dal cavallo saggio "che uccideva i microbi" al mito di Atalanta, in queste pagine l'autore rivisita i contenuti e la fortuna delle opere di Rodari insieme alla loro lettura, acuta e approfondita, da parte di De Luca.

Nella seconda sezione del libro, "L'appendice" vengono offerti al lettore proprio gli scritti di quest'ultimo che spaziano dal Rodari giornalista all' invenzione della Fantastica, alle poesie e alle filastrocche, vero e proprio "atto di fede verso l'infanzia. I suoi versi sono giocattoli poetici (così Rodari amava definirli) messi a disposizione dell'infanzia perché essa apprenda gli strumenti e l'impegno (la "passione") a prodursi nelle forma il più possibile libere". Quanto alle filastrocche, il saggio di De Luca (del 1991) le inserisce nella tradizione francese e inglese che tributa una "diffusa stima senza condizioni per versi e strofe cantilenanti", praticate, com'è noto, anche da grandi autori. Una convalida, ce ne fosse ancora bisogno, che la "roba per bambini" non è "roba da poco". Concludo ricordando, sempre a questo proposito, un aneddoto relativo ad Auden citato nell'articolo: "Auden ai giovani aspiranti poeti che incontrava chiedeva preliminarmente un'opinione sulle filastrocche. Se l'interlocutore dichiarava interesse per i componimenti in versi destinati all'infanzia, la conversazione proseguiva. In caso contrario, i giovani di belle speranze poetiche venivano bruscamente congedati".

G. Pistoia, Con Carmine nel giardino di Gianni, Youcanprint 2021

lunedì 21 giugno 2021

Racconti italiani 1969, 1970, 1971

La rivista mensile Selezione dal Reader's Digest, le cui pubblicazioni iniziarono a Milano nel 1948, per decenni fu molto diffusa. Inizialmente essa proponeva i medesimi articoli della statunitense Reader's Digest, di carattere generalista e conservatore. Successivamente, a partire dagli anni Settanta, la pubblicazione propose in sempre maggior numero contenuti originali nati e redatti nel nostro Paese.

Ma non si tratta qui di proporre una storia di Selezione, delle sue caratteristiche e contenuti, dei suoi lettori, ma di rammentare l'uscita, tra il 1965 e il 1975, di una serie di volumetti annuali di narrativa, i Racconti italiani, pubblicazioni fuori commercio in omaggio per gli abbonati. In particolare accennerò qui quelli degli anni 1969, 1970, 1971 (stampati nel 1968, 1969, 1970, rispettivamente, dalle Arti Grafiche delle Venezie a Vicenza), trovati tempo fa casualmente in un mercatino.


Sulla copertina cartonata dei racconti 1969 figura un disegno di Giuseppe Ajmone (1923-2005), apprezzato pittore di origini piemontesi; i disegni che all'interno aprono ogni racconto, quasi moderne miniature, sono di Giancarlo Iliprandi, designer e grafico che esordì grazie a Bruno Munari. Si comprende, dunque, che le brevi raccolte, pur mirando a una diffusione ampia e popolare, non intendono rinunciare alla sicura dignità estetica e contenutistica. Questo elemento viene decisamente confermato quando si leggono i nomi degli autori antologizzati (in rigoroso ordine alfabetico): Raffaello Brignetti, Carlo Castellaneta, Carlo Coccioli, Sandro De Feo, Renato Ghiotto, Tommaso Landolfi, Virgilio Lilli, Gianna Manzini, Indro Montanelli, Anna Maria Ortese, Vittorio G. Rossi, Ignazio Silone. Tutti scrittori che erano, sono e rimarranno nella storia della letteratura italiana.

La lettura di un libro di racconti richiede pause, attese, ritorni; propone stili e argomenti diversi; valorizza scrittore e lettore suggerendo a quest'ultimo nuovi e inediti itinerari tra i libri perché, dopo avere amato il racconto di un autore, nasce spesso il desiderio di ricercare altre sue opere e non solo quelle in forma breve.

Gianni Renna, pittore, illustratore e fotografo è l'artista che figura sulla copertina dei racconti 1970, mentre di Giorgio De Gaspari (1927-2012), che fu definito "il più grande illustratore del Novecento", sono i disegni che introducono ciascun racconto. Le storie antologizzate qui sono opera di: Alberto Arbasino, Arrigo Benedetti, Giuseppe Cassieri, Giuseppe Dessì, Marise Ferro, Piero Gadda Conti, Grazia Livi, Milena Milani, Giovanni Mosca, Pier Maria Pasinetti, Nantas Salvalaggio, Giorgio Soavi.

La terza raccolta di cui dispongo, i racconti 1971, reca in copertian il suggestivo e pensoso volto di "Rossella", disegno di Pietro Annigoni (1910-1988), il "pittore delle regine". Le immagini nel testo sono di Bruno Faganello, illustratore sofisticato e poliedrico. I racconti sono opera di: Maria Bellonci, Carlo Bernari, Raoul Maria De Angelis, Carlo Della Corte, Luigi Malerba, Giuseppe Raimondi, Bino Sanminiatelli, Umberto Simonetta, Fabio Tombari, Fulvio Tomizza, Dante Troisi, Marcello Venturi.

Chi volesse rileggerli ancora, e ne vale di certo la pena, troverà i racconti italiani  a disposizione nelle collezioni di molte biblioteche.

mercoledì 9 giugno 2021

Meditazione e scrittura, di Nicoletta Cinotti

Dall'unione fra meditazione e scrittura può nascere una grande ricchezza, avverte l'autrice del saggio, perché "diventiamo consapevoli delle nostre narrazioni e, così facendo, possiamo iniziare a scrivere storie nuove". L'accettazione della sofferenza per ciò che non è stato significa avere il coraggio di dire a se stessi la verità e valorizzare il presente. Questo libro indica un percorso la cui destinazione è diversa per ciascuna delle diverse persone che lo intraprendono, ma che ambisce a possedere, sempre, le qualità di una crescita naturale e spontanea. Temi ed esercizi trattati nel testo sono collegati fra loro e viene anche proposta una serie di esercizi. Tuttavia, questi ultimi sono da considerare come semplici inviti, che i lettori possono, o meno, accettare. 

Perché la meditazione chiama la scrittura? Principalmente per ricostituire l'unità di mente e corpo, ma anche per assaporare a fondo le parole e i loro significati, per avvertirne il peso, quando si "riempiono di silenzio". Il saggio, che si snoda intenso e ricco di citazioni di poesia, si conclude con la sintesi degli inviti alla scrittura sparsi qua e là nel testo: qualunque cosa accada, prova a esprimerla con una metafora o una serie di metafore e solo successivamente trasformala in una storia; scrivere è un modo "per diventare goccia nel mare", perché il dolore riguarda tutti; portare l'attenzione sui verbi, intesi come azioni in divenire, per poter cogliere il continuo cambiamento dell'esperienza; imparare ad ancorarsi ad azioni quotidiane per notare ciò che avviene durante la meditazione; formulare le nostre intenzioni nei confronti della felicità con parole che esprimono augurio o preghiera, le parole che "poggiano sul cuore"; scrivere per associazioni, invece che in modo lineare contraddistinto da un prima e un dopo, può stimolare la creatività; scoprire il Retto pensiero, quello che scopre le cause del nostro dolore e conduce alla sua cessazione.

Conclude il saggio, prima dell'utile e ricca bibliografia, un'intensa lirica di Lu Ji, scrittore cinese vissuto nel terzo secolo d.C.

Considerate l'uso della parola scritta.

E' indispensabile ad ogni principio.

Essa percorre infinite distanze, 

e nulla al mondo può fermarla.

Attraversa i millenni.

[...]

Essa canta nel flauto e nelle corde,

ogni giorno ne esce rinnovata.


La lirica per intero si legge qui: 

https://nicolettacinotti.net/larte-della-scrittura-disseta/

Nicoletta Cinotti, Meditazione e scrittura, RCS Mediagroup 2020

giovedì 3 giugno 2021

Le jeune fille au pair, di Joseph Joffo

Pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale e la liberazione dell'Europa dal nazismo, Wanda Schomberg, ragazza determinata e coraggiosa, arriva a Parigi da Zurigo. La motivazione ufficiale del suo trasferimento è quella di approfondire la conoscenza della lingua francese, che già parla discretamente bene. Per far questo si iscriverà a un corso alla Sorbona e cercherà una famiglia in cui impiegarsi come ragazza alla pari. Appena scesa alla Gare de Lyon, dopo un lungo viaggio notturno, Wanda, su consiglio dell'edicolante, acquista France soir e comincia a consultare gli annunci di lavoro. Mentre scorre le pagine un giovanotto siede al suo tavolo. E' Richard Fabre, studente di medicina. Dopo alcuni dubbi circa l'opportunità che una ragazza perbene si dimostri così disponibile a chiacchierare con uno sconosciuto al caffè di una stazione che è un porto di mare, Wanda accetta la compagnia di Richard perché ha bisogno di qualcuno che parli con lei, che si interessi a lei. E subito trova l'annuncio ideale, quello di Samuel Finkelstein, che cerca una ragazza che si occupi dei suoi due bambini. Quando Wanda suona il campanello dei Finkelstein quella stessa mattina, mezzogiorno è passato da poco. Dopo un breve colloquio con i padroni di casa, il posto è suo. Si occuperà di David e Benjamin, rispettivamente di dieci e otto anni.

"Non si tratta soltanto di bambini turbolenti" avverte Helène, la mamma "Sono bambini speciali. A lei, che ha conosciuto solo la pace, sembreranno degli extraterrestri, questi piccoli Ebrei, nati uno nel '40 e l'altro nel '42, che hanno trascorso la prima infanzia senza conoscere il loro padre. David aveva solo un anno e mezzo e Benjamin non era ancora nato quando mio marito fu deportato ad Auschwitz".

Ora che, dopo il ritorno di Samuel dal lager, la famiglia si è di nuovo riunita, i genitori, tanto occupati dal lavoro, hanno necessità di qualcuno che si occupi dei bambini, qualcuno che vegli su di loro come farebbe una sorella maggiore. Wanda ha raggiunto il suo scopo, quello di conoscere da vicino la comunità ebraica, le donne, gli uomini e i piccoli che i nazisti avevano impietosamente destinato allo sterminio. E subito l'intesa con i Finkelstein è buona, i legami con i bambini sono appaganti e affettuosi. Tuttavia ogni tanto Wanda sparisce per qualche giorno, si assenta e poi ritorna, senza dare spiegazioni. Qual è il suo segreto?

Joffo, autore, tra l'altro del famosissimo Un sacchetto di biglie (vedi anche qui la recensione), narra ancora una volta una storia di fratellanza umana, di conversione interiore, di pacificazione nella giustizia su un tema sempre dolorosamente attuale. E il suo consueto stile che unisce emozione, riflessione e sorriso avvince e conduce saldo e veloce attraverso le pagine. Purtroppo il romanzo, nel momento in cui scrivo, non è disponibile in lingua italiana.

lunedì 24 maggio 2021

L'occhio del ciclone, di Maria Luisa Spaziani

"Ho scritto L'occhio del ciclone, una raccolta di poesie ispirate alla Sicilia, ma non una Sicilia folcloristica bensì una Sicilia primordiale, quando non esistevano le case, le persone, nemmeno le religioni, dunque colta nel momento germogliante della nascita di una civiltà. Ho amato e amo moltissimo la Sicilia" ebbe a dire Maria Luisa Spaziani, poetessa nata a Torino nel 1922 che a lungo visse a Messina dove era docente all'Università. L'occhio del ciclone, uscito nella Collana "Lo specchio" di Mondadori nel 1970, è la sua quinta raccolta. L'occhio del ciclone è il luogo nascosto della calma e della tranquillità mentre fuori infuriano gli elementi, imperano violenza e distruzione. Esso somiglia al luogo della poesia, allo sguardo del poeta, ma, soprattutto, in questa silloge, è il punto dal quale la poetessa contempla i propri versi e li sottrae alla tempesta. Si incontrano tuttavia tra le sue pagine, paesaggi reali e luoghi ben identificati, come un viaggio attraverso città, paesi e campagne amati, come riflessione sul mondo e come specchio del sé.

Hai visto come tacciono sul mare

buio, stasera, le dieci lampare?

Tutto con loro tace, tutto aspetta

cenni lontani dal fondo del mare.

Aspettano quel cenno le radici

dei campi della terra, i nostri sciolti

e pallidi pensieri, i nostri gridi

che come sfilacciati in queste arie

di palude si perdono nel vuoto.

Tutto il mondo ha una pausa, il cielo ha pause

più lunghe di una vita, e tutto attende

quel cenno o quel prodigio: tizzo, boccio,

linfa che sale, pianto che discende,

stelo che appena crede alla sua gloria

che regge l'universo.

Il libro è composto da tre sezioni, due in versi ("Il mare", ricca di suggestioni messinesi, e "La terra", viaggio tra città e misteri) e una composta da poemi in prosa (Intermezzo), su quest'ultima, posta in mezzo, come una pausa o un intervallo, si innestano le altre due.

Ciò che gli altri raccolgono è negato

a noi, esperti di un altro linguaggio.

Se altri per noi semina, noi siamo

eternamente in viaggio.

Che senso ha approdare se approdiamo

sempre a porti diversi?

Restano i versi, fuochi fatui in fuga

sulla città dei morti.


Maria Luisa Spaziani, L'occhio del ciclone, Mondadori 1970


sabato 22 maggio 2021

La paura di Montalbano, di Andrea Camilleri

La paura di Montalbano, pubblicato nel 2002 da Mondadori, raccoglie sei racconti di Camilleri, uno dei quali dà il titolo al libro. Incontriamo il celeberrimo commissario in tre storie brevi, che non possono definirsi poliziesche in senso stretto, nelle quali egli vive incontri occasionali con personaggi degni di nota, in situazioni inedite e strane. Gli altri racconti sono invece polizieschi classici in cui lo scrittore Camilleri brilla forse più del suo personaggio. Nel primo, Ferito a morte, assistiamo alla morte di un usuraio la cui giovane nipote nasconde dietro un aspetto semplice e perfino umile "una mente diabolica". Nel secondo, Il quarto segreto, un sogno del quale è protagonista Catarella si trasforma presto in un incubo nella notte, e soprattutto nei giorni, del commissario, tra immaginazione e realtà. In La paura di Montalbano, durante una breve vacanza con Livia, vacanza che egli accetta a fatica perché si tratta di trascorrere una settimana in una baita di montagna, tra valli e silenzi, arduo impegno per un uomo di mare qual è il nostro commissario, spunta inopinatamente un caso da risolvere, perché un investigatore coi fiocchi non può mai essere inerte. Meglio lo scuro, che chiude il volume, è una storia che esordisce da un delicato segreto reso in confessionale da una vecchia signora, giunta alla fine della sua vita. E' un racconto raffinato e profondo in cui dal passato emerge uno strano delitto, viene rimossa la nebbia dell'oblio che lo aveva fatto dimenticare ai più e affiora la solitudine dei vecchi insonni nelle case di riposo.

martedì 11 maggio 2021

Poesie, di Hermann Hesse

Linguaggio limpido e sognante, in bilico tra utopia e malinconia, quello delle poesie di Hermann Hesse affascina e coinvolge il lettore perfino in traduzione. E incontriamo versi che riflettono un cammino etico e filosofico nei quali, se lo stile è elegante e raffinato, il linguaggio nitido, profonda e complessa emerge la ricerca di comprensione del mondo attraverso la riflessione, l'autocoscienza, l'elevazione spirituale e lo sguardo solidale. Nato Calw in Germania nel 1877 da un padre missionario pietista al quale la madre faceva da assistente, Herman ricevette un’educazione molto rigida che, nell'adolescenza, gli causò disagi psicologici non lievi finché, trasferitosi a Tubinga, dove divenne assistente libraio, trovò la libertà e, insieme, la sua strada di letterato e scrittore. Il pensiero orientale, in particolare la conoscenza e frequentazione dei pensatori indiani e cinesi, influenzò profondamente la sua opera, così come il pacifismo e la solidarietà nei confronti degli oppressi. Nel 1946 Hesse fu insignito del Premio Goethe e del Premio Nobel, riconoscimenti ai quali fece seguito nel 1955 il Premio della Pace. Negli anni Sessanta, poi, la sua critica all'economia capitalista, unita alla rivendicazione della pace universale, fece molta presa sui giovani contestatori americani ed europei che si opponevano alla guerra del Vietnam. E' curioso notare ciò che un passo di Hesse, presente in una lettera da lui indirizzata al dottor Jordan nel 1932, faceva notare a proposito delle sue opere in prosa, distinguendole da quelle in poesia:

"Di fronte a queste manifestazioni legate al momento e piuttosto occasionali (le prose giornalistiche, d'occasione ma non solo) stanno altre mie opere, soprattutto le mie poesie, in cui è lasciato gran posto alla tragica problematicità dell’essere umano, ma è anche espressa una fede […] fede non in un senso […] che si possa formulare dogmaticamente una volta per tutte, ma nella possibilità che ha ogni anima di afferrare per via di intuizione tale senso e di liberarsi e di elevarsi al suo servizio". 

In questa raccolta di poesie, tradotte e introdotte da Ervino Pocar, acuto germanista e traduttore, e uscita a Milano per le edizioni de L'insegna del pesce d'oro nel 1965, possiamo leggere ventidue liriche di Hesse, con testo a fronte. Riportiamo qui quella che conclude il piccolo, prezioso, libro.

Gli ultimi versi

Irto di schegge, un ramo scavezzato

da gran tempo già pende

(secco scricchiola al vento il suo canto)

senza foglie, scortecciato,

nudo, grigio e di troppo lunga vita,

di troppo lunga morte stanco. Canta

tenace, duro,

canta in segreto,

ostinato, inquieto,

per un'estate ancora,

per un inverno ancora.


Hermann Hesse, Poesie, traduzione di Ervino Pocar, All'insegna del pesce d'oro 1965.

lunedì 3 maggio 2021

Lettere agli amici della Società Operaia, di Max Salvadori

Nato a Londra il 16 giugno 1908 da genitori italiani, Max Salvadori fu un antifascista, storico e giornalista. Ancora studente di quinta ginnasiale a Firenze subì, nel 1923, un'aggressione da parte di compagni di scuola fascisti. L'anno successivo difese coraggiosamente suo padre, Guglielmo, violentemente attaccato e percosso da un folto gruppo di camicie nere; riuscì a salvargli la vita, pur rimanendo egli stesso ferito. Dal 1924 al 1929 Max fu esule con il padre in Svizzera, dove si laureò in Scienze economiche e sociali all'Università di Ginevra. Aderì poco dopo a "Giustizia e Libertà" e tornò in Italia per organizzarvi la propaganda antifascista. Nel 1932 fu arrestato insieme ad altri appartenenti a GL. Fu avviato, con loro, per cinque anni al confino a Ponza. Prosciolto, con gli altri, nel 1933, espatriò clandestinamente. Nel 1937 mentre era a New York apprese dell'assassinio dei fratelli Rosselli. Durante la seconda guerra mondiale prese parte agli sbarchi di Salerno e Anzio. Nel 1944 fu nominato ufficiale di collegamento tra il Comando delle armate alleate e il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Paracadutato nelle Langhe, raggiunse poi Milano, dove fu in contatto con Pertini, Marazza, Valiani e gli altri componenti del Comitato. Dopo la Liberazione ritornò negli Stati Uniti dove riprese l'insegnamento allo "Smith College" di Northampton. Fu sempre idealmente legato alla sua terra d'origine, le Marche, e, in particolare, la Marca meridionale, il Piceno, essendo il padre di Porto San Giorgio e la madre di Torre San Patrizio. Il profondo legame di Salvadori con la sua "piccola patria" è testimoniato anche dalle lettere, più di trenta, da lui indirizzate tra il 1982 e il 1992 agli amici della società operaia di Porto San Giorgio, oltre che dai suoi studi sulla Resistenza nell'Anconetano e nel Piceno. Le lettere sono state pubblicate nel volume "Lettere agli amici della Società Operaia", edito nel 2019 dalla Società Operaia "G. Garibaldi" di Porto San Giorgio e a cura di Alfredo Luzi e Fabrizio Annibali. Scrive Luzi nella presentazione "La corrispondenza epistolare con Max diventa più intensa nel 1982, quando egli decide di trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti [...] Resta tuttavia un forte contatto, attraverso aerogrammi preaffrancati, con gli amici della Società Operaia "Giuseppe Garibaldi", i cui ideali di solidarietà, tolleranza, uguaglianza, democrazia, Salvadori condivide". Nell'epistolario si incontrano e si incrociano storia personale e storia collettiva: ricordi di amici, aneddoti di famiglia, eventi della storia recente, riflessioni di politica attiva fin dagli anni della formazione e giovinezza di Max. Nella lettera all'Annibali del 25 novembre 1991 Salvadori ricorda momenti fondamentali della sua formazione politica e ideale: "...fu a Firenze che, nel mio piccolo, da spettatore divenni attore; ed è in Toscana che nacquero, prima ('24-'25) il socialismo liberale salveminiano/ rosselliano, poi (anni Trenta) il liberalsocialismo di Codignola e di tanti altri, fusi più tardi insieme al socialismo democratico di Valiani ed il liberalismo progressista di Tarchiani...". Fanno seguito all'epistolario una serie di immagini fotografiche e un'appendice di testi inediti o rari presenti nel Fondo Salvadori, testi riferibili a temi presenti nelle lettere.


 Max Salvadori, Lettere agli amici della Società Operaia, Livi Editore 2019