sabato 25 settembre 2021
L'acquatico viaggio di Bartolo, di Eleonora Bellini e Maria Mariano
mercoledì 14 luglio 2021
Intervista di Mauro Gelo a Eleonora Bellini
lunedì 5 luglio 2021
Con Carmine nel giardino di Gianni, di Giovanni Pistoia
Ora Giovanni Pistoia dedica al fortunato sodalizio non solo editoriale, ma anche di ideali e di pensiero, tra De Luca e Rodari questo volume, ricco di importanti contributi dello stesso Pistoia, molti dei quali precedentemente apparsi solo in rete, e anche di illuminanti testi rodariani dello stesso De Luca, pubblicati prevalentemente su riviste o su libri ormai di difficile reperibilità. Seguono qui dunque alcuni cenni sui contenuti del volume, che costituisce un affascinante viaggio nella memoria per ogni estimatore di Rodari.
La prima parte del libro contiene scritti di Pistoia, tutti di indubbio interesse e particolarmente adatti a riportare alla mente temi rodariani, anche attraverso le puntuali citazioni e i riferimenti critici, tratti sia dalle opere del "favoloso Gianni" sia da quelle di De Luca. Da "Il cane di Magonza" e il suo perché alla Freccia azzurra nelle diverse edizioni, dal cavallo saggio "che uccideva i microbi" al mito di Atalanta, in queste pagine l'autore rivisita i contenuti e la fortuna delle opere di Rodari insieme alla loro lettura, acuta e approfondita, da parte di De Luca.
Nella seconda sezione del libro, "L'appendice" vengono offerti al lettore proprio gli scritti di quest'ultimo che spaziano dal Rodari giornalista all' invenzione della Fantastica, alle poesie e alle filastrocche, vero e proprio "atto di fede verso l'infanzia. I suoi versi sono giocattoli poetici (così Rodari amava definirli) messi a disposizione dell'infanzia perché essa apprenda gli strumenti e l'impegno (la "passione") a prodursi nelle forma il più possibile libere". Quanto alle filastrocche, il saggio di De Luca (del 1991) le inserisce nella tradizione francese e inglese che tributa una "diffusa stima senza condizioni per versi e strofe cantilenanti", praticate, com'è noto, anche da grandi autori. Una convalida, ce ne fosse ancora bisogno, che la "roba per bambini" non è "roba da poco". Concludo ricordando, sempre a questo proposito, un aneddoto relativo ad Auden citato nell'articolo: "Auden ai giovani aspiranti poeti che incontrava chiedeva preliminarmente un'opinione sulle filastrocche. Se l'interlocutore dichiarava interesse per i componimenti in versi destinati all'infanzia, la conversazione proseguiva. In caso contrario, i giovani di belle speranze poetiche venivano bruscamente congedati".
G. Pistoia, Con Carmine nel giardino di Gianni, Youcanprint 2021
lunedì 21 giugno 2021
Racconti italiani 1969, 1970, 1971
La rivista mensile Selezione dal Reader's Digest, le cui pubblicazioni iniziarono a Milano nel 1948, per decenni fu molto diffusa. Inizialmente essa proponeva i medesimi articoli della statunitense Reader's Digest, di carattere generalista e conservatore. Successivamente, a partire dagli anni Settanta, la pubblicazione propose in sempre maggior numero contenuti originali nati e redatti nel nostro Paese.
Ma non si tratta qui di proporre una storia di Selezione, delle sue caratteristiche e contenuti, dei suoi lettori, ma di rammentare l'uscita, tra il 1965 e il 1975, di una serie di volumetti annuali di narrativa, i Racconti italiani, pubblicazioni fuori commercio in omaggio per gli abbonati. In particolare accennerò qui quelli degli anni 1969, 1970, 1971 (stampati nel 1968, 1969, 1970, rispettivamente, dalle Arti Grafiche delle Venezie a Vicenza), trovati tempo fa casualmente in un mercatino.
La lettura di un libro di racconti richiede pause, attese, ritorni; propone stili e argomenti diversi; valorizza scrittore e lettore suggerendo a quest'ultimo nuovi e inediti itinerari tra i libri perché, dopo avere amato il racconto di un autore, nasce spesso il desiderio di ricercare altre sue opere e non solo quelle in forma breve.
Gianni Renna, pittore, illustratore e fotografo è l'artista che figura sulla copertina dei racconti 1970, mentre di Giorgio De Gaspari (1927-2012), che fu definito "il più grande illustratore del Novecento", sono i disegni che introducono ciascun racconto. Le storie antologizzate qui sono opera di: Alberto Arbasino, Arrigo Benedetti, Giuseppe Cassieri, Giuseppe Dessì, Marise Ferro, Piero Gadda Conti, Grazia Livi, Milena Milani, Giovanni Mosca, Pier Maria Pasinetti, Nantas Salvalaggio, Giorgio Soavi.
La terza raccolta di cui dispongo, i racconti 1971, reca in copertian il suggestivo e pensoso volto di "Rossella", disegno di Pietro Annigoni (1910-1988), il "pittore delle regine". Le immagini nel testo sono di Bruno Faganello, illustratore sofisticato e poliedrico. I racconti sono opera di: Maria Bellonci, Carlo Bernari, Raoul Maria De Angelis, Carlo Della Corte, Luigi Malerba, Giuseppe Raimondi, Bino Sanminiatelli, Umberto Simonetta, Fabio Tombari, Fulvio Tomizza, Dante Troisi, Marcello Venturi.
Chi volesse rileggerli ancora, e ne vale di certo la pena, troverà i racconti italiani a disposizione nelle collezioni di molte biblioteche.
mercoledì 9 giugno 2021
Meditazione e scrittura, di Nicoletta Cinotti
Dall'unione fra meditazione e scrittura può nascere una grande ricchezza, avverte l'autrice del saggio, perché "diventiamo consapevoli delle nostre narrazioni e, così facendo, possiamo iniziare a scrivere storie nuove". L'accettazione della sofferenza per ciò che non è stato significa avere il coraggio di dire a se stessi la verità e valorizzare il presente. Questo libro indica un percorso la cui destinazione è diversa per ciascuna delle diverse persone che lo intraprendono, ma che ambisce a possedere, sempre, le qualità di una crescita naturale e spontanea. Temi ed esercizi trattati nel testo sono collegati fra loro e viene anche proposta una serie di esercizi. Tuttavia, questi ultimi sono da considerare come semplici inviti, che i lettori possono, o meno, accettare.
Perché la meditazione chiama la scrittura? Principalmente per ricostituire l'unità di mente e corpo, ma anche per assaporare a fondo le parole e i loro significati, per avvertirne il peso, quando si "riempiono di silenzio". Il saggio, che si snoda intenso e ricco di citazioni di poesia, si conclude con la sintesi degli inviti alla scrittura sparsi qua e là nel testo: qualunque cosa accada, prova a esprimerla con una metafora o una serie di metafore e solo successivamente trasformala in una storia; scrivere è un modo "per diventare goccia nel mare", perché il dolore riguarda tutti; portare l'attenzione sui verbi, intesi come azioni in divenire, per poter cogliere il continuo cambiamento dell'esperienza; imparare ad ancorarsi ad azioni quotidiane per notare ciò che avviene durante la meditazione; formulare le nostre intenzioni nei confronti della felicità con parole che esprimono augurio o preghiera, le parole che "poggiano sul cuore"; scrivere per associazioni, invece che in modo lineare contraddistinto da un prima e un dopo, può stimolare la creatività; scoprire il Retto pensiero, quello che scopre le cause del nostro dolore e conduce alla sua cessazione.
Conclude il saggio, prima dell'utile e ricca bibliografia, un'intensa lirica di Lu Ji, scrittore cinese vissuto nel terzo secolo d.C.
Considerate l'uso della parola scritta.E' indispensabile ad ogni principio.
Essa percorre infinite distanze,
e nulla al mondo può fermarla.
Attraversa i millenni.
[...]
Essa canta nel flauto e nelle corde,
ogni giorno ne esce rinnovata.
La lirica per intero si legge qui:
https://nicolettacinotti.net/larte-della-scrittura-disseta/
giovedì 3 giugno 2021
Le jeune fille au pair, di Joseph Joffo
"Non si tratta soltanto di bambini turbolenti" avverte Helène, la mamma "Sono bambini speciali. A lei, che ha conosciuto solo la pace, sembreranno degli extraterrestri, questi piccoli Ebrei, nati uno nel '40 e l'altro nel '42, che hanno trascorso la prima infanzia senza conoscere il loro padre. David aveva solo un anno e mezzo e Benjamin non era ancora nato quando mio marito fu deportato ad Auschwitz".
Ora che, dopo il ritorno di Samuel dal lager, la famiglia si è di nuovo riunita, i genitori, tanto occupati dal lavoro, hanno necessità di qualcuno che si occupi dei bambini, qualcuno che vegli su di loro come farebbe una sorella maggiore. Wanda ha raggiunto il suo scopo, quello di conoscere da vicino la comunità ebraica, le donne, gli uomini e i piccoli che i nazisti avevano impietosamente destinato allo sterminio. E subito l'intesa con i Finkelstein è buona, i legami con i bambini sono appaganti e affettuosi. Tuttavia ogni tanto Wanda sparisce per qualche giorno, si assenta e poi ritorna, senza dare spiegazioni. Qual è il suo segreto?
Joffo, autore, tra l'altro del famosissimo Un sacchetto di biglie (vedi anche qui la recensione), narra ancora una volta una storia di fratellanza umana, di conversione interiore, di pacificazione nella giustizia su un tema sempre dolorosamente attuale. E il suo consueto stile che unisce emozione, riflessione e sorriso avvince e conduce saldo e veloce attraverso le pagine. Purtroppo il romanzo, nel momento in cui scrivo, non è disponibile in lingua italiana.
lunedì 24 maggio 2021
L'occhio del ciclone, di Maria Luisa Spaziani
Hai visto come tacciono sul mare
buio, stasera, le dieci lampare?
Tutto con loro tace, tutto aspetta
cenni lontani dal fondo del mare.
Aspettano quel cenno le radici
dei campi della terra, i nostri sciolti
e pallidi pensieri, i nostri gridi
che come sfilacciati in queste arie
di palude si perdono nel vuoto.
Tutto il mondo ha una pausa, il cielo ha pause
più lunghe di una vita, e tutto attende
quel cenno o quel prodigio: tizzo, boccio,
linfa che sale, pianto che discende,
stelo che appena crede alla sua gloria
che regge l'universo.
Il libro è composto da tre sezioni, due in versi ("Il mare", ricca di suggestioni messinesi, e "La terra", viaggio tra città e misteri) e una composta da poemi in prosa (Intermezzo), su quest'ultima, posta in mezzo, come una pausa o un intervallo, si innestano le altre due.
Ciò che gli altri raccolgono è negatoa noi, esperti di un altro linguaggio.
Se altri per noi semina, noi siamo
eternamente in viaggio.
Che senso ha approdare se approdiamo
sempre a porti diversi?
Restano i versi, fuochi fatui in fuga
sulla
città dei morti.
Maria Luisa Spaziani, L'occhio del ciclone, Mondadori 1970
sabato 22 maggio 2021
La paura di Montalbano, di Andrea Camilleri
martedì 11 maggio 2021
Poesie, di Hermann Hesse
Linguaggio limpido e sognante, in bilico tra utopia e malinconia, quello delle poesie di Hermann Hesse affascina e coinvolge il lettore perfino in traduzione. E incontriamo versi che riflettono un cammino etico e filosofico nei quali, se lo stile è elegante e raffinato, il linguaggio nitido, profonda e complessa emerge la ricerca di comprensione del mondo attraverso la riflessione, l'autocoscienza, l'elevazione spirituale e lo sguardo solidale. Nato Calw in Germania nel 1877 da un padre missionario pietista al quale la madre faceva da assistente, Herman ricevette un’educazione molto rigida che, nell'adolescenza, gli causò disagi psicologici non lievi finché, trasferitosi a Tubinga, dove divenne assistente libraio, trovò la libertà e, insieme, la sua strada di letterato e scrittore. Il pensiero orientale, in particolare la conoscenza e frequentazione dei pensatori indiani e cinesi, influenzò profondamente la sua opera, così come il pacifismo e la solidarietà nei confronti degli oppressi. Nel 1946 Hesse fu insignito del Premio Goethe e del Premio Nobel, riconoscimenti ai quali fece seguito nel 1955 il Premio della Pace. Negli anni Sessanta, poi, la sua critica all'economia capitalista, unita alla rivendicazione della pace universale, fece molta presa sui giovani contestatori americani ed europei che si opponevano alla guerra del Vietnam. E' curioso notare ciò che un passo di Hesse, presente in una lettera da lui indirizzata al dottor Jordan nel 1932, faceva notare a proposito delle sue opere in prosa, distinguendole da quelle in poesia:
"Di fronte a queste manifestazioni legate al momento e piuttosto occasionali (le prose giornalistiche, d'occasione ma non solo) stanno altre mie opere, soprattutto le mie poesie, in cui è lasciato gran posto alla tragica problematicità dell’essere umano, ma è anche espressa una fede […] fede non in un senso […] che si possa formulare dogmaticamente una volta per tutte, ma nella possibilità che ha ogni anima di afferrare per via di intuizione tale senso e di liberarsi e di elevarsi al suo servizio".
In questa raccolta di poesie, tradotte e introdotte da Ervino Pocar, acuto germanista e traduttore, e uscita a Milano per le edizioni de L'insegna del pesce d'oro nel 1965, possiamo leggere ventidue liriche di Hesse, con testo a fronte. Riportiamo qui quella che conclude il piccolo, prezioso, libro.
Gli ultimi versiIrto di schegge, un ramo scavezzato
da gran tempo già pende
(secco scricchiola al vento il suo canto)
senza foglie, scortecciato,
nudo, grigio e di troppo lunga vita,
di troppo lunga morte stanco. Canta
tenace, duro,
canta in segreto,
ostinato, inquieto,
per un'estate ancora,
per un inverno ancora.
Hermann Hesse, Poesie, traduzione di Ervino Pocar, All'insegna del pesce d'oro 1965.
lunedì 3 maggio 2021
Lettere agli amici della Società Operaia, di Max Salvadori
Nato a Londra il 16 giugno 1908 da genitori italiani, Max Salvadori fu un antifascista, storico e giornalista. Ancora studente di quinta ginnasiale a Firenze subì, nel 1923, un'aggressione da parte di compagni di scuola fascisti. L'anno successivo difese coraggiosamente suo padre, Guglielmo, violentemente attaccato e percosso da un folto gruppo di camicie nere; riuscì a salvargli la vita, pur rimanendo egli stesso ferito. Dal 1924 al 1929 Max fu esule con il padre in Svizzera, dove si laureò in Scienze economiche e sociali all'Università di Ginevra. Aderì poco dopo a "Giustizia e Libertà" e tornò in Italia per organizzarvi la propaganda antifascista. Nel 1932 fu arrestato insieme ad altri appartenenti a GL. Fu avviato, con loro, per cinque anni al confino a Ponza. Prosciolto, con gli altri, nel 1933, espatriò clandestinamente. Nel 1937 mentre era a New York apprese dell'assassinio dei fratelli Rosselli. Durante la seconda guerra mondiale prese parte agli sbarchi di Salerno e Anzio. Nel 1944 fu nominato ufficiale di collegamento tra il Comando delle armate alleate e il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Paracadutato nelle Langhe, raggiunse poi Milano, dove fu in contatto con Pertini, Marazza, Valiani e gli altri componenti del Comitato. Dopo la Liberazione ritornò negli Stati Uniti dove riprese l'insegnamento allo "Smith College" di Northampton. Fu sempre idealmente legato alla sua terra d'origine, le Marche, e, in particolare, la Marca meridionale, il Piceno, essendo il padre di Porto San Giorgio e la madre di Torre San Patrizio. Il profondo legame di Salvadori con la sua "piccola patria" è testimoniato anche dalle lettere, più di trenta, da lui indirizzate tra il 1982 e il 1992 agli amici della società operaia di Porto San Giorgio, oltre che dai suoi studi sulla Resistenza nell'Anconetano e nel Piceno. Le lettere sono state pubblicate nel volume "Lettere agli amici della Società Operaia", edito nel 2019 dalla Società Operaia "G. Garibaldi" di Porto San Giorgio e a cura di Alfredo Luzi e Fabrizio Annibali. Scrive Luzi nella presentazione "La corrispondenza epistolare con Max diventa più intensa nel 1982, quando egli decide di trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti [...] Resta tuttavia un forte contatto, attraverso aerogrammi preaffrancati, con gli amici della Società Operaia "Giuseppe Garibaldi", i cui ideali di solidarietà, tolleranza, uguaglianza, democrazia, Salvadori condivide". Nell'epistolario si incontrano e si incrociano storia personale e storia collettiva: ricordi di amici, aneddoti di famiglia, eventi della storia recente, riflessioni di politica attiva fin dagli anni della formazione e giovinezza di Max. Nella lettera all'Annibali del 25 novembre 1991 Salvadori ricorda momenti fondamentali della sua formazione politica e ideale: "...fu a Firenze che, nel mio piccolo, da spettatore divenni attore; ed è in Toscana che nacquero, prima ('24-'25) il socialismo liberale salveminiano/ rosselliano, poi (anni Trenta) il liberalsocialismo di Codignola e di tanti altri, fusi più tardi insieme al socialismo democratico di Valiani ed il liberalismo progressista di Tarchiani...". Fanno seguito all'epistolario una serie di immagini fotografiche e un'appendice di testi inediti o rari presenti nel Fondo Salvadori, testi riferibili a temi presenti nelle lettere.









