mercoledì 21 agosto 2019

Nel cuore di Yamato, di Aki Shimazaki


Yamato è uno dei tanti nomi con cui si puo' chiamare il Giappone.  Poi c’è Nihon, il più recente e diffuso, ma Giappone può anche dirsi Wa, o Akitsu Tonbo, letteralmente libellula, dall’immagine che l’imperatore Jinmu aveva pensato paragonando la forma del Paese a due libellule che si accoppiano. Questi nomi ritornano nella trama del romanzo che, attraverso le vicende dei suoi personaggi, che si intrecciano alla storia del Paese, ci permette di entrare nel cuore di una cultura e di una visione del mondo tradizionale che vanta, tra i suoi aspetti essenziali il rispetto per la natura e quello per la i concittadini. Sono cinque i personaggi che danno vita alla trama di Nel Cuore di Yamato, narrata tra passato e presente. L'arco temporale della storia va, infatti, dalla fine della seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri. 
Le vicende dei diversi personaggi si intersecano a volte le une con le altre. Vi spiccano l'amore sacrificato alla professione ma tuttavia profondo, i matrimoni combinati, spesso i piu' solidi e duraturi, l'etica del lavoro e del sacrificio, le cerimonie e le arti tradizionali. Tutto offre al lettore una discesa nel Giappone vero e vissuto, nel fascino delle sue tradizoni e anche nello spessore delle sue contraddizioni, nell'attenzione alle piccole cose belle, i fiori, le libellule, la musica fino ai grandi obiettivi di rinascita del Paese, prostrato dalla guerra, e agli eroici sforzi dei suo popolo. L'autrice vive in Canada da molti anni e nella sua scrittura si avvertono amore, nostalgia e ammirazione per il suo Giappone lontano, forse un poco idealizzato cosi' come il suo cielo blu il cui fascino arriva fino a noi attraverso alcuni versi di una canzone infantile accennata nel capitolo Tonbo. 
Gli occhiali delle libellule sono blu perche' sono volate nel cielo blu... Gli occhiali delle libellule sono splendenti perche' guardano il sole...
Storia di un Paese che lavora per diventare grande senza dimenticare di fermarsi un attimo nel ricordo e nella contemplazione delle piccole cose.


Aki Shimazaki, Nel cuore di Yamato, Feltrinelli 2019, trad. Cinzia Poli

venerdì 16 agosto 2019

Il pianista di Yarmouk, di Aeham Ahmad

Aeham Ahmad è un musicista nato nel 1988 a Damasco e, prima di riuscire ad emigrare felicemente in Germania, ha vissuto sempre nel campo di Yarmouk, campo destinato ad ospitare la minoranza palestinese in Siria. Come tutti coloro che fin dalla nascita vivono in una data situazione, il campo costituì per Aeham la normalità di una condizione di vita per lunghi anni. Il suo nonno era uno dei settecentomila palestinesi che nel 1948 vennero cacciati dalla loro patria dagli israeliani e, convinto che l'esilio sarebbe durato poco, aveva abbandonato tutti i suoi bene in Palestina. In Siria si ritrovò in condizione di grave povertà, tanto che il suo bambino di otto anni, che sarebbe poi stato il padre del nostro Aeham, non avendo potuto trovare cure adeguate per un virus che gli aveva colpito gli occhi, rimase cieco. Successivamente, per un fortunato caso, alcune infermiere, impegnate in una campagna di vaccini, favorirono l'ingresso del bambino in una scuola per non vedenti, nella quale, fra l'altro, egli imparò la musica, divenendo un bravo violinista. Con questo valoroso padre musicista, la mamma insegnante elementare di musica e il fratellino Ala, Aeham visse la sua infanzia nel campo, sorto nel 1954, tra i giochi con gli amici e lo studio del pianoforte, fortemente voluto da suo padre e, nei primi anni, per lui, bambino amante dei giochi, del movimento e delle corse come tutti i bambini, faticosissimo, perfino noioso. Un'infanzia difficile, diremmo noi, un triste destino. E invece, scrive il nostro autore: ''E' incredibile. Ogni volta che ripenso alla mia infanzia c'è sempre il sole. Non ricordo un solo giorno di pioggia. Ricordo il profumo del gelsomino, l'odore della saponetta all'olio di oliva con cui mi lavavo la faccia ogni mattino''. La Siria era ancora in pace a quei tempi. Poi giunsero la guerra e la distruzione, la paura e la ricerca di salvezza. Come protestare contro la guerra, come salvare un briciolo di umanità nel quartiere distrutto, come consolare i morti e i loro familiari, sopravvissuti nel corpo ma annientati nell'anima, come preservare l'innocenza nei bambini? Con la musica e con il canto, decidono Aeham e i suoi amici. Così il pianoforte esce nelle strade bombardate e sulle rovine si innalza la musica, protesta e lenitivo insieme.


Molti tentano di mettersi in salvo per raggiungere l'Europa e anche il nostro pianista affronta il viaggio, lungo e pericoloso. Dapprima via terra, poi attraverso il Mediterraneo, tra insidie e inganni, respingimenti, fino al superamento dei pericoli della rotta balcanica e del gioco del Caso, che sceglie le sue vittime, o le risparmia, con cecità assoluta. Come accade sempre nella Natura e nella Storia e come noi fatichiamo a credere. La storia di Aeham, narrata in prima persona, ha colpito molti in tutto il mondo, ma non abbastanza. La sua musica si ascolta facilmente su you tube e ha commosso molti, ma non abbastanza. per questo, vi proponiamo qui il brano I forgot my name, di tragica bellezza, di grande dolore ma anche di esemplare compostezza (potete ascoltarlo cliccando sul titolo)Vi invitiamo, inoltre,, quando sentite i media o i cinici agitatori delle folle riferire i casi dei migranti in balia delle onde del mare o del gelo dei monti in termini di numeri (40 sbarcati, 100 annegati, 10 assiderati) a ricordare che si tratta di persone, con le loro storie i loro affetti e i lori talenti, e a riflettere sul fatto che non sappiamo quanti artisti, scrittori, musicisti o anche quanti maestri, infermieri, ingegneri, interpreti, madri, padri, fratelli e sorelle giacciano negli abissi del Mediterraneo o nelle foreste dell'Est. Vi invitiamo inoltre a riflettere sulla storia di alcune regioni del nostro mondo e su quanto le radici di alcune drammatiche condizioni odierne, che causano povertà', migrazioni, esodi, conflitti, vengano da lontano e quanto l'Occidente, il nostro Occidente, ne sia coinvolto Nessuno di noi può chiamarsi fuori, nessuno può ritenersi indenne e lontano dalla tragedia, nessuno può dirsi totalmente innocente.

Aheam Ahmad, Il pianista di Yarmouk, La nave di Teseo 2018, traduzione di Lucia Ferrantini


sabato 6 luglio 2019

Animali nel buio, di Camilla Grebe


Malin, poliziotta nemmeno troppo brillante e portatrice di molti pregiudizi nei confronti degli immigrati, torna al paesello natale, Ormberg, per partecipare a un'indagine. Si tratta di un cold case che riguarda il cadaverino di una bimba mai identificata. Accanto a lei Peter e Hanna, criminologi di vaglia, capaci e brillanti, anche se la memoria della donna e' sempre piu' vacillante. L'indagine non e' semplice, dato che gli elementi in possesso degli investigatori sono pochissimi e che gli abitanti di Ormberg si chiudono in un mutismo astioso. Il paesello ormai langue, la fabbrica che dava lavoro a tutti e consentiva un discreto benessere, quel limitato benessere che coincide con il poter consumare e spendere nel fine settimana, ha chiuso i battenti. L'economia langue e l'astio cresce. Astio contro il governo e contro gli immigrati, dei quali peraltro in paese non si vede ombra. 
Il caso viene risolto alla fine in modo quasi fortuito, forse prevedibile, grazie anche a un diario segreto e a due ragazzini, Jake e Saga, paurosi, curiosi, determinati. Ma la vera svolta del libro avviene in relazione a Malin, la detective che ''non sono razzista ma, mentre noi svedesi siamo qui a languire senza lavoro, gli immigrati da anni, gia' da quando arrivavano dell'Est, hanno case e aiuti, senza far nulla, senza avere meritato nulla''. A niente valgono le osservazioni del collega che cerca di farla riflettere. Varra' la vita, pero', che le riserva, oltre che motivi di riflessione, anche un discreto shock. Malin, infatti, scoprira' che le sue origini non sono cosi' svedesi come credeva, anzi! Lo ''straniero'' e' in lei, nel profondo delle suo essere, nel suo DNA.
Un secondo motivo di interesse del giallo risiede nel racconto della malattia di Hanna, dolce creatura dall'intelligenza acuta, perfettamente consapevole del buio che si sta infiltrando nella sua mente, dei ricordi che svaniscono, dei collegamenti che si spappolano. E tuttavia ancora capace di resistere e di contribuire alla soluzione del caso.


Camilla Grebe, Animali nel buio, Einaudi 2018, trad. Sara Culeddu

venerdì 21 giugno 2019

Temi e variazioni, poesie di Boris Pasternak


Nella mia via, primavera, il pioppo allibisce,
l'orizzonte trema, paventa il crollo la casa, 
e come il fagotto di panni del paziente
dimesso dalla clinica azzurreggia l'aria.

La sera laggiu' e' vacua come un brano

che una stella lasci sospeso a mezz'aria,
per lo stupore dei mille occhi assordanti,
privi d'ogni espressione, in cui ti perdi.
(1918)


Temi e variazioni raccoglie poesie scritte da Pasternak tra il 1917 e il 1918, pubblicate poi nel 1923. Queste liriche dalla forte connotazione musicale furono composte dopo che l'addio alla professione di pianista era gia' stato definitivamente pronunciato dal poeta, che qui pare suonare un suo nuovo, originale spartito fatto di parole e versi. ''Raccolta tra le piu' criptiche, questa quarta pasternakiana, costellata di doppi dell'io lirico e fitta di rimandi intertestuali (...) da parte di un poeta che con una mano addita la soluzione dei suoi enignmi, e con l'altra cancella le sue tracce, mescolando le carte'', scrive nella introduzione Paola Ferretti, curatrice e traduttrice dell'opera, che per questo suo notevole lavoro ha pienamente meritato il Premio ''Achille Marazza'' per la traduzione poetica 2019.

Temi e variazioni, poesie di Boris Pasternak a cura di Paola Ferretti, Passigli 2018


mercoledì 22 maggio 2019

Il mio orecchio sul tuo cuore, di Hanif Kureishi

"Perché milioni di persone comuni - come quelle che vivevano nella nostra strada, come noi - commettevano i peggiori crimini immaginabili? La domanda successiva era: quando succederà di nuovo? Il fatto che una razza avesse tentato, letteralmente, di sterminare fisicamente un'altra razza era una verità scioccante, non tollerabile rispetto alle cose che ci piace credere di noi stessi [...] E quindi con l'Olocausto così vicino nella memoria (il barbiere che mi tagliava i capelli una volta mi mostrò il numero tatuato sul braccio) emerse una nuova forma di razzismo, questa volta diretto contro coloro che si trovavano nel vecchio Impero [...] Quel tipo di razzismo capace di farti perdere fiducia nella razionalità e nella giustizia del sistema politico britannico, che richiedeva immigrati e allo stesso tempo collaborava alla loro persecuzione". 

Hanif Kureishi, nato in Inghilterra nel 1954 da padre pakistano e madre inglese, in questo romanzo autobiografico ripercorre la storia della sua famiglia, in particolare riscoprendo suo padre. Dopo la sua morte, il figlio trova un suo dattiloscritto, un romanzo mai pubblicato, la cui lettura dà avvio a un viaggio nella memoria e nella consapevolezza di sé. Un’adolescenza indiana, così si intitola lo scritto inedito del padre di Hanif, narra la sua vita in India ai tempi del colonialismo britannico fino all'arrivo a Londra dove egli diviene impiegato all’ambasciata indiana e costruisce la sua nuova vita e la sua famiglia. Il sogno dell'uomo è quello di poter diventare uno scrittore le cui opere siano pubblicate, sogno che non si avvererà per l'uomo, ma sarà realizzato, con successo, dal figlio. La passione per la letteratura unisce padre e figlio, anche al di là della morte, sembra essere il significato ultimo de Il mio orecchio sul tuo cuore: "Non riesco a dire abbastanza che piacere sia stato questa vita di scrittura e come mi abbia sostenuto e abbia creato il me stesso che sono. E' da lì che sono partito, ed è lì che ancora ritorno. Forse facendo questo gli ho restituito qualcosa. Forse il debito è saldato". Il libro è interessantissimo anche per le acute e profonde note psicologiche e di costume che riguardano la vita di un ragazzo prima e di un giovane immigrato poi nella capitale britannica dagli anni Cinquanta agli anni Settanta del Novecento.  

Hanif Kureishi, Il mio orecchio sul tuo cuore, Bompiani 2004 

domenica 14 aprile 2019

Il nazismo e l'Antichita', di Johann Chapoutot

L'antichita' greca e romana occupo' un posto di primo piano nell'immaginario nazista e, per fondare la ''razza ariana'' negli splendori esemplari di Grecia e Roma, furono compiuti numerosi falsi storici, ricostruiti argomenti, capovolte realta', esercitata la piu' ampia propaganda. L'argomentazione posta alla base di tutto questo ''pensiero capovolto'' sosteneva che i Greci erano Uomini del Nord. Un sillogismo, abbastanza diffuso e abbastanza accettato nel XIX secolo, recitava: la civilta' viene dal nord. Per questo i Greci che fondarono la civilta' piu' illustre ed esemplare non possono che essere nordici, si affermo'. Chapoutot indaga e riferisce con linguaggio chiaro ed argomentazioni esaurienti tutti gli aspetti della strumentalizzazione e della deformazione della storia e della civita' antica che i nazisti operarono. Un esempio e' nel capitolo dedicato all'esaltazione della perfezione del corpo, basata sull'idea che i Greci avessero coltivato uno spirito agonistico pari ed uguale a quello dei Tedeschi, idea che sfocia nella consacrazione delle Olimpiadi del 1936, quando la fiamma olimpica arriva nella Berlino hitleriana. Queste Olimpiadi, oltre a celebrare il regime, assurgono a dimostrazione scientifica della derivazione dei Tedeschi ariani dai Greci antichi. Stupefacente e' anche scoprire come un folto stuolo di dotti ed accademici convalidarono con il crisma del loro status culturale queste teorie razziste ''La ragione accademica abdica ad ogni etica della verita' e diventa la docile serva di un'ideologia che le ordina di convertire il mito in verita' scientifica'' scrive l'autore. Per ottenere la perfetta deformazione della realta' storica i nazisti dovettero lottare contro il ''clan degli archeologi'', che si ostinavano a estrarre dai boschi della Germania delle rozze e sgraziate brocche, come ebbe ad affermare, lagnadosene, Hitler stesso. Chapoutot, che esplora tutti gli aspetti della strumentalizzazione e della falsificazione nazista della storia antica, ricostruita secondo criteri razziali (e razzisti), con un'espressione felice definisce i nazisti ''ladri di storia''.
L'autore osserva che ''Nel caso specifico del nazionalsocialismo siamo in presenza di una menzogna elevata a potenza'' e cita Hannah Arendt secondo la quale questa menzogna ''tradisce il fine ultimo della conquista del mondo, perche' soltanto in un mondo interamente controllato il dittatore totalitario puo' realizzare le sue menzogne e far avverare le sue profezie''.
Vi dice niente quest'ultima affermazione?

J. Chapoutot, Il nazismo e l'antichita', Einaudi 2017

mercoledì 3 aprile 2019

La doppia madre, di Michel Bussi

Malone ha tre anni e non si separa mai dal suo pupazzetto Guti. Guti gli racconta ogni sera una storia, di nascosto da Mamma-da, però. Perché mai? Perchè Malone deve ricordare tutto, deve imprimersi bene nella memoria tutte le storie, i luoghi e i fatti che la "mamma di prima" gli ha narrato e che gli ha raccomandato di non scordare mai. La memoria dei bambini piccoli è labile, si sa, per questo la "mamma di prima" gli ha fatto tante raccomandazioni. E Malone, che è un bambino obbediente e molto più maturo dei suoi tre anni e mezzo, le obbedisce in segreto. Ora Malone vive con Mamma-da e Papà-da, ai quali vuole bene, ma non ha nessuna intenzione di dimenticare la sua "mamma di prima". Così racconta e disegna per lo psicologo della scuola, Vasil Dragonman, la sua vita precedente, il castello con quattro torri, il bosco degli orchi, il mare e la nave. E gli confida che i suoi genitori non sono i suoi veri genitori. Vasil ritiene giusto contattare la polizia e prende appuntamento con la comandante Marianne Augresse, che però è impegnata nell'indagine su una rapina e sembra sottovalutare il suo racconto e l'urgenza di appurare se quanto il bimbo, che lo psicologo ritiene superdotato e molto affidabile, racconta di sé sia vero. Ma l'urgenza esiste, perché "per sostenere che la madre non è sua madre il bambino si aggrappa a frammenti di ricordi, ma tra qualche giorrno, tra qualche settimana, via via che crescerà, imparerà cose nuove, si riempirà la testa di nomi di animali, fiori, lettere e del mondo infinito che lo circonda, e i suoi ricordi più vecchi si cancelleranno. E, molto semplicemente, l'altra madre di cui ancora si ricorda, e la vita di prima di cui mi parla ogni volta che ci vediamo, per lui non saranno mai esistite!", sostiene Vasil.
Una trama intelligente, che si snoda tra costante suspence, approfondite notazioni psicologiche ed esistenziali, non priva di cenni alle contraddizioni sociali che caratterizzano i nostri giorni, appassiona e sostiene fino in fondo la lettura di questo romanzo di quasi cinquecento pagine. Bussi si conferma narratore elegante e intelligente, capace di trame profonde e, insieme, di notazioni ironiche e di costume. Il finale, poi, nelle sue storie è sempre una sorpresa.


Michel Bussi, La doppia madre, E/O 2018. Traduzione di Alberto Bracci Testasecca


venerdì 22 marzo 2019

Karl Marx, di Marcello Musto

A duecento anni dalla sua nascita, questo interessante saggio ripropone vita e pensiero di Karl Marx, filosofo, economista e umanista di vastissima cultura, restituendoci spazi di lettura e riflessione su elementi nuovi o trascurati delle sue opere, nonché su altri che la vulgata successiva alla caduta del muro di Berlino ha erroneamente etichettato come morti. Marcello Musto, invece, presenta Marx mettendo in rilievo, con argomentazioni approfondite, ma esposte con stile semplice e piacevole, elementi sinora trascurati dagli studiosi e dai divulgatori del filosofo tedesco. Un esempio è costituito dall'attenzione di Marx agli eventi e alla storia delle società extraeuropee. Citiamo solo la sua attenzione per la guerra di secessione americana, di cui Marx scrisse in diverse occasioni, notando come quella guerra non fosse tanto un conflitto di potere tra Nord e Sud degli States (questo aveva ritenuto Garibaldi, rifiutando l'invito del governo nordista ad assumere un posto di comando nel suo esercito), ma che la questione fondamentale di quel conflitto e la eventuale vittoria (o sconfitta) sarebbe stata o meno l'abolizione della schiavitù. Scriveva. infatti, in un articolo per il New-York Tribune "i popoli d'Europa sanno che una battaglia per la continuazione dell'Unione è una battaglia contro la prosecuzione del potere fondato sulla schiavitù - che in questo contesto la più alta forma di autogoverno popolare, realizzata fino a ora, sta dando battaglia alla più abbietta e vergognosa forma di schiavitù umana mai registrata negli annali della storia". Porre gli interessi dell'enorme massa di bianchi poveri del Nord al servizio dell'oligarchia schiavista sollecitando il loro desiderio di nuovi territori da colonizzare e prospettando che, grazie a questo, un giorno sarebbero diventati anche loro schiavisti, avrebbe prodotto, alla fine, una povertà e una schiavitù estreme della più ampia massa della popolazione. Lincoln, al contrario, mirava all'estinzione  della schiavitù (o almeno a un contenimento della stessa che, secondo le leggi economiche, ne avrebbe decretato l'estinzione). E Marx aveva ben compreso e spiegato questo elemento. E' superfluo sottolineare qui l'attualità di questa interpretazione e delle sue conseguenze pratiche.  
Nel libro si trovano molti altri elementi, tra i quali lo studio rivolto dal filosofo alle caratteristiche della proprietà comune nelle società precapitalistiche, la sua attenzione per l'antropologia e le scienze naturali, la stima che nutrì per le teorie di Darwin, lo studio dei cambiamenti in atto in Russia dopo l'abolizione della servitù della gleba, l'amore per i classici latini e greci che leggeva in originale, la letteratura e la poesia, la matematica che considerava passatempo e consolazione nei momenti difficili. Incontriamo, inoltre, in queste pagine, fatti della vita quotidiana della famiglia Marx, gli affetti, i lutti, la povertà, le amicizie e le antipatie, le malattie che tanto spesso colpirono i suoi familiari, l'amico Engels e lo stesso Karl, senza tuttavia mai minarne l'acume intellettuale e la forza morale. 
Musto sottolinea nella Prefazione che: "...determinante, al fine di una reinterpretazione complessiva dell'opera di Marx, è stata la pubblicazione della Marx-Engel- Gesamtausgabe, edizione storico critica completa delle loro opere. [...] Il nuovo scenario politico, seguito all'implosione dell'Unione Sovietica, ha anch'esso concorso a rinnovare la percezione di Marx. La fine del marxismo-leninismo lo ha liberato, infatti, dalle catene di un'ideologia sideralmente lontana dalla sua concezione di società".

Marcello Musto, Karl Marx. Biografia intellettuale e politica 1857-1883, Einaudi 2018.

domenica 17 marzo 2019

Khalil, di Yasmina Khadra

Quattro giovani kamikaze di Bruxelles sono votati a trasformare un pomeriggio di giubilo allo Stade de France di Parigi in lutto planetario. Khalil e' tra loro. La sua missione e' quella di farsi esplodere sulla RER stipata di tifosi dopo la partita. Ma qualcosa non funziona, la cintura esplosiva e' mal confezionata e l'esplosione non ha luogo. Il ragazzo si salva e, con lui, i viaggiatori. 
Yasmina Khadra anche in questo romanzo, come nei precedenti, propone una storia immaginaria profondamente ispirata alla realta'. Racconta con la voce di Khalil, si cala nella sua mente, gli offre parole e frasi, rivela a noi attraverso quali inesplorati meandri si snodi il fluire delle motivazioni e dei pensieri di un giovane terrorista europeo di origine maghrebina, educato e cresciuto in Belgio. Offre al ragazzo, attraverso il fallimento della sua missione di morte, l'occasione per ripensare alle proprie motivazioni, ripensamento difficile, costantemente negato, inquieto e disperato. Nonostante abbia perso nell'attentato alla metropolitana di Bruxelles la sorella gemella, la persona a lui piu' cara al mondo, Khalil oscilla tra la devozione ai ''fratelli'' e il dubbio sulla bonta' della sua causa, che la reazione di condanna del terrorismo da parte di Rayan, l'amico del cuore, e dei suoi stessi familiari gli insinuano nella mente. Senza piu' nessuna speranza e provato a fondo dal dolore per la perdita della sorella, il giovane accetta di essere arruolato per un attentato in Marocco, suo Paese d'origine. Qui opera finalmente la sua scelta, non senza tormento, ma in autonomia e accettandone lucidamente le conseguenze. 
Questo nuovo romanzo di Khadra induce alla riflessione sulla nostra epoca, sospesa tra la proclamazione e la presa di coscienza dei diritti e le insostenibili violenze delle guerre, quelle combattute su lontani campi di battaglia e di sterminio e quelle portate nel cuore di citta' e Paesi da giovani kamikaze ai quali morire provocando altre vittime innocenti sembra un atto di grande fede e di coraggio estremo.
Yasmina Khadra, Khalil, Sellerio 2018

martedì 12 marzo 2019

Nina e Teo, di Antonio Ventura e Alejandra Estrada

Nina, la bambina, legge e Teo, il gatto, la ascolta. I due amano lo stesso libro, come tutti coloro che si intendono alla perfezione e hanno molte cose in comune. Nina mostra un disegno al gatto e lui lo tocca con la zampa, leggermente, per non graffiare la pagina. Pare quasi voglia intrufolarsi nel libro, Teo, e infatti, a un certo punto, scompare. Poco dopo a Nina sembra che dalle pagine esca un miagolio. ''Non e' possibile!'' pensa la bambina. Eppure c'e' un gatto che corre tra le casse di pesce del mercato disegnato proprio sulla pagina seguente...
I disegni che raffigurano i protagonisti della storia con un solo colore per ciascuno, verde per la bimba e rosso per il gatto, colpiscono per la loro essenzialita' e per la loro raffinatezza insieme. Vivono sulla pagina bianca di carta uso mano e danno al lettore, per un attimo, la stessa emozione che gli trasmetterebbe sfogliare l'illustrazione originale.
Il libro e' un omaggio a Gabrielle Vincent, autrice delle famosissime storie di Ernest e Celestine, un pacifico orso e una topolina aspirante artista, che fanno incontrare due mondi diversissimi l'uno dall'altro.  

A. Ventura e A. Estrada, Nina e Teo, Kalandraka 2018 (trad. Elena Cannelli)