Dalla Spagna anticamente numerosi ebrei, per sfuggire all'Inquisizione cattolica, si rifugiarono nella cittadina di Foix, nella Francia meridionale. Di lì partirono poi verso altri paesi ed altre città prendendo come cognome il nome della cittadina di provenienza, anziché il "difficile" patronimico ebraico. Si formarono così i cognomi Foa, Foà, Fuà, Fois. Il nonno di Arnoldo, figlio di un editore di testi sacri in ebraico in Casale Monferrato, fu professore di lettere all'Università di Torino. Queste le poche notizie che Foà ha dei suoi antenati, troppo poche per lui che avrebbe voluto "conoscerne la vita, i pensieri, le gioie, le sofferenze". Ciò che si sa di chi ci ha preceduto, sostiene, è ciò che è stato scritto e tramandato. Non è difficile pensare che anche questa autobiografia del nostro grande attore, dedicata alle sue figlie, muova proprio dal desiderio di lasciare nel ricordo la "verità" sui fatti della sua lunga vita. Il racconto comincia dall'infanzia, quella di un bambino coraggioso e caparbio che a otto anni scappa di casa e, nell'occasione, compone i primi versi della sua vita. La vita difficile degli esordi di un giovane che, pur favorito da alcuni fortunati incontri, conosce la persecuzione razziale ed è costretto ad affrontare la prime prove di recitazione sotto falso nome, perché ebreo. E poi seguono le storie delle donne amate; delle tante attività intraprese - radio, televisione, teatro, scrittura, arte -; dei numerosi amici incontrati sul set dei film in Italia e all'estero, sui palcoscenici teatrali, negli appuntamenti quotidiani, anche. Arnoldo Foà non racconta solo la sua storia personale, ma anche quella di eventi che sente come "la tragedia di un secolo"e che non vorrebbe fossero mai dimenticati.
giovedì 19 settembre 2013
martedì 27 agosto 2013
L'ironia della scimmia, di Loriano Macchiavelli
Ha il volto umano e lo sguardo
beffardo la scimmia del dipinto settecentesco di Francesco Malagoli, “La
scimmia che ride”, quadro di piccole dimensioni e di valore non eccezionale, ma
importantissimo nel più recente romanzo di Loriano Macchiavelli, L’ironia della scimmia. Il dipinto, si
narra, fu nello studio di Mussolini prigioniero al Gran Sasso e il dittatore vi
nascose il proprio testamento. E’ naturale, dunque, che alla scimmia che ride si interessino servizi segreti italiani,
inglesi, agenti della CIA deviati estremamente crudeli e violenti, perché non è
interesse dei potenti, né allora, né oggi, “divulgare segreti politici della
Seconda Guerra Mondiale; rendere pubblici i vergognosi traffici di chi ha
sconvolto l’Umanità…” Abbiamo qui a che
fare con una nuova indagine per Sarti Antonio, il questurino bolognese
tormentato dalla colite ed amante del buon caffè. Si tratta di un’indagine più
ardua del solito, che lo condurrà sino a L’Aquila ed ai suoi monti e che lo
metterà di fronte ad un intreccio delittuoso particolarmente intricato: dal “semplice”
furto di auto e di opere d’arte, all’omicidio, alla strage, al sospetto di
terrorismo internazionale. Sarti Antonio è un uomo onesto, ma non è un eroe;
brilla più per memoria che per intelligenza; non ama le armi, né rischiare la
pelle. Gli costerà molto, addirittura la subordinazione temporanea al tenente Castillo
dell’Arma dei carabinieri, fare un poco di luce sull’intrico tra intrighi del
passato e crimini del presente nel quale si trova invischiato: realtà tragiche
ed oscure, fantasie indagatrici ma impotenti.
Loriano Machiavelli, L'ironia della scimmia, Mondadori 2013.
Loriano Machiavelli, L'ironia della scimmia, Mondadori 2013.
lunedì 12 agosto 2013
Ingens Sylva, di Enzo Paci
Ingens Sylva è un'opera esemplare di Enzo Paci (1911- 1978), una delle maggiori personalità della nostra filosofia del Novecento. Vi sono esaminate la biografia e l'opera di Giambattista Vico, a partire dal rapporto tra "l'esistenza e l'opera", argomento del primo capitolo: "la vita di G. B. Vico - afferma Paci - avrebbe potuto offrire il contenuto e la materia ad un romanzo di Thomas Mann, scrittore che certamente avrebbe visto, nella malattia e nel carattere di Vico, il segno del suo destino di uomo dello spirito" (p. 3). Nella vita del filosofo napoletano, sostiene Paci, "sono in lotta due opposti motivi, un motivo pessimistico ed uno ottimistico [...], due opposte tendenze che si esprimono in forma dualistica tra finitezza umana, "bestialità", e valore dell'opera, "eroicità" dell'uomo. La prima espressione di tale crisi è presente nella "lucreziana" canzone giovanile del Vico, Affetti di un disperato. Le "aspre selve, solinghe, orride e meste" di Vatolla, nel Cilento, paese in cui il filosofo soggiornò come precettore per ben nove anni, vengono contrapposte nella canzone ad una chiesetta, umile e modesta, ma inconfondibile "segno di civiltà". Sono gli anni della crisi religiosa ed esistenziale del Vico, anni che segnano la nascita e l'indirizzo del suo pensiero, profondamente "nuovo" ed originale, non ignaro né dei grandi dell'antichità né del nuovo pensiero scientifico che si andava affermando (Gassendi).
Segue l'analisi delle opere successive del Vico, sempre alla luce di questo dualismo. E' una lettura, quella di Paci, che si differenzia di molto dalle letture idealistiche dell'opera vichiana allora dominanti. L'interesse di Paci per Vico, infatti, è contemporaneo al suo approfondito confronto con Croce sul tema del "vitale".
"... in Vico è possibile ritrovare una vera e propria metodologia della storia" conclude Paci "che coincide con la sua filosofia e nella quale viene risolto il problema del rapporto tra filologia e filosofia" (philologia atque philosophia geminae ortae). La sintesi dialettica "natura-spirito" è resa possibile secondo Vico dal mito, dalla fantasia, dall'immagine che l'uomo "crea" e con la quale comprende il passato e lo proietta nel futuro: l'uomo è il medium tra natura e storia, tra bestialità e spirito.
Detto in soldoni: Vico considera approfonditamente la "verità" delle visioni filosofiche di Epicuro, di Lucrezio, le ricerche e le affermazioni della scienza nascente all'età sua. Quando i "bestioni" avvertono l'esistenza di sé e del mondo fuori di sé, nasce il mito, l'uomo "rappresenta la trascendenza nella verità del senso", crea i propri dei e nasce il cammino che rende possibile la sintesi della civiltà: a partire dal senso, attraverso l'immagine, l'arcano si traforma in ragione spiegata.
Enzo Paci, Ingens Sylva, Bompiani 1994, con Introduzione di Vincenzo Vitiello
Enzo Paci, Ingens Sylva, Bompiani 1994, con Introduzione di Vincenzo Vitiello
giovedì 8 agosto 2013
L'inspiration, di Raymond Queneau
De son juchoir
la poule laisse choir
un oeuf
c’est une imprudence
un moment d’absence
mais il tombe pouf
dans la paille:
la fermière était prévoyante
combien de poèmes brisés
que ne recueille aucun recueil.
L'ispirazione
Dal suo trespolo
la gallina lascia cadere
un uovo
è un'imprudenza
un attimo di assenza
ma quello cade puf
nella paglia:
la contadina è stata previdente
quante poesie infrante
che nessun raccolto raccoglie.
Trad. Eleonora Bellini
venerdì 2 agosto 2013
Saturno, di Serge Quadruppani
Una strage senza motivo apparente si consuma alle terme di Saturnia, affollate di turisti un pomeriggio d'estate. Siamo alla vigilia del G8 de L'Aquila. Si tratta dunque di un atto di terrorismo di Al-Qaeda? E allora perché viene incaricata delle indagini un'esperta antimafia, la commissaria Simona Tavianello? Il triplice assassinio appare subito e con tutta evidenza opera di un killer esperto. La commissaria Simona, ostacolata dai superiori e forse anche da quei servizi segreti che sempre hanno interesse ad intorbidare le acque, segue una sua pista (che esclude sia il terrorismo sia la mafia), a partire dal filmato di un investigatore privato presente sul luogo del delitto perché intento a seguire una donna sospettata di adulterio. Presto il quadro si complica: il killer e l'investigatore privato si muovono in Italia e all'estero; i parenti delle vittime fondano un'associazione tesa ad ottenere giustizia; il campo di indagine coinvolge l'alta finanza, il capitalismo internazionale, comitati d'affari per nulla puliti. Quadruppani racconta una storia complessa, nella quale si mescolano oscuri complotti e semplici scorci di vita familiare, vendette di uomini e di animali, vittime innocenti e vittime colpevoli, potenti della politica e potenti dell'economia. Una storia tesa, che si fa leggere d'un fiato e che non è priva di ironia e di notazioni "dall'esterno" sul nostro spaesato Paese, come questa: "Uno degli apparecchi era stato noleggiato da una rete televisiva italiana di proprietà del premier, l'altro di una delle tivù di Stato sotto il suo diretto potere".
Serge Quadruppani, Saturno, Einaudi 2013. Trad. di M. Loria
giovedì 25 luglio 2013
Sulla dignità della donna, di Ida Magli
Il sottotitolo di questo breve saggio, uscito nel 1993 per le edizioni Guanda nei Quaderni della fenice e chiaroveggente quanto altri mai, è "La violenza sulle donne, il pensiero di Wojtyla". L'autrice, antropologa, esamina come "dall'esterno" riti e miti della fede cristiana, ma ancora più cattolico romana: "... sento il bisogno di avvertire i lettori e le lettrici della durezza di questo libro, che presenta un'analisi antropologica dei nostri costumi, dei nostri valori, della nostra religione, perché, appunto, sono i nostri, quelli che non conosciamo affatto, pur conoscendoli benissimo. Ma è proprio perché sono i nostri che non li guardiamo con gli stessi occhi con i quali siamo abituati a "guardare" quelli di popoli "lontani", "diversi"; quegli occhi che Lévi Strauss ha descritto, dando proprio questo titolo a uno dei suoi libri: Lo sguardo da lontano (Einaudi, 1984)" scrive l'autrice nella lettera aperta che introduce al saggio.
Quest'ultimo si compone di quattro densi capitoli: 1. Vittima, rappresentanza e violenza cristiana; 2. Delirio collettivo ed eroe; 3. Una teologia sessuata; 4. Cosa fare delle donne?
La concezione della donna profondamente radicata nel pensiero (nella psicologia più profonda, addirittura) e nel magistero del pontefice allora regnante, quel Giovanni Paolo II che la Chiesa si appresta a santificare, è totalmente biologica. Ma gli esseri umani non sono soltanto biologia: "la donna ha una sua dignità. del tutto diversa da quella dell'Uomo e della quale per Wojtyla è impossibile parlare se non in base alla collocazione femminile rispetto all'uso del sesso e dunque alla sua anatomo-biologia: o madre, o vergine" osserva la Magli. E' questa la concezione che motiva l'esortazione del papa alle donne musulmane, vittime in Bosnia dello stupro di massa pianificato ed operato da truppe "cristiane", a non abortire. La concezione della donna viene così ricondotta a quella che avevano gli uomini (cioè i maschi) primitivi o delle antiche, pur per altri aspetti evolute, civiltà, nelle quali donne, bambini, schiavi erano proprietà dell'uomo, prive di dignità e di "umanità" proprie. Il Concilio Vaticano II aveva faticosamente tentato di superare questa concezione, storicamente propria anche dell'ebraismo antico, cercando di recuperare e, per quanto possibile, di accordare gli insegnamenti del Concilio stesso con le acquisizioni delle scienze naturali ed umane moderne, tenendo conto del "laboratorio della storia", che ha lavorato molto dagli albori dell'umanità al Novecento soprattutto nell'Occidente del mondo, patria dei Diritti dell'Uomo. Ida Magli nota come Wojtyla annulli le difficili conquiste conciliari, e ovviamente quelle della storia e della più profonda ed avveduta teologia, e riaffermi il radicale allontanamento della Chiesa Romana dalle parole e dalle azioni di Gesù.
Ma una recensione può solo semplificare all'estremo. Consiglio la lettura del saggio per intero (anche se non è più in commercio, lo si può trovare in molte biblioteche italiane).
sabato 20 luglio 2013
Casino totale, di Jean-Claude Izzo
Izzo, scrittore marsigliese, nato nel 1945 e morto a soli 55 anni, conobbe fama e successo con la trilogia di romanzi noir Casino Totale, Chourmo, Solea. Altre sue opere pubblicate in Italia sono Il sole dei morenti, Marinai perduti, Vivere stanca, Aglio menta e basilico. Se fosse vissuto più a lungo (quanto è inutile il gioco dei "se") avremmo potuto leggere forse altre storie di Fabio Montale, il poliziotto marsigliese di origini italiane, protagonista di Casino totale. Fabio indaga sulla morte di due suoi amici dell'adolescenza e prima giovinezza, Ugo e Manu. Le loro strade si erano divise quando i primi avevano continuato la vita sbandata, irregolare, illegale, delle comuni imprese giovanili, sprofondando sempre più nella criminalità "vera", e invece Fabio aveva deciso di entrare in polizia. Ma l'affetto reciproco dei tre non si era spento negli anni. Per questo l'indagine di Fabio è particolarmente difficile e dolorosa. Vive attorno a lui la città di Marsiglia, splendida nella sua mediterranea, multiculturale bellezza e insieme affranta per la violenza e il degrado che serpeggiano in lei. Una nota in esergo avverte: "... i fatti narrati e i personaggi non sono mai esistiti. Neppure il narratore. Solo la città è veramente reale. Marsiglia. E tutti coloro che ci abitano. Con quella passione che è solo loro". E Marsiglia è storie d'amore, di amicizia, paesaggio, scorci urbani e costieri, gastronomia mediterranea. Ma non mancano nel racconto notazioni realistiche legate al tessuto sociale sofferente e degradato delle periferie, alla tragedia dei ragazzi abbandonati e senza speranza, al potere della criminalità mafiosa transnazionale, al serpeggaire inquietante di ideologie intolleranti e razziste. Impariamo così quanto la finzione romanzesca possa vedere in profondità, quanto prefigurare il futuro, quanto interpretare realtà disperate e complesse.Scrive di Izzo e delle sue geniali intenzioni romanzesche Massimo Carlotto nella introduzione a Aglio, menta e basilico: "Il romanzo non racconta più solo una storia nera in un determinato luogo e in un determinato momento, ma lo fa a partire da un'analisi ben precisa della criminalità organizzata. Altra intuizione di Izzo è l'individuazione dell'area mediterranea come centro geografico della rivoluzione dell'universo criminale. Un intreccio di alleanze di nuove culture illegali provenienti dall'Est e dall'Africa che assorbono o fagocitano le organizzazioni europee più deboli e intavolano trattative dirette col potere. Questo è il noir mediterraneo. Raccontare storie di ampio respiro. Raccontare le grandi trasformazioni".
Jean-Claude Izzo, Casino totale, E/O 1998
lunedì 15 luglio 2013
L'étranger (d'après l'oeuvre d'Albert Camus), di Jacques Ferrandez
In occasione della ricorrenza centenaria della nascita di Albert Camus, Gallimard pubblica una bellissima grafic novel de L'étranger (Lo straniero), fondamentale opera dello scrittore francese, che narra di emarginazione sociale, solitudine, pena di morte. Lo sguardo profondo, lucido, malinconico, ma non domo, di Camus si traduce qui in acquerelli evocanti e coivolgenti atmosfere esotiche, in un dialogo serrato ed efficace. Brevità ed immagine non tradiscono il romanzo originale, anzi sono apertamente finalizzati a favorire nei più giovani, ma anche in adulti "timorosi del difficile dei classici", la curiosità nei confronti dell'opera di Camus e la lettura del romanzo integrale.
Jacques Ferrandez, nato in Algeria come Camus (1955), è stato profondamente ed intelligentemente coinvolto dalla storia di Mersault, che ha scelto di raffigurare come giovane, giovanissimo: "J'ai choisi de faire de Meursault un homme jeune. Pour moi, L'étranger est un roman sur la jeunesse, il pointe un refus du mensonge et des règles de la société. J'ai pensé à James Dean ou Gérard Philipe pour créer mon héros" ha sostenuto in un'intervista a Télérama.fr, che potrete leggere integralmente a questo link http://www.telerama.fr/livre/bd-l-etranger-le-roman-d-albert-camus-adapte-par-jacques-ferrandez,96095.php
Alla Bibliothèque Méjanes di Aix-en-Provence si possono ammirare, esposte in mostra, le tavole originali del libro.
Jacques Ferrandez, L'étranger. D'après l'oeuvre d'Albert Camus, Gallimard Jeunesse 2013
giovedì 11 luglio 2013
Contro riforme, di Ugo Mattei
“L’ideologia riformista pone il
denaro, strumento indispensabile dell’attività di consumo e di accumulo, al
centro della scala dei nostri valori sociali e promuove il mercato come sola
costituzione materiale”. E’ necessario e urgente uscire da questa miseria,
sostiene con forza l’autore di questo libro, piccolo ma preziosissimo. Mattei è
professore di diritto civile all’Università di Torino e di diritto
internazionale e comparato all’università della California. In Contro
riforme (n. 82 della collana “Vele” di Einaudi, ricca di contributi
preziosi sulla società contemporanea) sostiene l’urgenza di un dibattito
approfondito sulla direzione che l’Italia deve prendere per uscire dalla
attuale profondissima crisi economica e sociale. E’ innanzitutto necessario chiarire
il significato che tutti coloro che
utilizzano il termine “riforme” attribuiscano ad esso nel concreto – non
passa infatti giorno senza che esso esca più o meno saccentemente dalle labbra
di un politico o di un “esperto” –.
Questo perché per ora le
“riforme” in Italia hanno condotto solo ad una spoliazione sempre più
dissennata dello Stato a favore dei patrimoni privati: il liberismo della
seconda repubblica ha assunto il volto feroce e menzognero dell’aggressore.
Illuminante è la lettura del terzo
capitolo del libro, “ Riformismo neoliberale e concentrazione della proprietà
in Italia”, che, a partire dalla storia del termine, giunge fino ad illustrare
le dinamiche che hanno condotto l’Italia ad introdurre il pareggio di bilancio
nella Costituzione, invalidando il sogno di quella società giusta ed
egualitaria che i Costituenti avevano immaginato per il nostro Paese. Libro da
leggere e da studiare.
Ugo Mattei, Contro riforme, Einaudi 2013
sabato 29 giugno 2013
Golgota, di Carmelo Abbate
"Nel 2002 la Santa Sede riunisce attorno a un tavolo i cardinali americani alla presenza dell'allora prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede Joseph Ratzinger e di altri capi del dicastero del Vaticano. Obiettivo: dare il via alla cosiddetta tolleranza zero per vescovi e prelati. In questo clima il cardinale Law (coivolto mesi prima come arcivescovo di Boston in uno scandalo per abusi sessuali, n.d.r.) è costretto suo malgrado a dare le dimissioni. Ma passano pochi mesi e Giovanni Paolo II, a sorpresa, gli garantisce copertura giuridica e prestigio ecclesiale: lo chiama a Roma e gli affida la cura della basilica di Santa Maria Maggiore [...] Il cardinalato e l'insediamento a Roma in una zona extraterritoriale come la basilica di Santa Maria Maggiore hanno garantito a Law una totale impunità... "
Questa è solo una delle scandalose vicende narrate nel libro di Abbate, molto documentato. Fin troppo, verrebbe da dire, considerato l'aberrante crimine di cui tratta: la pedofila in ambito ecclesiastico cattolico. Crimine diffuso indiscriminatamente nelle diocesi di Paesi e continenti diversi, quasi sempre impunito, quasi sempre coperto dalla Chiesa ufficiale. I primi passi nella condanna "senza se e senza ma" della pedofilia vengono compiuti da Ratzinger, Benedetto XVI, diversamente da quanto propagandato ad un'opinione pubblica ingenua da parte di fonti di informazione di dubbia attendibilità. Infatti a Giovanni Paolo II, il "santo subito" che tanta parte ebbe nell'occultare lo scandalo dei pedofili nella Chiesa, sostiene Abbate (citando le fonti documentarie) l'opinione pubblica non addebita pressoché nessuna responsabilità. Mentre di fronte al mondo le inerti gerarchie a fianco di Wojtyla additano a capro espiatorio Ratzinger, sebbene quest'ultimo abbia dimostrato, sia come pontefice, sia come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, un impegno e una decisione nel contrastare la pedofilia decisamente superiore a quella di Giovanni Paolo II. Così va il mondo (anche tra i "vicari di Cristo).
Il libro, cinquantatre capitoli con bibliografia finale, è da leggere. Anche se si tratta di tragica lettura che porta alla luce dolorosissime storie di bambini, bambine, ragazzi e ragazzine vittime impaurite ed impotenti di persone, i preti, alle quali erano stati affidati o nelle quali avevano fiducia. C'è qualcosa di peggio?
C. Abbate, Golgota. Viaggio segreto tra Chiesa e pedofilia, Piemme 2012
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