lunedì 12 gennaio 2026

Il figlio della tempesta, di Marco Buticchi

Nella notte del 10 luglio 1856 a Smiljan, in Croazia, allora parte dell'Impero Austro-Ungarico, era in corso un forte temporale, con vento di tempesta. A casa di Milutin, un prete ortodosso, non c'era solo il temporale a generare inquietudine: Georgina, sua moglie, stava per partorire il quarto figlio. Il bambino venne al mondo proprio mentre un fulmine si abbatteva a terra poco lontano dall'abitazione. Quando la levatrice presentò il neonato al padre, gli disse fiera: "È maschio ed è sano. È il figlio della tempesta. Sarà un uomo fortunato!”. Milutin, pensieroso, tracciò il segno della croce sulla fronte del picolo. Nikola Tesla era felicemente venuto al mondo in una notte buia e tempestosa. Crebbe e divenne un ragazzo molto interessato allo studio delle materie scientifiche, affascinato particolarmente dall'elettromagnetismo e da tutti gli usi dell'energia elettrica. Traferitosi negli Stati Uniti d'America, Nikola divenne famoso anche al di fuori del mondo degli specialisti grazie ai suoi studi e alle sue invenzioni, dalla comunicazione senza fili - la radio - alla disputa contro Thomas Alva Edison, sostenitore della corrente continua, mentre Tesla evidenziava i vantaggi della corrente alternata. Riconosciuto come uno dei più grandi ingegneri elettrici operanti negli USA, tuttavia, Tesla, verso la fine della vita conobbe anche l'incomprensione, l'emarginazione e la povertà. Ma, nonostante ciò, continuò a effettuare le sue ricerche fino all'ultimo. In particolare si dedicò alla misteriosa invenzione letale del "raggio della morte", che per molti anni si credette fosse scomparsa insieme con lui nel 1943.

Quando - e qui il romanzo ci conduce ai giorni nostri - nel 2023, il 7 ottobre, un attentato di Hamas colpisce un kibbutz israeliano e droni e uomini armati seminano morte e terrore tra i residenti in festa, molte persone vengono rapite. Le difese israeliane, in modo inspiegabile, non hanno funzionato e nemmeno i servizi segreti hanno fiutato quanto sarebbe successo. Tra i rapiti c'è l’ingegner Richard Goldberg con i suoi tre figli e la moglie. Ma perché rapire Goldberg, prima un anonimo ingegnere tra i tanti negli USA, poi un innocuo, pacifico israeliano del kibbutz? Oppure Goldberg è diverso da come appare? Oswald Breil, ex capo del Mossad a riposo ed ex primo ministro di Israele, viene richiamato in servizio per indagare e risolvere il caso. Mentre il primo ministro Aserovich continua a infierire crudelmente contro Gaza e i suoi abitanti, Breil dovrà liberare Goldberg e soprattutto dovrà capire di che cosa egli si occupasse effettivamente. Può essere che piani e notizie dell'arma segreta di Tesla non siano andati completamente distrutti?

La lettura di questo romanzo, che si snoda tra passato e presente, è urgente e incalzante sia per l'interesse dei temi, sia per il fatto che i capitoli riguardanti Tesla e le sue invenzioni si alternano con quelli che raccontano le drammatiche vicende dei giorni nostri in Palestina e in Israele. Chi legge si muove nel tempo e chiede al tempo di sciogliere ogni domanda, ogni attesa. Scrive Marco Buticchi in chiusura del libro: "Spesso, dinanzi a una situazione nuova, il clamore supera la realtà". Questo diceva Giulio Cesare nel suo De bello civili. Per la prima volta mi sono concentrato - almeno per la parte "moderna" del mio lavoro - sull'attualità. Non nego di aver incontrato difficoltà impreviste ogni volta che, contrariamente a quanto affermato da Cesare, il mio scritto veniva superato dai reali accadimenti". La letteratura, a volte, può precedere la realtà e perfino contribuire a illuminarla. 

M. Buticchi, Il figlio della tempesta, Longanesi 2024


Nessun commento: