venerdì 25 settembre 2020

Libri di scuola 2: Il punto di partenza, di Ibello Borsetto, Ines Casanova e Marisa Trevisan

 

Anche di questo libro di lettura posseggo una sola copia delle due destinate al primo ciclo della scuola elementare, come si diceva prima che entrasse in voga la definizione di "scuola primaria" e ancora molti sono abituati a dire, quella destinata alla classe seconda

Nato nel settembre 1974, il volumetto compie quarantasei anni, eppure è vispo e frizzante come le scolare e gli scolari a cui si rivolse un tempo. Propone letture legate a esperienze di vita comuni a tutti o quasi i bambini, esperienze che gli autori ritengono giustamente utili ad avviare conversazioni e discussioni in classe su argomenti non solo bambineschi, come il lavoro dei genitori o la caccia, ad esempio. Integra questa sezione un'altra rubrica assai vivace costituita dalle lettere inviate dagli scolari ai loro corrispondenti di altre classi e altri paesi. La corrispondenza scolastica fu fin dalle origini un momento importante nel percorso realizzato insieme ai loro alunni dagli insegnanti del Movimento di Cooperazione Educativa, così come la redazione dei giornalini scolastici. Si parla qui, infatti, in alcune letture, anche di giornalino scolastico ciclostilato, sulle orme di Célestin Freinet e, per citare solo due maestri italiani in rappresentanza del folto gruppo di maestre e maestri di quegli anni, sulle orme di Bruno Ciari e Mario Lodi.

Lodi è presente nel testo anche con una breve storia realistica e gode in queste pagine dell'ottima compagnia di Argilli, Rodari, Cardarelli, Brecht, Machado, Bertolucci, Singer. Ma due sono le sorprese belle che il testo offriva ai suoi piccoli lettori tra i sette e gli otto anni e che oggi ha offerto a me: due brevi racconti, uno di Umberto Eco, l'altro di Ada Gobetti. Li trovate nelle immagini qui di seguito, a conferma del fatto che ai bambini è vietato somministrare pacottiglia o avanzi di cucina. E' vietato dovunque e soprattutto sui banchi di scuola. 



Ibello Borsetto, Ines Casanova, Marisa Trevisan, Il punto di partenza, Nicola Milano Editore 1974. Illustrazioni di V. Margotsy, G. Valeriani, C. Toffolo e di bambini di scuola elementare

mercoledì 23 settembre 2020

Prenditi cura di lei, di Kyung-Sook Shin

Park So-nyo, 69 anni, minuta, capelli argentati con permanente, scompare, senza denaro e senza documenti, nella sterminata marea umana della metropolitana di Seul. Stava cercando di salire sul treno insieme al marito, ma, nel pigia pigia della folla, lui ce la fa, lei no. Resta a terra. L'uomo ritorna indietro a cercarla, ma della moglie non vi è più traccia. Il romanzo segue passo passo le ricerche di lei, messe in atto dalla figlia e dai figli attraverso la distribuzione di volantini e il girovagare di quartiere in quartiere. Questo percorrere strade sconosciute o ignote si unisce al percorso della memoria di ciascuno dei protagonisti, figli, figlia, marito che si rivedono, sempre più distratti che attenti, accanto alla madre e moglie, contadina instancabile che trascorre i suoi giorni tra i campi, la casa, il culto degli antenati e per la quale uno solo è il chiaro obiettivo del suo faticare: i suoi figli avranno tutti un'istruzione  e non dovranno più piegare la schiena sulla dura terra e trascinarsi tra fango e polvere dei campi. Durante la ricerca emerge in ciascuno dei familiari un forte senso di colpa, dapprima indefinito, poi prepotente e chiaro. Emerge il rimpianto per le parole non dette, i gesti di insofferenza, gli abbracci mancati, le telefonate ignorate mentre Park So-nyo, sempre creduta indistruttibile, ora si è trasformata in una fragile foglia svanita nel nulla. "Oh, non so dove fermare questi ricordi, i ricordi che spuntano dappertutto come germogli in primavera. Sta ritornando tutto quello che avevo scordato. Dalle ciotole di riso sullo scaffale della cucina ai vasi di terracotta  grandi e piccoli sulla mensola delle conserve, dalle strette scale di legno della soffitta ai viticci della zucca che si spandevano e si arrampicavano folti sul muro di fango" dice, soprattutto a se stessa, la figlia divenuta affermata scrittrice.  

Romanzo vincitore del Man Asian Prize nel 2011, Prenditi cura di lei esordisce da uno spiacevole fatto di cronaca per trasformarsi man mano, allargando la visuale e ampliando narrazione e riflessione, in una coinvolgende fenomenologia della vita familiare e dei rapporti tra madre e figli. "Solo dopo che mamma è scomparsa ti sei resa conto che le sue storie si erano accumulate dentro di te in strati senza fine. La vita quotidiana di mamma si ripeteva in un ciclo ininterrotto. Le parole che diceva ogni giorno - a cui non badavi molto, e che a volte liquidavi, considerandole inutitli - si erano risvegliate nel tuo cuore, suscitando onde di marea".

  Kyung-Sook Shin, Prenditi cura di lei, Beat 2014

venerdì 18 settembre 2020

Libri di scuola: Il quaderno di Mario, di Ulisse Adorni e Giorgio Michelotti

Riordinando le librerie mi sono imbattuta in alcuni libri di scuola, sia di lettura che sussidiari, destinati alle bambine e ai bambini delle elementari di un tempo. Si tratta di testi utilizzati da mia madre, maestra, e conservati fino a oggi. Ogni tanto ne sceglierò qualcuno di cui parlare qui. Cominciamo con Il quaderno di Mario, del quale purtroppo possiedo solo il volume dedicato alla classe terza. Lo sfoglio e gioia e stupore si uniscono alla curiosità che mi aveva spinto ad aprirlo prima degli altri, complice anche la copertina. Ogni brano, in prosa o poesia che sia, si apre con un breve testo di Mario, il bambino che è sia il protagonista che l'elemento unificante del percorso di lettura. Mario racconta ad ogni apertura di pagina, con parole semplici e timbro di verità, un piccolo fatto della sua vita quotidiana: la volta in cui il bidello, severissimo, gli donò una mela; quella in cui la nonna di Milano, stanca dei suoi continui cambiamenti di idea in un negozio di giocattoli, lo condusse fuori senza comprargli nulla; poi Marco, il compagno più prepotente di tutti; babbo e mamma che litigano ma poi fanno la pace. A ciascuno di questi brevi sprazzi di vita fa seguito un brano d'autore. E che autori! Gianni Rodari e la sua Enciclopedia della Favola, Giovanni Arpino, Nico Orengo, Guido Piovene, Antonio Gramsci, Lucia Tumiati, Donatella Ziliotto, Carlo Cassola, Jella Lepman e tanti altri. Letture scelte per essere piacevoli da leggere o da ascoltare, spesso ironiche o divertenti, sia realistiche che fantastiche. La poesia è quella "alta", di Montale, Sinisgalli, Garcia Lorca. Nessun timore che le letture siano troppo difficili per le piccole lettrici e i piccoli lettori di otto anni, rigore nella scelta sia per valore letterario che per adeguatezza dei contenuti, anche quando una superficiale vulgata, forte oggi ma certo già velatamente presente in quegli anni (il libro è del 1974, stampato per i tipi di Marietti Editore) suggeriva che ai bambini fossero date cose più semplificate che semplici, più ridicole che umoristiche, più leggere che profonde. L'ultima sezione del libro è dedicata agli "avvenimenti", cioè alla storia e alle persone che nella storia vivono come protagonisti: Giovanni XXIII (all'epoca percepito come grande innovatore), Aldrin e Armstrong che misero piede sulla luna, i fratelli Cervi, Martin Luther King, Venezia che muore. 

Non si può tacere della bibliografia in calce al testo, che gli autori introducono così: "Per  mettere insieme i suoi quaderni, Mario ha letto molti libri. Qui ci sono i titoli con l'indicazione dei racconti tratti da essi. Ti servono, se vuoi, per cominciare la tua biblioteca". Si tratta di una ventina di titoli di storie per bambini e ragazzi disponibili in libreria in quegli anni e scritte da Mario Lodi, Carlo Brizzolara, Giovanna Righini Ricci, Marcello Argilli, Donald Bisset, oltre agli scrittori già citati. Gli autori, maestri veri, in un'Italia nella quale nascevano le prime biblioteche per ragazzi, suggerivano in questo modo ai loro scolari che i libri non sono destinati soltanto ai banchi di scuola, ma come il pensiero, l'impegno, la buona volontà, ci accompagnano per tutta la vita. E, come ogni cosa bella, non si smette mai di scoprirli e di riscoprirli. 


Ulisse Adorni e Giorgio Michelotti, Il Quaderno di Mario. Letture per il secondo ciclo della scuola elementare, Marietti 1974. Fotografie di Marco Fallini, pitture da "I naifs italiani", strisce Schiff il Verme di Marco Riccomini (V elementare)

Per conoscere meglio Ulisse Adorni  potete andare al sito a lui dedicato https://ulisseadorni.it/

 

mercoledì 16 settembre 2020

Berta Isla, di Javier Marias

Berta Isla e Tomàs Nevinson, si conoscono e si innamorano sui banchi di scuola, a Madrid. Si sposano nel 1974, dopo avere concluso gli studi universitari, Berta in patria, Tomàs, di padre inglese, a Oxford. Il giovane uomo ha la dote straordinaria, non solo di essere perfettamente bilingue, ma anche di saper facilissimamente apprendere e praticare terze e quarte lingue, dote a cui unisce quella di imitare parlate, cadenze e accenti altrui. Risulta simpatico, popolare, ogni strada si apre davanti a lui, ogni carriera gli sorride. Abbandona dunque la carriera universitaria, Tomàs, e opta per quella diplomatica. Apparentemente, almeno. Il lavoro lo porta lontano da casa per lungo tempo. Berta, un poco per rispetto, un poco per aver privilegiato nei suoi rapporti col marito la dimensione amorosa e quella domestica, con il passare del tempo vede ampliarsi l'aura di mistero che avvolge Tomàs, vede prolungarsi i tempi dei suoi viaggi di lavoro che, dalla durata media di uno o due mesi, passano infine a quella di anni. Fin dall'inizio del romanzo siamo avvertiti del mistero e della tensione che esso cela. Scrive Marias che Berta “per molto tempo non avrebbe saputo dire se suo marito era suo marito”. “Certo che ero un altro, ma ero sempre io”, le risponde verso il finale delle 478 avvincenti pagine Tomàs, coinvolto suo malgrado in una storia più grande di lui e più forte di ogni sua libera scelta. L'uomo, infatti, nota Marias nelle ultime righe del romanzo ''appartiene a quel tipo di persone che non sono protagoniste neppure della propria storia, una storia che altri hanno sconvolto fin dal principio''.

Le vicende dei due protagonisti si svolgono sul vasto palcoscenico del mondo, sul quale vediamo scorrere emancipazione giovanile, guerre calde e fredde, utopie di popoli e meschini calcoli di governi. Lettura avvincente, aperta alla conoscenza e alla meditazione.



 

 

venerdì 31 luglio 2020

Stella, di Takis Würger

Fritz, ingenuo ragazzo dall'anima limpida, figlio di imprenditori svizzeri, lascia la famiglia  per recarsi a Berlino, dove intende studiare arte e conoscere la Germania e il mondo. E' il gennaio 1942 e la città risente della guerra e respira male sotto il tallone nazista. Ma i luoghi dove si canta e gli spettacoli musicali non mancano. Al Melodie Club Fritz conosce Kristin, cantante affascinante, ragazza misteriosa e apparentemente affamata. La conduce con sé all'hotel di lusso in cui alloggia. Ingenuo e delicato di animo, Fritz presto si innamora di Kristin, che diviene la sua guida in Berlino e a un certo punto anche la sua donna.

Kristin, tuttavia, ogni tanto sparisce, resta fuori a lungo, vestita con un lungo cappotto di pelle nera. In quelle occasioni è ben diversa dalla ragazza ironica, sorridente e apparentemente fragile quale di solito appare. Fritz non sa che cosa faccia durante queste uscite, o forse lo sospetta, ma non lo accetta. Quando, molto tempo dopo l'inizio della relazione, si scopre

che Kristin è un falso nome e che la ragazza si chiama Stella ed è ebrea, Fritz si adopera per sottrarla al pericolo. Le chiede di andare con lui in Svizzera, nella sua grande villa sul lago. Là si sposeranno e vivranno al sicuro. Stella rifiuta e gli chiede piuttosto di aiutare i suoi genitori, rinchiusi in carcere in condizioni disumane e a rischio di essere trasferiti in un lager. L'impresa non riesce, nonostante il giovane abbia messo in campo conoscenze importanti. Neppure la partenza per la Svizzera avviene. Perché? Perché Stella ha un segreto e un progetto, infamanti entrambi.

Ispirato a una storia vera, Stella è un romanzo documentato e profondo. Esemplare, lungo tutta la vicenda la figura di Fritz, condotto dagli avvenimenti piuttosto che padrone degli stessi, sempre però coerente con il principale insegnamento ricevuto dal padre fin da bambino: ''La cosa più importante di tutte è la verità''.

Takis Würger, Stella, Feltrinelli 2019

martedì 21 luglio 2020

Rodari in biblioteca 5: un anno (scolastico) nella casa della fantasia, parte prima da settembre a febbraio


"Cari bambini, ecco che anche quest'anno abbiamo completato un quaderno della Sezione Ragazzi della Biblioteca "Achille Marazza", scritto tutto, o quasi, da voi. Perché quasi? Perché abbiamo inserito, come negli anni scorsi, due storie che vengono da lontano: un racconto georgiano e una storia albanese, con testo in lingua originale a fronte. Entrambe sono state tradotte dalle animatrici che alcuni di voi hanno incontrato durante i laboratori interculturali. In più, chi sa leggere l'arabo potrà trovare la traduzione, fatta dal nostro amico Omar, di una filastrocca collettiva".
C'era uno spazio in biblioteca che la felice intuizione di una bibliotecaria, aveva suggerito di chiamare "casa della fantasia", in omaggio al favoloso Gianni, ça va sans dire. Era una grande stanza con il pavimento di pietra e un grande camino. Lì si tenevano tutti i laboratori e gli incontri con piccoli gruppi di bambini e ragazzi.
Seguivamo, con entusiasmo, pochi mezzi e fiducia nei bambini e nei ragazzini la strada tracciata da Rodari, sintetizzata in queste poche frasi tratte da La grammatica della fantasia:
"L'immaginazione del bambino, stimolata a inventare parole, applicherà ai suoi strumenti su tutti i tratti dell'esperienza che sfideranno il suo intervento creativo. Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all'utopia, all'impegno politico: insomma, all'uomo intero, e non solo al fantasticatore".
Le parole, le nostre, quelle dei bimbi, quelle dei libri, sono importanti, anche quando entrano in gioco. Non si gioca con parole svuotate del loro significato, perché le parole esprimono i pensieri, che possono essere buoni, cattivi o così così. Le parole hanno un peso e un valore, un "valore di liberazione", per dirla sempre con Rodari. Un approccio diverso da questo, un "Rodari da ridere", svuotato del suo potenziale rivoluzionario, e non solo nella letteratura, costituirebbe un tradimento. Per questo motivo, seguendo l'evoluzione dei tempi, ma tenendo la barra del timone ben ferma, i laboratori della casa della fantasia furono sempre legati ai valori umani, civili, sociali, a quella ragione e a quei principi che ci fanno tutti uguali. Non ultimo, il discorso interculturale, costantemente perseguito, venne coltivato e approfondito, ma questo sarà l'oggetto di un altro post.
Veniamo dunque al 2004, "Un anno nella Casa della Fantasia"(anno scolastico 2003-2004) e al quaderno stampato a conclusione dei laboratori, che scegliamo perché esemplare di un itinerario che si snodò nel tempo dal 2000 al 2011. Il libretto è suddiviso in capitoli, mese per mese, da settembre a giugno. Ogni mese è dedicato a un tema diverso. Settembre e gennaio sono dedicati alle fiabe dal mondo; ottobre alla storia della gabbianella di Sepúlveda e a Pinocchio, ricreati in rima e drammatizzati attraverso le parole delle bambine e dei bambini partecipanti. Un esempio è la filastrocca collettiva degli scolari di I, II e III di un piccolo paese del Sistema Bibliotecario locale, Cavallirio, composta dopo la lettura di brani dal romanzo di Collodi:

IL NOSTRO PINOCCHIO
Geppetto scolpì Pinocchio
che saltò via come un ranocchio.
Incontrò il gatto e la volpe
che avevano tante colpe,
poi conobbe Mangiafuoco
che sapeva fare il cuoco.
Un giorno si presentò a Stilton Geronimo,
molto famoso e per niente anonimo,
gli disse: "Piacere, buon giorno"
e si mise a girargli intorno.
Fece Stilton: "Fermati, bambino,
se vuoi diventare burattino!"
Pinocchio si fermò
e un bel bambino diventò.
Stilton lo mise sul giornale
come un caso molto speciale.

L'irruzione del nostro contemporaneo Stilton nella storia del burattino ottocentesca, e viceversa, è assai rodariana. Somiglia a quella del pellerossa nel presepe, per fare un solo esempio.

Novembre annuncia il freddo e l'inverno, racconta di pioggia e di neve.
Scrive Fabio:
Guardando dalla finestra
si vede piovere
con un bel suono/
di torrente impetuoso.
I passanti curvi,
nei colori spenti,
si affrettano alla case.

E Beatrice:
Pioggia che mi bagni
pioggia che mi schizzi
non affogare i miei sogni.

Dicembre celebra il Natale, con la sua iconografia tradizionale ma anche con il "Diavolo nel presepe" creato da Gina Labriola. Per questo breve romanzo nascono nuovi finali, in uno dei quali il diavoletto si trasforma in angioletto.

Il tema di febbraio (di gennaio abbiamo detto sopra) è "Diversi versi", poesie, insomma. I bambini di una seconda creano questo il testo collettivo, che più rodariano di così non è possibile:

PAROLE NUOVE
Abbiamo inventato la sguerra
per fare pace sulla terra.
Noi diciamo le sparolacce
e di brutte parole non ci sono tracce.
A scuola ci piace slitigare
perché amici vogliamo restare.
Ci piace anche la spaura
per non temere la notte scura,
così le parole cattive cancelliamo
e solo le buone scriviamo".

Ed è questa la poesia dal meraviglioso programma di vita bambino che Omar traduce in arabo.

(C)Eleonora Bellini 

Un anno nella casa della fantasia 2, pp. 112, ill., Fondazione Achille Marazza, 2004


lunedì 20 luglio 2020

Arcorass-Rincuorarsi, di Maria Lenti


Arcorass nel dialetto urbinate significa rincuorarsi, quel sollevarsi dallo scoramento, dalla stanchezza o dalla delusione, che ridona forza e lucidità. Anche il lettore non urbinate non troverà difficile la lettura di queste poesie e scoprirà molto di cui rincuorarsi lui stesso in questa raccolta nella quale dialetto di Urbino e lingua italiana convivono, giocano, dialogano per raccontare un percorso di vita che si delinea limpido di coerenza e di passione. Passione per la poesia e la letteratura, ma anche passione politica e civile emergono da questi versi, esperti eppure spontanei, colti eppure spigliati, acuti e non privi di ironia. Urbino è la città di Maria Lenti, la culla e lo spazio della sua personale storia di vita, degli affetti presenti e di quelli perduti, dei passi quotidiani, degli spazi accoglienti e familiari, del sole e della neve. Città delle origini e del cuore, Urbino è anche città di grande storia, di letteratura, di arte e illustri studi. Chi vi nasce e vi trascorre la vita, non solo li conosce, ma li assorbe e li porta in sé, elementi profondi dello sguardo e del pensiero quotidiano, panorami della mente. Naturale bellezza. E naturali nascono in Arcorass i riferimenti e le citazioni di poeti amati (Leopardi, Foscolo, Pascoli, Ovidio, Shakespeare, Ungaretti, Rilke, Montale, Cardarelli, Caproni, Whitman), compagni di viaggio fedeli, interlocutori di un dialogo profondo.
La raccolta è introdotta da una nota tecnica di Sanzio Balducci, docente all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” che illustra alcune caratteristiche peculiari tipiche del dialetto urbinate, appartenente al gruppo delle lingue galliche. In chiusura, l'appassionata postfazione di Manuel Cohen approfondisce temi ed elementi e suggerisce percorsi di lettura.
Eccovi, a titolo di esempio, la prima delle tre poesie eponime

Arcorass 1

arcorass vol dì rincuorarsi
di più e meglio
secondo contesto cadenza intonazione
liberarsi dalla stanchezza
dalla noia dalla fatica
uscire all’aria da una stanza al chiuso
alla fine di un convegno noioso
di un infinito elenco penoso
lasciare alle spalle una pesantezza
un amore senza più mordente
una relazione incomunicante
incontrare una persona cara
avere un corpo vicino dopo l’amore
un bacio sfiorato sulle labbra
riparare dal freddo dell’inverno nella casa calda
dall’afa estiva al fresco dello studio
scorgere la luce nel buio di un inghippo
tenere al collo le braccia di un bambino
giungere alla fine di un lavoro lungo
terminare un impegno gravoso
salutare una persona creduta in collera
spegnere la tv e il tumf-tumf di musica in un bar-pizzeria
ascoltare il silenzio della notte
dormire un sonno giusto
fresca me so’ svejata
tutta arcorata 

E felice sia chi leggerà l'intera raccolta.

Eleonora Bellini

Maria Lenti, Arcorass, Puntoacapo Editrice 2020

 

lunedì 29 giugno 2020

Quando Primo Levi diventò il signor Malabaila, di Carlo Zanda

La mattina del 22 agosto 1966 il signor Malabaila entrò per la prima volta nella vita di Primo Levi. Ma chi era questo Malabaila? Era, certo, il proprietario di un'officina elettromeccanica di Corso Giulio Cesare a Torino, corso che lo scrittore percorreva ogni mattina per andare al lavoro. Ma non fu costui ad accompagnare Levi quel giorno nell'ufficio di Roberto Cerati, potente responsabile commerciale dell'Einaudi. Ma non fu di costui che Levi e Cerati discussero quella mattina, bensì di un Malabaila nom del plume con il quale sarebbero dovuti uscire a settembre gli originali e acuti racconti fantascientifici raccolti sotto il titolo Storie naturali. A questi racconti Primo Levi affidava il suo desiderio e la sua fiducia di poter essere ''uno scrittore vero'', non un memorialista e testimone soltanto come, dopo il successo di Se questo è un uomo e de La tregua, la maggior parte dei lettori, e forse anche alcuni della sua casa editrice, lo consideravano. Avrebbe preferito poter pubblicare le fantascientifiche storie con il suo vero nome, ma Cerati pensava che il pubblico non avrebbe compreso il cambio di registro dello scrittore e che, per questo, le vendite non sarebbero state soddisfacenti. Meglio dunque affidare ironia e fantascienza al Malabaila, che di nome avrebbe fatto Damiano. Le storie sarebbero uscite finalmente col nome di Primo Levi in copertina e frontespizio solo tredici anni dopo, nel 1979.
Carlo Zanda esamina con ben documentata intelligenza la storia editoriale di questi racconti, che tanto erano piaciuti a Italo Calvino, e la inserisce nel contesto della Torino intellettuale ed einaudiana degli anni Sessanta. Si chiede, inoltre, come mai Levi, le rare volte nelle quali ebbe a parlare dello pseudonimo, si assunse sempre la responsabilità di quella scelta, che non fu né sua, né subito da lui spontaneamente accettata, mentre Ernesto Ferrero, grande amico di Primo, asserì: ''Siamo stati noi einaudiani a chiedergli questa precauzione superflua. In realtà non avevamo capito allora quel che è diventato chiaro in seguito: che non ci sono due Levi, il memorialista e il libero narratore, ma uno soltanto, in cui tutto si tiene''.
Il saggio, arricchito anche dall'analisi delle Storie naturali, da illustrazioni, note e da un ricco indice dei nomi è senz'altro da leggere, con piacere.

Carlo Zanda, Quando Primo Levi diventò il signor Malabaila, Neri Pozza


sabato 13 giugno 2020

RODARI IN BIBLIOTECA 4. I bambini e la poesia




''Nelle poesie dei bambini troviamo questi momenti d'incanto, di tenerezza e anche di dolore, l'insieme dell'esperienza esistenziale. E' vera poesia? Noi diciamo di sì'' scriveva Mario Lodi nel contributo intitolato ''Cambiare il mondo banale in luogo fantastico'' e inviato per il Quaderno n. 4 (1987) dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Borgomanero che usciva in quel maggio, a cura di Eleonora Bellini, a conclusione di un intenso periodo di laboratori di poesia, tenuti durante tutto l'anno scolastico alla biblioteca ''Achille Marazza''. Ai laboratori di poesia in biblioteca, tenuti dalla stessa curatrice, parteciparono le bambine e i bambini delle scuole elementari della Città e di sedici Comuni del Sistema Bibliotecario del Medio Novarese, istituito appena due anni prima, quasi un migliaio di scolari, dunque.
Una selezione di circa 200 poesie fu esposta in mostra e un'ulteriore selezione fu pubblicata nel quaderno omonimo che, oltre e sopra la città e la provincia, propose ai lettori anche brevi ma intensi contributi di Roberto Denti e Mario Lodi, maestri veri per chi scrive e per tutti.
Ma perché poesia in biblioteca? Non sarebbero potute bastare le bibliografie, le proposte di lettura, i bollettini? In quel momento no. In quel momento si dovevano cercare i lettori e ricucire i rapporti con le scuole, specialmente con quelle dell'obbligo. Questo si doveva fare, come notavo allora - e vale ancora – con modalità e in una prospettiva che intendesse ''il libro come compagno oltre l'istruzione d'obbligo, oltre i doveri scolastici, proponendo un libro amico, un libro simpatico approdo di ricerche e di scoperte tutte personali''. Un libro che sappia divertire, accarezzare e che diventi solo nostro, che giri in noi tra testa e cuore. Gianni Rodari, nato a Omegna, a pochi chilometri da Borgomanero, l'autore della ''fantastica'', delle filastrocche nuove, allegre e profonde insieme, era l'ispiratore del nostro lavoro, era lo scrittore che ci restava accanto. E poi chi altro meglio di Roberto Denti e di Mario Lodi avrebbe potuto confortarci nel cammino?
Partirono i laboratori, fiorirono le poesie, tutte rigorosamente scritte in biblioteca durante i laboratori (unico intervento dell'adulto consentito la correzione dell'ortografia).
Cosa scrivevano i bambini in quel lontano anno scolastico 1986-1987? Che cosa avevano ispirato alcune poesie d'autore, Rodari in primis, ma anche Formentini, Garcia Lorca, Scialoja, Majakovskj, Éluard lette loro in apertura del laboratorio?



L' ALBERO di Alessandro recita

Io fiorisco con tanti colori

sono libero nell'aria

ma tutti i bambini dispettosi

mi tolgono sempre le braccia



e LA NUVOLETTA di Enrica

La nuvoletta rosa

vola nel cielo spensierata,

ma poi incontra una tempesta

che la rabbuia lesta lesta.



LE FARFALLE di Ambra si conclude con un grido profondamente rodariano, ma non solo

Le farfalle volano libere

nell'aria

le farfalle volano verso

la libertà.

Le farfalle gridano contente

''W la libertà''.



ARCOBALENO di Stefania scopre che una cosa piccina può essere specchio di una grande

In un cesto c'era

una mora

e un fiorellino

di tanti colori

Tanti colori

in quel bel cestino

che sembrava

un arcobaleno.



SERA di Enrica ripropone parole e immagini antiche

E viene la sera

s'ode soltanto

il canto dei grilli,

il fruscio delle foglie,

l'acqua che scorre.

E la luna

sembra una palla d'oro

lanciata lassù dai bambini.



E così proseguendo, fino alla proposta finale di una bibliografia di libri di poesia per bambini disponibili alla biblioteca dei ragazzi o presenti tra i libri circolanti della biblioteca centro rete di sistema, una settantina di titoli, in quegli anni. Tre musicisti disegnati da un collaboratore generoso ed entusiasta, il maestro Mauro Maulini, e ispirati a Gelsomino nel paese dei bugiardi di Rodari coloravano il quaderno.

In esergo, come testo ispiratore del lavoro di tutti, IL CALAMAIO di Gianni Rodari



Che belle parole

se si potesse scrivere

con un raggio di sole.

Che parole d'argento

se si potesse scrivere

con un filo di vento.

Ma in fondo al calamaio

c'è un tesoro nascosto

e chi lo pesca scriverà

parole d'oro

col più nero inchiostro.



Ma c' è ancora qualcuno, ditemi, che sa che cosa sia un calamaio?


(C) Eleonora Bellini

mercoledì 3 giugno 2020

Rodari in biblioteca 3. Parole colorate


La biblioteca civica di un piccolo paese può ideare, promuovere e organizzare un'iniziativa originale, esemplare e ben curata su e per Gianni Rodari? Certamente. E' accaduto sedici anni fa a Borgo Ticino (provincia di Novara, Piemonte Orientale). 
Punto di partenza il percorso didattico che "ha permesso ai ragazzini delle scuole elementari di conoscere meglio un personaggio come Gianni Roadri, considerato dai critici il più importante scrittore italiano per ragazzi", scrisse nella presentazione Silvio Folino, allora assessore alla cultura. Lo spettacolo "Marionette in libertà" del Rufus Teatro di Torino, promosso e diffuso dal Sistema Bibliotecario del Medio Novarese, accompagnò e arricchì il percorso, che culminò con la mostra dell'artista Mauro Maulini, pittore, grafico, incisore e marionettista di fama non solo nazionale, nato come Rodari sul lago d'Orta. Un agile libretto con contributi di Walter Fochesato, Lorella Giudici, Silvio Folino ed Eleonora Bellini, rimane a documentare il felice lavoro svolto in spirito rodariano.
Ci piace ricordarlo anche qui, oggi, in occasione del centenario rodariano, riportando i contributi in filastrocca presenti nello scritto, indirizzato ai bambini, di Eleonora Bellini. Vi incontriamo i personaggi rodariani rappresentati da Maulini,  Gelsomino, il barone Lamberto. il ragioniere pesce del Cusio (altro nome del lago d'Orta).

1
Gelsomino  era un ragazzo di buon cuore,
con gran voce squillante da tenore,
che cercando nel mondo la sua via
arrivò un giorno al Regno di Bugia.
Tutto era falso in quel brutto Paese:
a palazzo una ciurma di pirati pretese
di far da re, ministri e ciambellani,
di far abbaiare i gatti e miagolare i cani.
Quella vita bugiarda era tortura
di viltà, di vergogna e di paura.
Ma bastò una verità scritta sul muro
con un pezzo di gesso e il cuore puro
a far fuggire tiranni e tirannia
a far cantare la gente in ogni via.

2
C'era due volte il barone Lamberto,
il nobiluomo che aveva scoperto
un arcano segreto dell'Egitto antico:
l'uomo rivive se il suo nome dico.
In questa storia sentirete invocare
"Lamberto, Lamberto" da chi non può cessare
di ripetere il nome del barone.
Poi incontrerete altre persone:
banchieri, banditi e un nipotastro
avido e infido, un vero giovinastro.

3
Non ha piedi ma pinne, lo potete vedere,
il signor Polaroli di Omegna ragioniere
il quale ha un solo scopo nella vita:
diventar pesce di lago. E con pazienza infinita
eglo ogni giorno si allena a nuotare
affinché pinne di pesce gli possano spuntare.
Qual è il motivo di così grande ardire?
Chi leggerà la storia lo potrà scoprire.



Concludiamo con una citazione dal testo di Fochesato sulle opere rodariane di Maulini: "Maulini si rivela attentissimo ad evitare ogni ridondanza, ogni banale ripetizione del testo: Piuttosto le sue sono letture - interpretazioni tese a catturare l'essenza e lo spirito del libro".

Il libretto (Comune di Borgo Ticino - Biblioteca Comunale, febbraio 2004), fuori commercio, è disponibile in diverse biblioteche italiane. Per sapere quali consultate l'OPAC SBN.