giovedì 25 luglio 2013

Sulla dignità della donna, di Ida Magli

Il sottotitolo di questo breve saggio, uscito nel 1993 per le edizioni Guanda nei Quaderni della fenice e chiaroveggente quanto altri mai, è "La violenza sulle donne, il pensiero di Wojtyla". L'autrice, antropologa, esamina come "dall'esterno" riti e miti della fede cristiana, ma ancora più cattolico romana: "... sento il bisogno di avvertire i lettori e le lettrici della durezza di questo libro, che presenta un'analisi antropologica dei nostri costumi, dei nostri valori, della nostra religione, perché, appunto, sono i nostri, quelli che non conosciamo affatto, pur conoscendoli benissimo. Ma è proprio perché sono i nostri che non li guardiamo con gli stessi occhi con i quali siamo abituati a "guardare" quelli di popoli "lontani", "diversi"; quegli occhi che Lévi Strauss ha descritto, dando proprio questo titolo a uno dei suoi libri: Lo sguardo da lontano (Einaudi, 1984)" scrive l'autrice nella lettera aperta che introduce al saggio. 
Quest'ultimo si compone di quattro densi capitoli: 1. Vittima, rappresentanza e violenza cristiana; 2. Delirio collettivo ed eroe; 3. Una teologia sessuata; 4. Cosa fare delle donne?
La concezione della donna profondamente radicata nel pensiero (nella psicologia più profonda, addirittura) e nel magistero del pontefice allora regnante, quel Giovanni Paolo II che la Chiesa si appresta a santificare, è totalmente biologica. Ma gli esseri umani non sono soltanto biologia: "la donna ha una sua dignità. del tutto diversa da quella dell'Uomo e della quale per Wojtyla è impossibile parlare se non in base alla collocazione femminile rispetto all'uso del sesso e dunque alla sua anatomo-biologia: o madre, o vergine" osserva la Magli. E' questa la concezione che motiva l'esortazione del papa alle donne musulmane, vittime in Bosnia dello stupro di massa pianificato ed operato da truppe "cristiane", a non abortire.  La concezione della donna viene così ricondotta a quella che avevano gli uomini (cioè i maschi) primitivi o delle antiche, pur per altri aspetti evolute, civiltà, nelle quali donne, bambini, schiavi erano proprietà dell'uomo, prive di dignità e di "umanità" proprie. Il Concilio Vaticano II aveva faticosamente tentato di superare questa concezione, storicamente propria anche dell'ebraismo antico, cercando di recuperare e, per quanto possibile, di accordare gli insegnamenti del Concilio stesso con le acquisizioni delle scienze naturali ed umane moderne, tenendo conto del "laboratorio della storia", che ha lavorato molto dagli albori dell'umanità al Novecento soprattutto nell'Occidente del mondo, patria dei Diritti dell'Uomo. Ida Magli nota come Wojtyla annulli le difficili conquiste conciliari, e ovviamente quelle della storia e della più profonda ed avveduta teologia, e riaffermi il radicale allontanamento della Chiesa Romana dalle parole e dalle azioni di Gesù.
Ma una recensione può solo semplificare all'estremo. Consiglio la lettura del saggio per intero (anche se non è più in commercio, lo si può trovare in molte biblioteche italiane). 

sabato 20 luglio 2013

Casino totale, di Jean-Claude Izzo

Izzo, scrittore marsigliese, nato nel 1945 e morto a soli 55 anni, conobbe fama e successo con la trilogia di romanzi noir Casino Totale, Chourmo, Solea. Altre sue opere pubblicate in Italia sono Il sole dei morenti, Marinai perduti, Vivere stanca, Aglio menta e basilico. Se fosse vissuto più a lungo (quanto è inutile il gioco dei "se") avremmo potuto leggere forse altre storie di Fabio Montale, il poliziotto marsigliese di origini italiane, protagonista di Casino totale. Fabio indaga sulla morte di due suoi amici dell'adolescenza e prima giovinezza, Ugo e Manu. Le loro strade si erano divise quando i primi avevano continuato la vita sbandata, irregolare, illegale, delle comuni imprese giovanili, sprofondando sempre più nella criminalità "vera", e invece Fabio aveva deciso di entrare in polizia. Ma l'affetto reciproco dei tre non si era spento negli anni. Per questo l'indagine di Fabio è particolarmente difficile e dolorosa. Vive attorno a lui la città di Marsiglia, splendida nella sua mediterranea, multiculturale bellezza e insieme affranta per la violenza e il degrado che serpeggiano in lei. Una nota in esergo avverte: "... i fatti narrati e i personaggi non sono mai esistiti. Neppure il narratore. Solo la città è veramente reale. Marsiglia. E tutti coloro che ci abitano. Con quella passione che è solo loro". E Marsiglia è storie d'amore, di amicizia, paesaggio, scorci urbani e costieri, gastronomia mediterranea. Ma non mancano nel racconto notazioni realistiche legate al tessuto sociale sofferente e degradato delle periferie, alla tragedia dei ragazzi abbandonati e senza speranza, al potere della criminalità mafiosa transnazionale, al serpeggaire inquietante di ideologie intolleranti e razziste. Impariamo così quanto la finzione romanzesca possa vedere in profondità, quanto prefigurare il futuro, quanto interpretare realtà disperate e complesse.
Scrive di Izzo e delle sue geniali intenzioni romanzesche Massimo Carlotto nella introduzione a Aglio, menta e basilico: "Il romanzo non racconta più solo una storia nera in un determinato luogo e in un determinato momento, ma lo fa a partire da un'analisi ben precisa della criminalità organizzata. Altra intuizione di Izzo è l'individuazione dell'area mediterranea come centro geografico della rivoluzione dell'universo criminale. Un intreccio di alleanze di nuove culture illegali provenienti dall'Est e dall'Africa che assorbono o fagocitano le organizzazioni europee più deboli e intavolano trattative dirette col potere. Questo è il noir mediterraneo. Raccontare storie di ampio respiro. Raccontare le grandi trasformazioni".

Jean-Claude Izzo, Casino totale, E/O 1998

lunedì 15 luglio 2013

L'étranger (d'après l'oeuvre d'Albert Camus), di Jacques Ferrandez

In occasione della ricorrenza centenaria della nascita di Albert Camus, Gallimard pubblica una bellissima grafic novel de L'étranger (Lo straniero), fondamentale opera dello scrittore francese, che narra di emarginazione sociale, solitudine, pena di morte. Lo sguardo profondo, lucido, malinconico, ma non domo, di Camus si traduce qui in acquerelli  evocanti e coivolgenti atmosfere esotiche, in un dialogo serrato ed efficace. Brevità ed immagine non tradiscono il romanzo originale, anzi sono apertamente finalizzati a favorire nei più giovani, ma anche in adulti "timorosi del difficile dei classici", la curiosità nei confronti dell'opera di Camus e la lettura del romanzo integrale.
Jacques Ferrandez, nato in Algeria come Camus (1955), è stato profondamente ed intelligentemente coinvolto dalla storia di Mersault, che ha scelto di raffigurare come giovane, giovanissimo: "J'ai choisi de faire de Meursault un homme jeune. Pour moi, L'étranger est un roman sur la jeunesse, il pointe un refus du mensonge et des règles de la société. J'ai pensé à James Dean ou Gérard Philipe pour créer mon héros" ha sostenuto in un'intervista a Télérama.fr, che potrete leggere integralmente a questo link http://www.telerama.fr/livre/bd-l-etranger-le-roman-d-albert-camus-adapte-par-jacques-ferrandez,96095.php
 Alla Bibliothèque Méjanes di Aix-en-Provence si possono ammirare, esposte in mostra, le tavole originali del libro.

Jacques Ferrandez, L'étranger. D'après l'oeuvre d'Albert Camus, Gallimard Jeunesse 2013

giovedì 11 luglio 2013

Contro riforme, di Ugo Mattei

“L’ideologia riformista pone il denaro, strumento indispensabile dell’attività di consumo e di accumulo, al centro della scala dei nostri valori sociali e promuove il mercato come sola costituzione materiale”. E’ necessario e urgente uscire da questa miseria, sostiene con forza l’autore di questo libro, piccolo ma preziosissimo. Mattei è professore di diritto civile all’Università di Torino e di diritto internazionale e comparato all’università della California. In  Contro riforme (n. 82 della collana “Vele” di Einaudi, ricca di contributi preziosi sulla società contemporanea) sostiene l’urgenza di un dibattito approfondito sulla direzione che l’Italia deve prendere per uscire dalla attuale profondissima crisi economica e sociale. E’ innanzitutto necessario chiarire il significato che tutti coloro che  utilizzano il termine “riforme” attribuiscano ad esso nel concreto – non passa infatti giorno senza che esso esca più o meno saccentemente dalle labbra di un politico o di un “esperto” –.
Questo perché per ora le “riforme” in Italia hanno condotto solo ad una spoliazione sempre più dissennata dello Stato a favore dei patrimoni privati: il liberismo della seconda repubblica ha assunto il volto feroce e menzognero dell’aggressore.
Illuminante è la lettura del terzo capitolo del libro, “ Riformismo neoliberale e concentrazione della proprietà in Italia”, che, a partire dalla storia del termine, giunge fino ad illustrare le dinamiche che hanno condotto l’Italia ad introdurre il pareggio di bilancio nella Costituzione, invalidando il sogno di quella società giusta ed egualitaria che i Costituenti avevano immaginato per il nostro Paese. Libro da leggere e da studiare.

Ugo Mattei, Contro riforme, Einaudi 2013

sabato 29 giugno 2013

Golgota, di Carmelo Abbate

"Nel 2002 la Santa Sede riunisce attorno a un tavolo i cardinali americani alla presenza dell'allora prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede Joseph Ratzinger e di altri capi del dicastero del Vaticano. Obiettivo: dare il via alla cosiddetta tolleranza zero per vescovi e prelati. In questo clima il cardinale Law (coivolto mesi prima come arcivescovo di Boston in uno scandalo per abusi sessuali, n.d.r.) è costretto suo malgrado a dare le dimissioni. Ma passano pochi mesi e Giovanni Paolo II, a sorpresa, gli garantisce copertura giuridica e prestigio ecclesiale: lo chiama a Roma e gli affida la cura della basilica di Santa Maria Maggiore [...] Il cardinalato e l'insediamento a Roma in una zona extraterritoriale come la basilica di Santa Maria Maggiore hanno garantito a Law una totale impunità... "
Questa è solo una delle scandalose vicende narrate nel libro di Abbate, molto documentato. Fin troppo, verrebbe da dire, considerato l'aberrante crimine di cui tratta: la pedofila in ambito ecclesiastico cattolico. Crimine diffuso indiscriminatamente nelle diocesi di Paesi e continenti diversi, quasi sempre impunito, quasi sempre coperto dalla Chiesa ufficiale. I primi passi nella condanna "senza se e senza ma" della pedofilia vengono compiuti da Ratzinger, Benedetto XVI, diversamente da quanto propagandato ad un'opinione pubblica ingenua da parte di fonti di informazione di dubbia attendibilità. Infatti a Giovanni Paolo II, il "santo subito" che tanta parte ebbe nell'occultare lo scandalo dei pedofili nella Chiesa, sostiene Abbate (citando le fonti documentarie) l'opinione pubblica non addebita pressoché nessuna responsabilità. Mentre di fronte al mondo le inerti gerarchie a fianco di Wojtyla additano a capro espiatorio Ratzinger, sebbene quest'ultimo abbia dimostrato, sia come pontefice, sia come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, un impegno e una decisione nel contrastare la pedofilia decisamente superiore a quella di Giovanni Paolo II. Così va il mondo (anche tra i "vicari di Cristo).
Il libro, cinquantatre capitoli con bibliografia finale, è da leggere. Anche se si tratta di tragica lettura che porta alla luce dolorosissime storie di bambini, bambine, ragazzi e ragazzine vittime impaurite ed impotenti di persone, i preti, alle quali erano stati affidati o nelle quali avevano fiducia. C'è qualcosa di peggio?

C. Abbate, Golgota. Viaggio segreto tra Chiesa e pedofilia, Piemme 2012

lunedì 20 maggio 2013

Riferimenti all’antico nell’architettura romana dall’Unità al fascismo, di Catherine Brice

« Sarei fuggito - gli risposi – già tre mesi fa. Ebbene ! Tre civiltà non vi bastano, ne volete una quarta ? Roma è il Walhalla italiano : non resuscitate questo cimitero faticoso e sublime. Non cercate di trasformarlo in una città viva e moderna. Fareste svanire i fantasmi di quei tremendi trapassati ai quali tento di sfuggire, ma dai quali proviene l’incomparabile magnificenza di Roma. Il solo governo che le conviene è il governo dei preti, tradizione rancida, scheletro del passato, anacronismo nella civiltà contemporanea, barbarie per il filosofo progressista, ma prezioso custode dei secoli passati per lo storico e l’artista » così argomentava Camillo Boito, architetto e scrittore, in una lettera a Ippolito Caffi, pubblicata poi in Scultura e pittura d’oggi (Torino, 1877). Cita il Boito Catherine Brice dell’École Française de Rome in un interessante articolo («Riferimenti all’antico nell’architettura romana dall’Unità al fascismo ») pubblicato all’interno del volume collettivo Antiquités imaginaires (Presses de l’ École Normale Superiéure, 1996, pp. 127 – 140). La Brice esamina alcune delle più importanti realizzazioni architettoniche del neonato Regno d’Italia nella «nuova » capitale e ne nota gli elementi eclettici. Il Vittoriano, ad esempio, realizzato sul progetto del marchigiano G. Sacconi « combina il repertorio accademico con elementi decorativi di stile preromano o orientaleggiante : l’altare di Zeus a Pergamo per il podio e il grande scalone monumentale; l’acropoli di Atene nella sopraelevazione ; il tempio della Fortuna a Palestrina per le terrazze ed il portico ad emiciclo ; le porte dei musei, infine, sono l’esatta citazione della porta dell’Erechtheion sull’acropoli di Atene .[…] Il gusto della citazione archeologica erudita nei dettagli decorativi, il ricorso sistematico a tutte le declinazioni dello stile antico, dall’Etruria alla Magna Grecia, costituisce senza dubbio l’originalità del Vittoriano » conclude la Brice (Trad. E. Bellini). E, se il Palazzo di Giustizia offre un chiaro esempio di «romanità manierista», quando si giungerà agli anni del fascismo, l’esaltazione retorica e celebrativa della romanità prenderà a poco a poco il sopravvento sulle proposte di modernità, razionalismo e funzionalismo, che il nuovo secolo recava con sé.

martedì 16 aprile 2013

"Di cosa parliamo quando parliamo di Anna Frank" di Nathan Englander e "Il muro invisibile" di Harry Bernstein

Mi sono imbattuta per caso, e quasi contemporaneamente, in questi due libri. Entrambi sono opera di scrittori ebrei ed in entrambi si affronta il tema dell'antisemitismo. Nel primo, Di cosa parliamo quando parliamo di Anna Frank, che è una raccolta di racconti, Englander (nato a New York nel 1970, ha vissuto in Israele e si è poi definitivamente stabilito negli Stati Uniti), ci stupisce con una narrazione ironica, capace perfino di muovere al riso. I protagonisti sono sempre ebrei contemporanei, figli e nipoti dei sopravvissuti all'Olocausto; non ne sono ignari, ma spesso considerano quegli eventi lontani con distacco. Nel primo racconto, che dà il titolo al libro, due coppie di ebrei molto diverse tra loro trascorrono un fine settimana in compagnia. La prima coppia è di americani non praticanti, l'altra è formata da ultraortodossi residenti a Gerusalemme, ritornati in vacanza negli States per poche settimane. I primi hanno un figlio, i secondi ne hanno dieci. Le confidenze tra le due coppie, aiutate da alcool e marijuana, si fanno via via più intime e profonde. Finché si giunge alla domanda finale, l'interrogativo cruciale per tutti coloro che provengono da una progenie di perseguitati: in caso di una nuova persecuzione chi sarà il Gentile che ci salverà? E', questo, il terribile "gioco di Anna Frank". 
La guerra dello Yom Kippur è l'evento da cui prende le mosse un altro racconto, "Le colline sorelle", nel quale un'indomita donna, dopo aver perso in diversi eventi, bellici e non, tutta la famiglia, s'impadronirà senza pietà di una fanciulla destinata, contro la sua volontà, ad essere per lei un "nuova figlia", e per tutta la vita, senza scampo.
Il muro invisibile narra la storia di Harry e della sua numerosa famiglia. Siamo a Manchester agli inizi del Novecento (Bernstein è nato nel 1910) e la vita è assai dura. Il padre, ebreo polacco taciturno ed attaccabrighe, lavora in una grande sartoria e la sera si beve quasi tutto il salario della giornata. La madre è votata completamente a crescere i cinque figli per i quali sogna un avvenire migliore, magari in America, terra del miraggio e della speranza, in cui già una parte dei parenti è emigrata. La strada di perifieria nella quale Harry abita ha una particolarità: "ciò che la distingueva da tutte le altre era il fatto che noi vivevamo da una parte e loro dall'altra. Noi eravamo gli ebrei e loro i cristiani". Non si verifica nessun movimento di persone da un lato all'altro della strada: è proprio l'assenza di scambi quotidiani, la mancanza di attraversamenti da un marciapiede a quello opposto,  il "muro invisibile" che dà il titolo alla storia. I pregiudizi sono difficili da eliminare, le proibizioni impediscono contatti ed amori tra ragazzi e ragazze di fedi diverse, attacchi violenti sono mossi dai bambini cristiani ai loro coetanei ebrei. Tuttavia una certa tolleranza esiste, soprattutto nella scuola, la St. Peter's, scuola per poveri. E' la povertà, infatti, ad accomunare i residenti dei due opposti lati della via, a volte nemici giurati, ma altre volte, quelle in cui il dolore bussa più forte, anche capaci di solidarietà e comprensione.

mercoledì 20 marzo 2013

E' andata così, di Meir Shalev

Tonia, colona in Israele negli anni Venti del Novecento, è la nonna ucraina dello scrittore. Il libro narra, infatti, con affetto ed ammirazione, ma anche con sapida ironia la storia della famiglia di Shalev. La vicenda si svolge principalmente nella colonia agricola di Nahalal, nella parte settentrionale di Israele, in Galilea, e ha origine negli anni Trenta del Novecento. 
Nonna Tonia è maniaca per la pulizia, gira con uno straccio sulle spalle e addirittura avvolge con panni le maniglie delle porte affinché non si anneriscano al contatto con le mani. Un giorno, dal cognato emigrato in America, le giunge un dono inatteso: uno sweeper, un robusto e massiccio aspirapolvere della General Electric. Ad una casalinga maniaca per la pulizia l'oggetto dovrebbe essere gradito, invece esso finisce relegato in una stanza e lì rimane inutilizzato per anni.  Perché? Perché "è andata così". Ma quel "così" può avere differenti versioni, come insegnano le storie che si rispettano...
Meir Shalev è uno tra i maggiori esponenti della letteratura israeliana contemporanea. Nato a Nahalal nel 1948, è figlio del poeta Itzhak Shalev. Ha studiato arte e psicologia all'università di Gerusalemme ed è poi divenuto giornalista ed autore radiotelevisivo. Si è dedicato intensamente alla letteratura ed ha scritto molti saggi, romanzi ed opere di narrativa per l'infanzia.
Nahal, i carri dei contadini
"Tonia era mia nonna, la madre di mia madre, e a me non sembrava per niente matta. Era diversa. Era strana. Era quel che da noi si definiva come un "tipo". Era una donna non facile, per dirla con un eufemismo. Matta? Direi proprio di no. Ma come capita sempre, anche a questo proposito non tutti sarebbero d'accordo con me. Tanto in paese quanto in famiglia c'è chi la pensa diversamente" (p. 16)

Mair Shalev, E' andata così, Feltrinelli 2010

giovedì 7 marzo 2013

Storie di lupi e altri animali

Ieri mattina, così come il lunedì precedente, ero alla biblioteca comunale di Borgo Ticino per leggere ai bambini di prima elementare alcune "storie di lupi ed altri animali". Si trattava degli ultimi quattro laboratori della serie "La biblioteca in valigia". Grande attenzione ed entusiasmo sincero si sono manifestate da parte dei piccoli, che già conoscevano alcune "storie di lupi cattivi", ma tutte - ahimè! - nella versione disneyana. Ieri mattina, però, hanno avuto modo di ascoltare altre versioni di quelle favole e di vedere sui libri "figure" diverse da quelle a cui erano abituati. I bimbi hanno poi affrontato molto seriamente il compito di presentare una delle storie, la preferita, attraverso i loro disegni. Ne vedete due esempi qui sopra, esposti in una tasca della valigia-biblioteca ed altri qui di seguito.



I libri letti (o soltanto "raccontati") sono stati quelli dell'elenco che segue:

-      Almodóvar A. R. e Taeger M. – La vera storia di Cappuccetto Rosso – Kalandraka 2009.
Cappuccetto Rosso è una bambina molto bella che vive vicino a un bosco. Come la protagonista de “La bambina e il lupo” (vedi sotto), quando incontrerà un vecchio lupo briccone, saprà cavarsela grazie all’intelligenza e all’intuizione.

-      Bellini E. e Caccia M. – Ninna nanna per una pecorella – Topipittori 2009  
Una pecorella abbandona il gregge per seguire una stella. Tutto attorno lei è la notte e nella notte si possono fare incontri imprevisti, ma non tutti sono tristi. Ci sono anche incontri capaci di sciogliere dentro un abbraccio la paura.

-      Blegvad E. – La vera storia dei tre porcellini – E Elle  1990.
 Attenzione! Questa è la VERA storia dei tre porcellini e ci rammenta che anche i porcelli sono carnivori, mica solo i lupi...

-      Carrer C. - La bambina e il lupo – Topipittori  2005
Bzou, il lupo mannaro, è in agguato nel bosco. Arriva una bimba che porta la focaccia alla nonna. La storia comincia come Cappuccetto Rosso, ma questa bimba si salverà senza l’aiuto del cacciatore...

-      Galé A. e Tow J. – Ululò il lupetto che non vuole andare a letto – Lo Ed. 2012
Ululò al mattino ha sempre sonno, ma appena scende la sera diventa vivacissimo e non c’è verso di farlo addormentare. Che cosa faranno i suoi genitori?

-      Howker J. e S. Fox-Davies – A spasso con i lupi – Editoriale Scienza 2008
Qui si tratta di lupi veri, ritratti e raccontati nel loro habitat  durante le diverse stagioni dell’anno.

-      Jacques B – Aprite quella porta! – Orecchio acerbo 2009
Una nonnina sorda nella sua casetta sperduta nel bosco sente bussare alla porta. E’ già notte: chi sarà? Ed è davvero molto sorda la nonnina oppure...

-      Lecaye O. – Dottor Lupo – Babalibri 2010
Un coniglietto si sveglia col mal di pancia. Mamma Coniglia consulta molti medici diversi, ma nessuno trova il rimedio adeguato. Solo il Dottor Lupo avrà successo.

-      Ramos M. – Il lupo che voleva essere una pecora – Babalibri 2008
Un lupetto vuole uscrire dal bosco e volare nel cielo, ma non la le ali. Nemmeno le pecore hanno le ali, eppure certe volte le vediamo volare nel cielo...

-    Vaugelade A. – Una zuppa di sasso – Babalibri 2003.
E’ notte, è inverno e scende la neve. Un vecchio lupo con un sacco sulle spalle arriva al villaggio e bussa alla porta della gallina. Che succederà?

Il più alto gradimento è andato a La bambina e il lupo, Una zuppa di sasso, Il lupo che voleva essere una pecora, Aprite quella porta!, Ninna nanna per una pecorella, letta quest'ultima, grazie alla signora Silvina, bibliotecaria argentina, anche in lingua castigliana (Canción de cuna para una ovejita).
"Non tutti i lupi sono cattivi, però" mi ha confidato una bimba all'uscita. e "La nonnina è piccola dentro la casa" ha sussurrato un altro.
Merita un'osservazione la reazione dei bambini alla lettura de "La bambina e il lupo", perché, quando il libro uscì, alcuni adulti osservarono questa edizione con perplessità, classificandola, senza molto approfondire, come poco adatta ai bambini. Il libro riprende una versione popolare della fiaba di Cappuccetto, nella quale la bimba si salva grazie alla prontezza e all'intelligenza, ma non vi è salvezza per la nonna. Nelle illustrazioni di Chiara Carrer prevalgono il rosso ed il nero. Durante la lettura l'attenzione dei bimbi sale costantemente e raggiunge il massimo quando la bambina si corica insieme alla "nonna" e ne osserva le caratteristiche. Qui alle tre domande abituali nelle versioni più note ("Che occhi grandi hai" eccetera) se ne aggiungono altre tre ( riguardano il pelo lungo, le unghie, le spalle): la tensione dei piccoli ascoltatori sale insieme al numero delle domande. Però, subito voltata la pagina, quando la bimba protagonista dice "Esco a fare la pipì", tutto ritorna ad un più rassicurante orizzonte quotidiano e già si preannuncia la via della salvezza. La tensione scende e grande è la soddisfazione dei bimbi quando, nel finale, la protagonista, rientrata a casa, sbatte la porta in faccia a Bzou, il lupo mannaro. Questo libro, dunque si può tranquillamente leggere e mostrare ai bambini, anche proponendo loro di drammatizzarlo. Ne colgono benissimo, infatti, il messaggio che valorizza la forza dell'intelligenza e la conquista dell'autonomia con le proprie forze; ne ignorano (ed è giusto che sia così) i richiami al cannibalismo e alla violenza, che, non estranei alla comune esperienza di vita durante momenti bui della storia dell'umanità, tanto turbano gli adulti (ed è altrettanto giusto che sia così). Una versione simile della storia è nel libro di Almodóvar e Taeger, che si rifà ad una versione francese della favola; qui, però, le illustrazioni, coloratissime e dai tratti quasi infantili sdrammatizzano immediatamente il racconto. Quale versione della fiaba scegliere, dunque? Forse tutte, in momenti diversi, dalla Cappuccetto Rosso più tradizionale a queste ultime e ad altre che certo verranno ancora.
Leggete, leggete che qualcosa resterà!

giovedì 28 febbraio 2013

Ipazia, di Silvia Ronchey

- "Il vescovo cristiano doveva avere il monopolio della parrhesia" si è scritto, proponendo, appunto sul caso Ipazia, un sillogismo storico fin troppo immediato: se nella fase di trapasso dal paganesimo al cristianesimo il ruolo del filosofo e del vescovo vengono a sovrapporsi, che cosa fa il vescovo se non eliminare il filosofo? - (pag. 41)
Invidia per l'eccellenza altrui e brama di potere esclusivo condussero il vescovo Cirillo a scatenare un gruppo di cristiani oltranzisti e di monaci violenti contro la filosofa Ipazia, fino a teorizzare la necessità del suo assassinio e al crudele infierire sul suo corpo, letteralmente fatto a pezzi, lei ancora viva, dagli assalitori.
La vicenda di Ipazia è stata ri-portata all'attenzione del più vasto pubblico nel 2009 dal film Agorà  (http://it.wikipedia.org/wiki/Agora_%28film%29).
Silvia Ronchey in questo saggio molto documentato ripercorre la vicenda della “celebre e troppo sventurata Ipazia” (Diderot) attraverso le cronache di fonte sia pagana che cristiana più vicine a lei, e poi esaminando come la sua personalità sia stata studiata dalla filosofia e dalla letteratura occidentali fino all’Ottocento. Come è intuitivo, Ipazia fu tenuta in grande considerazione in ambito illuminista (Diderot, Voltaire), ma anche il cattolico Chateaubriand le dedicò pagine di alta considerazione. E in Italia Vincenzo Monti (“l’innocente ombra di Ipazia”) e Giacomo Leopardi nella sua produzione giovanile ne rammentarono il martirio. Ugualmente la pensatrice dell’antica Alessandria venne tenuta in considerazione in ambito anglicano e protestante. Bertrand Russel, ricorda la Ronchey, apre la sua Storia della filosofia occidentale con questa frase sul vescovo Cirillo: “La sua principale pretesa di fama è il linciaggio di Ipazia, distinta signora che in un’epoca di bigotteria professava la filosofia neoplatonica e applicava i suoi talenti alla matematica”.
E’ un libro, questo, di quelli che non passano affatto di moda. E’ assolutamente da leggere e la sua lettura offrirà spunti per altre letture e per numerosi approfondimenti. Tra questi, ad esempio, la sovrapposizione del culto di santa Caterina d’Alessandria (della cui esistenza c’è una leggenda, ma nessuna attestazione storica) alla vicenda del martirio di Ipazia (che non si convertì mai al cristianesimo), fino alla dedicazione di una chiesa in Laodicea a “sant’Ipazia Caterina”. Nel 1969 Paolo VI tolse la memoria di Santa Caterina d’Alessandria dal calendario liturigico della Chiesa Cattolica “per mancanza di scientificità delle fonti”. La memoria fu poi ripristinata da Benedetto XVI per il 25 novembre. Un bel dotto giallo, non è vero?  

Silvia Ronchey, Ipazia. La vera storia, Rizzoli 2010

Masolino Da Panicale, Santa Caterina (?) tra i filosofi, Roma- chiesa di S. Clemente