mercoledì 31 marzo 2021

Un'estate con la strega dell'Ovest, di Kaho Nashiki

Mai ha tredici anni e da qualche tempo la scuola le è divenuta insopportabile perché le compagne l'hanno ferita ed esclusa e la sua asma è peggiorata. I genitori pensano che le farà bene, sia al corpo che allo spirito, trascorrere qualche mese a casa della nonna materna, una signora inglese trasferita in Giappone per amore. La nonna vive in una piccola casa di campagna al limitare dei monti. La sua vita è regolare e serena, la sua arguzia e la sua saggezza si rivelano subito un toccasana per la nipotina, che, per ringraziarla le dice spesso: "Ti voglio bene, nonna". E l'anziana signora le risponde con un sorriso d'intesa: "I know". Mai impara dalla nonna a organizzare con saggezza il proprio tempo: non si alzerà più di pomeriggio per poi andare a letto alle tre di notte, collaborerà alle mansioni di casa e del giardino, farà lunghe passeggiate tra campi e boschi, fino a scoprire un posto che sente solo suo, un posto speciale, un regalo della natura. La ragazzina si apre con fiducia alla nonna, non teme di deluderla, come invece talvolta le accadeva con la mamma. Un pomeriggio l'oggetto di conversazione sono le streghe, non quelle che volano sulle scope di saggina, ma tutte le donne che nel tempo acquisirono la conoscenza delle erbe e dei rimedi naturali, che si rivelarono capaci, con saggezza e lungimiranza, di evitare o di superare problemi e calamità di ogni genere. "Gli antichi erano più esperti degli uomini moderni, quanto a saggezza e conoscenze intime, profonde" racconta la nonna, aggiungendo che alcune persone possono possedere capacità extrasensoriali in modo più sviluppato della media. Mai è affascinata da queste considerazioni e si propone di diventare una strega, senza scopa e cappellaccio, ma in saggezza e chiaroveggenza, secondo il modello presente nelle storie della nonna che, a suo avviso, è proprio una di quelle streghe saggie, coraggiose, consapevoli. Non per nulla la ragazzina e la sua mamma, quando parlano della nonna tra loro, si riferiscono a lei come alla "Strega dell'Ovest". La nonna indica dunque a Mai un serio percorso di addestramento grazie al quale potrà diventare una strega. Si tratta di un addestramento fatto di cose semplici, anche noiose, di metodo, di attenzione a ciò che la circonda, alle erbe dell'orto e a quelle selvatiche, alle fragoline di bosco, alle ninfee, al fungo fantasma. Quando giunge il momento di lasciare la casa della nonna e di tornare a vivere insieme ai genitori in una nuova città e in una nuova scuola, Mai parte portando con sé il regalo prezioso di una consapevolezza nuova, grazie alla quale sarà capace di lasciarsi avvolgere, in ogni circostanza, dall'amore della nonna, chiaro e visibile, sempre, "come un fascio di luce".

Il romanzo ha conosciuto un grande successo in Giappone e nel 2008 ne è stato tratto il film omonimo con la regia di Shunichi Nagasaki.




Kaho Nashiki, Un'estate con la strega dell'Ovest, Feltrinelli 2019

martedì 23 marzo 2021

Libri di scuola 4: Senza frontiere, di Vincenzo Bonomo, Maria Fontana, Sergio Russo con la direzione di Aldo Visalberghi

Stampato nel 1971 a Milano per la CETEM, Casa Editrice Testi Elementari, Senza frontiere, "corso di letture per il secondo ciclo della scuola elementare", fin dal titolo promette ampie prospettive ed aperture a una realtà che possa spaziare di Paese in Paese, di cultura in cultura. "Voci dal mondo" è la rubrica di poesia che scandisce ogni stagione e propone ai bambini versi della grande letteratura universale. Poetesse e poeti giapponesi, cinesi, americani, francesi, spagnoli, tedeschi, oltre, naturalmente agli italiani. Qualche nome? Apollinaire, Roland, Kuronushi, Brecht, Garcia Lorca, Drouet, Pezzani, Valeri, Mistral, Salonji, Po Chu I, Bessa Victor, Novaro, Saba, Rodari, Pascoli, Moretti, Tagore, Senghor, per citarne soltanto alcuni dal volume dedicato alla terza classe. E quando oggi troviamo giovani laureate e laureati in materie umanistiche di argentea spocchia, ma che ignorano l'esistenza di Senghor, per fare un solo esempio, ci viene da pensare che, se avessero avuto a scuola questo libro, avrebbero almeno potuto ricordarne il nome e una bella poesia sulla pace. Valicando le frontiere in aereo o in nave, per andarsene in giro a prendere il sole sulle diverse spiagge del mondo primo, secondo, terzo e quarto, è bello poter ricordare una fiaba, un verso, un nome che in questo o quel mondo sono nate, prima di rinchiudersi, anche là "così lontano" tra cibi, bevande e residenze omologate sullo stile di vita del turista occidentale. Anche le prose seguono coerentemente l'assunto universale e propongono miti, leggende, fiabe e storie realistiche nate in ogni continente. Il tema della pace e della comprensione tra i popoli è presente in ciascuno dei tre volumi nei quali occupa un posto secondo solo ai testi dedicati alla salvaguardia della natura. Gli autori antologizzati, oltre ai "grandi maestri della scuola italiana" come Rodari e Manzi, sono Verga, Malaparte, Alcide Cervi, Mino Milani, Piero Calamandrei, Eva Curie, Cronin, Calvino, Richard Wright, Saroyan, Zavattini, Kipling e diversi altri.

Visalberghi, pedagogista e docente universitario, direttore e supervisore di questo corso di letture per bambini, fu ferito nella difesa di Roma contro i Tedeschi a Porta S. Paolo nel settembre 1943 e partecipò poi alla Resistenza in Piemonte. Fu tra i principali studiosi e diffusori in Italia del pensiero di J. Dewey e tra i più convinti sostenitori della scuola di stato, d'ispirazione laica e democratica. Questo spirito si trova nei tre libri di lettura, nei quali si avverte la piena e convinta percezione, da parte di tutto il team degli autori, della necessità di grande rispetto nei confronti di bambine e bambini, in ossequio alla loro diffusa capacità di comprendere ogni idea e concetto, anche e soprattutto quelli difficili.


lunedì 15 marzo 2021

Trattati di scrittura di Francesco Tornielli e di Ludovico Degli Arrighi

Nella collana «La scrittura nel Cinquecento» di Salerno Editrice, diretta da Antonio Ciaralli e Paolo Procaccioli, sono uscite nel 2019, raccolte in un unico volume, due edizioni anastatiche commentate: Opera del modo de fare le littere maiuscole antique, con mesura de circino, et resone de penna di Francesco Torniello, curata dagli stessi Ciaralli e Procaccioli, e Operina da imparare di scrivere littera cancellarescha di Ludovico degli Arrighi, a cura di Claudia Catalano, Martina Pazzi e Danilo Romei.

A "ciaschuno amator de uirtu:& auidissimo del polito scriuere", cioè ai virtuosi della scrittura regolata rispettosa dei modelli antichi, si rivolge Francesco Tornielli da Novara, "scrittore professo" cioè esperto calligrafo, del quale nessuna notizia certa è rimasta, se non questo breve trattato che riguarda il modo di tracciare le "lettere maiuscole antiche". L'opera persegue la bellezza della scrittura, quella bellezza che, secondo i canoni classici, è costituita da armonia e proporzione, perfettamente calcolabili e riproducibili, e si rivolge espressamente agli addetti del mestiere. Il Tornielli applica ai suoi modelli regole matematiche, ispirandosi al canone vitruviano applicato all'alfabeto. Ciascuna lettera si inserisce in un quadrato perfetto nel quale si trova "la rasone di tutte le lettere. Ma sapia che quando se dira uno puncto; se intendera la nona parte de tutto lo quadro". Una lettera dopo l'altra, Francesco Tornielli mostra e insegna ai professionisti della scrittura le regole della perfezione calligrafica. Purtroppo di lui, oltre a quest'opera che vide la luce a Milano nel 1517 per Gottardo Da Ponte, non conosciamo nulla, come notano i curatori del libro, dopo avere effettuato numerose ricerche nelle raccolte archivistiche e bibliotecarie novaresi nelle quali, al momento, non sono reperibili sicure tracce identificative del calligrafo Francesco.

Ben più ampia fu la fama di Ludovico Degli Arrighi, copista ed editore, del quale sono ampiamente note attività e biografia. Nato intorno al 1490 a Cornedo Vicentino, Ludovico pubblicò il primo prontuario di calligrafia nel 1522 a Roma, dove fu scrittore di brevi apostolici almeno dal 1520 al 1523. L'opuscoletto riprodotto nel nostro volume è composto di 16 carte e si rivolge a un pubblico di non professionisti, che desidera imparare a “scrivere littera corsiva, o sia cancellaresca”.

Le due opere ebbero fortune editoriali molto differenti. L'opera del Tornielli conobbe solo la stampa del 1517, quella del Degli Arrighi, invece, fu spesso ripresa e studiata, come notano i curatori nella Premessa, a proposito dei diversi destini dei due autori studiati: "... quello dell'oscuro novarese Francesco Torniello, autore unius libri e presto sconosciuto ai suoi stessi concittadini, e quello del vicentino Ludovico Degli Arrighi, che nella Roma dei papi Medici fu un campione celebrato dell'arte della scrittura, tanto nella sua realizzazione manuale che in quella a stampa".

I due brevi trattati e i relativi commenti potranno riscuotere l'interesse non solo degli studiosi o dei curiosi della storia della paleografia, della calligrafia e della stampa, ma anche di tutti coloro che desiderano comprendere ogni aspetto dell'orizzonte culturale in cui si mossero il pensiero e la pratica del Rinascimento.


Trattati di scrittura, Salerno Editrice 2019

venerdì 12 marzo 2021

A testa alta, di Giuseppe Altamore

Il saggio racconta la vita di Massimo Tosti, il Capitano dei Carabinieri "che salvò 4000 ebrei", avvalendosi di un cospicuo carteggio emerso dopo la sua morte. Tosti si spense nel 1976 senza avere mai narrato ai familiari le vicende che avevano condotto lui e altri commilitoni ad adoperarsi per salvare numerosi ebrei quando erano di stanza, come truppe d'occupazione, al Sud della Francia. E questo a dispetto delle leggi razziali e dei diktat nazisti. Il nucleo principale e più avvincente della vicenda si dipana tra il novembre 1942 e il settembre 1943, quando la Francia passò interamente sotto il comando tedesco, mentre la Provenza e la Costa Azzurra furono occupate dalla IV Armata. Gli ebrei furono concentrati in alcune località a ridosso delle Alpi e furono sempre difesi dagli italiani fino all’8 settembre 1943: in questo l'operato del Capitano Tosti fu determinante. Nella vasta zona che si estende dal Rodano alle Alpi si creò la possibilità per gli ebrei di trovare un rifugio sicuro grazie a una rete di salvataggio guidata dal banchiere italo-francese Angelo Donati, dal cappuccino Pierre-Marie Benoît e dai Carabinieri italiani. Tra questi si distinse particolarmente il nostro Massimo Tosti che si adoperò a facilitare il passaggio dei rifugiati, anche a rischio delle propria vita. Proseguì poi clandestinamente la propria attività anche dopo l'8 settembre nella zona di Imperia. L'autore della biografia, giornalista e saggista impegnato, tra l'altro, nel dialogo ebraico-cristiano, ha affermato in una recente intervista:

"A 75 anni dall’orrore di Auschwitz, i negazionisti in Italia crescono come funghi: in circa 15 anni chi non crede alla Shoah è passato dal 2,7 al 15,6 per cento e un 16 per cento che addirittura afferma che la persecuzione sistematica degli ebrei “non ha fatto così tanti morti”. Sembrano percentuali asettiche, ma parliamo di milioni di italiani. Numeri agghiaccianti, che emergono da una recente ricerca dell’Eurispes sulla diffusione e le caratteristiche dell’antisemitismo. Tutto ciò non è che la punta dell’iceberg di un fenomeno molto diffuso che infetta il mondo intero e crea profondo sconcerto in chi credeva che dopo Auschwitz l’antisemitismo non avrebbe più potuto avere un seguito. Purtroppo, non è così". E' dunque importante che fatti e comportamenti esemplari, come quelli narrati nel libro, siano il più possibile portati alla conoscenza di tutti e, naturalmente, meditati. Intervista integrale al link Massimo Tosti, carabiniere che salvò 400 ebrei in un libro di Altamore (santalessandro.org)


Giuseppe Altamore, A testa alta. Massimo Tosti, il carabiniere che salvò 4.000 ebrei, Edizioni San Paolo 2020

mercoledì 3 marzo 2021

Little Boy, di Lawrence Ferlinghetti

 "Little Boy si sentiva completamente perso. Non sapeva chi fosse né da dove venisse. Era con zia Emilie, che amava moltissimo. Lei lo aveva preso ancora in fasce dalla madre, che aveva già quattro figli e non poteva occuparsi di un quinto, nato pochi mesi dopo che il padre era morto d'infarto". Storia di un orfano sballottato tra famiglie francesi e americane, studente a Parigi alla Sorbona, tornato in America, fondatore di City Lights a San Francisco, poeta di successo. Un libro che inizia come un'autobiografia e poi si perde nel mare dei ricordi e nei viaggi immaginari della mente, un libro lungo cento anni di vita intensa, fatta di letteratura e di incredibili incontri. Non siamo di fronte qui a un’autobiografia né a un romanzo, ma siamo condotti a immergerci (e a perderci) in una sequela di narrazioni reali e fantastiche, a entrare non solo e non tanto nella vita di Ferlinghetti, ma di tutti i suoi libri, quelli letti e quelli della sua libreria, unica e viva. Si tratta di un libro visionario, vorticoso, seducente, confuso, da godere e da interpretare, come lo sono i sogni. La lettura non è sempre semplice per chi lo ha aperto attendendosi un'autobiografia tout court. Ma vale la pena di farsi prendere, a poco a poco, dal vortice e dal fantastico coro delle pagine.


L. Ferlinghetti, Little Boy, Edizioni Clichy 2019. Traduzione di Giada Diano.

venerdì 26 febbraio 2021

Quando le montagne cantano, di Nguyễn Phan Quế Mai

Dietro il nome perfino attraente di Agente Arancio, si nascondeva un composto chimico, prodotto per conto dell’esercito degli Stati Uniti, dalle industrie chimiche Diamond Shamrock, Dow Chemical Company, Hercules, Monsanto, T-H Agricultural & Nutrition, Thompson Chemicals, Uniroyal e altre. Si trattava di un'arma chimica creata per defoliare ed “essiccare efficacemente” le foglie delle foreste e delle campagne vietnamite, in modo da privare i Viet Cong di ogni possibile nascondiglio e di rendere facile bersaglio dall'alto queste forze armate popolari di liberazione che si opponevano all'occupazione statunitense e al regime filo-americano del Vietnam del Sud, (Al link, L'Agente Arancio sta ancora avvelenando il Vietnam (vice.com), viene descritta la pericolosità, anche a lungo e lunghissimo termine, di quest'arma chimica).

Quando le montagne cantano racconta le vicende della piccola Huong e della sua nonna Dieu Lan, esposte al pericolo delle bombe che l'esercito americano sgancia su  Hanoi. E' la terribile, esecranda guerra che ha portato i genitori di Huong, la mamma medico e il padre combattente, lontano dalla bambina, lasciandola sola con la nonna, donna di forte tempra. Quando la loro casa viene completamente distrutta da un bombardamento a tappeto, Huong e Dieu Lan si adattano coraggiosamente a vivere in una baracca improvvisata, in attesa di poter ricostruire una casa degna di questo nome. La nonna troverà le risorse improvvisandosi commerciante al mercato nero, incurante del biasimo sociale per quell'attività semi clandestina. Durante il tempo che riesce a trascorrere insieme alla nipote, Dieu Lan inizia a raccontarle la storia della sua vita: degli anni tranquilli nel podere di famiglia, anche se sottoposti all’occupazione francese; delle crudeltà dell'invasione giapponese; del sequestro del podere da parte di avidi e violenti invidiosi che approfittarono del sequestro dei beni decretato dal governo di ispirazione comunista per arricchire soltanto se stessi; della sua fuga disperata verso Hanoi con i cinque figli, che lungo il cammino affiderà a persone diverse, nella speranza che in questo modo non dovranno morire di fame, di stenti e di guerra. A capitoli alterni leggiamo, dunque, i fatti del presente, gli anni Settanta del Novecento, e quelli che li hanno preceduti; conosciamo la vita della nonna fin da bambina e quella, tanto diversa, della nipotina. Quando la guerra finisce, Huong e Dieu Lan, nella nuova casa, in cui trova posto un piccolo allevamento di maiali e galline che garantisce a entrambe la tranquillità economica e alla ragazzina di frequentare la scuola, attendono ansiose il ritorno dal fronte dei genitori e degli zii. Ma la pace e la ricostruzione non portano sempre gioia e serenità: il passato ha un peso immane e altri ostacoli dovranno essere superati. Pregio del romanzo è quello di aver saputo narrare una storia familiare che si dipana attraverso gli anni in un Paese a lungo vittima di guerre e invasioni straniere e tuttavia capace di non perdere la propria identità. Difetto è il fatto che le responsabilità e le atrocità perpetrate dall'esercito statunitense contro la popolazione vietnamita vengono narrate in modo sfumato, mentre le "colpe" dei "comunisti" vengono enfatizzate a ogni piè sospinto. Un elemento che non diminuisce il piacere di leggere il romanzo, né offusca le sue parti di interesse - tra le quali non ultime le usanze familiari, la tavola, il culto degli antenati, l'amore per i libri e la cultura - ma certo non reca un buon servizio alla Storia.

Nguyễn Phan Quế Mai, Quando le montagne cantano, Editrice Nord 2020


sabato 6 febbraio 2021

Il gatto che voleva salvare i libri, di Sōsuke Natsukawa

Rintarō, ragazzo solitario orfano di genitori, è sempre vissuto con il nonno. Dopo l'improvvisa morte del vecchio, un intellettuale brillante divenuto libraio dopo la pensione, Rintarō si ritrova da solo nella libreria Natsuki, la libreria antiquaria, ricca di classici di ogni tempo, della quale il nonno si occupava con grande competenza, grande passione e grande dedizione. Anche Rintarō, cresciuto in quell'atmosfera insieme raccolta e aperta ai più vasti orizzonti, ha amato e ama i libri, ma ora dovrà abbandonare tutto e trasferirsi a vivere con la zia, unica sua parente al mondo. Il ragazzo è solo e disorientato, pensa al nonno che gli manca tanto mentre fa scorrere gli occhi sul dorso dei libri amici, amati compagni che dovrà lasciare. Interrompe i suoi pensieri l'entrata in scena di un personaggio fantastico e arguto: un gatto, uno speciale gatto parlante. Noncurante del carattere chiuso e timoroso di Rintarō il gatto lo coinvolgerà in un'impresa, anzi in più imprese, apparentemente impossibili, salvare i libri che si trovano in situazioni di pericolo: libri compulsivamente fagocitati, libri ridotti ai minimi termini, libri fatti oggetto di insano profitto. Ragazzino e gatto si trovano per ben quattro volte in una dimensione misteriosa e parallela dello spazio e del tempo e ogni volta il compito di Rintarō diviene più difficile. Ogni volta, però, egli trova in se stesso una forza che non conosceva e che lo conduce a superare la prova che gli si para davanti. L'amore e la profonda conoscenza dei libri, specialmente di tutti quei classici "che non vuole più nessuno e che non si vendono", sono la forza e il motore del ragazzo, che esprime con estrema lucidità, mentre sta per uscire vittorioso anche dall'ultima, più ardua prova, un concetto tanto semplice quanto stupefacente: "Non si devono ferire gli altri. Non si devono vessare i deboli e si deve dare una mano a chi è in difficoltà. C'è chi dice che tutto questo sia scontato, ma in realtà non è più così. E non solo, ma ora c'è anche chi si chiede se sia davvero necessario. Ci sono molte persone che non capiscono perché non si debba ferire gli altri. E non è facile dar loro una spiegazione. Perché non si tratta di un ragionamento logico. Ma leggendo i libri lo si può capire. Si comprende facilmente una cosa molto più importante di qualsiasi discorso articolato, e cioè che gli uomini non vivono da soli su questa terra".


Sōsuke Natsukawa, Il gatto che voleva salvare i libri, Mondadori 2020, traduzione di Bruno Forzan

 

Borgomanero Anni Sessanta: La biblioteca che non c'era. Achille Marazza contro Capitan Uncino

In occasione del cinquantesimo anniversario dall'apertura al pubblico di una (grande, grazie al mecenatismo dei donatori, dal fondatore Achille Marazza alla famiglia Molli) biblioteca e casa della cultura in provincia di Novara, ripropongo qui un articolo apparso nel 2000 sul numero 3 dei "Quaderni borgomaneresi", riuscito esperimento editoriale di cronaca e storia locale durato nove anni. L'articolo può essere letto e scaricato anche da:








 

venerdì 22 gennaio 2021

I Cariolanti, di Sacha Naspini

Maremma toscana, 1918. Aldo è un disertore della Prima guerra mondiale, che, per non farsi trovare e punire, scava una buca sotterranea in mezzo a un bosco. E lì vive con la moglie e il figlio Bastiano di nove anni. La fame, una fame atroce e crudele, è la compagna di ogni giorno e, quando Aldo torna a mani vuote dalle incursioni clandestine che compie all'esterno per cacciare, non resta che scavare la terra umida per cercare qualche verme, una radice oppure vincere la ripugnanza e mangiare carne umana. Buio e paura per Bastiano, perché se non mangia tutto ''poi arrivano i Cariolanti, un uomo e una donna sporchi di sangue e di terra'' e ''se a cena qualche ragazzino viziato non mangia tutto, di notte arrivano loro, ti prendono e ti portano via per mangiarti vivo nella loro tana''. La guerra finisce e la famiglia si trasferisce a vivere in una casupola fuori paese, non nascosta stavolta, ma comunque emarginata e guardata con diffidenza dai compaesani. Il padre e Bastiano lavorano e la madre trascina le sue giornate priva di forza, malata nel corpo e nell'animo. Bastiano è diventato un ragazzo molto bello, ma conserva nel suo agire tratti selvatici e quasi ferini, quelli da cui è stato segnato durante il tempo oscuro e sotterraneo dell'infanzia, osserva attorno persone e cose, non parla quasi mai. Si trova a suo agio tra boschi e animali, impacciato in paese e tra la gente. Quando conosce Sara, una sedicenne figlia dei suoi datori di lavoro costretta alla semi immobilità avendo una gamba più corta dell'altra, con lei potrebbe sperimentare l'amore, ma, dopo averla trascinata in una remota grotta del bosco dove trovare insieme un poco di intimità, finisce per ucciderla.

È Bastiano che narra in prima persona le vicende della sua vita, una vita che non conosce il confine tra il bene e il male, nemmeno quando si affida alle suppliche alla Madonna, tanto superstiziose e ingenue quanto amorali, ripetendo meccanicamente un rito appreso dalla mamma da bambino. Capace di turbarsi per la morte di un animale, Bastiano si rivela assolutamente indifferente alle sofferenze dei suoi simili, che non esita a sopprimere ogni volta che li ritiene una minaccia per sé o per vendicare a suo modo le ingiustizie subite da bambino. Carcerato, arruolato nella legione straniera, rinchiuso in un campo di concentramento, Bastiano se la caverà sempre grazie al suo istinto di sopravvivenza, quasi un sesto senso di animale avvezzo alla fuga, non scevro da crudeltà e privo di ogni rimorso. La lettura del romanzo avvince, travolge e non abbandona il lettore, trascinandolo dentro il vortice e il ritmo incalzante con il quale si sdipana la vita di Bastiano, col suo corteo di morti muti, al di fuori di ogni contratto sociale e di ogni senso della giustizia. Bastiano è sia vittima, per le condizioni della sua nascita, che giustiziere e vendicatore in un crescendo di crudeltà cieca che non risparmierà nemmeno chi non gli ha fatto nulla di male, come la ritrovata ignara sorella ''ceduta'' dai genitori a una famiglia benestante e colpevole soltanto di non avere fatto, come lui, la fame. La voce di Bastiano che racconta di sé, dei luoghi in cui è vissuto, delle persone che ha incontrato rende concreta e reale l'atmosfera di profonda e ferina ignoranza nella quale incredibilmente vissero gli emarginati di alcune zone rurali tra le due guerre del secolo scorso. Atmosfera che preferiremmo potesse essere solo frutto delle fantasie più cruente e paurose delle storie d'invenzione da raccontarsi prima di notte, davanti al camino.




martedì 19 gennaio 2021

I "Quaderni" del Premio Nazionale di Poesia e Traduzione Poetica Achille Marazza

Il Premio Nazionale di Poesia e Traduzione poetica "Achille Marazza" nacque per ricordare la figura e l’opera di Achille Marazza, antifascista, membro del CLN Alta Italia e della Costituente. Egli fu anche persona di spiccata e non comune sensibilità culturale, attenta al mondo dei libri, dell’editoria e delle biblioteche, nonché cultore di letteratura e arte.

Quale modo migliore per ricordarlo dell’affidarsi alla limpidezza della parola poetica? Il premio a lui dedicato nacque dunque nel 1986, con una sezione per poesie inedite, anche dialettali, e una per libri di poesia. Dopo una parentesi di qualche anno, dovuta a motivi contingenti, il premio rinacque nel 1996, con formula nuova e inedita, unica in Italia: una sezione dedicata ai libri di poesia e un'altra riservata alla traduzione poetica.

Grazie a questi requisiti, al prestigio della giuria e all'eccellenza degli stessi concorrenti, elementi a cui sarà dedicato un altro post, il concorso letterario si impose subito all’attenzione sia per la composizione della giuria, sia per l’entità del premio, sia per la qualità e l’autorevolezza degli autori partecipanti. Venne anche inserito fra gli eventi di TORINO CAPITALE DELLA CULTURA e ottenne nel 2017, in occasione della sua ventunesima edizione, il patrocinio del Ministero per i Beni Culturali.

Quaderni nacquero nel 1996, insieme con la seconda, più illustre e fruttuosa stagione del concorso letterario. Ogni anno, in occasione della cerimonia di premiazione, uno dei componenti della Giuria tenne una conferenza su un tema legato all'oggetto del concorso. Testo della conferenza, verbale e motivazioni della giuria vennero poi pubblicate, a cura della segretaria del concorso e direttrice della Fondazione Marazza, Eleonora Bellini. Si diede così inizio a una piccola, originale, collana che vide la luce fino al 2018. Dall'anno seguente e fino a oggi il concorso letterario non è stato bandito. La motivazione di questa scelta non è stata resa nota. 

Di seguito i titoli e gli autori di ciascun Quaderno:

1997. I dialetti dall'archeologia dei ricordi alle nuove frontiere letterarie, di Ernesto Ferrero

1998. Clemente Rebora e la poesia religiosa, di Sergio Pautasso

1999. Torna a fiorir la rima, di Giorgio Calcagno

2000. La città nella poesia latina, di Carlo Carena

2001. Sinigaglia, Montale e il sabià, di Franco Contorbia

2002. Roberto Fertonani: etica e filologia, di Giorgio Cusatelli

2003. Fuori di casa. Gli scrittori di viaggio, di Lorenzo Mondo

2004. Dire sempre una cosa diversa, di Tim Parks

2005. Giorgio Calcagno, i sentieri di un giornalista, di Carena/ Ferrero/ Mondo

2007. Mario Bonfantini e la poesia, di Massimo Bonfantini

2008. La lezione civile di Achille Marazza, di G. Cerutti

2009. Per una teoria della traduzione letteraria, di Franco Buffoni

2011. Omnia vincit amor, di Salvatore Ussia

2012. Il senso della poesia oggi, di Franco Buffoni

2013. La poesia esiste, di Fabio Pusterla

2014. Scrivere e tradurre poesia, di Fabio Scotto

2016. Achille Marazza nelle due guerre mondiali, di G. Cerutti

2017. Lingua, traduzione e conoscenza, di Franco Buffoni

2018. Un premio per Achille Marazza, di Fabio Pusterla e Andrea Filippo Saba

La relazione tenuta da Fabio Scotto in occasione della cerimonia di premiazione 2019, anno del mio definitivo pensionamento (n.d.r), pur pronta per la stampa, non fu mai pubblicata. Avrebbe dovuto esserlo per l'edizione del Premio dell'anno successivo 2020. Ma il Premio, nella sua originale formula d'eccellenza, fu assassinato prima e quel Quaderno non vide mai la luce.

                                                   22 maggio 2019: Tinivella, Scotto, Buffoni, Pusterla