venerdì 22 marzo 2019

Karl Marx, di Marcello Musto

A duecento anni dalla sua nascita, questo interessante saggio ripropone vita e pensiero di Karl Marx, filosofo, economista e umanista di vastissima cultura, restituendoci spazi di lettura e riflessione su elementi nuovi o trascurati delle sue opere, nonché su altri che la vulgata successiva alla caduta del muro di Berlino ha erroneamente etichettato come morti. Marcello Musto, invece, presenta Marx mettendo in rilievo, con argomentazioni approfondite, ma esposte con stile semplice e piacevole, elementi sinora trascurati dagli studiosi e dai divulgatori del filosofo tedesco. Un esempio è costituito dall'attenzione di Marx agli eventi e alla storia delle società extraeuropee. Citiamo solo la sua attenzione per la guerra di secessione americana, di cui Marx scrisse in diverse occasioni, notando come quella guerra non fosse tanto un conflitto di potere tra Nord e Sud degli States (questo aveva ritenuto Garibaldi, rifiutando l'invito del governo nordista ad assumere un posto di comando nel suo esercito), ma che la questione fondamentale di quel conflitto e la eventuale vittoria (o sconfitta) sarebbe stata o meno l'abolizione della schiavitù. Scriveva. infatti, in un articolo per il New-York Tribune "i popoli d'Europa sanno che una battaglia per la continuazione dell'Unione è una battaglia contro la prosecuzione del potere fondato sulla schiavitù - che in questo contesto la più alta forma di autogoverno popolare, realizzata fino a ora, sta dando battaglia alla più abbietta e vergognosa forma di schiavitù umana mai registrata negli annali della storia". Porre gli interessi dell'enorme massa di bianchi poveri del Nord al servizio dell'oligarchia schiavista sollecitando il loro desiderio di nuovi territori da colonizzare e prospettando che, grazie a questo, un giorno sarebbero diventati anche loro schiavisti, avrebbe prodotto, alla fine, una povertà e una schiavitù estreme della più ampia massa della popolazione. Lincoln, al contrario, mirava all'estinzione  della schiavitù (o almeno a un contenimento della stessa che, secondo le leggi economiche, ne avrebbe decretato l'estinzione). E Marx aveva ben compreso e spiegato questo elemento. E' superfluo sottolineare qui l'attualità di questa interpretazione e delle sue conseguenze pratiche.  
Nel libro si trovano molti altri elementi, tra i quali lo studio rivolto dal filosofo alle caratteristiche della proprietà comune nelle società precapitalistiche, la sua attenzione per l'antropologia e le scienze naturali, la stima che nutrì per le teorie di Darwin, lo studio dei cambiamenti in atto in Russia dopo l'abolizione della servitù della gleba, l'amore per i classici latini e greci che leggeva in originale, la letteratura e la poesia, la matematica che considerava passatempo e consolazione nei momenti difficili. Incontriamo, inoltre, in queste pagine, fatti della vita quotidiana della famiglia Marx, gli affetti, i lutti, la povertà, le amicizie e le antipatie, le malattie che tanto spesso colpirono i suoi familiari, l'amico Engels e lo stesso Karl, senza tuttavia mai minarne l'acume intellettuale e la forza morale. 
Musto sottolinea nella Prefazione che: "...determinante, al fine di una reinterpretazione complessiva dell'opera di Marx, è stata la pubblicazione della Marx-Engel- Gesamtausgabe, edizione storico critica completa delle loro opere. [...] Il nuovo scenario politico, seguito all'implosione dell'Unione Sovietica, ha anch'esso concorso a rinnovare la percezione di Marx. La fine del marxismo-leninismo lo ha liberato, infatti, dalle catene di un'ideologia sideralmente lontana dalla sua concezione di società".

Marcello Musto, Karl Marx. Biografia intellettuale e politica 1857-1883, Einaudi 2018.

domenica 17 marzo 2019

Khalil, di Yasmina Khadra

Quattro giovani kamikaze di Bruxelles sono votati a trasformare un pomeriggio di giubilo allo Stade de France di Parigi in lutto planetario. Khalil e' tra loro. La sua missione e' quella di farsi esplodere sulla RER stipata di tifosi dopo la partita. Ma qualcosa non funziona, la cintura esplosiva e' mal confezionata e l'esplosione non ha luogo. Il ragazzo si salva e, con lui, i viaggiatori. 
Yasmina Khadra anche in questo romanzo, come nei precedenti, propone una storia immaginaria profondamente ispirata alla realta'. Racconta con la voce di Khalil, si cala nella sua mente, gli offre parole e frasi, rivela a noi attraverso quali inesplorati meandri si snodi il fluire delle motivazioni e dei pensieri di un giovane terrorista europeo di origine maghrebina, educato e cresciuto in Belgio. Offre al ragazzo, attraverso il fallimento della sua missione di morte, l'occasione per ripensare alle proprie motivazioni, ripensamento difficile, costantemente negato, inquieto e disperato. Nonostante abbia perso nell'attentato alla metropolitana di Bruxelles la sorella gemella, la persona a lui piu' cara al mondo, Khalil oscilla tra la devozione ai ''fratelli'' e il dubbio sulla bonta' della sua causa, che la reazione di condanna del terrorismo da parte di Rayan, l'amico del cuore, e dei suoi stessi familiari gli insinuano nella mente. Senza piu' nessuna speranza e provato a fondo dal dolore per la perdita della sorella, il giovane accetta di essere arruolato per un attentato in Marocco, suo Paese d'origine. Qui opera finalmente la sua scelta, non senza tormento, ma in autonomia e accettandone lucidamente le conseguenze. 
Questo nuovo romanzo di Khadra induce alla riflessione sulla nostra epoca, sospesa tra la proclamazione e la presa di coscienza dei diritti e le insostenibili violenze delle guerre, quelle combattute su lontani campi di battaglia e di sterminio e quelle portate nel cuore di citta' e Paesi da giovani kamikaze ai quali morire provocando altre vittime innocenti sembra un atto di grande fede e di coraggio estremo.
Yasmina Khadra, Khalil, Sellerio 2018

martedì 12 marzo 2019

Nina e Teo, di Antonio Ventura e Alejandra Estrada

Nina, la bambina, legge e Teo, il gatto, la ascolta. I due amano lo stesso libro, come tutti coloro che si intendono alla perfezione e hanno molte cose in comune. Nina mostra un disegno al gatto e lui lo tocca con la zampa, leggermente, per non graffiare la pagina. Pare quasi voglia intrufolarsi nel libro, Teo, e infatti, a un certo punto, scompare. Poco dopo a Nina sembra che dalle pagine esca un miagolio. ''Non e' possibile!'' pensa la bambina. Eppure c'e' un gatto che corre tra le casse di pesce del mercato disegnato proprio sulla pagina seguente...
I disegni che raffigurano i protagonisti della storia con un solo colore per ciascuno, verde per la bimba e rosso per il gatto, colpiscono per la loro essenzialita' e per la loro raffinatezza insieme. Vivono sulla pagina bianca di carta uso mano e danno al lettore, per un attimo, la stessa emozione che gli trasmetterebbe sfogliare l'illustrazione originale.
Il libro e' un omaggio a Gabrielle Vincent, autrice delle famosissime storie di Ernest e Celestine, un pacifico orso e una topolina aspirante artista, che fanno incontrare due mondi diversissimi l'uno dall'altro.  

A. Ventura e A. Estrada, Nina e Teo, Kalandraka 2018 (trad. Elena Cannelli)

La casa in riva al mare di Eleonora Bellini illustrato da Cristina Picciolini



Questa storia in rima tra il deserto e il mare racconta di un papà che parte e va lontano lontano. Fino a quando la porta di una piccola casa in riva al mare si apre per lui e lo accolgono un lupo che non è un vero lupo e due gatti, uno bianco e uno nero.
I loro occhi sorridono al nuovo arrivato, la stanza si illumina, il cuore trova conforto e vola verso un finale felice, come in una fiaba.
Questo albo si propone di parlare ai piccoli di un tema grande, quello delle migrazioni, attraverso versi semplici e armoniosi e immagini calde e luminose.
Non per rendere semplice ciò che è complesso e nemmeno per nascondere ciò che è difficile, triste, a volte doloroso, ma per aprire una finestra sul mondo, quello lontano e quello vicino insieme, e soprattutto per dare forza al cuore e alla ragione. Quella forza che, come nelle fiabe classiche, consente di superare ostacoli e barriere e di vedere riconosciuti spazi e affetti; qui con la complicità solidale e rasserenante di un vecchio, solitario lupo di mare e di due gatti dagli opposti colori che vivono in pace, l’uno accanto all’altro.

Autore: Eleonora Bellini
Illustrato da: Cristina Picciolini
Editore: Fabbrica dei Segni Editore
Collana: Orizzonte scalzo
Anno: 2019
Numero di pagine: 26
Età: da 3 anni
Tematica: accoglienza, affetto, migrazione
https://fabbricadeisegni.it/prodotto/la-casa-in-riva-al-mare/

mercoledì 6 marzo 2019

I sette peccati capitali dell'economia italiana, di Carlo Cottarelli

I sette peccati capitali di cui si macchia l'economia italiana, descritti da Carlo Cottarelli in questo libro, sono l’evasione fiscale, la corruzione, la soffocante burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, il divario tra Nord e Sud e la difficoltà a convivere con l’euro. A ciascuno è dedicato un capitolo. Facendo tesoro delle sue molteplici esperienze internazionali, Cottarelli spiega con chiarezza in che cosa consistano i vizi e quali potrebbero essere i rimedi per ricondurre il nostro Paese alla virtu'. 
L'evasione fiscale pesa in Italia molto piu' che negli Stati Uniti (60% circa contro 40%) ed e' dovuta ovviamente ai lavoratori autonomi. Alla gravita' morale in se' del fenomeno si aggiunge anche il fatto che nel nostro Paese i lavoratori autonomi sono in misura molto piu' alta che all'estero, quindi il danno erariale, in proporzione, e' maggiore. Evasione e corruzione possono inoltre autoalimentarsi a vicenda, anche perche' condoni fiscali ricorrenti, pur se proposti successivamente sotto nomi sempre diversi, risultano diseducativi per i cittadini, ingiusti nei confronti degli onesti, incentivo ai disonesti. La severita' delle pene, da sola, non sempre ottiene i risultati sperati.
Un concetto che viene troppo spesso trascurato quando si parla di futuro economico e di benessere della nazione, sostiene Cottarelli, e' quello di capitale sociale. Il capitale sociale consiste nell'esercizio consapevole, da parte dei cittadini, di quell'insieme di comportamenti e di rispetto delle regole di convivenza che induce a comportarsi in modo corretto e responsabile, nell'osservanza delle leggi e nella capacita' di identificarsi nell'altro per perseguire i bene comune. Si tratta di tutto cio' che serve a interiorizzare gli effetti del proprio comportamento individuale sulla società tutta. Il capitale sociale puo' essere insegnato attraverso l'educazione e l'apprendimento scolastico, ma poi deve essere interiorizzato. Riusciranno a farlo gli italiani, che troppo spesso amano ''fare i furbi''?
Nel libro, infine, si svela l'infondatezza di tanti discorsi correnti e perfino di tante ''bufale'', soprattutto nel caso del rifiuto dell'euro e dell'Unione Europea. 
''Come non bastano le antiche glorie a darci la grandezza presente, così non bastano i presenti difetti a toglierci la grandezza futura, se sappiamo volere, se vogliamo sinceramente rinnovarci''. Questa citazione di Piero Gobetti, posta in esergo al libro, ne sintetizza bene il contenuto e insieme indica una prospettiva e una esortazione all'azione. Perche' il tempo per salvare l'Italia non e' piu' molto. Numerose nuvole torneranno presto a oscurare di nuovo l'orizzonte.

 Carlo Cottarelli, I sette peccati capitali dell'economia italiana, Feltrinelli 2018.

martedì 5 marzo 2019

Ottocento in collezione. Dai Macchiaioli a Segantini, il catalogo

La mostra “Ottocento in collezione. Dai Macchiaioli a Segantini“, da poco conclusa al castello di Novara, ha proposto al pubblico un interessantissimo percorso, in 74 dipinti e 6 sculture,  attraverso l'arte dall’Unità d’Italia fino ai primi del Novecento. Le otto sezioni tematiche proposte ai visitatori: Il Risorgimento nazionale tra epica e cronaca; L’Italia delle regioni: scene di città ed episodi quotidiani; La varietà del paesaggio italiano; Il quotidiano famigliare della nuova borghesia; Uno sguardo oltre il confine: gli italiani a Parigi e la Maison Goupil; Suggestioni dall’esotico; Il lavoro e la nuova sensibilità ai risvolti sociali; Oltre il confine, hanno dispiegato dinanzi agli occhi e alla mente di chi si aggirava tra le sale, ammaliato nella meraviglia delle tele, scorci di arte e di rara bellezza.
Rimane il Catalogo, a testimonianza e memoria, dell'evento. Ma non solo. Si tratta di un volume di grande formato, di ben 383 pagine, che ripropone non solo il percorso della mostra, ma illustra attraverso due saggi dei curatori della mostra, Elisabetta Staudacher e Sergio Rebora, l'evoluzione del mercato dell'arte in Italia nel'Ottocento e le tipologie di costituzione delle raccolte private insieme al ruolo che ebbe, anche in questo campo, la nascente borghesia imprenditoriale. Un documentato Regesto degli artisti in mostra, naturalmente presenti nel catalogo, chiude l'opera. Vi troviamo: Gerolamo e Domenico Induno, Gioacchino Toma, Luigi Nono, Sebastiano De Albertis, Giovanni Fattori, Mose' Bianchi, Telemaco Signorini, Filippo Palizzi, Antonio Fontanesi, Gugliemo Ciardi, Filippo Carcano, Eugenio Gignous, Ettore Tito, Carlo Fornara, Angelo Morbelli, Silvestro Lega, Emilio Longoni, Odoardo Borrani, Giuseppe Sciuti, Giacomo Favretto, Tranquillo Cremona, Giuseppe Grandi, Daniele Ranzoni, Vittorio Matteo Corcos, Eugenio Pellini, Paolo Troubetzkoy, Giuseppe De Nittis, Giovanni Boldini, Federico Zandomeneghi, Francesco Paolo Michetti, Antonio Mancini, Vincenzo Gemito, Federico Faruffini, Alberto Pasini, Domenico Morell, Medardo Rosso, Plinio Nomellini, Giovanni Pellizza Da Volpedo, Giovanni Segantini, Cesare Maggi, Gaetano Previati. 


Ottocento in collezione. Dai Macchiaioli a Segantini, METS 2018

domenica 27 gennaio 2019

Dora Bruder, di Patrick Modiano

«Scrivendo questo libro, ho lanciato degli appelli, come fari che purtroppo dubito possano rischiarare la notte. Ma spero sempre». Al principio degli anni Novanta del Novecento, Patrick Modiano si imbatte per caso in un ritaglio di giornale del 31 dicembre 1941, che riporta l'avviso di ricerca di una ragazzina di 15 anni, Dora Bruder, m. 1.55, volto ovale, occhi castano grigi, cappotto sportivo grigio, pullover bordeaux, gonna e cappello blu marina, scarpe sportive color marrone. Inizia a ricercarne le tracce a partire dal quartiere di Boulevard Ornano, che conosce bene, perche' lo frequentava da bambino insieme alla sua mamma. I ricordi dell'infanzia si avvicendano nella narrazione ai tasselli, sempre troppo pochi e fuggevoli, che la ricerca permette di ordinare l'uno accanto all'altro. Modiano insegue le tracce della ragazza, ebrea ma non dichiarata come tale all'anagrafe dal padre, attraverso la citta' e attraverso gli archivi, quelli almeno che non sono stati distrutti per nascondere l'infamia della connivenza assoluta col nazismo del governo di Vichy. Con determinazione, quasi si trattasse di una sfida o di un'ineludibile missione, lo scrittore persegue il suo intento, per restituire qualche brandello di giustizia alla storia e per sottrarre la ragazza, sepolta, come innumerevoli altri, nelle tenebre dell'oblio. Segue Dora che fugge da casa una domenica sera di dicembre, quando sarebbe dovuta rientrare nel collegio di suore a cui era iscritta. Le sue tracce si perdono poi per lunghi mesi, fino a quando un rapporto di polizia segnala che la ragazza e' rientrata a casa, da sua madre. Poi, di nuovo, una traccia riappare e sappiamo che Dora il 13 agosto 1941 viene internata nel campo di Drancy e che, prima ancora, era rinchiusa nel centro di internamento delle Tourelles. Sicuramente era stata arrestata per strada, ipotizza Modiano, convinto che la ragazza si fosse fatta prendere proprio in quel lugubre e gelido mese di febbraio, quando la Polizia delle questioni ebraiche si appostava nei corridoi del metro, all'ingresso dei cinema o all'uscita dei teatri. Ed e' proprio la banalita' e l'anonimato di questa adolescente, che si muove in un mondo quotidiano normale e senza scosse, fino a quando una tragedia epocale non la porta a fondo, a impegnare lo scrittore affinche' possa esserle restituita una fisionomia, una molecola di memoria. Modiano recupera pochi documenti, descrive un paio di vecchie foto di Dora bambina vestita di bianco e, cosi' facendo, senza enfasi, ma con la semplicita' del cronista delinea tutto lo spessore della tragedia dell'olocausto e tutta la vergogna delle autorita' francesi conniventi con la barbarie nazista, quelle che Ti convocano. Ti internano. E a te piacerebbe capire il perche'. Queste tre frasi secche e lapidarie trasmettono in modo perfino piu' efficace di lunghe orazioni tutto l'orrore dello stermino. Di ogni sterminio, quello nazista e quelli che, innanzando muri e deliberando leggi ingiuste, ancora minacciano e incombono.
Il primo giugno 2015 a Parigi, nel XVIII arrondissement, lo scrittore ha inaugurato la promenade Dora Bruder. Contro la volonta' dei nazisti, che avrebbero voluto seppellire nell'oblio, cancellandone perfino il nome, Dora e tutte le altre migliaia di bambini e adolescenti strappati a Parigi per farli morire ad Auschwitz. 
A Patrick Modiano e' stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura 2014.

Patrick Modiano, Dora Bruder, Guanda 1997

mercoledì 23 gennaio 2019

La guerra di Catherine, di Julia Billet e Claire Fauvel


1941. La Francia e' invasa dalle truppe tedesche. Rachel, una ragazzina ebrea, studia alla Maison des enfants de Sèvres, che mette in atto metodi educativi avanzati, molto rispettosi della liberta' dei bambini. I genitori, dei quali non ha piu' notizia, l'hanno iscritta a questo istituto per proteggerla dai pericoli della guerra e dell'invasione nazista. Qui Rachel scopre la passione per la fotografia e non si separa mai dalla sua Rolleiflex, la macchina fotografica che l'aiuta a guardare le persone e il mondo in profondita', oltre le apparenze. Quando la persecuzione degli ebrei si intensifica, la ragazzina, come le sue compagne e i suoi compagni di scuola, deve cambiare nome. Si chiamera' Catherine. E come Catherine sara' costretta a fuggire e a nascondersi da un paese all'altro della Francia, grazie a una rete di solidarieta' molto estesa. Avra' la fortuna di scampare alle retate naziste e di poter tornare infine, quattro anni dopo, nella sua Parigi finalmente liberata. La storia raccontata dalla Billet si ispira a fatti reali della vita di sua madre, Tamo Cohen, bimba ebrea nascosta nella Maison de Sèvres. 
La guerra di Catherine, riuscitissima graphic novel illustrata da Claire Fauvel, nasce dall'omonimo romanzo e rende omaggio alla fotografia come arte e insieme alle organizzazioni resistenziali che salvarono molte vite umane. Perche' anche quando i lupi urlano a morte ci sono donne e uomini che restano fedeli all'umanita'.

J. Billet e C. Fauvel, La guerra di Catherine, Mondadori 2017 

sabato 19 gennaio 2019

Puo' una bibliotecaria/un bibliotecario non leggere libri?


Chi lavora in biblioteca si sente dire spesso: "Che fortuna! Chissa' quanti libri puoi leggere. Deve essere bello trascorrere le giornate leggendo libri. Piacerebbe anche e me!". Quasi sempre l'interlocutore sottintende inoltre, dopo"leggendo libri", la parola "gratis".
Il mestiere di bibliotecaria/o, pero' e in tutta verita', non comporta la possibilita' di leggere libri nelle ore di lavoro.
Premesso che i libri non saltano da soli sugli scaffali in ordine casuale e men che meno in schiera ben ordinata, nelle ore di lavoro in biblioteca il bibliotecario o la bibliotecaria fanno altro. Eseguono principalmente le seguenti operazioni (se non le eseguono si tratta di bibliotecari negligenti o incompetenti):
  • programmano l'aggiornamento dei fondi della loro biblioteca in relazione alla sua storia, alla sua specificita', ai suoi utenti reali e anche, forse soprattutto, ai potenziali;
  • elaborano un piano degli acquisti che non comprendera' solo libri, ma anche periodici, film, musica;
  • consapevoli degli spazi di accesso al sapere che web e digitali aprono, ne studiano le oppurtunita' reali e l'utilita' per la biblioteca in cui lavorano;
  • catalogano e ordinano le raccolte con procedure coerenti e rigorose, che hanno anche la funzione di orientare i lettori e, se la biblioteca non e' di grandi dimensioni, di renderli autonomi nella ricerca e di accrescere le loro conoscenze in fatto di libri e lettura. Questo compito e' molto importante e direi fondamentale soprattutto nelle cittadine e nei paesi, che in Italia non sono pochi, nei quali non esistono librerie ben fornite e documentate. Ed e' ancora piu' importante se lo pensiamo rivolto ai bambini e ai ragazzi (Ricordate l'affermazione di Umberto Eco: vado in biblioteca non per cercare i libri che conosco, ma per trovarvi quelli che non conosco?);
  • elaborano e aggiornano bibliografie su temi dibattuti, attuali, importanti, divertenti, curiosi, trascurati ma interessanti ecc.; le promuovono e le diffondono presso gli utenti;
  • favoriscono il contatto dei lettori adulti e bambini con scrittori o esperti del libro, quando questo e' possibile (il limite a questo tipo di iniziativa di solito e' dato da mancanza di risorse economiche e, qualche volta, da inidoneita' degli spazi disponibili);
  • comunicano la biblioteca e i suoi libri in modi adatti e finalizzati alle diverse tipologie (eta', professione, nazionalita', grado di istruzione, ecc.) dei cittadini che vivono sul territorio di competenza;
  • registrano i prestiti, svolgono consulenza nei confronti di chi fa ricerche particolari (adesso si dice reference), illustrano le tipologie di cataloghi consultabili in sede oppure on line, le loro modalita' di funzionamento e potenzialita', indirizzano alle diverse sale e le sorvegliano se necessario, riproducono copie cartacee o digitali di pagine o documenti, rispondono a domande specifiche poste di persona, via posta elettronica, per telefono o altro; talvolta indirizzano pure le persone ad altri servizi come quelli sociali, le agenzie per il lavoro eccetera...;
  • e molte altre cose, infine, come la timbratura, etichettatura, foderatura spolveratura e riparazione dei volumi; la verifica di quali volumi non siano restituiti, quali sottratti, quali danneggiati e usurati, in modo da prendere i provvedimenti necessari sia nei confronti dell'utenza che riguardo alla salvaguardia del patrimonio della biblioteca; come l'organizzazione e riorganizzazione degli spazi interni alla biblioteca sia in relazione ai documenti librari sia in relazione all'utenza; come la redazione e l'aggiornamento degli inventari.
Detto questo e non detto cio' che di certo ho dimenticato, e' chiaro che il bibliotecario, quando e' in servizio, non legge libri. O ne legge quel che poco che basta a classificarli, quando nella biblioteca si utilizza la CDD, oppure a elaborare uno o piu' soggetti coerenti con il contenuto di ciascun testo: titolo, sottotitolo, indice, prefazione, scheda editoriale, notizia sull'autore, qualche pagina qua e la' se permangono dubbi.
Ma la domanda di apertura si riferiva al leggere libri fuori dalla biblioteca, a casa, al bar, sul tram, sul divano o a letto: puo' un bibliotecario/a non leggere nulla o poco nel suo tempo libero? Certo che no. Chi non ama la parola scritta, chi non ama leggere libri, chi fatica a prenderne in mano almeno una dozzina l'anno, chi non si ferma davanti alla vetrina di una libreria, chi non sbircia oltre la porta di una biblioteca, chi non occhieggia curioso le bancarelle degli usati non e' adatto al mestiere di bibliotecario/a (mi piacerebbe poter dire che non e' adatto nemmeno a molti altri mestieri e forse a nessuno, ma in questo, lo riconosco, sono di parte e quindi faccio finta di non averlo detto e nemmeno pensato). Perche' quello del bibliotecario/a e' un mestiere profondamente concettuale, in cui il pensiero va esercitato, sollecitato, rinnovato, aperto. "Anche solo per piazzare i libri sugli scaffali?" chiedera' qualcuno. "Anche solo per per questo, o forse soprattutto per questo" rispondo. Perche' chi non ama i libri come testimoni di vita, di storia, di umanita', chi non ama leggerli, insomma, e averli tra le mani ogni giorno, chi non ama comunicarli agli altri, al piu' alto numero di persone a lui possibile, non potra' fare il bibliotecario/a. Non ne avra' la competenza, l'entusiasmo e la disponibilita', doti che ogni libro richiede, esige, pretende. Se no ti casca in testa e ti fa male.



martedì 15 gennaio 2019

Il quaderno rosso, di Michel Bussi

Port-de-Bouc
Leyli, giovane donna originaria del Mali vive a Port-de-Bouc, vicino a Marsiglia, in un appartamento minuscolo. Il suo viaggio dal Mali verso l'Europa è stato tremendo e sconvolgente, irto di difficoltà e di violenza. Infine la donna è riuscita a raggiungere la Francia, a trovare lavoro, dapprima precario e poi a tempo pieno. Ora finalmente ha le carte in regola per richiedere all'assistenza sociale una casa più grande, nella quale i suoi tre figli possano trovare tutto lo spazio necessario, condividendo l'amore di una madre coraggiosa e guardando al futuro con fiducia. 
"Tre anni a sopportare umiliazioni, battute di caccia al clandestino, fregature, ricatti, schiavitù, ma tenevo duro perché mese dopo mese accumulavo semestri. Accettavo perfino di lavorare gratis pur di avere il pezzo di carta. Alla fine ho capito che era questo il motivo per cui lo Stato ci lasciava in pace: noi invisibili paghiamo le tasse, consumiamo, ci pieghiamo a tutti doveri come gli altri cittadini e non pretendiamo il minimo diritto", afferma la donna.
Tuttavia Leyla nasconde un segreto, pesante e da tenere ben nascosto, come fosse un tesoro. Un segreto che le pare quasi come un'assicurazione, una garanzia per il futuro della famiglia.
Nel romanzo non manca la tensione tipica del giallo, ma occupa un posto importante e non secondario la riflessione sul tema dei migranti, del loro percorso per raggiungere l'Europa, dello sfruttamento a cui sono sottoposti, particolarmente le donne, delle frontiere oltrepassate, ciascuna incastonata in modo indelebile nella memoria, tappa precaria, ma anche granello in più infilato nel rosario delle speranze.
I guadagni illeciti sulla pelle dei migranti, le ambiguità perfino da parte di alcuni funzionari e preposti all'accoglienza, i drammi dei richiedenti asilo che sono obbligati a “girare in tondo all’infinito, sportello A, sportello B, sportello C, uffici per gli alloggi popolari, comune, prefettura, ufficio immigrazione e integrazione, ognuno aggrappato ai propri moduli, ottenebrato dalle caselle da riempire”, vengono narrate senza mezzi termini e assurgono spesso alla forza della denuncia politica.
Bussi, scrittore francese di gialli attualmente più venduto oltralpe e secondo più letto in Francia, preferisce definire questo suo libro non thriller, ma romanzo umanista, che si occupa di eroi ordinari i quali si trovano in luoghi ordinari, ma in situazioni straordinarie.
Libro in cui i colpi di scena si susseguono a ritmo incalzante e in cui la verità dei fatti si chiarisce progressivamente, ma in modo sempre nuovo e inatteso, Il quaderno rosso appassiona il lettore in ogni sua pagina e , fatto non secondario, lo induce a riflettere.

M. Bussi, Il quaderno rosso, Edizioni E/O 2018, traduzione di Alberto Bracci Testasecca